ASSAD MORTO?

Secondo alcune indiscrezioni, sabato sera il dittatore siriano sarebbe stato gravemente ferito da una guardia del corpo iraniana. Sarebbe stato trasportato all’ospedale Shami di Damasco, i cui locali sarebbero stati sigillati dall’esercito. L’esercito siriano libero (ASL) avrebbe smentito la morte del suo nemico numero uno, mentre i programmi televisivi siriani sono stati interrotti. Alcuni parlano della morte di Assad, altri dicono che sarebbe tra la vita e la morte. (da un’agenzia francese, traduzione mia)

Se fosse morto due anni fa sarebbe stata festa grande, perché ci sarebbe stata la speranza dell’avvento della democrazia, o almeno qualcosa che un po’ le assomigliasse. Oggi c’è solo la certezza dell’avvento dell’integralismo islamico, e poche speranze della fine dell’opera di bassa macelleria in atto, e da festeggiare c’è ben poco.

barbara

LETTERA APERTA AL SIGNOR BARACK HUSSEIN OBAMA

Caro signor Barack Hussein Obama,
ho sentito che si è ricoperto d’onore, l’altro ieri, a Gerusalemme, e desidero congratularmi con Lei. Ho visto alcuni spezzoni del suo discorso agli studenti, e ne ho letto le trascrizioni. Ho apprezzato, soprattutto, la sua capacità di imparare dai propri errori e non commettere gli stessi per due volte. Così, ho visto, ha imparato che il modo in cui ci si rivolge a un capo di governo è importante, e che trattarlo con ostilità, farlo aspettare, lasciarlo fuori della porta, snobbarlo in tutti i modi possibili, guardarlo con un muso lungo un chilometro
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è controproducente; così questa volta si è presentato sorridente, amichevole, ha perfino spiegato, scherzando argutamente, che era amico anche prima, ed era solo per offrire materiale a un programma satirico che fingeva di non esserlo. Ha imparato, anche, che non è carino chiedere a Netanyahu di dare anche il c*** ai propri nemici, e dunque questa volta non glielo ha chiesto: si è limitato a chiedere agli studenti di provvedere loro a convincere Netanyahu a dare anche il c*** ai propri nemici. E poi ha studiato la storia, mi si dice. Certo, uno studio un po’ frettoloso può lasciare qualche lacuna, dare luogo a qualche confusione… Così per esempio le è accaduto di paragonare Israele agli Stati Uniti in quanto costituiti da immigrati. Ecco, lasci che le spieghi, signor Obama: non è esattamente così che stanno le cose. Perché in America, prima del 1492, non c’erano mai stati inglesi, né spagnoli, né portoghesi, né olandesi, né italiani, mentre di ebrei in Terra d’Israele ce ne sono sempre stati, fin dai tempi della Bibbia. Ininterrottamente. Aggiungerei anche che fra il cercatore d’oro francese immigrato in America e l’America, fra il minatore italiano immigrato in Belgio e il Belgio, fra la badante ucraina immigrata in Italia e l’Italia non c’è alcun legame storico; fra gli olim, ossia gli ebrei che vanno a vivere in Israele e la Terra d’Israele c’è un legame antico di millenni: basta fare un giro nei cimiteri per rendersene conto – quelli che i giordani non hanno devastato e distrutto fra il 1948 e il 1967 – o scavare un po’ sottoterra. Fra pochissimi giorni, signor Obama, sarà Pesach, la Pasqua ebraica, e lo sa che cosa si augurano gli ebrei in questa ricorrenza? Hashanà haba’a b’Yerushalayim: l’anno prossimo a Gerusalemme. Lo fanno tutti: ortodossi e reform, religiosi e laici, osservanti e inosservanti, credenti e atei convinti. Da duemila anni. E da altrettanto tempo pregano “Se ti dimentico, o Gerusalemme, si paralizzi la mia destra; si attacchi la mia lingua al mio palato se non ti ricorderò” (Salmo 137, 5-6): provi un po’ a indovinare perché.
Ho notato anche, nel suo discorso, un’altra piccola “sbavatura”, signor Obama: lei ha detto che l’unica soluzione è la creazione dello stato di Palestina, e io sinceramente non capisco: perché lo va a dire agli israeliani, che lo stato di Palestina lo hanno accettato fin dal 1947, e non ai palestinesi che lo stanno pervicacemente rifiutando, con tutte le proprie forze, da almeno ottant’anni? (clic, clic, clic)
Bene ha fatto, invece, a rifiutarsi di parlare alla Knesset: essendo la sede del governo israeliano, e trovandosi a Gerusalemme, accettando di recarvisi avrebbe potuto dare l’impressione di riconoscere che Gerusalemme è la capitale di Israele, ossia che Israele avrebbe il diritto di decidere dove stabilire la propria capitale, come qualunque altro stato al mondo, il che, dobbiamo convenirne, è assolutamente inammissibile. E altrettanto bene ha fatto a rifiutare di ritrovarsi davanti gli studenti di Ariel. Perché, avendo studiato la storia, come ha dimostrato di avere fatto, avrà sicuramente imparato che quelli, in base alle norme del diritto internazionale, non possono sotto nessun aspetto essere considerati “territori occupati” (occupato era lo stato sovrano di Polonia dopo l’invasione tedesca, per esempio), bensì “territori contesi”, il cui destino finale, in base alla risoluzione 242, dovrà essere definito per mezzo di quei negoziati che da parte araba, con i “Tre no di Khartoum” sono sempre stati rifiutati. Ecco, se lei avesse accettato la presenza degli studenti dell’università di Ariel, magari anche qualcun altro avrebbe potuto accorgersi che il famoso, così frequentemente e così a sproposito invocato, “diritto internazionale” dice cose molto diverse da quelle spacciate dalla propaganda, e questo assolutamente non deve accadere. E poi, diciamolo una volta per tutte: era anche opportuno che si chiarisse chi è che comanda! È il sultano che decide quali sudditi possono entrare alla sua presenza, e non il contrario che diamine!
E di liberare Pollard, naturalmente, non se ne parla.
Ma, a parte questi dettagli tecnici, lo sa qual è la cosa che più ho ammirato di lei, signor Obama? Riguardiamo insieme questo spezzone del suo discorso:

Ecco, la cosa veramente straordinaria è la sua faccia, la sua espressione durante gli applausi. Lo sa che cosa mi ricorda? La faccia di Annamaria Franzoni quando, in un primo momento, grazie alla sua abilità di attrice (“Come sono andata? Ho pianto troppo?” – credendo che tutti i microfoni fossero spenti) era stata fatta uscire dal carcere
a.m.franzoni
Una faccia da “Visto come ve l’ho messo nel ****?” Davvero, signor Obama, devo riconoscerle delle doti di attore assolutamente straordinarie, soprattutto ricordando chi è lei:

Ma si ricordi, signor Obama: noi siamo pronti a combattere contro qualunque nemico. Da qualunque parte venga. E qualunque maschera indossi: farà bene a non dimenticarlo, signor Obama. Mai.

barbara

AGGIORNAMENTO: e questi sono i risultati ottenuti dal grande pacificatore dopo che Netanyahu si è umiliato a chiedere scusa per essersi difeso da un attacco terroristico.
AAAHHHH!!!!! Ecco com’era!

UNA PICCOLA DOMANDA

Anni fa L’Italia ha respinto una richiesta di estradizione da parte degli Stati Uniti; la motivazione: per il reato di cui era responsabile la persona in questione, negli Stati Uniti è possibile comminare la pena di morte. Poiché l’Italia non ammette la pena di morte, era inammissibile condannare un reo, sia pure indirettamente, a tale pena. Ora, se è inammissibile che l’Italia si renda responsabile di una condanna a morte di un cittadino straniero provatamente colpevole, con quale logica ora la stessa repubblica italiana espone al rischio della medesima pena due cittadini italiani la cui colpevolezza è tutta da provare? E con quale logica li rimette in mano a uno stato che fin dal primo momento di questa vicenda ha sempre giocato sporco che più sporco non si può? E con quale dignità prima dice che non li fa rientrare e poi, di fronte al ricatto della presa in ostaggio dell’ambasciatore, cala le braghe facendo fare all’intera nazione una figura da peracottari?
MARO': OK SENATO TRATTATO CON INDIA, E' LEGGE
barbara

CARNEFICI E VITTIME

Il 9 febbraio 1938, Goldfarb, giudice istruttore, avendo io rifiutato di scrivere sotto dettatura false deposizioni, contenenti accuse contro una persona a me sconosciuta, mi insultò, bestemmiò, strepitò, e alla fine mi informò che avrebbero arrestato mia moglie col bambino appena nato. Il 27 febbraio 1938, lo stesso giudice istruttore, rifiutandomi ancora di sottoscrivere deposizioni false, dopo avermi gridato parole oscene, mi torturò, fratturandomi le ossa. Quindi, minacciò di farmi fucilare, mentre io ero ridotto quasi allo stato di incoscienza. Lo stesso fece in modo che io potessi sentire le urla e il pianto disperato di mia moglie, arrestata, interrogata, insultata. Mi giunse alle orecchie anche il pianto del mio bambino lattante … Il giudice disse che avrebbe arrestato la mia vecchia madre e mia sorella … L’11 marzo del 1938, il medesimo magistrato  aprì la porta, mostrandomi mia madre di settantatré anni, arrestata, in catene e interrogata con l’accusa di spionaggio… Il 2 aprile 1938, il giudice istruttore fece in modo che io potessi sentire l’interrogatorio di mia sorella Ianina, alla quale veniva minacciato l’arresto della figlia, cioè di mia nipote … Il 3 aprile 1938, il giudice mi minacciò di condurmi subito nel sotterraneo del carcere Butyrskaja, per torturarmi, spezzarmi altre ossa e costringermi, così, a firmare le false deposizioni. Mi disse: tua moglie e il lattante sono agli arresti, e così la tua vecchia madre. Tua sorella e tua nipote ti hanno rinnegato. Obbedisci e firma, se no sarai massacrato di botte e, poi, fucilato. Alla fine ero ridotto in uno stato di abulia e di delirio. (pp. 373-374)

Carnefici e vittime è uno spietato resoconto dell’annientamento del comunismo mondiale nell’Unione Sovietica di Stalin, per mezzo delle famigerate “purghe”: accuse deliranti, processi farsa, “confessioni” di giganteschi complotti, di avere acquistato armi per uccidere Stalin, di avere spiato per conto di potenze straniere… Qui, in particolare, è sotto la lente l’annientamento del comunismo italiano, ossia l’eliminazione fisica di molti dei ferventi comunisti italiani riparati in Unione Sovietica per sfuggire alla dittatura fascista. Il tutto con l’attiva complicità di Togliatti, Roasio e Robotti. Libro documentatissimo, con riproduzione dei verbali degli interrogatori e testimonianze dirette. Il linguaggio, soprattutto l’aggettivazione, a volte risente un po’ dello spirito “da crociata” che muove l’autore, ma vale davvero la pena di sopportare questo piccolo fastidio per avere un’idea concreta di quale inferno sia stato il paradiso in terra del comunismo reale.

Giancarlo Lehner e Francesco Bigazzi, Carnefici e vittime, Mondadori
carnefici
barbara

E FINALMENTE LEONARDO TORNA A CASA

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Bimbo conteso a casa con la madre «Ora tornerà nella sua scuola»

La Suprema corte accoglie il ricorso della donna che si è presentata a casa dell’ex marito. «Mi ha detto: ‘mamma, portami a casa. Voglio che questo incubo finisca»

PADOVA – La decisione della Suprema Corte, che attribuisce un difetto di motivazione nella decisione dei giudici d’appello, rimandando al tribunale di secondo grado il processo, rappresenta per la mamma del bimbo conteso di Cittadella una prima vittoria. E la donna non ha atteso uan frazione di secondo: annullato l’appello sono infatti valide le misure emesse in primo grado, nelle quali era previsto che il piccolo stesse con lei. E così mercoledì sera la donna, assieme ad avvocato e familiari, si è presentata davanti alla casa protetta di Padova in cui si trova il bambino per ordine del giudice e per scelta del papà. La donna ha presidiato l’entrata della struttura per ore chiedendo di potersi portare a casa suo figlio. Affinché non accadesse nulla di pericoloso la signora è stata fatta entrare. Una suora le ha detto che il piccolo non si trovava lì ma stava con il padre a casa sua.

La donna allora si è presentata nel quartiere dell’Arcella dove abita l’ex marito, e si è piazzata sotto casa sua. «Lui – ha detto la donna, riferendosi all’ex coniuge – ha richiuso subito la porta, ma il bambino ha sentito la mia voce ed è uscito dalla casa, salendo nella mia macchina». Diversa è la versione dell’uomo, che afferma di aver preso la decisione di lasciarlo andare per non turbarlo e per non ricadere nelle stesse scene di tre mesi fa. Così gli ha messo giubbetto e berretto al bambino, e, pur con un nodo alla gola, gli ha spiegato che si sarebbero visti presto e, con tutta la calma e la serenità di cui quel bimbo ha bisogno, lo ha consegnato alla mamma senza discussioni, assicurandosi che, per quanto previsto dai giudici di primo grado, sia messo nelle condizioni di vedere il bambino con regolarità, in attesa del nuovo appello. La madre ha riferito all’Ansa le parole del piccolo: «Mamma riportami a casa, voglio che finisca questo incubo»,

Secondo l’agenzia Ansa, il bambino tornerà nella scuola di Cittadella da dove era stato prelevato a forza nell’ottobre 2012 il bambino di 10 anni al centro della dura controversia tra i genitori. Lo ha confermato la madre, sostenendo che la scuola ha già dato il nulla osta. «Può tornare nella sua classe quando vuole» ha aggiunto. Nei mesi scorsi, quand’era nella casa-famiglia, il ragazzino – compirà 11 anni ad aprile – era stato inserito in una scuola elementare di Padova. «Nonostante il caos – ha detto la donna – ha avuto una pagella con tutti 9 e 10».
Roberta Polese, 21 marzo 2013, qui.

Di questa atroce vicenda e di altre analoghe – quando non addirittura peggiori – si era parlato qui (nei commenti), qui e qui. (E un immenso grazie a chi mi ha segnalato la notizia)

barbara

NOTIZIE DAL GRILLISTAN

I fatti non sono recentissimi, ma poiché forse non tutti ne sono al corrente, e poiché io ho avuto adesso in mano i dati, ve li schiaffo qui.

Fabio Perugia è un giovane giornalista romano (molto molto molto carino, direi, ma questa è una mia opinione personale). Ebreo. I fatti, riferiti con le sue parole:

1) Ricerco i commenti antisemiti e razzisti sul blog di Grillo
2) Pubblico tutti i commenti su Il Tempo
3) Il giorno dopo mi arrivano centinaia di email con insulti e anche qualche minaccia da parte dei grillini
4) Il giorno dopo pubblico anche le minacce e gli insulti
5) Il giorno dopo il Tg1 si interessa all’argomento e fa un servizio su questa storia che va in onda, mi sembra, nel Tg delle 20
6) Il giorno dopo Grillo mette il mio faccione sul sito in cui insulta me e Riotta, allora direttore del Tg1

Piccolo dettaglio aggiuntivo: nell’articolo compariva la parola “wanted”.
FabioPerugia
barbara

AGGIORNAMENTO: qui.

ACCADDE IL 19 MARZO 1921 ALLE 18:20

A Šentjanž il sole annegò

Sopra Strunjan
la sera
scendeva tranquilla.
Le cime
risplendevano
al calar del sole,
il Ronek si illuminava;
ma il tempo
ci invitava
al riposo.

Il luogo spandeva
profumo di terra fresca…
dai pendii
i fiori di mandorlo
salutavano
gli abitanti del paese.

Nell’aria
garrivano le rondini
e su Stjuže
laggiù sopra il mare –
vedevo gabbiani volare.

Sotto un gelso,
a fianco della ferrovia,
dei bambini del paese
si erano riuniti
per giocare.
Le madri li avevano
già chiamati a casa –
e alcuni
al richiamo avevano risposto,
ma altri erano rimasti
ad aspettare il treno della sera.

Quel giorno
nessuna faccia amica
dietro i finestrini del treno,
ma solo
la morte orribile
di neri fascisti
in arrivo da Trieste.
Strunjan:
per schiacciare i ribelli,
puntarono
le armi sui bambini.

Per Renato Brajko
la vita si fermò…
»Ah mamma,
sto morendo«
sopraffatto dal dolore
Domeniko Bartole…
Il viso del bambino
impallidì,
assieme al bambino
cominciai a svanire
anch’io.

Altri tre bambini
in preda al dolore
chiamavano
la mamma…
Nacque il male,
fu piantato
l’odio,
così bruciò il Ronek –
e con esso tutta l’Istria…
Fu allora fu che il nostro sole
annegò a Šentjanž.

Božidar Tvrdy

Ronek e Šentjanž sono colline sopra Strunjan/Strugnano.

Due bambini furono uccisi, tre rimasero feriti e due rimasero invalidi.

(Rubato qui, dove potete trovare anche il testo originale)

barbara

TOLOSA, UN ANNO FA

Il mio cuore è spezzato…

Un anno fa, 19 marzo, più o meno a quest’ora del mattino, ero in auto. Stavo andando a Toulouse, alla sede del Crif (Conseil Représentatif des Institutions juives de France). Ricevetti una telefonata; mi dicevano che l’appuntamento era stato annullato per ragioni di sicurezza: “C’è stato un attentato. Ci sono morti”. Non avevo ancora ascoltato le notizie del mattino, non ne sapevo nulla. Tornando indietro, per tutto il tragitto continuai a chiedermi che cosa mai poteva  essere successo di così grave, in quella cittadina un po’ sonnolenta che è Toulouse.
Un algerino di 24 anni, Mohammed Merah, con una telecamera legata al corpo per essere sicuro di riprendere il suo massacro, arriva in scooter e spara sui bambini che stanno per entrare nella scuola ebraica “Ozar HaTorah” e sui loro genitori che li accompagnano.
Colpisce per primo Jonathan Sandler, 30 anni, rabbino e insegnante nella scuola.
Jonathan non riesce a proteggere i suoi due figli: Gabriel, tre anni e Aryeh 6 anni che, raggiunti dai proiettili, cadono al suo fianco. Merah entra nella corte della scuola; vede Myriam Monsonégo, otto anni, che tenta di fuggire. L’afferra per i capelli e le spara un colpo in testa. (continua)

E poi vai a vedere questo, questo e questo.
Tolosa
barbara