QUESTA, A CASA MIA, SI CHIAMA GUERRA

Bruxelles come Wannsee?
Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

Cari amici,
questa notizia l’avete potuta leggere suoi giornali di oggi, IC ve la riporta in un’altra pagina, ma dovete perdonarmi se io ve ne do un piccolo commento ulteriore, diciamo per amor di discussione. Dunque è successo che… i paesi dell’America latina, già offesi con l’Europa per non aver accolto con onori adeguati il presidente boliviano, hanno intimato alla Gran Bretagna di etichettare le sue stoffe in maniera che sia chiaro se provengono o no dalle Falkland, che loro chiamano Malvinas e considerano abusivamente occupate da Sua Maestà Britannica, anche se gli abitanti sono inglesi da generazioni e vogliono restare tali. Se la Gran Bretagna non garantirà sulle etichette che neanche un filo delle sue lane rinomate viene dalle numerose pecore delle Falkland, nessuna stoffa o abito inglese potrebbe più entrare nei loro negozi…
No, non è andata così, mi confondo. Allora, sentite. Gli Usa, che non riconoscono l’occupazione turca di Cipro Nord, hanno deciso che prima di dare qualunque aiuto alla Turchia vogliono la garanzia che neanche un cent finirà a Nicosia e dintorni. Il governo turco deve inserire una clausola speciale contenente questo impegno su ogni accordo di collaborazione scientifica e culturale, su ogni vite di forniture all’esercito, su qualunque finanziamento americano.
No, non è accaduto, mi sbaglio di nuovo. È la Russia che non è contenta dell’occupazione internazionale di Bosnia e Kossovo ai danni della sua sorella Serbia, e non approva l’ampliamento dell’Unione Europea ai paesi baltici che una volta erano sovietici, a voler essere sicura che il gas che vende agli Stati europei non prenda queste destinazioni non gradite. È la Spagna, che rivendica Gibilterra, a non voler vendere più il suo vino e i suoi pomodori alla Gran Bretagna senza l’assicurazione che non finiranno nella fortezza dove finisce l’Europa…
Che confusione… mi sono sbagliato ancora. Ecco. Ci sono un paio di occupazioni particolarmente sensibili sul piano dei diritti umani. La Cina in Tibet, paese di antica civiltà, sta facendo una vera e propria pulizia etnica e un  genocidio culturale. L’enorme Russia fa una guerra di sterminio alla piccola Cecenia fin dai tempi della gioventù di Tostoj, che la raccontò in un libro più di un secolo e mezzo fa. L’Unione Europea, così sensibile ai diritti umani, ha deciso di non collaborare assolutamente con queste occupazioni e di condizionare ogni accordo con questi paesi alla fine di queste guerre che non è sbagliato definire coloniali. E inoltre ha anche stabilito che non darà più aiuti di sorta a Turchia, Iraq, Iran, Pakistan, Nigeria, Sudan, fino a che non finiranno le stragi di cristiani… Boicotterà la Russia (di nuovo) se continuerà ad armare il governo siriano e anche il Qatar se lo farà coi ribelli islamisti… Romperà gli accordi col Marocco che occupa l’ex Sahara spagnolo da decenni, in spregio alle risoluzioni dell’Onu che gli hanno imposto di tenere un referendum che mai si riesce a fare…

No, la notizia non è questa. Nessuna di quelle che vi ho elencato. La sensibilità dei grandi paesi e dell’UE per ingiustizie e stragi è molto bassa, la loro politica umanitaria del tutto subordinata alla convenienza economica e geopolitica. Pensate che l’Unione Europea si rifiuta ostinatamente di mettere sulla lista nera non uno Stato, ma un movimento che ha compiuto e preparato spesso attentati terroristici anche sul suo territorio, perché dice di non essere tanto sicura e in realtà ha paura di rappresaglie sui suoi soldati che sono stanziati del tutto inutilmente in un territorio dove dovrebbero sorvegliare e contribuire a disarmare questo movimento terrorista, ma ne sono neutralizzate e talvolta vergognosamente cacciate e disarmate loro. Sto parlando di Hezbollah e del Sud Libano. Mi vergogno profondamente del fatto che fra i paesi europei che si oppongono all’iscrizione di Hezbollah nella lista dei terroristi  stia in prima fila l’Italia, su spinta di un ministro che una volta passava per difensore dei diritti umani e ora fa la stessa politica di D’Alema. Sto parlando di Emma Bonino, naturalmente, il più grande bluff del nuovo governo.
C’è un’eccezione a questa cinica indifferenza della politica internazionale per occupazioni vere o presunte e violazioni dei diritti umani, anch’esse vere o presunte. È Israele. È di questo che volevo parlarvi. L’Unione Europea ha appena deciso nei confronti di Israele quel che non è stato mai deciso da nessuno rispetto a Russia e Cina, Gran Bretagna e Turchia, delle stragi di cristiani e delle occupazioni di Cipro e del Sahara spagnolo. È Israele, che non solo l’Unione e i paesi europei cercano di destabilizzare dall’interno finanziando ONG che praticano vari tipi di “resistenza” ai confini della legalità, ma di cui pretende di stabilire i confini anche contro gli accordi di cui l’Unione Europea dovrebbe essere fra i garanti. Non solo sul piano giuridico infatti i territori al di là della linea verde non sono stati attribuiti a nessuno (ma esistono le deliberazioni della Società delle nazioni che fondavano il mandato britannico secondo cui essi dovevano essere dedicati allo “stanziamento – o se volete, “colonizzazione”: settling – ebraico”), ma negli accordi di Oslo, di cui l’Unione Europea è fra i garanti, si dice esplicitamente che la definizione dell’appartenenza dei territori sarà decisa da negoziati fra le parti. Ora l’Unione Europea ha deciso non solo che le merci prodotte oltre le linea verde non devono essere marcate come prodotti israeliani, ma che tutti gli accordi economici, culturali, scientifici ecc. fatti dall’Unione o da qualunque paese europeo con Israele devono escludere esplicitamente ogni contatto con gli insediamenti oltre la linea verde (anche Gerusalemme Est e il Golan, che sono stati annessi come parte del territorio israeliano), ogni ricaduta favorevole per loro, ogni forma di collaborazione. Cioè l’Unione Europea ha deciso di poter decidere lei quali sono i confini di Israele.
È una mossa tipicamente coloniale. L’Unione Europea fa quel che facevano le grandi potenze ottocentesche in Cina e in Africa, dispone del territorio di un altro stato sovrano. Sul piano sostanziale, questo è un atto di guerra. L’Unione Europea ha in sostanza dichiarato guerra a Israele per costringerlo ad applicare delle politiche e delle delimitazioni territoriali che sono contrarie alla volontà e anche alle leggi israeliane. Includendo il Golan e Gerusalemme, che per le leggi israeliane sono parte del territorio nazionale e non possono essere discriminati, ha reso impossibile ogni forma di collaborazione da parte di Israele. È importante notare che tutto ciò è accaduto con una delibera che non è stata votata da nessun parlamento né discussa pubblicamente nella politica europea: questo è caratteristico dell’assenza di democrazia, dell’autoreferenzialità politica dell’UE. È possibile che i ministri degli esteri degli stati europei abbiano approvato questo gesto, non mi meraviglierebbe se Bonino, immemore delle posizioni pro-Israele che i radicali (una volta?) tenevano, avesse firmato. Ma certo non se n’è parlato nel Parlamento italiano, né nella nostra sfera pubblica, né probabilmente nel Parlamento Europeo, grande monumento inutile all’inesistenza della democrazia nel funzionamento concreto dell’Unione.
Questo deficit c’è dappertutto. Ma in questo caso è particolarmente grave, perché una guerra europea contro Israele dovrebbe far pensare. L’ultima volta che in tutta Europa, poco meno del territorio attuale dell’Unione Europea, si decise una guerra contro quello che allora era Israele, cioè gli ebrei europei, lo si fece a una conferenza tenuta in un’amena località di villeggiatura a una decina di chilometri da Berlino, il Wannsee. Era il 20 gennaio 1942, parteciparono certi signori in divisa nera che si chiamavano Heydrich, Müller, Eichmann, e stabilirono le modalità della “soluzione finale del problema ebraico”. Sono passati settant’anni, ma l’Europa è sempre lì, a occuparsi degli ebrei (e oggi del loro stato) in maniera diversa da tutti gli altri problemi; a discriminarli e boicottarli, in definitiva a cercare di eliminare quel fastidio che è la presenza ebraica nel loro mondo. Forse anche Bruxelles non è così lontana da Wannsee.

La frase che ho posto come titolo non vuole riecheggiare quella scritta da Ugo Volli in questo testo: è quella che mi è venuta in mente, spontaneamente, nel leggerlo, perché quanto intrapreso dall’Unione Europea è un atto di guerra a tutti gli effetti, secondo le norme del diritto internazionale. E se qualcuno ha voglia di misurare esattamente l’estensione della malafede dell’Unione Europea e di tutti coloro che agiscono nello stesso modo, dia un’occhiata qui alla lista dei territori contestati, o contesi che dir si voglia, nel mondo. Non occorre che la leggiate, sarà sufficiente che la facciate scorrere con la rotellina del mouse. Buon divertimento.

barbara

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  1. La Bonino mi ha deluso, ma lo sappiamo tutti che le sinistre europee sono filo islamiche e questo spiega in toto il loro cieco atteggiamento anti israeliano. I petrol dollari, purtroppo, pesano come macigni. Ma Israele conta tanti ed appassionati amici e fratelli che non hanno perso né l’onore , ne la memoria dei passati “mai più”.

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    • Ecco, io di essere delusa dalla Bonino davvero non lo posso dire: con un sacco di gente intorno che per decenni me ne ha cantato le lodi (un blogger è arrivato addirittura a togliere il mio blog dal suo blogroll per avere mostrato scarso amore nei suoi confronti) non mi è mai piaciuta “a pelle”, non mi ha mai ispirato fiducia. E’ tuttavia un fatto che si sta comportando perfino peggio di quanto i più pessimisti non-estimatori si potessero immaginare.

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