A ME SEMBRA GIUSTO COSÌ

Papua Nuova Guinea, 18enne decapita il padre che l’aveva violentata

Scritto da: Daniele Particelli

Una ragazza di 18 anni ha decapitato il padre che l’aveva ripetutamente violentata. I capi del villaggio la stanno proteggendo dalle autorità che vogliono arrestarla.
Tremenda storia di abusi e violenze in arrivo dalla Papua Nuova Guinea, dove un uomo di 40 anni è stato brutalmente assassinato dalla figlia 18enne dopo che l’aveva violentata più e più volte.
I fatti risalgono alla settimana scorsa, ma il quotidiano locale Post Courier ne ha dato notizia solo in queste ore. L’uomo avrebbe approfittato dell’assenza della moglie e dei suoi tre figli per rivolgere le sue attenzioni morbose sulla figlia appena 18enne. Una volta da solo avrebbe abusato di lei più e più volte, fino a quando la giovane vittima ha trovato la forza di ribellarsi.
La giovanissima, ancora traumatizzata, ha preso un coltello e ha ucciso il padre, decapitandolo. A quel punto sono intervenute le autorità, ma i capi del villaggio hanno fatto in modo che la giovane venisse portata al sicuro lontano dagli agenti. Questo perché ritengono che l’uomo si sia meritato la sua punizione:

Il padre voleva nuovamente stuprare la figlia il mattino successivo e è stato in quel momento che la giovane ha preso un coltello e gli ha tagliato la testa. La ragazza ha fatto ciò che ha fatto a causa delle cattive azioni del padre, che l’ha traumatizzata. E’ per questo che abbiamo deciso che resterà nel villaggio.

Parola del pastore Lucas Kumi, tra i tanti che in queste ore si stanno schierando a difesa della giovane. Le autorità, però, non sono d’accordo. Dominic Kakas, portavoce della polizia locale, ha rivelato alla stampa:

E’ stato commesso un crimine. Un omicidio è un omicidio, non possiamo non indagare sulla vicenda.

La giovanissima, al momento, si trova ancora sotto la protezione dei capi del villaggio. (qui)

Per una volta concordo pienamente con la giustizia tribale, che trovo molto più giusta di quella formale.

barbara

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  1. Anche a me, decisamente, e persino i capi del villaggio lo riconoscono, il che è di per sé indicativo. Certo hanno ragione anche le autorità, un omicidio è un omicidio, e la giustizia dovrebbe seguire il suo corso. Fino alla piena assoluzione della ragazza.

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  2. Il fatto che i capi del villaggio difendano e proteggano la ragazza mi induce a pensare che a carico del padre ci fosse anche dell’altro, che alla cronaca non è arrivato ma che loro sanno, il che rende ancora più giustificata l’azione della figlia.

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    • Oppure semplicemente quell’uomo stava antipatico ai capi del villaggio, che sono felici di esserselo tolto dalle palle. Cmq secondo me hanno ragione le autorità a voler indagare sul caso. Altrimenti con la “giustizia tribale” qualsiasi cosa che sta bene alla maggioranza, diventa lecita!

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  3. Gli usi e costumi locali, le norme non scritte retaggio di una precedente giurisprudenza che non può essere ignorata, danno già la ragazza assolta in istruttoria per legittima difesa sotto spinta di eccezionale tensione emotiva giustificata dalla grave provocazione. Se la poveretta avesse avuto in mano una pistola avrebbe sparato al padre l’intero caricatore, e tutti avremmo tirato un respiro di sollievo. Purtroppo non c’erano pistole…

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  4. “Non la vedi, tu, una sottile differenza?”
    E quale sarebbe la differenza? che in Arabia Saudita se non altro un processo sommario lo fanno, mentre in posti del genere nemmeno quello?

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  5. le va bene che è nata in un villaggio con un pastore e non con un imam… altrimenti l’avrebbono consegnata alla polizia, gli stessi anziani, magari dopo aver continuato l’opera dello schifoso genitore…..
    spero per lei che possa affrontare l’inevitabile processo con la giusta consapevolezza di aver agito nell’unico modo possibile, e che i magistrati locali sappiano comprendere le motivazioni del gesto e applicare il massimo delle attenuanti: in sostanza, è un caso di più che legittima difesa

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    • Se proprio dovrà affrontare un processo – ma io spero davvero di no – più che applicare attenuanti penso che dovrebbe avere proprio l’assoluzione piena perché il fatto non costituisce reato (spero, se passa di qui l’avvocato, che non mi picchi).

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      • beh, sotto processo dovrà andare per forza, ha pur sempre ammazzato un uomo, per quanto il fetente se lo meritasse al 100%.
        ho parlato di attenuanti solo perché non ho idea di come sia il codice penale di Papua, in Italia un’assoluzione piena sarebbe impossibile (ma il nostro sistema giudiziario fa cacare nella teoria e anche nella pratica), in altri paesi invece no.
        chiaro che spero, e le auguro, che non faccia nemmeno un giorno di galera.

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