ALLA PERIFERIA DELL’ATTENTATO

I vigliacchi occidentali se la fanno sotto sull’Islam

Le 15 coltellate a Salman Rushdie e i benpensanti che non chiamano più alla difesa della libertà di parola perché l’hanno già persa. Ho paura anch’io dei fanatici di Allah, ma anche dei nostri fifoni

Il 26 settembre del 1988 apparve presso la casa editrice Viking Penguin il romanzo dello scrittore anglo-indiano Salman Rushdie, I versetti satanici. Quindici giorni dopo arrivarono le prime minacce di morte. A Bolton, in Inghilterra, il libro fu bruciato in piazza il 2 dicembre. Il 4 dicembre alla moglie di Rushdie arrivò la prima telefonata: “Ti prenderemo stasera al 60 di Burma Road”. Era il loro indirizzo di casa. Il 28 dicembre arrivarono le minacce di pacchi bomba negli uffici della Viking Penguin. Il Capodanno trascorse senza incidenti. Il 1989 cambia tutto. Era il giorno di San Valentino, quando dall’Iran arrivò la fatwa di Khomeini: “Informo l’orgoglioso popolo dell’Islam che l’autore dei ‘Versetti satanici’ che è contro l’islam, il Profeta e il Corano, e tutti coloro che sono implicati nella sua pubblicazione sono condannati a morte”. Il giorno stesso Rushdie e la moglie furono prelevati dalla loro casa a Islington, a nord di Londra, dal servizio segreto inglese, per essere portati nelle oltre cinquanta “case sicure” in cui lo scrittore avrebbe vissuto per dieci anni. I due sono protetti da un apparato di sicurezza gigantesco e costosissimo, simile a quello riservato a un capo di stato. Per anni nessuno sapeva dove vivesse. Quando Rushdie dovette tenere una lezione all’Institute of Contemporary Arts in London, fu l’amico e premio Nobel Harold Pinter a leggerla al posto suo. Per intervistarlo, il regista David Cronenberg alla vigilia dell’appuntamento riceve una telefonata di uno 007 inglese. “Un agente ti incontrerà nella lobby del tuo albergo”, disse, “il suo nome è Sinclair. Prenderete un taxi insieme che vi condurrà a un luogo top secret”. Come ha scritto Daniel Pipes, l’ufficio di Londra assomigliava a “un campo di battaglia”, con la polizia di guardia, i metal detector e una scorta per i visitatori. Nella sede di New York, i cani addestrati annusavano i pacchetti della posta e gli uffici furono definiti un “luogo sensibile”. Molte librerie furono attaccate e molte altre si rifiutarono di vendere il libro. Rushdie scomparve, come in una nuvola. Fu la prima volta che, in nome dell’Islam, uno scrittore veniva condannato a evaporare dalla faccia della terra, lui e il suo libro. Da allora molta strada è stata fatta, mentre Rushdie “rientrava” in società.
Rushdie sembrava averla scampata, fino a ieri, quando è stato pugnalato 15 volte al collo da un islamista mentre stava per tenere una conferenza a New York. Perderà un occhio, come minimo. Ieri a New York gli islamisti ci hanno ricordato che le loro fatwe non cadono in prescrizione.
Per questo l’autocensura dilaga…Già al tempo della fatwa molte case editrici occidentali si piegarono alle intimidazioni. Christian Bourgois, una casa editrice francese, si rifiutò di pubblicare il libro dopo averne acquistato i diritti e lo stesso fece l’editore tedesco Kiepenheuer. Anni in cui il traduttore giapponese di Rushdie fu ucciso, quello norvegese si prese una pistolettata e quello italiano della Mondadori una coltellata a Milano. Il film di Theo Van Gogh Submission, a causa del quale è stato assassinato, è scomparso dai festival del cinema. Le vignette su Maometto pubblicate da Charlie Hebdo sono state celate alla sfera pubblica: dopo la strage, pochi media le hanno ripubblicate. Il Metropolitan Museum of Art di New York ha rimosso da una mostra le immagini di Maometto, mentre la Yale Press ha pubblicato un libro sulle vignette del Profeta senza riprodurle. The Jewel of Medina, un romanzo sulla moglie di Maometto, è stato censurato. A Rotterdam, in Olanda, cancellata un’opera su Aisha, una della mogli di Maometto. In Inghilterra, il Victoria and Albert Museum ha ritirato un ritratto di Maometto. In Germania, la Deutsche Opera ha cancellato l’Idomeneo di Mozart, perché c’era Maometto. “I critici dell’Islam devono temere per la propria vita: minacce di morte e attacchi”, racconta il magazine Tichy. “Chiunque critichi l’islamismo deve aspettarsi di essere violentemente attaccato in questo Paese e senza che nessuno si offenda”, ha affermato il giornalista Jan Aleksander Karon. “In Germania è sempre più pericoloso criticare l’Islam”. Tamerlano il Grande di Christopher Marlowe, che contiene un riferimento in cui Maometto è descritto come “non degno di essere venerato”, è censurato al Barbican di Londra. I vignettisti, i giornalisti e gli scrittori “islamofobi” sono i primi europei dal 1945 a doversi ritirare dalla vita pubblica per proteggere la propria incolumità. Per la prima volta in Europa da quando Hitler ordinò di incenerire i libri nella Bebelplatz di Berlino, film, quadri, poesie, romanzi, vignette, articoli e opere teatrali sono letteralmente messi al rogo.
In Francia ci sono 120 persone sotto la protezione della polizia a causa delle minacce islamiche. Sotto scorta c’è una semplice studentessa come Mila, portata via anche dalla scuola militare dove si era rifugiata a seguito delle 50.000 minacce di morte che ha ricevuto da quando ha “offeso” l’Islam sui social. Sotto scorta c’è Eric Zemmour, l’uomo più coraggioso d’Europa, e il romanziere Michel Houellebecq. Sotto scorta ci sono una decina di professori, da Trappes a Grenoble. Molte di loro hanno visto le proprie carriere, vite e nomi distrutti. Sotto scorta c’è tutta la redazione di Charlie Hebdo, protetta da 85 agenti di polizia e 6 porte blindate. L’ex direttore Philippe Val vive in una casa dalle finestre antiproiettili, agenti di polizia e una “safe room” blindata in cui c’è una linea telefonica per avvisare i soccorsi. 
Sgozzano a morte un parlamentare inglese in una chiesa? Non parliamone.
Sgozzano a morte un medico davanti a una scuola? Non parliamone.
Bruciano le chiese, riempiono di cristiani le fosse comuni, selezionano chi uccidere se sappia o meno recitare la Shahada in Africa come in Medio Oriente? Non parliamone.
Condannano a morte Asia Bibi, che oggi deve persino nascondersi come Rushdie in Canada? Non parliamone. “Non sono riuscita a farmi degli amici e non voglio ancora farlo, quando diventi amico di qualcuno vengono fuori molte cose sulla tua vita”, racconta Bibi al Globe and Mail. Gli islamisti hanno messo una taglia sulla sua testa di 678.000 dollari. Asia ha vinto la sua battaglia. L’Occidente sta perdendo la sua guerra.
Al Qaeda nel 2012 pubblicò una terrificante most wanted list, come quelle dell’FBI. Titolo: “Yes we can. Un proiettile al giorno leva l’infedele di torno…”. Il vignettista svedese Lars Vilks (qui la mia intervista che gli feci al tempo), è morto con gli uomini della sua scorta in un terribile incidente stradale. Carsten Juste, che da direttore del giornale danese Jyllands Posten pubblicò le vignette su Maometto, ha chiesto scusa e lasciato il giornalismo. Flemming Rose, il redattore del Jyllands che commissionò le caricature, con i Talebani che gli hanno messo una taglia sulla testa, ha rassegnato le dimissioni e pubblicato un libro dal titolo eloquente: La tirannia del silenzioKurt Westergaard, il vignettista della più famosa delle caricature, è morto nella sua casa-bunker dove hanno cercato di assassinarlo. Molly Norris, vignettista del Seattle Post, è diventata un “fantasma”. Ha cambiato nome, non si è fatta più vedere in giro. Di lei non si sa più niente dopo che l’FBI la inserì in un programma di protezione dei testimoni. Uno dei suoi datori di lavoro al Seattle Weekly ha scritto: “Paragona la situazione al cancro. Potrebbe non essere niente, potrebbe essere urgente, potrebbe andare via e non tornare mai più, o potrebbe spuntare di nuovo quando uno meno se lo aspetta…”. Geert Wilders è vivo soltanto grazie al fatto che è protetto da una unità militare dell’esercito olandese generalmente addetta a garantire la sicurezza di una ambasciata in Afghanistan. Wilders deve indossare il giubbotto antiproiettile anche nei dibattiti televisivi. Stephane Charbonnier, direttore di Charlie Hebdo, è stato ucciso con otto colleghi e agenti di scorta. Ayaan Hirsi Ali, che con Theo Van Gogh realizzò il film Submission, ha lasciato l’Olanda e cercato riparo negli Stati Uniti, dove è sotto protezione. Rushdie è stato accoltellato ieri a New York…
Direi che quella lista è stata completata. “Yes, we can…”.
Ma l’autore de I Versetti satanici lo aveva un po’ previsto. “All’interno del movimento progressista c’è l’accettazione del fatto che certe idee dovrebbero essere soppresse e penso che sia preoccupante” ha detto Rushdie all’Irish Times. “Mettiamola così: il tipo di persone che mi hanno difeso negli anni brutti – in altre parole, le persone nelle arti liberali e di sinistra – potrebbero non farlo ora”.
Per questo nessun benpensante chiama più alla difesa della libertà di parola dalle grinfie dell’Islam. Perché l’hanno già persa. “Non ve lo sareste mai aspettato di ritrovarmi dalla parte del Papa, eh?”, disse Rushdie. “Neppure io, però è così: chiedergli di scusarsi per il discorso di Ratisbona è stato profondamente sbagliato. Ratzinger ha il coraggio di dire ciò che pensa, e noi dovremmo difendere il suo diritto di farlo”. Perché Papa Ratzinger fu abbandonato da tutta l’intellighenzia occidentale quando disse la verità sull’Islam. Nell’area sottoposta controllo dell’Autorità palestinese, le chiese cristiane furono bruciate e i cristiani presi di mira. Gli islamisti britannici invocarono “l’uccisione” del Papa. In Somalia, una suora italiana venne uccisa. In Iraq, un prete siro-ortodosso fu decapitato e mutilato dopo che i terroristi avevano chiesto alla Chiesa cattolica di scusarsi per il discorso. I Fratelli musulmani in Egitto annunciarono rappresaglie contro il Papa. Nella sua lectio, Benedetto XVI ha chiarito le contraddizioni dell’Islam, ma ha anche offerto un terreno di dialogo con il Cristianesimo e la cultura occidentale. Il pontefice ha parlato della radici ebraiche, greche e cristiane. Chi le difende più? Due anni dopo, a Ratzinger fu impedito di parlare alla Sapienza.
L’Islam ha infilato il suo dito ossuto nelle parti molli degli intellettuali occidentali e ha trovato soltanto cartilagine. Il celebre drammaturgo Simon Gray ha detto che Nicholas Hytner, il direttore del National Theatre, potrebbe mettere in scena un’opera satirica sul Cristianesimo, mai una sull’Islam. Anch’io ho paura. Chi non ne avrebbe, quando dopo trent’anni accoltellano su un palco uno scrittore che ha vissuto dieci anni come un fantasma? Ho paura della violenza islamica, ma anche della viltà di questi intellettuali e giornalisti “perbene” che dopo il primo colpo sono andati al tappeto per salvarsi la pelle. Ci hanno messi tutti in pericolo.
Giulio Meotti

E tutti quelli che non conosciamo.

Quei Rushdie d’Europa, fantasmi della nostra libertà

Gli hanno sparato, vivono con le guardie del corpo, cambiano spesso casa, si spostano su auto blindate e se si mette male scompaiono. L’islamizzazione fa a pezzi la nostra tolleranza di cartapesta

Non sappiamo neanche che esistono perché la nostra stampa conformista e timorata non racconta mai le loro storie incredibili. Vivono in mezzo a noi, a Parigi, a Londra, a Oslo, a Copenaghen, a Berlino, ad Amsterdam e in tutte le altri capitali europee. Vivono secondo un dispositivo di sicurezza militare: devono dire in anticipo alla polizia cosa faranno durante la giornata, chi vedranno e quali locali intendono frequentare e, nel caso non sia ritenuto sicuro, sono costretti a cambiare programma. Spesso, se c’è una minaccia nuova, cambiano anche casa, scompaiono per un po’, protetti dall’anonimato. Non sono pentiti di mafia, sono accademici, attiviste, scrittrici, giornalisti, intellettuali. Parliamo di oltre cento personalità in Europa. La loro “colpa”? Aver criticato l’Islam. Le loro precauzioni per proteggersi non sono mai troppe. Salman Rushdie aveva smesso di essere protetto da molti anni.
Un professore di origine iraniana, Afshin Ellian, lavora all’Università di Utrecht, in Olanda, dove è protetto da guardie del corpo. Al secondo piano del dipartimento di Diritto, dove insegna, si arriva attraverso un corridoio con accesso elettronico e vetri blindati; sembra una banca, più che in un normale dipartimento di Diritto. Quando gli ho fatto visita mi ha aperto un poliziotto, che mi ha fatto entrare dopo avermi controllato lo zaino e avermi perquisito. In Danimarca è sotto protezione Lars Hedegaard, il direttore della International Free Press Society, sopravvissuto miracolosamente a un attentato sotto casa. Un uomo lo ha avvicinato vestito da postino e gli ha sparato alla testa, mancando di un pelo il bersaglio. Una esecuzione in piena regola di fronte alla casa dell’intellettuale in un quartiere borghese di Copenaghen.
La scrittrice turca Lale Gül, racconta Le Monde, per aver denunciato le scuole coraniche della Turchia in Olanda è finita sotto scorta. Siamo nel paese dove l’artista iraniana Sooreh Hera doveva esporre in un museo dell’Aia una serie di opere fotografiche che ritraevano Maometto e Alì. “Ti bruceremo viva”, “abbiamo ucciso una volta siamo pronti a farlo una seconda…”. Kadra Yusuf, giornalista somala, si è infiltrata nelle moschee di Oslo per denunciare gli imam e vive sotto protezione. La giornalista francese Zineb El Rhazoui ha più guardie del corpo di molti ministri di Macron. “Bisogna uccidere Zineb El Rhazoui per vendicare il Profeta“, recita una fatwa. Non è difficile capire perché a Le Point Rhazoui abbia confessato: “Sono arrivata in un momento del mio viaggio in cui sento l’urgente bisogno di uscire dal combattimento”. 
Un accademico francese è finito sotto la protezione per aver voluto discutere un argomento tabù in Francia: il concetto di “islamofobia”. Alla celebre Università Sciences Po a Grenoble, definito “islamofobico” e “fascista”, l’accademico Klaus Kinzler è sotto scorta. Fra le accuse, quella di “ricordare le origini cristiane della Francia”.
Il nuovo indirizzo del giornale Charlie Hebdo è sconosciuto e, come ha rivelato uno dei sopravvissuti alla strage del 7 gennaio 2015 Fabrice Nicolino (era accanto a Bernard Maris, ucciso nell’attacco), oggi la sede di Charlie ha sei porte blindate, un sistema a raggi X e una panic room, in cui devono entrare se sentono rumori sospetti. Come tutti i giornali, Charlie non può permettersi di perdere copie. Ma per un motivo diverso dagli altri. “E’ normale per un giornale di un paese democratico che più di una copia su due venduta in edicola finanzi la sicurezza dei locali in cui i giornalisti lavorano?”, ha chiesto il direttore, “Riss”. Lo stato francese  non protegge i locali, è responsabile esclusivamente della protezione delle persone. Ogni dipendente di Charlie è sempre accompagnato da un’auto con a bordo due poliziotti. E se la minaccia sale, arriva un’altra moto o auto blindata.
In Germania ci sono decine di personalità sotto scorta, come il sociologo Hamed Abdel Samad. Non ricopre cariche pubbliche, ma questo intellettuale di origine egiziana vive sotto la più stretta protezione della polizia come i più alti vertici della politica, sorveglianza a 360 gradi 24 ore su 24. Nessuna residenza permanente, spostamenti in veicoli blindati, ufficiali armati. Non si muove senza scorta Mina Ahadi, che ha fondato il Consiglio degli ex musulmani, coloro che hanno abbandonato l’Islam compiendo “apostasia”, reato passibile di pena di morte in decine di paesi musulmani. Il sociologo tedesco Bassam Tibi è sotto sorveglianza. Come Fatma Bläser, vittima di un matrimonio forzato e autrice del romanzo Hennamond, protetta dalla polizia. L’avvocato di origine turca Syran Ates è protetta da sei agenti della polizia a Berlino. “Riceve tremila di minacce”, ha rivelato l’avvocato. Ates non è nuova alle minacce. Chiuse il suo studio legale a Kreuzberg, il “quartiere turco” di Berlino, sospendendo la collaborazione con i due consultori che offrivano assistenza alle donne musulmane dopo che, fuori dal metrò, venne aggredita dal marito di una cliente che voleva divorziare. Le gridò “hure!”, puttana. Seyran Ates si è beccata anche una pallottola alla gola (i segni di quell’attentato se li porta ancora dietro). I lupi grigi volevano mettere a tacere questa splendida dissidente islamica nata a Istanbul e cresciuta a Berlino. Ma Ates non era destinata a finire come il giornalista armeno Hrant Dink. Il proiettile si fermò tra la quarta e la quinta vertebra. Ates ci ha messo cinque anni per riprendersi dalle ferite. Quando Can Dündar, il più coraggioso giornalista turco, corsaro direttore di Cumhuriyet (l’unica testata turca che ha espresso solidarietà con Charlie Hebdo), ha lasciato Ankara alla volta della Germania, non avrebbe mai immaginato di aver bisogno anche a Berlino della protezione della polizia. Con la differenza che, in Turchia, i poliziotti perquisivano la sua casa in cerca di articoli compromettenti, mentre a Berlino sono a guardia della sua abitazione.
In Danimarca c’è un giornale, il Jyllands Posten, la cui redazione assomiglia oggi a un bunker militare. Nel 2006 pubblicò le vignette su Maometto. Circondata da una barriera di filo spinato, sbarre, lastre metalliche e telecamere che circondano per un chilometro il giornale, la redazione è protetta dallo stesso meccanismo delle chiuse dei fiumi. Si apre una porta, entra una macchina, la porta si richiude e si apre quella di fronte. I giornalisti entrano uno alla volta, digitando un codice personale (una misura che non ha protetto i giornalisti di Charlie Hebdo). Numerosi dipendenti del quotidiano hanno dovuto lasciare il giornale a causa di un forte stress psicologico. I loro vignettisti sono scampati a numerosi attentati, anche dentro casa.
Sotto scorta è Mohammed Sifaoui, giornalista franco-algerino, la sua foto e il suo nome pubblicati sui siti jihadisti accanto alla scritta “apostata”. “Non potrai ritardare la tua ora”. Molte scortate sono donne, da Marika Bret, “esfiltrata” di casa, e la turca Claire Koc. O la giornalista Ophélie Meunier, la reporter di Zone Interdite che ha filmato in prima serata tv l’islamizzazione di Roubaix assieme al giurista Amine Elbahi, che ha ricevuto minacce di decapitazione. 
Non si tratta solo di politici come Marine Le Pen o di giudici come Albert Lévy, titolare di inchieste sui fondamentalisti islamici. Ci sono semplici insegnanti come Fatiha Agag-Boudjahlat, che ha rimproverato alcuni studenti di non aver rispettato il minuto di silenzio durante l’omaggio a Samuel Paty. E imam come Hassen Chalghoumi, inserito in “Uclat 2”, il programma di protezione di cui beneficiano gli ambasciatori di Stati Uniti e Israele a Parigi. Un professore ha raccontato la sua ultima visita a Trappes per un documentario tv: “Mi è stata concessa solo una ripresa di cinque minuti davanti alla stazione di polizia, circondato da una dozzina di agenti. Il resto del tempo sono dovuto rimanere nascosto in auto. Uno dei poliziotti mi ha detto: ‘Se tirano fuori i kalashnikov, non abbiamo niente con cui rispondere, quindi non resteremo a lungo’. Il giornalista voleva che dicessi qualche parola davanti alla scuola, ma la polizia ha rifiutato per motivi di sicurezza. Mi è stato permesso passarci davanti senza fermarmi. Sono stato scortato in un albergo, il cui ingresso era sorvegliato da quattro agenti di polizia, per condurre l’intervista”.
Dateci la sua testa”, hanno urlato gli islamisti fuori dalla scuola inglese a Batley. Volevano uccidere un insegnante di cui non conosciamo neanche il nome e costretto a lasciare la scuola oggetto di pesanti minacce di morte reo di aver mostrato in classe le vignette su Maometto durante una lezione sulla libertà di espressione, che ora vive in una “casa sicura” con sua moglie e i figli a causa del timore di essere uccisi. La minaccia è giudicata così grave che nemmeno i loro parenti sanno dove vivono. “Le finestre della casa dove l’insegnante ha vissuto per più di otto anni sono coperte di lenzuola bianche”.
Adesso è un po’ più chiaro che, assieme alla cancel culture di civiltà, l’Islam radicale è oggi la principale minaccia alla cultura occidentale? Stiamo diventando come dei tacchini che celebrano il giorno del Ringraziamento.
Giulio Meotti

La nostra inquisizione, nella sua forma più cruenta, è durata una manciata scarsa di secoli, la loro sta durando da quasi un millennio e mezzo e, ben lungi dall’attenuarsi, continua a diventare sempre più virulenta. Come le infezioni quando non le curi al loro insorgere.
E ora, prima di chiudere, guardiamoci un po’ di cose sull’Iran, anche se le sappiamo già tutte.

barbara

L’ATTENTATO A SALMAN RUSHDIE

Atteso da 23 33 anni, finalmente è arrivato, ponendo qualche inevitabile domanda – domande che a qualcuno suggeriscono risposte bizzarre assai, ma chissà se oltre che bizzarre saranno anche infondate – ma partiamo dalle domande. Preciso, per chi non lo sapesse, che il musulmano che uccide una persona colpita da fatwa (esattamente come chi uccide un ebreo, uno qualsiasi) ha il paradiso garantito, per cui su un miliardo e mezzo di musulmani, fra cui diciamo circa mezzo miliardo di molto molto religiosi e almeno un centinaio di milioni di fanatici, con l’aggiunta di oltre tre miliardi di dollari di taglia, non dovrebbe essere irragionevole aspettarsi che qualcuno ci provi, e altrettanto ragionevole sembrerebbe che si avesse l’accortezza di prevedere qualche misura di protezione, soprattutto considerando che finora non era ancora successo perché sempre sotto scorta – e i primi dieci anni rinunciando praticamente a vivere – e ricordando che un traduttore è stato ucciso e un altro traduttore e un editore sono sopravvissuti a un attentato, e invece no: nessunissima protezione. Come mai? Seconda domanda: l’attentatore, prima di essere fermato, ha avuto il tempo di infliggergli 15 coltellate, di cui alcune profonde, al punto di raggiungere, a quanto pare, il fegato: come mai così tanto tempo?

Le risposte bizzarre che ho trovato in un sito che non voglio nominare, sono che l’attentato sarebbe in relazione all’accordo con l’Iran sul nucleare che Obama era riuscito a concludere e che il malefico Trump aveva poi “stracciato”: adesso l’accordo era finalmente di nuovo in dirittura d’arrivo e allora qualcuno che non lo voleva avrebbe ordito l’attentato a Rushdie in modo da far ricadere la colpa sull’Iran e quindi aumentare l’odio anti iraniano e rendere impossibile a Biden approvare l’accordo. Cioè Rushdie sarebbe la vittima sacrificale di un affaire tutto interno al partito repubblicano degli Stati Uniti. Ipotesi piuttosto azzardata, di sapore discretamente complottista, ma che potrebbe anche rispondere alle domande sulla mancata sorveglianza – un po’ meno forse sul tempo eccessivo per fermare l’attentatore, dato che dubito che questo possa essere organizzato dall’alto. A screditare però almeno in parte l’articolo in questione sono alcune imprecisioni piuttosto gravi: innanzitutto la considerazione che il ragazzo è troppo giovane per sapere che la fatwa è stata annullata: primo, non solo non è vero che è stata annullata ma, al contrario, è stata ripetutamente confermata (qui diversi dettagli), secondo, se è troppo giovane per sapere che nel 1998 sarebbe stata annullata, tanto più dovrebbe essere troppo giovane per sapere che era stata pronunciata nove anni prima.
Decisamente controcorrente poi i mass media secondo cui sarebbe sconosciuto il movente dell’aggressione (come suggerisce l’amico myollnir, forse gli aveva rigato la fiancata dell’auto) e che presentano l’aggressore come un ragazzo del New Jersey senza altre precisazioni, ossia senza che niente rimandi all’Iran. E concludo con l’ennesima domanda: avremo mai delle risposte vere a tutte queste incongruenze?
A noi, non resta che augurare a Rushdie di farcela, se non altro per ricacciare in gola alle autorità iraniane i canti di gioia per il riuscito compimento della fatwa, documentati nell’articolo sopra linkato.

barbara

DALLA RUSSIA CON AMORE

Stavolta comincio con questo imperativo categorico

Proseguo con una considerazione che per me – ma fortunatamente non solo per me – è sempre stata chiara come il  sole, ma per qualche bizzarra ragione che non riesco a comprendere c’è ancora un sacco di gente, anche se sempre meno, che non solo non se ne rende conto, ma la vede addirittura al contrario, al punto da non capacitarsi che uno di Casa Pound vada a combattere per l’Ucraina.

Edoardo Fuchs

Leggiamo schematicamente la situazione mediorientale inserendola nel più vasto contesto della Geopolitica globale. Mutatis mutandis, l’equazione è questa: l’Ucraina ha fatto ai russi per molti anni quello che i palestinesi hanno fatto ad Israele, e la Russia ha risposto colpendo l’Ucraina e liberandola dai covi dei terroristi neonazisti esattamente come Israele ha sempre fatto colpendo a Gaza e negli altri territori palestinesi i covi dei terroristi jihadisti. I media conducono a loro volta da molti anni una propaganda molto rigida in cui gli attacchi palestinesi ed ucraini vengono taciuti, mentre la risposta israeliana e russa è sempre descritta come attacco guerrafondaio imperialista immotivato e sproporzionato, alimentando deliberatamente in questo modo odio anti ebraico e antirusso. Continuando nell’equazione, come i pupari dei terroristi palestinesi sono gli iraniani, così i pupari che conducono la guerra per procura dei neonazi ucraini contro la Russia sono gli americani, quindi USA e Iran si configurano entrambi come stati canaglia esattamente sullo stesso piano sotto il profilo della loro spregiudicata politica internazionale, gli uni ispirati da Maometto, gli altri da breshinskij. Non è Infatti corretto risalire ancora più su dall’iran ai suoi alleati Russia e Cina, perché queste potenze vendono sì armamenti e tecnologie agli Ayatollah in cambio di petrolio e accesso all’oceano Indiano ma non hanno alcuna voce in capitolo sulla jihad: mai e poi mai una teocrazia si lascerebbe dettare la conduzione della jihad da degli stranieri infedeli. Cercate di capire questo schema e la realtà si rivelerà chiaramente sotto ai vostri occhi.

E tanto sono immersi, i moralmente superiori, nelle loro leggende, da insorgere indignati quando Amnesty International riesce finalmente a vedere quello che in tanti stiamo documentando e denunciando da cinque mesi, sulla base delle testimonianze delle vittime (quelle sopravvissute) e di inconfutabili prove. Mi chiedo solo come mai non abbiano ancora cominciato a erudirci su come gli ebrei gassavano i poveri nazisti.
E ora una bella cronistoria del conflitto.

Da Francesco Fares: RUSSIA UCRAINA USA NATO ITALIA

– Bidon, appena eletto dà dell’assassino a Putin, in seguito aggiunge che è un “criminale”. Lo fa per inasprire i rapporti tra Usa (Nato) e Federazione Russa. –

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Pochi giorni dopo la notte tra il 24 e il 25 febbraio, le voci che girano sul mainstream sono che la Russia (per l’occidente un grande paese ma morto di fame) avrebbe perso la guerra in pochi giorni per mancanza di armi e sostentamento ai militari.
Passati quei pochi giorni il mainstream segue con le notizie sulla salute di Putin, si dice sia gravemente malato di ogni patologia possibile e immaginabile, addirittura un feroce cancro gli ha già eroso il braccio destro ragione per cui camminando lo muove in maniera impercettibile.
Gli USA (Nato) e l’Europa, affinché l’ucraina vinca prima e possa continuare l’eliminazione dei russofoni del Donbass, iniziano ad “aiutare” l’ucraina con armi e denaro a strafottere.
Draghi Mario afferma che Putin è un criminale mentre Di Maio Giggino dice che Putin è un animale “atroce”.
Si allargano le sanzioni contro la Russia, anche di metalli nobili e utili.
La guerra va avanti e il mondo (maggiormente l’Europa) incomincia ad accorgersi che la Russia è il più grande produttore di gas e uno dei più grandi di petrolio.
Gli ucraini invadono l’Europa quali profughi di guerra, hotel, ristoranti ed ogni ben di Dio a loro viene dato, anche soldi. La polonia, dimenticando il passato, “accoglie” qualche milione di ucraini, ma sottoscrive un accordo con zelesko di piena libertà d’agire in ucraina.
Facendo le pulci a zelesko si scopre che il priso-dente ucraino ha su oscuri conti offshore grosse cifre, probabili “regalie” o commissioni per la vendita a tre imprese americane di 17 milioni di ettari di terre fertili ucraine. In ucraina, malgrado la fame, nessuno protesta.
Putin sta sempre più male, ormai è agli sgoccioli, quindi Usa (Nato) e Europa (Italia draghiana in primis) forniscono sempre più armi e denaro all’ucraina. Prima si risolve e meglio è.
La Federazione Russa pretende il pagamento in rubli per gas, petrolio ed ogni altra esportazione, Draghi, appellandosi ad un fantomatico articolo del codice, disapprova questa decisione accusando Mosca di “scorrettezza” commerciale.
Mosca ancora il rublo all’oro che diventa l’unica moneta al mondo garantita e non emessa sulla parola.
La Russia di fronte alla débâcle annunziata dal mainstream rilascia centinaia di migliaia di passaporti ai russofoni scampati allo sterminio ucraino.
Per ragioni tuttora sconosciute la Russia resiste alla potenza ucrainomericanaeuropeoitaliana, quindi continua a combattere.
Inspiegabilmente gli Azov, alle dirette dipendenze del priso-dente zelesko, manifestano le prime difficoltà.
Qualcosa non sta andando come avrebbe dovuto.
Le cronache danno Putin sempre peggio, ormai, se pur di pelle dura e combattivo, l’orso sta crollando, avrà si e no pochi giorni di vita.
Bidon (in accordo con il biondino britico Gionson) realizza che è questo il momento di fornire l’ucraina di armi sofisticate.
La crisi europea e mondiale si manifesta in tutta la sua tragicità, il mercato delle energie va alle stelle, molte aziende chiudono, milioni di famiglie non possono pagare le bollette decuplicate.
Gli unici paesi al mondo che non soffrono della crisi (al massimo leggeri aumenti) sono gli amici e vicini di casa della Russia, dove gli aumenti registrati ad inizio crisi vengono seguiti da un calo quotazioni, la popolazione pur stando perdendo la guerra può vivere serena e tranquilla. Gas, elettricità e riscaldamento quasi gratis, la benzina a 40 rubli [63 centesimi di euro]
La guerra continua e la Russia, invece di perdere immediatamente e deporre le armi, guadagna terreno e libera la quasi totalità del Donbass, qualcosa non ha funzionato.
Gli Azov commettono stragi di concittadini ucraini per accusare i russi, ma saltano dei video che mostrano inequivocabilmente la messa in scena.
Gli Azov, per proteggere centinaia di semplici cittadini ucraini “occupano” il maxi bunker anti atomico sotto la acciaieria Azovstal.
Ramzan Kadyrov e gli Specnaz non riescono a convincere gli Azov (e loro cittadini ospiti) ad uscire dal bunker, a questo punto, visto che secondo i media mondiali avevano l’alito del nemico sulle spalle e la guerra era ormai persa, giocano il tutto per tutto ideando di attaccare il bunker bloccandone le condotte di ricambio dell’aria.
Il sempre più morente Putin, con grande rammarico di Kadyrov e degli Specnaz, ordina che a nessuno degli occupanti del bunker venga torto un capello, devono essere liberati tutti vivi ed i feriti curati e assistiti.
Putin si aggrava sempre di più.
I Ceceni e gli Specnaz liberano gli occupanti del bunker e trasferiscono tutti presso residenze assistite e vigilate.
Zelesko vuole vendere il grano ma i suoi militari hanno minato gran parte delle coste del mar Nero.
Putin versa in condizioni sempre più gravi, ma miracolosamente è ancora in vita.
Bidon non capisce cosa stia succedendo e decide di rivolgersi agli spiriti invisibili salutandoli e stringendone le mani.
Il mainstream annuncia che Kiril ha pregato per Putin e affidato la sua anima a Dio, ma il Presidente resiste e non cede a sorella morte.
Svezia e Finlandia intendono entrare nella Nato, forse la serenità finora vissuta non sta loro più bene.
La crisi delle energie diventa sempre più grave, Draghi e Giggino a bordo di un Falcon 900EX vanno a mendicare in giro per il mondo (anche in Mozambico) qualche bomboletta di gas.
Putin non muore e Bidon è molto incazzato con gli spiriti che non lo hanno aiutato. Bidon è tanto adirato che in segno di protesta lancia una fragorosa flatulenza in presenza di Carlo di Inghilterra e sua consorte.
La guerra va avanti e la Russia misteriosamente non cede all’armatissima ucraina, anzi, la respinge al punto che molti soldati ucraini si arrendono. Cosa stia succedendo è un mistero.
Per il mainstream Putin (forse) si salverà, ma resta un criminale di guerra.
La crisi del gas raggiunge livelli estremi, paesi come l’Italia e la Germania rischiano il salto totale, ma non mollano, la Russia è il diavolo e va combattuta, come non è chiaro.
Aumentano le sanzioni contro la Russia e in Federazione succede nulla, la gente vive serenamente come se nulla fosse, il mondo si rende conto che l’ucraina ha svuotato gli arsenali e necessita di nuove armi, ma le stesse non possono essere prodotte perché per farlo sono necessari titanio e antimonio ed altri metalli che una volta importavano dalla Russia, cosa oggi impossibile perché tipologie di merci soggette a sanzioni. Né tantomeno la Russia intende esportare tali prodotti. Insomma impossibile fabbricare armi e munizioni.
Putin guarisce a vista d’occhio
Il mondo è allo stremo in Uk inflazione al 13%, in Usa quasi uguale anche se certi generi sono aumentati anche del 300%, in Europa la situazione è rovente, Italia e Germania a settembre rischiano qualcosa peggio della recessione.
Iniziano a saltare le prime teste, il primo è Gionson il biondino, seguito da Draghi. Ma di Draghi si sospetta una messa in scena.
Ormai l’ucraina e zelesko sono una palla al piede se ne sono resi conto tutti, ma nessuno sa come liberarsene. Bidon è assillato dalle tre multinazionali che hanno acquistato i terreni in ucraina, non vogliono perderli.
Putin ormai pare ristabilito del tutto, in più ha ripreso a viaggiare.
Bidon pare abbia il Covid ancora una volta e sono giorni che non lo si vede.
Trump attende le elezioni di medio termine a novembre e, nell’attesa, scalpita e affila le armi. Venderà cara la pelle.
La Russia tra poco avrà occupato tutta l’ucraina, nel frattempo si è scoperto che ha arsenali pieni tanto da poter fare 50 anni di guerra.
Malgrado le sanzioni il rublo si apprezza sulla piazza mondiale.
In Italia la gente non ha la possibilità di pagare le bollette di gas e corrente, ma coloro che anelano ad andare al governo giurano piena fedeltà alla Nato e all’ucraina e guerra alla Russia. O non hanno capito una mazza oppure si tratta di agenti di potenze straniere.

L’ottimo estensore di questo brillante resoconto ha dimenticato solo un dettaglio: mentre era in coma quasi profondo sull’orlo dell’irreversibilità, praticamente con un piede nella fossa, con un tumore al cervello, un tumore al pancreas, la leucemia, sei mesi di vita, no cinque settimane di vita, no quattro giorni di vita, sembra che Putin abbia messo incinta la sua amante per la quinta volta e, hanno detto quelli che sanno tutto, voleva obbligarla ad abortire (se cercate trovate anche le parole esatte che le ha detto: le hanno sentite con le loro orecchie).

Nel frattempo in Ucraina, non avendo niente di meglio da fare in questo momento, si raccolgono le firme per la legalizzazione del porno, giusto per non rischiare di annoiarsi troppo tra il bombardamento di un ospedale e quello di una centrale nucleare, e mentre bombardano la centrale nucleare, come al solito (ed esattamente come i palestinesi) affermano che a bombardare sarebbe la Russia, che ha il controllo dell’area, cioè bombarderebbe la roba propria, e mezzo mondo, così come per le più strampalate dichiarazioni palestinesi, gli crede ciecamente, e gli Stati Uniti chiedono alla Russia di restituire la zona all’Ucraina, in modo che possano bombardarsela meglio.
C’è da dire, tuttavia, che se da quelle parti se la passano male, non se la passano troppo bene neanche a Roma, come ci spiega una ben informata signora:

Maria Pia Daniele

Orribile quanto accade in questa assurda guerra!. Ma sappiate che gli amici di Putin e dei turchi, qui a Roma usano un sistema di “torture di scosse” contro varie persone tra cui la sottoscritta. Ho misurato oltre i 259 mT per strada, con cui colpiscono i maledetti e le maledette e sono a volte come spilli dolorosissimi con cui mi hanno colpito anche alla testa.
Io sono stata per così dire *agganciata’ perché “colpita” nei punti dove avevo avuto fratture, lastre sparite in svaligiamenti! Non sono una terrorista o altro, ma ho avuto la sventura di sposarmi con un bigamo con un figlio mezzo turco, oggi politico a Ravenna credo implicato a qualche titolo in questa guerra e nel tentativo di un rivolgimento cattolico ortodosso sulla scia di una vagheggiata Internazionale comunista
Queste saette provocano tumori .

Quindi chi stesse programmando di recarsi a Roma, farà meglio a cambiare programma, non sia mai che vi becchiate anche voi gli spilli in testa o sulle fratture e poi non potete più venirmi a leggere.
E a questo punto l’unica cosa adeguata è un Requiem

(Ma faranno poco senso quei due stecchini di gambe? Mamma mia che roba)

barbara

UN PO’ DI ATTUALITÀ

Iniziamo con un salto in Israele, dove in tre giorni i palestinesi hanno lanciato più di 1100 missili (quanto costa un missile?). Qui possiamo vedere un lancio di pochi secondi, giusto per avere un’idea; le esplosioni che si vedono in cielo sono gli incontri fra i missili e l’iron dome che li neutralizza.

Questo invece è uno delle centinaia di missili difettosi che ricadono entro il territorio di Gaza

e che in questo caso ha fatto un bordello di morti fra cui sei bambini, di cui naturalmente la responsabilità viene addebitata a Israele.

Passiamo all’Ucraina, di cui Amnesty International ha documentato vari crimini di guerra fra cui l’uso di scudi umani, cosa inaudita e vergognosa (il documento di AI, intendo, naturalmente), che ha provocato le dimissioni per protesta della direttrice della sede ucraina, giustamente, dato che il compito di AI è notoriamente quello di vedere ciò che è corretto vedere, non ciò che succede.
Nel frattempo i bombardamenti nazisti continuano a martellare il Donbass e a seminare morte, e a bombardare perfino i funerali

E ora hanno cominciato a disseminare i centri delle città, soprattutto su prati e giardini, i famigerati “petali”, piccolissime mine giocattolo

troppo poco potenti per uccidere, ma sufficientemente potenti da provocare, soprattutto nei bambini, mutilazioni, cecità o altre lesioni invalidanti. Pappagalli verdi li chiamavano in Afghanistan: a chi ha un po’ di anni sulle spalle sicuramente il nome risveglierà qualche ricordo.

A quelli che amano i paragoni voglio poi mostrare questo video: l’aviazione israeliana aveva organizzato un’operazione per distruggere un deposito di armi della jihad islamica. Sennonché all’ultimo momento

Bisogna comunque dire che anche i russofoni del Donbass sono estremamente educati e corretti: trovate due grosse mine e appurato che erano mine ucraine, non hanno esitato un momento a restituirle:

E veniamo all’Italia. A Pisa un giovane barbiere marocchino immigrato da sette anni, sposato e con due bambini piccoli è stato accoltellato a morte sulla porta del suo negozio. Ho passato in rassegna sei testate senza trovare il minimo accenno in merito all’aggressore, nonostante questo si fosse costituito e quindi la sua identità – e la sua nazionalità – fosse già nota. Potevano sussistere dubbi? Alla fine sono dovuta capitare su una pubblicazione in inglese per poter leggere

Halim Hamza, the 32-year-old barber, originally from Morocco, killed in front of his shop on the afternoon of Sunday 7 August by a Tunisian

Scommettiamo che per questo immigrato non caucasico nessuno si straccerà le vesti?

E sempre restando in italia:

EMERGENZA IDRICA O EMERGENZA DEMOCRATICA?

Ve lo riferisco con riluttanza, sgomento. Non avrei neanche voglia di scriverlo, questo post. Ma devo farlo.
Questa mattina mi sono attaccato al telefono per avere delucidazioni sull’ordinanza che vieta, tra l’altro, di innaffiare orti e giardini a Firenze fino al 30 settembre (vedi mio post di ieri “Declinazioni provinciali…”).
L’impiegato della Direzione Ambiente che mi ha risposto mi ha detto che non sapeva niente e mi ha dato il diretto di un dirigente. Quello, appena ha capito che volevo parlare dell’ordinanza 157, mi ha stoppato e mi ha dato il numero della persona che ha scritto il documento (non farò il nome, perché lo scopo di questo posto non è fare gogne mediatiche: giornalisti eventualmente interessati ad approfondire, contattatemi in privato).
L’ho chiamata, mi ha risposto, abbiamo avuto una lunga e cordiale conversazione. Io non ho fatto polemiche: non volevo affermare le mie ragioni, volevo capire le sue, e per questo volevo che si sentisse a suo agio, che si sentisse compresa.
Le ho chiesto prima di tutto se l’ordinanza avesse delle omissioni, dei sottintesi, delle deroghe non espresse. Risposta: quello che c’è scritto è.
Le ho chiesto se quindi avrei dovuto lasciare seccare le mie piante di pomodori. Risposta: sì, a meno di ingegnarsi (attingere acqua a una fonte, ricavarla da un pozzo…).
Le ho chiesto del prato. Risposta: anche quello, da far seccare.
Le ho chiesto se, oltre ai pomodori e al prato, dovrei lasciar morire anche gli alberi e le piante che si trovano nel mio giardino. Risposta: eh, bisogna ingegnarsi.
Le ho chiesto se il Comune di Firenze è cosciente che questa ordinanza condanna alla distruzione migliaia e migliaia di piante e alberi nel territorio comunale; le ho chiesto a che genere di idea “green” corrisponda questa strategia. Risposta: sì, certo, ne siamo coscienti, ma qualcosa bisogna sacrificare. È meglio sacrificare i suoi pomodori che un’attività produttiva, no?
Le ho chiesto se dunque la mia famiglia deve davvero rinunciare alle quattro piante di pomodori che soddisfano interamente il nostro fabbisogno fino a ottobre. Risposta: Sì, è meglio che lei perda i suoi pomodori, tanto può comprarli al supermercato, piuttosto che togliere l’acqua a un autolavaggio, che poi entra in ballo un discorso di occupazione, di sindacati…
Le ho chiesto se il territorio di Firenze sta vivendo davvero una crisi idrica così drammatica da preferire la distruzione del verde, degli alberi, delle piante. Risposta: In realtà no, l’invaso di Bilancino è ancora pieno per l’80% [più o meno come l’anno scorso, e l’anno prima, e l’anno prima ancora in questo periodo – nota mia]; ma ci sono state pressioni: l’autorità idrica ha mandato la richiesta di fare ordinanze contro lo spreco dell’acqua il 3 giugno; molti sindaci le hanno fatte subito; noi siamo gli ultimi, abbiamo rimandato, ma alle riunioni era tutto un dire “perché noi l’abbiamo fatta e Firenze non fa l’ordinanza?”, alla fine abbiamo dovuto farla anche noi.
Le ho chiesto se la distruzione del verde riguarderà anche i produttori. Risposta: no, le attività produttive non possono essere toccate, neanche l’autolavaggio, per l’appunto. L’ordinanza riguarda solo le utenze domestiche.
Le ho chiesto del verde pubblico. Risposta: eh, anche noi abbiamo dovuto decidere. Ci siamo messi intorno a un tavolo e abbiamo fatto una lista: questo prato lo salviamo, quest’altro lo lasciamo seccare. Pensando anche agli investimenti fatti: se un prato era stato piantato qualche mese prima non si poteva far seccare.
Facciamo tanti investimenti per il verde…
Le ho chiesto se aveva presente la differenza tra far seccare un prato o un’aiuola, che poi ripianti i semi e dopo tre settimane sono uguali, e far morire un albero vecchio di dieci, venti, trent’anni, con tutte le sue relazioni complesse con l’ecosistema. Risposta: Eh, bisogna che uno si ingegni.
Le ho chiesto se queste decisioni non siano in contraddizione con la norma che impedisce di abbattere un albero che si trovi nel proprio giardino senza un apposito permesso e senza che sia prevista la sua sostituzione. Risposta elusiva.
Le ho chiesto se per caso l’ordinanza sia stata fatta con la convinzione che tanto verrà ignorata da moltissime persone e non farà grossi danni. Risposta: Le norme vanno rispettate; ma poi basta vedere quanti cartelli di divieto di sosta ci sono, e quante macchine parcheggiate…
Le ho chiesto come potrei ignorare questa norma se avessi un vicino litigioso e incattivito nei miei confronti, che non vede l’ora di avere un pretesto per mettermi nei guai e che chiamerebbe immediatamente la municipale vedendomi con la sistola in mano. Risposta: be’, sì, del resto le norme sono fatte per essere rispettate, non per essere eluse.
Ho chiesto se quindi il Comune sia cosciente del fatto che con questa ordinanza – salvo ribellione in massa – trasformerà la città di Firenze in un deserto nel giro di tre mesi, con relativo aumento della temperatura, distruzione dell’ecosistema, della catena alimentare, della biodiversità. Risposta: Sì, ma anche se in questo momento noi non siamo in emergenza, qualcosa bisogna pur fare.
La conversazione è stata davvero pacata e piacevole. Nessuna provocazione, polemica o protesta da parte mia. Non volevo prendermela con la dottoressa XY: volevo capire. Volevo ascoltare la voce dell’ultimo anello della catena che rappresenta la follia al potere. E in questo sono stato accontentato: era una persona normale.
Normali e perbene sono le persone che negli ultimi due anni e mezzo hanno varato, votato, apprezzato, rispettato – senza mai osare fare un rilievo critico – i provvedimenti che stanno alla base di questa deriva irrazionale, dispotica, punitiva e totalitaria, ormai talmente diffusa nella mentalità comune da essere diventata invisibile, completamente disciolta, e quindi inarginabile e incommentabile. Infatti sono andato in internet e non ho trovato un solo articolo o commento critico su questa norma (che si ritrova quasi identica in molti Comuni dal Nord al Sud della Penisola). Neanche uno. Davvero non avevate capito che i “noi consentiamo / noi non consentiamo” avrebbero portato dritto a questo? Adesso è dura tornare indietro. E non so neanche quanti vorrebbero farlo.
Io penso agli orti che in questo momento si stanno seccando. Agli animali, che, di conseguenza, stanno morendo. Penso agli alberi decennali che stanno morendo. Penso all’invaso di Bilancino che oggi contiene 60 milioni di metri cubi d’acqua, pronti per essere utilizzati. Penso a quanta acqua serve per produrre un chilo di carne o un hamburger. A quanta viene divorata dal digitale (guardare un film in streaming costa 400 litri d’acqua, ci diceva nel 2016 l’Imperial College – io ne uso 40 al giorno per irrigare i miei 30 metri di orto-giardino). Penso alle mie piante, che danno da mangiare a me e ai miei figli, che in questo momento “dovrebbero” stare morendo.
Penso che adesso è abbastanza fresco per uscire e dare una bella annaffiata.
Anche le tartarughe ne saranno contente, e anche il discreto popolo degli insetti. L’alveare, incastonato nel buco tra le pietre del muro davanti alla casa, brulica di api. E pensare che stiamo solo a un chilometro da Porta Romana.
E mi chiedo infine: c’è un avvocato, un giurista, un magistrato, disposto a dire che, semplicemente, questa follia non si può fare, perché una follia del genere – a livello giuridico e politico – ha la stessa legittimità, giustificazione e plausibilità di altre follie ancora più criminali?
Carlo Cuppini

E io questa cosa qui la metterei dritta dritta nei crimini contro l’umanità.

Meglio una bella Carmen infuocata, vero?

barbara

IL DELIRIO PIANETOCENTRICO

Pronto a sacrificare l’intera umanità sull’altare di un ammasso di minerali.

“L’oscurantismo degli omini verdi minaccia l’Occidente”

Intervista al filosofo Yves Roucaute, autore di un gran libro sull’estremismo ambientalista. “Quando il ministero per la Promozione delle Virtù Ecologiche e la Repressione del Vizio?”                              

“L’Europa dovrebbe creare una giornata commemorativa per le vittime del cambiamento climatico”, ha chiesto il capo del Green Deal dell’UE Frans Timmermans. Il clima “ultima religione occidentale” come spiega nel suo nuovo libro il filosofo tedesco Peter Sloterdijk. Si intitola L’oscurantismo verde il nuovo libro del filosofo francese Yves Roucaurte. Ne ha parlato Le Figaro e Roucaurte è qui a colloquio con me. Mostra che l’imperatore verde è nudo e spero che un editore italiano lo porti all’attenzione della nostra opinione pubblica da anni maltrattata dal pensiero unico. C’è bisogno di voci libere…

Nel libro sviscera in 63 brevi capitoli le fantasie dell’ecologia ideologica e dimostra cos’è la religione oscurantista verde e come ci siamo arrivati.

All’oscurantismo verde, al suo processo inquisitorio contro l’umanità e al suo culto animistico del pianeta, mi oppongo con le scienze, la storia del pianeta e la verità della condizione umana. Era necessario difendere un’ecologia che mette al centro l’umanità. Tutto ha avuto inizio con la sconfitta del pensiero. Di fronte all’ondata ideologica che ha portato al culto oscurantista del pianeta, il campo della libertà e dell’Illuminismo ha perso la battaglia delle idee. Ha consentito a un’armata di demagoghi di sfruttare il vuoto spirituale dopo la caduta del muro di Berlino per stabilire il suo dominio sulle menti più fragili. Ha imposto il mito di una Madre Terra benevola di cui sarebbero i sacerdoti e che sarebbe necessario salvare da un’umanità ridotta a essere un sottosistema del pianeta, colpevole di distruggerlo per aver accettato un ‘modello occidentale’ di sviluppo basato sul liberalismo, l’antropocentrismo e l’individualismo. Abbiamo così potuto veder convergere le coorti dei nemici delle democrazie liberali, dai Verdi della cosiddetta ecologia ‘profonda’ agli ex marxisti riciclati in ecologia, circondati da pochi cosiddetti studiosi ideologizzati, come già sapevano i marxisti fare ieri, vendere l’odio degli Antichi e l’odio per le società basate sulla libertà. Hanno inventato un pianeta che brucia e di inondazioni o cicloni, malattie e così via, mali di cui l’umanità sarebbe responsabile, al punto da attribuirle la schiavitù di ieri e il presunto aumento della miseria sociale oggi. Alla fine, intorno agli altari sacrificali dove stanno le pire degli amici dei Lumi, abbiamo la sconfitta del pensiero, la debacle politica e la depressione morale. Una depressione che colpisce i giovani, che credono nell’apocalisse in arrivo e che denunciano le generazioni precedenti. Questa nuova religiosità non solo crea una situazione di odio generale tra gli esseri umani che vivrebbero secondo virtù ecologica e gli altri, e che è essenzialmente totalitaria. Poiché l’umanità si è trasformata in un sottosistema del pianeta, non c’è una parte della nostra vita che non possa essere controllata dallo stato ecologico salvifico e dai comitati di salvezza verde che affermano di parlare in nome del pianeta con cui avrebbero una connessione wifi, come l’illuminata Greta Thunberg. Invece di mettere al centro delle nostre città la libertà e l’amore per l’umanità, questa religiosità ci ordina di metterci il pianeta

In Europa vengono denunciati i comportamenti ecologicamente scorretti…

Dagli idrocarburi all’albero di Natale, dal foie gras all’auto, l’inquisizione colpisce ovunque con leggi, decreti, regolamenti repressivi. Una mediocre burocrazia fa andare di pari passo la governance con l’ignoranza al punto da proclamare che a causa della diabolica molecola di Co2 prodotta dall’uomo, che sarebbe la principale causa dei gas serra, la causa del riscaldamento globale, dovremmo vietare le auto termiche, senza ogni considerazione della verità scientifica, dei bisogni sociali e del potere delle nazioni. Così si stanno gradualmente costruendo gli altari dove dilagano i ministeri per la Promozione delle Virtù Ecologiche e la Repressione del Vizio Verde, mentre la transizione ecologica si sostituisce alla transizione socialista di un tempo. E che le ghigliottine e le punizioni dei media siano innalzate per coloro che osano sorridere a questo fumoso ‘Salva il pianeta’.

Ma chi si oppone a questo ambientalismo e alla sua religione animista viene accusato di essere un “negazionista climatico”.

Ecologia deriva dal greco ‘oïkos’ che significa ‘casa’ e non pianeta. E la casa è sempre stata costruita artificialmente depredando la natura, le sue foglie, i suoi alberi, i suoi metalli, per proteggersi dalle malefatte della natura, pioggia, neve, sole, vento, attacchi di animali, per umanizzare l’ambiente. Quindi, sì, sono per la vera ecologia, per l’umanizzazione dell’ambiente a servizio dell’umanità. Contro il culto animistico del pianeta, voglio ricordare che il pianeta non è un essere, né un ecosistema, ma un ammasso molecolare formatosi 4,55 miliardi di anni fa, parte dell’ecosistema solare. E devi avere un orgoglio tale per immaginarti come Hulk, il gigante verde dei fumetti, capace di influenzare le variazioni climatiche e i processi naturali. Perché il nostro ambiente è il sole e la luna, i movimenti dell’asse di rotazione terrestre e l’angolo della sua orbita, meteoriti e supernove lontane come dimostrato dal mostruoso riscaldamento di 359 milioni di anni fache distrusse il 70 per cento della vita, è il nucleo e il mantello terrestre, con le sue conseguenze, eruzioni vulcaniche, terremoti, tsunami, cicloni e così via, queste coccole che sono il nostro pane quotidiano sulla terra. E le conseguenze di questo ambiente sono irrevocabili. Al posto della fantasmagoria di un’armonia perduta con la natura a causa dell’umanità, era urgente ricordare che il 99,99 per cento dei vivi sul pianeta era stato distrutto anche prima dell’arrivo dei primi ominidi, 7 milioni di anni. Sì, era urgente ricordare che la prima causa delle fosse comuni sono le variazioni climatiche del pianeta, che continua a navigare tra riscaldamento e glaciazione. E, senza offesa per gli inquisitori, allora è sempre stato più caldo di oggi, escluse le glaciazioni per 4,5 miliardi di anni. Talvolta così considerevolmente che la grande massa dei vivi fu sterminata, come 359 milioni di anni fa, 259 milioni di anni fa, 252 milioni di anni fa, durante questo episodio chiamato ‘la Grande Morte’ che vide lo sterminio, in questo unico episodio, del 96 per cento dei vivi. Sì, era sistematicamente più caldo, anche i nostri antenati hanno sperimentato queste distruttive violenze naturali tra il caldo e il freddo. Così, per 2,8 milioni di anni, i nostri antenati hanno subito 17 glaciazioni. Gli ippopotami fecero il bagno nel Tamigi 130.000 anni fa. E per 12.000 anni e i primi insediamenti, è continuato. La civiltà di Akkad, la VI dinastia egizia, quella dell’Indo, di Liangzhu, furono distrutte dalla terribile siccità di 4.200 anni fa e allora non c’era ancora l’estrazione di idrocarburi. Forse troppo lontano dalla data di nascita degli ignoranti omini verdi? Ma i Vichinghi costruirono due colonie in Groenlandia nel 950 mentre noi coltivavamo la vite nel nord Europa e poi dovettero fuggire al ritorno di una piccola era glaciale nel Rinascimento, è ancora troppo lontano? E migliaia di eruzioni vulcaniche come quella che seppellì Pompei, quella di Krakatoa, nel 1883, pari a 13.000 bombe di Hiroshima e cicloni che hanno ucciso centinaia di migliaia di esseri umani, come nel Bangladesh pre-industrializzato nel 1970. Sì, cicloni non sempre più importanti, né più numerosi oggi di ieri nonostante ciò ne parlano i mercanti di fantasie. Contro i Bouvard e Pécuchet dell’Europa verde, era urgente ricordare che la CO2 non è una molecola malvagia, che è prodotta molto poco dall’umanità, che non è l’effetto principale del gas serra, perché è più del 60 per cento di acqua vapore, che il suo tasso non è grave per la salute e, infine, che per 541 milioni di anni è stato di 817 volte superiore a quella attuale, escluse le glaciazioni, e talvolta anche durante le glaciazioni. In ogni caso, è giunto il momento di dire che l’ignoranza non è un argomento e che l’umanità deve essere rimessa al centro delle Città respingendo le forze oscure nel nulla del pensiero da cui provenivano.

Perché l’opposizione a questa ideologia è fondamentale?

L’umanità non è un essere vivente tra gli altri, ma una specie eccezionale e meravigliosa, composta da esseri liberi e creativi. L’unica che trasforma il suo ambiente umanizzandolo e adattandosi alle sfide planetarie. L’unica che guarisce e trasforma il proprio corpo. L’unica che trasforma le sue relazioni costruendo civiltà. Che qualcuno mi mostri una pianta o un animale che dimostrerebbe in ogni momento la sua triplice creatività, nei confronti dell’ambiente, di sé e dei suoi amici? L’umanità non è una specie tra le altre, ma un creatore che crea i suoi territori non solo terrestri ma celesti. Certo, capita di sbagliare, inquinare, il che avvantaggia i demagoghi. Ma è proprio perché se l’umanità cerca il meglio, come diceva Aristotele, trova sempre e solo il meglio possibile. E quando sbaglia, cerca di sfruttare i suoi errori per andare sempre oltre. L’auto termica, che ha liberato molta energia, inquina un po’, ecco quindi l’auto elettrica. La batteria al piombo non soddisfa più, ecco la batteria agli ioni di litio, e se non funziona più, ecco la batteria allo stato solido. La libertà segue le orme del vero progresso quando è messa al servizio dell’umanità. L’Illuminismo unisce la saggezza biblica e quella di Confucio che diceva che è bello vivere nella terra dell’umanità.

In che modo questo oscurantismo logora l’Occidente dall’interno?

Una nazione che non crede più nel proprio futuro è una nazione morta. Un segno della sua decadenza. Si noti, inoltre, che questa ondata oscurantista verde esiste solo in Occidente e che mina il potere delle nazioni europee. Già ieri, quando i sovietici minacciavano l’Occidente, i pacifisti erano l’Occidente, i missili erano l’Oriente, come notò in un momento di lucidità il compianto François Mitterrand. Oggi oscurantismo e demagogia sono a Occidente, ragione e pragmatismo a Oriente.
Giulio Meotti

Atto primo: bisogna smettere di pensare che l’uomo bianco sia superiore alle altre razze (sì lo so, le razze non esistono, ma quando serve si fanno esistere): ok, va bene.
Atto secondo: bisogna smettere di pensare che la specie umana sia superiore alle altre specie – che poi sarebbe a dire che ogni specie vivente fa parte della catena alimentare di qualche altra specie vivente tranne la specie umana che può benissimo, se capita l’occasione, far parte della catena alimentare della tigre ma deve rinunciare ad avere nella propria catena alimentare il pollo il manzo e financo il branzino, e col piffero che va bene, oltre al delirio di pensare che io non sarei e non dovrei sentirmi superiore alla mosca stercoraria.
Atto terzo: bisogna che i regni animale e vegetale la smettano di pensare di essere superiori al regno minerale, il pianeta inanimato conta molto di più, e per esso vale la pena di sacrificarsi e morire (sicuramente lo pensano quelli che programmano di annientare centinaia di ettari di verde per piazzarvi i famigerati pannelli solari).
Arriverà un atto quarto in cui qualcuno spiegherà al pianeta Terra che deve smetterla di ritenersi superiore agli altri corpi celesti e che farebbe bene a sacrificarsi in nome di… boh, prima o poi qualcuno sicuramente lo inventerà un buon motivo per cui anche lei si debba sacrificare. Ma andate affanculo tutti quanti, va’.
Nel frattempo, mentre i protagonisti del secondo atto si accomodano tra i loro fratelli rospi cornacchie e scarafaggi, io mi accomodo tra i fratelli miei.

barbara

DICE LA BOLDRINESSA:

Inginocchiate e bendate a mangiare banane che gli uomini tengono all’altezza del bacino.
La gara mangiatrici di banane alla ‘festa degli uomini’ di Monteprato: che spettacolo squallido, un concentrato di becero maschilismo.
Nessuna donna dovrebbe prestarsi, neanche per scherzo.

Commento 1: e tu chi cazzo sei per dire alle donne cosa devono o non devono fare? Non eravamo libere autonome indipendenti padrone della nostra vita, delle nostre scelte e del nostro destino? Adesso non vale più?
Commento 2: possiamo dire che sfruttare le collaboratrici è una cosa che nessuno dovrebbe fare, meno che mai una donna, menissimo che mai se sei la terza carica dello stato, menissimo che maissimo se rappresenti un partito che si vorrebbe progressista, nato per la tutela dei lavoratori?
Commento 3: una volta l’imperativo categorico era ricordare ogni tre secondi all’universo mondo che è mia (la patata) e me la gestisco io e nessuno deve sindacare sull’uso che ne faccio: com’è che la bocca invece anche se è mia non avrei il diritto di gestirla io e di usarla come mi pare?
Commento 4: festa degli uomini concentrato di becero maschilismo? E cosa mi dici di questa festa della donna?

Per non parlare di quelle con lo striptease maschile e le signore che vanno a infilargli le banconote nel microslippino sul maxiuccellone.
Commento 5: la cosa delle banane è di cattivo gusto? Sì: e allora? Questo è per caso di buon gusto?

Ti è capitato di protestare? Di chiamarlo spettacolo squallido? Di dire che nessuno – uomo o donna – dovrebbe prestarsi neanche per scherzo a tanta volgarità?
Commento 6: mavaccagare, vecchia befana.

barbara

IL DOVERE DI MORIRE

(Parlando solo apparentemente d’altro)

Archie, i giudici inglesi ammazzano un altro bambino

La Corte ha deciso: Archie Battersbee deve morire. Ma non sono scelte che spettano allo Stato

Ho incontrato persone ugualmente invalide, della stessa malattia, e c’era chi non voleva più vivere e chi non voleva morire. Ho visto in faccia il dolore più spietato e cosa può fare: e c’era chi si sarebbe giocato l’anima per un giorno in più, anche in quelle condizioni, e chi bestemmiava Dio che non lo lasciava schiantare. Gli abbonati alla sofferenza, quelli che ci sono nati oppure diventati, che forse è pure peggio, mi hanno detto, chi che la sofferenza fortifica e chi che oltre un certo limite la sofferenza allontana da tutto, anche da Dio. Ho spinto carrozzine di giovani atleti che un giorno sentirono un formicolio nelle gambe e sei mesi dopo non si alzavano più. Ho riso e scherzato con volontarie che curavano i malati di Sla e poi si sarebbero ammalate di Sla. Morendone. Non ho mai trovato una risposta definitiva, una soluzione certa. Il dolore è come l’essere umano ed è l’essere umano e ogni dolore proprio in quanto umano è uguale ma distinto, ogni patimento è unico a modo suo. Di una cosa sono persuaso: la decisione se farla finita o continuare appartiene al re del dolore. Solo lui sa cosa si prova “come una farfalla in uno scafandro”, per dire in un polmone d’acciaio o nella camicia di forza di un corpo che non risponde più. Solo lui sa e ha diritto di decidere. Non lo Stato. Non la burocrazia, o una commissione, o un consesso di dotti medici e sapienti. Né in un senso, né nell’altro.
Vanno a staccare la spina per Archie Battersbee, dodici anni, trovato esanime in casa sua nemmeno quattro mesi fa: i camici ritengono “altamente probabile” la sua morte cerebrale e hanno spinto per la fine di quello straccio di vita artificiale. Hanno deciso loro: i giudici se ne sono lavati le mani e al London Royal Hospital vogliono liberare un letto.
La famiglia non lo accetta. Si è aggrappata a tutti i gradi di giudizio possibili, a tutte le Corti possibili, fino al Comitato dell’Onu per i disabili. Ma non ne ha cavato niente, i magistrati fino alla Suprema Corte con vari escamotage hanno fatto i Ponzio Pilato dicendo che chiudere la bara sul corpo di Archie è “nel migliore interesse di tutti”, anche dei parenti. La madre, Hollie Dance, non vuole rassegnarsi, non sente ragioni, ma lo Stato vince.
Ma che ne sa lo Stato? Chi è lo Stato? Cosa è? Una divinità? Una astrazione hegeliana, un totem? Una convenzione che eredita poteri fino a quello di vita e di morte? In questi casi ci si salva la faccia dicendo: sono decisioni etiche gravi, vanno ponderate. Ma la sensazione è che di ponderato ci sia poco e niente: la Chiesa si rifugia nel suo Magistero – mai spegnere una vita, per quanto spenta; lo Stato si arrocca nella sua arroganza burocratica, sono io, io nube, io Idea, a dirti cosa va fatto e cosa è meglio per te, ti chiamo cittadino ma sei suddito, non sai, non devi sapere, non ti riguarda pensare, sperare, volere. Decidere.
Allora qui bisogna capirsi bene. È del tutto probabile, per non dire certo, che Archie non si sveglierà mai; non è il caso di contare su improbabili miracoli che uno Stato laico, basato sulla scienza, non può aspettarsi – per quanto il ricorso dogmatico alla scienza sia di per sé un atto di fede potenzialmente devastante, come abbiamo di recente scoperto. Il punto però è che l’individuo è unico e va rispettato: e la decisione ultima su un figlio spetta, se mai, alla madre: non alla commissione etica, sanitaria o comunque ad un nucleo di funzionari scelti dai partiti, a Londra come a Berlino come a Roma, a New York, a Rio, a Mosca, a Pechino.
Non prendiamoci in giro, funziona così e il senso della politica è precisamente questo: amministrare il potere, conquistare il potere pro tempore e blindarlo in forma di regime più o meno illuminato, più o meno sciagurato (il nostro negli ultimi 30 mesi è stato criminale). Tutto il resto sono fandonie, la bella politica, l’interesse generale, sono ipocrisie che viaggiano, con un crollo vertiginoso, da Aristotele a Veltroni. E questi luminari, questi camici, toghe, cravatte, divise, che dipendono da uno che gli dà il potere e a sua volta è investito di potere, non possono dare vita o morte in vece dell’individuo o di chi lo ha generato.
Non è questione di aspettare un miracolo: ma se la madre di Archie vuole aspettare il miracolo, ebbene ha tutto il diritto di farlo; e lo Stato ha tutto il dovere di rispettarlo. E lasciare il corpicino del ragazzo così come sta alla fine non crea danno a nessuno: alimenta una speranza drogata, irragionevole? E sia: quante speranze bugiarde, infami, codarde alimentano gli Stati? Quante guerre, quante rappresaglie in nome della democrazia? Quanti morti fanno, gli Stati, per le ragioni più inconfessabili?
Ho incontrato tanta gente che, conciata com’era, non avrebbe dovuto vivere: mi ha cambiato la vita, dalla crisalide del giovanotto viziato ha tirato fuori un uomo con mille difetti ma una certezza: la vita è di chi la vive. Devo ringraziare chi è stato davvero miracolato, chi era morto ed è tornato, chi è esistito in condizioni che mai io avrei sopportato. Li ho visti salvare ragazzine sbandate, li ho visti far filare obiettori di cuore ma stronzi, li ho visti insegnare un mestiere a chi sapeva solo parlare. Io, io che vi scrivo sono il miracolo di chi non ha avuto miracoli: non sarei qui. Per favore, non spegnete una vita spenta. Lasciate a una madre l’illusione di qualcosa che non ci sarà mai, ma che terrà in vita almeno lei.
Max Del Papa, 3 agosto 2022, qui.

Decidono se possiamo uscire o dobbiamo restare detenuti in casa, senza che noi possiamo avere voce in capitolo; decidono se coltivare la pace o perseguire la guerra (una guerra da combattere dalla parte dei nazisti, piccolo dettaglio), senza che noi possiamo avere voce in capitolo; decidono chi deve essere ucciso con le armi pagate coi nostri soldi, senza che noi possiamo avere voce in capitolo; e decidono che tu o tuo figlio dovete morire, non per avere commesso un reato per il quale è prevista la pena di morte, no, semplicemente perché hanno stabilito che è meglio così. E non si tratta – o per lo meno non si tratta solo – del letto da liberare e dei costi che la società deve sostenere: ricordo il caso della famiglia che voleva portare il figlio in Israele, dove sarebbe stato accolto, quindi niente spese e niente letto occupato per l’Inghilterra, e tuttavia è stata negata alla famiglia l’autorizzazione a portarlo via: il potere del tiranno consiste anche, se non soprattutto, nel diritto di vita e di morte sui propri sudditi. E tanto meglio se sei innocente.

barbara

NAUSEA

Da qualche giorno non riesco a scrivere, e a bloccarmi è la nausea: nausea per la manifesta malafede, nausea per la cecità selettiva, nausea per questo incredibile e inspiegabile tifo sfegatato per i nazisti, nausea per tutto. Ho visto per esempio sul profilo di uno che una volta era un amico carissimo, oltre che una delle migliori teste in circolazione il video (non so se il video vero e proprio o la denuncia dell’esistenza del video) della castrazione “in vivo” di un prigioniero ucraino da parte di un russo. Bene ha fatto, naturalmente, a denunciare l’orrenda barbarie se è sicuro che il documento sia autentico, ma… e l’infinità di episodi analoghi della controparte in tutti questi cinque mesi abbondanti, dove sta la denuncia? Dove sta lo sdegno? Dove sta l’impellenza di documentare? I prigionieri russi va bene torturarli? Va bene mutilarli? Va bene castrarli? E magari telefonare ai famigliari per mostrare loro che cosa si sta facendo in quel momento al loro congiunto? Sono Untermenschen i russi? Riuscite ancora a guardarvi allo specchio e a non vedere dei vermi brulicanti? Perché io questo vedo: vermi.

E la guerra. Che con Biden alla presidenza la guerra fosse una certezza lo abbiamo sempre saputo e sempre detto, ma che si sarebbe addirittura rischiata – e adesso la stiamo ormai sfiorando – la guerra mondiale, questo non eravamo arrivati a immaginarlo, e invece ci stiamo arrivando a passo di carica, in un crescendo da dare le vertigini: in Ucraina sono riusciti a portare a compimento il piano accuratamente coltivato per otto anni, poi Taiwan su cui la vecchia baldracca sta spingendo con tutte le proprie forze, ora il Kossovo, l’Iran ormai con l’atomica in mano: e chi ne parla? Chi se ne preoccupa? Oltre a Russia male assoluto Putin anticristo cacca pupù c’è qualcos’altro che turbi i pensieri della feccia nazista che ci circonda?

E dei “petali”, le piccole mine antiuomo di cui i nazisti ucraini stanno disseminando le città del Donbass, quanti ne stanno parlando? Quanti lo stanno denunciando? Quanti si stanno preoccupando dei bambini che salteranno in aria restando uccisi o mutilati? Vi va bene perché sono gli ucraini della parte sbagliata esattamente come ai nazipallestinisti va bene quando vengono fatti a pezzi i bambini ebrei? E quando ne avrete un numero sufficiente che cosa farete, vermi? Troverete il modo di accusarne i russi? Come per Bucha? Come per la stazione di Kramatorsk?

Forse domani riuscirò a mettere insieme qualcosa di più concreto e coerente, adesso ho solo una gran voglia di vomitare. Peccato solo non poterlo fare sulle vostre facce.

barbara

DONBASS, A CHE PUNTO SIAMO

Si continua a sparare e bombardare, come possiamo sentire; vi risparmio le ore di video disponibili con analoghe documentazioni, e passo invece a mostrarvi Mariupol, a due mesi dalla resa dei nazisti, tutta un fermento di vita e di ricostruzione – e stendiamo un velo pietoso sulla barzelletta dell’Italia che aveva anch’essa promesso di ricostruire, ma solo a condizione che l’area tornasse sotto sovranità ucraina, con buona pace del diritto di autodeterminazione, in particolare dei popoli massacrati.

Proseguo con un appello dei giovani di Donetsk

E con la commemorazione dei bambini vittime dei nazisti ucraini.

A Donetsk si celebra il ricordo dei bambini morti nella guerra del Donbass

Il 27 luglio a Donetsk si è tenuta per la prima volta la “Giornata del ricordo dei bambini vittime della guerra in Donbass”. Questa data verrà commemorata ogni anno.
La data non è occasionale, ricorda quando il 27 luglio del 2014 un improvviso bombardamento sulla città di Gorlovka dilaniò i corpi di una giovane mamma Cristina che teneva tra le braccia la figlioletta Kira mentre passeggiavano al parco. 
Le foto che allora circolarono (ancora visibili sul web), mostrano i due corpi scomposti nell’erba, anneriti e dilaniati da questa morte atroce. Iniziarono subito ad attribuire a Cristina la definizione di “Madonna di Gorlovka”: una “Pietà”, per il materno istinto nel difendere dalla morte la propria creatura con le braccia. Gli autori di questo mostruoso crimine rimangono impuniti.

prima
dopo

Nella giornata, davanti al monumento “Alleya Angelov”, il “Viale degli Angeli” situato nel parco centrale di Donetsk, sono stati posti giocattoli e fiori. Il monumento che consiste in una lastra di marmo dove sono incisi i nomi di tutte le piccole vittime è sempre circondato da fiori, peluche e piccoli giocattoli. 
Nella tarda mattinata il Ministro degli Esteri della Repubblica Popolare di Donetsk Natalia Nikonorova, ha diretto una conferenza dedicata al ricordo di questi bambini, i relatori, numerosi, erano in presenza, ma anche in modalità on-line. I boati delle esplosioni che si udivano, seppur all’interno dell’edificio, non hanno intimidito i presenti e sono diventati il “sottofono” acustico di questo evento.
In serata nel parco centrale di Donetsk con un raggio laser proiettato su un palazzo adiacente è stata raffigurata la tragedia di questi bambini, sono stati mostrati tutti i loro nomi.. Veramente un momento toccante: ogni nome – una giovane vittima innocente stroncata.
Nel corso della giornata, a Gorlovka, era poi prevista l’installazione di un monumento metallico dedicato alla “Madonna di Gorlovka”. La scultura, opera di Viktor Mikhalev, un fabbro di Donetsk, è stata realizzata usando come materiale i frammenti metallici delle bombe, dei missili che cadono sulla città.
Purtroppo i combattimenti in corso nei pressi di Gorlovka hanno reso impossibile, per ragioni di sicurezza, l’installazione e l’inaugurazione del monumento.
Dal 2014, sotto le bombe ucraine hanno perso la vita 130 bambini e 512 sono rimasti feriti. Crimini impuniti che chiedono giustizia davanti agli uomini e davanti a Dio. Forse gli autori di questi crimini saranno processati, o forse no! In ogni caso, non potranno sottrarsi al giudizio di Dio. 
L’Occidente continua a non sentire, a non vedere e non ha il coraggio di parlare e denunciare questi crimini. 
Questa, senza dubbio, è una grande vergogna, ma la vergogna ancor più grande sta nel fatto che l’Occidente continua a rifornire di armi il regime di Kiev, armi con le quali l’esercito ucraino colpisce il territorio del Donbass e commette questi crimini.
Ogni giorno sulla città di Donetsk in maniera assolutamente indiscriminata cadono le bombe, nessuno sa prevedere né dove, né quando.. Ma, nonostante queste condizioni di terrore e di pericolo costante la vita scorre e assume una sorta di “normalità”.
Non si contano i boati che si sentono più o meno distanti.. Nei giardinetti tra i palazzi i bambini si ritrovano e giocano normalmente e nemmeno pare ci facciano più caso.. Egor cinque anni (mentre ero ospite della sua famiglia) ogni volta che sente il boato di un’esplosione sorride e dice, “dalekò” (“è lontano”) come per tranquillizzare tutti i presenti. Questa è la normalità di Donetsk!
Ma qual è il senso di questi bombardamenti indiscriminati? Di fatto vengono solo colpite persone e infrastrutture civili!
Di cosa possono essere colpevoli i bambini del Donbass agli occhi di Kiev? Un bambino non rappresenta mai una minaccia e nemmeno un obbiettivo militare!
Perché a questi bambini viene negato il diritto ad un’infanzia normale, il diritto alla felicità, il diritto ad avere un futuro, semplicemente il diritto di vivere? 
L’Occidente sempre pronto a denunciare la violazione di qualsiasi diritto per tutti, semplicemente, davanti a questi crimini si gira dall’altra parte.
Il silenzio dell’Occidente diventa complice e uccide una volta di più questi bambini: la prima dalle bombe ucraine, la seconda dai media mainstream che non parlandone, ne insabbiano la morte, quindi la memoria.
Siamo davanti alla perdita dei più basilari principi morali. C’è realmente da chiedersi quali elementi di degrado e di perversione abbiano mai potuto portare così in basso l’Occidente che, al contrario, ama pomposamente definirsi la culla dei diritti, della democrazia, della libertà! 
Nonostante tutto Donetsk è sempre in piedi e va avanti. In questi otto anni di guerra la popolazione del Donbass si è temprata a ogni sofferenza, a ogni sacrificio ed è determinata a raggiungere il proprio obiettivo: vivere in pace, costruire la propria vita e il proprio futuro sulla propria terra. 
Eliseo Bertolasi, qui.

E voi, assassini, continuate a mandare armi per continuare a uccidere innocenti, e vi vantate nei parlamenti e sui social delle vostre mani grondanti di sangue – che possa ricadere tutto su di voi, maledetti.

barbara