CHISSÀ DOV’È

L’inizio del libro appena recensito mi ha fatto ricordare un’altra storia, molto vicina a me, che avevo postato nel primo blog, circa otto anni fa, e sono andata a ripescarla. Eccola.

Lo sapeva, naturalmente, che avrebbe scatenato un finimondo, ma non era certo cosa che potesse preoccuparla. Così quando mia nonna, esterrefatta, strillò: «E quello …?» rispose, molto tranquillamente: «L’ho trovata». «Trovata?» «Trovata». «Come trovata?» «È di una ragazza. Era disperata, non sapeva cosa fare». «E lei se l’è portata a casa?» «E cosa dovevo fare? Lasciare che si buttasse nel fiume, lei e la bambina?» «E cosa ne facciamo?» «La teniamo: cos’altro dovremmo fare? Ne ho tirati su quattordici, posso tirare su anche la quindicesima». «Ma se non abbiamo da mangiare neanche per noi!» «Appunto: se siamo capaci di fare la fame in otto, possiamo farla anche in nove». E il discorso si chiuse lì: inutile provare a discutere con la suocera. Una suocera che a vent’anni se n’era andata in cerca di lavoro ed era tornata qualche anno dopo, a inizio secolo, con un figlio, e a chi azzardava commenti o insinuazioni rispondeva a muso duro: «Mì me’o gò fato, mì me’o mantegno, e vialtri feve i cassi vostri». E la bambina rimase. La madre, senza più il peso di lei, trovò un lavoro. Quando poteva andava a trovarla, quando poteva dava qualche soldo. Qualche tempo dopo trovò un brav’uomo che la sposò e riconobbe la bambina come sua figlia. Andarono a prendersela, e fu quasi un lutto per tutta la famiglia, che le si era affezionata. Passarono due anni. Una sera sentirono bussare: era il brav’uomo, con la bambina in braccio. La madre era morta, spiegò, lui lavorava tutto il giorno: potevano prendersene di nuovo cura loro? Avrebbe pagato per il mantenimento, naturalmente. Non per il disturbo, quello non poteva, era un pover’uomo anche lui, ma per il mantenimento sì. E la bambina tornò a far parte della famiglia: nove persone in due stanze, col gabinetto in cortile, ma ce n’erano tanti, a quei tempi, a vivere così e anche peggio. Ogni domenica lui tornava, portava i soldi e coccolava la bambina. Finché un giorno tornarono in due: aveva trovato una nuova moglie, disposta a prendersi cura della bambina, e quindi erano venuti a prenderla per portarsela a casa. Piansero, tutti e otto. Lo supplicarono di lasciargliela. Erano disposti a tenerla anche gratis, ma lui fu irremovibile: «Per me lei è mia figlia. Lei sta con me». Non la rividero più. Sono passati più di sessant’anni, e ancora, ogni tanto, sorprendo mia madre a fissare nel vuoto, sospirare e mormorare: «Chissà dov’è …».

barbara

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