LA SIRIA È NEMICA DI ISRAELE

Ma Israele non è nemica della Siria.

Bambina siriana salvata da cardiochirurghi israeliani

Una bambina di quattro anni proveniente dalla Siria è stata sottoposta con successo, lunedì, a un intervento vitale di chirurgia cardiaca presso il Wolfson Medical Center di Holon (Israele), nel quadro delle attività volontarie di Save a Child’s Heart (“Salva il cuore di un bambino”). Il caso della bambina, la cui identità non è stata divulgata per tutelare la famiglia dagli estremisti che imperversano nel suo paese, era stato presentato a Save a Child’s Heart da un’organizzazione umanitaria americana che opera in Giordania e Israele.
La bambina è arrivata in Israele la scorsa settimana da un paese terzo dove lei e la madre erano giunte come profughi in fuga dalla guerra civile che infuria in Siria. Al suo arrivo, è stata visitata da un’équipe medica di Save a Child’s Heart che ha valutato che necessitava di un intervento a cuore aperto al più presto possibile: il tutto gratis, grazie al lavoro volontario dello staff medico e ai fondi raccolti. Ora la bambina si sta riprendendo, nel reparto di terapia intensiva della pediatria dell’ospedale Wolfson, in attesa di poter tornare in Giordania. “Senza l’intervento, poteva morire nel giro di pochi mesi, forse anche settimane” spiega il chirurgo, Lior Sasson. E aggiunge: “E’ incoraggiante poter eseguire un intervento chirurgico su una piccola proveniente da un paese ostile”.
Stando al racconto della madre, i medici in Siria avevano scoperto la malfunzione cardiaca quando la figlia aveva sei mesi d’età, ma non erano disponibili terapie adeguate. “Continuavamo a portarla dai dottori – dice – ma non c’era niente che si potesse fare per lei. Non poteva né correre né giocare come gli altri bambini, e per la maggior parte del tempo stava davvero male”.
Quando è scoppiata la guerra civile siriana, la madre si è resa conto che la famiglia, per salvare la figlia, non aveva altra scelta che lasciare il paese e cercare aiuto all’estero. Un anno e mezzo fa si sono spostati in Giordania, dove la madre si è rivolta a un’associazione cristiana americana supplicandola di aiutarla. A sua volta l’associazione ha contattato Save a Child’s Heart e pochi giorni fa, in coordinamento con il ministro degli interni israeliano Gideon Sa’ar, madre e figlia hanno potuto entrare in Israele.
“All’inizio temevo la reazione del regime siriano al fatto che venissimo qui – ricorda la donna – e naturalmente io stessa avevo paura a venire in Israele. Ma dal momento che siamo arrivate, mi sono sentita a mio agio. I dottori hanno trattato bene sia me che mia figlia”. E aggiunge che al Wolfson ha incontrato altri pazienti accuditi da Save a Child’s Heart, fra i quali molti palestinesi e arabi di altri paesi mediorientali.
La fondazione israeliana Save a Child’s Heart, creata nel 1995 dal compianto cardiochirurgo pediatrico Amiram Cohen, ha già assistito più di 3.200 bambini in 44 paesi in via di sviluppo. Con l’intervento di lunedì, la Siria è diventata il 45esimo paese.

(Jerusalem Post, YnetNews, 14 maggio 2013 – da israele.net)

Se poi ti capita di ammalarti in Israele e hai la fortuna di trovarti al posto giusto nel momento giusto…

(se ti interessano i dettagli, clicca qui)
HADASSAH

barbara

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    • Già, tutte le strade portano a Gerusalemme… Lunga vita alla piccola, ai suoi genitori che hanno avuto il coraggio di affidarsi ai nemici, e a chi per quella piccola e per tutti quelli come lei si è prodigato e continua a prodigarsi.

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  1. Fanno bene a coltivare buoni rapporti diplomatici e culturali: a tutti gli effetti, quello siriano è il confine meno preoccupante di cui disponga Israele. Non era nemmeno stato fortificato, almeno fino a tempi recenti: un paradosso con una sua logica.

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    • Rapporti diplomatici? Rapporti culturali? Con la Siria? Scusa, dove li hai visti? Quanto al “confine non fortificato”, un paio d’anni fa gli sono dovuti andare a bombardare una centrale nucleare. Giusto per rimarcare la mancanza di preoccupazioni.

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      • E’ un gioco complicato. I siriani in definitiva offrono da sempre un servizio utile agli israeliani: ospitano un grande numero di profughi palestinesi, e non hanno mai facilitato le loro azioni di guerriglia. E questo vuol dire qualcosa. Il piccolo Libano al confronto ha fornito molti più grattacapi.

        Per lo scatolone di cemento nel deserto: un’altra storia nebulosa ed indefinita, ed estremamente intrigante. Ne sapremo di più quando avremo a disposizione qualche analisi indipendente. Intanto, godiamoci il bestiale arsenale chimico siriano: basta quello a preoccuparsi, non c’è che dire.

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      • Non è che i siriani “ospitano” i palestinesi: hanno dei campi profughi dove i palestinesi, esattamente come in Libano, non hanno un solo diritto al mondo, né alla cittadinanza, né alle cure mediche, né allo studio, né all’acquisto di beni immobili, né alla libertà di movimento, né di svolgere professioni, niente di niente. E attualmente li stanno massacrando a migliaia, senza che nessuna delle anime belle che in tutto il mondo per i palestinesi sono pronti a strapparsi le vesti e a protestare e a boicottare e a combattere, abbia alcunché da dire. A parte questo, anche se davvero i siriani “ospitassero” i palestinesi, non vedo in che modo questo si potrebbe configurare come “rapporti diplomatici e culturali”. A parte anche questo, la coltivazione di questi fantomatici rapporti diplomatici e culturali tu l’hai tirata fuori in merito alla vicenda della bambina siriana operata in Israele, che per arrivarci è stata costretta a interpellare un ente terzo e arrivare da un paese terzo, tanto sono intensi questi rapporti diplomatici e culturali.
        Ragazzo mio, sparare parole a vanvera senza sapere di che cosa si sta parlando e poi tentare di aggiustare la mira dopo che il colpo è partito, non è mai una buona politica.
        Quanto allo scatolone di cemento nel deserto, di analisi basate su documenti non ne avrai mai, perché tutti gli interessati sanno esattamente di che cosa di tratta, e né Israele, né la Siria, né nessuno altro là intorno ha il minimo interesse a tirare fuori i propri scheletri dagli armadi.

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  2. Di buone azioni ne troviamo un miliardo,basta cercarle ma di solito ciò che fa notizia è un Israeliano esasperato che reagisce ad incessanti provocazioni.
    Comunque questo post è toccante ed il video veramente bello
    Grazie Barbara

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  3. L’ha ribloggato su Scelti per voie ha commentato:
    Bellissima storia. Barbara ha commentato: “Ma Israele non è nemica della Siria.”. Secondo me Israele non è nemica di nessuno, visto che agisce solo in difesa, e perché costretta. Ma soprattutto Israele è amica della vita, in primis dei bambini.

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  4. Trovo per caso grazie a Diemme.
    Credo che in questo caso non si dovrebbe tirar fuori la politica. Credo che si dovrebbe complimentarsi coi medici che dovrebbero SEMPRE essere in prima linea per curare… indipendentemente da religioni, inimicizie e… antipatie varie.
    Quei medici hanno semplicemente fatto il loro dovere. Purtroppo molti medici (troppi) se lo dimenticano… il loro dovere!
    Bell’articolo e stupendo video.
    Quarc

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    • Purtroppo invece in questa storia la politica c’entra al 100%: è a causa della politica infatti che la famiglia della bambina non ha potuto semplicemente prendere e andare in Israele, come faresti tu se sapessi che in Francia o negli Usa c’è la possibilità di curare la malattia di cui soffri, ma ha avuto bisogno di rivolgersi a un’istituzione terza e arrivare lì da un Paese terzo. Non so se sai che in nessun Paese arabo puoi entrare se hai sul passaporto il visto d’ingresso in Israele, che scienziati arabi (rarissimi, ma ogni tanto capita) che hanno partecipato a un convegno in Israele nel campo di loro competenza vengono espulsi dall’ordine di appartenenza e ricevono minacce di morte ecc. I medici israeliani stanno perfino curando, in questo momento, il terrorista che ha assassinato a sangue freddo un uomo che aspettava l’autobus, padre di cinque figli. Loro no, non se lo dimenticano mai che cosa significa essere medici.

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    • Dal punto di vista della ferocia interna sono peggio tutti e due (è in circolazione in questo momento un video che riprende un ribelle che uccide un soldato, lo apre con un coltello, ne estrae un pezzo – secondo qualcuno il cuore, secondo qualcun altro un pezzo di polmone – lo brandisce e se lo mangia). Dal punto di vista della pericolosità internazionale sono peggio i ribelli. Qualche anno fa Israele gli ha bombardato una centrale nucleare in fase di ultimazione, Assad ha sbraitato ma non si è mosso. Adesso Israele ha bombardato un carico d’armi dell’Iran destinati a Hezbollah, Assad ha sbraitato minacciando sfracelli, ma non si è mosso. Perché pur nella sua ferocia, ha conservato un minimo di razionalità che gli consente di capire che reagendo scatenerebbe una guerra che non è in grado di vincere, E QUESTO GLI IMPORTA. Ai ribelli islamici invece, dominati dagli estremisti islamici, questa razionalità manca totalmente, vincere o perdere è cosa di nessuna importanza, l’importante è combattere contro i nemici infedeli. E arriverebbero a quell’immane bagno di sangue che Assad ha invece evitato.

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      • “è in circolazione in questo momento un video che riprende un ribelle che uccide un soldato, lo apre con un coltello, ne estrae un pezzo – secondo qualcuno il cuore, secondo qualcun altro un pezzo di polmone – lo brandisce e se lo mangia”

        Anni fa girava un video della guerra in Cecenia, in cui i guerriglieri musulmani sgozzavano un gruppo di soldati russi fatti prigionieri. Avrebbero potuto benissimo fucilarli, ma hanno preferito sgozzarli.
        Probabilmente questi metodi di uccisione particolarmente truculenti, fanno parte della tradizione militare islamica!

        ” Ai ribelli islamici invece, dominati dagli estremisti islamici, questa razionalità manca totalmente, vincere o perdere è cosa di nessuna importanza, l’importante è combattere contro i nemici infedeli”
        Un po’ come i guerriglieri di Hamas, che pur essendo nettamente inferiori rispetto all’esercito Israeliano, continuano a lanciare razzi, quando invece sarebbe molto più intelligente cercare una mediazione pacifica con il nemico

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      • Ci sono anche i video della decapitazione – non con un colpo di scimitarra, come nelle esecuzioni capitali in Arabia Saudita, ma con un coltello, con molta calma – di Daniel Pearl e di Nick Berg davanti alle telecamere, con le teste poi orgogliosamente brandite (sempre valide le parole di Mordekhay Horowitz: «Gli arabi amano i loro massacri caldi e ben conditi… e se un giorno riusciranno a “realizzarsi”, noi ebrei rimpiangeremo le buone camere a gas pulite e sterili dei tedeschi….»).
        Quanto alla “mediazione pacifica col nemico”, quello, semplicemente, non si può fare: il corano lo vieta esplicitamente.

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        • Risposte chiare esaustive.
          Nello specifico della bambina siriana , Israele conferma nuovamente quello che
          fà ed ha fatto nel passato. Naturalmente….silenzio! Se fosse un’ altro Stato …notizia in evidenza .

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  5. Pingback: SI CHIAMA HADASSAH | ilblogdibarbara

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