PURTROPPO LA NOTIZIA ERA INESATTA

L’assassino di Neve Tsuf non è stato ucciso ma solo ferito, e in questo momento sta ricevendo la migliore assistenza e le migliori cure in Israele.
assassino Neve Tsuf
Ringraziamo comunque il coraggioso soldato vicino di casa che è immediatamente intervenuto non appena ha sentito gridare, e che, sparandogli attraverso la finestra, è riuscito a neutralizzarlo centrandolo al primo colpo. Questa la testimonianza della madre del soldato (qui).

E queste sono le vittime: Yosef Salomon (70 anni) e i suoi figli Hana (46) e Elad (36).
famiglia Salomon.jpg
barbara

E ALLA FACCIA DEL BOICOTTAGGIO…

Resistendo a tutte le pressioni, alla fine i Radioheads si sono esibiti in Israele. Mi sembra interessante, in questo contesto, la presa di posizione di una musicista araba.

Cantante araba israeliana difende il concerto dei Radiohead a Tel Aviv dai fanatici del boicottaggio

“Cercano solo di dividerci, di fermare la musica. E danneggiano chi vuole promuovere la pace”
Nasreen-Qadri
La musicista arabo-israeliana Nasreen Qadri ha preso posizione a favore della performance dei Radiohead, mercoledì in Israele, nonostante le furiose pressioni cui il gruppo britannico è stato sottoposto dal movimento BDS (per boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele) affinché annullasse il concerto estivo a Tel Aviv.
In un editoriale pubblicato martedì su Newsweek Online, Qadri ha affermato che la cancellazione di performance come questa la feriscono “come donna, come araba e come musulmana”, aggiungendo che coloro che fanno pressione sui Radiohead perché annullino il loro spettacolo “danneggiano chi desidera promuovere la pace e la tolleranza in questa travagliata regione “. “Boicottare l’unica democrazia in Medio Oriente – ha scritto la cantante arabo-israeliana – è controproducente. Coloro che invocano il boicottaggio cercano solo di dividerci, cercano solo di fermare la musica. E io non ci sto. Purtroppo, ci sono già troppi paesi in Medio Oriente dove un concerto come questo non potrebbe mai aver luogo”.
Qadri ha spiegato che si sarebbe esibita al concerto dei Radiohead di mercoledì insieme al cantante ebreo israeliano Dudu Tassa, “per portare un messaggio di convivenza in ogni angolo del paese”. E ha aggiunto: “Mi sento fortunata di essere nata in Israele, e sono grata per l’opportunità che mi è offerta di costruire ponti di comprensione”. Dobbiamo “lavorare insieme” ha spigato, dicendo che senza impegno in questo senso, la pace non arriverà mai.
Nata nella città settentrionale israeliana di Haifa, Nasreen Qadri è poi cresciuta nella città di Lod, nel centro del paese. Entrambe sono città miste, cioè con popolazione sia araba che ebraica. Nel 2012 Qadri ha vinto un concorso di canto della televisione israeliana.
Anche Michael Stipe, frontman della rock band REM, in un post su Instagram ha scritto: “Sto con i Radiohead e la loro decisione di esibirsi. Speriamo che il dialogo continui, contribuendo a portare alla fine dell’occupazione e a una soluzione pacifica”.
Il frontman dei Pink Floyd, Roger Waters, ha condotto per mesi una furibonda campagna contro Thomay Yorke, cantante leader dei Radiohead, per via dello show della band in programma in Israele. Yorke non si è fatto intimorire dagli attacchi di Waters, che pretendeva l’annullamento del concerto, e ha ribattuto colpo su colpo alle accuse del cantante dei Pink Floyd.
Yorke-Waters
[vedi che è vero che l’antisemitismo imbruttisce?)
In un post su Twitter ha pazientemente spiegato: “Suonare in un paese non equivale ad approvare il suo governo. Noi non sosteniamo Netanyahu più di quanto sosteniamo Trump, ma continuiamo a suonare in America”. E in intervista alla rivista Rolling Stone ha dichiarato: “È profondamente offensivo supporre che noi siamo così disinformati o così ritardati da non poter prendere queste decisioni per conto nostro. È davvero impressionante che artisti che rispetto pensino che non siamo in grado di prendere da soli una decisione etica dopo tutti questi anni. Ci parlano con arroganza e sufficienza e trovo semplicemente sbalorditivo che credano di avere il diritto di farlo”.

(Qui, da: Jerusalem Post, Ha’aretz, 19.7.17)

E a Ken Loach, che gli poneva la drammatica scelta di “stare con gli oppressi o con gli oppressori, ha risposto che “la musica è fatta per superare i confini, non per crearli”.
E adesso ascoltiamoci un bel pezzo di questa splendida band.

E già che ci siamo ascoltiamone un altro.

E ancora uno, dai.

barbara

LE NOTIZIE DA ISRAELE

E i miei commenti alle notizie

Gerusalemme, scontri alla Spianata delle moschee: tre palestinesi uccisi. Tre israeliani accoltellati a morte in Cisgiordania
Mi raccomando: PRIMA i morti palestinesi, POI quelli israeliani, non sia mai che ci dimentichiamo le priorità.

Gli incidenti dopo che il governo ha lasciato in funzione i metal detector
che sono, notoriamente, quella cosa che impedisce di portare con sé i libri di preghiera e quindi, giustamente, chi va a pregare protesta per questo inaudito impedimento
e inasprito le misure di sicurezza
e chissà mai perché il governo avrà avuto l’idea di mettere in atto misure di sicurezza
impedendo l’accesso agli under 50. Fonti mediche:
di quale parte?
quasi 200 feriti, contusi, ustionati e intossicati. Il presidente palestinese Abu Mazen sospende i rapporti per i colloqui di pace. E in serata un palestinese ha ucciso due donne anziane e un uomo in una colonia,
colonia, eh? Ricordiamoci che è una colonia, mica un posto in cui vivono esseri umani. Come Itamar, per dire
e ferendo una quarta persona prima di essere ucciso a sua volta

GERUSALEMME – Tre palestinesi sono stati uccisi negli scontri avvenuti a Gerusalemme est nei pressi della spianata delle moschee,
cioè il Monte del Tempio
dopo la decisione delle autorità dello Stato ebraico di permettere l’ingresso nel terzo luogo sacro dell’Islam esclusivamente alle persone con più di cinquant’anni di età. Secondo l’agenzia di stampa palestinese Maan una delle tre vittime è un ragazzo di 17 anni,
ragazzo, sottolineiamo ragazzo, cioè una creatura innocente, sarà stato lì a giocare a calcetto, immagino
colpito da un colono israeliano
colono, cioè di quelli cattivi. Perché l’avrà ucciso? Mah, non si sa
a Gerusalemme Est, nel quartiere a maggioranza araba di Ras Al-Amoud
diventato a maggioranza araba nel 1948 con l’occupazione illegale della Giordania che ne ha espulso tutti gli ebrei che ci vivevano (quindi in quel periodo era diventata non a maggioranza, ma esclusivamente araba), devastato sinagoghe e dissacrato cimiteri.
La seconda vittima è Muhammad Abu Ghannam. Il suo corpo è stato prelevato dalla famiglia dall’ospedale Muqassed di Gerusalemme est, per impedire che fosse preso in custodia dalle autorità israeliane.
Che cosa temevano che scoprissero, le autorità israeliane?
Testimoni hanno infatti raccontato che la polizia israeliana hanno fatto irruzione nella clinica per arrestare i palestinesi feriti che vi erano stati portati. Il terzo palestinese ucciso, un altro diciassettenne,
ragazzino, povero piccolo innocente. Ucciso perché? Non si sa. Mentre stava facendo che cosa? Non si sa. Forse si stava semplicemente scaldando per combattere il freddo polare di questi giorni, come questi altri suoi compari, tutti giovani, tutti angioletti
proteste 21-07
si chiamava Mohammed Mahmud ed è stato colpito al petto da un proiettile israeliano nel rione di Abu Dis.
La tensione, altissima, si è estesa in Cisgiordania,
si chiama Giudea-Samaria, (in ebraico: ושומרון יהודה, Yehuda VeShomron, in arabo: اليهودية والسامرة, al-Yahudiyyah was-Sāmarah: anche gli arabi sanno benissimo come si chiama)
già teatro di proteste durante la giornata: in serata un palestinese di 19 anni, Omar al Abed, proveniente dal vicino villaggio di Kobar, è riuscito ad infiltrarsi nella colonia di Neve Tsuf
che significa oasi del nettare
e ha accoltellato quattro coloni,
coloni, eh, ricordiamoci sempre che erano coloni, non esseri umani
uccidendone tre, due uomini di 40 e 60 anni ed una donna di 40. Ferita gravemente un’altra donna di circa 60 anni. Poi il giovane è stato a sua volta ucciso a colpi di pistola.
Poi hai dimenticato di dire che il “giovane” – mi raccomando, non dimentichiamo che era giovane, povero caro – era un affiliato di Hamas. Poi hai dimenticato di dire che due ore prima di colpire aveva chiamato, sulla sua pagina facebook, alla “difesa della moschea” sul Monte del Tempio: Take your weapons and resist… I only have a knife and it will answer the call of Al-Aqsa… I know I am going and will not return. Secondo varie testate israeliane comunque, ancora non si sa con certezza se sa stato ucciso o solo ferito. Il teatro della macelleria, chi è di stomaco molto molto robusto, può andarlo a vedere qui.
Alla periferia nord di Gerusalemme, nel rione di a-Ram, un bambino di sette anni è rimasto intossicato da gas lacrimogeni, mentre era nelle braccia del padre. Fonti palestinesi riferiscono che le sue condizioni sono ritenute gravi.
E che cosa ci faceva un bambino di sette anni in mezzo a quei violentissimi disordini? Perché, in previsione di violenti disordini, suo padre l’ha portato lì? Nella speranza di fabbricare un altro martire, come quest’altro padre?

Sono centinaia le persone ferite da proiettili di gomma o intossicate da gas lacrimogeni. Le forze israeliane hanno impedito alle ambulanze palestinesi di raggiungere la zona degli scontri
in nessun posto al mondo è consentito ai veicoli – di qualunque genere – di entrare nelle zone di scontri durante gli scontri, imbecille!
e la Mezzaluna rossa ha fatto sapere che alcuni suoi addetti sono stati colpiti da candelotti lacrimogeni.
Cioè stai dicendo che, non potendo arrivare lì con le ambulanze, hanno raggiunto la zona degli scontri a piedi: per fare cosa? Per partecipare agli attacchi, come spesso succede?
Altri incidenti si sono verificati in Cisgiordania: all’ingresso di Betlemme e al valico di Qalandya, presso Ramallah.
Sempre secondo la Mezzaluna Rossa,
eh, quella sì che è una fonte attendibile!
i feriti sono almeno 193, sia a Gerusalemme sia in Cisgiordania.
? 193 a Gerusalemme e 193 in Giudea-Samaria?
Oltre 4 poliziotti, sono 41 i feriti nel centro di Gerusalemme, portati in centri di soccorso medico, in maggioranza perché sono stati colpiti da oggetti,
? Oggetti? Gli israeliani tirano “oggetti”? Scarpe, paralumi, posacenere, bicchieri da cocktail, soprammobili di ceramica, bambole da collezione…
proiettili di gomma e hanno riportato ustioni,
ustioni? Ustioni come? Gli israeliani gli hanno dato fuoco?
mentre altri 31 sono stati curati sul posto. Nel quartiere di Isariya, due persone sono state ferite da munizioni vere, 10 da proiettili di gomma, 40 sono state curate per aver inalato gas lacrimogeni e ustioni.
In Cisgiordania, 11 feriti sono stati registrati a Ramallah, a causa di granate stordenti, gas lacrimogeni e munizioni vere, mentre 38 a Betlemme, in gran parte per asfissia da gas.
Bella questa ammucchiata di numeri: dobbiamo sommarli? Dobbiamo aggiungerli ai primi dati? Lo scopo, comunque, è chiaramente quello di “fare mucchio” per impressionare il lettore.
Disordini sono avvenuti anche nel nord e nel sud del Territorio paletinese,
territorio conteso: NON esistono territori palestinesi, perché gli arabi hanno sempre rifiutato uno stato palestinese, nel 1937, nel 1947, nel 1967, nel 2001…
con tre feriti a Qalqilia, sei a Tulkarem e sei a Hebron, di cui due per proiettili veri.
E gli altri?
La Spianata delle moschee – per gli ebrei il monte del tempio,
“Spianata” maiuscolo, “monte” minuscolo
ugualmente un luogo santo – è stata fonte di gravi tensioni negli ultimi giorni in seguito all’attacco terroristico contro due poliziotti israeliani, uccisi il 14 luglio scorso: gli assalitori infatti vi si erano rifugiati prima di essere abbattuti
abbattuti! Ma quanto ci piace questo verbo: abbattuti come selvaggina, come birilli, come innocenti passanti dai perfidi cecchini appostati sui tetti
dalla sicurezza.
Poi – alla scuola di giornalismo non lo insegnano più che le notizie devono essere date in modo completo? – ci sarebbe da dire che non vi si erano semplicemente rifugiati “dopo”: ci erano stati anche prima per prendersi le armi, perché la moschea – a suo tempo ne ho postato la documentazione – è un vero e proprio deposito di armi.
Da allora il governo israeliano ha deciso di installare dei metal detector all’ingresso del sito, misura aspramente contestata dai palestinesi che per protesta hanno deciso da domenica scorsa di radunarsi a pregare all’esterno della spianata.
metal detector
Poi arriva il re dell’Arabia Saudita a spiegare che i metal detector nei luoghi santi sono una cosa assolutamente normale, ma pensa te.
Proprio per evitare un eccessivo affollamento della città vecchia nel venerdì, principale giornata di preghiera islamica, e quindi ulteriori problemi di sicurezza
bello quel “quindi”: pregare significa porre automaticamente problemi di sicurezza, come quando le nostre bisnonne dopo avere lavato i piatti recitavano il rosario, vi ricordate? Tutta la polizia in allarme coi mitra spianati
la polizia israeliana ha deciso di consentire l’ingresso nella zona ai soli ultracinquantenni, provvedimento peraltro non inedito e che mira a ridurre il rischio di attentati.
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha tuttavia più volte assicurato di non voler alterare in alcun modo lo statu quo (non scritto) che permette ai musulmani di accedere liberamente al sito mentre gli ebrei devono limitarsi ad ore precise e senza potervi pregare. Di fatto lo stato ebraico controlla l’accesso alla spianata ma la gestione degli edifici di culto è affidata alla Giordania.

Amman ha chiesto la “immediata e totale” riapertura del sito ai fedeli, lanciando un appello alla comunità internazionale perché intervenga sulla questione. Ieri era stato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan a chiedere la rimozione dei metal detector “vista l’importanza della spianata delle moschee per tutto il mondo musulmano” e sembrava che il premier ne stesse valutando la rimozione per oggi, giorno della preghiera del venerdì. Ma dopo le consultazioni con i capi della sicurezza e i membri del governo, Benjamin Netanyahu ha deciso di mantenerli attivi.
(se li toglieva andavo a castrarlo col machete, andavo)
Nei giorni scorsi il Mufti di Gerusalemme ha ordinato che le moschee cittadine siano tenute chiuse e che i fedeli convergano invece verso la Spianata, al massimo delle loro capacità date le limitazioni imposte dalla polizia. In ogni caso, ha aggiunto, i fedeli avrebbero dovuto rifiutarsi di passare dalle porte elettroniche. Il presidente palestinese Abu Mazen ha convocato a Ramallah in Cisgiordania una riunione urgente dei vertici dell’Olp e di al-Fatah per discutere la “pericolosa escalation israeliana alla moschea al-Aqsa”.
Lo so che non dovrei, perché sono cose serie, ma a me, quando sento queste sparate, scappa tanto da ridere.
Abu Mazen è stato costretto ad abbreviare una visita ufficiale in Cina per seguire da vicino l’evolversi della crisi a Gerusalemme. In serata il presidente ha annunciato il congelamento dei contatti con le autorità israeliane fino a che non sarà risolta la crisi dei metal detector agli ingressi della Spianata. (qui)

Diceva un mio amico americano: se non leggi il NYT sei uninformed, se lo leggi sei misinformed. Mi sembra che la definizione vada benissimo anche per parecchie testate nostrane.

barbara

SCUSI

Una decina d’anni, forse meno. Capelli lunghi entrambe, l’unica cosa che ho specificamente notato. Io stavo facendo la mia solita camminata lenta sulla battigia dopo il bagno, un po’ per asciugarmi prima di rivestirmi, un po’ perché è bellissimo; loro camminavano un po’ più veloci e mi hanno superata. Ad un certo punto le vedo ferme, guardano verso il mare e parlottano. Quando le raggiungo “Scusi” dice una, in tono quasi perentorio. Mi fermo. “Quella è una boa o un bambino?” Guardo anch’io verso il mare, di luce non ce n’è più molta. “Ce ne sono tante”, dico, “tu quale intendi?” “Quella nera”. Già, c’è una cosa tonda nera, molto più piccola delle normali boe arancione, effettivamente compatibile, per grandezza e colore, con la possibilità che sia la testa di un bambino. Sono sicura al 99,9 periodico per cento che è una boa, ma quel centomiliardesimo di possibilità che non lo sia sarebbe più che sufficiente a togliermi il sonno, se non andassi a verificare. Loro non possono farlo perché sono vestite, e quindi vado io (oltretutto io mi sono dovuta immergere fino alle natiche: a loro l’acqua sarebbe arrivata alle spalle o quasi). Naturalmente è una boa, e la sollevo bene con tutta la sua corda per fargliela vedere. Sono visibilmente sollevate, e quando sono vicina alla riva, prima di riavviarsi, mi ringraziano, come se avessi fatto un favore a loro.
Due bambinette delle elementari che si guardano intorno, che si preoccupano di quello che vedono, che intuiscono la possibilità di un’emergenza, che se ne fanno carico, se ne prendono la responsabilità, che bloccano il primo adulto che capita loro a tiro perché si possa, se davvero ci fosse un’emergenza, intervenire. Sono tornata a casa bagnata fradicia ma felice: anche oggi la vita mi ha fatto il suo piccolo grande regalo. Il ringraziamento lo affido alla voce di un uomo che l’ha cantata quando aveva ancora davanti venticinque giorni di vita – e lo sapeva. E grazie anche al grandissimo Andrea.

barbara

 

STATUS QUO

E lo so che parlare male dei morti non sta bene. Meno che mai quando si tratta di un eroe nazionale, di una leggenda, di un mito; ma quando si parla di storia servono i fatti, non le buone maniere, e i fatti parlano chiaro: Moshe Dayan ha commesso il più catastrofico errore che mai si potesse fare, dando il via a un disastro che continua a provocare sciagure e che difficilmente potrà diventare reversibile – a meno di una guerra, che naturalmente nessuno vuole. Ma torniamo indietro, a quel giugno del 1967 in cui la cosiddetta Gerusalemme est fu finalmente liberata, dopo 19 anni, dall’illegale occupazione giordana, che aveva provocato l’espulsione di tutti gli ebrei che lì vivevano, distruzione di sinagoghe, devastazione di cimiteri, divieto di accesso a tutti i luoghi santi ebraici per tutti gli ebrei del mondo e pesanti limitazioni a quelli cristiani. E qual è la geniale idea di Moshe Dayan? Sicuramente grandissimo genio militare ma, come molti militari, col deprecabile vizio di essere un inguaribile pacifista e tanto tanto comprensivo nei confronti dei palestinesi, la prima cosa che fa, è di rassicurare i musulmani e affidare loro la sovranità sul Monte del Tempio. Quella cosa su cui Salomone aveva costruito il Primo Tempio. Quella cosa su cui Erode aveva costruito il secondo Tempio. Quella cosa su cui dopo la distruzione di Gerusalemme da parte dei romani era sorta una chiesa cristiana. E poi, buoni ultimi, sono arrivati i musulmani e hanno detto che quella è roba loro, e Moshe Dayan gli ha dato ragione e gli ha consegnato su un piatto d’argento il più prezioso luogo sacro ebraico, affinché provvedessero a devastarlo per cancellare il più possibile le tracce della presenza ebraica, e infatti adesso anche l’Unione Nazisti Esperti in Stravolgimenti Ciclopicamente Obbrobriosi ha stabilito che quella è tutta roba musulmana da cui gli invasori ebrei devono togliere il disturbo.

Ecco, questo devastante disastro messo in atto da Moshe Dayan si chiama status quo: cioè le cose devono rimanere nello stato in cui sono, senza apportare alcun cambiamento. E gli arabi musulmani lo stanno rispettando alla grande:
status quo
il primo status si chiamava Kamil Shnaan e aveva ventidue anni
Kamil Shnaan
il secondo si chiamava Ha’il Satawi: aveva trent’anni e un bambino di tre settimane, il suo primo figlio.
Ha'il Satawi
barbara

 

UNA PALMA DI NOME MATUSALEMME (12/4)

C’era una volta Masada.
C’erano una volta gli scavi archeologici di Masada, che non finiscono di regalare sorprese.
C’erano una volta quattro semi di dattero, risalenti al tempo dell’assedio di Masada, circa duemila anni fa, ritrovati in una delle tante spedizioni archeologiche.
C’era una volta qualcuno che riteneva utile studiare i semi antichi.
C’era una volta e c’è ancora il kibbutz Ktora (o Ketora, o Ktura, o Ketura, che è anche il nome della seconda moglie di Abramo),
Ktora map 1
a nord di Eilat
Ktora map 2
nella valle dell’Aravà, ossia in pieno deserto.
Ktora map 3
Fondato nel 1973 da un gruppo di giovani sionisti americani, ampliatosi successivamente con l’arrivo di altri giovani di varia provenienza (nel 2015 si contavano 485 abitanti), si è specializzato nella sperimentazione sui semi, ossia nel selezionare i semi più adatti a svilupparsi naturalmente in un determinato terreno, clima, ambiente eccetera, oltre a sensibilizzare sui problemi ambientali, promuovere il riciclaggio e aprire un negozio dell’usato. Ma la cosa forse più singolare è l’industria high-tech delle alghe
Algae_factory_in_Kibbutz_Ketura
(un compagno di viaggio ci ha spiegato che cosa succede dentro quei tubi, ma trattandosi di cose tecniche sulle quali la mia competenza è pari a zero, non mi ricordo più come funziona).
Ma torniamo a Masada, agli scavi archeologici, e a quei quattro semi di dattero vecchi di duemila anni trovati nel 1960 dall’archeologo Ygal Yadin durante lo scavo del palazzo di Erode. Un nocciolo, trasferito nei laboratori di genetica dell’università Bar-Ilan e poi di Gerusalemme, ha dimostrato di avere alcuni elementi ancora vitali e di appartenere a un tipo di palma estinto in Israele, conosciuto come la palma del deserto di Giuda. Così, come ci ha spiegato la pittoresca guida (pittoresco guido?) del kibbutz che doveva essere alto sui due metri-due metri e mezzo e che non aveva bisogno di microfono e infatti quelli più vicini ancora hanno i timpani che sbatacchiano come vele al vento dopo due mesi, è stato deciso, sia pure con scarsissime speranze, di tentare l’esperimento: il nocciolo è stato piantato, gli hanno dato fertilizzanti, vitamine, e anche brodo di pollo (chi è addentro alle cose ebraiche sa che è una battuta fino a un certo punto: il brodo di pollo, nel mondo ebraico, è considerato panacea per tutti i mali. E del resto sembra che non sia del tutto una leggenda, in quanto il brodo di pollo avrebbe determinati enzimi, diversi da quelli del brodo di manzo, efficaci contro raffreddore e influenza) e dopo un po’, nissei nissim, miracolo dei miracoli, la palma è nata! Ed eccola qui, recintata, vista la sua unicità, in tutto il suo splendore.
palma 1
palma 2
palma 3
Nel frattempo è stato possibile determinare che si tratta di una palma maschio, e quindi giustamente denominata Matusalemme, e adesso, ha detto il suddetto pittoresco guido, si vorrebbe provare a piantare un altro di quei noccioli nella speranza che cresca una femmina, in modo da incrociarle e far rinascere la specie.
Per questo albero speciale, naturalmente, in occasione della benedizione sugli alberi non viene detto, come per tutti gli altri, “che hai creato buone creazioni e buoni alberi”, bensì “che resusciti i morti”.

barbara

SUCCEDE DA QUESTE PARTI

Cioè, so benissimo che succede dappertutto, ma io so questa e di questa parlo.

Appena finita la scuola, la ragazza che mi fa le pulizie è andata in Romania a prendere suo figlio, per stare finalmente un po’ insieme e anche per fargli fare un po’ di mare. Arrivano, dopo un viaggio di quasi duemila chilometri, la padrona di casa, che abita sopra di lei, li vede dalla finestra, si precipita giù e dice perentoria “Lui non entra”. Come non entra? “Non entra”. Ma perché? “Perché la casa non è a norma” [E lei e suo marito allora?] E allora? “Se succede qualcosa ne devo rispondere io”. E cosa dovrebbe succedere? “Metti che di notte si arrampica sul tetto”. [Embè sì, lo sanno tutti che i bambini di sette anni passano le notti arrampicandosi sui tetti. Perché, i vostri no?] Pensano quella che parrebbe la cosa più ovvia, ossia che stia tirando fuori tutte queste storie per spillargli un po’ di soldi, e prontamente le offrono un supplemento all’affitto, ma le non vuole soldi, vuole che il bambino non entri, punto. Sia lei che il marito sono in regola col permesso di soggiorno, quindi, visto che lei oltretutto gli affitta l’appartamento in nero, in teoria non dovrebbero avere niente da temere a rivolgersi ai carabinieri, ma la verità è che, soprattutto per degli stranieri, a piantare casini non viene mai fuori niente di buono, e quindi si rassegnano: lui a mezzanotte va a lavorare, e lei e il bambino dormono in macchina. E durante il giorno battono sistematicamente tutti i paesi intorno per cercare un altro alloggio, ma non si trova niente, neanche fuori in campagna, per lo meno non a prezzi che loro possano pagare; perfino al campeggio, per mettere la tenda, chiedono 600 euro a settimana. Naturalmente le propongo di venire a dormire qui, ma il bambino (quello che di notte si arrampica sui tetti) non vuole: è timidissimo, e si vergogna (l’ho visto qualche giorno fa: un passerottino piccolo piccolo, magro magro, timido timido al punto da non avere neanche il coraggio di alzare gli occhi sulle persone), e così continuano a dormire in macchina, in mezzo a una strada ogni notte più trafficata da gente bevuta, fumata, impasticcata eccetera. Poi la settimana scorsa le ha anche chiuso il gas, e adesso si nutrono unicamente di panini.

Lui. Dopo avere instancabilmente battuto tutto il lungo mare, negozi alberghi locali, finalmente è stato assunto come guardiano notturno in un albergo da trecento euro per notte per stanza e colazione: 1200 euro al mese, con contratto. Il contratto naturalmente c’è, certo che c’è, e perché mai non dovrebbe esserci, però è un mese che lavora, e ancora non è riuscito a vederlo. Dopo qualche giorno gli ha detto che deve pulire anche la spiaggia. E raccogliere e portare dentro tutti gli asciugamani che i bagnanti hanno dimenticato in giro per la spiaggia. E pulire i gabinetti. Dopo una settimana gli ha spiegato che per via di tutta una storia col ristorante 1200 euro non glieli può dare, può dargliene solo 1000. E per avere duecento euro di qua e trecento di là deve continuamente chiedere, come se stesse chiedendo l’elemosina, perché ogni volta si sente rispondere “Adesso non li ho” e quindi per poter mangiare deve tornare a chiedere e ancora chiedere. Poi siccome tra la gentaglia che si aggira sul lungomare ogni tanto scoppiano delle risse, e lui ha deltoidi e bicipiti da scaricatore di porto, il padrone pretenderebbe che andasse lì in mezzo a sedarle.

Poi sistemiamo negli alberghi, a spese nostre, quelli che rovesciano in cibo per terra perché non gli piace.

barbara