AVETE PRESENTE LA SANREMO FEMMINISTA E POLITICAMENTE CORRETTA?

Quella che invita la famosa giornalista Rula Jebreal. Quella che si indigna quando qualcuno preferirebbe che lei non intervenisse. Quella che alla fine la farà partecipare per parlare di donne – e ovviamente possiamo prevedere che non parlerà della condizione delle donne musulmane, sposate a dieci, o sette, o cinque anni, lapidate se vengono stuprate perché non sono più vergini e quindi portano disonore alla famiglia, loro, non il padre o lo zio o il fratello che le ha stuprate. Parlerà sicuramente delle donne vittime dei nostri maschi sessisti, perché i problemi sono tutti qui da noi, non certo a Gaza dove si può tranquillamente essere gay, e sopravvivere (ibidem). Quella che si infuria quando arriva l’orrenda notizia che parteciperà Rita Pavone, notoria sovranista – e lo sanno tutti che essere sovranisti è molto peggio che essere ladri falsari spacciatori stupratori pedofili assassini tutto insieme – e come se non bastasse non prova neppure simpatia per Santa Greta dei Dolori Climatici. Quella Sanremo lì. Ecco. A quella Sanremo lì parteciperà un tale Junior Cally, un rapper per ragazzini/e che ha nel suo repertorio roba come questa (i testi sono “asteriscati” per evitare la feroce censura di FB, dove li ho trovati, e li ho lasciati così):

«Lei si chiama Gioia, beve poi ingoia.
Balla mezza nuda, dopo te la da.
Si chiama Gioia, perché fa la tr*ia, sì, per la gioia di mamma e papà».

«Questa non sa cosa dice. Porca tro*a, quanto ca**o chiacchera? L’ho ammazzata, le ho strappato la borsa. C’ho rivestito la maschera».

«state buoni, a queste donne alzo minigonne»;
«me la chi*vo di brutto mentre legge Nietzche»;
«ci scopi*mo la Ferreri [la cantante ndr]»;
«lo sai che fotti*mo Greta Menchi [una influencer, ndr];
«lo sai voglio fott*re con la Canalis [la conduttrice ndr]»;
«queste put**ne con le Lelly Kelly non sanno che fott*no con Junior Cally»

Chi volesse fare un estremo tentativo per fare escludere da Sanremo questa fogna, può provare a scrivere alla commissione rai della camera: com_rai@camera.it indicando

Nome
Cognome
Via… N…
Città
Cap

barbara

IN SALA D’ATTESA

Al CUP per pagare i raggi al ginocchio (pagamento intero, 107 euro, se no andavo a maggio qui o ad aprile in un’altra città). Ad un certo momento nella tasca della signora seduta vicino a me il cellulare si anima e comincia a cantare, in toni sapientemente modulati

UAA-AÀ-AAAÀ-ALLAA-AÀ-AAAÀ-HUÙ-UÀ-AAAÀ-AKHBÀ-AAAÀ-AÀA-AR

L’ha tirato fuori, ha guardato, poi ha respinto la chiamata e l’ha rimesso in tasca (questa mi è piaciuta un sacco, devo dire).

Proseguo con due etti di fatti miei. Ieri discesa dal letto praticamente antelucana per gli esami del sangue, poi visto che ero in giro sono andata in comune per il rinnovo della carta di identità scaduta da un anno, poi in banca a prendere un libretto degli assegni nuovo per pagare il dentista (ottomila euro in tre rate), e poi mi sono fermata in un negozio in cui ho comprato un trolley medio-piccolo perché il mio vecchissimo ormai perde letteralmente i pezzi (che poi a rigor di termini non sarebbe neanche propriamente mio ma lo detengo con tutti i diritti, e questa comunque è un’altra storia), quattro etti in meno, tre centimetri più alto, largo uguale, niente espansione ma un centimetro e mezzo di profondità in più), due anni di garanzia, e poi una bellissima borsa grande per quando si viaggia e oltre a tutta l’ordinaria amministrazione ci vanno anche tutte le altre cose di cui ci si ricorda all’ultimo momento quando la valigia è già chiusa e la borsa da viaggio non è più in grado di ospitare neanche uno spillo, e una bellissima piccina per quando si esce con cellulare chiavi fazzoletti e venti euro nel taschino. Totale 67 euro. Tornata a casa, guardata la posta, mangiato un boccone e ricorsa all’ospedale per i raggi al ginocchio. Tornata a casa, fatto un paio di cose e corsa dal dentista per foto e impronte. Tornata a casa, fatto la doccia e ricorsa all’ospedale per l’infiltrazione alla spalla.

E adesso, per neutralizzare quella robaccia là sopra, metto due cose strepitose: questa meravigliosa vendetta

e poi la cosa più erotica, e quindi peccaminosissima per definizione, che mai sia stata creata

barbara

MOGLI

Mentre mi sta facendo l’ecografia alla spalla (quella della caduta di due mesi e mezzo fa. Niente: esattamente come la testa del femore e il gomito, è fortemente contusa ma niente danni) gli suona il cellulare. Ha le suonerie differenziate, quindi sa chi è: “È mia moglie. Pronto… Cosa?! E tu mi chiami mentre sto lavorando per chiedermi una cosa del genere?! Sì va bene, ti richiamo io dopo”. Chiude. Mi guarda. Dice: “Voleva sapere perché vengono le occhiaie”.

barbara

ATTENZIONE ALLE BUFALE!

Sta di nuovo girando questa puttanata,
comizio 32
precedentemente usata in riferimento ai grillini e adesso rispolverata per le sardine. Beh, come spesso, per non dire sempre, accade quando si trovano riferimenti assolutamente perfetti, è una bufala. Il fatto che ci siano alcune somiglianze in alcuni stralci non significa assolutamente niente: tirando fuori pezzi di frasi da cose detta da me ci potete tranquillamente trovare mezze frasi simili a mezze frasi dette da Hitler, da madre Teresa, da Nilla Pizzi o dalla mia fruttivendola. E comunque il fatto fondamentale, ci siano o no somiglianze o affinità, marginali o di fondo, è che quelle frasi, in un comizio del 1932, Hitler non le ha pronunciate, e il fatto che vengano mandate in giro come se lo avesse fatto, non disonora i grillini o le sardine, bensì chi si presta a questo gioco stupido e sporco.

barbara

IL RE È NUDO

Per non parlare delle regine.

Matteo Salvini organizza un convegno sull’antisemitismo, ma la signora Segre, fabbricatrice di una “commissione contro l’odio” (qualunque cosa una simile pagliacciata voglia significare) con particolare attenzione all’antisemitismo, non ha tempo per intervenire. Lo trova però per commentare che «la lotta all’antisemitismo non deve e non può essere disgiunta dalla ripulsa del razzismo e del pregiudizio». Cioè, tradotto in italiano purgato dall’ipocrisia, “non vengo perché Salvini è brutto sporco e cattivo, e qualunque cosa fatta da lui diventa brutta sporca e cattiva”.

Sempre in merito allo stesso convegno la signora* Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e anch’essa latitante, non ha saputo esprimere altro che critiche a Salvini, critiche alle quali risponde da par suo Niram Ferretti.

Negli Stati Uniti i repubblicani propongono una risoluzione a sostegno degli iraniani che protestano contro i sistematici abusi del regime e le sistematiche violazioni dei diritti umani, ma i democratici, con in testa la signora Nancy Pelosi, qui immortalata con annessa latteria,
USA-Nancy-Pelosi
la bloccano.

Ma denunciare la nudità delle regine non solo è politicamente scorretto a livelli inaccettabili ma anche, come direbbe la nota giornalista Rula Jebreal, razzista e sessista.

*Con la signora in questione ho avuto un vivace scambio, un paio d’anni fa, a proposito di questo articolo. Se qualcuno fosse interessato, lo può leggere qui: NOEMI DI SEGNI.

barbara

UN PAIO DI COSE SU QUEI FAMOSI CAMBIAMENTI CLIMATICI

Quelli brutti brutti, che ci condurranno alla catastrofe, che fanno piangere la piccola Greta e per fermare i quali da almeno mezzo secolo ci restano solo dodici anni che ormai saranno diventati undici e fra poco saranno dieci. Quelli.

Riscaldamento globale: la grande truffa?

Avevo già trattato il tema del riscaldamento globale in un precedente post del 27/7/2019 (https://politicaesocieta2015.wordpress.com/2019/07/27/le-balle-del-pensiero-unico-2-episodio-il-riscaldamento-globale/).

Prendo spunto dal fallimento della conferenza di Madrid sul clima (COP 25 – nel quale Cina, India, Stati Uniti e Russia di sono defilati dal sottoscrivere impegni sui futuri tagli delle emissioni di gas serra), per tornare sull’argomento.

A margine di quella conferenza l’Europa dal canto suo sta preparando il compitino a casa e sta lavorando all’obiettivo di raggiungere zero emissioni nette entro il 2050. La stessa promessa è stata fatta a più riprese negli anni da vari politici in giro per il mondo. A questo riguardo apro subito una breve parentesi su cosa questo significhi in termini pratici perché fa molto trendy dire “zero emissioni entro il 2050” ma la realtà dei fatti è molto complicata. In base a quanto descritto in questo articolo di Forbes (https://www.forbes.com/sites/rogerpielke/2019/09/30/net-zero-carbon-dioxide-emissions-by-2050-requires-a-new-nuclear-power-plant-every-day/ ), per ottenere l’equivalente di energia prodotta dai combustibili fossili da qui al 2050, occorrerebbe costruire 3 centrali nucleari di nuova generazione ogni 2 giorni da oggi per i prossimi 31 anni per un totale di circa 17.000 nuovi impianti. Se consideriamo che il nucleare esiste da circa 70 anni e attualmente nel mondo ci sono 442 centrali nucleari operative abbiamo la misura della questione. In alternativa, dato che le centrali nucleari non piacciono a tutti, si potrebbero costruire pale eoliche: ne servirebbero 1.500 al giorno tutti i giorni sino al 2050. Totale 16.972.500 nuove pale eoliche.

Ce la possiamo fare? Lascio il giudizio a chi sta leggendo. Quando sentirete qualcuno che promette emissioni zero entro il 2050 ricordatevi di questo calcolo traendo le opportune conclusioni circa la serietà di chi vi sta probabilmente prendendo per il naso. Le utopie sono bugie molto dolci da raccontare.

Il calcolo di Forbes sarà attendibile? In ogni caso fornisce l’ordine di grandezza di un problema apparentemente enorme ovvero la necessità di escogitare misure alternative alle fonti non rinnovabili dato che per i catastrofisti dell’ambiente occorre “salvare il pianeta” dalla distruzione e dallo scioglimento dei ghiacciai che ci farà morire tutti annegati.

Ma le cose stanno veramente così? Siamo proprio sicuri i gas serra prodotti dall’uomo ci porteranno sull’orlo del baratro?

Qualche sospetto sulla attendibilità del pensiero dominante potrebbe sorgere nel momento in cui analizziamo la letteratura disponibile sull’argomento. La stragrande maggioranza dei testi reperibili in rete da siti specializzati a riguardo ci dicono:

  • che i gas serra sono la causa del riscaldamento globale
  • che i gas serra sono in aumento vertiginoso negli ultimi anni
  • che l’uomo produce quantità enormi di gas serra
  • che, di conseguenza, è colpa dell’uomo se le temperature aumentano e i ghiacciai si sciolgono perché producendo gas serra causiamo l’aumento delle temperature.

Insomma, sarebbe tutta colpa nostra, della nostra civiltà di irresponsabili che stanno “giocando col futuro delle generazioni a venire”.

Sarà un caso ma in nessuna pubblicazione delle numerose che ho consultato viene esposta dettagliatamente la reale percentuale di gas serra di produzione antropica (dell’uomo) rispetto alla mole di gas serra naturalmente presenti nell’atmosfera. Davvero singolare questa circostanza, come se non si volesse fornire ai più una informazione fondamentale per valutare la veridicità delle teorie dominanti sul riscaldamento globale in base alle quali esso sarebbe causato dalle attività umane. L’unica eccezione che ho riscontrato è un interessante articolo in lingua inglese (https://www.geocraft.com/WVFossils/greenhouse_data.html) ripreso anche in italiano dal sito centrometeo.com (http://www.centrometeo.com/articoli-reportage-approfondimenti/climatologia/5845-effetto-serra-attivita-umane-come-stanno-le-cose) che fornisce una misura esatta dell’impatto delle attività umane sui gas serra complessivamente presenti nell’atmosfera.

I dati presentati sono assolutamente sconvolgenti:

le percentuali di gas serra prodotti dalle attività umane, quelli che secondo la vulgata ormai genericamente accettata, sarebbero responsabili dell’innalzamento delle temperature del pianeta, sono ricomprese in un range tra lo 0,28% ed il 2,208%.

Questa forbice si ottiene considerando nel primo caso che il totale dei gas serra sia costituito da vapore acqueo al 95% e nel secondo caso che questa percentuale sia del 60%. La tabella seguente è estremamente esplicativa:

Dati basati sulla concentrazione (ppb) tenendo conto del GWP % di Effetto serra (caso: vapore acqueo al 95%) % Naturale % Man-made % di Effetto serra
(caso vapore acqueo al 60%)
% Naturale % Man-made
Vapore acqueo 95.000% 94.999% 0.001% 60.000% 59.999% 0.001%
Anidride Carbonica (CO2) 3.618% 3.502% 0.117% 28.948% 28.015% 0.934%
Metano (CH4) 0.360% 0.294% 0.066% 2.84% 2.32% 0.521%
Protossido di azoto (N2O) 0.950% 0.903% 0.047% 7.6% 7.225% 0.375%
Altri gas (CFC, ecc) 0.072% 0.025% 0.047% 0.574% 0.197% 0.377%
Totale 100.00% 99.72 0.28% 100.00% 97,756% 2.208%

Si rimanda alla lettura degli articoli citati per un eventuale interessantissimo approfondimento.

Che conclusioni si traggono?

  1. che la maggior parte del gas serra esistente è costituito da vapore acqueo (e su questo non possiamo intervenire);
  2. che la totalità o quasi del vapore acqueo è di origine naturale (e neppure qui possiamo intervenire);
  3. che la percentuale di anidride carbonica, metano, protossido di azoto ed altri gas presenti in atmosfera sono per la maggior parte di origine naturale (e anche su questo non possiamo farci niente)
  4. che la percentuale di gas serra prodotti dalle attività umane è insignificante.

Se questi sono i numeri, quanto possono incidere iniziative quali il Protocollo di Kyoto o di Parigi, che peraltro richiedono riduzioni solo parziali, rispetto alla variabilità naturale del sistema climatico terrestre?

“Non c’è alcun dubbio sul fatto che anche se puntualmente osservato, il Protocollo di Kyoto avrebbe un effetto impercettibile sulle temperature future – un ventesimo di grado entro il 2050”. [Dr. S. Fred Singer, atmospheric physicist Professor Emeritus of Environmental Sciences at the University of Virginia, and former director of the US Weather Satellite Service; in a Sept. 10, 2001 Letter to Editor, Wall Street Journal].

È abbastanza chiaro dove sta l’inganno? L’informazione mainstream continua a martellare l’opinione pubblica su quanto siano aumentate le emissioni di anidride carbonica negli ultimi decenni fornendo però il solo dato assoluto e non quello percentuale riferito a quanto “pesano” queste emissioni sia rispetto all’anidride carbonica di produzione naturale (l’uomo produce tra lo 0,117% e lo 0,934 dell’anidride carbonica complessiva, una quantità estremamente contenuta) sia rispetto alla totalità dei gas serra (come abbiamo visto tra un modestissimo 0,28% ed il 2,208%).

È certamente vero che la concentrazione di anidride carbonica abbia raggiunto i più alti livelli da 800.000 anni a questa parte ma la quota prodotta dall’uomo è così contenuta che se anche la razza umana si estinguesse domani, il clima non ne risentirebbe affatto. Però a voi raccontano che sono 800.000 anni che non stavamo messi così male e a sostegno della tesi vengono mostrati grafici come questi che esposti così non significano nulla perché non vengono messi in correlazione con i gas serra totali:
ct1
ct2
Qualcuno pensa veramente che una percentuale di gas serra prodotti dall’uomo nella misura dello 0,28% sia responsabile dell’aumento delle temperature globali? E il restante 99,72% non conta nulla? Conta solo ciò che produciamo noi? Immaginate la vostra scrivania di 2 metri per 1 metro e sopra quest’area disegnate un quadrato di 7,5 cm di lato; queste sono le proporzioni tra i gas serra antropici ed i gas serra totali.

Giova poi ricordare un aspetto non trascurabile ma che tuttavia non viene mai citato: l’anidride carbonica è il nutriente delle piante e non è inquinante; tutta la vita sulla Terra – piante e animali allo stesso modo – ne trae beneficio essendo questa basata sulla chimica del carbonio nella quale la CO2 è un elemento essenziale.

Se i numeri sono questi credo non ci siano molti dubbi ma attendo smentite e sono pronto a ricredermi.

Certamente è opportuno rendere l’aria respirabile soprattutto nelle città ma questo è un discorso completamente diverso: un conto è dire che i gas nocivi prodotti dall’uomo se concentrati nelle città fanno male alla salute e quindi vadano contenuti ma cosa ben diversa è dire che occorre limitare lo sviluppo economico di intere aree del pianeta che ancora oggi contano per il proprio progresso sullo sfruttamento delle fonti tradizionali paralizzando buona parte dell’economia mondiale perché altrimenti i ghiacciai si sciolgono. E il motivo è esattamente nei numeri esposti sopra. Ridurre lo 0,28% allo 0,14% o allo 0,08% che impatti avrebbe sulla temperatura del pianeta?

Verosimilmente nessuno.

La stragrande parte dei gas serra ha origine naturale e nulla possiamo fare per cambiare il corso delle cose. Mettiamoci il cuore in pace.

Dovremmo inoltre raccontare ai paesi in via di sviluppo che essi dovranno rinunciare a gran parte delle loro prospettive economiche basate sulle fonti tradizionali? Ciò causerebbe carestie di proporzioni bibliche e milioni di morti per fame. È questo che vogliamo?

Aggiungiamo inoltre che il programma di riduzione delle emissioni come previsto dal protocollo di Kyoto dovrebbe costare cifre iperboliche, di molto superiori all’intero PIL mondiale. Sarebbe come sentirsi dire dal proprio medico che dobbiamo ridurre il colesterolo da 10 a 5 (quando il limite è 200) assumendo un farmaco che costa il 99% del nostro stipendio. Chi inizierebbe una cura così costosa per ridurre un tasso di colesterolo già di per sé insignificante? Eppure questo ci stanno raccontando da anni. E la stragrande maggioranza delle persone si beve questa gigantesca bufala.

Sorgono spontanee almeno due domande:

  • se non sono i gas serra antropici, allora qual è la causa dell’aumento della temperatura del pianeta?
  • perché la comunità scientifica si è orientata sulla spiegazione “antropica” del riscaldamento globale e ci vengono propinate da anni bugie clamorose sulla responsabilità dell’uomo in relazione ad esso?

Alla prima domanda le risposte sono molteplici ma principalmente riconducibili o a fenomeni esogeni quali la variabilità periodica dell’attività solare e la variazione periodica dell’asse terrestre o a fenomeni endogeni quali l’attività vulcanica. Una buona spiegazione è fornita da questo articolo in lingua inglese https://www.geocraft.com/WVFossils/ice_ages.html. L’aumento delle temperature (o la loro diminuzione) non è assolutamente correlabile (se non in minima parte) con la produzione di gas serra antropici. Questo articolo ed altre fonti ipotizzano inoltre l’arrivo imminente di una nuova “piccola era glaciale” che potrebbe durare alcuni decenni e che farebbe sparire di colpo le preoccupazioni dei catastrofisti del riscaldamento globale e i loro seguaci https://www.ildolomiti.it/blog/tiberio-chiari/dallinverno-del-2020-le-temperature-potrebbero-abbassarsi-drasticamente-un-raffreddamento-causato-dal-ciclo-solare-in-arrivo-con-il-ritorno-di-una-piccola-era-glaciale

https://www.attivitasolare.com/la-piccola-era-glaciale-2020-2060/

Quando ciò avverrà il pensiero unico modificherà il proprio linguaggio passando dal “riscaldamento globale” ai “cambiamenti climatici” imputando questi ultimi come sempre all’uomo anche se in realtà la verità è ben diversa.

Alla seconda domanda ho già dato la mia risposta nel post precedente già citato (https://politicaesocieta2015.wordpress.com/2019/07/27/le-balle-del-pensiero-unico-2-episodio-il-riscaldamento-globale/) che ha a che fare esclusivamente con il concetto di potere. A quelle osservazioni potrei ora aggiungere che negli anni ’40 del secolo scorso l’opinione dominante era che ci saremmo avviati verso una nuova glaciazione (“raffreddamento globale”) ma poi, dopo una serie di rilevazioni consecutive per alcuni anni di lievi e costanti incrementi della temperatura media globale (misurata a terra) l’orientamento generale si spostò sulla tesi opposta che via via si è cristallizzata nel corso dei decenni rendendo difficile un ripensamento generalizzato che oggi ai climatologi costerebbe moltissimo in termini di fama, prestigio e sovvenzioni pubbliche.

Alla domanda “com’è possibile che una percentuale così modesta di gas serra antropici influisca sulle temperature del pianeta?” non so rispondere. Bisognerebbe porre lo stesso quesito ai fanatici della teoria del riscaldamento globale antropico.

Anzi, se qualcuno di essi leggesse queste righe, lo pregherei di fornirmi il suo punto di vista a riguardo supportato da dati precisi.

Non si tratta di fare dietrologie o complottismi.

Si tratta di numeri e se qualcuno è in grado di smentirli, si faccia avanti. Grazie. (qui)

E poi ci sono quei devastanti incendi in Australia, che naturalmente sono causati dai cambiamenti climatici che a loro volta sono causati da noi: lo sanno tutti, no?

Il governo australiano resiste all’ideologia eco-catastrofista: incendi dolosi

“Il governo australiano, nonostante la rabbia dell’opinione pubblica, l’angoscia delle vittime e i moniti degli scienziati, si ostina a sostenere che il cambiamento climatico non ha a che vedere con gli incendi che stanno devastando il Paese”. Esordisce così un articolo pubblicato il 7 gennaio dall’agenzia di stampa Reuters, intitolato: “I leader dell’Australia irremovibili sull’azione per il clima dopo gli incendi devastanti”. Nello stesso giorno un editoriale del Washington Post dal titolo “Gli incendi apocalittici dell’Australia sono un avvertimento al mondo” iniziava dicendo: “Questo è il futuro che l’umanità si sta preparando, proprio adesso, ogni giorno che i governi mondiali sprecano senza reagire al cambiamento climatico”.

Gli articoli su mass media e blog che mettono sotto accusa il governo australiano “insensibile ai disastri climatici” sono centinaia e se ne continuano a pubblicare, anche se il governo sostiene che il global warming non c’entri per un’ottima ragione: e cioè che gli incendi sono di origine dolosa, come d’altra parte succede quasi sempre. Le autorità australiane hanno infatti annunciato di aver già arrestato più di 180 persone. L’allarme lanciato – “questo è il futuro che l’umanità si sta preparando” – avrebbe piuttosto senso se si riferisse al fatto che sono minorenni ben il 70 per cento delle persone finora arrestate.

Ma prima o poi qualcuno forse finirà per dire addirittura che gli incendi non sono dolosi, che il governo australiano mente per non assumersi le proprie responsabilità. La colpa del governo australiano, che già dà “scandalo” per una politica inflessibile in materia di immigrazione illegale, e guai a portarlo invece ad esempio, è di mostrarsi determinato anche in fatto di politiche ambientali. Il primo ministro Scott Morrison e il ministro per la riduzione delle emissioni di gas serra Angus Taylor hanno infatti dichiarato che non c’è motivo di ridurre le emissioni di CO2 più di quanto il Paese non stia facendo. Hanno detto che, al contrario, l’Australia dovrebbe essere premiata perché sta tenendo fede all’impegno di ridurre entro il 2020 le proprie emissioni di gas serra secondo quanto stabilito. Fare di più andrebbe a danno dell’economia nazionale specialmente perché comporterebbe una riduzione delle esportazioni di carbone e gas naturale.

A chi gli rinfaccia che l’Australia anche se contribuisce solo all’1,3 per cento delle emissioni mondiali di anidride carbonica è però seconda, dopo gli Stati Uniti, per emissioni pro capite, e tuttavia alla Cop25, il summit mondiale sul clima svoltosi a Madrid all’inizio di dicembre, ha rifiutato insieme ad altri stati di votare un “ambizioso piano di riduzione delle emissioni di CO2”, il ministro Taylor ha risposto il 31 dicembre sulle pagine del quotidiano The Australian:

“Nella maggior parte dei Paesi è inaccettabile perseguire politiche di riduzione delle emissioni che incidano pesantemente sul costo della vita, provochino la perdita di posti di lavoro, riducano le entrate e impediscano lo sviluppo. È per questo motivo che non adotteremo gli obiettivi proposti dal partito laburista, impraticabili, sconsiderati e catastrofici per l’economia, che si risolvono sempre in tasse sull’energia, comunque le si vogliano chiamare”.

In precedenza, il primo ministro Scott Morrison nel corso di una intervista aveva affermato: “Non esistono prove scientifiche attendibili che ridurre le emissioni farebbe diminuire gli incendi”. Ma i mass media schierati con l’ideologia eco-catastrofista, o che quanto meno preferiscono non urtare i sentimenti di chi la condivide, se anche pubblicano le affermazioni dei politici australiani, sanno come manipolare l’opinione pubblica e ne approfittano. Il commento alle parole del primo ministro Scott Morrison è stato: “Gli scienziati del clima avvertono che l’entità e i danni degli incendi sono un chiaro esempio di come il cambiamento climatico (di origine antropica, n.d.A.) intensifica i disastri naturali”. L’articolo del The Australian, prima di riportare una serie di dichiarazioni fatte da esponenti dell’opposizione, afferma: “Gli scienziati sostengono che il cambiamento climatico (sempre di origine antropica, n.d.A.) gioca un ruolo decisivo negli incendi devastanti”.

Inutile replicare – inutile nei confronti di chi nega i fatti se contraddicono l’ideologia in cui crede – che quelli australiani non sono “disastri naturali”, ma disastri arrecati alla natura e che il “ruolo decisivo negli incendi” non lo svolge il cambiamento climatico, qualunque sia la sua origine, bensì l’azione di persone – ed è grave che per lo più si tratti di minorenni – che provocano gli incendi o per irresponsabile incuria o deliberatamente, forse per interesse, forse solo per divertirsi, magari convinti di fare una bravata.

Inoltre, per dovere di corretta informazione, si dovrebbe dire non che “gli scienziati”, ma che “degli scienziati” sostengono essere in atto un cambiamento climatico anomalo, provocato dall’uomo, causato da eccessive emissioni di gas serra, mentre altri scienziati non sono d’accordo, ritengono che quella del global warming di origine antropica sia una congettura sulla quale è irresponsabile e dannoso impostare la politica economica di un Paese, figurarsi del mondo.

Anna Bono, 10 Gen 2020 (qui)

E niente: fra 12 anni la Terra non esisterà più perché l’abbiamo scaldata troppo, e dunque:

barbara

È TORNATO AHMAD BATEBI

Ho ripescato questo post di undici anni e mezzo fa.

A molti di noi probabilmente questo nome non dirà molto ma tutti, sicuramente, ricordiamo molto bene questa foto.
AhmadBatebi
È stato in prigione, per questa foto, e noi non ne abbiamo saputo niente, come di tante cose che accadono in Iran non veniamo a sapere. Ora Ahmed è uscito, e ha raccontato la sua storia a Magazine del Corriere della Sera, che ora vi propongo.

NEL ’99 FU ARRESTATO PER UNA FOTO CHE DIVENNE IL SIMBOLO DELLA RIVOLTA STUDENTESCA AGLI AYATOLLAH. DOPO 8 ANNI DI TORTURE, USCITO DI PRIGIONE

È DIVENTATO FOTOGRAFO «PER RACCONTARE LA MIA TEHERAN». ORA È SCAPPATO IN SEGRETO IN OCCIDENTE. E AL MAGAZINE DICE: «CHIEDO ASILO»

Aveva 21 anni quando è stato arrestato, torturato, processato senza avvocato e condannato. Ha passato otto anni in prigione per una fotografia, un singolo scatto capace di marcare un evento, ma pur sempre una foto. Lo si vede che mostra a braccia tese la maglietta macchiata dal sangue di uno studente ribelle come lui, una specie di sindone pagana. L’Economist gli dedicò la prima pagina, ma il protagonista fu condannato a morte due volte sempre con lo stesso rituale alla Dostoevsky: prima gli mettevano la corda al collo e impiccavano davanti ai suoi occhi altri prigionieri, poi lo bendavano e stringevano il nodo del cappio. All’ultimo momento, però, quella foto lo salvava. Ahmad Batebi è l’icona della rivolta studentesca del ’99 a Teheran. Troppo famoso per sparire nel silenzio del carcere di Evin. L’unico dissidente iraniano assieme al giornalista Akbar Ganji a essere stato citato dai Grande Satana in persona George W. Bush, Batebi ha il physique du rôle della star mediatica: alto, massiccio, con un pizzetto che sa più di moda che di precetto islamico. Quel giorno aveva i lunghi capelli neri fermati sulla fronte da indiano metropolitano. Sembrava un figlio dei fiori, non un germoglio della Rivoluzione khomeinista. In Occidente scattò il riflesso di identificazione.

GIOVENTÙ RUBATA
«Scrivi quel che ti dico, non aver paura di quel che può succedere a me: la cosa meno grave che può farmi questo governo islamico è uccidermi. Hanno rubato la mia giovinezza, ma all’Iran hanno fatto di peggio. Scrivi, per favore, che questa mullahcrazia ha tolto agli iraniani il rispetto e la considerazione del mondo. Sembriamo una nazione di retrogradi, violenti, fondamentalisti». Uscito di prigione da appena otto mesi, l’ex studente è seduto al Caffè del Parco degli Artisti di Teheran. Subito dopo questa intervista non si è presentato alla firma in Questura. È scomparso, probabilmente all’estero. Vuol chiedere asilo politico. Da un giorno all’altro comparirà in qualche capitale occidentale e ricomincerà a denunciare il regime che l’ha incarcerato. Intanto nella sua ultima intervista in Iran, si racconta così al Corriere Magazine.

«Vedi quei due ragazzi? Lei è col chador, lui senza. Eppure sono persone normali. È il regime, manipolando la religione, che li costringe a travestirsi. Voi, dall’estero, non percepite l’Iran che c’è sotto il velo della dittatura: lo scambio di affetti, il rispetto, l’intelligenza delle persone che sfugge al controllo del regime. Le moschee, i chador, le barbe e i turbanti, ciò che vedete voi stranieri, non è quello che vivono gli iraniani. Come ho resistito alle torture? Sapevo che chi mi colpiva non rappresentava il mio popolo. Mi aggrappavo all’idea che un giorno accadesse quel che sta succedendo in questo momento. Che un giornalista chiedesse delle torture e io gli raccontassi dell’amore del popolo. Noi iraniani non siamo nemici, non odiamo Israele, l’America, il resto del mondo non sciita. È solo un regime, come tanti nella storia, che difende se stesso». Batebi è un rivoluzionario istintivo, nazionalista, ribelle oltre il limite della ragionevolezza, perseverante in tutto, fino nel look. Otto anni di carcere duro non sono bastati a convincerlo neppure a tagliarsi i capelli. A osservarlo pare che della cella gli siano rimaste addosso solo le spesse cicatrici delle torture, «a causa del sale messo sulle ferite per tenermi sveglio con il dolore». Invece ha avuto un ictus cerebrale, due ulcere, tre ernie del disco, sviluppato un’insufficienza renale, un tic alla spalla sinistra, insonnia e incubi da curare con dosi massicce di tranquillanti. «Era l’epoca del presidente Khatami. C’era più libertà, più speranza rispetto a oggi con Ahmadinejad. Noi studenti ci stavamo organizzando e le manifestazioni riuscivano sempre meglio. Ma a un certo punto la Sicurezza Nazionale ha scavalcato Khatami e ha cominciato ad arrestarci uno per uno, smantellando il Movimento. Fecero dai 4 ai 7mila arresti in un solo anno».
Si ferma, guarda tra i viottoli del parco, oltre la balaustra del Caffè degli Artisti. «Per me, la scusa fu una foto che in nessun altro Paese al mondo sarebbe stata un reato. Stavamo discutendo dentro l’università su come evitare la trappola di chi voleva far credere che gli studenti fossero solo dei fracassoni. A un tratto la polizia spara al cancello. Io ero nel servizio di pronto soccorso del Movimento e corro fuori. Mi metto dietro il muro di cinta aspettando di raccogliere i feriti. Un colpo di rimbalzo colpisce il ragazzo che è con me. Siccome il proiettile era già schiacciato e rallentato, non entra in profondità. Ricordo di averglielo tolto dal braccio con le unghie. Per pulire il sangue uso la maglietta che avevo sotto la camicia. Poi vedo altri studenti andare verso il cancello. Grido di fermarsi perché la polizia sta sparando. Quelli non mi sentono e per farmi capire alzo la maglietta insanguinata».

L’AUTOGOL DI “300”
II messaggio di pericolo arriva in tutto il mondo. Non ci fosse stato il fotografo Jamshid Bayrami, non sarebbe successo. «Nei miei otto anni di carcere Jamshid ha smesso di fotografare per il senso di colpa. Da quando sono uscito, però, siamo diventati amici. Lui non ha responsabilità. Jamshid cercava di mostrare quanto noi studenti fossimo sotto pressione. Lavoravamo nella stessa direzione. Anch’io, uscito di prigione, ho cominciato a fotografare. Voglio mostrare i millenni di civiltà, la cultura che sopravvive in questo Paese a dispetto del fondamentalismo sciita che vorrebbe cancellare tutto. Voi in Occidente non potete sapere. Persino il film americano 300 ha fatto il loro gioco: mostra i Persiani come barbari violenti, mentre la verità è che Ciro il Grande ha scritto la prima Dichiarazione dei diritti dell’Uomo 539 anni prima di Cristo. Noi iraniani siamo ostaggi di questo regime religioso. Dentro o fuori della mia patria continuerò a combatterlo».
Andrea Nicastro

Stupisce e commuove la forza di questo ragazzo di neanche trent’anni che carcere, tortura e condanna a morte non sono riusciti a piegare (e lo conosco, il macabro gioco dei macellai iraniani di fingere di giustiziare coloro che non possono giustiziare, lo conosco bene). Stupisce e commuove la bellezza, esteriore e interiore, di questa splendida persona, la sua pulizia morale, il suo rigore etico, il suo straordinario coraggio.
Voglio, con l’occasione, ricordare l’amica “lilit”, tornata in Iran dopo anni di esilio per “tentare di fare qualcosa di più utile” e della quale da troppo tempo mancano notizie. E voglio ricordare il martirio di Zahra Kazemi, anch’esso nella prigione di Evin, di cui fra pochi giorni ricorre il quinto anniversario.

Successivamente ho contattato Andrea Nicastro, autore dell’articolo, per chiedergli se avesse notizie certe, ossia se la sparizione di Ahmad Batebi significasse che era fuggito e si era messo in salvo, e lui mi ha assicurato di avere notizie certe che era effettivamente così.
Ne riparliamo adesso perché l’abbiamo visto ricomparire in occasione dei recenti avvenimenti con questo twit e apprendiamo che, da giornalista e fotografo, non ha mai smesso di lottare per la liberazione dell’Iran dalle grinfie diaboliche delle forze del male. E a lui e a tutti i coraggiosi giovani iraniani che rischiano quotidianamente la vita per combattere per ciò che da noi tanto viene disprezzato, il più caldo augurio di poter vedere finalmente la luce.

barbara