CHISSÀ DA CHI AVRÀ PRESO LEZIONE

barbara

    • E’ lo stile, che è davvero lo stesso: quell’aizzare le masse, quel rintronarle urlando, quel fargli ripetere uno slogan, come un mantra, all’infinito, fino a drogarle di quel mantra, trasformarle in tante marionette, incapaci di ragionare, che reagiscono a comando. A me fa paura, sinceramente. (L’articolo che hai linkato è decisamente troppo lungo per i miei gusti, per il mio tempo e per la mia pazienza. Un pezzo di quella lunghezza non lo leggerei neanche se fosse di Ugo Volli – e d’altra parte penso di poter escludere che Ugo Volli scriverebbe un articolo di quella lunghezza).

      • A me fanno più paura i suoi fan, perché non credo che Grillo abbia la stessa motivazione(Grillo a differenza di Hitler non è motivato dall’odio, ma dalla passione per la popolarità, e soprattutto per soldi facili), e lo stesso carattere di Hitler. Mentre gli infervorati da Grillo, quelli che applaudono a qualsiasi sparata contro la “vecchia politica”(come la chiama Grillo) per riflesso condizionato, senza neanche riflettere un secondo, forse non sono poi tanto diversi da quelli che applaudivano ai discorsi di Hitler.

      • Naturalmente non intendevo tanto lui come persona quanto il fenomeno nell’insieme. Quanto all’odio poi non so. E’ documentato che almeno fino al 1913 Hitler non aveva mai manifestato sentimenti antisemiti, che aveva più amici ebrei che cristiani, che i suoi dipinti li vendeva più volentieri a commercianti ebrei perché quelli li pagavano subito mentre gli altri li mettevano in vetrina e solo se poi li vendevano gli davano la sua parte, che come mediatori per la vendita preferiva gli ebrei perché li trovava più onesti e affidabili… Certo, a vederlo urlare sbavando, e soprattutto a pensare a quello che ha fatto l’odio sembrerebbe proprio autentico, ma mi dà anche da pensare un odio così furibondo che esplode dal nulla da un giorno all’altro. E d’altra parte un cinismo senza limiti può benissimo essere compatibile con la strumentalizzzazione dell’odio altrui, al prezzo di milioni di vittime. E quanto a cinismo, anche un pregiudicato che strepita sulle piazze via i pregiudicati dal parlamento te lo raccomando.

        • Per me si è dato al complottismo.
          Forse all’inizio non odiava gli ebrei ma aveva già una tendenza a credere alle bufale, poi si è ritrovato tra le mani ‘i protocolli’ e si è dato al complottismo più hardcore con la conseguente nascita del nazismo.
          Informare per resistere… ops, Infornare per esistere ha seguito più o meno la stessa via. Da un sito critico verso l’italia, ha cominciato a pubblicare le bufale (scie chimiche, muos) e poi si è dato al nazismo nudo e crudo (con tanto di elogi a hitler)

    • Grazie, sapevo che erano molte – anzi, ne ricordo anche alcune altre che qui non sono elencate – ma non sapevo che qualcuno le avesse raccolte. Probabilmente nel sito di Paolo Attivissimo se ne possono trovare altre. Che abbia chiamato puttana la Levi Montalcini, conoscendo le sue idee, non mi meraviglia di sicuro, trattandosi di un’ebrea. Altra cosa interessante è che nel suo blog il dissenso non è ammesso: tu azzardati a criticarlo, e lui ti banna.
      Per Hitler sì, era al libro della Hamann che mi riferivo, le cui documentazioni mi sembrano ineccepibili, ma ovviamente può anche essere che ci siano altri dati che lì non compaiono.

  1. Grillo pratica sempre l’invettiva o la beffa; il dialogo, mai (l’insulto alla Montalcini – che oltre al torto di essere scienziata ed ebrea è pure donna (notato quante poche grilline donne ci siano?) – è incommentabile).
    L’ampiezza e accuratezza della ricerca della Hamann rimangono, credo, ineguagliate; diciamo che quella di Kershaw (di cui sta finalmente per uscire l’edizione economica della sua biografia) è una differenza di accenti (d’altra parte io stesso avevo trovato sorprendente che la Hamann affermasse (cito dall’edizione italiana) che, a parte la testimonianza di Kubizek, “non è stata tramandata alcuna osservazione antisemita del giovane Hitler” (pag. 412), quando la stessa un paio di centinaia di pagine prima (pag. 201) ci informa che, secondo quanto riferito da Hanisch, Hitler sosteneva che gli ebrei erano una razza a sé, avevano un odore diverso, i discendenti degli ebrei avevano tendenze estremistiche e terroriste e lui era pronto a servirsi dell’antisemitismo come “slogan vigoroso” per il suo discusso programma di partito. Certo, sono d’accordo con l’autrice che è “impossibile parlare di una convinzione profonda” ma anche la diagnosi di assenza di antisemitismo mi pare discutibile). Vabbeh, mi sono un po’ dilungato.

    • L’invettiva, tra l’altro, è un’arte, e non tutti la possiedono. Dante sicuramente ne era maestro, e credo di potermi sbilanciare a dire che Oriana Fallaci in alcuni – non moltissimi – momenti di grazia ci è arrivata. Altro, sul momento, non mi viene in mente.
      Il libro l’ho letto tantissimi anni fa e sinceramente non ricordo tutti idettagli. Le affermazioni antisemita che dici si riferiscono alla giovinezza? Perché quello che ricordo io è l’assenza di manifestazioni di antisemitismo fino al 1913. Poi, al ritorno dalla guerra, sappiamo come sia cambiata la musica.

      • E padroneggiare l’arte dell’invettiva non significa farne buon uso: vedi Céline.
        Sì, si riferiscono al periodo trascorso nel Männerheim di Vienna (la testimonianza di Hanisch è una delle poche fonti sul periodo viennese di Hitler). Kershaw fa notare che Hitler ammirava Shönerer e Lueger e sembra quindi piuttosto strano che proprio lui sia rimasto insensibile a quello che era un elemento essenziale del loro armamentario ideologico, così come più in generale all’atmosfera della Vienna dell’epoca: manifesta in effetti apprezzamento per il Deutsches Volksblatt, che era un quotidiano dichiaratamente antisemita; le presunte amicizie con ebrei, da parte di un uomo che di amici – con la possibile parziale eccezione di Speer – non ne ebbe mai, erano interessate, mentre sappiamo quanto fosse abile a mascherare i propri veri sentimenti e manipolare il prossimo. Per il momento si trattava quindi, certo, non di una coerente visione del mondo ma “di una razionalizzazione o poco più delle proprie circostanze personali. […] Ma qualsiasi espressione di un tale odio interiorizzato non saltava agli occhi di un ambiente in cui il vituperio antisemita era all’ordine del giorno. E paradossalmente, finché ebbe bisogno degli ebrei per guadagnarsi da vivere, tenne nascoste le proprie opinioni forse talvolta fino ad arrivare, come indica Hanisch, a commenti ipocriti che potevano erroneamente essere presi per segni di apprezzamento della civiltà semitica” (Kershaw, Hitler, I, RCS Libri, Milano, 1999, pag. 91).

      • La tua memoria è decisamente migliore della mia! Quanto alla capacità di menzogna e dissimulazione di quel pesce freddo, sicuramente sono più che sufficienti alla bisogna (significativo tra l’altro che la sua unica quasi-vera amicizia – ma più che di amicizia parlerei di un’ammirazione che sconfina nella dipendenza – fosse per quello splendido esemplare di maschio umano di Speer, lui che i finocchi li faceva finire in gas esattamente come gli ebrei…)

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