NOAM SHALIT

Il padre di Gilad. Quello che per anni, invece di protestare contro tutti i governi del mondo che anziché fare l’unica cosa logica, ossia pretendere da Hamas, pena la chiusura di tutti i generosi rubinetti da tempo immemorabile oscenamente aperti a manetta, il rilascio immediato e incondizionato di Gilad, continuavano a chiedere a Israele “gesti di buona volontà”, ha protestato contro il governo israeliano che non abbassava abbastanza le brache di fronte al terrorismo. Quello che anziché piazzarsi davanti alla sede della Croce Rossa che, fedele al proprio passato, non ha mai mosso un dito per tentare almeno di vedere Gilad, è stato per anni piazzato davanti alla casa del primo ministro per sollecitare la liberazione di tutti i terroristi prigionieri in Israele. Quello. Ha deciso di mettersi in politica, sfruttando cinicamente la disumana sofferenza di suo figlio per fare carriera. E ha detto che capisce benissimo i terroristi palestinesi, che anche lui, se fosse palestinese, troverebbe giusto rapire gli israeliani.
Ho due cose da dire: la prima è che mi vergogno di avergli stretto la mano. Posso dire, a mia parziale discolpa, che non ci ero andata di mia spontanea volontà, e avevo anche espresso chiaramente la ripugnanza che provavo all’idea di andare lì; sta di fatto che una volta lì gli ho stretto la mano. Me ne vergogno profondamente. E desidero chiedere scusa a tutte le vittime innocenti degli oltre mille assassini liberati anche a causa del comportamento tenuto da questo individuo. Desidero chiedere scusa ai familiari delle vittime. Desidero chiedere scusa anticipatamente a tutte le future vittime innocenti degli assassini rimessi in libertà grazie al ricatto orchestrato da questo individuo. La seconda è che mi auguro che, vista la sintonia fra lui e i terroristi palestinesi, questi ultimi lo accontentino, e che il prossimo rapito sia lui. E che nessuno muova un dito per andarlo a liberare. Non gli sto augurando di essere rapito, intendiamoci, ma se proprio dovranno rapire qualcuno, meglio lui che un innocente.

barbara

AGGIORNAMENTO: quest’uomo la deve smettere di leggere i miei pensieri e copiarmeli!

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  1. Mi chiedo: cosa ne pensa suo figlio?
    Provo a mettermi nei suoi panni… Il rapimento di Gilad è avvenuto il 25 giugno del 2006, quando il ragazzo aveva circa 20 anni… Ecco, io avevo 20 anni nel 1979. Immagino che il 25 giugno 1979 dei camorristi mi rapiscono. Immagino mia madre disperata, mio padre che cerca di calmarla, che telefona a tutte le persone che conosciamo, che avverte la polizia… che si dispera in silenzio anche lui. Immagino i miei fratelli e le mie sorelle con l’aria incredula, aggirarsi senza meta per Ischia, per Napoli… Poi, il 18 ottobre 1984 i rapitori mi rilasciano, in cambio della liberazione di 1027 perioclosi criminali affiliati alla Camorra.
    Nel marzo 1985, mio padre si candida alle elezioni e in un comizio dice “Se fossi un camorrista, rapirei anch’io dei ragazzi della Napoli onesta, come mio figlio!”
    Mi vedo salire sul palco, prendere mio padre per il bavero e gettarlo di sotto.
    Per mia fortuna, mio padre era una persone perbene e non avrebbe mai fatto una carognata del genere. Per mia disgrazia, il marzo del 1985 era già morto da due anni.

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  2. Però Israele come stato democratico deve essere fiero anche di queste opinioni discordanti e di questa libertà estremizzata anche ai limiti del buon gusto.
    Evidenzio solo una frase del sig. Shalit « Se [Hamas] cambia la sua visione ed è disposta a riconoscere l’esistenza di Israele, sì, gli stringerei la mano», è l’essenza della politica israeliana che ha sempre trattato con tutti persino con Arafat.
    Il problema caro Shalit è che Hamas non cambia e non riconoscerà mai Israele.

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    • Infatti, la cancellazione di Israele è l’unica ragione dell’esistenza di Hamas (NON la creazione di uno stato di Palestina, che anzi è esplicitamente negata nel suo statuto, che prevede che la Palestina, una volta liberata dall’occupazione sionista, ossia l’intero stato di Israele, farà parte del grande califfato). E’ esattamente come dire che se il fuoco smettesse di bruciare non avrei il minimo problema a prenderlo in mano. Quanto alla prima parte del tuo commento, davvero non vedo di che cosa dovrebbe essere orgoglioso Israele: quando in qualche paese siciliano vediamo, durante le processioni, il parroco fermarsi a rendere omaggio davanti alla casa del boss del paese, non mi sembra che la consideriamo una manifestazione di libertà di cui andare orgogliosi.

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      • A me invece Israele piace proprio per questo perchè rimane sempre una democrazia salda anche nel pieno delle guerre pur di rischiare di dare legittimità a posizioni filoterroriste. Ricordiamo anche i parlamentari arabi della Knesset presenti all’accordo Hamas-Al Fatah, in cui si vantavano dicendo “che ce ne frega se non riconoscono israele noi ci sentiamo palestinesi”. Eppure rimangono garantiti i diritti fondamentali più che in un normale stato democratico. E’ la mia opinione è chiaro.

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      • Che sia altamente lodevole la propensione di Israele a non cedere alla tentazione di risolvere i suoi problemi coi palestinesi una volta per tutte in una botta sola – come ha fatto re Hussein di Giordania, tanto per intenderci, che di problemi coi palestinesi dopo il Settembre Nero non ne ha avuti mai più – siamo senz’altro d’accordo. Solo che a me pare che ogni tanto esageri, fino al limite del masochismo e dell’autolesionismo.

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  3. Non ero tra gli entusiasti del costo del rilascio. Diversi terroristi rilasciati, come prevedibile, sono tornati a fare i terroristi, celebrati come eroi. Ma sono contento che Gilad sia tornato a casa, che non sia più lì e pensare al costo non ha più senso, è già successo. Il padre dica quello che vuole, io al posto suo mi vergognerei ad uscire in pubblico e perfino a tornare a casa, mi vergognerei a guardare in faccia mio figlio. Ma non gli auguro niente, ha già fatto tutto da sè.

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