I SESSI DI VOCE

“e molte/i altre/i voci del mondo della cultura italiano”

Perché, come tutti sappiamo, c’è una voce femmina e un voce maschio (ma di un maschio signora mia, ma di un virile, ma di un maschione, ma una roba che guardi, non mi ci faccia neanche pensare che se no…), e giustamente ad entrambi i sessi vocesi, vocili, vociani, insomma quelli, viene data la giusta attenzione. Questo gioiello, talmente gioielloso che il Koh-i-Noor
koh-i-noor
se lo vede si va a nascondere dalla vergogna, si trova qui. Si tratta dell’appello del grande nonché geniale attore regista musicista pacifista intellettuale eccetera eccetera Moni Ovadia, grandissimo amico di Gino Strada, a sua volta grandissimo amico di un tot di terroristi, e chissà se varrà quella famosa proprietà transitiva che io non mi voglio sbilanciare per carità ma insomma vedete un po’ voi, l’appello, dicevo, per Potere al popolo, il nuovo partito di estrema sinistra più a sinistra dell’ultima estrema sinistra conosciuta che era molto più a sinistra dell’ultima estrema sinistra precedente, il cui modello ideale, come spiega la sua leader Viola Carofalo – e ditemi voi se potete immaginare una faccia più da sfigata di questa
Viola Carofalo
è il Venezuela. Nell’articolo è possibile leggere anche le numerose firme fin qui giunte, che riportano fra parentesi le professioni dei firmatari: beh, ammazzatemi se fra tutti questi appassionati di potere al popolo trovate un operaio, un contadino, una commessa, una donna di servizio, un fabbro, un venditore ambulante, un postino, un pizzaiolo… In compenso, gioielli nel gioiello, troviamo, fra le varie professioni – giornalista, attore, ricercatore, regista, docente universitario, oncologo… – una strepitosa “Adriana Maestrelli (antifascista)” e una “Angela Sajeva (attrice, narratrice, femminista)”, che se poi qualcuno mi spiega che mestiere è la narratrice mi fa un favore, grazie. Da segnalare infine l’unico, almeno finora, commento sotto l’articolo dell’appello:

Tommaso Granata
09 febbraio 2018 – 16:22
compagni, l’emancipazione esige distruzione

che mi sembra la migliore illustrazione di questo nuovo che avanza, anzi, che è avanzato e nessuno ha ancora provveduto a spedirlo nella pattumiera.

barbara

Annunci

LO RICONOSCE?

Signor Zarif, non dubito che negherà spudoratamente il coinvolgimento dell’Iran in Siria. [questa prima frase nel video che ho trovato non c’è] L’Iran nega anche di avere commesso un attacco contro Israele la settimana scorsa inviando un drone nel nostro spazio aereo per minacciare la nostra gente. Beh, questo è un rottame di quel drone iraniano, o quello che è rimasto dopo che l’abbiamo abbattuto. L’ho portato affinché possa vederlo da sé. Signor Zarif, lo riconosce? Dovrebbe, è suo. Può riportare con sé un messaggio ai tiranni di Teheran: “Non mettete alla prova la determinazione di Israele”. (traduzione mia da un altro video) 

Adoro quest’uomo.

barbara

TRUMP TORNA ALL’ATTACCO

“Non riesco a superare il fatto che Obama è stato in grado di dare 1,7 miliardi di dollari in contanti all’Iran e nessuno, né il Congresso, né l’Fbi o la Giustizia abbia aperto un’indagine!”. E’ il tweet del presidente Usa, Donald Trump, che torna ad attaccare l’accordo sul nucleare firmato dalle potenze mondiali e da Teheran.

(ANSA, 18 febbraio 2018)

Non contento di avere scatenato un inferno che sta devastando l’intero Medio Oriente e chissà quando (chissà se) finirà. Non contento di avere posto l’intero pianeta sotto la spada di Damocle di un Iran che grazie a lui può ottenere la bomba atomica quando vuole e farne quello che vuole (per farsi un’idea, bisogna immaginare un Hitler con il petrolio e con l’atomica). Non contento di avere, per poter concludere quell’accordo scellerato, violato tutte le possibili leggi e regole americane, di avere mentito, di avere occultato dati della massima importanza e della massima gravità. Non contento di avere, per non rischiare intoppi sulla via dell’accordo, bloccato la DEA sul punto di raccogliere i frutti di anni di indagini sul traffico di droga gestito da Hezbollah in cambio di armi. Non contento di tutto questo – e sto parlando unicamente della questione della bomba iraniana: che se dovessi scrivere di TUTTE le catastrofi provocate da quest’uomo e di tutte le sue azioni infami, farei mattina e poi notte e poi di nuovo mattina – non contento di tutto questo, dicevo, adesso scopriamo che ha anche regalato quasi due miliardi di dollari a una banda dei più pericolosi e spietati assassini fra quanti ve ne sono in circolazione. E c’è chi non trova di meglio che passare il tempo a scatenarsi contro Trump per una battuta maschilista o per lo stile poco diplomatico. Ma andate a …

barbara

ANCORA SUL MOVIMENTO 5 STELLE

Ogni tanto do un’occhiata a una ex collega su FB. Quando è uscita la storia dell’infermiera antivaccinista che fingeva di vaccinare i bambini e buttava via le fiale, ha scritto un post schiumante di rabbia; a parte la richiesta di ripristinare la pena di morte, non mancava niente. È furiosamente contraria allo ius soli. È moderatamente pro Israele, nel senso che non se ne occupa e non prende posizione, ma se le si chiede come la pensa, mostra di avere perfettamente chiaro chi è che attacca e chi si difende. Il 4 marzo ha deciso di votare 5 stelle, perché è finalmente qualcosa di nuovo rispetto al politicume stantio. Chiaro che chi fa un ragionamento di questo genere non è dotato di capacità di ragionare, perché quel discorso poteva forse essere valido prima che i grillini cominciassero a governare, ma ormai è una buona manciata di anni che li stiamo vedendo in azione, e “qualcosa di nuovo” non sono più. Meno che mai qualcosa di meglio. Io comunque sono testarda, e continuo a provarci. E per prima cosa propongo questo articolo, che non posto perché è molto lungo, ma suggerisco a chi ha un po’ di tempo di leggerlo, perché è straordinariamente interessante. Altre cose interessanti si trovano nell’articolo che segue.

Il M5s e il leader soldo al comando

Tra i molti spunti di riflessione offerti dalla tragicomica storia dei bonifici taroccati da alcuni parlamentari del Movimento 5 stelle ce n’è uno in particolare che vale la pena mettere a fuoco per inquadrare la vera dimensione del dramma grillino. Coincide con la risposta a una domanda: perché i populisti hanno un problema irrisolto con il denaro? Se ci pensate bene, per capire molti dei guai del Movimento 5 stelle non serve seguire complicati retroscena ma serve semplicemente seguire la traccia del denaro. Antonio Padellaro, ex direttore del Fatto, ha notato giustamente che la truffa da quattro soldi del Movimento 5 stelle ci dovrebbe far riflettere su un tema importante, di cui finalmente si è accorto persino il Fatto: ma se i grillini “non sono capaci di controllare i conti di qualche centinaio di persone come possono tenere in ordine il bilancio di una intera nazione?”. Lo spunto è giusto ma non è sufficiente per capire in che senso i grillini, di fronte al denaro, finiscono spesso in mutande e vengono messi letteralmente a nudo. Il primo esempio riguarda la risposta a un’altra domanda: chi comanda davvero nel Movimento 5 stelle? Tutti i fili del denaro portano ovviamente al signor Davide Casaleggio: fino a qualche tempo fa, con la sua srl, raccoglieva i soldi generati dalla pubblicità prodotta dalle attività presenti sul blog di Grillo; oggi, con la sua associazione privata Rousseau, di cui è presidente e tesoriere, si prepara invece a raccogliere altro denaro attraverso versamenti da 300 euro al mese che ciascun grillino dovrà versare una volta eletto in Parlamento.
I rapporti di forza nel grillismo si misurano attraverso i fili del denaro e il denaro ci dice molto anche delle ragioni relative al distacco tra Beppe Grillo e il Movimento 5 stelle, avvenuto evidentemente anche per questioni di carattere economico: questioni emerse in modo plastico e in modo comico il giorno in cui il clown genovese, per rispondere a una querela per diffamazione presentata dal Pd arrivò a far dire al suo avvocato che Grillo non è “direttamente responsabile” dei post che vengono pubblicati sul blog di Beppe Grillo e che il leader dei Cinque stelle “non è responsabile, né gestore, né moderatore, né direttore, né provider, né titolare del dominio, del blog, né degli account Twitter, né dei tweet e non ha alcun potere di direzione né di controllo sul blog, né sugli account Twitter, né sui tweet e tanto meno su ciò che ivi viene postato”. La pista dei soldi ovviamente ci aiuta a capire molto altro. Ci aiuta a capire il sentimento di disprezzo per la democrazia rappresentativa che cova nel mondo di Grillo: la multa truffa da 100 mila euro prevista nel codice etico per tutti i parlamentari ribelli, in aperta violazione dell’articolo 67 della Costituzione, è la perfetta fotografia della incostituzionalità del M5s. Ci aiuta a capire il non sense del programma del Movimento: su Repubblica, il professor Roberto Perotti ha calcolato che produrrebbe un disavanzo di 63 miliardi di euro all’anno. Ci aiuta a intuire quando nasceranno i veri problemi del grillismo: il giorno in cui si capirà chi è che in tutti questi anni ha finanziato in modo non trasparente un partito attraverso un blog sarà uno spasso. E ci aiuta infine a capire anche la ragione per cui il grillismo laddove governa è destinato a produrre immobilismo. Lo ha ammesso candidamente due giorni fa Alessandro Di Battista in una delle sue rare interviste da Giovanni Floris, rispondendo così a una domanda sull’incapacità di controllare i bonifici: “Sa perché non c’è stata possibilità di controllo? Perché noi siamo incredibilmente onesti. Noi non abbiamo restituito questi soldi in un fondo intermedio del M5s, perché non volevamo che quei soldi minimamente transitassero in nessun fondo o conto corrente del M5s, e li abbiamo destinati direttamente al ministero dello Sviluppo economico. Non li volevamo toccare”. Le parole di Dibba, in fondo, spiegano il grillismo più di mille bonifici. Non toccare nulla per non sporcarsi le mani. Non maneggiare soldi per non cadere in tentazione. Non fare nulla per evitare di sbagliare qualcosa – pensate alle Olimpiadi di Virginia Raggi. I grillini con le mani nella marmellata sono parte di un problema più grande dove al centro di tutto c’è la propensione naturale a essere in imbarazzo di fronte al denaro, a usare i soldi in modo opaco, a trasformare la ricchezza in un tabù. L’incapacità del grillismo – e anche i suoi guai futuri che non verranno a mancare – non la si può capire fino in fondo se non si parte prima di tutto da qui.
Claudio Cerasa, Il Foglio, 15/02/2018 

Per quanto riguarda i bonifici, nel caso per qualcuno non fosse chiaro il meccanismo, risulterà perfettamente comprensibile con questo schemino:
honestà
Qui invece qualche conto in tasca agli honesti sui rimborsi spese  (altro che il giornalista che inseriva quotidianamente la voce “l’uomo non è di legno”!)
rimborsi
E per concludere, questa esilarante intervista, rubata qui.

Rimborsi M5S, 46 mila euro in pasti – Fantinati: “Basta, sono soldi privati”

  • Domanda: Onorevole, è lei ad avere il primato fra i parlamentari pentastellati?
  • Mattia Fantinati: Non lo so.
  • Domanda: La cifra riportata dal sito è sbagliata?
  • Mattia Fantinati: Non ho mai verificato.
  • Domanda: Però dai resoconti risulta questa numero.
  • Mattia Fantinati: Guardi, la voce vitto è una voce tecnica. All’interno della quale sono state inserite altre spese. Le ripeto, non ho pasteggiato a caviale e champagne. Ho solo inserito all’interno del vitto altre cose.
  • Domanda: Quali?
  • Mattia Fantinati: Ho utilizzato parte di quel budget per alcune consulenze con professionisti. Alcune spese le ho messe lì per comodità e leggerezza.
  • Domanda: Ma questa prassi era consentita o è stato lei ad aggirare l’ostacolo?
  • Mattia Fantinati: A un certo punto ci hanno detto di specificare ogni cosa. Infatti, si può notare che negli ultimi due anni sono più preciso e regolare.
  • Domanda: Riavvolgiamo il nastro. In questi cinque anni dove ha abitualmente pranzato o cenato?
  • Mattia Fantinati: Dice sul serio o sta scherzando? Se vuole può chiedere ai commessi della Camera che mi hanno visto o alla buvette o alla mensa dei dipendenti. Eppoi con i vostri potenti mezzi potete controllare dove mangiavo, a che ora la facevo e quanto spendevo.
  • Domanda: Quanto ha speso mediamente per i pranzi e per le cene?
  • Mattia Fantinati: Per carità, perché insiste? Posso capire che sia molto più interessante sapere dove mangi. Ma sono davvero questi i problemi degli italiani? Io vorrei parlare di lavoro, immigrazione, di programmi.
  • Domanda: Ritorniamo sui 46.391 euro di cui si parla nel rendiconto.
  • Mattia Fantinati: Basta, sono soldi privati. Perché non ponete la stessa domanda a qualsiasi altro parlamentare di qualsiasi altro gruppo? A giudicarmi saranno gli attivisti dei cittadini che dovranno trarre le loro conclusioni.

Ecco, io direi che più ancora per i loro imbroglietti squalliducci, più ancora che per la loro assoluta incapacità a governare, più ancora che per le loro puttanate quali novax, scie chimiche, microchip sottopelle e complottismi vari misti, questi andrebbero condannati a cinquemila anni più le spese per quanto sono stupidi. Sul serio: il reato di stupidità dovrebbe essere introdotto nel codice penale (sì, lo so: “vaste programme”, direbbe il generale).

barbara

CHI HA IL CORAGGIO DI DIRE CHE IL M5S È UN PERICOLO PER L’ITALIA?

Ritengo sia il caso di dedicare un paio di post al movimento 5 stelle. Me ne ero già occupata una decina di giorni fa, ma nella speranza di aprire gli occhi a qualcuno ed evitare di spingere l’Italia nel baratro, a costo di essere noiosa ritorno sul tema, oggi con due articoli che ho trovato interessanti e utili, e che forse non tutti hanno avuto l’occasione di leggere.

La nostra classe dirigente non può più permettersi di essere neutrale.

Appello

A poche settimane dalle elezioni presidenziali francesi, dunque circa un anno fa, la stragrande maggioranza degli imprenditori, della classe dirigente, degli intellettuali, degli editorialisti e dei direttori dei giornali della Francia scelse di utilizzare ogni mezzo a disposizione per spiegare che cosa avrebbe rischiato il proprio paese sottovalutando la minaccia di un partito antisistema come il Front national. A poche settimane dalle elezioni politiche tedesche, circa sei mesi fa, la stragrande maggioranza degli imprenditori, della classe dirigente, degli intellettuali, degli editorialisti e dei direttori dei giornali tedeschi scelse di utilizzare ogni mezzo a disposizione per spiegare che cosa avrebbe rischiato il proprio paese sottovalutando la minaccia di un partito antisistema come Alternative für Deutschland. A poche settimane dalle elezioni politiche italiane, la stragrande maggioranza degli imprenditori, della classe dirigente, degli intellettuali, degli editorialisti e dei direttori dei giornali ha scelto invece di non utilizzare alcun mezzo per spiegare che cosa rischierebbe il nostro paese a sottovalutare la minaccia di un partito antisistema come il Movimento 5 stelle. Mancano 24 giorni alle elezioni, ma allo stato attuale possiamo dire che la maggioranza dell’establishment italiano sembra avere fatto una precisa scelta: considerare il partito di Luigi Di Maio un partito come tutti gli altri, e i leader politici tutti indistintamente dei populisti. Tutti uguali, tutti pericolosi, tutti cialtroni, tutti impresentabili, tutti invotabili. C’è solo un piccolo problema: non è così. Non è così perché in questa campagna elettorale c’è un partito che rappresenta un pericolo per la nostra economia, per la nostra democrazia, per la nostra Costituzione, per il nostro stato di diritto, persino per la nostra salute. Un partito che sogna di disincentivare il lavoro attraverso il reddito di cittadinanza. Un partito che sogna di smantellare il nostro welfare attraverso l’abolizione di leggi che hanno salvato l’Italia. Un partito che sogna di abolire la democrazia rappresentativa trasformando i parlamentari in sudditi di una srl privata. Un partito che sogna di calpestare la Costituzione promettendo leggi, come quella sulla prescrizione, fatte per non assicurare la ragionevole durata di un processo. Un partito che sogna di abolire in Parlamento il voto segreto facendo propria una legge che un altro partito italiano, avete capito quale, portò già in Parlamento il 19 gennaio 1939. Un partito che prova ogni giorno a sopprimere il dissenso attraverso lo strumento della gogna. Un partito che traccia i voti dei suoi iscritti creando sistemi di votazione che rendono “possibile controllare e ricostruire le preferenze espresse dai votanti a causa della mancanza di anonimato”. Un partito che da una parte dice ‘non vi preoccupate, non siamo antieuropeisti’, mentre dall’altra continua a tenere in vita, con tanto di tesoretto economico, un “Comitato Promotore per l’Indizione del Referendum sull’euro”. Un partito che in un momento in cui l’export italiano corre come un treno sogna di seguire il modello dei dazi alla Trump perché anche nel nostro paese, sostiene Manlio Di Stefano, responsabile esteri del M5s, “ci vorrebbe un po’ di sano protezionismo”. Un partito che gioca con la salute dei nostri figli lasciando intendere che sui vaccini è bene che ognuno faccia come crede, senza ricordarsi che fare come si crede significa mettere in pericolo i più deboli, cioè chi i vaccini non li può fare. Chiaro? Chiaro. A poche settimane dalla campagna elettorale, a parte qualche eroico caso isolato – Angelo Panebianco ed Eugenio Scalfari, che rappresentando però più le proprie idee che quelle dei giornali su cui scrivono – nessun pezzo da novanta della classe dirigente italiana è ancora sceso in campo per dire in modo esplicito che il Movimento 5 stelle è un pericolo per l’economia, per la democrazia, oltre che ovviamente per la grammatica. Non sappiamo se da qui alle elezioni qualcuno lo farà. Ma da queste colonne ci permettiamo di ricordare una cosa semplice: mai come oggi essere neutrali significa avere già deciso da che parte stare.
Claudio Cerasa, Il Foglio, 08/02/2018

Vista amara. Elogia la poligamia, considera Israele uno stato terrorista, mette «la mano sul fuoco cento volte sull’innocenza di Tariq Ramadan», vuole costruire una moschea vista mare. Si chiama Davide Piccardo (Imperia, 1982), è un esponente di primo piano della comunità islamica. Figlio di Hamza Roberto Piccardo (Imperia, 1952), fondatore dell’Ucoii, l’unione delle comunità islamiche, ma ora in posizione marginale, che alle spalle ha già tre matrimoni (la terza moglie è stata ripudiata con un sms). A «La Zanzara», Davide ha dichiarato: «Le donne hanno rapporti più stabili, è raro che abbiano amanti a lungo o doppie vite». Intanto Ramadan, il discusso professore di Oxford, che grazie a grandi affabulazioni maschera con successo la sua appartenenza all’islam dei Fratelli musulmani, è stato arrestato a Parigi con l’accusa di stupro. Davide Piccardo lo difende a spada tratta dal suo blog sull’Huffington Post Italia. Vorrebbe anche aprire nella sua Imperia «una moschea vista mare, magari al parco Urbano che potrebbe riqualificare la zona». Da ultimo, ha dichiarato che voterà M5S, come molti islamici italiani. «Vaste programme», come diceva il generale De Gaulle a chi gridava «Mort aux cons!»: poligamia, annientamento di Israele, difesa di Ramadan, moschea vista mare. E poi il grillismo. Come ultimo approdo moderato.
Aldo Grasso, Corriere della Sera, 4 febbraio 2018

Ecco. dovesse passare da queste parti qualche indeciso, mediti intanto sulle questioni affrontate in questi due articoli. Domani arriverà dell’altro.

barbara

A MOMENTI MI FACEVANO SECCA UN’ALTRA VOLTA

Di nuovo sulle righe. L’auto era lontana, e quindi ho cominciato ad attraversare. Che in realtà si dovrebbe fermare anche se fosse vicino, tanto più che in pieno centro uno non dovrebbe andare a una velocità tale da non potersi fermare in un paio di decine di metri, ma dopo le drammatiche conseguenze dell’ultima volta che mi sono fidata dell’altrui civiltà, che a quattro anni di distanza ogni tanto scopro ancora qualche nuovo danno permanente, precedentemente occultato dalla gravità degli altri, preferisco non contarci troppo. E dunque questo era lontano, e io parto; non mi ero resa conto, proprio a causa della lontananza, che viaggiava a velocità folle; arrivata a metà strada, quindi non più di due-tre secondi, mi sono resa conto che mi stava piombando addosso, senza minimamente accennare a rallentare. Con uno scatto che se ero alle olimpiadi il podio non me lo toglieva nessuno sono schizzata via per l’altra metà della strada, e ho sentito dietro di me lo spostamento d’aria, tanto mi è passato vicino, sicuramente non più di qualche decina di centimetri. Adesso mi viene da pensare che se avessi avuto una pistola, avrei sparato, e non alle gomme, ma in realtà ero talmente scioccata che non ne avrei fatto niente. Però avrei fatto bene a sparargli: visto che quello prima o poi ci riesce a far fuori qualcuno, tratterebbesi di legittima difesa comune preventiva.
Vabbè, godiamoci questa nostra vecchia gloria, a cinquantotto anni dalla scomparsa.

barbara

QUEGLI STRAMALEDETTI VESCOVI CHE COPRONO GLI ABUSI SESSUALI

Come? Non sono vescovi? Ah… beh… cioè…

Scandalo Oxfam, nuove accuse al numero uno: “Sapeva di molestie ma non intervenne”

(reuters)

Dopo il caso festini a luci rosse ad Haiti, ora la soffiata di una ex-dipendente rivela che Mark Goldring, amministratore delegato della grande organizzazione umanitaria, sarebbe stato a conoscenza del caso di una donna costretta a fare sesso per ricevere aiuti ma non avrebbe preso provvedimenti. In Guatemala arrestato anche il presidente di Oxfam International per sospetta corruzione

dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI
13 febbraio 2018

LONDRA – Lo scandalo degli abusi sessuali alla Oxfam continua a crescere e ad aggravarsi. La soffiata di una ex-dipendente rivela al Times che Mark Goldring, amministratore delegato della grande organizzazione umanitaria, era a conoscenza della segnalazione del caso di una donna costretta a fare sesso per ricevere aiuti ma non fece niente per intervenire. L’accusa, se confermata, potrebbe portare ad altre dimissioni al vertice della Oxfam, dopo quelle annunciate ieri dalla sua vicepresidente Penny Lawrence, che ha lasciato l’incarico dicendo di “vergognarsi” e assumendosi la responsabilità per le “orge stile Caligola” ad Haiti allestite dal capo della missione di soccorso dopo il terremoto del 2011.
Le nuove rivelazioni provengono da Helen Evans, dal 2012 al 2015 capo della divisione sicurezza, cioè del dipartimento che si occupa di segnalare comportamenti scorretti o impropri dei dipendenti. L’ex-dirigente sostiene che Goldring e i suoi collaboratori cancellarono una riunione da lei convocata per discutere gli episodi di molestie. Fra gli incidenti riportati da Evans c’erano una volontaria stuprata da un collega della Oxfam in Sudan e un tentativo di abuso nei confronti di un commesso in uno dei tanti negozi di beneficenza dell’organizzazione in Gran Bretagna.
Dopo avere abbandonato la Oxfam, Evans ha riferito i casi alla Charity Commission, l’agenzia governativa che sovraintende al settore degli aiuti umanitari nel Regno Unito e al ministero per lo Sviluppo Internazionale, ma afferma che soltanto lo scorso anno sono stati presi provvedimenti in merito. Un particolare che ipotizza mancanze, se non un deliberato “cover-up” anche nell’ambito delle autorità pubbliche.
Ora una consigliera comunale per il Labour nell’Oxfordshire, l’ex-dirigente della Oxfam racconta al Times di giornate in cui sul suo tavolo arrivavano tre denunce di abusi: “Una donna costretta a fare sesso in cambio di aiuti umanitari, una volontaria stuprata da un collega, un membro dello staff sottoposto a molestie”. Secondo un suo personale sondaggio, Evans afferma che in un singolo anno, il 2014, il 7 per cento dei dipendenti della Oxfam nel Sudan del sud avevano riportato di avere sofferto violenze sessuali o tentativi di violenze. E nei negozi della Oxfam in Inghilterra, dove lavorano come stagisti anche molti minorenni, non ci sarebbero secondo lei controlli sufficienti per evitare abusi. “I genitori non manderebbero i loro figli a fare esperienza nei ‘charity shops’ della Oxfam, se sapessero quale è la situazione”, dichiara al quotidiano londinese.
Insomma, una situazione devastante. Le autorità britanniche hanno risposto ordinando un’inchiesta alla Charity Commission. E il ministero dello Sviluppo Internazionale ha dato tempo alla Oxfam sino al fine settimana per decidere se confermare o tagliare i 32 milioni di sterline di finanziamenti pubblici all’organizzazione umanitaria. Anche l’Unione europea promette “tolleranza zero” in materia e si appresta a riesaminare circa 27 milioni di sterline di fondi alla Oxfam. Che non è l’unica associazione di beneficenza e di impegno sociale nel mirino. Ma il Guardian avverte in un editoriale: “Gli abusi sessuali delle ong sono una cosa orribile. E’ anche orribile che ci sia chi li strumentalizza per cercare di tagliare gli aiuti umanitari”. Allusione al deputato ultra conservatore Jacob Rees-Mogg, uno degli aspiranti al posto di Theresa May, che ha recapitato a Downing Street una petizione per diminuire l’assistenza pubblica ai paesi emergenti.
Non solo. Oggi è stato anche arrestato il presidente di Oxfam International, il guatemalteco Juan Alberto Fuentes, per sospetta corruzione. Fuentes, ex ministro delle Finanze del paese centramericano, è stato fermato per un controverso caso di acquisti di autobus pubblici insieme all’ex Capo dello Stato locale, Alvaro Colom, che ha governato il Guatemala dal 2008 al 2012 ed è l’ultimo di una serie di ex presidenti guatemaltechi ad affrontare vicende giudiziarie. (qui)

E se i religiosi hanno l’aggravante di essere dei predicatori di morale, che cosa dire di questi esseri immondi che ricattano chi ha fame? E chissà se le vergini di anchioanchio troveranno una parola da spendere per queste vittime vere.

barbara