STERMINATELI!

Ogni giorno ci aspettiamo di venir gassati. Siamo in questo maledetto kommando da quasi quattro mesi. E non possiamo rifiutarci di fare questo lavoro. Ci scorticherebbero vivi… Ci farebbero a pezzi i figli sotto i nostri occhi… Allora li bruciamo. Io stesso, ho bruciato mia moglie, l’ho riconosciuta; aveva gli occhi aperti. Erano colmi di una tristezza indicibile, di uno spavento senza nome… Per fortuna era morta… perché spesso li bruciamo vivi. Sono solo svenuti. Il gas non agisce in modo uguale su tutte le vittime… e ora è il nostro turno… Lei è giovane, è ariano, ha qualche probabilità di uscirne vivo… sebbene abbiamo bruciato anche polacchi, russi, francesi… e zingari, ma di quelli non parla nessuno… Quando lei uscirà di qui… la prego: parli, racconti, scriva, urli affinché tutto il mondo sappia quel che avviene qui… perché metta fine a questo per sempre. Mai più, mai più questo dovrà ripetersi… in nessun luogo e per nessuno (Testimonianza anonima raccolta al blocco 13 da George Wierzbicki; p. 5)

«Bisognerebbe parlare delle piccole zingare, delle bambine di cui conservo incancellabile l’immagine, stese per terra nel corridoio del Revier, che si contorcevano per il dolore dopo le iniezioni sterilizzanti. Ho visto dei moduli stampati che dicevano: “Io sottoscritta dichiaro di acconsentire liberamente alla sterilizzazione delle mie figlie…” La liberazione delle famiglie zingare aveva questo prezzo, ed esse erano “libere”… evidentemente di scegliere tra questo e la continuazione della vita in quell’inferno. Bisognerebbe parlare anche dei tagli cesarei praticati nel cuor della notte per “farsi la mano”, delle iniezioni mortali, dei sonniferi distribuiti ai malati “per irrobustirli” e che dopo qualche ora non lasciavano che cadaveri… Simili mostruosità, una simile potenza del genio del male non hanno bisogno di commenti, ma impongono in modo perentorio, assoluto, la convinzione che solo una forza sovrumana, un desiderio invincibile di reazione possono opporsi a questa negazione di tutti i valori umani e spirituali». Testimonianza di Adelaide Hautval; pp. 64-65)

Già: c’erano anche gli zingari, fra i deportati nei campi di concentramento e di sterminio, fra i selezionati per i più deliranti “esperimenti”, fra i selezionati per la camera a gas, fra quelli che, addirittura, finivano direttamente nei forni crematori senza neppure essere morti.
È uno spaventoso cazzotto allo stomaco, questa implacabile serie di documenti e testimonianze. E tuttavia abbiamo il dovere di sopportarlo,  questo cazzotto allo stomaco, noi che viviamo nelle nostre tiepide case, perché

«Tutti disprezzavano gli zingari, di razza pura o meticci; tutti, dai deportati alle SS. Allora, perché rinunciare? Chi si sarebbe lamentato? Chi avrebbe testimoniato? Gli zingari contavano ancor meno degli ebrei. Gli zingari non avevano alcuna rappresentanza negli Stati che li avevano visti nascere. Essi non esistevano a livello nazionale o internazionale. Al limite, siamo stati in presenza di un delitto perfetto. Un delitto senza cadaveri. Chi volete, ancora oggi, che reclami per uno zingaro? (p. 209)

Hinnenì: eccomi. Io mi lamento. Io protesto. Io testimonio. Io non tacerò, finché avrò la forza di respirare.

Christian Bernadac, Sterminateli!, Libritalia

barbara

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