GUARDIE ROSSE CINESI?

O forse pasdaran iraniani? Squadre per la repressione del vizio e promozione della virtù? Carabineros cileni? Che cos’è esattamente che il governo sta progettando per consolidare il proprio potere assoluto e la nostra schiavitù? Ce lo spiega bene il solito Max Del Papa, che sa sempre dire tutto quello che vorrei dire io, ma molto meglio di me

L’esercito delle guardie rosse, ultima porcata di un governo che scherza col fuoco dell’esasperazione sociale

L’esercito delle sessantamila spie, pietosamente definite “assistenti civici”, è l’ultima e peggiore porcata di questo governo comunista, tetragono alla libertà, inconciliabile con la democrazia, che di spiate, di delazioni, di intrusioni si alimenta. Perché è la provocazione definitiva, in cerca dello scontro sociale. Al fondo non c’è solo la convinzione, come è stato detto, che gli italiani siano gentaglia da leninisticamente rieducare, c’è un preciso disegno, steso sull’asse pugliese (ministro Boccia da Bisceglie; presidente Anci Decaro, sindaco di Bari), ordito da Roma, Palazzo Chigi, consegnato alla Protezione Civile dell’ineffabile Borrelli. Disegno perverso: spingere gli italiani a scannarsi tra di loro dopo tre mesi di costrizioni psicotiche del tutto strampalate.
Chi sarebbero questi “assistenti civici”, questi zelanti? Già il frasario burocratese la dice lunga: “Lanceremo il bando per il reclutamento…”. Come una chiamata alle armi, affidata a chi? A “inoccupati, senza vincoli, percettori del reddito di cittadinanza o chi usufruisce di ammortizzatori sociali”. Al netto dei fisiologici casi sfortunati, incolpevoli, il governo va a pescare nella risacca di non riusciti, di fannulloni, di mantenuti, di lunatici grillini, gente rimasta ai margini, a vivere di espedienti; li aizza contro i “più fortunati”, e non è difficile capire per quale scopo: frustrati e rancorosi, appena gli consegni un lacerto di potere, ne abusano fatalmente, facendolo scontare al malcapitato di turno; il trionfo del dispetto, della faida paesana o familiare, della vendetta spicciola col pretesto della “assistenza civica” laddove, nella consueta genericità di lineamenti, indicazioni e limiti delle facoltà (“collaborare al rispetto del distanziamento sociale e dare un sostegno alla parte più debole della popolazione”) tutto sarà concesso: la prepotenza, la umiliazione per il metro in più o in meno, la parola della spia che vale quanto e più di quella della vittima, l’arroganza tra miserabili. Una dinamica malata sulla scia del “tu non sai chi sono diventato io”, cui verrà facilmente risposto: “no, infatti: chi c… sei? Non lo so e non mi curo di saperlo”.
Non bastavano gli abusi di tre mesi da parte di tutori dell’ordine trasformati in sbirraglia, spediti a multare poveri cristi che portavano a pisciare un cane, vogavano in mezzo al mare in compagnia dei gabbiani, guadagnavano un reparto di chemioterapia o, privi di una gamba, orinavano contro un muro nella disperata latitanza di un esercizio aperto (perché anche queste scene da macelleria sociale, son capitate). Non bastava il lamento pubblico di forze dell’ordine esasperate, imbarazzate, non più disposte a recitare la parte dei gendarmi che strizzano cittadini inermi e spaventati. Non bastava la psicosi, del tutto pretestuosa, della “movida” spacciata come irresponsabilità diffusa quando si tratta di fisiologico ritorno ad una normalità possibile. Non bastava la deriva sociale, quell’amaro naufragar nel mare di decreti, di prescrizioni demenziali o malfamate, no, bisognava escogitare l’accozzaglia degli opportunisti, che passano un tempo infinito di soprusi e un giorno hanno la splendida occasione di farli pagare tutti insieme a chi non c’entra. Tipo il megadirettore Còbram, quello di Fantozzi, che “dopo una vita di spiate, ricatti, servilismi, umiliazioni clamorose” riesce nella scalata aziendale, fa carriera e distrugge i dipendenti, “gli inferiori”, costringendoli a maratone ciclistiche disumane.
L’esercito delle sessantamila sgangherate guardie rosse sarà una resa dei conti tra incarogniti nella speranza che, dove non può più il coronavirus, possa il duello rusticano così da allungare l’elastico dell’emergenza: occorre prendere tempo per perderne altro, tutto quello che conta è durare, far fuori i concorrenti, organizzare il partitello di riferimento, rintuzzare quello alieno (Renzi, eccetera). Pessima politica. Criminale politica, cinica e irresponsabile. Si punta con tutta evidenza allo scontro di piazza, ad una sorta di strategia della tensione meno cruenta ma certo non innocua sulla quale potrebbe innestarsi di tutto. Oscena politica, che avendo finito le promesse ballerine s’inventa l’ennesimo sussidio per i peggiori, gli zelanti, i servi e lo chiama dovere civico, lo chiama assistenza sociale. Non eravamo mai arrivati così in basso, non avevamo mai visto, neppure durante la interminabile fase del terrorismo, un tale livello di irresponsabilità e di opportunismo del potere: allora si manovravano le frange estreme dell’esagitazione sociale, oggi si armano i peggiori, gli scioperati, i parassiti, contro i miti, che tirano la carretta, sempre, anche quando ha le ruote di legno, anche quando non ha più ruote, ma solo una pazienza sterminata, sì, ma già con la spia rossa della riserva.

Max Del Papa, 26 Mag 2020, qui.

E Martino Loiacono

Arrivano gli “assistenti civici”, ultima trovata di un governo che non sa far altro che lo scaricabarile sugli italiani

Il governo vuole assumere 60 mila “delatori di quartiere”…

Prima erano i runner, poi i bagnanti e ora sono i giovani della movida. La ricerca del colpevole, del presunto untore, è diventato lo sport degli ultimi mesi. Uno sport sempre più popolare grazie alle mosse del governo che è riuscito, non senza abilità, a spogliarsi delle proprie responsabilità scaricandole sugli italiani. L’idea degli “assistenti civici” segna una nuova tappa in questo pericoloso processo in cui tutto il peso della fase due viene caricato sui sudditi, ritenuti senza esclusione potenziali indisciplinati, e rimosso dalle spalle dello Stato. Gli “assistenti civici”, forma edulcorata per evitare il più scomodo ma realistico “delatori”, avranno il compito di vigilare sui comportamenti degli italiani in una logica non troppo dissimile da quella dello Stato di polizia che tutto vede, controlla e conosce. L’idea su cui si basa l’introduzione di queste figure è quella del perenne sospetto nei confronti di sudditi da rieducare perché atavicamente poco disciplinati.
Impossibile parlare di cittadini vista l’operazione di natura ortopedico-pedagogica volta a raddrizzare le storture del popolino. Ancora una volta poco spazio viene lasciato alla responsabilità individuale che dovrebbe essere la via preferita per promuovere le norme anti-Covid, in un rapporto di reciproca fiducia tra Stato e individuo. Già nel corso del lockdown, sulla fiducia, aveva prevalso il sospetto, con droni ed elicotteri utilizzati per dare la caccia ai runner o a coloro che passeggiavano in riva al mare o prendevano il sole in spiaggia. Nella fase due, considerato l’andamento delle prime tre settimane, non è da escludere che possano perpetuarsi abusi simili anche grazie all’operato degli “assistenti civici”, i cui poteri non sono ancora stati chiariti.
A fronte di un’occhiutaggine simile risalta, per contrasto, l’assenza di un approccio strategico per affrontare i prossimi mesi. Il governo, puntualissimo nei controlli, risulta totalmente impreparato per la ripartenza. Come noto, non ha minimamente adottato il celebre approccio delle 3T (trace, test and treat), è clamorosamente in ritardo nello sviluppo dell’app Immuni, non ha un piano per la riapertura delle scuole e delle università (ma tratta i giovani come untori e criminali) e ha faticato a reperire le mascherine. Conte è sostanzialmente venuto meno a tutti gli obiettivi che si era posto, nonostante i numerosi annunci e proclami, e sta proseguendo a tentoni sperando di sfangarla. Se le cose dovessero andare per il meglio sarebbe pronto a intestarsi i meriti. Se dovessero andare per il peggio, con una crescita dei contagi, avrebbe già pronto lo scaricabarile. La colpa sarebbe degli italiani indisciplinati.

Martino Loiacono, 25 Mag 2020, qui.

Cui fa seguito un’interessante considerazione generale di Roberto Ezio Pozzo, accompagnata dalla rievocazione di un significativo vecchio episodio di cronaca

Mayday, Mayday! Principianti allo sbaraglio alla cloche nella peggiore crisi di sempre

Oggi vi parlerò di aerei, e più precisamente, di un piccolo aereo da turismo, un Siai Marchetti S205 decollato dall’aeroporto Cristoforo Colombo di Genova in un assolato pomeriggio del mese di Maggio 1986. A bordo, oltre al pilota, vi sono tre ragazzi di vent’anni che hanno deciso di fare colletta e regalarsi l’emozione del primo volo. Pochi minuti dopo il decollo, il velivolo si trova, relativamente basso, all’altezza della Riviera di Ponente ed il pilota viene colto da malore e, subito dopo, perde i sensi. Gli atterriti ragazzi a bordo, superato il primo momento di sbigottimento, decidono di fare qualcosa: uno cerca di rianimare il pilota, l’altro, che si trovava sul sedile  accanto ad esso, cerca di prendere i comandi dell’aeromobile, mentre il terzo, afferra il microfono della radio di bordo, che, per loro fortuna, si trovava ancora sintonizzata sulla torre di controllo di Genova, ed inizia istintivamente a gridare “Mayday… Mayday”. I controllori della torre del Colombo, ricevuto il drammatico messaggio, decidono di mettere in atto le procedure di emergenza e chiamano in torre un istruttore di volo del locale AeroClub (Luciano Sincich) ed il suo espertissimo presidente dell’epoca, un vero mito dell’aviazione civile, il celeberrimo Fioravante Sbragi, il quale, capito immediatamente che non c’era un minuto da perdere, salta su un aereo parcheggiato presso l’Aeroclub e, pur non avendo molto carburante a bordo, decolla subito in direzione Ponente. Mentre il paziente e freddissimo istruttore di volo instaura con i ragazzi una conversazione che illustra loro i principali comandi e strumenti del velivolo e la loro funzione, con una sorta di lezione di volo unica super-concentrata in pochi minuti, già il piccolo apparecchio di Sbragi ha affiancato il leggero Siai 205, che ballotta qua e là in aria senza controllo. La vista ravvicinata dell’aereo del comandante Fiore (come tutti chiamavano Sbragi in città) già da sola, infonde coraggio e speranza al giovane che ha preso i comandi, benché nulla sapesse di volo fino a quel momento, e lo stesso Sbragi, pure egli in collegamento radio coi ragazzi, dimostra loro come effettuare una virata, come richiamare il velivolo e farlo salire di quota, e, soprattutto, come evitare la collisione con le ciminiere della zona industriale di Genova, fattesi nel frattempo sempre più vicine e minacciose. Poco a poco, il giovane che si trova alla cloche di comando del piccolo aereo, prende confidenza con le principali manovre, sempre guidate in tandem da Sincich e Sbragi, ed addirittura riesce a portare il velivolo a terra, atterrando in modo persino accettabile sulla pista 27 del Cristoforo Colombo. Questa è una storia vera, accaduta tanti anni fa e che fece il giro del mondo nell’ambiente aeronautico e non soltanto in quello.

No, non mi sto sbagliando, e non sto pensando di scrivere per un giornale del settore. Ma questa vicenda che ha dello straordinario, mi è tornata in mente a proposito di capacità di gestire situazioni impreviste e dalle possibili letali conseguenze da parte di persone non addestrate e non adeguatamente preparate allo scopo. Tutto i tre giovani del Siai 205 potevano aspettarsi, salendo a bordo del velivolo, tranne che di doverlo pilotare per riportarlo al suolo. Accade pressappoco lo stesso ai novelli governanti che s’imbattono nella necessità di prendere decisioni che, pur avendo essi previsto di doverne genericamente assumerne anche delle difficili, di sicuro non potevano prevedere al momento della loro nomina che tali decisioni sarebbero state talmente spropositate, come lo è lo stato di emergenza a causa di una pandemia, da non sapere da che parte cominciare. Il nostro attuale governo, per quanto, onestamente, non possa essere ritenuto causa di tanto sfracello che ha messo in ginocchio il mondo intero, è tuttavia composto largamente da principianti dell’amministrazione dello Stato.
A chi avrebbero potuto lanciare il Mayday? A quelli più esperti di loro nella difficile arte del governare il Paese? Sì, ma a quale schieramento politico dovrebbero appartenere i salvatori, e con quali implicazioni per una incerta maggioranza nemmeno scaturita dalle urne? Parliamoci chiaro: a parte le inevitabili vanterie, tutte italiane, dei tutti allenatori, oggi tutti virologi, e di quelli che sanno sempre fare meglio degli altri per scelta, quanti Sincich e quanti Sbragi avrebbero potuto essere chiamati ad aiutare i pressoché sprovveduti ministri ad affrontare un disastro immane come il Covid-19? Ce n’erano, poi, di espertissimi e determinatissimi consiglieri ed istruttori, nei pressi di Palazzo Chigi, alla fine di febbraio scorso? Forse nemmeno uno, ammettiamolo. Chi avrebbe potuto alzarsi in volo in loro aiuto e dimostrare, con manovre semplici ed efficaci, come si porta a terra l’aeromobile impazzito? Provate pure voi a fare qualche nome, e nemmeno voglio provare a farne io, perché ho la pessima abitudine di giudicare la capacità dei politici soltanto dopo averli visti al governo del Paese e troppi degli attuali sono degli absolute beginners. Ma, accidenti, come può essere possibile che nel 2020 possa arrivare alle più delicate leve del comando un principiante assoluto? Chiediamolo magari a quelli che, resi allegri e confidenti dal vinello fresco dell’innovazione, delle facce pulite, dell’idiosincrasia per i politici navigati e volponi, finiscono per rimanere inebetiti e passivi per la sbronza subdolamente derivata dall’averne bevuto troppo, di quel vinello. E se il pilota al comando svenisse all’improvviso, che potremmo fare?
Intanto, non sembra sciocco chiedersi se i doppi comandi, obbligatori sugli aeromobili, ci siano effettivamente anche nello Stato. La risposta non è scontata. Forse ci sono, forse no, e, comunque, finora non sono stati sperimentati davvero. Malori a parte, dobbiamo anche considerare che per essere abilitati a pilotare anche un piccolo aereo da turismo bisogna aver frequentato un corso, fatto pratica, superato un esame. Ma quelli che decidono per tutti noi se dobbiamo o meno stare rinchiusi a casa, riaprire o meno le nostre aziende con le quali in quella stessa casa portiamo il pane quotidiano, che abilitazioni hanno conseguito? Quali esami, quali prove pratiche hanno superato? Abbiamo persino ministri con la terza media, o forse meno, e decidono su materie essenziali per il futuro economico e sociale italiano. Fermi tutti. Abbiamo però le (pletoriche) commissioni composte da centinaia di espertoni co-optati dagli stessi improvvisati governanti. Se le cose si mettessero al peggio, le fantastiche task force (e già il nome fa ridere) dovrebbero, in sostanza, salvare la baracca come fecero nel 1986 Sbragi e Sincich coi ragazzi improvvisati piloti. Ma ve li vedete, in 350, a spiegare le manovre agli atterriti ragazzi? Uno direbbe “sali di quota”, l’altro “scendi subito”, l’altro ancora “vira a destra”, “no, a sinistra” “Asp… che fra un po’ ti dico cosa fare” in una sconfortante e tragicomica serie di comandi illogici e contrastanti che fatalmente condurrebbero all’inevitabile  schianto. Meglio stare a terra, si potrebbe dire, ma il virus vola eccome e volano via con esso fin troppi di noi, come volano i nostri già pochi soldi. Sarò pure un sempliciotto, ma tra un governante un tantino ladrone ma navigato e capace, ed uno onestissimo che non abbia la minima idea della rotta da seguire nei momenti più drammatici, preferisco sempre il primo.

Roberto Ezio Pozzo, 25 Mag 2020, qui.

Parole sante. Certo che si preferirebbe l’esperto onesto, ma se questo non c’è sarebbe opportuno cercare chi ci consenta di portare a casa la pelle. Se col mio baco nel cervello dovesse mettersi male e ci fosse bisogno di trapanarmi il cranio per tirarlo fuori, nella ricerca del medico più adatto credo che avrei ben altre priorità che indagare se paga tutte le tasse, se è fedele alla moglie, se abbia mai sottratto all’ospedale una siringa da usare a casa.

Ancora due parole per quelli che si scandalizzano e si indignano e inorridiscono per i quelli che vanno al bar – con autentici rigurgiti di fogna come

Gli italiani siamo popolo latino e come tutti i popoli latini abbiamo bisogno di chi ci comanda ossia un dittatore in questo caso polizia e carabinieri….
Peccato che il Covid-19 non sia intelligente e giusto nella scelta delle sue vittime.
ora riparte il contagio e sarà peggio perché essendo quelli più a rischio verrà mascherato e la gente crederà che il virus si sia indebolito, quindi avremo una ondata pazzesca.
siamo imbarazzanti come razza umana
Lo avevo scritto io che non siamo all’altezza della democrazia, che i popoli che abitano sta porzione di crosta terrestre non hanno le facoltà mentali per una presa di decisione politica seria. […] Il popolo italiano ha bisogno di una raddrizzata seria, o si fa andar bene la autoraddrizzata o non si può lamentare delle conseguenze.
Guardando gli assembramenti di queste persone, penso che meritano di venir puniti, sia dalla vita che dal virus.
magari il virus no ma i lavori forzati e 4pedate in culo si
A volte, mi viene da pensare che il genere umano, meriti l’estinzione) –

uno dei più gettonati leitmotiv è “ma veramente questi si immaginano che l’aperitivo sia la vita?” Beh, per me no, ma per il barista sicuramente sì, l’aperitivo è proprio la vita, nel senso più letterale del termine: l’aperitivo è pane per mangiare, pane da portare a casa ai figli, sopravvivenza. Ma per qualcuno sono ragionamenti troppo complicati.

Poi volendo ci sarebbe questo sondaggio. Non che ai sondaggi creda molto, ma magari un’idea può anche darla.

A quale partito daresti il tuo voto oggi, in caso di elezioni anticipate?

Lega                                      49%

Partito Democratico          13%

Movimento 5 Stelle             8%

Fratelli d’Italia                     11%

Forza Italia                             3%

Italia Viva                             10%

+Europa                                  1%

La Sinistra                              1%

Europa Verde                        0%

Cambiamo                             0%

LeU                                         1%

Altre liste                               1%

Non voterei                           2%

37507 VOTI

Poi probabilmente coi pasdaran andrà a finire così
cazzimiei
In ogni caso mi auguro che ci sia qualche volenteroso che organizzi delle antironde di cittadini furibondi che pestino di santa ragione le ronde di regime. E poi c’è da guardare questo: buon divertimento

barbara

C’ERA UNA VOLTA IN HONG KONG

C’è oggi in Hong Kong  (attenzione: all’interno del video c’è una scena piuttosto violenta)

Così la barbarie dei peggiori genocidi del pianeta si appresta ad assassinare la libertà, ad assassinare la democrazia per arrivare, passo dopo passo, ad assassinare tutte le democrazie del mondo. Con la complicità di alcuni governi.

barbara

QUANDO IL MITÙ CADE DALLA PARTE SBAGLIATA

Se l’accusato è democratico, il #MeToo non vale più

Leone Grotti 16 maggio 2020

Non è un periodo facile per il movimento #MeToo, quello che ha fatto del motto «credere alle donne» il proprio grido di battaglia e che da anni ormai trasforma ogni accusa di molestie in una prova e ogni assembramento su twitter in un tribunale digitale. Fino a quando a essere accusati di palpatine o avance indesiderate sono personaggi invisi al mondo progressista, all’interno del quale il movimento è nato, come il presidente Donald Trump o il giudice della Corte suprema Brett Kavanaugh, è tutto semplice. Il problema è quando il comandamento «crediamo alle sopravvissute» va applicato a donne che hanno malauguratamente accusato la persona “sbagliata”. Allora gli ingranaggi del sistema, che devono immediatamente portare a dimissioni o perdita della faccia dell’accusato secondo la Bibbia neofemminista, si inceppano.

CHE GUAIO PER JOE BIDEN

È il caso di Tara Reade, ex assistente del candidato alla Casa Bianca per il partito democratico, Joe Biden, che ha accusato di molestie sessuali il suo ex principale, che il mondo progressista americano ha nominato (anche se in modo un po’ riluttante) a suo nuovo paladino nella lotta contro il nemico di tutti i nemici: Trump.
Ora il candidato presidente si trova davanti a un bel guaio, avendo dichiarato in passato al pari di quasi tutti i candidati o elettori democratici: «Se una donna esce alla luce del sole esponendosi a livello nazionale, bisogna partire dal presupposto che l’essenza di quello che dice è vero». Anche nel caso dell’ex vicepresidente di Barack Obama? Beh, in questo caso è necessario fare qualche distinguo. Non basta più la parola della “vittima” e anche le femministe del #MeToo invocano un’indagine dei “fatti”.

LA RISCOPERTA DEI «FATTI»

Lo stesso Biden ha reinterpretato le sue stesse parole sulla necessità di «credere alle donne»: «Credere alle donne significa prendere sul serio coloro che fanno un passo avanti. Poi però bisogna guardare alle circostanze e ai fatti», ha dichiarato in una recente intervista con assoluto buon senso, lo stesso che non aveva utilizzato quando a essere sul banco degli imputati erano altri maschi bianchi ma di fede repubblicana.
Anche Fatima Goss Graves, presidente del National Women’s Law Center, improvvisamente si sente in vena di distinguo: «Parlando di “credere alle sopravvissute” non abbiamo mai inteso che le loro parole erano l’inizio e la fine di un’indagine. Intendevamo solo dire che vanno prese seriamente».

«ASCOLTIAMO LE DONNE, MA IO CREDO A BIDEN»

Stacey Yvonne Abrams, membro del Partito democratico molto attiva nella difesa delle donne, è arrivata a operare una completa giravolta nel caso Reade-Biden: «Credo che le donne meritino di essere ascoltate e credo sia necessario ascoltarle, ma credo anche che le accuse vadano investigate. E in questo caso credo a Joe Biden».
Contorcimenti che per Shaunna Thomas, fondatrice del movimento in favore dei diritti delle donne Ultra Violet, sono come una pugnalata: «È difficile per delle sopravvissute vedere che una donna ha più prove di qualunque altra prima di lei in situazioni simili ma viene gettata via da attori politi cinici».

«ACCUSE TERRIBILI, MA VOTERÒ PER LUI LO STESSO»

La verità è che martedì 3 novembre gli Stati Uniti eleggeranno il nuovo presidente e i democratici non possono permettersi che una Reade qualunque metta in discussione il loro candidato. «Le accuse a Biden sono terribili e il suo comportamento, stando alle accuse, non può essere scusato», ammette la democratica Stephanie Sims, tra i pezzi grossi di Lei vota Illinois, movimento a favore della rappresentanza politica femminile Ma aggiunge come scrive la Bbc: «Questo non cambia il fatto che voterò per lui».
È lo stesso ragionamento che farebbe con Trump? «Come elettrice devo guardare a un quadro più ampio. Devo guardare a ciò che l’amministrazione Biden farà per il paese. Altri candidati sono stati accusati da 25 donne. Lui solo da una». Così il movimento #MeToo, dalla sera alla mattina, scopre la ragion di Stato, fa propria la lezione di Machiavelli e accetta di essere un puro mezzo verso un fine più grande: la vittoria dei democratici alle elezioni. Con buona pace delle donne. (qui)

@LeoneGrotti

Questa fulgente nonché fulgida pagina che resterà negli annali della storia del femminismo, mi ha riportato alla memoria un episodio di tredici anni fa, di cui ho dato conto in un post che potete trovare qui, ma siccome il cannocchiale funziona a manovella per cui richiede lunghe pause per dare moto al manovellatore di riprendere fiato, ve la metto anche qui integralmente (ma se il cannocchiale funziona andate anche lì: ci sono alcune cose interessanti anche nei commenti, oltre alla foto).

PER SOLE DONNE

Ho cinquantasei anni, come sa chi mi conosce. Sono cresciuta in tempi in cui le donne che guidavano si contavano sulle dita, e se per la strada si vedeva un’auto parcheggiata male potevi giurarci che immediatamente partiva il coro “Scommettiamo che è una donna?”. Sono cresciuta col vicino di casa che non è mai riuscito a capacitarsi che mio padre mi facesse studiare, visto che tanto poi, essendo una donna, dovevo sposarmi e stare a casa a fare figli. Sono cresciuta con le mamme delle mie amiche e compagne di scuola – in classi rigorosamente femminili alle elementari e alle medie – che nella quasi totalità facevano le casalinghe. Sono cresciuta sentendo dire in famiglia – e in molte altre famiglie – “sta’ zitta tu che sei una donna”. Sono cresciuta sentendo dire che noi non siamo affidabili perché abbiamo il ciclo che ci rende instabili, che il nostro unico posto adatto è a casa a fare la calza e pulire il culo ai bambini, che il nostro unico valore è quello di avere un buco in cui infilarsi.
Sono cresciuta combattendo contro branchi di maschi stronzi, bastardi e deficienti: con le unghie, coi denti – e non metaforicamente; all’occorrenza anche a calci sui coglioni – neanche questi metaforici. Sono andata avanti combattendo da sola tutte le mie battaglie. Sono partita senza chiedere prima se ci fosse qualcun altro a partire con me. Ho percorso la mia strada senza mai far conto sugli uomini.
Chiarito questo, passiamo a quanto successo oggi: donne che decidono di dire basta alla violenza sulle donne. Donne che decidono di marciare tutte insieme per chiedere … beh, non lo so. A questo punto davvero non so più che cosa volessero chiedere. Perché la prima cosa che hanno deciso le organizzatrici della manifestazione è stata quella di escludere gli uomini: manifestazione per sole donne, così sta scritto nel loro sito. E io ho provato una violenta scossa alle budella – e no, neanche questa era metaforica. Perché, scusate, che cazzo vuol dire manifestazione per sole donne? Stiamo dicendo che gli uomini sono tutti stupratori assassini massacratori? O che altro? E con quali motivazioni si giustifica questa esclusione pregiudiziale? State un po’ a sentire.

Noi donne (tante, diverse) abbiamo bisogno di ricostituirci come soggetto politico forte e di rendere visibile questa forza, abbiamo bisogno per farlo di riflettere insieme. Un gruppo di donne quest’anno ha organizzato la manifestazione del 24 ed ha ritenuto fosse importante che ci fossero le donne per le donne…e non credo ci sia la volontà di imporre una pratica sulle altre, tutte sicuramente valide, c’è solo la volontà di affermare una presenza politica e culturale e come tale sarebbe auspicabile che venisse riconosciuta e valorizzata con la presenza di tutte.
Sono le donne ad essere impegnate nella lotta alla violenza maschile, abbiamo acquisito competenze personali e professionali negli anni, lavorando nei centri di accoglienza per donne vittime di violenza, organizzando convegni, portando avanti progetti, corsi di formazione e di sensibilizzazione (parola che mi piace poco) e quindi ci meritiamo che tutto questo sia visibile, ci meritiamo la Nostra Manifestazione! Per chi non volesse riconoscere tutto questo, faccia pure, visto che evidentemente non è in grado di fare altro!

Per esempio, si parla tanto di superare le logiche dicotomiche e poi nel momento in cui si organizza una manifestazione di donne per le donne si pensa all’esclusione (inclusione/esclusione, non è dicotomico questo?) fraintendendone e stravolgendone il senso.
é necessario un tessuto di relazioni (politico) per dare forza alle azioni di ognuna e avere il giusto riconoscimento per l’impegno e l’intelligenza di tutte.
Uno degli strumenti per agire violenza sulle donne è proprio l’isolamento e la contrapposizione con le altre…è sempre stato così, è una dinamica tipica!

Penso che le donne abbiamo ben altro da fare che sensibilizzare al “fenomeno” della violenza. Dobbiamo riflettere sulla nostra soggettività e sui nostri desideri, sugli investimenti affettivi, sulle aspettative, abbiamo ancora bisogno di una seria e continua decostruzione e ricostruzione critica e consapevole dei nostri spazi fisici e di riflessione…la strada è lunga ma la percorriamo ben volentieri.

Mi fermo qui coi deliri delle organizzatrici, per passare a quello che è successo oggi. Al grido di “Fuori i fascisti” sono state cacciate dal corteo Stefania Prestigiacomo e Mara Carfagna, tanto per cominciare: dobbiamo capirla così, che le donne del centro-destra si possono tranquillamente stuprare, seviziare, assassinare? Poi sono state cacciate anche Barbara Pollastrini e Livia Turco: fasciste anche loro? E per farla completa sono stati cacciati anche due cronisti e un fotografo che stavano facendo il loro mestiere, ossia “coprendo” la manifestazione, con l’unica motivazione che “siete uomini”. E garantisco che anche stavolta non è in senso metaforico che vi informo che ho avuto un conato di vomito. Da quant’era che non c’era una iniziativa così grandiosa contro la violenza sulle donne? Se ne poteva fare uno strumento di lotta prezioso, se ne poteva fare un trampolino di lancio per un’infinità di altre iniziative, e un branco di galline isteriche cui il padrone – rigorosamente maschio, beninteso! – non ha ancora dato il contrordine compagni lo ha distrutto. E questa occasione sprecata, mi sa, la pagheremo per anni. (Qui, per chi abbia voglia e stomaco di leggersi il delirio completo). [purtroppo il sito non esiste più: che abbiano avuto un rigurgito di vergogna? Viste le premesse dubito che sia nelle loro capacità]

La contestazione delle ministre. (E mi mancava solo di dover rivedere quel gesto schifoso, che speravo morto e sepolto)

La cosa consolante è che non solo gli uomini, ma anche le donne che hanno commentato questo post si sono trovate d’accordo con me nella condanna senza mezzi termini di questo abominio. Quando ero a Heidelberg, nell’89, c’erano stati due stupri, uno in pieno centro, di sera ma non tardi, l’altro di giorno in un alloggio per studenti. È stata organizzata una manifestazione, a cui ho partecipato insieme a una compagna di classe, e la cosa che entrambe abbiamo trovato più avvilente è stato il fatto che gli uomini presenti nel corteo si contavano sulle dita (numerosi erano invece quelli che, lungo il percorso del corteo, ci sbeffeggiavano mostrandoci, con le due mani a mezzo metro una dall’altra, le dimensioni che secondo loro erano in grado di soddisfarci e che, a quanto pare, erano generosamente pronti a offrirci. Da vomito), ma non per tutte, evidentemente, la solidarietà degli uomini è qualcosa di apprezzabile e desiderabile. Tornando alla porcata del mitù, di cui ho abbondantemente trattato in questo blog, credo che si potrebbe dire delle cosiddette femministe la stessa cosa che Abba Eban ebbe a dire dei palestinesi: non perdono mai l’occasione di perdere un’occasione – non per niente quelle di quella parte politica sono tutte filopallestinare, guarda caso.

barbara

TRE RIFLESSIONI

Una mia e due altrui.

La mia. Il Veneto ha avuto quello che poteva diventare uno dei peggiori focolai in Italia, se non forse il peggiore in assoluto; eppure, con una popolazione che è la metà di quella della Lombardia, ne è uscito con un quarto dei contagi rispetto alla Lombardia e poco più di un decimo dei morti. Come ha fatto? Semplicissimo: violando tutte le regole stabilite, infrangendo tutti i protocolli, disobbedendo a tutte le direttive impartite dal governo, dall’OMS, dal ministero della salute*, dalla protezione civile, dall’Istituto Superiore di Sanità, dai virologi e dalla gigantesca ammucchiata di esperti vari misti che ci sono stati scaraventati sulle spalle. Grazie a un microbiologo che ha capito quello che tutti gli altri non avevano capito e a un presidente di regione che ha deciso di assecondarlo: “Il punto di svolta si è avuto quando fra la notte del 20 e 21 febbraio è morto un paziente a Vò Euganeo… Abbiamo quindi convinto il governatore a chiudere la zona di Vò e a testare tutti i cittadini, ottenendo così una “fotografia” della cittadinanza, senza far uscire o entrare nessuno… Isolare Vò ci ha permesso di fare uno studio approfondito, abbiamo preso atto che il 45% dei positivi era asintomatico e che anche gli asintomatici potevano infettare altri. Credo che l’isolamento di Vò sia stato davvero ciò che ha salvato il Veneto” (qui. Si noti la frase già dalla seconda settimana di gennaio l’OMS ci aveva avvertito di una polmonite atipica che si stava diffondendo in Cina. Quando l’allarme all’OMS era arrivato da Taiwan alla fine di dicembre). Già, perché il Veneto, con metà popolazione, ha eseguito quasi lo stesso numero di tamponi della Lombardia, ma soprattutto li ha fatti PRIMA. Ci pensino quelli che continuano a cianciare di regole, e che le regole sono regole e che se ci sono le regole bisogna rispettarle e che se non rispetti le regole siamo al caos e all’anarchia. E pensiamoci anche quando ci sbattono in faccia il mantra del Torto e ragione non stanno mai da una parte sola e quell’altro che Quindi secondo te tutti sbagliano e solo tu avresti ragione?! Ebbene sì, torto e ragione possono anche stare da una parte sola, e può essere benissimo che io abbia ragione anche se il mondo intero dice il contrario – tipo che il sole gira intorno alla terra, per dire.

* Rubo le parole a Giovanni Bernardini: Quello che oggi è il ministero della salute era ieri, se non sbaglio, il ministero della SANITÀ. Non è la stessa cosa. Il ministero della sanità si occupa delle strutture sanitarie di un paese, quello della salute della salute, appunto, dei cittadini. Non è compito di alcun governo far si che il popolo sia SANO, lo è invece assicurare ai cittadini strutture efficienti in cui questi possano farsi curare.”

E sempre a proposito di regole:

Stefano Burbi

LA DITTATURA DELL’IDIOZIA – DEDICATO A CHI PENSA CHE “LE REGOLE SONO REGOLE” (dimenticando la storia…)

La legge e le regole sono alla base di ogni agglomerato sociale e dovrebbero essere al servizio del cittadino, come del resto tutti gli amministratori.
Quando vivevo in Canada, ho pranzato amichevolmente con l’allora Ministro dell’Immigrazione senza bisogno di strane entrature e raccomandazioni, ho diretto orchestre importanti senza che qualcuno mi chiedesse tessere di partito, e l’atteggiamento dei politici era diverso: avevano quasi soggezione dei tax payers, dei contribuenti, dei cittadini, perché erano consapevoli di essere servitori, non di uno”Stato” astratto ed immateriale, ma della gente.
Le regole in Canada sono molto rigide, ma non ho mai visto né sentito casi eclatanti di una loro cieca applicazione, perché la ratio di ogni legge viene normalmente rispettata e tutto sembra logico ed ispirato al buon senso.
In Italia non è così, perché vige una dittatura: la dittatura dell’idiozia.
Prendiamo oggi in esame lo strano caso di Giugnola, paesino di 67 abitanti diviso fra Emilia-Romagna e Toscana. A tutt’oggi, lo spostamento fra le regioni è proibito, salvo che per ragioni di necessità.
Gli abitanti della parte toscana non possono fare la spesa nei negozi che sarebbero a 10 minuti dalla propria residenza: devono andare in macchina a Firenzuola, a 40 minuti da Giugnola, altrimenti sconfinerebbero e sarebbero passibili di multa. Credete che i vigili lo sappiano e che capiscano? Macché. Soltanto qualche giorno fa madre e figlio (intervistati poco fa su Mattino 5), sconfinando, sono andati ad una fonte di Piancaldoli, una frazione di Firenzuola a due chilometri da Giugnola: fermati da due vigili donna e multati di 500 euro a testa*. Sarebbero dovuti andare a 15 chilometri da casa, secondo la legge, secondo le regole. Dov’è la ratio? Credete davvero che le regole siano state fatte rispettare in modo così impietoso ed idiota per salvaguardare la salute pubblica? Qualcuno ha davvero il coraggio di difendere queste due funzionarie prive di buon senso ed intelligenza?
In realtà, prendere l’acqua è un caso previsto per giustificare gli spostamenti interregionali, e probabilmente i due malcapitati vinceranno il ricorso, ma la domanda è: perché complicare la già difficile vita di due persone innocenti?
Tre giorni fa a Torino multa ad un gelataio di 280 Euro*. La sua colpa: avere 150 persone in fila e non essere (giustamente) capace di vigilare che tenessero le distanze, come se fosse responsabile anche di quello che succede fuori dal suo locale.
Clienti dispersi e incasso della giornata svanito, dopo 2 mesi e mezzo di chiusura.
Volete un altro caso di idiozia conclamata sia della legge che della sua applicazione?
9 aprile 2020: Lei è un’infermiera e lavora alla Croce Verde di Mestre: il turno è stato massacrante, e non se la sente di mettersi alla guida, di notte, per fare ritorno a casa. Chiama il marito, che accorre per prenderla: fermato dalle Forze dell’Ordine e multato: 500 Euro*. Lo spostamento non era necessario, secondo i controllori.
La moglie avrebbe dovuto prendere i mezzi pubblici, certo, perché è molto più sicuro prendere un tram o un treno con perfetti sconosciuti che tornare a casa con il marito in macchina… Eh, la legge è legge, le regole vanno sempre rispettate, dirà qualcuno, visto che non è toccato a lui.
Ma dov’è la ratio? La difesa della salute pubblica? La protezione della persone? Direi proprio di no.
Se pensate che siano casi limite, vi consiglio di dare un’occhiata sul web e ne troverete tanti.
Le regole sono al servizio del cittadino, non il contrario, e le regole sono rispettabili, quando sono rispettose del buon senso, diversamente sono uno strumento di una dittatura, non certo quella tradizionale, sia chiaro, ma dei burocrati con il paraocchi che in genere si mette agli asini, animali più buoni ed intelligenti di tanti esseri umani.
Il problema è che tanti accettano questo stato di cose pensando di essere al riparo da tutto ciò. Si sbagliano. E non lo sanno.

Stefano Burbi

* Mi è venuta la curiosità di controllare una cosa. Eccola:

Multa semaforo rosso: costi

L’art. 146 del Codice della Strada quantifica l’importo della multa da pagare:
•    se l’infrazione avviene tra le 7:00 e le 22:00, si paga un minimo di 163 euro che può arrivare a 646 euro
•    se l’infrazione avviene tra le 22:00 e le 7:00, l’importo minimo sale a 200 euro.

Questo per un comportamento che mette a rischio immediato la vita altrui e, se si dovessero verificare le circostanze adatte, potrebbe addirittura provocare una strage. Quanto alla logica, devo dire che anche qui mi sfugge: a quanto pare per il legislatore è più grave passare col rosso di notte, quando il traffico è scarso, o addirittura nullo o quasi, che di giorno, quando il traffico è decisamente più intenso e il rischio di incidente proporzionalmente più alto.

E ancora in tema di logica e buon senso:

Angelo Michele Imbriani

Per chi non fosse ancora convinto che abbiamo delegato il governo del paese, le decisioni sulla nostra vita, sulla nostra salute e sulla nostra libertà a dei presunti “esperti” che partoriscono solo provvedimenti demenziali ecco che cosa ancora si prospetta. Il divieto di mobilità sul territorio nazionale – che viola l’articolo 16 della Costituzione ex “più bella del mondo” – potrebbe venir meno il 3 giugno. Ma non è scontato. Tutto dipenderà dalla situazione del venerdì precedente, 29 maggio, definita dall’indice Rt. E che cosa è adesso questo indice Rt? Non è l’indice R0 che più o meno abbiamo imparato a conoscere. E’ un “indice di trasmissibilità del contagio”, ma soprattutto viene definito su base regionale e SETTIMANALE, senza tener conto dei valori di partenza. Ossia, se una regione passa da 1 a 5 contagi ha un indice Rt analogo a quello di una regione che passa da 100 a 500 contagi o da 1000 a 5000! E difatti, nel momento attuale, le regioni dichiarate a maggior rischio sono tre: la Lombardia – e questo è scontato – l’Umbria e addirittura il Molise! E perché? Perché negli ultimi giorni c’è stato un aumento dei casi in queste regioni dopo che si erano ridotti quasi a zero. In Molise, in particolare, sono stati effettuati dei tamponi sui membri di una comunità Rom che avevano partecipato a un funerale e sono stati trovati una cinquantina di positivi. E per questo solo fatto la regione che più di tutte è rimasta immune dal contagio si trova ora accomunata alla Lombardia! Conseguenza pratica? Se il 29 maggio ci trovassimo nella stessa situazione, la circolazione sarebbe libera fra tutte le regioni escluse Lombardia, Molise e Umbria. Già chiudere Molise e Umbria sarebbe piuttosto demenziale, ma c’è di peggio. La circolazione sarà possibile fra regioni che hanno pari indice Rt. Il che vuol dire che i lombardi potrebbero andare solo in Umbria e in Molise. Gli agriturismi dell’Umbria e le spiagge del Molise si dovrebbero quindi riempire di turisti della Lombardia, ai quali sarebbe preclusa ogni altra località in Italia e nel mondo! E i poveri molisani e umbri potrebbero fare una gita solo in Lombardia, magari a Codogno o a Bergamo alta!
Siamo nelle mani dei covidioti e chi li sta a sentire è un covidiota all’ennesima potenza.

Aggiungo fuori programma una quarta cosa raccolta al volo, che mi sembra troppo importante per rimandarla ad altra occasione.

Lorenzo Capellini Mion

Lockdown e Ramadan fanno registrare un enorme aumento delle mutilazioni genitali femminili, con i circoncisori che vanno di porta in porta offrendo di “tagliare” le ragazzine bloccate a casa durante la pandemia.
Plan International ha affermato che la crisi sta minando gli sforzi per sradicare la pratica nel Paese con il più alto tasso di mutilazioni genitali al mondo, con circa il 98% delle donne che sono state menomate per essere meno attratte dal sesso e più malleabili dai maschi padroni.
“Abbiamo assistito a un enorme aumento nelle ultime settimane”, ha dichiarato Sadia Allin, capomissione di Plan International in Somalia.
Le infermiere di tutta la Nazione hanno riferito di un incremento delle richieste da parte di genitori che desideravano che eseguissero la mutilazione genitale sulle figlie che non possono andare a scuola a causa del blocco anche perché riprendersi dal barbaro rituale può richiedere settimane.
“I “tagliatori” bussano alle porte delle case, compresa la mia, chiedendo se ci sono ragazze che possono tagliare. Sono ancora scioccata”, ha detto Allin, che ha due figlie di cinque e nove anni.
L’UNFPA stima che quest’anno nella sola Somalia 290.000 ragazze saranno mutilate con la benedizione dei testi sacri.
Non solo in Somalia ma il femminismo di maniera finisce dove inizia la difesa della reputazione dell’Islam.

#enemedia #itisaboutislam

Raccontatelo alla signora-so-tutto-io Maryan Ismail che viene a cianciare che

Abbiamo anche parti terribili come l’infibulazione (che non è mai religiosa, ma tradizionale), ma le racconterei come siamo state capaci di fermare un rito disumano.

E ricordatevelo, la prossima volta che verrà a impartirvi lezioni sulla meravigliosa società somala dove “abbiamo” – si noti la prima persona orgogliosamente brandita – fermato l’infibulazione. Cara signora-so-tutto-io Maryan Ismail, si vada a nascondere, che è meglio.

barbara

FIGLI DI UN DIO MINORE

Noi.

Figli di un dio maggiore: loro

Quanti reati passibili di arresto immediato ci sono qua dentro? E dove sono tutti gli elicotteri droni auto quad in servizio permanente attivo per dare la caccia al canoista, al sub, al tizio che corre nel parco calzoncini azzurri maglietta verde berrettino bianco eccolo sta entrando nel parco con le forze a terra che lo rincorrono urlando fermati cialtrone? Dove sono quelli che accorrono in massa per tirare fuori a forza un tizio che chiuso nella sua auto strepita un po’ di scempiaggini, stenderlo a terra, tenerlo bloccato e farlo sedare – drogare è la parola giusta – procedendo poi a quattro giorni di ricovero coatto legato al letto e con la flebo sempre attaccata? Qui nient’altro che una cretina che ripete come un disco rotto “tranquilli” e un branco di bastardi troppo impauriti perfino per chiamare rinforzi?  E queste sarebbero le forze dell’ordine che noi paghiamo per difendere i cittadini dai criminali? Vergogna!

Politici figli di un dio minore: quelli che anche se hanno ragione e tutti, a partire dai magistrati, sanno che hanno ragione, vanno comunque attaccati, perché sono dalla parte sbagliata, sono brutti sporchi e cattivi e in più buzzurri a prescindere, qualunque cosa dicano, e pertanto quando si azzardano ad aprire bocca vanno interrotti e sbeffeggiati

Politici figli di un dio maggiore: gli altri, che possono insultare, mentire, sputare sui morti,

possono devastare un settore delicato come la giustizia, possono fare più salti di una cavalletta e più giravolte di Juri Chechi (eccetera. Un lungo lungo lungo eccetera), ma vanno comunque difesi, perché se il governo dovesse, diocenescampieliberi, cominciare a incrinarsi, si sarebbe costretti a permettere al popolo di votare, e si sa che il popolo è stupido e ignorante, e voterebbe nel modo sbagliato. E noi, che siamo buoni, gli impediremo con tutte le nostre forze di sbagliare, anche a costo della sua vita.

barbara

IL SILENZIO DEI PAPI

O i papi del silenzio, che invertendo l’ordine dei fattori il prodotto non cambia poi di molto.

Abbiamo avuto – che è in un certo senso una prima persona di testimonianza, perché si tratta di quelli sperimentati durante la mia esistenza – quello a cui hanno deportato mille e passa ebrei sotto le finestre, ma dopo averli rastrellati hanno aspettato qualche giorno per inventarsi una ritirata strategica nel caso il Sovrano del Vaticano avesse avuto qualcosa da ridire. Non lo ha avuto, e di milleduecento e passa persone ne sono ritornati 16, l’1,27%. E su tutto, dall’inizio alla fine, il suo silenzio non è mai venuto meno.

E abbiamo avuto quello che ha taciuto di fronte alle migliaia di attentati terroristici in Israele, di fronte a oltre un migliaio di morti (ebrei) e decine di migliaia di feriti, mutilati, invalidi permanenti, di fronte ai corpi fatti a brandelli, di fronte ai muri marciapiedi finestrini d’auto imbrattati di sangue e pezzi di cervello schizzati fuori dai crani frantumati, e poi di fronte alla più modesta, alla più umana, alla più incruenta reazione israeliana si è sentito in dovere di alzare la sua autorevole voce per invocare “Ponti, non muri!” Riferendosi, per la precisione, a questo muro
barriera-attentati
– che muro poi è unicamente per il 7% circa del tracciato, per il resto rete metallica con sensori elettronici per rilevare tentativi di infiltrazione.

E abbiamo avuto quello che ha taciuto su decine di migliaia di missili lanciati sulla popolazione civile israeliana per poi, appena Israele ha deciso che era arrivato il momento di reagire, mettersi a cianciare di “Terra del Risorto messa a ferro e fuoco” e di “Occupazione che si fa sterminio”. Perché gli stermini, si sa, sono a senso unico di marcia: in senso contrario ci sono, al massimo, persone che muoiono o che addirittura, sbadatamente, perdono la vita. E quando poi finalmente si è messo a parlare, ha parlato decisamente troppo e completamente a vanvera: CARO PAPA PERMETTE DUE PAROLE?

E dopo la serie di papi muti di fronte alle uccisioni, alle stragi, al genocidio dei fratelli maggiori, è arrivato quello che tace sulle stragi di quello che dovrebbe essere il suo gregge, quello che l’unica volta che si è sbilanciato un pelino facendo un timido accenno al genocidio armeno (sterminato in quanto cristiano, sterminato in un’azione di jihad), lo ha fatto in maniera fumosa e confusa che peggio non si potrebbe, e soprattutto guardandosi bene dal denunciare esecutori e mandanti. E che continua a tacere sullo sterminio dei cristiani ad opera dei tagliagole islamici – e per quanto riguarda le modalità dello sterminio, direi che anche per questi cristiani vale quando detto da Mordekhay Horowitz per gli ebrei: «Gli arabi amano i loro massacri caldi e ben conditi… e se un giorno riusciranno a “realizzarsi”, noi ebrei rimpiangeremo le buone camere a gas pulite e sterili dei tedeschi….».  Per l’ultimo in ordine di tempo cedo la parola a Giulio Meotti.

Spaventoso racconto dell’ultimo massacro di cristiani in Nigeria: “Intorno alle 23:30 hanno colpito la casa di Jonathan Yakubu, 40 anni, uccidendo lui, sua moglie Sheba e tre figli Patience, 13, Apocalisse, 6 e Gioisci, 4. Da lì, si sono trasferiti in un’altra casa dove hanno ucciso Kauna Magaji e sua figlia Faith prima di uccidere la neosposa Saraunia Lucky, 25 anni, in un complesso vicino mentre teneva il neonato in braccio. Sebbene il proiettile abbia colpito la testa del bambino, il bambino è sopravvissuto ed è stato portato in un ospedale vicino. Altre vittime dell’attacco sono John Paul, 6 anni, Asanalo Magaji 32, Yao Magaji, 13, Paul Bawa, 27 e sua moglie Rahila, 25; e Mailafia Dalhatu, 60 anni, e suo fratello Yao Dalhatu, 56 anni, con sua moglie Saratu, 45 anni, e la nipote Blessing Yari, 14. Anche un ragazzo di nome Popular Teacher, 17 anni, è stato ucciso. Sono stati tutti sepolti in una fossa comune”. C’è qualcosa di più terribile e di meno raccontato oggi di quello che sta succedendo a questi cristiani?

Sì: di più terribile c’è l’ostinato, irremovibile silenzio di colui che era stato eletto per essere il loro pastore.

barbara

MA IN CHE MANI SIAMO?!

Leggo sul bollettino coronavirus:

Dopo i numeri al ribasso di ieri, torna a salire la curva epidemica in Italia, facendo segnare oggi +813 casi (ieri appena 451). Un dato condizionato dai 462 nuovi casi registrati nella sola Lombardia, quindi più del totale di ieri, e dal numero dei tamponi, oltre 63 mila contro i 34 mila di 24 ore fa.

Chiedo: In che modo il numero totale dei contagiati sarebbe condizionato dal numero di casi della Lombardia? E che cosa ha a che fare con un calcolo serio il fatto che i numeri della Lombardia di oggi sono più del totale di ieri? Credo che già la mia maestra di terza elementare – signora già di suo sull’isterico andante – mi avrebbe buttata fuori a calci nel sedere se me ne fossi uscita con un ragionamento del genere. I casi totali di oggi sono quasi il doppio di quelli di ieri, i casi della Lombardia di oggi sono un po’ più del doppio di quelli di ieri: tutti gli altri da dove vengono? Poi così, quasi come tra parentesi, aggiunge che i tamponi di oggi sono stati quasi il doppio di quelli di ieri (i tamponi di 24 ore fa: cioè, si suppone, alle 18 in punto di oggi sono stati fatti 63.000 tamponi, e 24 ore prima, ossia alle 18 in punto di ieri, erano stati fatti 34.000 tamponi. Tutti in quell’unico minuto). Se poi a qualcuno venisse voglia di fare le pulci a questi numeri, scoprirebbe che in Lombardia il 18 maggio sono stati fatti 5078 tamponi che hanno dato 175 positivi, e il 19 maggio sono stati fatti 14918 tamponi che hanno dato 462 positivi. Vale a dire che il 18 maggio in tutta Italia c’è stato un tampone positivo ogni 75,38 e in Lombardia uno ogni 29, il 19 maggio in tutta Italia c’è stato un tampone positivo ogni 77,49 e in Lombardia uno ogni 32,29, vale a dire che l’incremento dei contagi verificati, lungi dall’aumentare, è al contrario DIMINUITO in tutta Italia di 2,11 unità e in Lombardia di un ancor più significativo valore di 3,29 unità per numero di tamponi eseguiti.

La domanda, come si suol dire, si impone spontanea: CHI, approfittando del fatto che non tutti hanno il pallino dei numeri e si accorgono a colpo d’occhio che qualcosa non torna, e ancor meno hanno voglia di mettersi a fare i conti, ha scelto di presentare i dati in modo così gravemente ingannevole? E qual è lo scopo di questo imbroglio per fare credere alla popolazione che appena la gente si muove i contagi aumentano?

La seconda domanda, naturalmente, è retorica.

E dello stesso imbroglio – della stessa montagna di imbrogli – fa chiaramente parte anche questa cosa qui:
Francia scuole
barbara

FINALMENTE L’HO LETTA

Parlo della “bellissima” – come è stata universalmente definita – lettera di Maryan Ismail a Silvia Romano. Avendo un’idea di che cosa potevo aspettarmi, ho preso una dose doppia di gastroprotettore e mi sono buttata. Eccovela, con qualche commento e qualche puntualizzazione da parte mia.

LETTERA A SILVIA ROMANO

Ho scelto il silenzio per 24 ore prima di scrivere questo post.

Eh, 24 ore! Questi sì che sono silenzi che pesano. Soprattutto se sono stati meditatamente scelti.

Quando si parla del jihadismo islamista somalo mi si riaprono ferite profonde che da sempre cerco di rendere una cicatrice positiva. L’aver perso mio fratello in un attentato e sapere quanto è stata crudele e disumana la sua agonia durata ore in mano agli Al Shabab mi rende ancora furiosa, ma allo stesso tempo calma e decisa.
Perché? Perché noi somali ne conosciamo il modus operandi spietato e soprattutto la parte del cosiddetto volto “perbene”. Gente capace di trattare, investire, fare lobbyng, presentarsi e vincere qualsiasi tipo di elezione nei loro territori e ovunque nel mondo.
Insomma sappiamo di essere di fronte a avversari pericolosissimi e con mandanti ancor più pericolosi.
Ora la giovane cooperante Silvia Romano, che è bene ricordare NON ha mai scelto di lavorare in Somalia,

che ha però scelto di andare vicino al confine con la Somalia, che si sa battuto dagli Al Shabaab, che si sa essere pericoloso, che le era stato detto essere pericoloso ma lei ha scelto di ignorare gli avvertimenti e di andarci lo stesso – non che questo alleggerisca le colpe dei carnefici, ma sicuramente appesantisce le responsabilità della vittima, soprattutto considerando quanto ci sono costate le sue scelte, in termini economici, in termini di politica internazionale e in termini morali, considerando le vittime che quel denaro in mano ai terroristi provocherà

ma si è trovata suo malgrado in una situazione terribile, è tornata a casa.
Non è un caso che per mesi ho tenuto la foto di Silvia Romano nel mio profilo fb. Sapevo a cosa stava andando incontro.
Si riesce soltanto ad immaginare lo spavento, la paura, l’impotenza, la fragilità e il terrore in cui ci si viene a trovare?
Certamente no, ma bastava leggere i racconti delle sorelle yazide,

ecco, le yazide sinceramente non le metterei nel mucchio: le yazide – donne, ragazze, bambine – vengono rapite in quanto non musulmane, vengono rapite per subire stupri di massa ed essere poi vendute o ai combattenti della “guerra santa”, o ai bordelli.

curde, afgane, somale, irachene, libiche, yemenite per capire il dolore in cui si sprofonda.
Comprendo tutto di Silvia.

Non è un’affermazione un po’ temeraria?

Al suo posto mi sarei convertita a qualsiasi cosa pur di resistere, per non morire. Mi sarei immediatamente adeguata a qualsiasi cosa mi avessero proposto, pur di sopravvivere.
E in un nano secondo.
Attraversare la savana dal Kenya e fin quasi alle porte di Mogadiscio in quelle condizioni non è un safari da Club Mediterranee… Nossignore è un incubo infernale, che lascia disturbi post traumatici non indifferenti.
Non mi piacciono per nulla le discussioni sul suo abito (che per cortesia non ha nulla di SOMALO,

ok, finalmente ne hai detta una di giusta

bensì è una divisa islamista che ci hanno fatto ingoiare a forza),
né la felicità per la sua conversione da parte di fazioni islamiche italiane o ideologizzati di varia natura.
La sua non è una scelta di LIBERTA’, non può esserlo stata in quella situazione.
Scegliere una fede è un percorso così intimo e bello, con una sua sacralità intangibile.
E poi quale Islam ha conosciuto Silvia?
Quello pseudo religioso che viene utilizzato per tagliarci la testa? Quello dell’attentato di Mogadiscio che ha provocato 600 morti innocenti? Quello che violenta le nostre donne e bambine? Che obbliga i giovani ad arruolarsi con i jihadisti? Quello che ha provocato a Garissa 148 morti di giovani studenti kenioti solo perché cristiani? Quello che provoca da anni esodi di un’intera generazione che preferisce morire nel deserto, nelle carceri libiche o nel Mediterraneo pur di sfuggire a quell’orrore? Quello che ha decimato politici, intellettuali, dirigenti, diplomatici e giornalisti?
No non è Islam questa cosa.
E’ NAZI FASCISMO, adorazione del MALE.
E’ puro abominio.
E’ bestemmia verso Allah e tutte le vittime.

Ecco, me lo si lasci dire: non se ne può più. Non se ne può più di questa leggenda bianca di un islam buono tutto amore e pace che i cosiddetti estremisti avrebbero violentato. Non se ne può più di questa disgustosa menzogna. Vogliamo ignorare che quell’abominio disumano che usurpa il nome di religione è vissuto di violenza e inganno dal giorno stesso della sua nascita? Vogliamo ignorare che di tutto ciò che oggi chiamiamo “il mondo arabo” ogni centimetro fuori dalla penisola araba è stato invaso, occupato, arabizzato e islamizzato a suon di massacri, deportazioni, stupri etnici e conversioni forzate? Vogliamo ignorare che l’slam si è poi espanso anche oltre, in Iran, Afghanistan, Pakistan, Indonesia, Malaysia, Somalia e altri ancora, e a parti significative di altri stati? Vogliamo dimenticare che ovunque sono arrivate, le orde islamiche hanno cancellato civiltà, culture, spesso le lingue, quasi sempre i nomi? (In tutta la Somalia si riescono a riempire tutte le dita delle mani con le persone che abbiano un nome somalo anziché arabo? Io in un anno intero ne ho conosciuta una, Olumo). Vogliamo ignorare che in Indonesia stanno propagandando a tappeto le mutilazioni genitali che non avevano mai fatto parte delle tradizioni locali? E vogliamo ignorare un “libro sacro” che veniva aggiornato da una provvidenziale visita dell’arcangelo Gabriele ogni volta che si verificava una situazione nuova che richiedeva norme specifiche? Vogliamo ignorare che questo libro sacro raccomanda di firmare trattati di tregua quando il nemico è troppo forte per poterlo vincere in battaglia e di violare il trattato quando si sia diventati forti abbastanza, avendo occupato tutto il tempo a riarmarsi mentre il nemico, fidandosi del trattato perché non sapeva con che razza di serpi aveva a che fare, non lo ha fatto? Vogliamo ignorare la taqiyya, ossia il mentire agli infedeli per meglio perseguire i propri scopi, come quelli delle torri gemelle che bevevano alcolici e andavano a puttane in modo da portare avanti i propri piani di strage senza suscitare sospetti? Vogliamo ignorare che per ebrei e cristiani e tutta la gente civile, religiosa o no, credente o no, non mentire non rubare non uccidere significa non mentire non rubare non uccidere, mentre per l’islam significa non mentire a un musulmano, non rubare a un musulmano, non uccidere un musulmano (a meno che non sia un musulmano tiepido, o un musulmano di un’altra corrente)? Jihadisti e tagliagole violentatori del “vero” islam? Jihadisti e tagliagole stanno rispettando alla lettera il cosiddetto libro sacro fabbricato da un assassino pedofilo. E, a questo proposito, non mi si venga a dire che non si deve giudicare col metro di oggi: in tutte le società antiche le ragazze venivano fatte sposare giovanissime, appena raggiunta la pubertà, ma NON a sei anni. E, considerando che nel corso del tempo l’età della pubertà si è andata abbassando, non è molto credibile che l’avesse raggiunta a nove anni, quando l’ultracinquantenne cominciò a stuprarla. E quanto gli Al Shabaab siano musulmani esemplari, ascoltiamo che cosa dice l’imam:

I simboli, sopratutto quelle sul corpo delle donne hanno un grande valore. E quella tenda verde NON ci rappresenta.

Non rappresenta la Somalia, certo, ma l’islam sì.

Quando e se sarà possibile, se la giovane Silvia vorrà, mi piacerebbe raccontarle la cultura della mia Somalia. La nostra preziosa cultura matriarcale,

HAHAHAHAHAHAHA! Matriarcale?! Una società in cui l’ordine gerarchico è l’uomo, il cammello, la capra, la donna. Una società in cui la donna vale ancora meno che in Iran o in Arabia Saudita. L’unico ambito in cui le donne sono sovrane è l’infibulazione, in cui agiscono con una ferocia che non ha pari nel mondo degli umani.

fatta di colori, profumi, suoni, canti, cibo, fogge, monili e abiti.
Le nostre vesti e gioielli si chiamano guntino, dirac, shash, garbasar, gareys, Kuul, faranti, dheego, macawis, kooffi.

E balambalis: farfalla.

I nostri profumi si chiamano cuud, catar e persino barfuum (che deriva dall’italiano).
Ho l’armadio pieno delle stoffe, collane

anch’io, ma sinceramente non so quanto questo abbia a che fare con la questione che si sta trattando

e profumi della mia mamma. Alcuni di essi sono il mio corredo nuziale che lei volle portarsi dietro durante la nostra fuga dalla Somalia.
Adoriamo i colori della terra e del cielo.

Ricordo una volta che stavamo scendendo dall’università
università Mogadiscio
– eravamo cinque insegnanti, quattro italiani e un somalo – uscendo da una curva il collega che guidava ha inchiodato di colpo. Nessuno di noi italiani ha chiesto perché: eravamo tutti a bocca aperta di fronte al colore mozzafiato del cielo al crepuscolo, che era quello che aveva indotto il collega a frenare. Dopo qualche momento il collega somalo chiede: “Perché ti sei fermato?” “C’è una luce pazzesca!” Lui si è guardato intorno per qualche istante, perplesso, poi alla fine ha detto: “
Ah sì, là in fondo c’è una casa con la luce accesa”.

Abbiamo una lingua madre pieni di suoni dolci , di poesie, di ninne nanne, di amore verso i bimbi, le madri, i nostri uomini e i nonni.

Un giorno, parlando con una studentessa, ho detto qualcosa come “tu che sei madre di due figli…” e lei, giuliva: “No no, uno!” “? Come uno, se ti ho incontrata in centro la settimana scorsa con due bambini e hai detto che erano i tuoi figli?” E lei, sempre giuliva: “Ah sì, ma uno è morto”.

Abbiamo anche parti terribili come l’infibulazione (che non è mai religiosa, ma tradizionale), ma le racconterei come siamo state capaci di fermare un rito disumano.

COOSAAA????????? Io ci sono stata praticamente alla vigilia della guerra civile, cioè più o meno un paio d’anni prima della fuga di Maryan, e il 100% delle donne erano infibulate, e il 100% delle bambine venivano infibulate, anche le figlie di laureati in Italia o negli Stati Uniti, anche le figlie di medici, tutte, perché “nessun uomo somalo sposerebbe una donna non cucita, una donna non cucita è una sharmutta (puttana)”. Lo si chieda ad Ayaan Hirsi Ali, lo si chieda a Pia Grassivaro Gallo che ha condotto le sue ricerche sul campo negli anni Ottanta. Fermata l’infibulazione? Ma di cosa va blaterando questa?

Come e perché abbiamo deciso di non toccare le nostre figlie, senza aiuti, fondi e campagne di sostegno.
Ma soprattutto le racconterei di come siamo stati, prima della devastazione che abbiamo subito, mussulmani sufi e pacifici,

la Somalia che ho conosciuto io, prima della devastazione che ha subito ad opera dei signori della guerra (somali, comunque, non è che venissero da Marte), era sunnita.

mostrandole il Corano di mio padre scritto in arabo e tradotto in somalo..

Ehm… La lingua somala è stata costruita a tavolino, elaborando le centinaia di dialetti tribali, intorno alla metà degli anni Settanta del XX secolo – ho avuto la fortuna di conoscere personalmente la persona che ha dato un grandissimo contributo a tutto questo e alla creazione dell’Università Nazionale Somala, la meravigliosa professoressa Daniela Bertocchi Lugarini. Fino a quel momento esistevano solo i dialetti, e come lingue veicolari venivano usati l’inglese a nord e l’italiano a sud, e occasionalmente l’arabo, lingue usate anche per le comunicazioni scritte, dato che, non esistendo una lingua somala, non esisteva ovviamente neppure un somalo scritto. E da quel momento si sono cominciati a redigere in lingua somala documenti, libri scolastici eccetera. Davvero è credibile un corano arabo-somalo con testo a fronte pochissimi anni dopo?

Di quanti Imam e Donne Sapienti ci hanno guidato.

Qualche anno dopo a Padova ho incontrato una mia studentessa, che studiava medicina. Poi torni? le ho chiesto. Scherzi?! mi ha risposto: fare il medico lì, che se in sala operatoria vedo il collega che sbaglia devo lasciargli ammazzare il paziente perché una donna non ha il diritto di dire a un uomo che sta sbagliando?
Sia ben chiaro: non ho il minimo dubbio che ci siano state donne somale potenzialmente capaci di diventare sapienti, ma qualcuno immagina che in una società del genere una donna abbia la possibilità di emergere come tale? C’è comunque il fatto che in un intero anno mai ho sentito parlare di una sola donna sapiente, maiuscola o minuscola che si voglia.

Della fierezza e gentilezza del popolo somalo.

Con le camere di tortura, dove la polizia era in grado di estorcere qualunque confessione, e che tutti trovavano assolutamente giuste.

E infine ho trovato immorale e devastante l’esibizione dell’arrivo di Silvia data in pasto all’opinione pubblica senza alcun pudore o filtro.

Questo sì, e aggiungerei oscena.

In Italia nessun politico al tempo del terrorismo avrebbe agito in tal modo nei confronti degli ostaggi liberati dalle Br o da altre sigle del terrore.
Ti abbraccio fortissimo cara Silvia, il mio cuore e la mia cultura sono a tua disposizione..

Sicura che non ti rifiuterebbe come kafirah con quegli abiti estremamente pudichi ma irrimediabilmente occidentali e quei capelli liberi?

barbara

DI MULINI A VENTO, DI FORMAGGINI IN PADELLA E DI ALTRE CONSIMILI MA ANCHE DISSIMILI STORIE

Mi è capitato abbastanza spesso di trovare l’espressione “combattere contro i mulini a vento” usata col significato di eroe solitario che combatte contro un potere molto più forte di lui (e se no che razza di potere forte sarebbe, se non fosse più forte di qualunque, per quanto eroico, avversario?), in un battaglia che si sa persa in partenza, ma non per questo meno degna del massimo rispetto. Ma nel Don Chisciotte non è affatto questo che succede. Don Chisciotte crede di avere di fronte dei pericolosissimi nemici, ma i nemici NON CI SONO, i nemici sono unicamente il frutto della sua mente malata, nell’episodio che ha dato origine all’espressione i “pericolosi nemici” sono degli innocui oggetti inanimati, ma in altri casi sono innocenti viandanti o pellegrini che, aggrediti con furia selvaggia, rimangono contusi o feriti, a volte anche in modo piuttosto grave. Cioè, quello che “combatte contro i mulini a vento” non solo non si sta battendo per una nobile causa, ma è un individuo pericoloso che come si muove fa danni. A questa categoria appartiene senza ombra di dubbio questa signora, dal cervello più fuso di un formaggino in padella:

Ancora più sconvolgenti, se possibile, i commenti su YT: coraggiosa, eroica, lei sì che ha le palle, finalmente qualcuno ha il coraggio di dire la verità, state barando: avete messo solo metà del suo discorso (evidentemente nell’altra metà che il canale non h avuto il coraggio di pubblicare presentava le “inoppugnabili prove” di quello che diceva. (Libertà di opinione? Opinione è se dico che Pippo è stronzo. Se dico che Pippo è ladro, o pedofilo, si tratta di cosa un tantino diversa)

Altrettanto fuso è il cervello di chi ha messo insieme il video che segue, come si può chiaramente capire dalle scritte che lo accompagnano, ma il video merita ugualmente di essere guardato con attenzione perché gli episodi che mostra, che mi sembrano assolutamente autentici, di sicuro non vi verranno mostrati dai nostri mass media, non sia mai che a qualcuno venga l’idea di imitarli.

E a proposito di poteri, ricordate gli alti lai per quei pieni poteri dell’ormai dittatore di estrema destra fascista populista sovranista xenofobo (dell’unico stato che non ha bisogno di polizia a difesa di sinagoghe e scuole ebraiche), che quei pieni poteri li aveva chiesti al parlamento, e dal parlamento concessi, per poter prendere senza intralci burocratici le decisioni necessarie a gestire l’emergenza? Bene:

MISSIONE COMPIUTA, ORBAN RESTITUISCE I PIENI POTERI AL PARLAMENTO

MAGGIO 16, 2020

L’Ungheria si avvicina alla fine dello Stato d’emergenza pandemica: lo ha detto Viktor Orban nel corso della sua visita in Serbia, dove ha incontrato il presidente Aleksandar Vucic.
Orban, all’inizio della crisi, aveva ottenuto dal Parlamento i pieni poteri in modo da poter agire via decretazione d’urgenza in risposta alla crisi del Covid.
Ora il premier ha detto che si avvia a restituire al Parlamento quei poteri straordinari che gli erano stati concessi.
Finita l’emergenza, come nell’Antica Roma, il dictator restituisce i suoi poteri eccezionali.
Noi, invece, oggi abbiamo un abusivo che decreta senza maggioranza.
Il partito di Orban, dopo l’ennesima grande vittoria elettorale, gode di un’ampia maggioranza in Parlamento. In Europa, fa ancora parte, ma in regime di sospensione, del Partito Popolare Europeo, insieme a Forza Italia e alla CDU di Angela Merkel. 

Noi invece non solo abbiamo, come ricorda anche l’articolo, un dittatore che i pieni poteri non li ha ottenuti dal parlamento bensì se li è arrogati, ma, oltre a non avere rimosso, con tali pieni poteri, il più microscopico intralcio burocratico (anzi!), li ha usati per provocare il peggiore disastro sanitario ed economico del mondo, tanto da meritarsi una nuova pesante bacchettata, per non dire frustata, o meglio randellata sulle gengive (ach, quanto mi piacciono le randellate sulle gengive! Una libidine ragazzi) dal NYT.

Per non parlare della faccenda del plasma, prima sbeffeggiato, poi boicottato e adesso, udite udite, questo salvavita offerto del tutto gratuitamente dai donatori, visto che realmente funziona diventa improvvisamente un lucrosissimo affare di famiglia. Famiglia PD, ovviamente.
E a proposito di plasma, al momento i maggiori donatori a New York sono gli ebrei ortodossi.
E sempre a proposito di dispositivi utili a combattere il contagio, qualcuno sembra convinto che se sono ammesse le mascherine, parimenti deve essere ammesso il burqa: logico, no?

E a proposito di gente che si presenta con paludamenti islamici, la polizia keniota racconta un’interessante storia, che può ovviamente essere falsa ma dopotutto potrebbe anche non esserlo, su un traffico illegale di avorio condotto da una signorina arrivata lì con la scusa del volontariato, che ad un certo punto a causa del rifiuto di pagare una partita sarebbe stata rapita per rifarsi della perdita col pagamento del riscatto, e successivamente venduta a una banda di terroristi islamici. Secondo me la tizia, da tutto quello che si è saputo finora, è talmente stupida che potrebbe davvero essersi imbarcata in un simile porcaio, e avere addirittura pensato di poter fregare quelli del mestiere.

Concludo con due cose amene: le facce dei direttori della sanità di Los Angeles e della Pennsylvania,
sanità LA
sanità Pennsylv
e un modo allegro per trascorrere il tempo in casa

barbara

INSALATA MISTA

e discretamente variegata.

Quando ci vuole ci vuole
romano-lucarelli-toccarla-piano
E qui direi che vale proprio il “te la sei cercata”.

Silvia, la sua “missione” e i conti in tasca

SILVIA, LA CONTABILITÀ, GILAD E LE FAC NIU
Silvia-Gilad
Ho letto i commenti sulla liberazione della Romano: da vergognarsi.
Però è sempre bene domandarsi dove e perché nasce l’odio, perché la vicenda di Silvia ha molti lati oscuri.
Si doveva pagare un riscatto di 4 milioni, ma anche di 40 o 400 miliardi pur di salvare una vita, ma non era meglio non farla partire? Non sarebbe stato più economicamente conveniente? È una questione molto semplice: costi e benefici. I costi di certe operazioni sono superiori ai benefici e non parlo del riscatto pagato.
Silvia è entrata in kenya con un visto turistico e quindi non poteva lavorare.
La Onlus per la quale lavorava si chiama Africa Milele, con sede a Fano, in Italia.
La società ha incassati tra donazioni ed altro, lo scorso anno, 55.629 euro, ne ha spesi 55.955 registrando un disavanzo di 326 euro. Tra le spese dichiarate, la voce di maggior rilievo è di 45.975 euro, attribuiti al “Sostegno progetti e attività”. Quali “progetti” e quali “attività”? Sarebbe davvero interessante conoscerne i dettagli, visto che a Chakama di “realizzato” risulta ben poco, per non dire nulla. Tale somma, a conti fatti, costituisce un’entrata di circa € 4.000,00 mensili, che se non destinati al sostegno di progetti in favore dei bambini risultano una buona entrata per la sopravvivenza di chi afferma di fare opere che invece non fa.
Il dirigente della Africa Milele in loco, è il fidanzato della titolare della Onlus, tale Joseph. Joseph percepisce uno stipendio di 400 euro al mese, non si sa bene cosa faccia ma secondo Payscale.com un impiegato in Kenya guadagna 129 euro, il signor Joseph che, ripeto, è il fidanzato della titolare della Onlus, guadagna quasi quattro volte tanto [in realtà appena un pochino più di tre- ok amico, la matematica non è il tuo forte – ma la sostanza non cambia: questo signore è un parassita che vive alle spalle dei donatori. O, a scelta, un mantenuto che la mantenente fa mantenere dai donatori. Sarà per questo che ha messo in piedi quella baracca subito dopo averlo conosciuto?].
Sempre secondo il sito Payscale ma anche secondo guidestar.com, lo stipendio di un titolare di Onlus parte da 45.000 dollari minimo, per superare i 120.00 dollari, su base annua. Ciò significa che un titolare di onlus marcia minimo sui 3.500 euro al mese, un cooperante (sempre secondo i dati ufficiali di Payscale) guadagna minimo 41.000- MINIMO- 80.000 dollari l’anno, cioè circa 3.000 euro al mese, se va proprio male.
Solo in Sudafrica ci sono 100.000 ONG, in tutto il mondo sono 1.200.000, in pratica in Kenya ne hanno una ogni 80 abitanti poveri, non sono tante?
Come sono spesi i soldi? Quali sono i progetti presentati e quali quelli realizzati?
insomma, chi ci guadagna?
Lo scopo della missione di Silvia era far giocare i bambini del villaggio, cosa davvero nobile, ma davvero così indispensabile? Così costosa?
Ci sono operazioni economicamente sconvenienti: come mettere su una ONG che spende tutto quello che ha senza lasciar traccia delle spese, una missione che in caso di pericolo debba essere coperta dai soldi dei contribuenti.
Sarebbe forse più conveniente trovare gente del posto, pagarla, farsi rilasciare ricevute delle spese, vedere il progetto preventivo, valutare il consuntivo e verificare i risultati?
E ora? Ora con i soldi di quel riscatto quante armi ed esplosivo si potranno comprare? Quanti morti si potranno fare? Quante donne si potranno rapire e schiavizzare?
Se poi qualcuno si stupisce dei commenti feroci verso la cooperante (e che anche a me sono sembrati vergognosi) vorrei chiedergli di fare un passo indietro, di mettersi nei panni di chi è furioso. Se sei un professionista, se sei un dipendente statale, se vivi una condizione economica agiata, allora questa storia e l’eventuale riscatto non ti hanno tolto nulla e puoi commuoverti nel vedere Silvia libera. Se invece sei un invalido totale che vive con 285 euro annue (quest’anno 286, un euro in più, che vergogna: un euro in più) beh prova a metterti nei suoi panni, prova a immaginare quanta rabbia nel vedere soldi così mal spesi, soldi che finiranno per finanziare il terrore e la morte e magari avrebbero potuto essere investiti meglio. E lasciamo perdere gli invalidi, che ci importa? Mancano poveri in Italia? Mancano persone alle quali quei soldi avrebbero fatto molto comodo o magari salvato la vita oppure in italia è scoppiata la ricchezza? Bastava gestire meglio le cose, sono state gestite male e continuano ad essere gestite male; ciò che stupisce e che c’è chi approva. Misteri della Repubblica. Italiani cuore grande, si sa, cuore sì, ragione no.
I villaggi sono posti fantastici per fare volontariato, ci si conosce tutti, c’è un’atmosfera familiare e tanta sicurezza, si vive in contatto con la natura, insomma una bella esperienza da mettere sul curriculum. Ma è a pochi chilometri da Nairobi, o nei sobborghi di qualsiasi città africana che si vive davvero l’emergenza tragica e infernale delle bidonville. Su tg3 (sta su youtube) una giornalista tempo fa intervistò una ragazza costretta a vivere nella bidonville: case di lamiera con le stanze divise da pareti di cartone. Una povertà infernale; la ragazza racconta che tornando a casa una sera scoprì che le avevano rubato la forchetta ed il cucchiaio… la forchetta. Rubare una forchetta: si riesce ad immaginare tanta miseria?
Racconta che lì le ragazze si lasciano violentare senza far resistenza per non essere picchiate, per non essere uccise. Racconta, la ragazza, delle immondizie lasciate davanti uscio di casa, delle fogne inesistenti e dei liquami e deiezioni che scorrono davanti alle loro case ed i bambini lì giocano. Giocano…
Fatela lì la ludoteca.
La missione della società di Silvia era di far giocare i bambini. Fare una ludoteca.
Andate lì a far del bene, a lavare i bambini prima che a farli giocare, a disinfettarli, a curare le loro ferite, a proteggerli dalla violenza, a dargli da mangiare, a giocare ci penseranno quando saranno guariti e nutriti, non ora, ci sono altre priorità.

GILAD

Qui in Israele ci sono villaggi e zone pericolose da visitare per un israeliano ma per chiunque.
il sottoscritto, anni fa decise di entrare a Hebron (città israeliana, su suolo israeliano). Un soldato mi ferma prima dell’ingresso nella città e mi chiese se fossi conscio dei rischi che avrei corso; me lo chiese in maniera garbata ed educata : “Vuoi entrare ad Hebron? Ma sei scemo?” Così mi disse. Io però entrai e lui mi disse che lo facevo a MIO rischio e pericolo.
Ecco, qui funziona così: se ti rapiscono lo stato non paga, viene a prenderti con la forza se ci riesce, ma non paga, non ha pagato mai per non creare un precedente; in realtà ci fu una eccezione: Il soldato Gilad Shalit.
Gilad fu rapito dai terroristi di Hamas nel 2006 e tenuto prigioniero in un sotterraneo per 5 anni (60 mesi) 60 mesi senza che gli fossero estratte le schegge della bomba che lo aveva colpito, nutrito di solo pane per le prime 4 settimane di prigionia, durante la quale perde 17 chili. Gilad veniva minacciato di morte in continuazione, non vide mai la luce del sole per 5 anni perché i satelliti israeliani lo avrebbero identificato e trovato.
Gilad visse sì una forte fortissima pressione psicologica, aveva solo 18 anni al momento del rapimento, e Hamas di gente e soldati israeliani ne aveva sgozzati diversi in passato.
Insomma un po’ di stress pure lui lo ebbe, eppure non chiese di leggere il Corano e non si convertì.
Gilad giunse in Israele vestito da soldato Israeliano, aveva davanti il nostro Leader Benjamin BIBI Netanyahu pronto ad abbracciarlo, Gilad sorrise, gli fece il saluto militare e poi svenne.
Sì però pagammo un riscatto altissimo stavolta, per un solo soldato pagammo un riscatto storico: 1000 terroristi, alcuni colpevoli di omicidio e strage di civili. 1000 terroristi per un solo soldato indietro? In realtà svuotammo le nostre carceri. Ci siamo tolti 1000 criminali dalla galera che ci costavano 90 euro al giorno l’uno.
Abbiamo preso un soldato senza cacciare una breccola, anzi abbiamo risparmiato circa 8 miliardi di euro di costi carcerari che avremmo sostenuto solo nei prossimi 3 anni. Quello sì che fu un buon affare.
Bisogna saper far di conto e basarsi sulla razione e non sull’emozione, fare i conti bene prima di parlare.
Gilad non ha mai visto la luce del sole per 5 anni, per evitare che i satelliti israeliani lo trovassero.
Gilad fu ferito nell’agguato e le schegge delle bombe gli rimasero nella carne per 5 anni, non avendo ricevuto alcuna cura medica e portandolo a soffrire atrocemente
Gilad viveva sotto la costante minaccia di morte.
Gliad era ostaggio di una organizzazione terrorista che si ispira alla religione della pace.
Ora:
Gilad al suo ritorno non sorrideva.
Gilad aveva perso 17 chili
Gilad la prima cosa che fa una volta sceso dall’aereo è stato il saluto militare al nostro primo ministro Benjamin netanyahu, con la divisa dello stato di israele, saluta e poi sviene
Gilad non si convertì a nessuna religione, eppure lì sì, forse lo avrebbe salvato.
Gilad ha sofferto.
Gilad sull’aereo che lo riportò a casa si cambiò e si mise l’uniforme del suo paese, ma sarebbe bastata pure una maglietta ed un paio di jeans, certo non con l’uniforme dei suoi carcerieri.
A chi dice che Silvia è venuta vestita con abiti somali, invito a cercare su Google ‘Somali Clothes’ e non troverete nulla di simile a quello indossato da Silvia; piuttosto, la giornalista -Somala- Maryan Ismail, invece denuncia quella tunica e quel colore come l’abito indossato dalle donne sottomesse alla organizzazione integralista religiosa Shabab e denuncia sdegnosamente la passerella mediatica con il simbolo della sofferenza delle donne Somale, e ribadisce che di Somalo quell’abito non ha nulla, gli abiti delle donne Somale sono allegri e pieni di colore e non obbligano a tenere il cappuccio in testa, cercare su google, c’è tutto lì..
Gli insulti verso Silvia restano un abominio, ma allora lo sono anche quelli rivolti ai Marò che poi sono risultati innocenti, anche quelli indirizzati durante certe manifestazioni, ai soldati morti in missione di pace: ”10-100-1000 Nassirya’’ si gridava nelle manifestazioni di una certa sinistra. Si insultava, si insultava gravemente, si insultavano i morti, Silvia è viva, grazie a dio.

LE FAC NIU:

Al suo rilascio Silvia ha detto di non aver subito alcuna violenza e di ciò non possiamo che essere felici, prima si parla di un fidanzato e di una eventuale gravidanza, tutto poi ritrattato.
Se si è fidanzata lì, se ha fatto un figlio (e ha negato assolutamente di aver subito violenza) e se ha potuto studiare e convertirsi, non ci si vede una prigionia infernale, da cosa è stata liberata? insomma non sembra che abbia condotto la vita di schiava. Però potrebbero essere fac niu e si vedrà, comunque in caso, auguri al papà ed al nascituro.
La fac niu sulla gravidanza, spero sia vera e sarebbero affari suoi, perché i figli so piezz’ e core, ma non si fanno in cattività, nei filmato si accarezza la pancia ed ha un gonfiore che fa sperare bene che sia un maschietto o ha solo mangiato troppi fagioli e salsicce in aereo, vedremo.
Tornare vestita da teletubby e dire che è un abito Somalo, è proprio una fac niu e non stupisce che lo abbia detto Miss Stupidaggia Lucarelli, alla quale forse il troppo silicone che ha in corpo gli è finito nel cervello. Cervello da portare in officina anche a chi la segue anyway.
Italiani sempre pronti a ringraziare i nostri carnefici, sempre pronti a farci invadere da tutti.
Sempre servi, schiavi o vassalli, mai altra sorte.
L’episodio di Silvia sarà una grossa molla per molti ad emularlo. Si fa presto a far soldi con gli italiani: vengono qui a far del bene, li rapiamo, ci facciamo dare un sacco di soldi e poi li facciamo tornare a casa con la nostra divisa così ci fanno un po’ di marketing pubblicitario, facendoci fare pure un figurone alla nostra causa: che paese fantastico l’italia.
L’italia storicamente è sempre stata invasa e conquistata da tutti : Barbari, Normanni, Arabi, Austriaci, Spagnoli, Tedeschi e pure quegli imbecilli che vanno in giro con la Baguette sotto l’ascella sudata in estate; tutti hanno reso serva l’italia, solo san Marino non ci ha ancora provato, ma se continuiamo di questo passo…
Col lavoro che avevo in Italia ho avuto la possibilità di viaggiare tantissimo, in moltissime parti del mondo, e ovunque mi trovassi ero sempre accolto così: “Ah Italiano? Piza, Mozarela, Mandolinooo”’.
Beh ora le cose cambieranno, potranno dire: “Piza, mozarela, cretino”.

*Le informazioni sulla Ong di Silvia me le ha fornite Franco Nofori, da 30 (trenta) anni residente in Kenya, consigliere dell’ambasciata Italiana in Kenya.

I dati sui salari dei volontari delle ONG li ho presi da Payscale.com e Guidestar.com

#restiamoNani

#HastalaCicoria

#forzaLecce

(qui)

E due parole sulla ragazzotta viziata la cui voglia di avventura tanto è costata alle nostre tasche e all’immagine dell’Italia

Credo si possa dire: quello di Silvia Romano che, ottenuto un visto turistico per il Kenya, ci è restata e si è messa in pericolo andando in un’area a rischio, è stato un comportamento irresponsabile, anche se non sappiamo quanto sia dipeso da lei e quanto dalla Onlus Africa Milele.
Posto che per tenere compagnia agli orfani vanno benissimo anche le donne africane, perché non è un lavoro che richieda studi universitari, mi pare che a entrare in gioco sia stato lo spirito di avventura, non la mancanza di bambini che in Italia abbiano bisogno di affetto o la mancanza di Africa di donne che possano darlo.
Penso, senza ironia, che abbia fatto bene a convertirsi per salvarsi la vita, o anche solo per ingraziarsi i carcerieri. Penso anche che abbia dimostrato un eccezionale spirito di adattamento, necessario per la sopravvivenza psicologica, creando un legame affettivo con loro, come modo per illudersi di essere circondata da persone buone e non da terroristi feroci.
Posso capire anche che allo stato attuale sia plagiata e quindi non se la senta di rinnegare una conversione fatta in quelle condizioni, e che creda davvero alla bontà dei terroristi e alla genuinità della propria conversione.
Però, da quanto ha raccontato lo zio di Silvia Romano, gli uomini della sicurezza che l’avevano portata in Italia le avevano chiesto di togliersi quel vestito, anzi, quel sacco della spazzatura assolutamente osceno che indossava, prima di scendere dall’aereo. Lei ha rifiutato categoricamente, ritardando quindi lo sbarco e mettendo in scena una passerella che ha fatto la felicità dei terroristi.
Qui è diverso, non le chiedevano di maledire i terroristi o di ripudiare il Corano. Si trattava degli uomini che l’avevano salvata e avevano rischiato la vita per lei. Non ha mostrato per loro né rispetto né gratitudine. non per loro, non per il Paese che l’aveva salvata. Non mi risulta che abbia ringraziato le autorità italiane, gli uomini dei servizi segreti, l’Italia intera, non mi risulta che abbia espresso rammarico per essersi messa nei guai con conseguenze catastrofiche, non solo per lei
Qui non c’entra il plagio. Questo è il comportamento di una persona egocentrica e ingrata , pronta a rispettare i terroristi ma non chi l’ha salvata. Se poi davvero volesse tornare in Africa dopo i disastri che ha, sia pure involontariamente, combinato, ne uscirebbe un quadro ancora peggiore.
Enrico Richetti

E qualcuno nega che siamo in uno stato di polizia (1)

Questa è un’altra ripresa, meno nitida rispetto a quella che chiude questo post, ma cominciata all’inizio della vicenda, e in cui sono più evidenti la violenza subita dalla donna e gli incredibili abusi e soprusi messi in atto dai vigili.

E qualcuno nega che siamo in uno stato di polizia (2)

Lecce, vigilessa interrompe funerale di una 32enne per identificare presenti. La madre: “Una persecuzione”

È accaduto nel piazzale del cimitero durante la esequie di Silvia Ghezzi, morta a 32 anni dopo due anni di lotta contro una malattia rara: “Non erano più di 20, avevano dei palloncini in mano, e rispettavano il distanziamento”
funerale Silvia Ghezzi
di LUCIA PORTOLANO

11 maggio 2020

Una mamma che piange la propria figlia che non c’è più, la bara bianca e una quindicina di persone sparse sul piazzale del cimitero, a debita distanza, per l’ultimo saluto a Silvia Ghezzi ed intanto una vigilessa, con taccuino in mano, chiede nome e cognome ai presenti per poter svolgere i controlli. È accaduto nel piazzale del cimitero di Lecce durante la celebrazione del funerale di Silvia Ghezzi, la ragazza leccese morta a 32 anni dopo due anni di lotta contro una malattia rara.
Durante la celebrazione officiata da don Gianni Strafella nell’ampio piazzale la vigilessa si è avvicinata alle persone presenti e le ha identificate. Non erano più di 20, avevano dei palloncini in mano, e rispettavano il distanziamento richiesto dalle prescrizioni anti Coronavirus. Lo zelo della vigilessa ha amareggiato la mamma di Silvia. La donna, Mimma Colonna ha pubblicato il suo sfogo su Facebook.
“Non è accettabile che avvenga tutta questa persecuzione durante la celebrazione della messa del funerale di mia figlia Silvia – scrive questa mamma – che ha già dovuto sopportare in vita atroci sofferenze e non trovare pace nemmeno nel cimitero durante il suo ultimo saluto da parte dei congiunti che educatamente erano a 3-4 metri uno dall’altro all’aperto, continuare imperterrita a disturbare per chiedere nome e cognome col taccuino in mano mentre il dolore per la perdita della figlia ti attanaglia è veramente deplorevole e squallido”.
La donna riporta l’esempio del cimitero di Bologna dove tutto questo non è accaduto e si rivolge al sindaco di Lecce Carlo Salvemini. “Vengo dal cimitero di Bologna – aggiunge – dove mia figlia è morta e nonostante si celebrassero i funerali nessun vigile a Bologna si è mai permesso di assumere atteggiamenti da campo di concentramento, anzi se si avvicinavano era solo per dare le condoglianze e ricordare le distanze. Allora credo signor sindaco che la prima cosa che manca a questa vigilessa non sono l’apprendimento delle regole del Decreto, ma le basi più elementari della buona educazione, del rispetto del dolore atroce per la perdita di una figlia, del rispetto per la celebrazione funebre e poi non può avere libero arbitrio di modificare le regole a suo piacimento”. (qui)

E qualcuno nega che siamo in uno stato di polizia (3)

Lucia Guida

Le “Mascherine Tricolori” sono liberi cittadini che ogni sabato hanno deciso di incontrarsi senza fare assembramento.
In ogni città d’Italia. Per gridare il proprio dissenso contro un Governo indegno.
A distanza di sicurezza e ciascuno con le mascherine, appunto, stamattina si stava passeggiando tra Piazza del Popolo e Via del Corso, cantando l’inno nazionale.
Tra vetrine di negozi chiusi, sui quali erano affissi avvisi che “non si riaprirà, non siamo in grado senza aiuti”.
Centinaia. A distanza. Camminavano e cantavano l’inno nazionale.
Qualcuno dai balconi applaudiva.
La polizia li ha chiusi, praticamente bloccando la strada con le camionette da una parte e dall’altra.
Lo capiamo che ci hanno tolto la libertà??

 

Sì, il Grande Fratello è arrivato
stay home
Coadiuvato dai suoi servi sciocchi

erri d.l.
(da almeno vent’anni questa faccia mi ispira l’espressione “vecchio mal vissuto”, nonostante sia quasi mio coetaneo – meno di dieci mesi di differenza – e vent’anni fa io girassi ancora gloriosamente in minigonna e tacchi a spillo, raccogliendo ancora qualche robusta fischiata di freni)

E ricordiamo che
asino
e che i coglioni sono sempre in due, e sempre appaiati ma leggermente asimmetrici
Beppe-Sala-Navigli
e che tutti i provvedimenti suggeriti dagli “esperti” e presi dal governo sono ampiamente giustificati, dal momento che abbiamo a che fare con un virus sconosciuto, strano e dai comportamenti bizzarri e bizzosi anzichenò
salti

E infine – perché almeno un angolino alla bellezza vorremo lasciarlo, no? – la cosa più bella che mai potrà capitarvi di leggere su Ezio Bosso.

barbara