RICORDIAMO CHE COS’È JCALL

Qualcuno, vuoi per ignoranza, vuoi per malafede, vuoi per intenzionale ignoranza programmata dalla malafede, si ostina a credere, o a fingere di credere, che JCall sia un movimento filoisraeliano. E dato che tutti sanno che JCall è finanziata da capitali arabi, di malafede ce ne vuole davvero tanta per poter raccontarsi e raccontare che sia una roba filoisraeliana, ma si sa che la fede è in grado di smuovere le montagne, figuriamoci se non è capace di smuovere le cattive coscienze. Comunque. Giusto come piccolo promemoria, propongo questo breve articolo di qualche giorno fa firmato dal giovane e bravo Daniel Funaro.

Il viaggio di JCall

Leggo da questa rubrica che in questi giorni si sta svolgendo  il viaggio di una delegazione di JCall in Israele e nei territori palestinesi. Per chi non lo sapesse, JCall è quell’organizzazione che, in nome della ragione, ritiene che il pericolo per lo Stato d’Israele non siano tanto i suoi nemici che vogliono distruggerla, come Hamas, Hezbollah o l’Iran, ma il fatto che esistano delle colonie. Non stupisce quindi che nell’incontro di martedì con il Primo Ministro palestinese Salam Fayyad, nel discorso del rappresentante di JCall, non vi fosse un minimo cenno di solidarietà alla famiglia dell’israeliano, padre di cinque figli, ucciso da un terrorista palestinese alla fermata dell’autobus di Tapuach, poche ore prima. Terrorista che fra l’altro apparteneva a Fatah, la stessa organizzazione di Fayyad. Eppure un accenno alla notizia c’era; si diceva che un palestinese e un colono (non un israeliano?) erano morti, senza sentire per esempio il bisogno di dire chi fosse la vittima e chi il carnefice, o come fossero andate le cose. Non che a Ramallah non lo sapessero, ma pare che si siano stupiti anche loro che tale notizia invece che essere accompagnata dalla richiesta di farla finita con il terrorismo, fosse invece associata ad un appello affinché le violenze dei “coloni” smettessero. Quelle dei “coloni” capito? E questi cari signori che leggete, sarebbero i nostri intellettuali, la coscienza critica del popolo ebraico. Quelli che affermano che esiste una crisi etica e democratica all’interno dello Stato d’Israele. Quello stesso Stato che, al contrario di come hanno riportato loro, il palestinese che ha compiuto l’attentato ha evitato di ucciderlo nello scontro a fuoco, ferendolo solo lievemente per poi curarlo in un ospedale israeliano, prima di metterlo in prigione. Una lezione di etica e democrazia che a quanto pare, i personaggi più in malafede, non vogliono imparare e non impareranno mai.

Daniel Funaro

E non è certo un caso che a JCall aderiscano tutti gli ebrei rinnegati di nostra conoscenza, quelli che dalla storia non hanno imparato niente, quelli che ancora si illudono che nutrendo il coccodrillo con la carne dei propri fratelli, verranno risparmiati, quelli che hanno dimenticato che i kapò sono stati infornati per ultimi. Ma SONO STATI infornati.

barbara

  1. Io continuo a pensare che Israele sia troppo democratica, e non capisco perché continua a stare attenta a non fare la bua a un terrorista che ha già ucciso un suo figlio e la cui intenzione è far fuori pure tutti gli altri.

    Non capisco perché debbano essere spesi soldi della comunità per curare un assassino, magari togliendo il posto in ospedale ha un padre di famiglia israeliano che per quell’ospedale paga le tasse. Chiaramente, la penso nello stesso modo per qualsiasi assassino di qualsiasi stato. Purtroppo, anche la democrazia ha i suoi limiti: la civiltà, poi, non ne parliamo!

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    • Nel caso di Israele stiamo parlando di agenti nemici che entrano per uccidere, ossia di ATTI DI GUERRA. E se nel corso di un’azione di guerra avviene uno scontro a fuoco, non vedo davvero perché non si dovrebbero uccidere i nemici armati che sono lì, appunto, per uccidere. Trent’anni fa Israele avrebbe avuto la possibilità di uccidere Arafat e si è lasciata convincere a rinunciarci: guarda quante vite è costata quell’insensata rinuncia.

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