I PECCATI DELLE DONNE

In uno shtetl arriva un predicatore, un baldarshon, e tutta la popolazione maschile godeva ad ascoltare le sue dotte prediche, le sue argute osservazioni, le ingegnose divagazioni e i suoi toccanti raffronti.
Andarono dal baldarshon tre donne: la moglie del rabbino, la moglie del dayan e la moglie dello shokhet, e dissero:
“Perché predicate sempre agli uomini, forse che la sapienza è riservata esclusivamente a loro? E se pensate che le donne non siano in grado di ricompensarvi, eccovi in anticipo tre monete da cinquanta copechi.”
Il baldarshon accondiscese a predicare anche alle donne.
Il Sabato dopo pranzo le donne si riunirono in sinagoga nella galleria superiore. Il baldarshon così iniziò la sua predica:
“Vi racconterò una storia. In uno shtetl visse una donna. Visse la sua vita e poi morì. Morì e le fecero il funerale. Il giorno seguente andò dal rabbino lo shames e gli disse che il corpo di quell’ebrea era stato scagliato fuori dalla tomba. Il rabbino cominciò a guardare nei Sacri Testi e trovò che se una donna ebrea durante la cottura del pane avesse trascurato di benedire la pasta e non avesse separato una khala, allora come punizione, dopo la morte la terra non vorrà accoglierla. Cosa fare con la defunta? Il rabbino ordinò che fosse arsa. Organizzarono accanto alla tomba una pira, buttarono il corpo nel fuoco. Ma quello non bruciò.
Il rabbino riprese a sfogliare i Sacri Testi e trovò che quella donna aveva evidentemente infranto la disposizione divina della preghiera sulle candele del Sabato. Nei Testi è scritto che per una donna che infranga questa disposizione non ci sarà fuoco che vorrà accoglierla dopo la morte.
Cosa fare con la defunta? Il rabbino ordinò di gettarla in acqua. Legarono alle braccia e alle gambe quattro grandi pietre e la gettarono nell’acqua. Ma il corpo subito riemerse e un’onda lo gettò sulla riva. Tornò, il rabbino, a consultare i Sacri Testi e disse: ‘Questa donna ha infranto la disposizione divina del bagno rituale obbligatorio, la mikve, e per questo neanche l’acqua la vuole’.”
A quel punto le donne che si erano riunite cominciarono a piangere forte, prorompendo in lamenti. Ma il baldarshon, alzate le braccia al cielo, le rassicurò terminando la sua predica con le seguenti parole:
“Voi tutte, in quanto onorate e devote figlie di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, non avete nulla da temere se vi atterrete a tutte le leggi e alle ingiunzioni divine, e in tal caso sappiate che la terra vi inghiottirà, il fuoco vi brucerà e nell’acqua affogherete. Amen!” (da “Racconti di rabbini”)

E dunque vi raccomando, care sorelle: se volete essere sepolte, bruciate, affogate, rispettate le regole! Parola di rabbino.

barbara

  1. Il regista deve difendersi dalla querela di cinque soldati israeliani che hanno combattuto a Jenin e i cui volti sono riconoscibili nelle sequenze del documentario che accusa i militari d’aver ucciso “un grande numero di civili”, mutilato corpi di palestinesi, eseguito esecuzioni a casaccio, bombardato donne bambini e disabili psico-fisici, e d’aver spianato l’intero campo profughi compresa un’ala del locale ospedale. Il documentario non mostra nessuna immagine delle presunte atrocità, ma in alcune sequenze i volti dei soldati (che hanno querelato Bakri) vengono soprapposti a presunte “testimonianze oculari” con la chiara indicazione di indicarli come colpevoli di “crimini di guerra”. Ora però Bakri ammette d’aver “prestato fede” a testimonianze selezionate senza procedere a nessun controllo sulle informazioni che gli venivano fornite. “Ho creduto alle cose che mi venivano dette. Le cose a cui non ho creduto non sono state incluse nel film”, ha spiegato il regista.

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