MA GUARDA UN PO’

Magari uno pensava che fosse solo un bravo cantante,




(Oh ragazzi, 73 anni, eh, altro che certe orride mummie, oltretutto anche più giovani di lui!)

e invece guarda un po’ cosa ti combina!

barbara

PAKISTAN, PATRIA DEGLI EROI BAMBINI

Lettera di Iqbal Masih

Sono Iqbal, ho undici anni e abito in un paesino del Pakistan insieme alla mia famiglia. Mio padre è molto malato, povero e lavora poco. Per questo motivo, alcuni anni fa, quando io avevo cinque anni, lui ha contratto dei debiti con dei signori cattivi, che gli hanno proposto di chiudere il debito se uno dei suoi figli fosse stato disposto a lavorare per lui in una fabbrica di tappeti. Io mi sono offerto di andare a lavorare pur di sciogliere il debito di mio padre.
Non ho mai avuto giocattoli in vita mia. Avevo un grande desiderio di imparare a leggere e scrivere, perché sono convinto che gli unici arnesi da lavoro che i bambini dovrebbero tenere in mano, sono penne e matite, ma lì non si poteva studiare, bisognava lavorare giorno e notte. Ci tenevano incatenati l’uno all’altro per paura che fuggissimo, ma io non avevo alcuna intenzione di fuggire perché dovevo aiutare mio padre.
Il padrone ci teneva sotto controllo ogni istante perché se sbagliavamo ad annodare un tappeto ci puniva severamente, costringendoci a stare sotto il sole dentro un recipiente di metallo senza né mangiare né bere.
Sono finito due volte dentro a quel recipiente: una volta da solo ed un’altra insieme ad un ragazzo malato di polmoni, che dopo qualche giorno è morto senza che nessuno avesse chiamato un medico per curarlo. Una mattina sono andato insieme al padrone al mercato, nella piazza principale del paese, dove c’era un signore tanto simpatico che diceva che i bambini non devono lavorare. Mi piaceva quello che diceva e una sera lo andai a trovare nel luogo dove si riuniva con i suoi amici. Abitava in un luogo bellissimo: era una scuola grandissima dove però c’erano pochi bambini e così decisi di andare a liberare tutti i miei amici che venivano tenuti schiavi nelle fabbriche. Il mio amico e liberatore avvisò la polizia, ma gli agenti erano d’accordo con il mio padrone cattivo e non gli fecero niente. Da quel momento mi sentii libero, imparai a leggere e a scrivere, e adesso che ho quasi dodici anni sono contento di avere liberato tanti bambini. Voglio tornare nel paese di mia nonna perché c’è il mare. La mattina corro felice facendo volare il mio aquilone insieme a tutti i miei amici. Una di queste mattine qualcuno mi ha ucciso:
“Ora voi siete liberi…….e sono libero anch’io”. (qui)

(Per chi non lo avesse visto, e avesse un po’ di tempo a disposizione, qui il film, che vi raccomando caldamente: è bellissimo)

Malala all’Onu sfida i taleban

“Non mi ridurrete al silenzio”

La ragazza pakistana era stata ferita dai fondamentalisti per «punirla» del suo impegno nella promozione dell’istruzione. Alle Nazioni Unite:
“Questo non è il mio giorno, ma è  il giorno di coloro che combattono per una causa, io sono qui per dare la parola anche a chi non ha voce”

francesco semprini

new york

«Ecco la frase che i taleban non avrebbero mai voluto sentire, buon 16 esimo compleanno Malala». Con queste lapidarie parole, Gordon Brown, inviato speciale Onu per l’Educazione, apre i lavori del «Malala Day», la giornata internazionale dedicata alla giovane ragazza pakistana ferita dai taleban per «punirla» del suo impegno nella promozione dell’istruzione dei giovani nel proprio Paese. E questo nel giorno in cui Malala Yousafzai compie 16 anni, un’occasione speciale che ha deciso di condividere con le tante delegazioni di giovani giunte in una calda e ombrosa giornata estiva al Palazzo di Vetro per sentire la voce della loro nuova eroina.
«In realtà non saprei da dove iniziare», dice la giovane pakistana, il cui volto incorniciato dal velo rosato ne risalta l’emozione, tipica di chiunque, giovanissimo come lei, si trovi sullo scranno del mondo. Emozione ma consapevolezza assoluta di avere una grande responsabilità, quella di promuovere una causa di fondamentale importanza. «Questo non è il mio giorno, ma è il giorno di tutti coloro che combattono per una causa, io sono qui per dare la parola a chi non ha voce», spiega Malala iniziando il suo intervento come la sua fede prevede, ovvero «In nome di Dio, il più buono, il più compassionevole». E’ la prima volta che parla in pubblico dopo la difficile operazione chirurgica di Londra, e la lunga convalescenza. «Non sarò ridotta al silenzio dai taleban – chiosa con voce decisa – Quando mi hanno sparato la paura è morta così come l’essere senza speranza». Da quella raffica di Ak-47 sono nati «forza e coraggio».
«Il loro proiettile non mi ridurrà al silenzio», afferma Malala, sottolineando che gli estremisti hanno paura del cambiamento e che l’Islam è una religione di pace. Ma la sua vera forza è in questo messaggio quello che fa più paura a chi la vuole mettere a tacere: «L’istruzione è un diritto per tutti, anche per i figli e le figlie dei taleban». «Prendete i vostri libri e le vostre penne, sono la vostra arma più potente. – conclude – Un bambino, un insegnante, una penna e un libro possono cambiare il mondo». La grande sala del Trusteeship Council le riserva una standing ovation lunga e profonda, le istituzioni sono tutte in piedi. Quel fragore di mani ha una forza unica che si riflette nelle parole di Ban Ki-Moon: «Malala tu sei la nostra eroina, sei la nostra grande campionessa, noi siamo con te, tu non sarai mai sola». E proprio al segretario generale e al presidente dell’Assemblea generale, Vuc Jeremic, Malala, assieme a due rappresentanti delle delegazioni giovanili, offre una stele simbolo della petizione di quattro milioni di firme volta a sensibilizzare i governi di tutto il mondo ad agire per l’istruzione giovanile. Perché un bambino, un insegnante, una penna, un libro – anche solo uno di questi – può cambiare il mondo. (qui)

“Il mondo salvato dai ragazzini” titolava tanti anni fa Elsa Morante. Se ci riusciranno, ancora non lo sappiamo, ma certamente sembrano fra coloro che con maggiore impegno e maggiore coraggio ci provano.

Iqbal Masih
Iqbal Masih all’Onu

malala
Malala Yousafzai all’Onu, con lo scialle di Benazir Bhutto

barbara

E FIGL SO’ PIEZZ ‘E CORE

E più sono piccoli, e più sono vicini al nostro cuore. Più sono piccoli e più li amiamo, li coccoliamo, li curiamo. Li coltiviamo, ecco. Come tenere pianticelle che hanno bisogno di essere sostenute per poter crescere nel modo giusto. Nella direzione giusta.
pijkida
pijkidb

E poi vai a leggere questo. E dato che, come diceva Giovanni Falcone, “segui il denaro” se vuoi trovare risposte, vai a cercare un po’ di risposte qui.
(E poi anche una buona notizia: Adèle Bitton è finalmente tornata a casa)

barbara

HO VINTO UN PREMIO

Me lo ha assegnato lei: http://donnaemadre.wordpress.com/

Si tratta del premio Most Influential Blogger Award, che prevede queste 3 regole.

1. Aggiungi il logo del premio al tuo blog.

2. Rispondi alle seguenti domande.

3. Passa il premio ad altri 11 blog e comunicaglielo.

Il numero 1 credo significhi che è da aggiungere al dorso, ma penso che si possa mettere anche solo qui, no?
most-influential-blogger

Le domande sono:

1) Cosa ti rende più felice?
Essere padrona del mio spazio e del mio tempo, senza interferenze (naturalmente ci sono molte altre cose che mi rendono felice, come il sole, il mare, i colori, la musica, il vedere altre persone felici, ma questa è una priorità assoluta, senza la quale nessun’altra felicità mi può raggiungere).

2) Ami più l’oceano o le montagne?
Oceano forever.

3) Qual è stato un momento speciale nel 2012?
Quello in cui mi è arrivato il decreto della pensione (sul serio, non ne potevo più. Non dell’insegnamento, ma di tutto il contorno).

4) Qual è la tua citazione preferita?
Non ne ho una preferita: in ogni momento preferisco quella che si adatta al momento.

5) Ti piaci?
Oltre ogni limite immaginabile.

6) A Capodanno, resti in piedi ad aspettare la mezzanotte?
Sì, perché vado sempre a letto molto ma molto ma molto più tardi. Ma non faccio niente di diverso da tutte le altre sere (quella di non essere obbligata a fare cose speciali è una conquista lungamente perseguita e ampiamente meritata).

7) Qualcosa che desideri sia fatto ASAP?
Quanti miliardi di desideri ho a disposizione?

8) Quali erano le tue materie favorite quando eri a scuola?
Italiano e matematica.

9) Quale strumento musicale hai tentato di suonare?
Pianoforte – la mia grande sfida è stata questa:

10) Qualcosa che desidereresti aver imparato prima?
L’ebraico.

11) Ti piace svolgere attività manuali, disegnare, dipingere?
Quando mi gira, lavorare a maglia, all’uncinetto e ricamare. Ma bisogna che proprio mi giri. Quanto alle altre suggerite, se disegno un mazzo di fiori la cosa più benigna che mi possa capitare è di sentirmi dire: “Non ti è mica venuta tanto bene però, quella gallina”.

E ora le 11 nomination, rigorosamente in ordine alfabetico. Naturalmente nessuno è obbligato a proseguire la catena.

1.  http://allegroefurioso.wordpress.com/ perché come prende per il culo lui certi individui meritevoli di essere presi per il culo, non li prende nessuno

2.  http://buchi-nella-sabbia.blogspot.com/ perché come eleva lo spirito lei, non lo eleva nessuno

3.  http://bugiedallegambelunghe.wordpress.com/ perché come fa informazione questo blog, non la fa (quasi) nessuno

4.  http://gregorybateson.wordpress.com/ perché come allarga il cuore lui, non lo allarga nessuno

5.  http://ilborghesino.blogspot.it/ perché come fa informazione lui non la fa (quasi) nessuno

6.  http://lastejan.wordpress.com/ perché come mi fa svegliare lei l’intero condominio alle tre di notte con le sgangherate risate che provocano le narrazioni delle sue disavventure, non lo fa nessuno (e visto che sei finalmente uscita dalla sala parto con un malloppo di oltre 4 chili, vedi di darti da fare)

7.  http://www.ilpost.it/makkox/ perché come mette alla berlina i politici lui non li mette nessuno

8.  http://minchiachefame.iobloggo.com/ perché come riesce a commuovere lui non commuove nessuno

9.  http://persbaglio.wordpress.com/ perché le vagonate di foto che trova lei, non le trova nessuno

10.  http://simonsays101.com/ perché quando uno è un simile genio a 18 anni, ignorarlo è un lusso che nessuno si può permettere

11.  http://topgonzo.wordpress.com/ perché il lavoro sporco qualcuno deve pur farlo

(Chiedo scusa a tutti i meritevoli che non sono stati nominati – ce ne sono parecchi – ma il numero fissato era 11, e a questo mi sono dovuta attenere)
PS: se qualcuno dei nominati passa da queste parti, me lo faccia sapere, pliz, che così mi risparmio di venirvi a informare a domicilio. Grazie.

Bene, io la mia parte l’ho fatta, a voi la palla.

barbara

DEDICATO A TUTTI GLI AYATOLLACCI

Voi, sì. Voi omuncoli che vi arrogate il nome di uomini. Voi che avete annientato la cultura di un’intera nazione. Voi che avete ucciso il diritto, assassinato la giustizia, devastato la società, cancellato l’umanità, annullato la pietà. Voi che avete fatto della tortura il più amato dei passatempi, tutti, senza eccezioni, anche quando vi presentate al mondo camuffati da riformisti e moderati
Khatami torture
Voi che ritenete legittimo stuprare bambine in età da asilo.

Voi che punite severamente chi si ribella alla vostra cultura di morte, perfino quando manifesta il proprio amore per la vita giocando con l’acqua. Voi. Io lo so che cosa vi muove. Io lo so perché fate tutto ciò che fate. Voi lo fate perché

Ma prima o poi, sappiatelo, sarà la vostra stessa merda a sommergervi e soffocarvi (e quando arriverà il momento, ricordate che una cosa abbiamo imparato bene da voi: non facciamo prigionieri).

barbara

TROVA LA DIFFERENZA

Poster arabo, con didascalia tradotta da loro.
tahrir ta eng
E poi guardati questo.

Altre immagini dell’ennesima guerra di quei soliti guerrafondai dei sionisti, qui.
(Poi magari guardati anche queste altre immagini di Piazza Tahrir, che i mass media sicuramente non ti mostreranno mai Tahrir).

barbara

E PENSARE CHE CI HANNO PROVATO FINO ALL’ULTIMO

a resistere, le donne iraniane. Perché lo sapevano, loro, che sarebbe finita così, e dunque fino all’ultimo hanno tentato di opporsi all’inferno che si stava preparando per loro.

È andata male, hanno perso, e tuttavia, dopo più di trent’anni, ancora non si sono arrese, ancora non hanno perso la voglia di combattere, ancora non hanno perso la speranza che le cose possano cambiare. Coraggio, sorelle, continuate a resistere: la luce, un giorno, arriverà.

barbara

PROVATE A RACCONTARLO A LEI

che le culture sono tutte uguali.

Elham, la campionessa di nuoto che imbarazza gli ayatollah
Elham Asghari
Un pesce di nome Elham. Elham Asghari: campionessa in quell’Iran dove ogni donna è tabù, che per veder riconosciuto il suo talento in mare ha elaborato una mise castigatissima. Composta da una muta da sub, un camicione nero lungo fino ai piedi e una cuffia, coperta a sua volta da un foulard. Abiti che una volta bagnati pesano più di sei chili. «Nessuno vorrebbe nuotare così. Ma non avevo scelta». Con quell’armamentario addosso lo scorso 11 giugno ha nuotato per 20 chilometri in mare aperto a largo di Noshar, Mar Caspio. E già sarebbe un’impresa da campioni. Ma Elham, che ha 32 anni e nuota da quando ne aveva 5, lo ha fatto in meno di sei ore: conquistando quello che nel suo Paese è il nuovo record nazionale. Record che ora nessuno vuol riconoscerle: pur sotto quella sorta di hijab acquatico qualcuno avrebbe intravisto le sue forme femminili. «C’erano sei ufficiali di gara a certificare la mia impresa. Nessuno aveva avuto da eccepire. Solo dopo, la Federazione ha ritoccato il record a 18 chilometri e poi deciso di non registrarlo. Il motivo? Hanno detto che non importa quanto islamico fosse il mio costume: era comunque inaccettabile». Elham Asghari non ci sta: e affida la sua denuncia a un video postato in rete che è già diventato virale. Dove nuotando coperta, ovviamente, da capo a piedi, racconta la sua storia.

Sportiva di professione — insegna nuoto alle ragazze da quando aveva 17 anni perfezionando le sue tecniche soprattutto grazie a internet — ha creato il suo costume speciale proprio per non rinunciare al suo sogno. Anzi, alla sua battaglia: «Nuotare non può essere un privilegio maschile». Parole rivoluzionarie in un Paese dove le donne possono utilizzare le piscine pubbliche solo in giorni e orari particolari e sono obbligate a frequentare spiagge “femminili” dove comunque devono stare completamente coperte: e soprattutto non possono avventurarsi in mare aperto. Le atlete hanno poche possibilità di competere: le nuotatrici iraniane non possono partecipare a gare fuori del paese e l’unica competizione internazionale dove sono ammesse sono i Women Islamic Games, giochi femminili islamici che si tengono ogni quattro anni proprio a Teheran. Elham ha sempre combattuto questi divieti: e nel 2008 — con lo stesso burkini addosso — era riuscita perfino a ottenere il suo primo record ufficiale, regolarmente certificato dal ministero dello Sport per i 12 chilometri a dorso. Poi, nel 2010, aveva tentato di circumnavigare l’isola di Kish, nel Golfo Persico. Ma dopo appena 5 chilometri — e nonostante la presenza anche in quell’occasione dei giudici di gara — venne letteralmente investita dalla barca della polizia che tentava di fermarla. I suoi abiti finirono strappati e lei fu lievemente ferita a una gamba. Un’esperienza scioccante: «Non dormii per notti e notti». Questa volta la campionessa non ci sta: e ha deciso di chiedere aiuto alla rete, anche perché, ha spiegato al quotidiano inglese Guardian, spera che col nuovo presidente Hassan Rouhani le cose possano cambiare e nel nuovo governo «non ci sia spazio per quelle persone che hanno finora ostacolato i miei tentativi». Anche altri intellettuali iraniani si stanno mobilitando. Come il videoblogger Farvartish Rezvaniyeh: che ha realizzato a sua volta un altro video virale dove, a ritmo del tormentone Harlem Shake, nuota anche lui completamente vestito in piscina, cappuccio da terrorista in testa.

«I miei 20 chilometri sono ostaggio di persone che non potrebbero nuotare nemmeno per 20 metri» dice Elham. «Mi hanno detto di lasciar perdere, di pensare ad altro. Ma no. Questa volta io non rinuncio». Riuscirà almeno la rete (di Internet) a salvare il pesce di nome Elham?
Anna Lombardi, La Repubblica

Naturalmente sappiamo che dal nuovo presidente non c’è niente da aspettarsi (se fosse diverso da loro, non gli avrebbero permesso di candidarsi, semplicemente, come lo hanno impedito a tutti gli altri. Vi serve qualche documento? Andate qui, qui e qui). Ciononostante non perdiamo la speranza che qualcosa, prima o poi, cambi. Nel frattempo facciamo almeno l’unica cosa che è in nostro potere: informiamo, documentiamo, testimoniamo. E facciamo, naturalmente, un tifo sfegatato per Elham e per tutti quelli che trovano un modo per resistere, come lui e loro.

barbara

LO SAI QUANTO TEMPO… ?

Sicuramente vi sarà capitato di sentire quell’orrida “barzelletta” antisemita che inizia con la domanda “Lo sai quanto tempo ci mette un ebreo a bruciare nel forno?” Questa domanda è stata usata come introduzione a questo breve video. Purtroppo non sono riuscita a trovarlo in italiano, ma sono sicura che, anche se non capirete tutte le parole, capirete senza difficoltà tutto quello che c’è da capire.

barbara