9 SETTEMBRE 1940: BOMBARDAMENTO ITALIANO DI TEL AVIV

Judith Levy, Ed.

Su Haaretz di oggi c’è un articolo interessante sulla ricorrenza storica odierna. Il 9 settembre 1940, otto anni prima della nascita dello stato di Israele – quando la terra da cui scrivo questo post era ancora parte del mandato britannico – l’aeronautica italiana bombardò Tel Aviv, uccidendo 137 persone. Questa non fu l’unica volta in cui la Palestina mandataria venne colpita – Haifa ha subito una dozzina di incursioni aeree italiane durante l’estate del 1940 – ma fu quella di gran lunga la più costosa in termini di perdita di vite.
BOMB-IT-TEL AVIV
Il contesto, in breve. A metà del 1940 la Germania era in fase ascendente, avendo invaso l’Europa occidentale in maggio. Il Belgio e l’Olanda si erano arrese in fretta, e più di 300.000 soldati francesi e inglesi erano state evacuati dalle spiagge vicino a Dunkerque. Nel mese di giugno, i tedeschi erano entrati a Parigi, senza incontrare resistenza. All’inizio dell’estate tutta la Francia settentrionale e l’intera costa atlantica francese fino alla Spagna erano occupate dai tedeschi.
Nel frattempo, il Ghetto di Lodz era stato sigillato il 1° maggio, e il 20 maggio il campo di concentramento di Auschwitz nella Polonia occupata era diventato operativo.
Per tutta l’estate del 1940 e all’inizio dell’autunno, Hitler era ancora intenzionato a invadere la Gran Bretagna, progetto che richiedeva la preventiva distruzione delle difese aeree della Gran Bretagna. Alla fine Hitler non riuscì a realizzare la superiorità aerea sulla RAF e l’invasione tedesca delle isole britanniche fu definitivamente accantonata; ma all’inizio di settembre 1940, il destino della Gran Bretagna era ancora in bilico.
Il 7 settembre, la Luftwaffe cominciò il Blitzkrieg – 57 notti consecutive di bombardamento aereo della città di Londra. E il 9 settembre l’Italia – che aveva aderito all’Asse in giugno e subito aveva firmato il patto tripartito con Germania e Giappone – bombardò Tel Aviv, nella Palestina sotto controllo britannico.
I britannici avevano fornito ai residenti opuscoli di istruzioni su come rispondere a un’incursione aerea o un attacco con gas, ma non avevano autorizzato gli ebrei a portare armi (non che fucili o pistole avrebbero aiutato molto durante un bombardamento). Più precisamente, non c’erano difese antiaeree nella Palestina mandataria.

Haaretz descrive così l’attacco:

Il 9 settembre ha avuto luogo il raid alle 16:58 ed è durato tre minuti, durante i quali sono state sganciate 32 bombe da 10 bombardieri italiani Cant Z1007bis. La particolarità di questo attacco è che tutte le bombe sono cadute su zone residenziali, principalmente nel quartiere delle vie Bograshov e Trumpeldor, mentre nessuno ha colpito il porto di Giaffa, ossia l’obiettivo naturale. (Questo non ha impedito agli italiani di rilasciare una dichiarazione attestante che “durante il raid su Giaffa, installazioni del porto sono state colpite provocando vasti incendi.”)

Secondo lo storico italiano Alberto Rosselli, la destinazione originale dei bombardieri era infatti Haifa, con il suo porto e le raffinerie, ma gli aerei italiani vennero intercettati da aerei britannici. Gli italiani ricevettero quindi l’ordine di scaricare le bombe sul porto di Tel Aviv prima di tornare alla base, e il fatto di avere colpito bersagli residenziali fu semplicemente un errore. Fu colpito anche il villaggio palestinese di Sumail, che si trovava in quello che oggi è Ramat Aviv. Sette delle vittime del bombardamento, cinque delle quali bambini, erano da lì.
…Alla mattina del 10 settembre, un martedì, erano stati recuperati 100 corpi; 53 delle vittime erano bambini. Nei giorni e settimane successivi, altri 30 residenti di Tel Aviv morirono a causa delle ferite…
Condanne dell’attentato vennero da Winston Churchill, primo ministro britannico e dal Presidente Franklin D. Roosevelt. Quella stessa settimana, per coincidenza, i britannici iniziarono a reclutare ebrei residenti del paese per sottoporsi all’addestramento militare e combattere con gli alleati. Diversi giorni dopo l’attacco di Tel Aviv, aerei britannici effettuarono incursioni di rappresaglia contro le basi italiane a Rodi e Leros.
All’epoca molti ebrei in Palestina desideravano aiutare i britannici nella lotta contro l’asse, ma i britannici erano estremamente riluttanti a permettere la creazione di una Brigata ebraica. (Ricordate che il libro bianco era ancora in vigore). Una Brigata ebraica non nacque all’interno dell’esercito britannico fino al 1944, quando Churchill – “colpito dallo sterminio degli ebrei ungheresi [e]… sperando di impressionare l’opinione pubblica americana,” secondo lo storico Rafael Medoff – acconsentì a costituirlo. Il primo impegno della Brigata ebraica fu nel novembre 1944, quando raggiunge l’ottava armata britannica nell’offensiva finale contro i tedeschi nella campagna italiana. (qui, traduzione mia, e grazie alla segnalazione del prezioso Primo Fornaciari. Qui qualcos’altro sulla Brigata Ebraica)
memoriale Tel Aviv

barbara

  1. il compagno di mia sorella Lisa z.l. che e` nato a Tel Aviv nel 1939 ed aveva appena un anno mi ha raccontato come sua mamma gli racconto che gli italiani nel 1940 vennero con un aereo a bombardare Tel Aviv per fare piacere a Hitler ed il bombardamento ha colpito proprio dove loro abitavano che era il centro di Tel Aviv vicino all’ospedale Hadassa…

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  2. Non conoscevo questo eroismo italiano contro un paese povero e disarmato. Come italiani ci facciamo riconoscere sempre e poi comunicare notizie fantasiose come gli incendi in un porto assolutamente non toccato tacendo di aver sganciato bombe su abitazioni civili.

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