IO SONO MALALA

Il fatto è che noi (io, per lo meno, ma probabilmente non solo io) il nome di Malala lo abbiamo sentito per la prima volta quando i talebani le hanno sparato in faccia, ma in Pakistan la conoscevano tutti, perché da anni Malala, insieme al padre, si batteva per il diritto allo studio, soprattutto per coloro ai quali tale diritto veniva (e viene) ostinatamente negato, ossia le bambine. Da anni parlava e scriveva, da anni teneva conferenze, di fronte a giornalisti, di fronte a politici, alla radio, alla televisione, in internet. E da anni sapeva di essere nel mirino degli estremisti; ciononostante non ha mai pensato, neanche per un momento, di tirarsi indietro, di smettere di condurre una battaglia che sapeva giusta.
Il libro è la storia di questa battaglia e, contemporaneamente, la storia di una famiglia (con un padre che, alla nascita di una femmina, impone a tutti lo stesso comportamento e gli stessi rituali che se fosse nato un maschio) e la storia del Pakistan. Il libro è diario e racconto e denuncia e storia e lucidissima – e incredibilmente matura – analisi sociale e politica. È un libro bello e commovente, consapevole e straordinariamente istruttivo, che andrebbe inserito in tutti i programmi scolastici e imparato a memoria, e del quale voglio lasciarvi una sola, grandissima, perla di saggezza:

Se si vuole risolvere una disputa o uscire da un conflitto, la primissima cosa da fare è dire la verità. Perché se hai mal di testa e al medico dici di avere mal di stomaco, come potrà aiutarti? Bisogna sempre dire la verità. Perché la verità elimina la paura.

(E questa andrebbe fatta imparare a memoria a tutti quei politici che hanno la responsabilità di gestire le cose del mondo). E poi un disegno, eseguito da Malala all’età di 12 anni, che rappresenta il suo ideale di società:
malaladisegno

Oggi è il 10 novembre, giorno che è stato decretato da Gordon Brown come Malala day. Nessuno di noi farà qualcosa di speciale per celebrare questo giorno, ma cerchiamo di fare almeno ciò che è in nostro potere: ricordare questa straordinaria ragazza nei nostri blog, siti, forum, pagine FB, e dare voce a chi ancora non ce l’ha.

Malala Yousafzai, Io sono Malala, Garzanti
iosonomalala
barbara

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  1. A me la fece conoscere mia figlia, che della figura di Malala è innamorata. E poi, non dimentichiamoci che il Pakistan a dato i natali anche a donne come Benazir Bhutto.

    “Se si vuole risolvere una disputa o uscire da un conflitto, la primissima cosa da fare è dire la verità. Perché se hai mal di testa e al medico dici di avere mal di stomaco, come potrà aiutarti? Bisogna sempre dire la verità. Perché la verità elimina la paura.”: è il mio principio da sempre, nelle questioni personal, aziendali, politiche e sociali: “se hai mal di testa e al medico dici di avere mal di stomaco, come potrà aiutarti?”.

    Eppure, tutti continuano a dire di avere il mal di pancia, o di stare bene, e finché la traballante struttura sta in piedi, possono permettersi di andare avanti così.

    Quando poi tutto crolla, cercano prima di tutto di salvare la propria pellaccia, poi cercheranno un’imprevedibile causa esterna che continuerà a sottrarli alle proprie responsabilità.

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    • Di Benazir parla parecchio, Malala. Io però non la metterei in termini di “il Pakistan ha dato i natali anche a donne come”: Benazir è stata l’unica, e ha potuto fare quello che ha fatto unicamente perché era figlia del padre della patria Ali Bhutto, e quando, appena rientrata in patria, ha deciso di mettersi in politica, per poterlo fare è stata obbligata a sposarsi perché altrimenti, nonostante l’illustre paternità, non avrebbe potuto muovere un solo passo.
      Quanto alla questione della verità, è una tragica realtà che vediamo quotidianamente anche – tra tutte le altre – nella questione che più ci sta a cuore: sappiamo benissimo che il problema è il mal di testa ma continuano a raccontare che il problema è lo stomaco, e a darsi un gran da fare a curare quello lasciando che la testa vada, nel frattempo, in malora.

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  2. Qualunque tuo impegno, qualunque cosa tu scriva, Barbara, meriterebbe di essere diffuso, a maggior ragione quando una battaglia di civiltà è così palesemente condivisibile. In certe cause sembra inammissibile un’eventuale dissenso, una contrapposizione di parte … eppure …. senza necessariamente essere talebani.

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    • Già, eppure. Quante dobbiamo sentirne ogni giorno, a proposito dei matrimoni forzati in età infantile, a proposito di mutilazioni genitali, a proposito di schiavizzazione delle donne, di “ma è la loro cultura” e “ma noi con che diritto” e “noi che abbiamo le ragazze mezze nude per strada e le veline in televisione e le zoccole in parlamento”.

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  3. Pingback: MALALA DI NUOVO IN PERICOLO | ilblogdibarbara

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