IL TEMA DI LEYLA

Mi sono addormentato nel 2012 e mi sono svegliato nel…

Mi sono addormentata nel 2012 e mi sono svegliata nel 1985 in Afghanistan. Era una giornata calda e il sole splendeva. Io stavo in una casa vecchia con la mia mamma e non capivo che cosa era successo, dove stavamo e come eravamo finite qui. La mamma aveva una faccia triste, era anche vestita in modo strano, come le donne in Afghanistan. Io volevo sapere dove era il mio papà, ero disperata e l’ho domandato alla mia mamma, lei ha risposto che adesso viene. Ma la sua voce era differente, era cambiata, non era più la mia dolce mamma che mi dava un bacio quando mi alzavo, era diversa. Io speravo che non fosse diventato così anche il mio papà. Dopo la mamma mi ha portato una cosa strana ma dopo averla guardata attentamente mi sono resa conto che era il burka. Poi la mamma mi ha detto che da oggi e per sempre dovevo mettere il burka addosso, se no venivo picchiata dai talebani, e dopo ha cominciato a contare tutte le leggi dei talebani: che non potevo andare fuori di casa senza la compagnia di un uomo, che non potevo frequentare la scuola, che la musica era vietata, anche la televisione era vietata, che non puoi truccarti, che non puoi essere vista dagli uomini, e che quando cammini devi guardare sempre per terra ecc.
Io queste cose le sapevo perché le avevo studiate a scuola, e sempre ho pensato quanto è dura quella vita per le donne in Afghanistan, ma adesso che le stavo vivendo io ne avevo la prova.
Era terribile e volevo la mia vita di prima. Stavo davvero male e volevo credere che tutto questo era un brutto sogno e che tra poco qualcuno mi verrà a svegliare, ma purtroppo non succedeva niente e io stavo là in quella vecchia casa, e dovevo mettere il burka addosso.
Poco dopo è venuto il mio papà e io avevo la speranza che lui mi dicesse che niente di quello che aveva detto la mamma era vero, ma lui adesso era ancora più severo di lei, non era più il mio eroe che mi diceva che tutto andrà bene e che non dovrò mai temere di qualcuno o di qualcosa. Il mio papà stava parlando con la mamma e sono riuscita a sentire solo che il papà diceva: “È la nostra unica soluzione per uscire da questa povertà.”. Dopo qualche ora i miei genitori mi hanno informata che dovevo sposare un uomo ricco di nome Rashid di 38 anni. Io non potevo credere ed ero in stato di shock, ma i miei genitori mi hanno detto che la mia volontà e i miei desideri non hanno nessuna importanza; io dovevo sposare quest’uomo e il matrimonio era per la settimana dopo. Non ci potevo credere, mi domandavo come era possibile che i miei genitori fossero cambiati così, e volevo i miei genitori di prima, li volevo subito.
Era venuto quel giorno, quel maledetto giorno, il giorno del matrimonio. Io speravo che il mio papà cambiasse idea.
Nel matrimonio io non vedevo il mio futuro marito perché stava come un muro fra noi, e io stavo guardando tutto il tempo i miei genitori, anche loro guardavano me, mi sentivo male e si vedeva che anche loro avevano una brutta faccia. Quando il sacerdote ha chiesto a Rashid se voleva sposarsi con me lui ha detto “Kabul Ite”, credo che significa sì; quando ha fatto la stessa domanda a me, io stavo guardando il mio papà con una faccia disperata e stavo con una voglia di gridare tutto questo dolore mentre il sacerdote stava ripetendo la stessa domanda per molte volte, io ho cominciato a piangere e non potevo più, sentivo che mi mancava l’aria e ad un tratto mi sono svegliata e stavo piangendo ma quando mi sono guardata stavo con il pigiama e nel mio letto, e stavo sudando. Ma dopo ero così contenta che tutto era stato un sogno. Erano le 7 di mattina e dovevo andare a scuola; la mia mamma è entrata nella mia stanza e mi ha dato un bacio e mi ha detto che dovevo alzarmi e che il caffè era pronto. Ero così felice, ma dopo ho riflettuto a tutto questo sogno e alle ragazze in Afghanistan che stavano probabilmente vivendo le stesse cose che io avevo vissuto in quel sogno e mi si sono riempiti gli occhi di lacrime, e credo che davvero tutti dovremmo fare qualcosa contro queste violenze fisiche e mentali.

C’era qualche errore, ma le ho dato 10 lo stesso.

barbara

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      • Sì, è davvero una ragazza di straordinaria sensibilità e maturità e apertura. Appoggiata da una famiglia che si dà molto da fare per l’integrazione. Il padre è venuto due volte a udienza, in questi anni: uno di quei giganti-orsi che fanno tanta tenerezza. La stessa tenerezza infinita con cui lo guarda Leyla – e che traspare anche dal tema.

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    • Beh, io ogni tanto i voti me li invento: 10+, 10++, 10+++, e quando faccio le medie a fine quadrimestre li conto come, 11, 12 ,13. Così come mi invento il 5-, 5–, 5—, dato che qui è stato stabilito che i voti sotto il 5 non esistono, per cui in un test chi supera il 50% delle difficoltà prende lo stesso voto di chi supera il 30%, il 10%, il 2%. Io lo trovo immorale e quindi ricorro a questo trucco, e loro sanno benissimo che 5— vuol dire 2. E non protestano, perché il loro senso di giustizia non glielo permette, e anche perché quando passano da 5— a 5- sanno che sono migliorati un casino, cosa che non risulta quando il voto è sempre lo stesso 5. Capita invece che protestino i genitori e piantino casini a non finire. Qui comunque c’erano oggettivamente degli errori, anche se nessuno grave. Alcuni li ho corretti io, qualcun altro l’ho lasciato. Per esempio quelle cascate di indicativi che rotolano, che corretti in congiuntivi avrebbero rovinato quell’effetto di immediatezza, quell’urgere dei sentimenti che devono scoppiare fuori. Più di 10 quindi davvero non potevo, ma il dieci secondo me ci sta proprio tutto.

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    • C’è da dire che quest’anno l’Afghanistan nella scuola è stato il “punto focale” per le terze: sono state lette cose sia in tedesco che in italiano, è venuto a tenere un incontro quell’ufficiale che ho intervistato per il blog tempo fa, sono stati messi a disposizione libri per chi fosse interessato a saperne di più… Leyla in particolare ha letto “Mille splendidi soli” e visto “Il cacciatore di aquiloni”, evidentemente l’argomento l’ha molto coinvolta, e in questo tema si può misurare quanto. Tutti gli altri, fra quelli che hanno scelto il tema di fantasia, hanno preferito proiettarsi nel futuro, mentre lei ha approfittato dell’occasione per esporre un problema che le sta molto a cuore.

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  1. Qualche considerazione interessante può essere fatta sugli immigrati nella nostra scuola. Quasi tutti noi abbiamo avuto esperienze pesanti, quando non addirittura drammatiche, con diversi scolari immigrati, ma nessuno di noi ha mai avuto problemi con le scolare immigrate. Ne abbiamo avuto qualcuna solo parzialmente integrata, come quella di cui ho parlato nel post che ho linkato più sopra insieme alla sorella di Leyla, ne abbiamo avuto qualcuna un po’ fancazzista, qualcuna un po’ gallinella, come è normale trovarne in qualunque gruppo di ragazze di quell’età, ma che creassero problemi a noi, che mettessero in crisi la gestione della classe no, mai. Nella mia terza poi ne abbiamo tre, due kosovare e un’indiana: ebbene, quando faccio una domanda, nove volte su dieci ad alzare la mano sono loro tre, e la stessa cosa mi ha detto la collega di storia. Non solo di una disciplina esemplare, ma appaiono davvero eccezionali, soprattutto in Leyla e nell’indiana, l’interesse, l’impegno, l’orgoglio del superare gli ostacoli.

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  2. Una bellissima soddisfazione per un’insegnante come te, specie quando sta per lasciare la scuola, e deve gioire della prospettiva di non vedere mai più certi soggetti.
    Per la legge della compensazione.. di sicuro alunne come queste le rimpiangerai.
    E loro te. Ma sarà stato bello vederle crescere..

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  3. Da alcuni mesi do’ ripetizioni di matematica a una ragazzina di 13 anni figlia di immigrati della Cabilia (di cui ti parlai) e a suo fratello minore. Sono fantastici. Meriterebbero insegnanti come te, ma devono invece fare i conti coi porci razzisti di queste parti, vere forze del male che si coalizzano a mettergli i bastoni tra le ruote. Ho scoperto che quel suo desiderio espresso di cambiare religione era solo un modo per disorientare una prof d’Italiano, fan di radiomaria, che le dà il tormento e la discrimina in modo vergognoso (ne è testimone -nonché avvocato difensore a sue spese- mio figlio che è suo compagno di classe). Lei e suo fratello sono orgogliosi della loro religione, un islam laico di stampo magrebino, più libero del cattolicesimo e soprattutto meno ipocrita, in quanto ciò che conta è comportarsi bene, non soltanto credere facendo liberamente del male per poi confessarsi. Il fratello ha 12 anni ed è già alto 15 cm più di me, ama cucinare (come me) così ci scambiamo ricette. L’altro giorno una sua compagna l’ha spinto e lui ha sbattuto la testa sullo spigolo di una finestra in alluminio anodizzato perdendo un mare di sangue. Il vicepreside (il loro prof di matematica) ha chiamato i genitori minimizzando sulla ferita e addossando tutte le responsabilità al povero malcapitato, dicendo che è colpa della sua irrequietezza. I genitori, solitamente calmissimi e accomodanti, stavolta hanno perso la pazienza e giustamente hanno urlato tutta la loro rabbia, chiamando per nome quel razzista. Ieri sua sorella ha avuto il compito di matematica. Al compito precedente, non trovando nessun errore, lo stronzo le ha messo un 6 accopmpagnato da «Non credo ai miracoli», insinuando che avesse copiato. Ma da chi, se di solito è lai a passare il compito agli altri? Chissà stavolta che voto le appiopperà. Sono molto preoccupato, perché è l’ultimo prima dell’esame.

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    • Anni fa mi è capitato uno che per due anni e mezzo ho ritenuto un perfetto imbecille. Poi un bel giorno mi ha fatto un tema che se l’avesse fatto a casa non ci avrei creduto neanche morta che l’avesse fatto lui, ma l’aveva fatto in classe. Ovviamente non era successo nessun miracolo, semplicemente avevo sbagliato la diagnosi. (Credo comunque che una cosa come quella che riferisci sia illegale: o hai le prove che è stato copiato, e allora dai un 2 o annulli il compito, oppure dai il voto che il lavoro merita. Secondo me ci sarebbero gli estremi per una denuncia). Quando poi gli ho chiesto perché per due anni e mezzo aveva fatto di tutto per farmi credere di essere un imbecille, mi ha risposto ah io no cioè perché ecco beh insomma sì… Ho cominciato a capire qualcosa quando ho chiesto a suo zio se per caso il ragazzo avesse qualche problema in famiglia e lui mi ha risposto: “No. Cioè sì, un problema in famiglia c’è: lui. Mia sorella ci diventa matta, figurati che a sei anni scappava di casa, non ti dico quante volte è scappato, si nascondeva così bene che si andava avanti fino a notte prima di riuscire a trovarlo. Tutto il contrario di suo fratello minore, ha due anni di meno ed è praticamente la perfezione, sempre ordinato, sempre obbediente, sempre pronto a fare quello che deve…” Allora ho capito. Da quel giorno ho smesso di sgridarlo quando non si comportava bene, e anche di scrivere a casa per informare quando faceva qualcosa che non andava.

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  4. Pingback: DUE SPLENDIDI DESTINI | ilblogdibarbara

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