SUOCERE

Quando la mia collega F. si è fidanzata, la suocera, schfizzera tetesca, ha immediatamente cominciato a lavorarsi il figlio, per convincerlo che lei non era una brava ragazza, che non era quella giusta per lui, che stava commettendo un errore ecc. ecc.
Quando, sei anni dopo, F. e M. sono andati a vivere insieme, la suocera ha fulmineamente capito che la sua tattica doveva avere qualche difetto e da brava schfizzera, precisa come un orologio schfizzero, l’ha istantaneamente modificata, prendendo a lavorarsi F. per convincerla che, anche se il cuore di una mamma sanguina a dover dire certe cose, M. era un poco di buono, un disgraziato, assolutamente inaffidabile. Ho avuto modo di assistere in diretta a una telefonata. Naturalmente non sentivo quello che diceva la suocera, ma le risposte di F. erano ampiamente sufficienti a seguire la conversazione:

– Gelosa? No, e perché mai? Non mi pare che M. me ne dia mo
– …
– Mirella? Ma no, non mi sem
– …
– Ah, lei dice di sì?

Un anno dopo F. e M. si sono sposati. La suocera, da quella persona intelligente che era, ha preso atto di avere perso la partita e ha smesso di combattere. Dal giorno del matrimonio ha anche smesso di chiamare F. per nome: da allora la chiama signorina.

barbara

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