VOI LO SAPETE CHE COS’È UNA NASCITA PARZIALE?

Io non lo sapevo. Adesso lo so.
nascitaparziale
La scorsa settimana la più famosa clinica per gli aborti d’America, la Women’s Health Care Services a Wichita, Kansas, ha riaperto i battenti dopo l’uccisione nel 2009 del suo fondatore, il dottor George Tiller, per mano di un attivista pro life. La riapertura della clinica è stata salutata dalla stampa liberal come un “gesto di coraggio” contro le intimidazioni dei “terroristi della vita” che per anni hanno insanguinato i selciati delle cliniche. Nelle stesse ore a est, in Pennsylvania, nella città dell’Amore Fraterno, a Philadelphia, in un’aula di tribunale iniziava il processo-choc a un’altra clinica degli aborti, la Women’s Medical Society del dottor Kermit Gosnell, da trent’anni sulla piazza con la sua ditta di “pianificazione familiare”.
Come Gosnell, Tiller era specializzato nel porre fine alla vita di bambini sani e in grado di sopravvivere fuori dal corpo della madre. “Così va il mondo”, ripeteva il dottor Gosnell alle sue assistenti che ponevano scrupoli morali. Ma a differenza della clinica in Kansas, di quella a Philadelphia, ribattezzata “l’ossario dei bambini”, la stampa per giorni non ha parlato, provando vergogna, quasi a esorcizzarne l’esistenza stessa tramite un silenzio surreale. Poi il caso è scoppiato sulle pagine di tutti i giornali del paese. Il Weekly Standard, giornale neoconservatore, ha sbattuto il caso Gosnell in copertina: “Barbarie a Philadelphia”, accostando il nome del dottor Gosnell addirittura a quello di Pol Pot. WorldNetDaily, un media conservatore fra i più noti d’America, lo ha chiamato “angelo della morte di Philadelphia”, paragonando Gosnell al medico nazista Josef Mengele. Che differenza c’è fra le due cliniche di Tiller e Gosnell, chiedono i conservatori dell’American Thinker? “L’igiene”. Tiller, ucciso da un militante antiabortista, aveva una clientela bianca della middle class e proveniente da ogni parte del mondo. Perché la sua a Wichita era una delle sole cinque cliniche d’America in cui si eseguivano “aborti a nascita parziale”, ovvero oltre la 24esima settimana di gravidanza. Prima dell’uccisione, Tiller si vantava nel sito web della clinica di avere “più esperienza nell’aborto tardivo di ogni altra persona nell’emisfero occidentale, con più di 60 mila aborti dal 1973”. Avendo la Corte suprema degli Stati Uniti deliberato che il termine “persona”, così come viene usato nel 14esimo emendamento della Costituzione, non si applica al bambino non nato, se n’è dedotta la possibilità di porre un termine alla vita senza incorrere in azioni giudiziarie, fino al momento del parto. E’ l’avvento dell’“aborto a nascita parziale”. E’ la tecnica dell’aspirazione del cervello del bambino partorito soltanto a metà, perché altrimenti sarebbe omicidio (per questo Gosnell è a processo). Il medico afferra con una pinza i piedi del feto e porta fuori dall’utero prima le gambe poi il corpo, tranne la testa. A quel punto esegue un’incisione alla base del cranio per aspirare il cervello, poi completa il parto. Almeno mille aborti all’anno in America avvengono così. Scriveva nei giorni scorsi Jonah Goldberg sul Los Angeles Times: “Gosnell è accusato di aver eseguito aborti illegali e di aver fatto nascere e poi ucciso numerosi neonati. Ma la domanda più profonda è quale sia la differenza morale fra uccidere un bambino fuori dal corpo della madre per pochi secondi e ucciderlo ancora al suo interno”. Per questo il caso Gosnell non è un caso di malasanità o di orrore (Gosnell è stato ribattezzato “uno dei serial killer più spietati della storia americana”), ma apre la ferita degli aborti tardivi legali e indiscriminati negli Stati Uniti. Per questo sulla rivista cattolica First Things il filosofo conservatore Robert George ha implorato i giudici di salvare la vita al dottore: il problema non è lui, ha scritto George, ma l’aborto di massa.

Perché il processo a Gosnell non ha attirato un centesimo dello spasimo che i media nutrono sempre per gli assassini seriali? Perché la grande stampa ha paura della storia. Perché Gosnell, come Tiller, aveva fama di paladino dell’aborto. Ma a differenza di Tiller, Gosnell attirava donne povere e spesso abbandonate. Di ritorno da New York, dove si era laureato in Medicina e aveva appreso i rudimenti della lotta abortista, Gosnell era tornato a Philadelphia, per aprire una clinica di aborti nel Mantua, una zona per poveri e minoranze, sostenuto dalla Planned Parenthood, la più grande, capillare e potente organizzazione abortista d’America. “Volevo essere una forza positiva per le minoranze”, ha detto Gosnell al Philadelphia Daily News. “Aspiravo alla perfezione per i miei pazienti, a dare loro quello che avrei dato a mia figlia”. Ma andiamo con ordine. La vicenda inizia il 18 febbraio 2010, quando l’Fbi fa irruzione nella clinica abortista di Philadelphia Women’s Medical Society, dove il medico progressista Gosnell opera da molti anni. Gli agenti scoprono che molti dei bambini abortiti avevano un’età di gestazione superiore al limite di 24 settimane fissato dalla legge dello stato (un bambino che viene fatto nascere dopo la 24esima settimana ha molte probabilità di sopravvivere se riceve cure mediche adeguate). Non solo, Gosnell avrebbe praticato l’infanticidio su centinaia di bambini nati. Nelle ultime due settimane in aula gli assistenti del medico raccontano come la clinica fosse frequentata, giorno e notte, da donne fuori tempo limite per ottenere un aborto legalmente, proprio perché il celebre medico “assicurava la morte fetale”.
Molti stanno raccontando di avere ancora vivi negli occhi le “contorsioni dei bimbi appena venuti alla luce” e nelle orecchie “il pianto dei bambini nati” e successivamente uccisi da Gosnell attraverso una metodica spietata e semplice: la recisione del midollo spinale, con una tecnica che lui stesso chiamava “snipping”.
I testimoni raccontano di decine, pare un centinaio, di “morti fetali” perpetuate così: bambini di trenta settimane lasciati piangere per venti minuti e poi messi a tacere con lo “snipping”. Di un bambino appena nato, il medico disse “è così grande che potrebbe accompagnarmi alla fermata dell’autobus”. Secondo James Taranto del Wall Street Journal, la vicenda è “un colpo mortale alla Roe vs. Wade”, la sentenza che ha reso assoluto il diritto all’aborto in America. L’argomento dei sostenitori della sentenza è che la proibizione dell’aborto, o anche solo di alcune sue pratiche come quello a “nascita parziale”, costringerebbe le donne al pericolo di interventi clandestini. Il caso Gosnell dimostrerebbe il contrario: anche in presenza di un quadro legalistico permissivo, l’aborto sfugge di mano ai suoi demiurghi, scrive Taranto. L’aborto non è mai “safe”. Sicuro. Gosnell avrebbe praticato centinaia di simili interventi di infanticidio e in tribunale deve rispondere di sette in particolare, compresa la morte di una donna. “Non riesco e descriverlo, sembrava un piccolo alieno”. Così Sherry West ha raccontato le urla di un bambino nato vivo a seguito di un aborto tardivo. Stephen Massof, un altro membro dello staff di Gosnell, racconta come il dottore con una sforbiciata secca alla colonna vertebrale separasse il cervello dal resto del corpo dei bambini. Una specie di “decapitazione”, l’ha definita il collaboratore del medico. “Queste uccisioni erano diventate talmente di routine, che nessuno ha potuto dare una cifra esatta”, dice il rapporto del Gran Giurì. “Erano considerate ‘procedure standard’”.
Contro l’aborto a nascita parziale, praticato per anni nella sua forma estrema da Gosnell, si schierò l’ex presidente George W. Bush, che nel 2003 firmò una legge approvata dal Congresso Usa per il bando della brutale pratica, che il senatore democratico liberal Moynihan definì “infanticidio”. Nel 2007 la Corte suprema confermò la costituzionalità della messa al bando di questo tipo di intervento, ma in tredici stati le corti statali hanno bloccato il divieto. Anche il presidente Barack Obama si è sempre opposto a misure che limitassero il ricorso all’aborto a nascita parziale. Il caso Gosnell porta dunque alla luce una pagina vergognosa della medicina occidentale. I pro life lamentano la scarsissima attenzione che tv, siti internet e giornali hanno dedicato alla storia della clinica di Philadelphia.

La deputata Marsha Blackburn parla del “più grande scandalo mediatico della storia americana”. “Se Gosnell fosse entrato in una clinica e avesse ucciso sette bambini con un AR-15 (un fucile semiautomatico, ndr), sarebbe stata una notizia nazionale”, ha detto il deputato repubblicano Chris Smith, che ha definito il processo Gosnell come quello “del secolo”, per via delle implicazioni che dovrebbe e potrà avere nel dibattito sull’aborto. Il caso Gosnell getta luce anche sulla volontà politica e generale di mettere un freno all’industria degli aborti. La clinica, infatti, venne del tutto lasciata senza controlli nel 1993, quando il democratico pro life Bob Casey perse le elezioni da governatore a favore di un candidato repubblicano pro choice, Tom Ridge. Da quella data – spiega il rapporto – il dipartimento della Salute della Pennsylvania ha optato per un blocco dei controlli per non “porre una barriera contro le donne” in cerca di un aborto. “Meglio lasciare fare le cliniche come volevano, anche se, come ha dimostrato Gosnell, questo significava che a pagare fossero sia donne che bambini”, continua il documento. Michelle Malkin ha scritto sulla National Review che l’intera vicenda della Women’s Medical Society è rivelatrice del dibattito sull’aborto. “L’indifferenza mortale per proteggere la vita non è marginale all’esistenza dell’industria dell’aborto: è la sua essenza”, sottolinea l’autrice. “L’orrore di Philadelphia non è una anomalia. E’ la logica, raccapricciante conseguenza di una malevola impresa con radici eugenetiche, sotto una veste femminista”, così conclude la Malkin. Al Wall Street Journal Leon Kass, bioeticista principe sotto i due mandati di George W. Bush e intellettuale straussiano di Chicago, ha detto che il caso Gosnell indica qualcosa di più rispetto ai sofismi legali che circondano l’aborto in America. Si tratta della mancanza di orrore che circonda ormai il maltrattamento della vita umana. Jeb Bush, ex governatore della Florida e probabile sfidante repubblicano nel 2016, ha scritto: “I media si sono dimenticati cosa va messo in prima pagina”. Anche fra i media mainstream si sono levate voci di scandalo per il silenzio giornalistico e culturale che circonda il caso Gosnell. Fra le tante quella di un editorialista dell’Atlantic di Boston, Conor Friedersdorf, che ha sottolineato come il caso metta in discussione tutti i punti che il pensiero abortista evita sempre di trattare: “Le regole interne alle cliniche, la legalizzazione dell’aborto a nascita parziale, le pene per chi non denuncia gli abusi, i termini di prescrizione per omicidi come quelli di cui è accusato Gosnell, la responsabilità del personale per il cattivo comportamento dei medici con cui lavorano”.
Durissima Kirsten Powers su Usa Today: “Decapitazione infantile. Feti buttati nei barattoli. Il pianto di un bambino ancora vivo dopo che è stato prelevato dalla pancia della madre durante un aborto. Avete mai sentito parlare di queste ripugnanti accuse? No e non è colpa vostra. Da quando il caso Gosnell è finito in tribunale la copertura mediatica è stata molto scarsa mentre invece la storia sarebbe dovuta essere su tutte le prime pagine dei giornali”. Per la giornalista “non era necessario essere contro l’aborto per trovarlo ripugnante, soprattutto se praticato oltre la scadenza dei termini o per considerare il caso Gosnell degno di attenzioni. L’assordante silenzio della stampa, prima una forza di giustizia in America, è una disgrazia”.
In fondo, quello che ha fatto Gosnell, con strumenti rozzi e sporchi, è teorizzato da un po’ di tempo da molti celebri bioeticisti. Un anno fa è apparso sul prestigioso Journal of Medical Ethics il saggio di due studiosi italiani che fanno ricerca in Australia, Alberto Giubilini e Francesca Minerva: “Se pensiamo che l’aborto è moralmente permesso perché i feti non hanno ancora le caratteristiche che conferiscono il diritto alla vita, visto che anche i neonati mancano delle stesse caratteristiche, dovrebbe essere permesso anche l’aborto post nascita”. Ovvero: al pari del feto, anche il bambino già nato non ha lo status di “persona”, pertanto l’uccisione di un neonato dovrebbe essere lecita in tutti i casi in cui è permesso l’aborto. Sembra che la Women’s Medical Society di Philadelphia mettesse in pratica queste idee.
Secondo il professor Jon A. Shields, docente al Claremont McKenna College che ha firmato un lungo saggio su Weekly Standard, “il dottor Gosnell si adatta al profilo di un killer sociopatico. Ma a differenza di molti deviati, Gosnell potrebbe sostenere di aver agito nell’esercizio dei suoi diritti costituzionali. Sotto le sentenze Roe e Doe, i medici hanno il diritto costituzionale a eseguire aborti durante il terzo trimestre di gravidanza”. Sarà questa la difesa di Gosnell al processo.
Secondo Shields, quello che ha commesso Gosnell è lecito in altri stati americani. “La Pennsylvania è uno dei nove stati che richiedono un secondo medico per concorrere con il ‘giudizio professionale’ di un dottore che vuole eseguire un aborto al terzo trimestre di gravidanza. Gosnell ha omesso di chiedere un secondo parere. Se Gosnell avesse eseguito le stesso aborto tardivo oltre il fiume a Cherry Hill, in New Jersey o in altri stati, non avrebbe commesso un reato procedurale”. Quanto a uccidere i bambini sopravvissuti agli aborti, Shields dice: “La protezione dei bambini che sopravvivono agli aborti rimane oggetto di controversie, non è una questione di diritto risolta. Mentre 27 stati tra cui la Pennsylvania hanno leggi che proteggono questi bambini, altri 23 stati e nel Distretto di Columbia non le hanno. Quindi, si potrebbe ragionevolmente chiedere se qualcuno merita la pena di morte per un atto che è legale in quasi la metà degli stati, un atto che non è visto di buon occhio da personaggi pubblici come il presidente degli Stati Uniti”.
L’accusa del professor Shields è a Obama, perché quando era senatore dell’Illinois votò per negare i diritti di base, protetti dalla Costituzione, ai bambini sopravvissuti all’aborto – non una sola, ma ben quattro volte. I pro life puntano già il dito contro il governatore democratico di New York, Andrew Cuomo, il cui disegno di legge parla infatti dell’aborto come di un “diritto fondamentale”, abolendo ogni limite temporale. Eccolo il lato più tragico del caso Gosnell: è la legge ad aver aperto le porte a questo orrore. Nel 1977 il giudice della Corte suprema Clement Haynsworth stabilì, nel caso di un bambino sopravvissuto all’aborto, che “il feto in questo caso non è una persona da proteggere”. Morì dopo venti giorni. Due anni dopo, in Colautti vs. Franklyn, la Corte attribuì ai medici la libertà di determinare la “vitalità fetale”, conferendo loro un potere che andava oltre la Roe. Il giudice William Rehnquist dissentì dall’opinione della maggioranza. Quattro anni dopo ci fu il caso Planned Parenthood vs. Ashcroft. Il magistrato Lewis Powell in quel caso stabilì che un aborto “effettivo” doveva comportare un nuovo nato privo di vita. Durante un caso di aborto tardivo il giudice della Corte suprema del New Jersey, Maryanne Barry, stabilì che quel bambino con la testa fuoriuscita dal corpo della madre non è “nato”, è diverso da un bambino “voluto”. Di queste e altre parole risuona l’aula di tribunale di Philadelphia dove si processa il dottor Gosnell. Nel paese in cui l’aborto è stato santificato come un diritto civile al pari della libertà di parola e che ha registrato 40 milioni di aborti in quarant’anni, nel ventre della nazione che giustamente si commuove per i bambini di Newtown, è passato sotto silenzio il caso di una “clinica della salute” in cui per anni si uccidevano bimbi appena nati recidendo loro la colonna vertebrale. Una macellazione civile giustificata per legge . Per dirla col dottor Gosnell, “così va il mondo”.
Giulio Meotti, Il Foglio, 27/04/13

barbara

  1. Sono allibita. Non ho letto tutto l’articolo – mi e’ piu’ che bastata la parte che ho letto Come, come si puo’ arrivare a abissi simili?

  2. Sto leggendo, sono sconvolta, mi sento male.

    Ma mi chiedo, al di là del dottor Gosnell, come possa una madre permettere un abominio del genere. E poi, con tante persone che quel bambino lo vorrebbero! Non sarebbe meno immorale mettere su una compravendita di neonati indesiderati dai genitori biologici?

  3. A un certo punto dice che aveva aperto questa clinica in una zona povera, per negri, diseredati… Ora – premesso quanto ho già detto in passato in materia di aborto – io posso capire che una di un ghetto negro possa avere un marito che beve e non si controlla, posso capire che si trovi incinta senza volerlo, posso capire che non possa e non voglia mantenerlo, ma cazzo, deve aspettare di essere in sette mesi per decidere di abortire? Sei mesi prima non lo sapeva di essere incinta? Non lo sapeva di non volerlo?

  4. Non voglio leggere.. sarò vigliacca, ma l’illustrazione è sufficiente.. ormai mi sembra di sprofondare nell’orrore da ogni lato, come in un pantano che inghiotte anche la realtà positiva: voglio credere ( anzi, sono certa ) che il bene esista ancora, ma temo che il male e il brutto.. l’orribile, l’inaccettabile lo sopravanzino largamente.😦😦😦 ..

  5. Ciao, sono contento di averti fatto conoscere questa storia. Solo l’informazione può combattere simili barbarie. Bello il tuo blog, ho visto che anche tu ti sei innamorata di 24 Giorni… io lo considero il libro più importante che abbia mai letto. Pensa che ne ho acquistate e regalate circa 20 copie! Saluti!

    • Ovviamente il cristiano fondamentalista è un assassino, e non credo di essere disposta a riconoscergli le attenuanti della “buona causa”. Detto questo, a quanto mi sembra di capire dall’articolo, anche Tiller operava oltre i termini, che già quelli legali – 24 settimane – mi sembrano mostruosi. Probabilmente non arrivava alla macelleria – effettivamente non si può trovare altro termine – di quest’altro, che oltretutto li giustiziava anche dopo nati.

      • L’unica possibile attenuante sarebbe quella che è stato fortemente istigato da una certa stampa e soprattutto tv di ultra destra. Cioè, bisognerebbe togliere qualche anno a lui e darglielo a chi ha fatto la campagna maligna che ha portato agli attentati ed i fine alla sua uccisione. Tiller non praticava partial birth, che era vietata da diversi anni. Mi sembra di capire che era una tecnica tipica del macellaio in questione. Comunque non è una cosa facilmente risolvibile. In certi ambienti ignoranti purtroppo succede facilmente che ci di accorga o comunque si vada dal medico ben oltre il terzo o il sesto mese. Poi di scopre magari pure che il bambino ha una malformazione. Se induci il parto e basta, può essere che il feto nasca vivo. A questo punto te ne devi occupare. Con tutta probabilità muore anche se te ne occupi, come è tuo dovere di medico. Se non muore hai un neonato che oltre alla sua menomazione aggiunge quella del parto prematuro. Siccome questo succedeva fino agli anni 90, in Germania prima di indurre il parto stringono il cordone o iniettato qualcosa.

        • Cioè provvedono ad assassinare il bambino prima. Capisco. Così, indubbiamente, è molto più umanitario.
          Quanto al resto, mia madre viene dal sottoproletariato urbano, ha la terza elementare, e non ha mai letto un libro in vita sua. Con me ha avuto mestruazioni per tre mesi, ma fin dal primo mese non ha avuto il minimo dubbio sul fatto di essere incinta, sia perché sapeva che la possibilità di essere incinta esisteva (aveva scopato), sia perché le mestruazioni erano notevolmente diverse (flusso molto più modesto), sia perché c’erano altri sintomi (nausee ecc.). Anche altre due persone che ho conosciuto hanno avuto sanguinamenti dopo il concepimento, ma sempre modesti, e mai oltre il terzo mese.

      • Negli Usa ci sono per tutto il territorio tre o cinque cliniche che praticano interruzioni di gravidanza tardive. Non so se sono molto o poche, forse se si considera tutto il territorio non sono molte. Ci sono i casi in cui c’è in indicazione medica per l’interruzione tardiva, quindi queste cliniche sono necessarie. Bisogna vedere piuttosto se vi sono abusi, tipo abortire senza indicazione medica o usando metodi sadici, come la cosa che hai descritto.

  6. Ma anche tu non hai dubbi, che se è in pericolo la madre, bisogna salvare la madre?
    Se la madre minaccia di uccidersi, che fai tu come medico? Già successo: la madre si è veramente suicidata. Oltre al suo conflitto interiore al medico i parenti della madre hanno fatto causa… A me quel medico mi fa pietà.
    Per cui non farei di tutte le erbe un fascio, come fa l’articolo riportato da Antonio.

    • Se è in pericolo la madre ma così in pericolo che se non sacrifichi il bambino muore sicuramente al 100%, non so.
      Se quella ha preferito morire piuttosto che mettere al mondo il figlio, io qualche domandina me la farei anche sulla famiglia, cosa dici?
      Dubbi? Sul sopprimere intenzionalmente e premeditatamente una vita umana no, non ne ho. Meno che mai con un limite di sei mesi, quando il bambino ha un corpo completamente formato, completo di neuroni e sinapsi che gli permettono di percepire il dolore fisico, di riconoscere la voce della madre, di provare emozioni, e tu da un mese e mezzo lo stai sentendo muovere nella tua pancia.

  7. Ma tua madre aveva più di quindici anni? Prendeva droghe o era alcolizzata, o aveva un marito e una famiglia del genere alle spalle? O era solo e semplicemente povera ma veniva da una famiglia intatta?

  8. La partial birth, termine giuridico ma non scientifico (strano…), è stata espressamente vietata nel 2003. Tiller non è mai stato denunciato per questo. Fu denunciato (e assolto) per aver avuto un alcuni casi le firme sul l’indicazione medica per l’interruzione di gravidanza da medici non legati a lui da rapporti economici, familiari, amichevoli Etc.

    • Davvero trovi strano che la bassa macelleria non abbia un nome scientifico?
      Su Tiller non ho espresso alcun giudizio o parere in merito alla sua posizione giudiziaria, che non conosco, ho detto solo che mi sembra che anche lui abbia operato aborti oltre il termine già delirante dei sei mesi. Oltre ad avere precisato che chi lo ha ucciso non è un attivista bensì un assassino.

      • Sto cercando da due giorni informazioni sul tema, voglio avere chiarezza. Sulla nascita parziale si trovano praticamente solo le pagine prolife e simili( che in America sono quelle che hanno istigato ad uccidere Tiller ). Da parte di chi si rifiuta di credere che l’uomo discende da una proto scimmia e che pensa che Dio ha creato il mondo in una settimana ( e fa battaglia a chi fice il contrario)non mi aspetto grande precisione scientifica o tanto meno obiettività. In un sito scientifico ho letto della pb come metodo alternativo a fare a pezzi il feto, perché svuotando il cervello il feto può passare attraverso il canale senza danni per la donna. Non avendo dubbi che in caso di reale pericolo della donna questo è ciò che deve essere fatto, e nel caso di gravissime malformazioni del feto sia unopzione valida, mi chiedo se questo metodo viene applicato anche in caso di handicap non gravissimi, tipo appunto la sindrome down. Cosa che personalmente mi fa abbastanza schifo. Pero se ho capito bene qui inDeutschland il dottore non è tenuto a praticare l’aborto tardivo in questo ultimo caso. Quindi può succedere che qualcuno che non vuole assolutamente un bambino con la s d down, lo viene sì asapere nella 20 settimana,ma va cercando di clinica in clinica il medico che non rifiuti l’intervento, trovando man mano sempre più difficoltà a trovarlo. Penso che a questo punto anche qualche ragazza di psiche stabile inizia a destabilizzarsi. E alla fine, trova un medico che inietta per sicurezza nel cuore del feto una soluzione salina. Perché se il bambino nasce vivo, bisogna rianimarlo. E se sopravvive la madre si suicida come aveva promesso.
        Su Tiller ho trovato un articolo su die Welt (giornale conservatore tedesco): http://m.welt.de/article.do?id=politik%252Farticle3841681%252FDr-Tiller-Opfer-eines-amerikanischen-Kulturkampfs

        • Che ad essere contrari all’aborto siano solo i creazionisti non credo proprio (io non sono creazionista, e spero che mi crederai sulla fiducia), e non credo davvero che sia creazionista Giulio Meotti, che ha scritto l’articolo. Se sul tema della “nascita parziale” hai trovato solo roba di quella gente lì, penso che sia almeno in parte casuale: la cosa, come abbiamo visto anche dai commenti qui, è praticamente sconosciuta, e questo è probabilmente il motivo per cui gente un po’ più seria dei creazionisti non se n’è occupata, non essendo neppure al corrente della sua esistenza. E sulla scarsa affidabilità di questa gente sul piano scientifico, possiamo senz’altro essere d’accordo. Per spiegare il fatto che sulla terra si trovano cose un tantino più vecchie di cinquemila anni, gli evangelici e i testimoni di Geova spiegano che sono semplicemente errori di valutazione, o che le ossa quasi umane ma non proprio umane appartenevano semplicemente a una persona che soffriva di artrosi (ahiahiahi, chissà come verranno un giorno valutate le mie, di ossa…). Ancora più pittoreschi i Lubavitch – che gli ebrei ortodossi normali considerano un bel po’ eretici – che spiegano che tutti quei “reperti” “apparentemente” antichi, le prove col carbonio 14 ecc. sono trabocchetti che Dio ha messo lì per metterci alla prova e vedere se crediamo di più a lui o agli uomini. Vabbè, lasciamo perdere. Per quanto riguarda il contenuto dell’articolo, che l’assassino si senta con la coscienza a posto non mi sorprende davvero: tutti i combattenti di una qualche guerra santa, da Bin Laden ai serial killer delle prostitute a quelli che adescano gli omosessuali per poi strangolarli, ricevono ogni giorno un fax dal padreterno che gli ordina vai e uccidi, e quindi hanno la certezza di essere nel giusto. Mi lascia abbastanza perplessa la faccenda delle donne vittime di violenza sessuale. Voglio dire, se tu vieni violentata e in conseguenza di ciò resti incinta, e provi, comprensibilmente, orrore ad avere dentro il tuo corpo quella “roba” che non puoi e non vuoi considerare e sentire come figlio, stai lì a tenertelo per sei mesi prima di decidere di abortire?! Ma non sta né in cielo né in terra!

  9. Non è che dicevo che tu sei creazionista. Intendevo che mi sarebbe piaciuto sentire altre campane e non solo quelle di estrema destra cristiana. Cerca che ti cerco, infine ho trovato questo articolo che ti “linko”
    http://m.spiegel.de/wissenschaft/mensch/a-631811.html#spRedirectedFrom=www&referrrer=https://www.google.it/
    (Sempre sperando che tu, come mi era sembrato di capire, capisca abbastanza il tedesco). Conferma ciò che pensavo sul come mai si arriva ad abortire così tardi. A parte i casi di violenza carnale (comprensibile per es se si tratta di una ragazza violentata da un patente, ma anche di una adulta psichicamente poco stabile, Etc Etc, che si arrivi ad abortire così tardi), di pericolo fisico per la madre etc. Mi chiedevo soprattutto come mai qualcuno che viene a sapere nella 19 settimana di aspettare un bambino con un handicap per lei e/o lui insopportabile, non abortisca subito (avendo fatto ecografie e amniocentesi avrà già pensato prima che cosa fare in caso che). L’articolo spiega proprio questo e conferma quello che avevo letto qualche anno fa in un articolo.

    PS : giuro che non linko l’articolo per via d’Israele!!! Non ho cercato su google Spätabtreibung Deutschland ISRAEL, ma Spätabtreibung Deutschland Gesetz! È veramente un caso!

  10. Anzi guarda, ti mando il link anche di questo sito prolife israeliano in tedesco

    http://www.beadchaim.com/de/deutsch

    si avvicina di piu ai prolife cristiani d’Europa, e non sembra che inciti ad uccidere chi non la pensa come te sul tema…
    Te lo mando come gesto di buona volontà, perché toccando il tema Israele non si sa mai come puoi reagire (anzi si sa: malissimo!)

    • Sì, l’ebraismo ammette l’aborto, sia pure non indiscriminatamente. In una cultura che si è sostanzialmente formata nel deserto, con norme che si sono sviluppate in quel contesto e in un popolo sempre a rischio di estinzione, è ovvio che nel momento in cui ci sia la necessità di scegliere si sceglie senza esitazione la madre: sacrificando il bambino e salvando lei, poi lei di figli può farne altri dieci, sacrificando lei di bambini non ne arrivano più. A partire da questo dato di fatto, si è sviluppata una mentalità sostanzialmente disponibile ad accettare ampiamente l’aborto. E’ comprensibile ma non, per me, più accettabile. C’è comunque il fatto che capita con una certa frequenza che arrivino, ovviamente per vie traverse, richieste di aiuto e collaborazione da parte di medici di Paesi formalmente in guerra (di tutti quelli che si sono trovati, in un qualche momento di questi sessantacinque anni, in guerra con Israele, solo Egitto e Giordania hanno stipulato un trattato di pace; tutti gli altri sono formalmente in guerra e non hanno alcun tipo di rapporto – anzi, ci sono stati giornalisti e scienziati iraniani e altro finiti in galera per avere avuto contatti con Israele).
      Per quanto riguarda l’articolo, oltre alla pretesa – di ghestapesca memoria – di stabilire quali vite sono lebenswert e quali lebensunwert, colpisce l’uso degli eufemismi. Più o meno come i nazisti che chiamavano Umsiedlun la deportazione e Sonderbehandlung la gassazione. Venendo al merito, non mi sembra così sorprendente che, trattandosi di vita e di morte, per ogni medico entri in gioco prima di tutto la propria coscienza e che chi ha scelto di fare il medico possa rifiutarsi di fare di mestiere quello che dà la morte. E se c’è chi di fronte alla prospettiva di partorire sceglie di suicidarsi, io per prima cosa mi chiederei che cosa abbia fatto chi sta intorno a questa donna – parlo sia di familiari in senso stretto che di società in generale – per farle venire l’idea che morire sia meglio che partorire in determinate condizioni. Se una volta qualunque tipo di “disgrazia” veniva accolto e ad un certo punto, come dice l’articolo, si è arrivati a trovare giusto un aborto per un labbro leporino, io credo che qualcosa sia andato storto nel cosiddetto progresso. Ed è in quella direzione che concentrerei gli sforzi.

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