UNA DOMANDA AI MIEI FEDELI LETTORI

No, non voglio chiedervi se sareste disposti a spendere duecento euro per un paio di ciabatte (si chiamano pomposamente sandali, ma sono ciabatte) piuttosto rozze, color vomito acido (o forse, come avrebbe detto un Grande, “color singhiozzo di pesce”), con quel grosso incrocio interno che dopo trenta passi avete già la vescica (quattro vesciche, per essere precisi. Sempre che riusciate a camminarci, con quel coso grosso almeno mezzo centimetro, oltre alle punte di metallo che vi grattano la carne). No. La domanda è: ma se ve le regalassero, ve le mettereste? (Se qualche maschietto dovesse rispondere “le metterei se fossero azzurre”, lo denuncio al signor Zan, e poi vediamo quanta voglia vi rimane di fare i furbi).
PS: a proposito di cose cretine fatte da persone cretine, l’Oca Signorina di cui al post precedente, che oltre a spacciarsi per storica, italianista, scrittrice, persona con senso dell’umorismo, persona di cultura, intellettuale e varie altre cose ancora, nonché troppo intelligente e acuta perché gliela si possa fare, pretende anche di sapere l’inglese, si è bevuta l’ennesima colossale bufala (ERRATA CORRIGE: sembra che la cosa sia vera. Il che ovviamente non significa che la Signorina non sia un’Oca. Resto tuttavia convinta, come ho scritto in un commento, che su quella traduzione sia intervenuta una manina). Poi chiedetevi perché siamo così cattivi da chiamarla oca (non per niente va d’amore e d’accordo col più mona dei miei compagni di liceo).

barbara

DI ERDOGAN È GIÀ STATO DETTO TUTTO

Quindi possiamo considerarlo come un compito concluso. Per cui lo salto a piè pari e passo a occuparmi della baldracca che invece di difendere la sua dignità di persona, di alto funzionario europeo, di interlocutore meritevole di pari rispetto e magari, volendo, anche di donna e andarsene immediatamente, ha scelto di prostituirsi al sultano restandosene in disparte come una servetta ad aspettare che il signore finisse di sbrigare gli affari importanti tra uomini prima di ordinarle di portare il caffè. La figura più di merda, fra i tre, l’ha fatta lei.

E si noti che qui non si tratta di Ursula: si tratta dell’Europa, assuefatta a fare pompini all’islam nella ridicola illusione di impedirgli di azzannare e sbranare, e senza neppure accorgersi di essere già azzannata e sbranata per metà, la Gran Troia.
Ritengo tuttavia doveroso dare voce anche alla nostra Oca preferita che, come spesso le accade, ha avuto una di quelle idee geniali che a noi comuni mortali non verrebbero neanche a spremerci le meningi per un anno di fila.

Galatea Vaglio

Non ho idea di come sia andata veramente, ma se io fossi Ursula Von der Leyen e un capo di Stato tentasse di umiliarmi in pubblico, negandomi una sedia d’onore e facendomi sedere in disparte su un divano, per ribadire che le donne sono inferiori, io mi siederei sul divano con il mio più innocente sorriso e poi, dopo l’incontro, farei girare per tutto il mondo le foto, rovinandogli l’immagine internazionale e incamerando io invece consensi in quanto vittima di discriminazione.
Perché gli uomini pensano sempre che il potere sia avere i muscoli, mentre le donne sanno che è un esercizio di perfidia sottile.

Capite perché la chiamiamo oca? A parte il suggerire come geniale strategia quello che è stato effettivamente fatto (e a parte parecchie altre cose), non fa rabbrividire il progetto di “incamerare consensi in quanto vittima di discriminazione”? Decenni di lotte, decenni di prese di posizione, decenni di rivendicazioni per la propria dignità, e poi dobbiamo metterci a cercare consensi con l’arma del vittimismo? Ma quanto marcio hai nel cervello, imbecille?
Molti invece si scagliano contro Michel, sostenendo che avrebbe dovuto o cederle la propria sedia, o andarsi a sedere con lei sul divano; su questa questione mi trovo totalmente d’accordo con questa riflessione:

Roberto Giovannini

La cosa più divertente della saga del sofa turco – fermo restando che nemmeno gli eurolirici più ispirati pare abbiano ben chiaro chi è il capo delegazione dell’Unione Europea in situazioni simili, il che dà abbastanza la misura di quanto genuina sia la loro devozione nei confronti della Chiesa di Bruxelles – è rappresentato da quelle pasionarie della parità di genere e tutto l’ambaradan di slogan e battaglie di civiltà che se la prendono con Michel. Fino a ieri meno conosciuto di un asteroide che orbita intorno a Marte. Doveva alzarsi e protestare! Doveva cedere la sedia alla Von der Leyen! Doveva alzarsi e andarsene! Ora io mi domando: che femminismo cretino è mai quello in cui una donna, per far valere i suoi diritti o presunti tali, ha bisogno di un uomo che le venga in soccorso?

E le femministe, nel frattempo? Eh beh, le dovete perdonare se non le sentite prendere posizione: al momento hanno cose molto più importanti che le tengono totalmente impegnate: il catcalling, quella cosa per cui mentre una sta facendo jogging in calzamaglia incollata addosso qualcuno passando commenta “Bel culetto!” (Io me lo sono sentito dire fino a cinquant’anni suonati e, confesso, non mi è mai venuta l’idea di chiedere una legge che lo vieti). Certo che è abbastanza curiosa questa cosa: da quando esiste il cinema un’infinità di attrici per avere una parte sono allegramente passate per i letti di registi e produttori senza che la cosa sconvolgesse nessuno, poi un bel giorno arriva una ormai in disarmo che si inventa che uno di questi l’avrebbe violentata e immediatamente in tutto il pollaio è partita la gara a chi starnazzava di più: anch’io, anch’io, a me ha rovinato la vita, a me di più, io lo voglio in galera, io lo voglio morto… Da che mondo è mondo tutte noi per strada ci siamo sentite apostrofare in tutti i modi possibili, a volte volgari, a volte aggressivi, a volte tutto sommato carini; poi un bel giorno una ragazzotta sconosciuta ai più, felice sintesi dei suoi genitori avendo ereditato la bruttezza del padre e l’espressione ebete della madre, dice che non ne può più dei commenti per strada, e improvvisamente tutte scoprono di non avere mai sopportato questa autentica violenza, di averne sempre atrocemente sofferto, di essere arrivate all’esasperazione. Non chiedete, però, perché allora non abbiano pensato prima a lamentarsene, a scrivere post sui social e in ogni dove: garantito che vi accuseranno di victim blaming e riusciranno a infilarci anche il mansplaining.

barbara

AGGIORNAMENTO: due parole sull’improvvida uscita di quella testa di cazzo di Draghi, il burattino che il burattinaio capo ci ha imposto come padrone.

IL VACCINO MALEDETTO HA COLPITO ANCORA!

E anche retroattivamente, come se non bastasse!

Davvero, non si sa più come salvarsi, tu dici non mi vaccino perché non mi fido, e lui riesce a fregarti lo stesso, sto bastardo. Perfino quasi peggio della Murgia. Cosa c’entra la Murgia? Parafrasando la Melato (o forse Tognazzi, non ricordo bene), la Murgia c’entra sempre, come dimostra questo signore meravigliosamente scorretto

Per la verità avrei qualche perplessità sulla Canalis, soprattutto per le ginocchia,

e soprattutto per l’espressione intelligente (e anche sulle mani mi sembra che ci sarebbe qualcosina da ridire),

e soprattutto per la vestaglia da camera (e sì, sulle mani c’è decisamente da ridire, e non solo su quelle)

ma insomma il concetto è chiaro, e decisamente condivisibile, direi. Poi c’è anche qualcun altro che ha qualcosa da dire alla signora Murgia.

Alessandro Matta

Breve lettera aperta a Michela Murgia

Gentile Michela

ho avuto modo di ascoltare, stamattina, le dichiarazioni da lei rilasciate sul canale televisivo “la 7” in merito a alcune frasi pronunciate dal nostro Commissario Straordinario per la gestione dell’emergenza da Covid-19 Generale Figliuolo, frasi da lei bollate quasi con senso di superiore nonchalance come “frasi di guerra” che “non verrebbero mai capite da un popolo che militare non è”, ma soprattutto la sua uscita molto infelice sul fatto che Figliuolo gira sempre in divisa e, quando pronuncia alla tv in divisa messaggi, le ricorderebbe i dittatori.
Per quanto concerne il “farsi sempre vedere in divisa”, signora Murgia, posso chiederle gentilmente, come dovrebbe farsi vedere un commissario straordinario all’emergenza che fa parte dell’esercito italiano? Per caso si dovrebbe vestire in giacca cravatta ogni volta che va in diretta tv per apparire “rassicurante”? E quanti capi di stato non sempre in divisa ci sono in giro per il mondo che fanno danni seri?
Per quanto concerne poi il “linguaggio di guerra”: questa che combattiamo tutti contro il virus, cosa altro è, se non una guerra? Per essere una guerra secondo lei e poter quindi usare un dizionario “di conflitto”, cosa dovrebbero esserci, le bombe? le sparatorie? i morti per strada?
Ed infine, una considerazione personale, specie sul “fare paura con la divisa”:
Sarò noioso, signora Murgia, sarò uno monotematico, che finisce sempre col finire sul discorso della memoria storica, e in particolare della storia della Shoah, argomento che studio e divulgo da ormai quasi 30 anni, ma le voglio raccontare una vicenda ancora oggi poco nota, che ha per protagonisti proprio gli Alpini, il corpo militare da cui proviene il Generale Figliuolo.
Io, vedendo il Generale Figliuolo in tv, specialmente vedendo quel cappello con la penna degli Alpini, non ho personalmente paura, ma ho sempre una reminiscenza storica, che mi riporta al periodo che andò dal novembre 1942 al settembre 1943, e vide per protagonista proprio il corpo degli Alpini nella Francia meridionale e soprattutto nella zona della Costa Azzurra occupata dagli italiani.
Lungi da me ora reiterare uno stereotipo quale quello degli “italiani brava gente”, dal momento che all’epoca il nostro esercito obbediva a un dittatore sanguinario quale Mussolini è stato, e purtroppo si è reso colpevole di numerosi crimini di guerra, eppure… sa cosa accadde proprio con il corpo degli Alpini in quel lembo di terra occupato dal nostro paese? Soprattutto nella località di Saint-Martin-Vésubie si realizzò l’impossibile. Gli ebrei della zona, ricercati dalle squadracce di Vichy, trovarono rifugio nel villaggio occupato dagli italiani. Erano francesi, ucraini, russi, olandesi, che per un breve periodo conobbero una vita migliore degli ebrei nel nostro Paese.
A occupare la località erano proprio soldati appartenenti al corpo degli Alpini, che fecero si che in quella località si vivesse insomma come in un tempo sospeso, mentre tutt’intorno in Europa si combatteva e tutti gli ebrei morivano. Nel piccolo borgo francese, invece, quando gli agenti di Vichy pretendevano la consegna degli israeliti, la risposta degli italiani era secca: «Qui decidiamo noi. Andatevene».
Tutto finì con l’8 settembre 1943 e l’esercito italiano allo sbando dopo l’armistizio, e sa gli ebrei della zona cosa fecero? Seguirono la ritirata verso l’Italia dei soldati che li avevano fino a quel momento protetti, andando verso il Piemonte. Ad organizzare questa improbabile fuga fu proprio un colonnello degli Alpini, Federico Strobino, che raccolse attorno a lui oltre 400 persone e guidò una fuga impossibile, ma alla fine riuscita, verso il nostro paese.
Vorrei domandarle: lei in una situazione come quella, cosa avrebbe fatto? avrebbe detto che le divise le fanno paura e non avrebbe mai e poi mai seguito i soldati italiani? Avrebbe preferito finire arrestata di li a pochissimo dalla Gestapo sotto il comando di Alois Brunner, il braccio destro di Eichmann che proprio dopo l’8 settembre 1943 fu mandato in quelle zone a scatenare tedeschi e collaborazionisti francesi nelle retate? E che finì anche con l’arrestare il padre di Serge Klarsfeld, l’avvocato e storico nonché “cacciatore di nazisti” e marito della presidente onoraria della mia associazione, la straordinaria Beate?
Ovviamente, fu inutile, perché anche il nostro paese fu occupato e iniziò anche in Italia la collaborazione attiva al genocidio e alle deportazioni, e solo alcuni di coloro che erano scappati riuscirono poi a sopravvivere. Eppure, il gesto degli Alpini e il loro comportamento in quella regione della Francia è ancora oggi ben ricordato.
Ecco, io spesso vedendo Figliuolo in tv mi ricordo di quegli avvenimenti, e di certo non provo paura davanti a un commissario straordinario in divisa, né provo minimamente a immaginare frasi così offensive come quelle da lei pronunciate.
Cordialmente
Dott. Alessandro Matta, Associazione Memoriale Sardo della Shoah

E non solo Matta

Tornando per un momento al covid, i bollettini ci raccontano che il giorno 7 aprile ci sarebbero stati 627 morti, oltre duecento più del giorno prima, con 21 ricoverati in meno nei reparti ordinari e addirittura 60 in meno nelle terapie intensive. Dici che quelli usciti dagli ospedali lo hanno fatto tutti coi piedi in avanti? Sembrerebbe di no, visto che fra dimessi e guariti nello stesso giorno fanno un mucchio di 20.927 persone: per quanto tempo ancora continueranno a riempirci di balle? Per quanto tempo ancora continueranno a terrorizzare la popolazione con questi ridicoli numeri inventati? E per quanto tempo ancora la popolazione continuerà a bersi queste ignobili menzogne e a lasciarsi terrorizzare come polli nel pollaio?

Concludo con una nota di politica interna

e una di politica estera

barbara

OGGI VI REGALO UN PO’ DI BELLEZZA

Gli iceberg nell’Antartico alle volte hanno delle righe, che si formano da strati di neve  che reagiscono in maniera diversa secondo le condizioni.
Le righe blu si creano spesso quando una fessura nel ghiaccio si riempie di acqua e congela talmente in fretta che non si formano bolle.
Quando un iceberg cade in mare, uno strato di acqua salata può congelare nella parte sottostante. Se è ricco di alghe, può formare una riga verde.
Le righe marroni, nere e gialle sono causate dai sedimenti, che vengono presi quando il ghiaccio si sgretola  in giù verso il mare.

Onda dell’Antartico congelata.
L’acqua si è congelata nel momento in cui l’onda ha toccato il ghiaccio. Quando l’aria è particolarmente fredda, l’acqua congela nell’istante in cui viene a contatto con l’aria. 
Guarda questa onda che si è congelata a mezz’aria.

E sempre sul ghiaccio, come piume portate dal vento, come fiocchi di neve, come petali, come semi di soffione…

E se, già che ci siamo, provassimo anche a volare?

barbara

FACCIAMO DUE CONTI?

Ogni giorno nel mondo muoiono 150.000 persone: lo 0,002% della popolazione mondiale.
In Gran Bretagna su 18 milioni e qualcosa vaccinati in tre mesi con AstraZeneca sono morte – non si sa per quale causa – 7 persone, lo 0,00004% delle persone vaccinate: 200 (DUECENTO) volte meno delle morti quotidiane nella popolazione in generale, che moltiplicato per i 90 (circa) giorni durante i quali si sono svolte le vaccinazioni fa 18.000 volte. Forse dire che AstraZeneca regala l’immortalità è un po’ esagerato, ma, anche nel caso fossero tutte morte propter e non solo post, direi che siamo sulla buona strada.
Un altro conto (avevo detto due, no?). In Italia, con popolazione leggermente inferiore a quella britannica, san Google mi dice che abbiamo 600.000 casi di trombosi all’anno, con 230.000 morti (cercando dati analoghi per la Gran Bretagna in questo momento si trovano solo le presunte morti per trombosi causate dal vaccino, per cui uso i dati italiani, che non penso si discosteranno troppo da quelli britannici). Dunque 600.000 trombosi in un anno fanno 150.000 in tre mesi, 230.000 morti in un anno fanno 57.500 in tre mesi, e rappresentano rispettivamente l’1% e lo 0,38% della popolazione in esame: confrontando questi numeri con lo 0,00016% delle trombosi e lo 0,00004% delle morti fra i vaccinati con AstraZeneca, possiamo dire che questo vaccino rappresenta la migliore prevenzione della trombosi mai messa a punto finora? A me sembra una conclusione più che ragionevole.

Aggiungo altre due considerazioni. Vedo in giro grande scandalo per l’obbligo vaccinale per i medici pena la radiazione dall’albo dei medici, paragoni immondi (“l’ultima volta che è successo è stato con le leggi razziali”, senza neppure rendersi conto dell’oscenità di simili affermazioni) e alti lai. Ebbene, per chi non lo sapesse, chi si iscrive alla facoltà di medicina deve immediatamente fare l’anti TBC: niente vaccino, niente studi di medicina. Qualcuno ha mai sentito proteste, lamentele, paragoni vergognosi?
Altro motivo di scandalo: il cosiddetto passaporto vaccinale: la discriminazione, la privacy, i miei dati resi pubblici… SVEGLIA GENTE!!!! Voi non lo avete il libretto vaccinale, quel librettino giallo in cui sono scritti tutti i vaccini che avete fatto? E lo sapete che quei dati sono tutti conservati negli archivi del servizio sanitario nazionale? La cosa vi ha mai creato problemi? Io senza tifo colera tetano e febbre gialla non sarei mai potuta andare in Somalia. È stata una libera scelta, mi è stato detto. Certo. Così come voi siete liberissimi di scegliere fra il vaccino e cinema/teatro/treno/aereo eccetera.

Un’ultima cosa. Lo scorso 16 marzo in un messaggio all’amica Maria Teresa ho scritto:

Te l’ho detto: è un delirio, che diventa sempre più isterico. Non mi stupirei che prima o poi arrivasse qualche squadrone armato a dare l’assalto a qualche centro in cui si vaccina.

Ecco

barbara

VI RICORDATE CHIUDIAMO OGGI PER RIAPRIRE A NATALE?

Ecco, siccome poi hanno chiuso a Natale per riaprire a gennaio e hanno chiuso a gennaio per riaprire a carnevale e hanno chiuso a carnevale per riaprire a Pasqua e hanno chiuso a Pasqua per non riaprire neanche a maggio e forse neanche a ferragosto possiamo tranquillamente fare finta che sia ancora Natale e quindi vi auguro buon Natale che così siamo a posto anche per il prossimo che vaccini o no se non ci decidiamo a fare la rivoluzione armata come io sto predicando da un intero anno saremo ancora chiusi uguale e come se non bastasse non solo non lo fai con chi vuoi ma non lo fai neanche con i tuoi a meno che non siate tutti miliardari e andate separatamente a Dubai e vi ritrovate insieme lì, e non se ne parli più.

BUON NATALE A TUTTI!

barbara

IMPARO LA LEZIONE E POI LA APPLICO

Questa è la lezione

“In Occidente le persone ripetono a pappagallo slogan in cui non credono come nei paesi comunisti”

 “Non ci sono gulag in America. Non ci sono leggi che consentono i delitti d’onore. Non esiste un sistema di credito sociale come in Cina. Abbiamo ottenuto progressi incredibili e godiamo di libertà straordinarie. Eppure le persone non si comportano in quel modo. Agiscono, sempre più, come in un paese totalitario. Queste persone mi scrivono ogni giorno. Ammettono di censurarsi regolarmente al lavoro e con gli amici; di soccombere alla pressione sociale e twittare l’hashtag giusto; di ripetere a pappagallo slogan in cui non credono per proteggere i loro mezzi di sussistenza, come il fruttivendolo nel famoso saggio di Václav Havel”.
Scrive così la giornalista americana Bari Weiss in un lungo saggio apparso sul giornale tedesco Die Welt. Il riferimento è alla famosa storia di Havel, drammaturgo, dissidente e primo presidente della Repubblica ceca dopo il crollo del comunismo.
Un  fruttivendolo espone tra la merce una frase: “lavoratori di tutto il mondo unitevi”. Perché, si chiede Havel, lo fa? Perché così facendo “egli dichiara la propria fedeltà, nel solo modo che il regime è in grado di recepire, ossia accettando il rituale prescritto, accettando le apparenze come realtà, accettando le regole fissate del gioco”.
“L’America sta sviluppando rapidamente un proprio sistema informale di credito sociale, in cui le persone con la politica o la personalità online sbagliate sono bandite dai siti di social media e dalle reti finanziarie online”, spiega Bari Weiss. Così, la giornalista che si è dimessa dal New York Times perché non voleva più subire ricatti e offese ideologiche e professionali, stila una lista di cose da fare per opporsi alla censura.

• Ricorda a te stesso, in questo momento, la seguente verità: sei libero. È vero che viviamo in un mondo capovolto in cui premere il pulsante ‘mi piace’ sulla cosa sbagliata può portare a conseguenze incalcolabili. Ma cedere a coloro che cercano di confinarti ti fa solo male alla lunga.

• Sii onesto. Non dire nulla su te stesso o sugli altri che sai di essere falso. Rifiuta assolutamente di lasciare che la tua mente venga colonizzata. La prima cosa folle che qualcuno ti chiede di credere o di professare, rifiutala. Se puoi, fallo ad alta voce. Ci sono buone probabilità che ispiri anche gli altri a parlare.

• Attieniti ai tuoi principi. Se sei una persona perbene, sai che la giustizia del branco non è mai giusta. Quindi non unirti mai a un branco. Mai.

• Dai l’esempio ai tuoi figli e alla tua comunità. Significa essere coraggiosi. Capisco che sia difficile. Davvero difficile. Ma in altri tempi e luoghi, le persone hanno fatto sacrifici molto maggiori.

• Se una cosa non ti piace, lasciala. Comprendo appieno l’impulso a voler cambiare le cose dall’interno. E con tutti i mezzi: prova più che puoi. Ma se il leopardo sta mangiando la faccia della persona nel cubicolo accanto al tuo, ti prometto che non si asterrà dal mangiare anche la tua se pubblichi il quadrato nero su Instagram.

• Diventa autosufficiente. Se puoi imparare a usare un trapano elettrico, fallo. Ancora più importante: mettiti in testa che i social non sono neutri.

• Adora Dio più di Yale. In altre parole, non perdere di vista l’essenziale. Il prestigio professionale non è essenziale. Essere popolare non è essenziale. Portare tuo figlio in una scuola materna d’élite non è essenziale. Fare la cosa giusta è essenziale. Dire la verità è essenziale. Proteggere i tuoi figli è essenziale.

• Un amico è disposto a dire la verità anche se fa male alla sua parte? E pensa che l’umorismo non dovrebbe mai essere una vittima, non importa quanto desolate siano le circostanze? Queste persone sono sempre più rare. Quando le trovi, tienitele strette.

• Fidati dei tuoi occhi e delle tue orecchie. Affidati alle informazioni di prima mano di persone di cui ti fidi piuttosto che ai media.

• Hai la capacità di costruire cose nuove. Se non hai il capitale finanziario, hai il capitale sociale. O la capacità di sudare.
Giulio Meotti

E questa è l’applicazione

È brutta. Ha la faccia da scema e l’espressione un po’ (voglio tenermi bassa) da ritardata. Scrive ammucchiatine di parole insulse e lagnose, come potrebbe scriverle un bambinetto di seconda media. Se per poterla tradurre bisogna essere uguali a lei (madre single compresa?), io l’essere rifiutata lo considererei un onore tale che mi ci farei fare una coppa gigante che ricordi l’evento e la metterei nel posto più in vista della casa. (L’ho già detto che ho dichiarato guerra al politically correct?)

barbara

POST ESEMPLARE

Comincio con qualche esempio di riduzione in schiavitù
per amore della salute

per amore della sicurezza

per amore della Terra (qualunque cosa significhi) e comunque leggi qui che ti fa bene

per amore del potere, senza più infingimenti

Esempio di omicidio premeditato, sempre per amore della salute

La Stampa  

«Nelle Rsa non si muore più di Covid ma di isolamento. I nostri anziani si stanno lasciando andare perché continuano a non vedere i propri cari». È una denuncia che le associazioni dei familiari delle persone che sono nelle residenze sanitarie assistenziali si sentono ripetere spesso e che sta diventando un problema sempre più pressante. «È tutto bloccato, gli ingressi dei visitatori continuano a non esserci tranne che nelle strutture che hanno la stanza degli abbracci o dietro vetri. Molte Rsa, con la scusa della zona rossa, hanno chiuso di nuovo e anche le videochiamate si sono diradate. Chiediamo al presidente Cirio di intervenire per obbligare le visite. Le linee guida ci sono, non può essere tutto delegato alla discrezionalità dei singoli direttori» tuona Andrea Ciattaglia di Promozione Sociale Onlus, che dal 1970 si occupa dei diritti di anziani, malati cronici non autosufficienti e malati di Alzheimer.
Secondo gli ultimi dati, su 7700 tamponi agli ospiti, i positivi sono 77, lo 0,01% [Beh no, 77 su 7700 sono l’1%: non essere molto portati per la matematica va bene, ma sbagliare del 10.000%?!] e tutti asintomatici o paucisintomatici perché ormai vaccinati. «Se la situazione è questa – sottolinea Ciattaglia – temiamo che le chiusure siano per sempre. In questo momento sono tutti protetti dal virus e quelli che sono infettati hanno sintomi bassi o nulli. Le strutture sono sicure. Non si capisce, il perché. Delle oltre 700 Rsa in Piemonte l’80% sono Covid free. E anche l’adesione al vaccino del personale è molto buona: stiamo parlando di cicli vaccinali conclusi con la seconda dose». I numeri sulla diffusione del siero in queste strutture – il 94,5% dei vaccinati a Torino – è confermato anche dall’Unità di crisi.
Un caso è quello raccontato da Giovanni Battista Palmisano, il figlio della signora Caterina. «Mia madre è in una casa di riposo a San Secondo di Pinerolo. Ha fatto il vaccino a gennaio, ma non riesco a vederla e abbracciarla dal 9 marzo 2020. E non riesco a farle fare alcune visite specialistiche essenziali» spiega. «Capisco tutta la prudenza del direttore – aggiunge – Su di lui sono state scaricate le responsabilità che avrebbe dovuto assumersi il governo o la Regione, ma così non possiamo andare avanti. Mia madre ha già perso un occhio e abbiamo bisogno di programmare visite urgenti. Nonostante sia vaccinata dovrebbe essere trasportata in ambulanza, perché io non lo sono. E poi restare in isolamento per 10 giorni. Il vaccino a cosa è servito?»
Ne parla Claudia Luise su La Stampa

E un esempio, restando in tema, di sopraffina intelligenza accompagnata da inarrivabile astuzia

Ancora un esempio, di giusta precauzione da parte di una casa farmaceutica

Un esempio di omaggio alla lingua più bella del mondo, da parte di una che scrive e pubblica libri in cui insegna a usare correttamente la lingua italiana

Da una scrittrice di prim’ordine:

“Mi urta la mentalità che quella frase e altre simili le partorisce”

Siamo a cavallo, Madonna Grammatica Italiana!

E quest’altro è un esempio di come cavarsela quando non si è sicuri di conoscerla sufficientemente bene

ma per poterlo fare bisogna conoscerla sufficientemente bene da potersi rendere conto delle proprie lacune. In caso contrario la povera lingua italiana se ne va a signorine allegre, come più sopra si è visto. E, per non uscire troppo dal seminato, uno straordinario esempio di competenza nel campo delle etimologie

Infatti, come tutti sappiamo, ius deriva da juice, bevanda notoriamente invisa agli islamici

Un esempio di gratitudine nei confronti dello stato che ti ha accolto e sfamato

(lei la un s’offende miha se la chiamo nanerottolo di merda, vero?)

Un esempio di correttezza politica

Perché è chiaro che se dai vocabolari “per la plebe” cancelliamo la parola “figa”, in che modo potrebbe qualcuno trovare il modo di stuprare?

uno di politica corretta (nel senso in cui si parla di “caffè corretto”)

e un esempio di giustizia

e uno di giustizia ancora più giusta

240 euro per ogni anno di persecuzione, 20 euro al mese. E qualcuno, nei commenti al post che lo segnala, ha scritto: “Fammi capire: qual è il problema?” e qualcun altro: “???”

Un esempio di straordinario senso dell’umorismo

Uno di coerenza

e uno di coerenza ancora più coerente

e un esempio che dimostra che anche nei momenti più bui la specie umana riesce a produrre qualche esemplare degno di chiamarsi uomo

E infine un clamoroso esempio di bancarotta fraudolenta

14 mesi di fallimenti nell’emergenza Covid ci ricordano che lo Stato è il problema, non la soluzione

Quattordici mesi di gestione pubblica della pandemia da Covid-19 dovrebbero oramai rappresentare una prova inconfutabile della necessità di sottrarre allo Stato l’innumerevole mole di compiti che si è assunto e che, in un momento particolarmente grave, ha svolto in maniera del tutto fallimentare.
L’insieme delle autorità pubbliche, alle quali consegniamo più della metà di quello che produciamo, nel momento di maggiore necessità per i cittadini ha prodotto risultati catastrofici che sono sotto gli occhi di tutti. L’unica abilità che lo Stato e le Regioni hanno mostrato è stata quella di predisporre ordini liberticidi funzionali a nascondere l’incapacità di gestire e affrontare la pandemia. Ordini che la magistratura italiana, peraltro, sta provvedendo, in molti casi, a tramutare in carta straccia con argomentazioni irresistibili.
Non vi è stato alcun potenziamento del servizio sanitario sufficiente a fare fronte all’aumento intermittente dei ricoveri ordinari e di quelli in terapia intensiva; non è stata messa in campo alcuna operazione di tracciamento in grado di individuare velocemente e isolare altrettanto tempestivamente i soggetti contagiati. La creazione dell’applicazione web Immuni ha rappresentato un inutile dispendio di tempo, risorse ed energie; il funzionamento dei trasporti pubblici non è stato potenziato e modulato in modo da consentire una minore densità dei viaggiatori e una maggiore frequenza delle corse e dei servizi. Non vi è stata alcuna ricerca di soluzioni in grado di assicurare lo svolgimento delle lezioni scolastiche anche con i doppi turni o l’utilizzo di ulteriori e diversi immobili su tutto il territorio nazionale. È stata rifiutata a priori l’idea di proteggere, anche con maggiore isolamento, le fasce della popolazione che le rilevazioni dell’Istituto Superiore di Sanità hanno dimostrato essere maggiormente vulnerabili al virus.
Lo Stato ha deciso di calare dall’alto quelle che ha ritenuto essere le uniche acquisizioni scientifiche valide; ha imposto ai soggetti contagiati e senza sintomi di non curarsi e di aspettare in “vigilanza attiva”; ha vietato l’uso di farmaci che decine di medici di base hanno dichiarato essere efficaci nelle prime fasi della malattia; ha costretto le autorità giudiziarie a intervenire per dare speranza a chi aveva desiderio di curarsi e per svelare le evidenze scientifiche sulla necessità dell’uso della mascherina ai bambini di età compresa fra i 6 e gli 11 anni, nonostante l’OMS avesse sempre espresso parere contrario. I governi hanno fatto orecchie da mercante davanti ad analisi e osservazioni di organismi indipendenti che hanno sconfessato nessi di causalità fra le misure di isolamento sociale adottate e i miglioramenti dell’andamento della pandemia vantati. Solo le autorità giudiziarie hanno dato conto in alcune occasioni della necessità di fondare le decisioni di contrasto al Covid su evidenze quantomeno plausibili, mentre capi di Governo e presidenti di Regione si sono fatti guidare da sensazioni, paure e precauzioni irrazionali.
Lo Stato ha costretto i cittadini a ricorrere ai tribunali per avere accesso ai verbali del Comitato tecnico scientifico che contenevano i pareri sulle misure da adottare con i Dpcm e che hanno ristretto le libertà fondamentali di milioni di individui. Due deputati della Repubblica hanno dovuto chiedere al giudice amministrativo di avere accesso al piano di emergenza nazionale che il Governo non ha loro consegnato.
Le autorità pubbliche hanno deciso di gestire da sole la distribuzione dei vaccini sull’intero territorio nazionale e hanno escluso il prezioso apporto del mondo delle imprese private. L’idea di potenziarne la produzione è sempre di là da venire. Adesso hanno nelle loro mani la vita e la morte di milioni di individui; sono le autorità a decidere chi deve vaccinarsi prima e chi dopo, chi dovrà ancora attendere e affrontare un rischio importante e chi potrà cominciare a dormire sonni tranquilli. E tutto ciò, a quanto pare, a prescindere dal grado di rischio di esposizione al virus di ciascuno di noi. Ci hanno vietato di scegliere come vivere, ci hanno impedito di assumere un rischio con consapevolezza e responsabilità. Ci hanno impoverito e confortato con l’illusione del debito pubblico che a quanto pare nessuno dovrà pagare.
Mai come in questi ultimi mesi lo Stato ha dimostrato di essere il problema e non la soluzione,. Non è solo questione della qualità della classe dirigente nazionale; è l’idea di potere disporre dall’alto della vita di milioni di esseri umani senza mai prendere in considerazione la loro volontà, è l’idea di avere a disposizione tutta la conoscenza e gli strumenti che servono per risolvere problemi che sono troppo grandi e complessi, invece, per qualsiasi mente illuminata, per qualsiasi potere amministrativo. È l’idea che la tua vita è nelle mani di qualcun altro che ne farà ciò che vorrà. E tu non potrai fare nulla.
Rocco Todero, 29 Mar 2021, qui.

Anzi no, l’«infine» arriva adesso, con una sana lezione di convivenza civile, oltre che di legalità:

Scherzavo, ce n’è ancora uno, ma questo è proprio l’ultimo, giuro, in cui va in scena uno spettacolare esempio di politica intelligente, degna dello stato che ha fatto meglio di tutti gli altri, i quali ci invidiano a morte e ci prendono a modello.

La merceria è aperta, ma è autorizzata a vendere unicamente bavaglini per bambini e altri articoli analoghi. A me, così come al 99% (minimo) delle clienti, serve tutt’altro genere di mercanzia.
SITUAZIONE: io ho bisogno di alcune cose la cui vendita non è autorizzata, il negoziante ha bisogno di mangiare.
SOLUZIONE: il negoziante mi vende di contrabbando la merce che mi serve, e io lo pago in nero, ossia in contanti e senza scontrino, in modo da non lasciare tracce della vendita illegale che, se scoperta, gli costerebbe una multa da lasciarlo in mutande, oltre alla chiusura del negozio (a proposito: quando leggete delle attività chiuse per comportamento illecito, chiedetevi in che cosa sia consistito questo comportamento illecito).
CONSEGUENZE: io non pago l’IVA e il negoziante non paga le tasse, con grande giovamento delle casse dello stato.

barbara