BAMBINI IN SALDO PER IL BLACK FRIDAY

È Black Friday anche per i bambini in vendita

Tra le proposte di sconti che inondano il web in questi giorni, c’è anche la raccapricciante offerta della BioTexCom, un centro ucraino che offre utero in affitto e fecondazione artificiale. Un mondo fatto di sofferenze e sfruttamento nascosto dietro una promessa di felicità che è solo una trovata del marketing. La storia di Melanie: in Ucraina costa meno e c’è più scelta.

Le vendite del Black Friday sono iniziate presto quest’anno, scatenando le tastiere dei cacciatori di offerte. La soddisfazione del cliente, come è ovvio, dipende non tanto da quanto ha speso ma da quanto ha risparmiato. Quando però l’offerta speciale non è più per nuove cuffie o soffici calzini da letto, ma per bambini scontati, diventa ripugnante. Anche la femminista più incallita dovrebbe essere disgustata all’idea che gli ovuli e gli uteri delle donne vengano messi in saldo, Black Friday o no.

Eppure questo è ciò che viene offerto da BioTexCom, che si definisce “Centro ucraino per la riproduzione umana”. Si è unito al Black Friday con una vendita molto speciale di bambini. Dal 15 al 26 novembre (l’offerta scade oggi) propone una proposta unica per i clienti: 3% di sconto su ogni pacchetto. Con la maternità surrogata VIP all-inclusive risparmi 1.947 euro (2.200 dollari americani) sui 64.900 euro di costo del pacchetto completo; invece un pacchetto di fecondazione in vitro “Perfect Chance” costa 447 euro (500 dollari) in meno (prezzo pieno 14.900 euro). “Affrettati a ricevere il tuo sconto” e “Affrettati a realizzare il tuo sogno di un bebè”, recitano gli slogan promozionali sul sito.

BioTexCom è una scelta popolare tra i clienti della maternità surrogata internazionale e il suo successo è in gran parte dovuto alle sue strategie di marketing. È attivo su Facebook, Twitter e YouTube (in rumeno, inglese, tedesco, cinese, giapponese, francese, spagnolo, bulgaro). Sponsorizza squadre sportive e i suoi clienti possono persino farsi un tatuaggio BioTexCom, che ovviamente serve a rinforzare la campagna pubblicitaria dell’azienda. Il sito web accompagna il cliente con una guida attraverso i 17 passaggi necessari per acquistare il bambino perfetto, dalla decisione originale al “tornare a casa come una famiglia felice” per coloro che possono permettersi questo lusso.

Ma che dire di tutte le giovani donne che vengono utilizzate e consumate affinché il business del bambino possa prosperare? Nessuno mette in dubbio che sia il loro corpo, il problema è quali scelte di vita hanno e se le donne dovrebbero mai affittare i loro grembi e vendere i loro ovuli. È difficile immaginare quanto queste donne abbiano bisogno disperato di soldi quando guardi le tre giovani e attraenti laureate acqua e sapone, che sorridono innocentemente dalla pagina delle donatrici di ovuli, come se portare un bambino per qualcun altro per nove mesi non fosse altro che una forma di shopping estremo.

Poi c’è l’altro dramma nascosto dietro la pubblicità patinata del sito di BioTexCom, come ci racconta Melanie (nome di fantasia) che ha già un bambino e ora aspetta due gemelli grazie a un pacchetto di maternità surrogata con BioTexCom.
Melanie era sposata da poco tempo ed era pronta ad avere figli quando ha scoperto di avere una forma aggressiva di tumore al seno. I suoi medici le consigliarono di congelare i suoi ovuli prima che venissero distrutti dai lunghi periodi di chemioterapia che sarebbe diventata il suo calvario per gli anni successivi. “Inferno sulla Terra” lo chiamava, mentre cercava di recuperare la salute e il sogno di diventare madre.

Melanie descrive il suo calvario. “Abbiamo iniziato con la fecondazione in vitro ma non ha funzionato perché le mie uova non andavano bene”, ci dice. “Allora io e mio marito ci siamo chiesti cosa fare e il medico di un amico ha suggerito la maternità surrogata. Ci ha consigliato una clinica in Spagna, ma quando abbiamo verificato, l’offerta non ci è piaciuta ed era anche molto costosa”. È stato allora che Melanie ha iniziato a cercare affari migliori e si è imbattuta in BioTexCom. “La differenza tra le cliniche è sorprendente” mi dice. “Non capisco perché le donne vadano in Spagna o in America dove spendi una fortuna quando puoi avere un bambino per molto meno. L’Ucraina è molto più economica e hai più scelta su quali uova ottenere e in quale grembo impiantarle”.

Spiega cosa è successo dopo: “Mi è stata data la possibilità di scegliere tra sei giovani donne in modo che il bambino avesse maggiori probabilità di sembrare come se fosse davvero mio, e abbiamo avuto la possibilità di essere presenti alla nascita e di stare con il bambino in una stanza da soli fino alla dimissione”. Alla domanda sul perché queste ragazze scelgano di essere surrogate, mi ha detto: “È sicuramente finanziario, penso che paghino le tasse universitarie con i soldi”.

Melanie racconta anche delle storie di sofferenza delle donne che ha incontrato alla clinica di Kiev e provenienti da ogni continente. Alcune avevano più di 60 anni e speravano ancora di avere un bambino, alcune depresse dopo diversi tentativi di fecondazione in vitro falliti, altre speravano di salvare i loro matrimoni con un bambino, o erano completamente sole perché i loro mariti non erano sufficientemente motivati ​​a prendersi qualche giorno di ferie e fare il viaggio alla clinica. È il mondo disperato del bambino a ogni costo.

Una narrazione ben diversa da quella edulcorata di BioTexCom, che descrive un mondo rosa in cui tutti ottengono ciò che desiderano: le clienti il bambino dei loro sogni e le donatrici i loro soldi. Al punto che BioTexCom afferma che per loro la “ricompensa finale” non viene dal lucroso business che deriva dalla vendita di uova, uteri e bambini, ma dalle molte “cartoline e parole di gratitudine da genitori riconoscenti” che i loro “manager e medici spesso ricevono”. Dà loro così tante soddisfazioni, che offrono uno sconto per il Black Friday così che più donne possano avere il bambino che desiderano. C’è da chiedersi allora perché solo il 3% di sconto e non di più.

La risposta probabilmente sta nel fatto che la maternità surrogata è sempre stata un affare per i ricchi e lo sconto risicato di BioTexCom non serve altro che ad attirare l’attenzione su di sé in un mercato ferocemente competitivo. Avendo già messo un piede nella porta, questo è uno stratagemma per pesare su un’industria in crescita, legale in molti paesi, che sta già fruttando miliardi di dollari. Al momento, l’India ha la più grande industria di maternità surrogata commerciale al mondo, con un valore stimato di 6 miliardi di dollari. Ma la tendenza globale al low cost anche in questo settore, potrebbe presto cambiare le quote di mercato aprendosi a una fascia più ampia della popolazione.

Al momento, il mercato è ancora dominato dai ricchi che hanno il potere economico per soddisfare ogni loro capriccio. Un articolo su ‘People’ descrive la pletora di personaggi famosi, come Kim Kardashian che è capace di avere figli propri, ed Elton John che non può perché è omosessuale, che hanno pagato donne per avere un bambino per loro e in alcuni casi più di uno. Il punto non è se daranno ai loro figli surrogati amore e affetto, ma è necessario porsi domande serie quando la transazione per un essere umano non è diversa dall’acquisto di un’auto di lusso o di una grande casa.

C’è un dibattito in corso sulla violenza contro le donne, ma raramente, se non mai, include la maternità surrogata, in cui donne con pochissime scelte vengono sfruttate da persone con un’abbondanza di opzioni. Inoltre nessuno può seriamente credere, come invece si vuol raccontare, che le donne lo facciano perché vogliono dare gioia infinita a ricchi sconosciuti portando in grembo il loro bambino per nove mesi, dandolo alla luce e consegnandolo loro come se il bambino fosse stato prestato provvisoriamente. Resta un fatto: alcune delle coppie menzionate nell’articolo di People, che pensavano di aver raggiunto lo stato di famiglia felice, alla fine si sono divise. Con ulteriori, drammatiche, conseguenze per i poveri bambini coinvolti. È l’ulteriore prova che con il denaro puoi comprare quello che vuoi ma non la felicità e l’amore; anzi talvolta contribuisce ad aumentare l’infelicità.
Patricia Gooding-Williams, qui.

Purtroppo ho visto questo articolo troppo tardi per potervi essere utile, e ne sono desolata: sono sicura che, se lo aveste saputo in tempo, non pochi di voi avrebbero approfittato di questa straordinaria occasione.
Come quando disegnavo i mobili e poi portavo il disegno a un falegname e lui mi fabbricava la libreria per i tascabili che andava a incastrarsi esattamente fra le due porte lungo il corridoio, il mobilino con mensola e cassetto della larghezza esatta di quel pezzo di muro nell’ingresso, i due mobili gemelli con sportelli cassetti e scaffali perfetto per le mie esigenze. Preciso identico: un gingillino da schiaffare lì e usare secondo le mie esigenze. Poi magari succede che improvvisamente, quando il falegname ha già terminato il suo lavoro, mi rendo conto che in realtà io di quel mobile non ho veramente bisogno, che in quello spazio in cui pensavo di metterlo non ci sta affatto bene, che quel mobile non ha niente a che fare con me e allora dico al falegname senta ho cambiato idea, il mobile non lo voglio, se lo tenga lei e ne faccia quello che vuole. Perché questo è progresso e noi siamo molto orgogliosi di averlo raggiunto.

barbara

BENE!!!!

Finalmente qualcosa comincia concretamente a muoversi.

Eitan, arrestato a Cipro l’uomo che aiutò il nonno nel rapimento del bimbo

Gabriel Abutbul Alon è sospettato di essere un contractor impegnato in zone di guerra. È stato bloccato a Limisso, cittadina sul mare nella parte greca dell’isola di Cipro

Lo hanno arrestato a Limisso, la cittadina sul mare a Sud nella parte greca dell’isola di Cipro, in cui Gabriel Abutbul Alon risulta risiedere. La polizia cipriota non deve aver faticato poi così tanto per trovarlo: ha semplicemente seguito le tracce del suo telefonino. Finisce così, fin troppo banalmente per un personaggio sospettato di aver fatto parte di un’agenzia americana di contractor impegnati in teatri di guerra come Iraq ed Afghanistan ed abituati a muoversi con le tecniche più sofisticate di copertura e anonimato, la latitanza del misterioso Alon, inseguito da un Mandato di arresto europeo (Mae) attivato dal procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti e dal pm Valentina De Stefano per il sequestro del piccolo Eitan Biran, l’unico sopravvissuto della tragedia della funivia del Mottarone.

Secondo le indagini, l’11 settembre scorso Alon aiutò il nonno di Eitan, Shmuel Peleg, ex militare israeliano di 58 anni [no, scusi signor giornalista, questa è veramente una puttanata: in Israele tutti i ragazzi di vent’anni, maschi e femmine, sono militari e tutti quelli sopra i vent’anni, maschi e femmine, sono ex militari, quindi il segnalare il fatto per una specifica persona è del tutto privo di senso], a rapire Eitan dopo averlo prelevato, durante uno degli incontri periodici autorizzati dal tribunale, in casa della zia paterna, Aya Biran, che lo aveva in affidamento dall’incidente del 23 maggio in cui il piccolo perse i genitori (la madre era figlia di Peleg), il fratellino di 2 anni e un bisnonno [due, veramente]. Il bambino fu portato in auto in Svizzera e da lì in Israele a bordo di un aereo privato noleggiato nei giorni precedenti da Alon per 46 mila euro, che nel tardo pomeriggio atterrò a Tel Aviv. I sospetti degli investigatori della squadra mobile di Pavia, guidata da Giovanni Calagna, si focalizzarono immediatamente su Peleg e Alon. Appena due giorni dopo il rapimento, su richiesta dei pm, il gip Pasquale Villani emise un’ordinanza di custodia nei loro confronti alla quale seguì il Mae per Alon e un mandato di cattura internazionale per Peleg che, però, è poco probabile venga mai eseguito dalle autorità di Tel Aviv. Alon era già apparso sulla scena di questa storia tragica, in cui la contrapposizione tra i familiari paterni e materni di Eitan è diventata motivo dominante. Ora il piccolo è stato affidato definitivamente anche in Israele ad Aya e presto tornerà in Italia, come potrebbe avvenire anche per Alon con la procedura rapida del Mae. L’uomo si era prima presentato ad agosto come «legale israeliano» tra gli avvocati di Peleg e della ex moglie Esther Cohen (indagata per il sequestro) in un’udienza a Pavia sull’affidamento di Eitan. Non essendo avvocato, fu allontanato. Usa l’indirizzo mail gabriel@blackwater.army, dominio che fino al 2011 era il nome della società di mercenari Usa «Academi».

Dalle indagini la sua figura emerge al momento come quella di braccio operativo di Peleg. Localizzato dalla polizia in Italia più volte prima del sequestro, potrebbe aver preparato le basi dell’azione dell’11 settembre. La Golf noleggiata da Peleg il giorno prima, varcò il confine italo-svizzero di Chiasso senza subire controlli. Nessun approfondimento neanche quando alle 14.10 venne fermata dalla polizia cantonale nei pressi dell’ aeroporto Lugano-Agno che, identificati i passeggeri, li fece proseguire nonostante fosse stato denunciato lo smarrimento del passaporto israeliano di Eitan e il piccolo fosse con due adulti che non risultavano suoi parenti. Tutto liscio anche al check-in, nonno e nipote decollarono per Israele su un volo privato nel quale non risulta la presenza di Alon ma che, guarda caso, prosegue per Cipro.
di Giuseppe Guastella, qui.

Ora, non mi si venga a raccontare la favola del povero nonno disperato: una persona disperata compie, d’impulso, un gesto folle, NON pianifica accuratamente, per settimane, freddamente, lucidamente, un rapimento, ingaggiando un contractor, e con probabili azioni di corruzione (casuale che non siano stati fermati né alla frontiera con la Svizzera, né alla partenza con un volo intercontinentale? E se il bambino non risultava parente, con quali documenti hanno viaggiato? Fabbricati da chi? Quando?) E non voglio sentire neanche le ciance sul nonno pazzo d’amore per il nipotino: se nutrisse non dico uno smisurato amore, ma una semplice briciola di affetto, o almeno di rispetto, per quel bambino, lo avrebbe lasciato là dove ha vissuto ininterrottamente da quando aveva due mesi, dove aveva gli amici di sempre, dove lo aspettava la scuola scelta dai suoi genitori, non lo avrebbe brutalmente sradicato raccontandogli menzogne, non avrebbe interrotto un percorso di recupero psico-fisico (un percorso terapeutico, a meno che non vengano riscontrati errori oggettivi, non va MAI interrotto), non continuerebbe a tenerlo in sospeso tra ricorsi e controricorsi, azioni e situazioni che non potranno non avere su un bambino già così fragile, effetti devastanti e non so fino a che punto reversibili. E, guarda, posso anche dire che mi interessa fino a un certo punto il fatto che abbia commesso un reato: quello che mi interessa è che ha commesso un crimine mostruoso nei confronti del bambino. Aggiungiamo – perché le tessere del mosaico devono esserci tutte, per poter vedere il disegno – la menzogna sul fatto di avere dovuto agire così perché la zia Aya non glielo lasciava vedere: ora, a parte il fatto che ha potuto mettere a segno il suo piano perché il bambino si trovava con lui che era autorizzato a tenerlo fino a sera, così che la zia ha potuto realizzare il rapimento solo quando nonno e nipote erano già in Israele, e che questi incontri avvenivano regolarmente, a parte questo, dicevo: se la zia si è sempre mostrata poco entusiasta di lasciargli il bambino, non sarà che la cognata le aveva fatto qualche confidenza sugli abusi e violenze in famiglia per i quali suo padre è stato processato e condannato, per cui aveva tutte le ragioni per avere poca voglia di lasciare il bambino nelle sue mani? Qualcuno continua a ripetere che quella delle violenze è una calunnia inventata dalla zia e dai mass media, ma il fatto è che sono state confermate in un’intervista dalla ex moglie, sia pure cercando di minimizzare (“È roba vecchia”: e di grazia, lei separata e i figli con lei, su chi avrebbe dovuto commetterli gli abusi e le violenze famigliari?) Io spero davvero che quell’essere infame vada in galera e gli venga impedito di avvicinare il nipote almeno fino alla maggiore età di quest’ultimo.
Quanto alla barzelletta che il motivo sarebbe religioso, in quanto la zia Aya non sarebbe religiosa mentre loro, sia lui che la figlia, sarebbero addirittura ortodossi, faccio sommessamente presente che le donne ebree ortodosse indossano vestiti accollati, con le maniche almeno sotto il gomito e le gonne almeno al polpaccio, e se non sono lunghe fino ai piedi le calze sono coprenti, e i capelli rigorosamente coperti, cioè non esattamente questo

E questo è un matrimonio ortodosso

non molto somigliante a quest’altro, in cui lo sposo addirittura non ha neppure il tallet

Approfittare del fatto che quella povera ragazza è morta e non può più obiettare per cucirle addosso un’identità che non le appartiene per perseguire i loschi scopi di quell’uomo infame, a casa mia si chiama sciacallaggio.

barbara

DI NUOVO CLIMA E AMBIENTE

Parto con questo interessantissimo commento.

Rafael Romo (@rrockman) ha detto:

18/10/2021 ALLE 11:30 AM

Boghossian e Lindsey sono leggende…
A proposito di Climate Change (va scritto in inglese e maiuscolo, per designarlo bene come ideologia…) ha avuto discreto successo un mio tweet di risposta a una risposta ad articolo di Bloomberg.

Stranamente nessun campione della causa mi ha dato contro.
A proposito del periodo a cui mi riferisco nel tweet, un fatto di cui nessuno parla: la gran parte dei periodi di successo per le specie animali e vegetali sono stati periodi di estremo calore (estremo se comparato a quello attuale.)
Per la maggior parte del Secondario e del Terziario non abbiamo avuto ghiaccio sul pianeta. Neanche un po’! E quasi tutte le estinzioni di massa sono state causate da eventi che hanno raffreddato il pianeta (che comunque non è stato abbastanza per provocare glaciazioni, almeno in quelle ere) come vulcanismo e asteroidi, che sollevando ceneri/polveri hanno fatto scendere la temperatura di svariati gradi.
Anche le ultime glaciazioni bisogna ricordare, sono state associate a grandi estinzioni. E bisogna ricordare che geologicamente e cosmicamente parlando, siamo appena usciti da una glaciazione. Statisticamente siamo in uno dei periodi più freddi che il pianeta abbia vissuto/sopravvissuto: le temperature DEVONO salire e salirebbero anche senza di noi: stiamo accelerando un processo naturale.
Ora, ovviamente le specie che vivono in questo periodo sono adattate al freddo, dato che sono quelle sopravvissute al filtro dell’era glaciale. E in quanto tali, soffriranno sicuramente di un riscaldamento veloce (anche se si estinguerebbero ancora di più per raffreddamento veloce.)
Ma lamentarci del fatto che il mondo stia diventando sempre più caldo e umido è una tendenza che gli animali, se potessero, accuserebbero come “animalicida”: i biomi con più biodiversità al mondo sono le foreste pluviali. Calde e umide.
Quello che causa danni può essere la velocità del cambiamento, si. Ma causa danni più che altro a specie che sono specializzate per climi freddi e quindi comunque destinate a soccombere nel lungo termine: stiamo accelerando quello che la natura farebbe comunque.
Il vero danno che stiamo creando è quello di distruggere/eliminare fisicamente gli ambienti in cui le specie vivono. La distruzione fisica degli ambienti è la prima causa di estinzione di ogni specie e non c’entra assolutamente nulla col riscaldamento globale. Si tratta di un danno che paradossalmente i tanto amati pannelli solari potrebbero solo esacerbare, dato che nessuna specie potrebbe vivere su territori adibiti al solare (o all’eolico, se è per quello.)
Il problema della distruzione degli ambienti naturali però è quasi assente nei paesi sviluppati (in cui le foreste stanno solo aumentando) ed è invece terribile nei paesi in via di sviluppo. Per questo non se ne sta parlando più: renderebbe troppo evidente che è la povertà umana che sta uccidendo specie viventi più di ogni altro problema. Non le emissioni. Solare e eolico sono quindi terribili come soluzioni per due grossi e diversi motivi: necessitano di distruzione degli ambienti naturali e in aggiunta non fanno nulla per risolvere la povertà che porta a questa distruzione per altri motivi. Anzi, con i loro costi più alti, possono solo peggiorare la situazione.
Un bel casino.

Qualche altro dato, a tale proposito.

Giovanni Negri

Ora, terminata la gigantesca kermesse ideologica-mediatica-affaristica di Glasgow, resti agli atti che:

-250 d.C. : Roma decide di piantare viti in tutta Europa. Marco Aurelio Probo affida alle legioni il vitigno adatto a un clima freddo.
– 380 d.C. : Estate di San Martino, nuova agricoltura da clima mite nel centro Europa. Martino regala metà mantello al viandante perché è generoso, ma prima ancora perché gli è sufficiente coprirsi con l’altra metà. – 800 / 1300 : Ottimo Climatico Medievale. Grande caldo, è questo clima la culla dei mercati all’aperto, cuore del Rinascimento. Groenlandia terra verde scoperta dai Vichinghi. Terranova battezzata Viinland. Olivo in tutto il nord Italia, dalla Valtellina alla Romagna. Viti e vini in Danimarca, Germania, Scozia, Polonia. Nuovi prodotti agricoli inondano i borghi medievali, creazione delle grandi città mercantili europee. Dall’ Ottimo climatico medievale nasce l’Europa oggi conosciuta come tale.
– 1550 / 1850 : Piccola Era Glaciale. Freddo: carestie, peste. Oltre un metro di neve a Napoli e a Palermo. Scomparsa della vite e dell’olivo da buona parte dell’ Europa. Drastica riduzione della produzione agricola causa freddo. Carestie, aridità, miseria. Seguono epidemie e pestilenze in tutto il continente. Picco di 35 gradi sotto zero nel Gennaio 1709. Grandi fiumi, laguna di San Marco e principali porti europei ghiacciati.

Non a caso la specie umana si è sviluppata a partire dall’Africa, e non dalla Scandinavia o dalla Terra del Fuoco.
Ma c’è chi invece ha deciso che il problema esiste ed è serio, e non si perde in chiacchiere, ma si dà invece da fare a trovare soluzioni concrete.

Sepoltura green, la trovata da brividi del vescovo Usa

Michael Jackels, arcivescovo di Dubuque, ha scritto un messaggio alla sua diocesi suggerendo due alternative alla sepoltura classica, per “salvare” il pianeta: l’idrolisi alcalina e il compostaggio. Un’idea che si inchina all’utilitarismo del mondo e ignora che la sepoltura è “segno” con cui si confessano precise realtà di fede trasmesse dalla Bibbia.

Un vescovo decide di inviare, in prossimità della Commemorazione di tutti i fedeli defunti, un messaggio alla sua diocesi. Titolo: Alternative ai metodi tradizionali di sepoltura (qui l’originale e qui la traduzione in italiano). In tempi normali ci sarebbe da rallegrarsi che un pastore abbia a cuore che le proprie pecorelle comprendano il senso profondo dell’inumazione e che prendano le distanze dalle alternative, come la cremazione, ormai molto diffusa, la quale, anche quando vi si ricorre senza negare il dogma della risurrezione della carne o mancare di rispetto per quel corpo che è stato tempio dello Spirito Santo, dal punto di vista del segno si allontana fortemente dal significato espresso dall’inumazione.

In tempi normali, appunto, non nel nostro tempo. Perché monsignor Michael Jackels, arcivescovo di Dubuque, negli Stati Uniti, ha invece pensato bene di spronare i fedeli a forme alternative di sepoltura, decisamente più green. La lettera di Jackels è perfettamente in linea con la metodologia “eco” che fa della descrizione catastrofista della situazione attuale la sua chiave di volta, e scarica immancabilmente sull’essere umano la responsabilità di tutto. Già, perché per il vescovo di Dubuque, sull’uomo pesa la colpa di inquinare l’ambiente non solo da vivo, ma anche da morto. Leggere per credere: «Nel mondo, ogni secondo muoiono due persone. Negli Stati Uniti ogni anno muoiono circa 2,5 milioni di persone. Ciò rende la questione delle pratiche di sepoltura un problema ambientale significativo. Si stima che più di 130 miglia quadrate di terra saranno necessarie per le sepolture in terra delle persone che si prevede moriranno nei prossimi vent’anni». Insomma, il pianeta Terra è destinato a divenire un cimitero.

Ma questo è nulla perché, se gli uomini si ostinano a farsi inumare, le risorse naturali vengono sprecate «per produrre bare, il terreno viene riempito di cemento per le volte, e l’acqua freatica viene inquinata dai rifiuti dell’imbalsamazione». Un bel problema. Se la cremazione potrebbe sembrarvi una ragionevole via d’uscita a questa drammatica situazione, vi sbagliate di grosso. Perché è vero che si risparmia terreno, «ma una singola cremazione usa circa trenta galloni di carburante, e sia la combustione che il corpo stesso rilasciano sostanze inquinanti nell’aria». Nemmeno prendere la salma, metterla sotto terra, evitando accuratamente di sprecare risorse per fare una lapide, accontenta il vescovo zelante, perché rimarrebbe pur sempre il problema spaziale: «Consuma ancora terra».

Insomma, campare a lungo significa erodere per troppo tempo le risorse del pianeta, ma anche la morte appare come l’ultimo sfregio fatto a Madre Terra. Che fare, dunque? Una soluzione c’è, anzi due: idrolisi alcalina e compostaggio, già respinte dai “colleghi” vescovi di Jackels (vedi qui). Ve lo spiega l’arcivescovo, che in questo caso non ama la comunione con la propria Conferenza episcopale: «Un’altra opzione è chiamata idrolisi alcalina: una combinazione di acqua calda, liscivia, aria compressa e circolazione usata per liquefare un cadavere in poche ore, cadavere che può poi essere smaltito in modo sicuro nel terreno». Oppure il compostaggio: «Il corpo viene messo in un contenitore, coperto con trucioli di legno, paglia ed erba medica, usando il calore per uccidere i batteri e il flusso d’aria per la decomposizione». E poi diventare un terriccio fertile fertile, che genera nuova vita (qui un video di ideale pia cerimonia di compostaggio). Pensate che sollievo: uscire in giardino e chiedere, davanti a un albero: “Nonno, posso prendere una mela dal tuo ramo”?

Se leggendo queste cose, avvertite un senso di ripugnanza, se vi sembra che la riduzione del corpo umano a rifiuto organico sia un tantino irriverente, ci pensa mons. Jackels a soffocare i moti della vostra coscienza cattolica: «Tutto ciò è più offensivo del processo coinvolto nell’imbalsamazione del corpo, nel vestirlo come una bambola per bambini, e applicargli il trucco? O è più offensivo dell’uso della Chiesa di tagliare il corpo di un santo in pezzi per le reliquie? E la sepoltura tradizionale non è irrispettosa della buona e verde terra di Dio?». L’importante è solo «la disposizione del liquido o della terra in modo reverenziale, come la corretta disposizione delle ceneri».

Se mons. Jackels avesse anche spiegato che Gesù e la Madonna avevano inventato l’opzione Ascensione-Assunzione per rispettare la «buona e verde terra», avrebbe aggiunto una nota di dogmatica incontrovertibilità alle sue stravaganti argomentazioni. Sarà per la prossima volta.

La posizione dell’arcivescovo di Dubuque non dev’essere ritenuta un delirante assolo: cadremmo nel medesimo errore di chi, anni fa, pensava che quanto oggi ormai vediamo proclamato dal vertice della Chiesa fosse una stravaganza che mai avrebbe trovato accoglienza nel popolo di Dio e nei suoi pastori. Mons. Jackels semplicemente spinge fino in fondo la liquidazione del “segno” nella vita della Chiesa: per lui – e per molti altri – basterebbe salvare a parole la fede nella risurrezione della carne e il rispetto del cadavere del defunto, per poi realizzare il contrario. Esattamente come chi straparla di rispetto del corpo dell’uomo vivente, ma poi giustifica qualsiasi aberrazione sessuale o non difende più l’indisponibilità del corpo umano per finalità sperimentali.

Il cadavere dev’essere sepolto nella terra, come il chicco di grano che, per dare frutto, muore (cfr. Gv 12, 24). Ed è sempre l’idea della semina che ricorre anche in san Paolo: «Si semina corruttibile e risorge incorruttibile; si semina ignobile e risorge glorioso, si semina debole e risorge pieno di forza; si semina un corpo animale, risorge un corpo spirituale» (1Cor 15, 42-44). L’inumazione esprime potentemente queste verità rivelate.

L’uomo proviene dalla terra che Dio ha creato, nella quale Dio stesso ha infuso il soffio vitale (cfr. Gn 2, 7); allorché l’alito vitale torna direttamente al suo Creatore, il corpo viene nuovamente affidato alla terra, perché torni ad essere polvere (cfr. Gn 3, 19), in attesa della risurrezione dei morti. L’anima viene direttamente da Dio e a Dio torna direttamente; il corpo viene da Dio, mediante la terra, e, una volta che la morte è entrata nel mondo per il peccato, a Dio ritorna mediante la terra. Non possiamo disporre dei corpi a nostro piacimento.

L’uomo non può essere sottoposto a logiche utilitaristiche e funzionalistiche, non può essere subordinato a quella creazione di cui è signore. Signore del creato, fratello dei suoi simili, creatura di Dio e, nella rigenerazione battesimale, tempio della Santissima Trinità: la sepoltura deve confessare integralmente queste realtà di fede.
Luisella Scrosati, qui.

Come già detto in altre occasioni, questa è una religione fondamentalista altamente pericolosa, che se continuerà a essere seguita e a celebrare i suoi riti, non potrà avere che un unico sbocco:

Continua alla prossima puntata.

barbara

LETTURA AD ALTA VOCE DI UNA COMUNICAZIONE DEL PRESIDE POLITICAMENTE CORRETTO

Buon giorno. Comunicato delasterisco vostrasterisco presidasterisco.
Carasterisco studentasterisco che vi siete iscrittasterisco a questo liceo, per celebrare in allegria l’inizio dell’anno scolastico, siete tuttasterisco invitatasterisco alla rappresentazione che alcunasterisco vostrasterisco compagnasterisco daranno domani alle ore 16 in Aula Magna. Siete pregatasterisco di essere puntualasterisco. Potete portare asterisco vostrasterisco genitorasterisco e fratellasterisco e sorellasterisco. Se per caso avete qualche cuginasterisco in visita, portate pure anche laeiouyæäëïöüÿåâêîôûãõø.

Due piccole riflessioni personali. Prima: se questa manica di spostati non imparano a gestire le proprie frustrazioni, neanche un miliardo di fabbricazioni linguistiche saranno sufficienti a farli sentire a proprio agio, perché non è nella lingua che risiede il loro problema. Seconda: delle proprie seghe mentali devono farsi carico loro, non noi.

barbara

E TRE

E uno

E due

E adesso anche il tre

E anche qui, nel post col video di Conte, c’è stato un bello scambio da Porro: uno ha scritto che – riferito all’inglese – “il Berlusca lo parla egregiamente così come il francese col quale canta come un canarino”, io gli ho postato questo video, e lui, piccato: “brava: mettilo su una USB e ascoltalo in macchina quando vai a lavorare, se ci vai. Tu parli inglese Oxfordiano per caso ?” E io: “Io non faccio il presidente del consiglio, io non rappresento ufficialmente l’Italia all’estero e comunque sì, molto molto molto meglio di così lo parlo (meraviglioso il nosonli e il bas). Ma come mai tanta aggressività? Ti ho sporcato il tuo orsacchiotto preferito?” Sono passate sei ore e per il momento non ha risposto.

barbara

SE QUESTO È UN GIUDICE

La vicenda, allucinante, credo sia ormai nota a tutti.

Islam e violenza: l’incredibile decisione del pm di Perugia

IL CASO Se un marito violento picchia la moglie, se la sequestra in casa, le impedisce di uscire anche per lavorare, la sottomette psicologicamente e arriva pure a privarla dei documenti d’identità, rischia una denuncia o il carcere. Se però quel marito è di fede musulmana, allora i reati passano in secondo piano: perché queste condotte rientrano “nel quadro culturale dei soggetti interessati”. A sostenere il principio non è un tribunale islamico, ma un magistrato italiano. Un pubblico ministero di Perugia: lo stesso che ha firmato la richiesta di archiviazione del fascicolo a carico di Abdelilah El Ghoufairi, 39 anni, marocchino e marito della connazionale Salsabila Mouhib, di 33 anni. Dopo anni di vessazioni subìte tra le mura domestiche la donna aveva trovato forza e coraggio di denunciare tutto alla polizia. Ma lunedì scorso il sostituto procuratore Franco Bettini ha firmato una richiesta di archiviazione al gip affermando che «il rapporto di coppia è stato influenzato da forti influenze religiose-culturali alla quale la donna non sembra avere la forza o la volontà di ribellarsi». [Quindi la denuncia nei confronti del marito con annessa fuga da casa non è da considerare una ribellione attestante il fatto che la moglie non era tanto d’accordo col comportamento del marito? Cioè, concretamente, che cosa avrebbe dovuto fare perché Sua Altezza Reale il Signor Giudice Franco Bettini vi configurasse una ribellione? Prenderlo a martellate in testa durante il sonno? Mettergli il veleno per i topi nella minestra? E in questo caso le avrebbe imputato ottomila aggravanti perché ribellarsi al marito è contrario alla loro cultura?]

LA MOTIVAZIONE Una decisione, quella del magistrato inquirente, che ora è destinata a far discutere. Soprattutto alla luce di un passaggio della richiesta di archiviazione stessa, nella quale si legge testualmente: «Le evidenze emerse a seguito delle attività d’indagine non consentono di ritenere configurabile o sostenibile in termini probatori il reato rubricato (maltrattamenti in famiglia, ndr). Dalle dichiarazioni rese, la donna non sarebbe mai stata minacciata di morte, [quindi se io minacciassi il giudice soltanto di fargli saltare tutti i denti non sarei imputabile, giusto?] né avrebbe subìto aggressioni fisiche tali da costringerla alle cure sanitarie». [Interessante criterio per valutare la gravità delle aggressioni fisiche] Poi, la considerazione finale: «La condotta di costringerla a tenere il velo integrale rientra, pur non condivisibile in ottica occidentale, nel quadro culturale dei soggetti interessati». [A me sembrerebbe che uno dei “soggetti interessati” non sia molto d’accordo con le elucubrazioni del Signor Giudice]

LE INDAGINI E dire che prima di arrivare a questa determinazione la vittima degli abusi psicologici e fisici aveva trovato il coraggio di ribellarsi a quel marito-padrone presentandosi al commissariato per denunciare presunte condotte illecite. Accuse ribadite anche a Napoli, dove Salsabila è fuggita trovando rifugio ed ospitalità presso una casa-famiglia, sempre alla Polizia di Stato. Dal suo racconto emerge l’inferno vissuto per oltre cinque anni da lei e dai due figli nella convivenza con il marito, quando vivevano a Tuoro sul Trasimeno, in Umbria. «Da quando siamo arrivati in Italia – ha dichiarato in una nuova denuncia presentata a Napoli, dove è assistita dall’avvocato Gennaro De Falco – oltre ad impormi il velo integrale, quando usciva mio marito mi chiudeva in casa portando con sé le chiavi. Potevo uscire solo se mi sentivo male, per andare in ospedale. Solo in un’occasione mi ha aggredito fisicamente, colpendomi al volto con uno schiaffo. Fu poche ore dopo aver partorito mia figlia, appena rientrata dall’ospedale: pretese alle 4,30 del mattino che gli preparassi la colazione; non lo feci e lui mi diede uno schiaffone, in seguito al quale io svenni».

LE VESSAZIONI Una vita impossibile. E nelle condotte denunciate dalla vittima ci sarebbero dunque anche altri reati: lesioni, violenza privata, sequestro di persona. «Lui non mi ha mai minacciata di morte», ha ammesso la marocchina rispondendo alle domande degli investigatori, aggiungendo però che le pressioni psicologiche erano come morire lentamente ogni giorno. E c’è anche un altro particolare inquietante: il marito ha sequestrato sia i documenti della donna che dei suoi figli. Marito e padre padrone: per capire chi è Abdelilah El Ghoufairi bisogna anche spiegare che l’uomo con un tranello indusse la 33enne a seguirlo in Marocco, dove ottenne il divorzio nel 2020, accollandosi il mantenimento della famiglia senza però mai aver corrisposto gli alimenti dovuti per legge. Ora l’avvocato De Falco ha presentato ricorso contro la richiesta di archiviazione. «Ovviamente – dichiara al Mattino – sono molto fiducioso che il gip ribalti la decisione del pm. Le donne straniere devono avere gli stessi diritti e le stesse tutele di cui godono quelle italiane, al di là delle convinzioni religiose dei loro mariti. Questa storia impone il riconoscimento di diritti e libertà sanciti dalla Costituzione italiana. E gli stranieri che vengono a vivere qui devono imparare a rispettare le leggi ed i princìpi».
Giuseppe Crimaldi, qui.

Il tema è stato ripreso anche da Nicola Porro, e nella discussione fra  i lettori è intercorso questo interessante scambio.

Paolo Zanardo
Le donne islamiche sono tra le più belle al mondo. La loro cultura esalta la femminilità, anche con un burka. La loro vita é dedicata alla famiglia e al piacere del marito sotto tutti i punti di vista. In cambio, il marito si impegna a non farle mai mancare nulla.

barbara
Vero: non le fa mancare le botte, non le fa mancare la clausura, non le fa mancare le umiliazioni, non le fa mancare gli stupri, non le fa mancare la cancellazione della propria identità, non le fa mancare l’imposizione della volontà maritale, non le fa mancare l’aggiunta di una seconda, terza, quarta moglie, ovviamente più giovani di lei che la relegano al ruolo di straccio per pavimenti… Niente le fa mancare.

Paolo Zanardo
Signora Barbara, le consiglio di evitare i luoghi comuni. Non facciamo confusione tra tradizione e religione. La clausura esiste solo nella nostra società religiosa. La donna islamica è libera di andare dove vuole purché accompagnata dal marito, un parente, oppure una persona di fiducia. Le umiliazioni esistono solo nella nostra società. Nell islam, la donna è considerata sacra perché portatrice di vita e in quanto tale rispettata è protetta. Tuttavia essa deve essere conforme alla vergine Maria, per questo deve prediligere vesti e veli in cui identificarsi. L’imposizione maritale non esiste. Esistono diritti e doveri da ambo le parti. Nel Corano si parla anche del divorzio nel caso vengano meno. La poligamia è praticata, ma la prima moglie decide chi, quando e se necessario. Ella ad ogni modo, essendo la prima moglie, avrà diritto sempre di ultima parola sulle altre che dovranno sempre rispettare ed accudirla in ogni sua necessità. L’infibulazione è vietata nel Corano. Tuttavia per alcuni, soprattutto nelle culture tribali africane viene praticata e nei racconti del profeta vengono descritti. Il problema è che alcuni, interpretano come legge anche i racconti del profeta. Tale pratica è di origine egizia.
La religione cattolica e le politiche occidentali non sono esenti cmq da violenze sulle donne, in nome del Altissimo ne abbiamo bruciate un bel po’. Come in ogni cultura e religione (tutte) il problema resta puramente interpretativo di alcuni nella applicazione delle leggi e delle sacre scritture. Le consiglio di evitare i giornali e TV, dove viene alterata la realtà e verità e di informarsi bene prima di emettere sentenze.

Cullà
Ha ragione. Sicuramente le lapidazioni di adultere, gli stupri coniugali sanciti per legge e le punizioni corporali sono fantasie.
Vorrei sentirla spiegare in che modo non poter uscire di casa senza un carceriere al seguito e senza il permesso di un’altra persona non sia clausura ma libertà di movimento. Prego, mi piace il rumore delle unghie sui vetri.

barbara
Io nel mondo islamico ho vissuto e lavorato per un anno. Lei? Non c’è bisogno che risponda: ha già più che a sufficienza risposto il suo commento. Oltre a dimostrare senza la minima ombra di dubbio che il corano non l’ha neanche mai aperto.

Paolo Zanardo
13 anni.

barbara
E in 13 anni è riuscito a non vedere niente?! Più o meno come quell’inviato della Croce Rossa che è riuscito a visitare Auschwitz senza vedere le camere a gas, senza vedere i forni crematori, senza vedere gli scheletri ambulanti, senza sentire la puzza di tonnellate di carne umana bruciata… Identico. Invece di sparare cifre a vanvera, avrebbe fatto molto migliore figura ad ammettere che non ha neanche mai visto un musulmano da vicino.

Paolo Zanardo
Un po’ di confusione signora. Faccia un po’ d’ordine.

Chiara M
“Un po’ di confusione signora”
Sessismo?
Quando non si sa più cosa dire?

barbara
Vede, caro, se lei non fosse così ricco di ignoranza saprebbe, per esempio, che nell’islam la donna non può chiedere il divorzio, e che quello dell’uomo non è esattamente quello che noi chiamiamo divorzio, bensì un puro e semplice ripudio: pronuncia per tre volte la formula “io ti ripudio, io ti ripudio, io ti ripudio” e la moglie, ormai ex, deve immediatamente lasciare la casa con nient’altro che quello che ha addosso. Saprebbe che la vergine Maria vestiva esattamente come vestivano tutte le donne duemila anni fa e che da allora sono passati, per l’appunto, duemila anni. Saprebbe che il Corano, lungi dal condannare le mutilazioni genitali, si limita a invitare a non andarci troppo pesante – e poche cose al mondo sono soggettive e interpretabili quanto il concetto di “troppo”. Saprebbe – evitando così di sbeffeggiare quelli che “confondono Corano e Sharia” – che la Sharia è rigorosamente basata su Corano e Hadith, e non a caso nell’islam è considerata giusta per il matrimonio delle “donne” l’età di nove anni, quella in cui il noto pedofilo ha stuprato la moglie Aisha, sposata quando lei aveva sei anni e lui cinquanta. E magari si chiederebbe a quale tribunale si dovrebbe rivolgere una moglie per denunciare il marito che viene meno ai propri doveri, dal momento che in tribunale la sua testimonianza vale la metà di quella di un uomo – tanto perché sia chiaro quanto è sacra la donna nell’islam. E saprebbe che nella guerra alla stregoneria sono stati bruciati streghe e stregoni, e che si è smesso un bel po’ di secoli fa: quanto tempo è passato dall’ultima lapidazione nel mondo islamico? E saprebbe che nell’islam non esiste alcun problema interpretativo, dato che il Corano è considerato “increato”, ossia l’equivalente di Allah, e pretendere di interpretare Allah è pura eresia, ossia crimine da punire con la pena capitale.
Molto carina, infine, l’idea che le caratteristiche fisiche delle persone dipendano dalla religione (“le donne islamiche sono tra le più belle al mondo”): e mi dica, se una cozza si converte all’islam diventa automaticamente una seconda Rita Hayworth?

PS: sarebbe interessante, dato che oltre che esperto di islam si dichiara anche buddista, vedere un confronto fra lei e un buddista vero in tema di buddismo.

Quest’ultimo commento però nel sito non lo potete leggere perché è finito, chissà perché, in moderazione, e da ore se ne sta lì, invisibile al pubblico. Fra i commentatori poi è comparso anche un italiano convertito all’islam, e una volta di più si constata che quando uno si converte la prima cosa che impara è, a quanto pare, il frignamento  sull’islamofobia.  E mentre il governo sembra stia meditando di rinchiuderci un’altra volta perché se uno va a fare il sub a trecento metri dalla riva rischia di scatenare un nuovo focolaio e mandare in tilt l’intero sistema sanitario italiano, questi qua continua a lasciarli sbarcare a centinaia e a migliaia.

barbara

CONTINUAZIONE E CONCLUSIONE DELLA TRISTE STORIA ECCETERA

È cominciato il lunedì pomeriggio. Con la pioggia, dico. Prima leggera poi media poi forte poi nubifragio. Ogni mezz’ora andavo in camera a controllare e ogni volta dicevo bene, per il momento tiene – e poi mi sono resa conto che stavo facendo come quello che cade dal cinquantesimo piano e arrivato al quarantesimo dice per ora tutto bene, al trentesimo dice per ora tutto bene… Finché, verso mezzanotte, sono arrivata al piano terra: una bella pozzetta d’acqua per terra e una macchia di bagnato sulla coperta ai piedi del letto. Ho messo un asciugamano e un catino per terra sotto il gocciolamento, una busta di plastica grande sulla coperta e un piccolo asciugamano fra le due lenzuola, che mi assorbisse almeno un po’ di acqua nelle ore che mancavano prima che andassi a letto. Ci vado, come al solito, verso le sette di mattina, e dormo tutta rannicchiata per non finire coi piedi sul bagnato (in realtà io dormo sempre al 90% rannicchiata). Il giorno dopo, martedì, chiamo l’architetto, che mi dice chiamo la ditta e poi ti richiamo. Mi richiama di lì a una decina di minuti e dice che mi mandano due uomini (siccome diluviava, ovviamente non stavano lavorando), che infatti vengono, li porto in camera a vedere e poi vanno su in terrazza. Verso le sei e mezza non è più gocciolamento bensì vera e propria pioggia, e arriva da tutto il soffitto, e la richiamo. Dice avverto il tecnico, fra venti minuti siamo lì. Arrivano infatti, e lavoriamo una buona mezz’ora tutti e tre a portare fuori dalla camera tutto quello che si può e che è a rischio. Poi passano all’appartamento di fronte: i vecchi inquilini se ne sono andati e i nuovi non sono ancora entrati, per cui dopo la mia telefonata ha provveduto a chiamarli per dire che era meglio che venissero a vedere com’era la situazione da loro; è arrivato lui e ha trovato 3 centimetri di acqua, che è arrivata a bagnare il soffitto dell’appartamento di sotto. Poi, mentre erano ancora lì, si è improvvisamente allagato il passaggio tra la zona notte e quella giorno, li ho richiamati e sono venuti a precipizio a togliere quadri, spostare librerie, mettere catini, portare via altre cose dalla camera eccetera. Il tecnico, che credo sia anche il titolare della ditta, essendo chiaro che lì dentro non potevo dormire, mi aveva proposto di andare in albergo – tanto lui è coperto da assicurazione – ma ho rifiutato. Sicché ho messo per terra in soggiorno una vecchia trapunta (che non uso più da un quarto di secolo perché è molto rovinata ma che ho conservato perché io non butto mai via niente perché non si sa mai, e infatti tutto quello che secondo qualcuno avrei dovuto buttare, prima o poi è venuto utile, e così anche la trapunta, e non è la prima volta) e tre coperte grosse più altre tre sottili, tutte messe doppie più il grande telo da spiaggia giallo che si vede nella foto del primo post, e, per coprirmi, la meravigliosa copertina blu che ho rubato in aereo, e ho passato la notte lì, mettendo una prolunga per far arrivare lì la lampada che normalmente sta sul meraviglioso tavolinetto disegnato da me (come molte altre cose che ho in casa) e ci ho, diciamo così, dormito. Poi mercoledì sera, dopo avere terminato tutti i lavori della giornata, è venuta la ragazza che mi fa le pulizie a darmi una mano. Lei voleva portarmi in soggiorno la rete del letto per farmi dormire più comoda, ma dato che aveva praticamente smesso di piovere e anche quasi del tutto di sgocciolarmi in camera, ho deciso di togliere il materasso e portarlo in soggiorno ad asciugare di fronte al termosifone

e mettere sulla rete tutto l’armamentario che avevo sistemato in soggiorno, più una mezza dozzina di asciugamani da spiaggia di spugna, belli grandi – e nonostante tutto questo, quando ho provato a sedermi ho preso una gran culata perché mi mancavano, rispetto al materasso, una buona decina di centimetri, e non lo avevo calcolato, così come non avevo calcolato il fatto che era tutto molto più duro. Poi, mentre lei raccoglieva tutti gli stracci che prima erano stati per terra e che avevo momentaneamente buttato nella vasca da bagno, e io stavo tornando dal soggiorno dove avevo portato qualcosa, improvvisamente sentiamo un grande scroscio, come una cascata, provenire dalla camera. Corriamo a vedere, ed era questo:

interamente sopra il letto. Fosse capitato qualche ora più tardi, probabilmente non mi avrebbe ammazzata, ma certo tanto bene non ne sarei uscita: abbiamo riempito (sì, ok, lei ha riempito) due borse, e mentre lei riempiva la seconda io ho portato fuori la prima, parecchio più piccola, e avrà sicuramente pesato almeno tre chili (la casa è degli anni Settanta, e in questo mezzo secolo le pareti sono sempre state ridipinte una mano sopra l’altra, per cui adesso lo strato di intonaco è molto spesso). Dopodiché lei continuava a dire io là dentro non ci dormirei neanche morta, vuole che tiriamo via tutto e portiamo la rete in soggiorno? Il che era del tutto privo di senso: se tutto quello che era sopra il letto era già venuto giù, di che cosa dovevo preoccuparmi? Infatti poi ho dormito cinque ore buone quasi ininterrottamente. Ogni tanto un morbido plafff mi si infilava nei sogni, ma senza arrivare a svegliarmi del tutto. Perché ovviamente un po’ alla volta finirà per venire giù tutto o quasi, ma ormai di danni non ne può più fare.
Oggi pomeriggio, finito di asciugarsi il materasso, che ieri avevo girato per esporre al calore del termosifone anche l’altro lato, e il coprimaterasso, è tornata la ragazza e insieme abbiamo risistemato il letto. Rimangono un po’ di cose in giro, come queste collane messe ad asciugare insieme al loro contenitore

(riconosco che l’appoggio potrebbe apparire a qualcuno leggermente inappropriato, ma dato che serve perfettamente alla funzione non vedo motivo di formalizzarmi), gli scatoloni che erano sopra l’armadio, di cui il più grande contenente stoffe e stracci,

un po’ umidi, ma che fino a oggi pomeriggio non ho potuto stendere perché lo stendino era occupato dal coprimaterasso, oltre alle cose già dette, ma volete mettere la felicità di tornare a dormire su un materasso!

Poi per dopodomani è prevista pioggia per 24 ore.

barbara

IL RESTO DELLA TRISTE STORIA DELLA POVERA DONNA SFRATTATA DALLA PROPRIA CAMERA ECCETERA

La storia comincia un po’ più di quattro anni fa, con queste immagini, e prosegue così (se poi volete dedicare due minuti anche a una storia amena andate anche qui).  Il tizio poi viene, fa il suo lavoro. Dopo una settimana piove e io devo quasi raddoppiare i recipienti, perché sono quasi raddoppiate le bocche d’acqua che mi si scaricano in camera. Urlo per un buon quarto d’ora al telefono col padrone di casa, anche se ovviamente non è colpa sua, comunque a questo punto si decidono a chiamare una ditta seria che fa la copertura della camera, e da allora non ho più avuto fastidi. Senonché di lì a qualche tempo si apre un altro fronte, nel soggiorno, e la stessa cosa succede dall’altra parte del muro, che ho in comune con l’appartamento adiacente. Di là ci sono addirittura le gocce che corrono lungo il muro, da me no, ma ogni volta che piove il muro e il soffitto si bagnano e restano bagnati a lungo, e col passare del tempo finisce per diventare così.

Fatto in due foto perché, non potendomi allontanare più di tanto, in una foto sola non ci stava. Quelli che seguono sono gli effetti di un’unica pioggia

Sempre per evitare casini con i proprietari degli appartamenti ai piani inferiori, che devono tirare fuori i soldi per i lavori riguardanti il condominio, pur non avendo, per il caso in questione, alcun problema, e quindi nessun vantaggio dall’esecuzione dei lavori, i proprietari dei tre appartamenti del quarto piano decidono di tentare di risolvere il problema con un lavoro limitato, ma la situazione non migliora, e a questo punto devono per forza decidere di rifare l’intera copertura della terrazza. Segue naturalmente tutta la consueta trafila burocratica, riunioni di condominio, bando per tre ditte di cui esaminare progetti e preventivi eccetera, e finalmente si arriva ad avere tutto pronto e deciso, e siamo verso la fine dell’inverno del 2020; decidono di iniziare i lavori verso maggio, in modo da avere, prevedibilmente, un periodo sufficientemente lungo senza precipitazioni alle spalle, per lavorare sull’asciutto, e ancora un discreto periodo asciutto dopo la fine dei lavori, oltre che durante. E a questo punto arriva il blocco totale per covid. Quando finalmente si potrebbe ripartire arriva il bonus 110, e si riferma tutto di nuovo, perché a questo punto tutti i condomini sono d’accordo sul fare i lavori, ma si dividono su che cosa fare e chi e quanto e come, e il tempo passa di nuovo. Finalmente arriva la riunione di condominio che decide tutto, a fine agosto, e si potrebbe finalmente partire, ma a causa dei vari blocchi precedenti e casini vari, la ditta non ha tutti i materiali necessari e per quanto ce la metta tutta ci vuole un po’ di tempo per procurarsi tutto il necessario. Poi, finalmente, possono cominciare, e iniziano a scoperchiare la base della terrazza per potere poi sistemare la copertura isolante e infine ricoprire tutto. Tre giorni dopo si è scatenato uno dei più terrificanti nubifragi da anni a questa parte, durato oltre 24 ore.
Continuazione e conclusione domani.

barbara

UNA POVERA DONNA SFRATTATA DALLA PROPRIA CAMERA

e costretta a dormire per terra in soggiorno. Tutto per colpa del patriarcato tossico (come perché? Non li leggete i giornali? Non lo sapete che il patriarcato tossico è colpevole di tutti i mali della Terra, dal disagio giovanile al raffreddore, dal cancro ai cosiddetti cambiamenti climatici? Ma dai, che lo sanno tutti!)

60x45x25. E avevo già tirato fuori tre catini di acqua. Si trova esattamente sotto il lampadario, ed è per questo che la luce è così balorda: la colata più robusta veniva da lì e correva lungo tutto il lampadario, per cui non mi sono fidata ad accendere la luce.
meno di mezz’ora dopo avere posizionato il secchiello. Di questa nuova cataratta che si era aperta non mi sono accorta subito, ed è per questo motivo che queste
sono le mutande che stavano nel secondo cassetto, oltre al centrino che stava sopra. Sopra il centrino c’era un vasetto con dei fiori secchi. Il vasetto traboccava, mentre i fiori secchi adesso sono sopra il termosifone, avvolti nella carta da cucina, ad asciugare.

Poi c’è il passaggio dalla parte notte alla parte giorno, che prima era asciutto e un momento dopo era allagato

e tutto il vestibolino intorno al quale si sviluppa la parte notte

le tre librerie sono state spostate
e la libreria qui sotto e i quadri sono stati trasferiti. Tutti i chiodi che si vedono in giro sono di quadri sottratti alla furia dell’acqua.

Nel ripostiglio

Nel bagno piccolo

Nello studio

Queste sono tutte cose della camera profughe nel soggiorno

E questa è roba sfrattata dall’armadio, temporaneamente accolta come profuga nella cameretta

E questo è il mio parco giaciglio

Con lo strofinaccio da cucina sul cuscino, per sentire un po’ meno il bagnato

Domani il resto.

barbara

GEOGRAFIA CHE PASSIONE!

Commenti sotto un video YT (sicuramente comprensibili anche a chi non se la cava bene con l’inglese):

That’s in Budapest, used to live there too for a while. Beautiful city.
Romania right?
No Bulgaria.
It’s Hungary…
No, Slovakia. Get a map.
Hungary it is
it’s in Hungary, my country’s capital. And the video was recorded next to the Parlament in the Kosuth Lajos tér.
oh ok
Budapest in Slovakia… You need to get a map..
No no and no. I´ve been to europe twice and I bet my arse and my mothers eyesight that it´s Slovakia.

Eddai, è stato ben due volte in Europa, non vorrai mica saperne più di lui solo perché sei ungherese?! (Giuro, quando ho visto questo scambio ho deciso di copiarlo e farne un post solo perché l’ho trovato divertente. È stato solo nello scrivere questa postilla che mi sono resa conto che sembrava stessi di nuovo parlando della Signorina…)
Il video comunque è questo, brevissimo e tutto da godere.

barbara