MADRE DEL RISO

Hai presente quando cominci a leggere un libro e dici bello, questo lo metto nel blog, e poi più vai avanti a leggere e più ti rendi conto che è talmente bello che non sai che cosa dire, non sai da dove cominciare a raccontarlo, ad esprimerlo, a rappresentarlo? Ecco, questo è uno di quei libri. Possiamo dire che è un romanzo corale? Sì, forse possiamo dirlo: di quelli in cui ogni persona racconta il suo pezzetto di storia, dalla sua prospettiva, con il suo punto di vista, mettendoci la sua sensibilità, e però non è un romanzo corale come gli altri romanzi corali, perché i racconti si snodano attraverso le generazioni, e ad un certo punto ti accorgi che c’è un “tu” a cui il racconto si rivolge, e poi questo “tu” cambia e solo verso la fine riesci ad avere in mano il bandolo della matassa e tutte le tessere del mosaico. E nel frattempo sono passati davanti ai tuoi occhi il dolore e la miseria e l’amore e l’inganno e il coraggio e la vigliaccheria e la terribile, sanguinaria occupazione giapponese e la realtà e la magia e la vita e la morte e la speranza e la disperazione e la memoria e l’oblio e poi di nuovo la memoria oltre l’oblio e il compito della memoria affidato a chi di oblio e nell’oblio sta vivendo… E insomma, tu lo devi leggere, non c’è niente da fare.

Rani Manicka, Madre del riso, Oscar Mondadori
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barbara

    • Quando ero al liceo leggevo sui 200-250 libri all’anno, e non vedevo l’ora di arrivare all’università quando, finalmente, senza i compiti e tutto il resto, avrei avuto più tempo per leggere. Arrivata all’università il traguardo dei 200 non lo vedevo neanche da lontano, e non vedevo l’ora di laurearmi per avere più tempo per leggere: insegnare, all’epoca, voleva dire 18 ore la settimana in cattedra, un’ora o due a casa per correggere e preparare le lezioni, un pomeriggio al mese di consiglio di classe e tre-quattro all’anno di sedute plenarie e due mesi e mezzo di vacanze effettive. Poi, un po’ perché il lavoro è sempre più del previsto, un po’ perché appena laureata mi sono iscritta a medicina e per alcuni anni sono riuscita ad andare avanti a studiare e fare esami pur non frequentando, mi sono ritrovata che certe volte non riuscivo neanche ad arrivare al centinaio, e andando avanti, con gli impegni che aumentavano a dismisura (soprattutto qui, col contratto provinciale che comporta circa 30 ore la settimana a scuola, a cui va aggiunto tutto il tempo per preparazione, correzione, compilazione di scartoffie ecc.), diminuiva anche il tempo per leggere. Non mi è rimasto che contare sulla pensione.
      Ecco, quella prospettiva lì è ancora disponibile anche per te, anche se, coi tempi che corrono, c’è da temere che ti toccherà aspettare un’altra ventina di anni…

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    • Certo che è un ordine, ci mancherebbe! Per la copertina è vero, significa molto. Al liceo – o all’università, non ricordo più – avevo prestato a un compagno 1984, e lui me lo ha restituito parecchi anni dopo confessando che non era mai riuscito a iniziare a leggerlo perché quella copertina di un verde acido lo respingeva. Io invece non ho mai letto L’insostenibile leggerezza dell’essere per via dell’insostenibile stupidità del titolo. E questa copertina qui che cosa ti dice? Certo che è parecchio buffa questa faccia con una noce nella guancia sinistra e un uovo sodo in quella destra… Comunque è davvero molto bello

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