PER RIDIMENSIONARCI UN PO’

E provare a guardare le cose dalla giusta prospettiva.

Afuera_adentro
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barbara

    • Grazie. Però nell’articolo c’è un’inesattezza: Norimberga era stata scelta perché era stata relativamente risparmiata dai bombardamenti e quel tribunale era l’unico ancora in piedi, non perché sede della promulgazione delle leggi razziali.

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  1. perlabellezza
    Quella strage cancellata allo scalo di Forlì
    19 ottobre 2012

    È stata già liquidata (dalla stessa Confindustria) come un penoso tentativo di marketing turistico l’idea di intitolare a Benito Mussolini l’aeroporto del Ronco di Forlì. L’autore della proposta, il direttore della locale Unione industriale, si è giustificato dicendo che era solo “una provocazione” pubblicitaria a favore della sua città. Allora sarà bene ricordare cosa avvenne fra Forlì e il suo campo di aviazione proprio nelle ultime settimane del nazifascismo. Perché qualcuno si rinfreschi la memoria e si risparmi certe “provocazioni”.
    Agosto 1944: le truppe alleate e il Corpo di Liberazione nazionale, liberate Toscana e Marche, stanno marciando verso la Linea Gotica spostata a nord. Predappio sarà liberata da Alleati e partigiani il 28 ottobre, data fatidica. Forlì il 9 novembre. Ma agosto e settembre sono mesi di inaudita crudeltà, di repressione feroce, senza tregua, fino all’ultimo. Il letterato Gian Raniero Paulucci de Calboli Ginnasi, una delle più antiche famiglie romagnole, ha ripetutamente ospitato militari sbandati, prigionieri, partigiani. Arrestato dai fascisti del Battaglione IX Settembre nel luglio 1944 e, di nuovo, poco tempo dopo, torturato, non parla. Subisce un processo-farsa. Lo fucilano i fascisti a Terra del Sole il 14 agosto. Ha scritto alla moglie Pellegrina Rosselli Del Turco una lettera, pubblicata da Piero Malvezzi e Giovanni Pirelli, nella famosa raccolta di Lettere dei condannati a morte della Resistenza italiana (Einaudi), in cui ha parole di affetto e di perdono cristiano per tutti. Purtroppo Pellegrina non la riceverà mai. Incarcerata per aver soccorso alcuni ebrei, sarà fucilata il 4 settembre ai bordi dell’aeroporto del Ronco. Il nipote Cosimo viene deportato in Germania. La madre di lei, colta sulla strada del carcere da un bombardamento aereo, vi trova la morte.
    Sull’Appennino, grazie ad una spiata, viene sorpresa la banda partigiana di Silvio Corbari. Questi, ferito gravemente, è trascinato via così dai fascisti, insieme ad Arturo Spazzoli, agonizzante (lo finiranno durante il trasporto a valle) e ad Adriano Casadei. Iris Versari, compagna di Corbari, ferita, preferisce spararsi alla testa piuttosto che venire catturata viva. Corbari, in stato di incoscienza, e Casadei sono impiccati a Castrocaro il 18 agosto. I loro corpi inanimati e quelli della Versari e di Spazzoli subiscono l’onta di una lunga esposizione, appesi ai lampioni, nella grande piazza di Forlì. Tonino Spazzoli, il fratello, sottoposto a torture indicibili, viene accompagnato sotto il cadavere appeso di Arturo. «Domani, se non parli, toccherà a te». Non parlerà. Lo uccidono due giorni più tardi al suo paese, Coccolia, fra Forlì e Ravenna. Ha fondato col socialista Torquato Nanni l’Unione Italiana del Lavoro e con altri il Fronte della Gioventù romagnolo.
    Parallelamente, a poche decine di chilometri di distanza, un albergatore di Bellaria, Enzo Giorgetti, e il brigadiere dei carabinieri, Osman Carugno (entrambi oggi nel Giardino dei Giusti di Gerusalemme), sta portando a termine, fra mille paure e peripezie, il salvataggio di una quarantina di ebrei di origine slava che, fuggiti dal campo di Asolo, si sono rifugiati sulla riviera riminese dodici mesi prima, il 13 settembre 1943. Una storia incredibile raccontata dal giornalista Emilio Drudi, per anni al Messaggero, originario della zona, in un libro bello, serrato, avvincente: Un cammino lungo un anno (Giuntina). Nello stesso volume, a pag. 77, Drudi si sofferma anche sulla strage dell’aeroporto di Forlì: 42 civili, di cui almeno 20 ebrei, massacrati fra il 5 e il 27 settembre senza una motivazione, senza che si potesse nemmeno prendere a pretesto una ritorsione o una rappresaglia. Praticamente finiti con un colpo alla nuca, sull’orlo delle buche create dalle bombe alleate. Quegli ebrei, tedeschi, austriaci e polacchi, erano stati salvati a Urbino, ma qui non hanno avuto scampo. A questo feroce epilogo dell’occupazione nazifascista all’aeroporto di Forlì lo stesso Drudi sta dedicando altre ricerche. Per non dimenticare. Perché Benito Mussolini non possa entrare ufficialmente nel marketing turistico aeroportuale.

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