1. Siccome su di lui, a ragione, saranno in molti ad esprimersi io lo farò sugli altri.
    Gli altri che gridano allo scandalo perché, loro, hanno rispetto e vogliono bene agli
    ebrei, quelli morti. Quelli che tutto l’anno vanno a braccetto con Hamas e l’Iran, che durante le manifestazioni se gli capita di passare per Lungotevere de’ Cenci lanciano oggetti e insulti verso il simbolo, così dicono, della finanza mondiale e che quando gli torna utile stanno dalla parte delle vittime, quelle già passate in predicato.
    Ipocriti che non vedono l’ora di piangere le prossime.

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  2. Non so se sia un OT, ma vorrei il tuo parere su questa faccenda: scusa e grazie!
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    Col suo attacco Moni Ovadia ricompatta gli ebrei

    2013/11/06Antisemitismo, Israele, ShoahTag:Corriere, Festival, Jewish and the city, Moni Ovadia

    Anche se l’articolo del Corriere recita il contrario, l’attore (vecchia conoscenza di Kolot) riesce a mettere d’accordo tutti e fa pubblicità gratuita al Festival rivelazione dell’anno. Andrebbe pagato (Kolot)

    Gian Guido Vecchi

    Per capire il clima basterebbe il commento di Walker Meghnagi, presidente della comunità ebraica di Milano, «non mi pare una grande perdita, non credo che nessuno piangerà dopo queste parole incoscienti e pericolose». Moni Ovadia ha deciso di lasciare la comunità, cui era iscritto «per rispetto dei miei genitori», accusandola d’essere diventata d’ufficio di propaganda» del governo israeliano. Intervistato dal Fatto quotidiano, ieri, ha parlato di «un veto» che «qualcuno» tra gli organizzatori avrebbe posto alla sua presenza nel festival di cultura ebraica Jewish and the city, che si è svolto a Milano dal 28 settembre all’1 ottobre. E questo «per le mie posizioni critiche del governo Netanyahu».

    Parole durissime, quelle del grande attore e drammaturgo, che parla degli insulti («traditore», «nemico del popolo ebraico») ricevuti sul suo sito «in gran parte da ebrei», persone che «diventano i peggiori nazionalisti» perché «qualcuno ha sostituito la Torah con Israele». Ai vertici della comunità, tra l’altro guidata da una «grande coalizione», le reazioni sono altrettanto dure.

    E arrivano, sul sito Moked, anche da esponenti della sinistra come Daniele Nahum, consigliere della comunità: «L’intervista è piena di falsità, suona come una ripicca per il mancato ingaggio al festival. Noi rappresentiamo l’ebraismo milanese e non siamo l’agenzia di nessuno». Ovadia, tra l’altro, parla della «mancata presa di posizione» dei vertici alle frasi di Berlusconi (su Mussolini che «fece anche cose buone») nel giorno in cui si inaugurava il memoriale della Shoah alla stazione Centrale.

    Il presidente Meghnagi respinge l’accusa al mittente, «condannai quelle parole in un’intervista al Corriere». Ma intanto Ovadia rivela che anche Gad Lerner lasciò la comunità milanese in quell’occasione: «Non trovarono le parole necessarie a stigmatizzare quello sproloquio. Quella scelta era l’unico strumento che avevo per esprimere, con discrezione, la mia delusione: sono rimasto iscritto nella bellissima comunità di Casale Monferrato».

    Ma il problema denunciato da Ovadia esiste? «In quella forma così esasperata riguarda lui, c’è gente che esulta perché se ne è andato ed è un atteggiamento greve e autolesionista si misconosce il grandissimo merito che ha avuto nella diffusione cella cultura ebraica», dice Lerner.

    Il regista Ruggero Gabbai, consigliere pd a Milano, premette: «Come ebreo di sinistra, non potrei immaginare di vivere in diaspora senza Israele, per noi è un’ancora di salvezza». Salvo aggiungere: «Temo che sia vera la storia degli insulti. Posso non essere d’accordo con le sue idee, ma Israele è una società pluralista e l’ebraismo ha sempre insegnato il confronto di idee: quella di Moni sarebbe una perdita grave». Più severo Guido Vitale, direttore di Pagine Ebraiche: «Non mi pare che nel mondo ebraico italiano manchi il confronto, quelli che se ne vanno sbattendo la porta hanno sempre torto. E non abbiamo bisogno di un nuovo Grillo, anche se più colto». Emanuele Fiano, già presidente degli ebrei milanesi e ora deputato del Pd, lancia un appello: «Chiedo a Moni di riconsiderare la sua decisione. E vorrei una comunità capace di accogliere il dissenso».

    Corriere della Sera 6.11.2013

    L’articolo del Fatto quotidiano con l’intervista a Moni Ovadia
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  3. Sai che anche io a leggere l’ennesima cavolata del CavOliere ho pensato che la frase “se questo è un uomo” acquista un nuovo significato? Io però per distinguerla da quella di P Levi direi: “se questo è un uomo?????”

    Riguardo invece a M O sono completamente in disaccordo col tipo del tuo link. Come si può pretendere che TUTTI gli ebrei abbiano una UNICA opinione sulla politica di Israele? A dire la verità, se fra tutti gli ebrei del mondo non ce ne fosse neanche uno a criticare Israele su un tema così chiaramente controverso come la sua politica per risolvere il conflitto con i palestinesi, allora credo che sarei quantomeno sconcertata.
    Si tratta di un tema fortemente discusso, è ovvio che ci siano opinioni discordanti anche fra gli ebrei, ed un buon diritto di ciascuno esprimerle.

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    • 1. Una cosa è avere un’opinione diversa, un’altra è cancellare i fatti, annullare un secolo di storia, capovolgere la cronaca per poter continuare ad avere una “opinione diversa”. Tu puoi trovare Napoleone simpatico o antipatico ma non puoi raccontare che è morto d’infarto a settant’anni in un bordello parigino. O meglio, puoi anche affermarlo, se ritieni che ciò possa dare un senso alla tua vita, ma non puoi aspettarti che io sia disposta a riconoscere dignità alla tua “opinione diversa”.
      2. Una cosa è criticare una determinata persona o entità per un determinato comportamento, un’altra è inventare menzogne per avere una scusa per criticare.
      3. Una cosa è non avere simpatia per Israele, un’altra è fare un tifo sfegatato per i terroristi, compresi quelli che entrano nelle case di notte per sgozzare i neonati nella culla.
      4. Fino almeno al 1997 il signor MO, pur non avendo mai nutrito alcuna simpatia per Israele (è sempre stata sua profonda convinzione che destino naturale dell’ebreo sia fare l’ebreo errante e che l’esistenza di una patria sia, per l’ebreo, cosa contronatura) era però perfettamente consapevole del fatto che tutte le radio arabe non facevano che strepitare giorno e notte “morte a Israele, morte agli ebrei”, e del fatto che queste radio si ricevevano in Israele, e del fatto che la maggior parte degli israeliani capisce molto bene l’arabo, e del fatto che era con questa realtà che Israele si doveva confrontare. Poi è scoppiata la cosiddetta seconda intifada e a partire da quel momento è diventato estremamente redditizio non solo vomitare veleno su Israele, ma anche schierarsi incondizionatamente dalla parte del terrorismo più spietato, e lui lo ha fatto.
      5. Tu lo hai conosciuto personalmente? Io sì: è un essere immondo, da ogni punto di vista.
      POST SCRIPTUM: interessante il fatto che tu parli di una “politica di Israele per risolvere il conflitto con i palestinesi”, quando in 65 anni si sono succeduti governi di ogni tipo, con orientamenti di ogni tipo, proposte di ogni tipo, atteggiamenti di ogni tipo, politiche di ogni tipo. Ed è perfettamente chiaro che il nocciolo della questione, per tutti i filopallestinari, è tutto qui. Tanto è vero che ignorate ostentatamente il fatto che fino al 1967 quel conflitto si chiamava “arabo-israeliano”, perché a nessun arabo era mai passato per la testa di definirsi “palestinese” (erano gli ebrei, fino a quel momento, ad essere definiti palestinesi), a nessun arabo era mai passato per la testa di riconoscere l’esistenza di una cosa chiamata Palestina, a nessun arabo era mai passato per la testa di volere la creazione di uno stato di Palestina. Tutto documentato nero su bianco da fonti arabe.

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      • Grazie per la risposta più che esauriente. Conosco M O per la pubblicità che gli fai tu, prima non ne avevo mai sentito parlare. Si trattava, nel mio discorso, di ribadire al post che tu hai linkato che negava per principio a tutti gli ebrei, non solo a MO, il diritto di avere una posizione critica nei confronti della politica di Israele. Ovviamente della politica nel momento a cui si riferisce la detta critica, per rispondere al punto 5.

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        • La critica del signor MO è rivolta a tutti i momenti: non ce ne sono che non meritino critica, né quando costruiscono né quando bloccano le costruzioni, né quando si rifiutano di liberare assassini né quando li liberano, né quando rispondono a un attentato né quando non rispondono. Israele è anche direttamente responsabile della morte di Arrigoni: lo sapevi? E Arafat, a differenza di TUTTI i governanti israeliani, era un autentico democratico: lo sapevi? Quanto al post di Gheula, il problema è esattamente quello che dice lei: le sceneggiate del signor MO istigano all’odio. E lo giustificano: visto e sentito coi miei occhi e le mie orecchie. E, ribadisco, non confondiamo la critica con ciò che critica non è: se ti dico che con quella gonna stava meglio la camicia che avevi ieri è una critica elegante; se ti dico che quella gonna con quella camicetta fa schifo è una critica rozza ma pur sempre critica; se ti chiamo faccia di merda è un insulto e basta, e se pretendo di spacciarlo per critica, magari addirittura legittima, mi sto qualificando da sola.

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  4. Ot, ma non troppo. Dove si compra ‘sto polonio? Potrebbe servire per un altro signore attempato, la cui morte naturale stenta purtroppo ad arrivare.

    Ma tornando ad Arafat, mi chiedo chi è che non ce la faceva più ad aspettare il suo decesso per raggiunti limiti di anzianità?

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      • Non ci credo e neppure lo escludo. E non escludendo mi chiedo se venisse confermato al 100% l’avvelenamento a polonio, cosa che ancora non è, perché farlo fuori, e non aspettare, visto che aveva ormai una certa età? Chi aveva questa fretta? Interessante è che A è morto prima di quel russo a Londra. Prima del russo, gli effetti del polonio erano sconosciuti. Chi l’ha usato pensava quindi di farla franca sia nel caso – presunto- di A. sia nel caso – accertato – del russo.

        Ho letto che in possesso del polonio ci sono tre stati, USA, Russia e I Perfidi Giudei nella fattispecie di Israele. Se possiedi qualcosa puoi anche regalarla, scambiarla o venderla a qualcuno. Il che aumenta le possibilità. E il piacere per la speculazione.
        Ma finora la cosa provata è solo che è stata ritrovata una quantità otto volte superiore al normale nel cadavere e nei vestiti. Ma non è provato che sia la causa di morte. Questo è ciò che dice il
        laboratorio svizzero.
        Siccome non capisco chi fosse così impaziente da non aspettare che la natura facesse il suo corso, ho elaborato una mia teoria che voglio proporre nei migliori siti complottisti. Arafat non è morto per il polonio, ma di vecchiaia o di gastroenterite. Ma prima di morire ha incontrato il povero russo e gli ha offerto un te al polonio. L’intelligence russa gli lo ha fornito per poter fare fuori il tipo inviso a Putin senza d’estare sospetti. Infatti se fosse stato Putin a offrire il te al povero russo, questi sarebbe stato almeno un po’ diffidente. Arafat invece gli ispirava fiducia, con quella dolcezza di nonnino in pensione, e questo gli è stato fatale. Resta da scoprire che cosa ha ricevuto Arafat dai russi per questo servigio reso a Putin.

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        • Ci sono parecchi conti che non tornano, a partire dal fatto che Arafat era andato a Parigi praticamente in fin di vita, e questo è un dato di fatto; che – questo credo non sia documentato ma ci sono molti indizi – è stato lasciato attaccato alla spina per molti giorni mentre moglie e compari discutevano sui miliardi di dollari di A da scovare e spartire, quindi la morte “definitiva” è avvenuta nel momento in cui hanno staccato la spina: l’avessero staccata prima, sarebbe morto prima; che al momento della morte – e moglie e compari erano tutti intorno a lui – nessuno ha parlato di avvelenamento o altro del genere; che il tempo di dimezzamento del polonio è talmente breve che per trovarne tracce addirittura consistenti dopo nove anni, avrebbe dovuto averne addosso tonnellate, e avvelenare chiunque si trovasse nel raggio di un chilometro; che il polonio riduce così.
          Quanto alla tua teoria, c’è solo un piccolo problema: Litvinenko è morto esattamente due anni DOPO Arafat.
          PS: questo l’hai visto? E questo?

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        • Mi chiedo dove Barbara trovi la pazienza per risponderle sig.ra Uff.
          Spero vivamente non creda nemmeno lei alle teorie che racconta.
          Un piacere personale: la definizione “perfidi giudei” non la usi neanche in senso ironico visto che non mi ha fatto ridere.

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        • Il fatto è che “perfidi giudei” non è ironico. Lo sarebbe se il seguito del discorso fosse a favore di Israele. Ma non lo è.
          Che è successo, dunque? Uff è razzista? ma no: semplicemente non sa usare l’ironia. Ha colto che l’espressione è usata di solito in modo ironico, e ha pensato che mantenesse questa caratteristica in qualunque contesto.
          E’ un fenomeno generalizzato su web, e noi nel nostro blog raccogliamo giornalmente carrettate di questa goffaggine.
          Milioni di persone che fino all’avvento di internet non mettevano mai per iscritto i loro pensieri, se non su una cartolina mandata durante un viaggio a Parigi (“cari saluti e un abbraccio, zietta”) si sono scoperti commentatori di qualunque cosa e -ahinoi- pure polemisti politici. I più raffinati cercano di fare anche uso di figure retoriche: con risultati necessariamente approssimativi, e spesso controproducenti.

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