ESPLOSIONE DI BEIRUT, LE VOCI CHE GIRANO

Le metto così, come le ho trovate, commenti di persone un po’ più informate della media e due articoli.

Da Lion Udler:
#Beirut #Libano
Il Primo Ministro libanese Hassan #Diab afferma in un discorso alla nazione che il Libano è completamente devastato oggi e sta vivendo un disastro: “I responsabili di questo disastro pagheranno un prezzo. Non resterà impuniti”.

דוד פרלמוטר (David Perlmutter)
Se fosse vero, non so chi ne abbia responsabilità diretta, ma i Hizballah dovrebbero comunque iniziare a fare le valige. […]la cosa che mi sembra più probabile è un “incidente di lavoro” di Hizballah e milizie iraniane. È terribile che così tanta gente innocente debba pagarne il prezzo. Questo pezzo di mondo potrebbe essere un paradiso e invece…

Emanuel Pinchas Abrahamson
Lebanese intelligence and counterintelligence chief Ibrahim said the following: “The stories about pyrotechnics are ridiculous, there were explosions of unknown nature, and I can’t say anything else until the end of the investigation.”

Alberto Levy
tanti missili stoccati assieme possono esplodere tutti cosi’, in un modo omogeneo ?

Vanni Belva Gasparini
Sì. Si chiama: “Esplosione per simpatia”… la pericolosissima abitudine di esplodere a catena. Chi ha fatto servizio di guardia in polveriera lo sa. Era la cosa più temuta.

Alberto Levy
queste sono le conseguenze dello stoccaggio di parte dei 150.000 missili puntati contro gli ebrei d’Israele da una decina di anni. Hizballah sa che se mettesse i missili lontano dai centri abitati, Israele li farebbe brillare, MA se sono sotto gli edifici di Beirut, gli israeliani eviterebbero di farli esplodere.
Non si sa chi, forse per caso (la cosa non e’ credibile), questa sera l’incendio nel magazzino dei fuochi d’artificio fittizzi, ha fatto brillare gli “esplosivi” (che reputo missili) ammassati in zona, provocando centinaia di povere vittime innocenti. Quegli innocenti erano stati prescelti da Hizballah per il ruolo di scudi umani, in parte ignari del pericolo.

Michele Benelli
Le bombe a Beirut le ha sempre messe Hezbollah, su mandato dell’ Iran. È cambiato qualcosa?

Brigitte Protti
La televisione Al Arabyiah annuncia l’esplosione di un deposito di armi degli Hezbollah
Beirut
Beirut: che cosa sappiamo

Beirut, Libano, pomeriggio del 4 agosto. Due tremende esplosioni si odono dal porto della città, uno dei più importanti del Mediterraneo Orientale. Non si sa bene cosa esplode e dove, ma l’impatto è rapido e tremendo. L’intera città viene avvolta da una coltre di fumo rossastro, collassa l’intera infrastruttura attorno ai siti dell’esplosione.
Impossibile stabilire il numero dei morti, sicuramente decine, ma si stima che i feriti potrebbero essere fino a 5mila. Questo è quello che sappiamo, un breve ma utile riepilogo:

– Si è parlato inizialmente di fuochi d’artificio, ma abbiamo scritto fin da subito che la dimensione dell’esplosione (le esplosioni) era indicativa di altro, magari armi. Ora, Hezbollah e forze armate libanesi confermano che l’epicentro della prima esplosione è stato in un deposito portuale in cui erano contenute armi/munizioni/materiale esplodente oggetto di confisca. La presenza in grandi quantità di nitrato di sodio, anch’esso confiscato, avrebbe causato le tremende esplosioni.

– Dobbiamo lavorare sul punto uno: da cosa sono state provocate quelle esplosioni? Nessun incidente fino ad oggi, e quel carico era lì contenuto da diversi mesi. Qual è stata la miccia? Occorrerebbe indagare sulle micro-esplosioni, lampi di luce, che si intravedono nei momenti precedenti alla prima esplosione e fra la prima e la seconda esplosione.

– 400 ricoverati, ma si parla di 5mila feriti. Incendi in corso, ancora da estinguere. Intere aree del porto completamente distrutte. Non sarà possibile ricostruirle e renderle operative prima di diversi anni, almeno cinque.

– Man mano che si procede con la conta dei morti emerge che le esplosioni hanno provocato dei morti eccellenti: deceduto Nazar Najarian, il segretario generale delle Falangi Libanesi, e in fin di vita il direttore generale dell’azienda elettrica nazionale, Kamal Hayek.

– Israele nega ogni coinvolgimento, il governo libanese parla di incidente.

– Le esplosioni avvengono sullo sfondo di oltre un mese di incidenti simili che hanno colpito e devastato l’Iran, sabotaggi alle infrastrutture critiche: dalle centrali elettriche ai porti, passando per ferrovie e fabbriche.

– Fra tre giorni è previsto verdetto per il caso Hariri: ex primo ministro libanese assassinato nel 2005 e per il quale sono imputati 4 membri di Hezbollah. Un’eventuale condanna avrebbe serie ripercussioni per lo status giuridico di Hezbollah a livello internazionale, attualmente già minato dalla campagna di pressione del duo Trump-Netanyahu che sta portando alla sua categorizzazione come organizzazione terroristica in tutto l’Occidente, dall’America Latina all’Unione Europea. E se ad essere accusata per il gesto fosse proprio Hezbollah? E anche se non lo fosse, quale potrebbe essere il peso di questo evento su un verdetto che si appresta a determinare il futuro del Partito di Dio?

– Fate sempre attenzione ai dettagli: potrebbe trattarsi di uno sciagurato incidente come di un possibile atto di sabotaggio/ di terrorismo. (qui)

I possibili scenari dietro l’esplosione che ieri ha scosso Beirut

 di Titus Livius, 5 Ago 2020, qui.

Due enormi esplosioni hanno scosso ieri pomeriggio Beirut. Ufficialmente, ad esplodere pare essere stata una fabbrica di fuochi d’artificio presso la zona portuale. La deflagrazione, avvertita in tutta la capitale libanese [in realtà è stata sentita fino a Cipro, ndb], ha ucciso circa 50 persone e ne ha ferite migliaia (dato aggiornato alla sera del 4 agosto 2020).
Ovviamente, al di là delle dichiarazioni ufficiali, molti ritengono che questa esplosione non sia affatto casuale. E i diversi scenari che si aprono sono tutti più o meno fondati. Il primo scenario chiama in causa Israele. Scenario classico, che vedrebbe lo Stato ebraico dietro l’esplosione di questa fabbrica che, teoricamente, avrebbe potuto essere una fabbrica di esplosivi. Ci pare tuttavia l’ipotesi meno probabile, sia pure non potendo escluderla del tutto. L’intelligence israeliana, ma anche quella americana, cercano sempre di ridurre al minimo il numero di morti e feriti. E Israele avrebbe tutto il l’interesse a rivendicare pubblicamente di poter colpire una fabbrica di armi di Hezbollah a Beirut. Neanche a dirlo, nelle prossime ore Israele sarà l’accusato principale di coloro a cui piace “vincere facile” piuttosto che approfondire. Ad ogni modo, molto probabilmente, questa ipotesi sarà esclusa da Hezbollah stesso.
Il secondo scenario è quello che riconduce direttamente a Hezbollah. Come organizzatore dell’attentato, in vista della sentenza che arriverà domani da parte del Tribunale Internazionale in merito all’assassinio dell’ex premier libanese Rafik Hariri. Ad essere accusati sono quattro membri di Hezbollah in contumacia, che probabilmente si trovano proprio in Libano. Dunque, Hezbollah potrebbe aver voluto mandare un messaggio a tutti i suoi innumerevoli avversari, anche nel fragilissimo esecutivo di Diab (alleato di Hezbollah), dicendo loro di non provare a farsi venire strane idee in testa. Il prezzo da pagare nel caso in cui i quattro ricercati finissero nelle mani della giustizia internazionale sarebbe una lunghissima scia di sangue in tutto il Libano. D’altronde, appena qualche giorno fa, si è dimesso il ministro degli esteri libanese Hitti, in polemica proprio con Hezbollah, accusato di impedire al Libano di rialzarsi dal rischio del default finanziario. Hitti aveva pubblicamente sostenuto l’ipotesi, promossa dal Patriarca Maronita, di un Libano “neutrale” in politica estera, ovvero lontano anche dal regime iraniano, e pronto ad accettare il piano di pace della Lega Araba del 2002. Proposte totalmente inaccettabili per Hezbollah, al servizio del regime iraniano.Un’altra ipotesi possibile è che quella fosse davvero una fabbrica di esplosivi di Hezbollah e che sia esplosa accidentalmente. D’altronde, solo pochi giorni fa è stato denunciato come abbia ben 28 postazioni di lancio di missili in aree civili. Una di queste potrebbe essere esplosa per errore, causando il dramma che delle scorse ore.
Infine, un’ultima possibilità: che a far esplodere la fabbrica non siano stati gli israeliani o gli americani, ma i nemici interni di Hezbollah (tra cui purtroppo c’è ancora anche l’Isis). I tanti nemici che Hezbollah ha in Libano, un Paese che si avvia verso il default finanziario e che, appena qualche mese addietro, ha visto nelle sue piazze una serie di proteste popolari, espressamente contro Hezbollah e la presenza iraniana nel Paese. Non è escluso quindi, in uno scenario di piena guerra civile, che qualcuno abbia deciso di prendere le armi e far pagare a Hezbollah l’aver preso in ostaggio metà Libano, impedendogli di essere un Paese normale e di esercitare pienamente la sua sovranità nazionale. Uno scenario che riporterebbe il Paese dei Cedri indietro di trent’anni e che andrebbe imputato al regime iraniano, che non solo ha creato Hezbollah, ma che ha recentemente ordinato al Partito di Dio di intervenire nel conflitto siriano allo scopo di salvaguardare la proiezione di Teheran verso il Mediterraneo. Dove potrebbe arrivare questo scenario da guerra civile non è dato saperlo. Ciò che è certo e che, chi sinora ha chiamato Hezbollah un partito normale e ha pensato di legittimarlo, ha contribuito alla terribile situazione del Libano odierno.
Mettere fine a questo Stato nello Stato, costringere Hezbollah a disarmare le milizie, permettere all’esercito libanese di controllare l’intero territorio e di inserire tutto il gruppo di Hezbollah nella lista delle organizzazioni terroristiche dovrebbe essere obiettivo condiviso della comunità internazionale, o almeno dei Paesi Europei. Qualsiasi mediazione non può che procrastinare il problema, trascinando il Libano in uno scenario da guerra civile per i prossimi decenni.

Secondo me quello che più può mettere sulla strada giusta è il grande insistere di Hezbollah sul fatto che si sarebbe trattato di un incidente.

Un po’ di vecchie cose, per chi non fosse molto al corrente delle vicende libanesi, qui, qui e qui, e magari anche questo.

barbara

QUEL GRAN FESSO DEL GAD LERNER

lui sa sempre come fare

lui con una penna in mano fa barattoli… (piermanzoniani, per la precisione)

Per la ‘Repubblica’ 2.0 i ribelli neri sono l’Isis

Me ne infischio se qualche zoticone [è chiaro? Se non sei d’accordo con lui sei uno zoticone. E giustamente un appartenente ai moralmente superiori se ne infischia di ciò che pensa la plebe] mi accuserà di fare il censore o il sacerdote del “politicamente corretto’: Trasecolo ugualmente imbattendomi sulla prima pagina di Repubblica, con seguito nel suo paginone culturale, di un testo che in altri tempi su quel giornale mai sarebbe stato pubblicato senza prenderne le dovute distanze [sappiamo caro, sappiamo com’era Repubblica, sappiamo cos’era Repubblica quando regnava il suo fondatore, antisemita fino alle budella e mentitore seriale: abbiamo buona memoria, non preoccuparti. Ma tu che, a macello siriano ampiamente avviato, ti sei fatto raccomandare presso Assad con la nota “è ebreo, ma odia Israele”, non ti lasciavi certo impressionare da un po’ di antisemitismo, vero?]; magari tra i commenti e sottoposto a contraddittorio [eh già, il contraddittorio, questo illustre sconosciuto quando a essere pubblicati in prima pagina erano i deliri filo terroristi]. Il titolo suona vagamente spengleriano [dai, su, diamoci una pennellata di cultura], sulla scia del tramonto dell’Occidente: “Dalla mia finestra osservo New York cancellare la Storia” A cancellare, niente meno, la storia americana sarebbe il movimento di protesta antirazzista Black lives matter. [Quelli che non esitano ad assassinare seduta stante una donna che si permette di obiettare che “All lives matter”] E la finestra da cui viene osservato cotanto scempio è quella del designer Gaetano Pesce, autore delle “riflessioni d’artista” [naturalmente non è Pesce a definirle così, bensì il buon gaddino, a scopo manifestamente derisorio e denigratorio]  che seguono. Pesce manifesta ribrezzo nei confronti della “prepotente protesta di certa minoranza afroamericana”, [ma che assurdità! Come può venirgli in mente di definire prepotente una giusta protesta tanto tranquilla e pacifica?!] fomentata da “bande di professionisti della ribellione” [mentre sappiamo benissimo che sono tutti dilettanti della ribellione, che hanno abbandonato i propri posti di lavoro per andare a protestare] – poteva mancare? “probabilmente finanziati da misteriosi sostenitori: Manca il solito nome di Soros, [e lo sai perché manca, caro? Perché è del tutto superfluo: lo sanno tutti – tranne i fallocefali come te – che fra i finanziatori di questa guerra terroristica contro la civiltà quell’autentico signore delle tenebre non poteva mancare, e infatti non manca] agitato continuamente a mo’ di spauracchio da Trump, [e figuriamoci se non saltava fuori il kattivissimo Trump, e pazienza se c’entra peggio dei cavoli a merenda] ma l’insinuazione basta e avanza. Pur riconoscendo deprecabile l’omicidio di George Floyd ad opera di “un poliziotto con gravi problemi psicofisici” (poverino, ndr) [mentre i “problemi psichiatrici” dei terroristi islamici, tutti senza eccezione quelli che vengono a seminare morte in casa nostra, sono serissimi e soprattutto autentici], Pesce non esita a far suo un paragone infamante: “Le gravi proteste-sommosse e relative distruzioni accomunano i loro fautori ai reazionari dell’Isis… e ai talebani quando fecero esplodere le grandi statue di Buddha’ [invece di mettere un aggettivo del tutto privo di senso (infamante per chi? infamante in che senso?) non sarebbe stato meglio spiegare che cosa c’è che non va, secondo la tua eccelsissima mente, in questo paragone?]: Un bel modo di etichettare sulla progressista Repubblica nuovo movimento per i diritti civili [devastare è un diritto civile? Rubare è un diritto civile? Incendiare è un diritto civile? Rapinare è un diritto civile? Stuprare è un diritto civile? Assassinare è un diritto civile?]. Accusato di abbattere monumenti eretti in onore non solo degli eroi americani, ma anche di Gesù Cristo e di Santa Maria [? Non lo hanno fatto?]. Lanciato in un’ardita contrapposizione tra “i malanni e le ingiustizie” che colpiscono la minoranza afroamericana e la sopraffazione maschile sulle donne, Pesce rincara la dose: la componente femminile è oppressa anche nella minoranza afroamericana e “sicuramente nel continente Africa’: Come dire: a che titolo protestate voi neri, proprio voi che in Africa opprimete le donne? Ennesimo stereotipo di matrice colonialista travestito da denuncia sociale [L’oppressione delle donne stereotipo? Ma sai di che cosa stai parlando, ne hai una qualche vaghissima idea, grandissimo pezzo di residuo di alimenti digeriti che viene espulso?]. Non manca, ovviamente, la più diffusa storpiatura del pensiero di Pier Paolo Pasolini che avrebbe scelto [HA scelto] di stare dalla parte dei poliziotti contro “le orde di giovani europei’ [in che senso è una storpiatura?]; dei quali “la stragrande maggioranza trovava un passatempo nel bruciare, rompere, demolire, rubare, ecc.’: Roba da neurodeliri [cioè non è da neurodeliri che della gente passi il proprio tempo a bruciare, rompere, demolire, rubare, ecc., no, ci mancherebbe: da neurodeliri è denunciare tutto questo]. Orbene. Qui non si contesta al nuovo corso di Repubblica di mettere in pagina simili corbellerie [caro ragazzo, finora hai messo giù una robusta ammucchiata di parole, ma ancora non hai spiegato perché sarebbero corbellerie. Capisco che comunisti e realtà non sono mai andati troppo d’accordo, ma almeno inventare una qualche spiegazione, per quanto farlocca, giusto così per provare almeno a salvare la faccia, no, eh? Ok, no], se le ritiene interessanti nel contenuto o per l’autorevolezza del firmatario. Ma che senso ha farlo così, alla chetichella? [? Alla chetichella? Ma non hai appena detto che è stato messo in prima pagina? E poi proseguito nel “paginone” culturale? O forse ignori il significato dell’espressione “alla chetichella”, tu che non esiti a sbeffeggiare e perculare con pesante sarcasmo tuo padre che, avendo avuto ben altre priorità e necessità, non si è potuto permettere di studiare e il suo italiano, lingua straniera appresa alla meno peggio insieme a mille altre, è sempre rimasto un po’ approssimativo e impreciso?] Siamo al corrente delle aspre polemiche seguite alla pubblicazione nella (più adatta) pagina delle opinioni del New York Times di un intervento del senatore Tom Cotton che invocava l’uso dell’esercito contro i manifestanti. Tale scelta portò alle dimissioni del responsabile di quella pagina e, in seguito, di un’editorialista filo-Trump [emmipare giusto, mi pare! Uno filo-Trump che pretende di poter parlare? Pubblicare? Lavorare? Ma quando mai! E la sentite, la toccate con mano la soddisfazione di gaddino nostro per la giusta messa al bando degli eretici?]. Un grande quotidiano d’opinione definisce il suo profilo non solo con quel che pubblica, ma anche per come lo pubblica. Per intenderci, dubito che La Repubblica che conoscevo io avrebbe messo in pagina le tesi islamofobe di Oriana Fallaci [ah già: l’osservazione della realtà si chiama “tesi”. E va doverosamente confutata] senza sottoporle a obiezioni di pari rilievo. Pregherei di non invocare a difesa di quella che spero di poter considerare solo una (grave) leggerezza il recente manifesto di 150 intellettuali americani contro il conformismo censorio della cosiddetta cancel culture [cosiddetta? COSIDDETTA?]. Per carità, nel mio piccolo, lo avrei firmato anch’io. Ma tra il rivendicare la libertà d’espressione con la sua inevitabile, scomoda ma necessaria pluralità dei linguaggi [scomoda, non dimentichiamolo mai: la pluralità dei linguaggi – anche se non ho la più pallida idea di che cosa sia una pluralità di linguaggi, non in questo contesto per lo meno – è spaventosamente scomoda. E tanto tanto fastidiosa,oserei dire], e lasciare libero sfogo a farneticazioni grossolane [notiamo che il signor Lerner ha ricevuto mandato divino di etichettare le opinioni altrui] elevate alla dignità della pagina culturale, ce ne corre [Hai ragione! Censura! Guarda come funzionava bene sotto il compagno Stalin! E soprattutto guarda come funziona tuttora a meraviglia in Cina, con lo straordinario vantaggio di fare centinaia di migliaia di morti in tutto il mondo e mettere in ginocchio l’intera economia mondiale! Quelli sì che sanno come si vive, altro che le nostre ridicole pretese di libertà di pensiero e di espressione!]. Grazie al cielo possiamo condannare l’abbattimento delle statue pur riconoscendo che Black lives matter non è cancellazione bensì passaggio fondamentale della storia americana (qui). [E ora con permesso, che devo andare un momentino a vomitare]

NOTA: DI Gad Lerner si era già parlato anche qui.

Aggiungo, prima di chiudere il post, una breve documentazione di quanto sta accadendo in queste ore a Portland.

Geopolitical News PR

Stati Uniti: la città di Portland è ormai fuori controllo e l’arrivo dei federali ha peggiorato la situazione.
Negozi dati alle fiamme, dai ristoranti ai supermercati, danni per milioni di dollari.
La vera peculiarità? I manifestanti Antifa e Black Lives Matter fanno irruzione ovunque alla ricerca di bandiere americane e di Bibbie da bruciare. Decine i roghi appiccati ogni giorno, decine i negozi vandalizzati, pochi gli arresti.
Portland come Seattle, in tutti gli Stati Uniti stanno nascendo zone grigie fuori dal controllo statale in mano alla sinistra radicale.
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SPIGOLATURE RACCATTATE QUA E LÀ

Enrico Richetti

TACI, IL VIRUS TI ASCOLTA!

Dopo la disfatta di Caporetto bisognava mantenere il segreto su come e dove sarebbe stata preparato la controffensiva. Lo avessero saputo gli austroungarici, non avremmo vinto la guerra.
Durante i terribili mesi della disfatta del Covid il comitato tecnico scientifico ha redatto verbali su come difendersi dal virus. Li ha secretati per impedire che il virus, che sa leggere, scrivere e far di conto, venute a sapere le misure, ci sconfiggesse anticipando le nostre difese.
E’ bellissimo avere come Capo del Governo l’uomo più intelligente del mondo. Novello Churchill, novello Armando Diaz.

Quel capo del governo che ha nutrito gli entusiasmi bagnati di un sacco di gallinelle, soprattutto quando ha magistralmente “asfaltato Salvini e la Meloni”, perché si sa che compito essenziale di un governo è asfaltare l’opposizione, e allora ricordiamo:
favore delle tenebre
Che a me fa venire in mente questa cosa qui

Negate, negate sempre, negate anche l’evidenza. Però prima infilatevi almeno gli slip. (Francesca Mazzantin, qui)

Ecco, il signor conte si è proprio dimenticato di infilarsi gli slip, e si è fatto sorprendere a negare l’evidenza coi pendagli al vento. E direi che ha ragione anche quest’altro signore qui:
stato di emergenza
Enrico Richetti

Abbiamo un ottimo capo del Governo e un’ottima ministra della pubblica istruzione. Hanno intuito quello che all’estero non hanno capito ancora.
Se gli alunni si siederanno, magari alternati, su banchi tradizionali, anche monoposto, saranno facile preda del virus. Se invece i banchi avranno le rotelle (che mancano a parecchi personaggi altolocati) gli studenti, vedendo il virus avvicinarsi, potranno scivolare in tutte le direzioni, e il virus, lanciatosi per infettare lo studente, sbatterà la testa contro il muro, morendo sul colpo.
Avere il capo del Governo più intelligente del mondo dà molti vantaggi….!

Giulio Galetti

SE NON ARRIVA SANGUE AL CERVELLO…

Roma, 29 lug. (askanews) – “Se non arrivano tutti i banchi richiesti… vorrà dire che l’offerta non ha raggiunto i livelli qualitativi e quantitativi rispetto alla nostra domanda”

SEARCH & REPLACE

“banchi” con “mascherine”

E se l’uva non vuole saperne di maturare, è evidente che la colpa è unicamente dell’uva.

Fabio Rampelli

LAMORGESE SCARICA CLANDESTINI NEL LAZIO E ZINGARETTI NON BATTE CIGLIO. PULLMAN ELUDONO TEST SOTTO NASO RAGGI. È EMERGENZA NELL’EMERGENZA

Oltre agli sbarchi incontrollati sulle coste italiane, con i Cara e gli hotspot in sofferenza, partono anche i trasferimenti dei clandestini da una regione all’altra.
Il ministro dell’Interno Lamorgese scarica 334 migranti dalla Sicilia alla Regione Lazio, di cui 15 positivi al Covid mentre 9 risulterebbero addirittura irreperibili. Il governatore Zingaretti non batte ciglio e accoglie, in un territorio dove la situazione potrebbe non reggere per stessa ammissione dell’assessore alla Sanità: ‘così il meccanismo non può funzionare, si rischia di sovraccaricare il sistema sanitario già sotto pressione da mesi’.
Il Lazio è già contaminato da focolai d’importazione estera, in particolare dal Bangladesh e dall’Est Europa. Una situazione che non sembra proprio sottocontrollo, come dimostra il mistero dei pullman spariti che sotto il naso della sindaca Raggi sfuggono al controllo dei test sierologici sulla Tiburtina per chi arriva a Roma. Ed il sospetto – come riportato oggi sulla stampa – è che molti viaggiatori si facciano lasciare altrove dagli autisti per eludere i tamponi. Siamo all’emergenza nell’emergenza, e il Governo Conte spalanca le porte all’immigrazione irregolare.

E tuttavia, nonostante l’intenso impegno a riempire l’Italia di clandestini positivi, distribuendoli accuratamente per tutta la penisola, lasciando loro la libertà di allontanarsi incontrollatamente dalle zone di quarantena, allo scopo evidente di scatenare la promessa seconda ondata, in previsione della quale è stato prorogato il regime di dittatura e dello stato di polizia, pare che la natura abbia deciso di frustrare i loro progetti
covid-clandestini
E chissà dunque che cosa si inventeranno ancora per provocare una nuova epidemia che permetta loro di tenersi ben salda la poltrona sotto il sedere.

Mutarella

Chiamiamolo Mutarella, Sergio Mutarella. Unico paese europeo, coi tassi attuali più bassi di ricoverati e deceduti per il virus, l’Italia subisce dal governo in carica un provvedimento che non ha precedenti nella nostra storia repubblicana, nemmeno al tempo più acuto del terrorismo: il prolungamento dello Stato d’emergenza. Non pochi costituzionalisti si espongono a dire che è una violazione della Costituzione, un abuso, un’inutile restrizione. Non c’è alcuna ragione sanitaria, confermano i medici e i virologi non allineati al potere politico-sanitario. In caso precipiti la situazione, si proclama lo stato d’emergenza. Ma tanti tacciono.
Su tutti, tace lui, il Garante della Repubblica, il Custode della Costituzione, il Capo dello Stato Mattarella. I suoi silenzi sono la vera polizza di sopravvivenza per il governo cialtronesco del nostro Paese. Quella polizza lui la firmò quando disse, minacciando non solo grillini e sinistre ma anche berlusconiani e renziani, che se fate cadere Conte non c’è che il voto. Paura, il voto. Allora, la paura del voto si combatte con la paura del virus.
Il Parlamento ha così votato con l’emergenza l’autoconservazione del posto per molti di loro; l’annunciato soccorso dei berlusconiani si configura nella stessa specie. Poi c’è l’inefficacia dell’opposizione, l’assenteismo sospetto alla Camera.
Ma la cosa più grave è il silenzio della Massima Carica prima che Conte portasse al voto sull’emergenza; il silenzio della Corte Costituzionale, e magari dell’Europa e le sue corti. Mattarella e la presidente della Corte Suprema Cartabia tacciono; sono le Zittelle, e non nel senso del romanzo di Tommaso Landolfi.
Ma tutti stanno zitti se non dice nulla lui, il Presidente, che è anche un giurista. E il Presidente lascia che un improvvisato premier, dal curriculum taroccato, mai eletto in parlamento e in altra assemblea elettiva, mai annoverato tra i tecnici e le risorse della Repubblica, che ha guidato due governi opposti, che porta a profitto individuale una tragedia nazionale, che governa a colpi di decreti, vanterie e conferenze stampa one-man-show, possa impunemente ridurre in cattività un Paese, mettere sotto tutela la Democrazia e la Libertà, violare i diritti (altro che Orban) e firmarsi una proroga allo sfratto da Palazzo Chigi. Perché altra ragione non c’è all’emergenza, che tende a farsi stato d’eccezione, anticamera delle dittature. E se viene proclamato quando non c’è virulenza epidemica, figuriamoci cosa accadrà quando ci sarà davvero qualche avvisaglia. Non dite che lui magari dispone di informazioni a noi ignote; perché quei dati allarmanti non li hanno nemmeno Merkel e Macron, se non hanno proclamato lo stato d’emergenza, figuriamoci se ce li ha solo lui.
La sua è una dittatura temperata dalla cialtroneria, finalizzata a conservarsi il posto più che a stravolgere il paese. Ma è una dittatura strisciante, come si dice dei vermi e delle forme implicite.
Il silenzio di Mattarella è davvero assordante. È il silenzio sull’indecente gazzarra della magistratura e del Csm; il silenzio sullo scempio scolastico, unico paese in Europa a chiudere per primi e a non aprire ancora le scuola; il silenzio sugli sbarchi di clandestini, e di infetti, con cui saltano tutti i rigori invece pretesi per gli italiani. È il silenzio sul Parlamento esautorato a lungo, e a lungo oltraggiato, silenzio sulle esternazioni debordanti del premier o davanti a decreti che gridano vendetta davanti a Dio e alla Costituzione, alla logica e alla grammatica. Lui si palesa solo per premiare scrittori negazionisti delle foibe, per celebrare quasi ogni giorno la Shoah e magari qualche strage su cui si può imbastire la solita lettura.
Qualcuno dice: ma lui è sobrio e taciturno, è siculo, non esterna, fa le cose nell’ombra, al riparo dalla ribalta. Vorrei crederci, me lo auguro, ma quando poi vedi che nulla cambia e nulla succede, quando vedi che Conte annuncia di voler prolungare l’emergenza e nessuno lo ferma, lui va in Parlamento e chiede il voto, allora hai l’impressione che la moral suasion di Mattarella, le sue pressioni sotterranee o sottocutanee siano inefficaci o addirittura inesistenti.
Ci stiamo avvicinando alla sua scadenza al Quirinale e ci auguriamo che non gli rinnovino il mandato; ma quando si sentono i nomi alternativi, le manovre in corso, e il vuoto spinto del centro-destra sui nomi e le strategie, capisci che accadrà quel che accade ormai da decenni: sarà eletto un Presidente voluto dalla sinistra, non super partes; non un PdR ma un Pd, o paraggi. Diciamo un Pd filo-grillino, magari frutto di un patto obliquo con Berlusconi.
Negli ultimi cinquant’anni è andata così: gli unici due presidenti che non obbedivano al coro guidato dalla sinistra, vale a dire Giovanni Leone e Francesco Cossiga, sono stati massacrati con un linciaggio mediatico-politico-giudiziario. Tutti gli altri, compreso il Presidente bigotto che veniva dalla Dc più conservatrice, Oscar Luigi Scalfaro, sono stati dalla parte opposta e non per la sola messaggeria istituzionale: hanno operato e manovrato in quella direzione, pilotando la nostra democrazia e i verdetti elettorali. Sandro Pertini fu più vicino ai comunisti che agli stessi socialisti da cui proveniva; Ciampi, almeno, fu corretto e infatti con lui un governo di centro-destra non fu rovesciato per ben cinque anni. Poi venne il gran manovratore Giorgio Napolitano e il gran silenziatore Mattarella. Il Quirinale è appannaggio della sinistra & C. Ed essendo la prima carica dello Stato, diventa il parametro per tutte le cariche decisive e l’arbitro di tutte le operazioni politiche e trame istituzionali. Infatti sono anni che il Pd perde le elezioni ma poi vince il governo, da un decennio c’è sempre un ribaltone e dopo un giro ce lo ritroviamo lì, al potere. Nel momento più difficile della nostra repubblica, al Quirinale hanno tolto il sonoro, ed è comparso Mutarella.

MV, La Verità 31 luglio 2020, qui.

Già, il figlio di Bernardo.
figlio di Bernardo
Vi regalo ancora Jonathan Isaac,
Jonathan Isaac
cristiano, nonostante nome e cognome ebraici, nero come tutti gli altri, sicuramente non meno antirazzista degli altri, ma con una dignità che gli altri, che si prestano alla consueta e ormai di moda pagliacciata (ma con un consistente ammortizzatore per terra, non sia mai che si facciano la bua ai ginocchietti) neanche si sognano.

E infine un avviso per chi ha bambini che vanno a scuola: preparatevi:
gender scuola
(ma voi, da uno con questa faccia, comprereste un’auto usata?)

barbara

DUE PAROLE SULLO STATO DI EMERGENZA

Michele Ainis è uno dei Costituzionalisti più noti e apprezzati. Scrive per La Repubblica, è abituato a prendere posizioni nette. Partiamo dallo stato di emergenza.

«Chiariamo subito. Si può dichiarare lo Stato di emergenza. C’è il codice della protezione civile che lo prevede, e la Corte lo ha giudicato legittimo».

Conte sostiene proprio questo.

«Vedo che il presidente del Consiglio si difende dalle critiche con un dato in apparenza incontestabile: dal 2014 – dice – è stato dichiarato 154 volte e rinnovato 84 volte». [ho corretto, controllando le fonti, alcune sviste dell’articolo]

Sembrerebbe così. Perché allora lei dice «in apparenza»?

«Sei vai a controllare scopri che si tratta sempre di casi circoscritti e legati perlopiù a calamità naturali: frane, terremoti, esondazioni… »

E la differenza con il Covid quale sarebbe?

«È la prima volta che lo stato di emergenza riguarda tutta l’Italia. Non è circoscritto geograficamente. Questa è già una anomalia enorme».

E poi?

«Partendo da questo stato di emergenza si possono emanare delle ordinanze in deroga a qualsiasi legge dello Stato. E questo è abnorme».

Esempio.

«Se con un Dpcm dico: da domani tutti in giro con l’ombrello, domani tutti sono obbligati a girare con l’ombrello».

Da questo cosa consegue?

«Che la decisione sull’emergenza non può essere raccontata come una decisione marginale, o amministrativa: per me è la scelta più politica che si possa adottare».

Conte dice: «Il problema non va enfatizzato».

«Non puoi dare in messaggio così contraddittorio; non c’è problema, le misure sono più blande, però c’è sempre lo stato di emergenza».

Questo si ripercuote sul modo di governare?

«Ovvio. Conte non ha escluso di ricorrere ancora ai decreti del consiglio dei ministri».

E lei lo considera disdicevole?

«Sì, e provo a spiegarle perché. Premessa. Noi in questi anni abbiamo fatto strage delle parole. L’emergenza è diventata una parola abusatissima. E l’abuso dell’emergenza la conseguenza successiva. Ci siamo talmente abituati al decreto legge, al punto da dimenticarci che è anch’esso uno strumento di emergenza. E siccome non bastava siamo passati al governare con il Dpcm».

E lei come giudica questa scelta di Conte?

«Un abuso, intanto perché il confine del Dpcm è quello di un atto amministrativo, non di un atto normativo. La legge vale per tutti. Mentre un intervento amministrativo è un atto individuale e concreto».

Serve un esempio.

«Un sindaco, ad esempio, può espropriare un terreno per una emergenza ambientale. Però non può normare sull’esproprio».

Esatto. Una legge è l’unico strumento che può normale un atto generale.

«Durante l’emergenza Covid questo paletto è saltato. Si incideva sulle libertà individuali dalla circolazione al culto senza un voto del parlamento. È stata una grave violazione delle libertà costituzionali».

E come è potuto accadere?

«Con quello che io chiamo un trucco-Matrioska. Prima il governo ha scritto un delega in bianco e l’ha inserita dentro un decreto, il 6/2020. Poi in virtù di quella delega ha iniziato a governare con ordinanze che abbiamo appena visto – intervenendo su alcuni diritti fondamentali dei cittadini».

E non si poteva, secondo lei.

«Le libertà sono garantite con forza di legge. Derogarle con il Dpcm è stata una violazione costituzionale».

Perché non si può fare con uno strumento amministrativo?

«Esatto. Il decreto è votato dal Parlamento e vagliato dal Capo dello Stato. Quello strumento è privo di ogni controllo. Essendo uno strumento amministrativo, su qualsiasi provvedimento – metta una multa a uno che passeggiava – potrebbe pronunciarsi il Tar».

Davvero?

«Beh, se è un atto amministrativo può essere annullato dal Tar!».

Cosa la preoccupa di più?

«L’incubo di ogni costituzionalista: il precedente. L’emergenza sanitaria attiva illegittimamente il congegno-matrjoska per cui un decreto in bianco attiva il dpcm, che interviene sulle libertà costituzionali. E cosa accadrebbe se questo stesso meccanismo, in un qualsiasi domani venisse arrivato in nome di altre emergenze?».

Quali?

«Quelle che vuole lei. Magari in nome di una emergenza sociale, evocando l’ordine pubblico. Magari solo per degli scioperi duri, in questo autunno».

Mi pare un deja vú.

«È il percorso-tipo delle dittature. Ecco perché non ci piacciono le minimizzazioni, e gli abusi. Ecco perché il dito lo punto io, sui negazionisti pericolosi: quelli che negano lo Stato di diritto». (qui)

La cosa che trovo sconvolgente è che io queste cose le sto dicendo dal primo giorno; io: che non sono costituzionalista, che non ho studiato giurisprudenza, niente di niente, che tutto questo fosse un abuso l’ho sempre avuto chiarissimo, e mi chiedo: come è possibile che un sacco di gente, non solo non trovi niente da ridire su tutto questo, ma si attivi energicamente per dare ragione a Conte, non solo la prima volta, ma perfino adesso, con la proroga? A me, sinceramente, questa gente fa paura: come già ho avuto occasione di dire, sono quelli che il giorno in cui il pincopallino insediatosi su quello scranno ordinerà di denunciare il vicino che nasconde un ebreo in cantina, non esiteranno un momento a obbedire.

POST SCRIPTUM

  1. Non ho mai potuto soffrire Andrea Bocelli, che considero un pallone gonfiato.
  2. Non mi sono mai potuta capacitare che ci sia chi lo considera un cantante, o addirittura un tenore, come ho già detto qui.
  3. Dire “Conosco tanta gente e nessuno è finito in terapia intensiva” è una cazzata grande come un’astronave, e altrettanto lo è “la cosiddetta pandemia”: le terapie intensive intasate sono terapie intensive intasate, non cosiddette terapie intensive intasate, e morti sono morti, non cosiddetti morti.

Detto questo

  1. Ha detto anche altre cose, assolutamente sensate e condivisibili, ma sembra che nessuno se ne sia accorto.
  2. In un mondo in cui il solo accennare all’esistenza di problemi di vista, problemi di udito, problemi di deambulazione, quoziente di intelligenza, numero di cromosomi sembra peggio che bestemmiare in chiesa, pare che sbeffeggiare Bocelli puntando sulla cecità sia veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza. E come se non bastasse, sono anche convinti che a uscirne screditato, da battute come “non vede il virus perché è cecato” sia Bocelli.

barbara

INSOMMA, IO BISOGNA CHE LO DICA

e poi sarà quel che sarà: cicciobello “guardate-quanto-sono-figo”
BHL
Bernard-Henry Lévy è un mastodontico pezzo di merda e una mastodontica testa di cazzo. Ecco, adesso mi sento decisamente meglio. Ho cominciato a pensarlo quando ha aderito a JCall, filiale europea di JStreet, organizzazioni sedicenti filoisraeliane, fautrici del BDS, finanziate, tra gli altri, da Richard Abdoo, membro dell’Arab American Institute, da Genevieve Lynch, membro del National Iranian American Council, dall’avvocato Nancy Dutton, già rappresentante dell’ambasciata saudita a Washington, dal National Iranian American [informazioni prese qui] e – sorpresa sorpresa – dal signor Soros [informazione presa qui]. Ho continuato a pensarlo in numerose occasioni nel corso degli anni.  Ne ho avuto la conferma definitiva, se mai ne avessi avuto bisogno, quando ho letto che è andato provocatoriamente in mezzo ai jihadisti libici che, inaspettatamente, gli hanno detto brutte parole come sporco ebreo, che veramente chi mai avrebbe potuto immaginare che facessero una cosa simile, povero cicciobello. Potrebbe bastare? A me sì, a cicciobello no, e così ha la brillante idea di venire a dare lezioni di democrazia in casa nostra. Al governo che ha avocato a sé tutti i poteri, che ha licenziato il Parlamento, cancellato la Costituzione, legiferato per decreto personale come, se non peggio, le peggiori dittature, che ha messo in galera 60 milioni di cittadini innocenti e stabilito multe, per una passeggiata solitaria sulla battigia o una vogata altrettanto solitaria a centinaia di metri dalla riva, multe, dicevo, degne di un’aggressione a mano armata? Ma neanche per sogno! Con l’opposizione, se l’è presa, all’opposizione ha spudoratamente impartito lezioncine di democrazia, il marxista ammiratore del ripugnante pedofilo Sartre, all’opposizione che vorrebbe quelle democratiche elezioni che il governo da un anno impedisce con tutte le proprie forze. E non dovrei dire che è un mastodontico pezzo di merda? Non dovrei dire che è una mastodontica testa di cazzo? Glielo dico sì che glielo dico, e lo mando anche affanculo. E poi gli faccio dire un paio di cosine anche da quest’altro signore.

Quell’arrogante francese che ci offende in diretta tv

Che il virus renda folli, come recita l’ultimo pamphlet del filosofo francese Bernard-Henri Lévy, ce l’ha fatto ben capire il suo autore protagonista – lunedì sera – di un borioso testa a testa con Matteo Salvini nel corso del programma di Nicola Porro Quarta Repubblica su Rete4. Reduce da un viaggio in Libia dove è stato accolto al grido di «uccidi il cane ebreo» e salutato con festose raffiche di kalashnikov ad altezza d’uomo il filosofo ha preferito però concentrarsi su «xenofobia, nazionalismo e sovranismo» mettendo sotto accusa i «barbari» italiani colpevoli di dar la caccia ai migranti «diventati i principali untori del coronavirus». Insomma per l’ex nouveau philosophe il principale problema non è il contenimento di un morbo responsabile della morte di 35mila nostri concittadini, ma la protervia «sovranista» di chi vorrebbe bloccare i migranti infetti bollandoli come possibile causa di una seconda ondata di contagi. In preda a un delirio auto-referenziale il cui unico obiettivo sembrava la conquista delle fila anti-salviniane [che però sarebbero file: le fila sono un’altra cosa. Abbiate pazienza, ma l’italianista che è in me, a questi obbrobri reagisce sempre con acuti crampi allo stomaco] e la vendita di qualche copia in più Henri Lévy è arrivato a liquidare come «terribili ignobili e vergognose» le parole del sindaco di Lampedusa Totò Martello, già simbolo dell’accoglienza solidale e progressista. La colpa imperdonabile del povero Totò, trasformato in icona della peggior xenofobia, è quella di spiegare come i pescatori tunisini, oltre a traghettare migranti a pagamento, gettino le reti nelle acque territoriali di Lampedusa sottraendo pesci e proventi ai loro colleghi italiani. Una verità chiaramente illustrata nel reportage della brava Lodovica Bulian sottotitolato in francese per renderlo comprensibile anche all’ospite francese. Ma per l’indispettito Lévy quelle riprese non contano nulla. Anzi è «vergognoso mostrare immagini di questo genere come se rappresentassero l’opinione del popolo italiano». [perché lui lo sa qual è l’opinione del popolo italiano, urca se lo sa!] Insomma per il presunto campione del pensiero liberale d’oltralpe sarebbe meglio non far vedere – ovvero censurare – un servizio colpevole di «stigmatizzare e individuare come problema qualche barchetta che viene a pescare al largo delle coste italiane». Che quelle barchette abbiano scaricato un terzo dei 12mila migranti arrivati quest’anno – dopo i 600mila sbarcati dalla fine del 2013 – è ça va sans dire irrilevante. I veri problemi degli italiani li conosce un filosofo pronto a dipingere l’Italia come un Paese piegato da mafia e terrorismo e pronto a vendersi a Putin. Un Paese che – come ripete Lévy rivolgendosi a Salvini – «senza l’Europa sparirebbe dalla mappa dell’Europa e dell’economia». «Voce del sen fuggita» – verrebbe da dire visto che l’Italia durante il contagio ha subito il blocco delle forniture sanitarie e ha dovuto attendere cinque mesi per veder abbozzata la promessa, ancora virtuale, del Recovery Fund. Ma per sfortuna degli spettatori di Quarta Repubblica, abituati a dibattiti più pertinenti e informati, la performance del filosofo francese non si ferma là. La vera ciliegina arriva alla fine quando il «filosofo» spiega sotto gli sguardi sconcertati di Porro, che soltanto grazie ai migranti potremo trovare cure e vaccino contro il Covid 19. «Senza immigrazione maghrebina e africana non c’è ricerca e non si troverà mai un vaccino o una cura contro il Covid» ripete l’invasato Lévy citando l’infettivologo di Marsiglia Didier Raoult più famoso, in verità, per aver curato il Covid con la clorochina. «Quindi – conclude – se in Francia o in Italia si troverà un vaccino bisognerà dire grazie ai migranti». A quel punto Henry Lévy avrà anche conquistato qualche lettore anti-salviniano, ma Salvini, in compenso, ha moltiplicato i propri voti.

Gian Micalessin, qui.

Peccato che non l’abbia spiegata quella cosa del vaccino grazie al maghrebini e agli africani: sicuramente migliaia di scienziati, ma che dico migliaia, centinaia di migliaia di milioni di miliardi di scienziati sarebbero accorsi a pendere dalle sue turgide labbra sensuali per riceverne il Verbo. E rivaffanculo, va’.

Quanto al sovranismo, non sarebbe male ricordare che dal 1861 l’Italia è uno STATO SOVRANO, e fino a quando non verremo commissariati, o colonizzati da una potenza straniera, continuiamo a essere uno STATO SOVRANO, con confini internazionalmente riconosciuti e il sacrosanto diritto di difenderli. Alla faccia di chi sputa parole a vanvera.

barbara

BANCHI ULTIMO ATTO

Giulio Galetti

QUEL GENIO DI ARCURI

Mettete da parte tutto quello che avete letto sui BanchiScontro. Lasciate perdere i 21gg per produrre, assemblare, consegnare 1.500.000 banchi con e senza rotelle. Dimenticatevi pure i costi.

Il bando di gara per i BanchiScontro a 6 ruote da destinarsi alle medie superiori, menziona una norma UNI a cui fare riferimento per la necessaria certificazione.

Ebbene quella norma non esiste più da oltre 1 anno sostituita da una nuova norma UNI che specifica l’uso destinato agli adulti. La norma stessa per evitare ogni disquisizione capziosa, cita che l’uso non è consentito negli istituti scolastici.

E adesso? La ministressa più bella del reame e il commissario er mejo fico der bigonzo, quello con quella faccia un po’ così quell’espressione un po’ così
domenico arcuri
se ne accorgeranno? Ne terranno conto? O proseguiranno a testa bassa nel loro delirante proposito? Vero che con lo stato di totale illegalità in cui ci troviamo da sei mesi è come fare la cacca nel letamaio, che uno dice ma chi vuoi che se ne accorga? Tanto più che lo stato di illegalità, la dittatura dell’avvocariato, la sospensione dello stato di diritto è stata prorogata di altri tre mesi, ossia aumentata del 50%. Per poter continuare efficacemente il lavoro, dice. Peccato che 0 più il 50% di 0 fa sempre 0: io ho il pallino della matematica, ma credo che anche alle persone più negate questo risultato sia evidente. E naturalmente con questa geniale proroghetta salteranno, immagino, le elezioni di settembre, che è l’evidente obiettivo del golpe bianco perpetrato undici mesi fa dal figlio di Bernardo.

barbara

LA DOMANDA MIGLIORE

A proposito dei banchettini con le rotelle (insieme a molte altre osservazioni assolutamente sensate) da parte di uno studente di liceo:

Ho un altro grande interrogativo, cosa succederebbe in caso di terremoti? (qui)

La signora ministressa che noi amiamo criticare perché è donna e giovane e bella e grillina, noi donne perché moriamo di invidia perché nessuna di noi potrà mai competere con lei, gli uomini perché non potranno mai aspirare ad averla, entrambi perché non potremo mai competere con lei in intelligenza e competenza e senso pratico, si è posta questo quesito? Io ho vissuto due episodi di terremoto in classe. Per fortuna il terremoto, non importa quanto forte, non mi getta nel panico, per cui non mi è stato difficile mantenere calmi anche gli scolari. In entrambi i casi si è trattato di scosse sufficientemente leggere da non muovere banchi e sedie così
banco legno
ma anche sufficientemente forti da scaraventare uno addosso all’altro quegli assurdi banchi rotellati.

barbara

LA STRATEGIA DEL TERRORE

Quella che da cinque mesi governo e mass media stanno perpetrando contro di noi per tenerci imprigionati, per impedirci di protestare, per impedirci di votare, per impedirci di togliere le poltrone da sotto il loro reverendissimo culo. Guardate questo esempio.

Angelo Michele Imbriani

Nelle Marche viene scoperto un “positivo”. Viene “interrogato”. Rivela che ha partecipato ad una cena con trenta ex compagni di classe. Vengono rintracciati i trenta, sottoposti a tampone. Risultano tutti negativi, ma vengono messi ugualmente in isolamento domiciliare.
Nessun regime totalitario è mai arrivato ad annullare in questo modo la libertà personale. I regimi totalitari colpivano i dissidenti politici, ma non arrivavano a trattare come pericolosi criminali cittadini comuni, inoffensivi e perfettamente sani.
Ma davvero vogliamo sopportare tutto questo?
Ma davvero a tanti non fa nessuna impressione?
Ma davvero tanti li approvano pure questi abusi?
Chi risponde si a una di queste domande è vivamente pregato di dirmelo, perché voglio sapere con chi ho a che fare.

E si trova gente che dice che sì, hanno ragione, hanno fatto bene, meglio essere prudenti, non possiamo rischiare. Meglio trenta ragazzi sani chiusi in casa per un mese nel pieno dell’estate che… Che cosa? Già, che cosa?

E proseguiamo.

Dott. Francesco Oliviero: “un esercito di persone rese clinicamente psicotiche dai media”

 “Guarda che questi non li recuperi più.

Andati. Per sempre.
Non c’è psicoterapia che possa guarirli, non c’è psichiatra al mondo.
Sono un esercito di persone rese clinicamente psicotiche.
Il terrorismo di media, Governo e istituzioni ha fatto presa alla perfezione, provocando danni psicologici irreversibili.
Sono vittime.
Non vanno schernite, non vanno offese.
Vanno profondamente compatite, aiutate e comprese.
Sono quelli che ancora oggi hanno paura del virus, nonostante l’emergenza sia terminata da tre mesi.
Nonostante da tre mesi le terapie intensive siano deserte.
Oggi il virus, nella peggiore delle ipotesi, fa gli stessi danni del raffreddore.
In terapia intensiva non ci entra nessuno nemmeno per sbaglio, nonostante i contagi non si siano mai arrestati.
Quando ci comunicano i dati sui nuovi contagi o quando ci avvisano di nuovi focolai, è come se ci stessero aggiornando sul numero dei raffreddati.
Focolai di persone sanissime, tutti asintomatici, che non si sarebbero nemmeno mai accorti di essere contagiati se non gli avessero fatto il discutibilissimo tampone.
Sono quelli rimasti a marzo, con in mente ancora le immagini scioccanti degli intubati, dei furgoni dell’esercito che portano via le bare.
Sono rimasti a marzo.
Si sono persi quattro mesi di errori e progressi terapeutici, di autopsie, di trombosi venose, di clorochina ed eparina, di terapia domiciliare, di protocollo off label, di carica virale quasi azzerata.
Sono ancora a marzo.
Gli basterebbe guardare i dati delle terapie intensive degli ultimi tre mesi per tranquillizzarsi ma niente, nulla può guarirli in questo momento, nulla può restituire loro la lucidità.
Ripongono una fiducia totale e incondizionata nei confronti dei media e delle istituzioni.
Mai potrebbero dubitare. Non potrebbero mai accettare l’idea di essere ingannati o manipolati.
Non potrebbero mai pensare che media, Governo e istituzioni possano essere corrotti da chi ha smisurati capitali e specifici interessi.
Crollerebbero tutte le certezze, crollerebbe il mondo intero.
Per questo si fidano ciecamente e non mettono mai in discussione nulla.
E’ quasi una forma di autodifesa.
Preservano una visione fanciullesca della realtà che li aiuta sicuramente a vivere meglio ma in alcuni casi può diventare parecchio pericolosa.
Sono quelli in prima fila per il vaccino, anche senza sperimentazione, pazienza.
Gli hanno ripetuto all’infinito che potranno tornare a vivere solo dopo il vaccino e così sarà.
Un vaccino contro qualcosa che purtroppo non è vaccinabile, contro qualcosa che non rappresenta più un pericolo, già da tre mesi.
Sono quelli che gridavano di stare a casa, che urlavano al runner, che denunciavano i vicini, che strillavano di non riaprire così presto.
Hanno contribuito a mandare in default il Paese, hanno sostenuto ideologicamente i mandanti e i complici esecutori di questo scempio epocale.
Sono quelli che normalmente cadono per primi.
Se non è per un vaccino sarà per qualcos’altro. Una medicina sbagliata o una non presa, come il Plaquenil.
Totalmente scoperti, sempre in balia delle persone sbagliate, manipolati e indotti all’autolesionismo.
Sono quelli che non vanno scherniti e non vanno offesi.
Vanno solo profondamente compatiti, aiutati e compresi.” (qui)

E ora che chi doveva morire è morto e chi doveva guarire è guarito e di malati non ce ne sono quasi più, il bollettino quotidiano continua a ribattere tristemente, come una campana a morto “Aumenta di pochissimo il numero dei guariti”. Il giorno che non morirà più nessuno ci ripeteranno quotidianamente: “Non accenna a diminuire il numero dei morti”. E nel frattempo

MAI PIÙ la sinistra al Governo
militari in spiaggia
MILITARI con il MITRA SPIANATO in mezzo ai BAGNANTI per controlli anti assembramenti.
Nel frattempo a Lampedusa alle barche che violano i confini nazionali, con potenziali jihadisti a bordo, viene steso il tappeto rosso.
L’Italia capovolta, funziona tutto al contrario. Vi sembra normale ciò che sta accadendo?
I vertici del Ministero dell’Interno e del Ministero della Difesa devono risposte ai cittadini sullo scempio al quale stiamo assistendo.

Devono? Diciamo dovrebbero, ma loro se ne guardano bene, e noi continuiamo a restare qui, come un gregge di pecore.

Stefano Zangrillo

Il Ministro dell’Interno Lamorgese, lancia l’allarme Covid dovuto alla movida e agli aperitivi dei ragazzi. Sono sbarcati 11mila clandestini, la percentuale di infetti è del 30% ed ha ben pensato di distribuirli in tutta Italia, ad esempio in Basilicata dove non c’è stato mai un caso, ora ne hanno 30 importati. Aumentano i casi in tutta la Nazione di “evasioni” dai centri di accoglienza. Tra i nuovi arrivi, sono stati beccati anche integralisti islamici, terroristi, ma le stesse forze dell’ordine hanno detto che non ce la fanno a controllare tutti perché sono tanti, quindi, non è escluso che qualche “risorsa” terroristica giri a piede libero. Il Ministro tuttavia ha detto “dobbiamo tendere la mano ai tunisini, stanno vivendo una dura crisi economica” gli italiani no, la mano non si tende mai, anzi, i giovani, i bar, i ristoranti, gli aperitivi e la movida sono il vero problema magari da risolvere con un altro lockdown o per dirla come la grillina Castelli “cambino mestiere”. Un problema come lo sono i “Decreti Sicurezza” di Salvini, infatti il Ministro dice “Siamo vicini al traguardo per cambiarli, ci siamo”. Che bellezza! Finalmente le ONG potranno incrementare il traffico, le cooperative rosse tornare a mangiare e i “restiamo umani” a brindare, quegli aperitivi lì sono tutti leciti, vero Mattarella? Su questo non ti pronunci?

Fosse solo su questo che il figlio di Bernardo non si pronuncia!

Voi comunque non andatevene, che adesso viene il più bello, con questa splendida dimostrazione di intelligenza, di coerenza e soprattutto di educazione e di rispetto di questo sinistro Angelo Azzurro.

barbara

E TORNIAMO A PARLARE DEI FAMIGERATI “MONOBANCHI”

La parola all’addetto ai lavori.

Banchi singoli, parla un produttore: “Chi ha scritto il bando è un incompetente totale”

di Andrea Carlino

A Il Foglio parla Emidio Salvatorelli di Vastarredo, la più grande azienda di arredo scolastico in Italia. Non parteciperà al bando così come altre aziende italiane.

“Impossibile, noi abbiamo una capacità produttiva al massimo di 30mila banchi al mese. Lo sanno quanti sono 200mila banchi? Sono 200 autotreni di materiale che devo ordinare, 40 autotreni solo di pannelli, 150mila chili di ferro. Se anche lo volessi fare, chi mi consegna tutto questo materiale ad agosto? I tempi di attesa sono almeno di un mese e mezzo. Soprattutto, poi, dove poggio la roba, io ho 30mila metri quadrati di spazio, ma per tutto questo materiale non c’è spazio. Si parla di un appalto da 10 milioni di euro, ma io nemmeno li fatturo in un anno”.

E poi c’è un problema tecnico: “Tra i requisiti c’è la produzione nei tre anni precedenti di ‘almeno il doppio dei quantitativi offerti’, dunque minimo 400mila banchi. Nessuna impresa soddisfa questo criterio”. (qui)

Quindi la signora ‘azzolina, come direbbero a Livorno, sta chiedendo la luna. Letteralmente. Sarà mica perché in Cina di questa paccottiglia ne hanno da vendere (HAHAHAHAHA! Da vendere! Buona la battuta!), e regalare* novecento milioni alla Cina è sempre una buona idea?

E ora la parola al fisioterapista – sociologo.

Banchi singoli e dinamici, bocciati dal fisioterapista: obbligano ad unica postura, piccole gabbie. Producono chiusura relazionale. INTERVISTA

di Vincenzo Brancatisano

“Il distanziamento sociale a scuola è antitetico. La scuola non deve distanziare ma deve unire. E con questo tipo di banco il rischio è quello di sterilizzare gli alunni dal punto di vista sociale prima ancora che dal punto di vista sanitario”. E’ questo il primo commento di Giuseppe Celesti, dottore fisioterapista e un’altra laurea in sociologia, all’annuncio della ministra dell’Istruzione di dotare le aule di banchi singoli di nuova generazione per consentire il distanziamento sociale tra gli alunni nel difficile rientro a scuola, a settembre.

Un master in Programmazione, Gestione e valutazione dei servizi sanitari e socio assistenziali, Celesti si occupa a Formigine, in provincia di Modena, anche di gestione dei conflitti. Tra i suoi lavori, sviluppo socio economico e salute. Per la sua doppia competenza, gli abbiamo chiesto un parere sui nuovi banchi, di dimensioni ridotte, uniti a una sedia con rotelle, colorati e piuttosto costosi, presentanti dalla ministra dell’Istruzione in una conferenza stampa come funzionali al distanziamento di un metro per contrastare il Covis-19. Intanto, a Radio 24, la stessa ministra Lucia Azzolina, parlando di risorse, ha riferito che “i fondi saranno destinati al rinnovo degli arredi. Banchi singoli permettono di recuperare spazio [? Mettere uno scolaro per banco a un metro uno dall’altro invece che due in un banco a venti centimetri uno dall’altro permette di recuperare spazio? Cioè secondo la signora ‘azzolina un metro occupa meno spazio di venti centimetri? È fortunata la signora ‘azzolina che quando è andata a scuola lei avevano già abolito gli esami di seconda elementare, se no non ce l’avrebbe mica fatta a passare. Resta il dubbio di quali santi in paradiso abbia goduto perché le facessero passare quelli di quinta] e noi al momento, sulla base delle indicazioni del Cts, dobbiamo mantenere il metro di distanza”. Il progetto non riguarderà tutte le scuole e su questo la ministra dell’Istruzione è stata chiara: “I banchi singoli di nuova generazione [di nuova generazione! HAHAHAHAHA! Ma da dove viene fuori questa?] fanno guadagnare metri [no, forse ho capito: li metteranno a castello?] e saranno la priorità di intervento per molti istituti. Su acquisto e distribuzione ci darà una mano il commissariato straordinario per l’emergenza”. La notizia del possibile arrivo di questi arredi ha suscitato un dibattito in rete, tra gli insegnanti, molti dei quali storcono il naso fino a immaginare gli alunni più discoli fare l’autoscontro in classe.

Dottor Giuseppe Celesti, si passa dal compagno di banco all’alunno isolato, ma iniziamo dalla postura.

“Non va bene, c’è uno spazio limitato tra la sedia e l’appoggio e non c’è dinamica. Obbligano a una sola postura, senza possibilità di compensazione”.

Quale sarebbe la postura ideale per gli alunni, per evitare problemi di salute?

“Non esiste una postura ideale. La postura ideale è quella di cambiare sempre postura e movimento. E questa sedia non lo consente, sembra una piccola gabbia, sia pure dorata. Il tavolo è piccolo e non permette comfort e alcuna dinamica. Un alunno molto alto è obbligato a tenere le gambe molto flesse perché difficilmente potrebbe distenderle. Vanno bene per una conferenza o per un seminario ma non per un intero anno scolastico”.

Le sedioline classiche, attualmente in uso, non è che siano il massimo

“Con le sedioline classiche cambia tutto perché ci si può alzare [piccolo refuso? Forse intendeva dire allontanare?] e avvicinare al banco a seconda delle esigenze del momento. Queste potrebbero agevolare problemi circolatori per le compressioni glutee che possono interessare anche il nervo sciatico. Inoltre potrebbero essere discriminanti perché le persone robuste non riuscirebbero a entrarci”.

E sul piano sociologico, quali riflessi ci vede?

“Sul piano sociale è ancora peggio, in questo caso. Si produce una chiusura relazionale, poiché si viene a perdere la complicità nel rapporto tra adolescenti, che è stata sempre esaltata dall’elemento condivisivo. Il banco viene condiviso, crea rapporto paritario, produce anche conflitti, fa proprio maturare l’esperienza conflittuale, che non va mai bypassata, perché fa crescere. Così invece si esalta l’individualismo, rende isolati i rapporti individualistici. E’diseducativo”.

Qualcuno sostiene che il distanziamento potrebbe arginare i fenomeni di bullismo

“Il bullismo si affronta in altra maniera, non certo dividendo i banchi. [Aggiungerei, da addetta ai lavori per 36 anni, che il bullismo si manifesta in massima parte all’ingresso, all’uscita, nei bagni, durante la ricreazione, in palestra, sugli autobus. Per quanto riguarda la parte residua che avviene in classe, non si vede davvero in che modo i banchi singoli possano impedire di tirare oggetti sulla testa della vittima designata quando l’insegnante non vede. Solo un imbecille che non ha mai visto una classe, che non ha mai visto degli scolari, che non ha mai visto un episodio di bullismo può sparare una simile cazzata] Se dobbiamo stare sotto ricatto del bullismo vuol dire che non abbiamo strumenti per affrontarlo. Peraltro il bullismo per così dire fisiologico fa crescere e fa parte della vita perché la vita presenterà sempre situazioni di bullismo, come sul lavoro. Poi non è certamente un banco a prevenire il bullismo. Il banco dà invece la possibilità di mettere persone di etnia, cultura e lignaggio diversi in una comunicazione profonda, anche subliminale. Un conto è stare lontani, un altro conto è toccarsi, ‘sentire gli odori’.

Si diceva prima che verrebbe meno il mito del compagno di banco

“Il banco è un forte elemento di socializzante, i ragazzi ancora non sono maturi e di conseguenza devono stare vicini devono litigare avere complicità sentire la differenza di classe sociale ed eventualmente vivere di speranze ed immaginazione. Non siamo all’università, non è un mondo adulto. Togliere la poesia del litigio dell’ultimo centimetro è un delitto morale e spirituale. Il rischio è di sterilizzare le persone dal punto di vista sociale prima ancora che dal punto di vista sanitario. Distanziare a scuola è antitetico: la scuola deve avvicinare, specie in un momento come questo quando la solidarietà è fondamentale per affrontare ogni tipo di virus”.

Ma con questo arredo l’intenzione à proprio quella di contrastare il contagio del virus

“Guardi, questo è tutto da dimostrare”. (qui)

No, qui il nostro fisioterapista – sociologo si sbaglia: non è “tutto da dimostrare”: al contrario, quello che c’era da dimostrare è già stato ampiamente dimostrato:

Svezia: le scuole aperte non hanno favorito i contagi

Alice Mattei

16/7/2020

Arriva dalla Svezia, paese noto per la sua (discussa, discutibile e probabilmente scellerata) gestione controcorrente della pandemia Covid, la notizia che le scuole aperte non hanno favorito la diffusione del Cogid. Secondo il ministero della sanità svedese, i dati delle infezioni degli scolari in Svezia (dove si è andati regolarmente in classe per tutto il tempo) non sarebbero più altri di quelli della vicina Finlandia, che invece ha osservato il lockdown. 

Secondo un rapporto presentato dalle autorità sanitarie svedesi e finlandesi insieme, nel periodo dal 24 febbraio al 14 giugno, ci sarebbero stati 1.124 casi confermati di COVID-19 tra i bambini in Svezia, circa lo 0,05% del numero totale degli svedesi tra 1 e 19 anni. Nello stesso periodo, la Finlandia ha registrato 584 casi tra minori, pari a circa lo 0,05 della popolazione scolastica. 

“In conclusione, la (chiusura) delle scuole non ha avuto un impatto diretto misurabile sul numero di casi confermati di laboratorio in bambini in età scolare in Finlandia o in Svezia”, hanno affermato le agenzie dei due Paesi nel  loro rapporto congiunto.

Il rapporto ha mostrato che casi gravi di Covid-19 erano molto rari tra i bambini svedesi e finlandesi di età compresa tra 1 e 19 anni, senza che siano stati riportati decessi. Inoltre confronto tra l’incidenza di Covid-19 in diverse professioni non ha suggerito un aumento del rischio per gli insegnanti. (qui)

Cosa del resto già nota da tre mesi. Con buona pace di quelli che “io se non c’è il rischio zero in classe non ci torno” e “io non vado in una classe di alunni che mi respirano addosso” eccetera.

*Regalare, sì, non l’ho scelto a caso il verbo. Perché guardate un po’ qua che cosa ha scovato l’amico Fulvio Del Deo
banchi prezzo
Ora, 30 dollari sono 27,62 euro cioè 272,38 in meno dei 300 dollari che pagheremo per ognuna di quelle ciofechine scomode e dannose (e DI PLASTICA!! In un mondo che ci scassa i maroni un giorno sì e l’altro pure per l’abolizione della plastica, via le posate di plastica, via piatti e bicchieri di plastica per pic nic e scampagnate, via le bottigliette di plastica per bere fuori casa, via tutto e tassa sulla plastica, e adesso ci portiamo a casa decine di migliaia di tonnellate di plastica?!), il che significa che dei 900 milioni di euro che daremo alla Cina, 817.140.000 saranno regalati. Loro ci hanno regalato 35.000 morti e il collasso dell’economia e noi gli regaliamo quasi un miliardo di euro: mi sembra uno scambio equo.

E infine, grazie sempre a Fulvio Del Deo
bruciare banchi
(io restavo a guardarli cercando il coraggio per imitarli)

barbara