PERCHÉ IL TIZIO DELLA SERA È IL TIZIO DELLA SERA

A che servono le origini 

Nel recente premio letterario, il Tizio non ha avuto preferenze perché non ha letto nessuno dei romanzi finalisti. Del resto è difficile avere preferenze per un romanzo dato che il suo scrittore appartiene alla cerchia da cui anche il Tizio ha origine, pur restando il fatto che il vincitore ha avuto a suo tempo successo a causa della rivendicazione, nella finzione letteraria ricalcata sulla propria vita, di non appartenere alla cerchia per non esservi stato ammesso, e  avendo sviluppato verso di essa un complesso rapporto di simpatia alla rovescia che sfuma in mite avversione tribale. Nella propria verosimile finzione letteraria, costui apparterrebbe alla cerchia senza volervi appartenere, mentre nella realtà la cerchia lo accoglie a braccia aperte, e altrettanto fa la nazione intorno alla cerchia, commossa da quel suo primo romanzo che finalmente denunciava la danarosa prosaicità della cerchia a cui l’io narrante non voleva appartenere desiderando tuttavia appartenervi senza appartenervi, tanto nella realtà quello era solo un romanzo che stroncava un’intera comunità i cui appartenenti sono tutti pantalonai ricchissimi e corrono dietro alle femmine. La verità è che il Tizio non ha letto i romanzi della cinquina perché tutti insieme verrebbero sui cento euro. Peccato, perché se li avesse letti avrebbe potuto anche lui fare il tifo per un romanzo indipendentemente dal romanzo e avrebbe capito che le origini servono a dividersi dagli altri.

E nessuno, lasciatemelo dire, nessuno riesce a bucare un pallone gonfiato con l’eleganza del Tizio della Sera.

barbara

  1. Poffarbacco, Barbara.. e poi accusano me di “attività oscene” mentali.. capito mi hai?! 😉
    O forse sei troooppo profonda, per me..
    Ho dovuto rileggere tre volte, ma qualcosina ho capito: che l’affermazione conclusiva MI PIACE!

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    • Ambè, sulla mia perversione sicuramente non ci sono dubbi. Quanto al merito, il finalista del premio letterario di cui parla il Tizio della Sera è Alessandro Piperno, ebreo per parte di padre e quindi, secondo la legge ebraica, non ebreo, diventato famoso con una fogna intitolata “Con le peggiori intenzioni”, mal scritta e peggio strutturata, che comincia con “il cazzo stagionato di mio nonno” e finisce – dopo qualche centinaio di pagine finalizzate a dimostrare che gli ebrei sono sostanzialmente delle merde – con un paio di mutande femminili annusate e poi abbandonate senza rubarle. Sai, quei libri in cui qualche recensore, evidentemente prezzolato, grida al capolavoro e poi i lettori, per paura di fare la figura di quelli che non sono capaci di capire il capolavoro palesando così la propria inadeguatezza si sentono obbligati a gridare al capolavoro ecc. ecc. Beh, io quella paura non ce l’ho e dico, come ho scritto a suo tempo nella recensione, che è una cagata pazzesca.
      (PS: ma quando commenti qui sei tu o sei il clone di Andrea che fa finta di essere un altro ma invece è sempre lui, come ha ben capito chi le cose le capisce?)

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