ORMAI È TUTTO UN AUSCHWITZ

Abbiamo i figli del miliardario che si sentono perseguitati come gli ebrei nella Germania nazista.
Abbiamo la ditta francese che chiama spiritosamente il suo nuovo detergente Cyclone B.
Abbiamo i motteggiamenti sulla scritta ARBEIT MACHT FREI per protestare contro un provvedimento dell’ENAC
Scritta-aeroporto-treviso
o per denunciare una fame a Gaza mai esistita.
la fame rende liberi
Abbiamo le fermate dell’autobus (all’aperto!) in cui qualcuno fuma, che diventano camere a gas.
in camera a gas
camera a gas
E ora abbiamo anche il presidente della regione Toscana che dice la sua in merito alla tragedia di Prato (per la quale mi sembra doveroso precisare che le inadempienze sono tutte italiane, ma l’organizzazione, le regole stabilite e gli interessi sono interamente cinesi): “Qui – ha detto – i lavoratori vivono e lavorano in soppalchi che ricordano quelli di Auschwitz”.

Alla fine verrà fuori che hanno ragione quelli che ci raccontano che Auschwitz era un ameno luogo di vacanza in cui gli ebrei stavano quasi meglio dei tedeschi. Perché sarà sicuramente brutto il negazionismo, ma la banalizzazione della Shoah è molto, molto più pericolosa.
scarpe-Auschwitz
barbara

    • Sì, è quello. Se uno ti dice le camere a gas non sono mai esistite, o ” Ad Auschwitz ne sono morti meno che a Chappaquiddick” lo mandi affanculo e gli giri le spalle, ma questo paragonare i propri fastidi quotidiani alla Shoah – che fa altrettanto orrore ma non ha lo stesso impatto emotivo del negazionismo – rischia di finire per indurre a considerare la Shoah alla stregua di un fastidio quotidiano. E penso anche a Pannella che si esibisce con la stella gialla per denunciare una qualche vera o presunta discriminazione

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    • A leggere e a rassegnarci. A leggere e a non reagire. Anche perché quando reagisci ti senti dare dell’esagerata, della fissata, della paranoica, dell’esaltata, e così, anche se sei indignata e inorridita, tante volte finisci per lasciar perdere.

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    • E ho messo solo quelli che avevo in mente senza doverci pensare, ma se ci pensassi un po’ sicuramente me ne verrebbero in mente chissà quanti altri. Già adesso mentre rispondevo, vedendo i post correlati proposti da wordpress, anche se quello linkato qui è un altro, mi è tornata alla mente la stella gialla di Pannella.

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      • In effetti ti sei dimenticata dei cani randagi in Romania. O della situazione di cani e gatti in Cina.
        Però trovo che sei molto severa con il presidente della reg Toscana. Per quanto ne capisco della situazione degli immigrati cinesi non si tratta di piccoli fastidi quotidiani. L’immagine dei dormitori di un campo di sterminio è o dovrebbe essere qualcosa che ognuno conosce e può essere utile per fare capire che non di tratta di ostelli della gioventù.
        Invece il sindaco di Dorgali ha detto una cosa un pochino da ignorante. E detto ciò, senza avere la più pallida idea a che parte appartengano i due politici sopracitati, vado per curiosità a controllare su wiki.

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        • Vero, i cinesi vivono in condizioni veramente disumane. Però sono venuti per scelta – che magari sarà stata una scelta più o meno obbligata e non libera, ma comunque non sono stati deportati. E coloro che li sfruttano per interesse personale sono altri cinesi. Che oltretutto con questo sistema danneggiano pesantemente il nostro mercato nazionale. Comunque sulla questione dei “piccoli fastidi personali” hai ragione, la cosa si applica alle altre cose, non a questa.

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      • La vita è bella: Anche io ero rimasta basita dalla dalla riproduzione del campo di sterminio. Poi sono venuta a sapere che si trattava invece di un campo di concentramento in Italia, di quelli dove i deportati passavano alcuni giorni prima di essere trasportati allo sterminio. Se non ricordo male non è neanche stato riprodotto, le scene sono state girate direttamente lì. E il campo si dovrebbe trovare dalle tue parti, Barbara, in Trentino credo, oppure nella zona di Trieste.

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        • La storia del film comunque racconta della deportazione in un campo di concentramento in Germania, quindi se lo ha girato in un qualsiasi posto che non sia un campo di concentramento tedesco, o nella ricostruzione di un campo di concentramento tedesco, questo non fa che aumentarne la falsità. Qui in Alto Adige, poi c’è stato il campo di transito di Gries, a Bolzano, in cui sono successe cose terribili (e che oggi, in ogni caso, non esiste più, quindi sicuramente non è stato girato qui), e a Trieste c’era San Sabba, che era un campo di sterminio in piena regola.

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      • Sono andata a googlare “Dorgali ebrei” per via del paragone del sindaco.
        E ho trovato questo:

        http://lanuovasardegna.gelocal.it/nuoro/cronaca/2013/01/19/news/noi-sardi-abbiamo-tutti-una-goccia-di-sangue-ebreo-1.6381171

        Non so se è vero, ma mi piace crederci. Anche se escludo che anche uno solo dei “lubrei” (termine ancora usato in quell’ area con un significato dispregiativo, tipo vagabondo o giù di lì) abbia avuto occasione di riprodursi con una pellita.
        Gli schiavi ad metalla non godevano di libera uscita e le loro condizioni sì che possono essere paragonati ad Auschwitz senza iperboli.

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        • Sulla condizione degli schiavi ad metalla non ho abbastanza informazioni da poter dare giudizi e stabilire paragoni (di nobili matrone attratte dal gusto del proibito, comunque, ce ne sono sempre state, se di sangue vogliamo parlare); sul discorso del sindaco invece posso dire che fra tutti gli esempi riportati, quello è in assoluto il più assurdo, dato che il parallelo secondo lui sta nel fatto che non hanno soldi disponibili per riparare i danni e quindi per ripararli saranno costretti a violare le regole. Chiamarlo ritardato è un insulto ai ritardati normali.

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        • Le matrone stavano a Roma, ancora piu irraggiungibili quindi, le sarde pellite in Sardegna.

          Per quanto riguarda l’efficienza nello sterminare gli indesiderati, quali erano gli schiavi destinati ad metalla, ti posso dire che gli antichi romani li puoi considerare i maestri dei nazisti.

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  1. Risposta per la vita è bella:

    Guarda che non è così, anche io avevo pensato, come probabilmente chiunque, che volesse rappresentare un campo di sterminio all’estero. Invece la parte finale è ambientata proprio in un campo di italiano, “di transito”. Infatti sono tutti italiani (a parte i tedeschi) e manca la situazione postbabelica che aggravava le condizioni dei campi di sterminio rendendo difficile la comunicazione.

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      • Una piccola correzione “personale” al fatto che tutti sono arrivati in Germania o Polonia: mia nonna e’ stata rinchiusa nel campo di Bolzano. Tuttavia non e’ arrivata in Germania: si e’ salvata perche’ quando era gia’ sul treno diretto in Germania la ferrovia e’ stata bombardata, impedendo la partenza del treno. E cosi’ e’ stata liberata da Bolzano alla fine della guerra.

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        • Penso che sia proprio quello che vuole raccontare il film. Io so solo che quando ho saputo che si trattava di un campo di transito i conti d’improvviso mi tornavano.
          Ma dovrei rivedere il film che non vedo da quando era uscito. quando era uscito il film devo confessare che non sapevo neanche dell’esistenza dei campi appositi di transito, sapevo di lunghi pubblici di raccolta tipo le scuole.

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        • Uff: io il film mi sono ben guardata dal vederlo (per la serie “non l’ho visto e non mi piace”) ma, come puoi vedere dal link che ti ho messo, si parla di Germania. Non è questione né di ricordi né di impressioni né di interpretazioni. Loro ERANO IN GERMANIA.

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  2. È appena tornata mia figlia, che ha visto il film l’anno scorso perché lo voleva come regalo di natale (sì, sono moooolto orgogliosa di mia figlia). Le ho chiesto: ti ricordi se il campo di concentramento era in Italia o in Germania?
    IN ITALIA! Spara lei senza esitazione.
    Sicura?
    PENSO DI SÌ… PERCHÉ?
    Ma da cosa l’hai capito?
    PRIMO PERCHÉ NON VIAGGIANO A LUNGO. E POI QUANDO ARRIVANO SONO TUTTI ITALIANI E CERCANO FRA DI LORO QUALCUNO CHE SA IL TEDESCO.

    Sono sicura che mia figlia non sa niente dei campo di transito, ma ha una memoria e intelligenza un pochino superiore alla media (già detto che sono orgogliosa di lei). Eppure ha capita che erano in Italia. A differenza di molti che non l’hanno capito. Tu sei scusata, perché il film non l’hai nemmeno visto.

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    • Dalla pagina linkata sopra:
      Ma proprio il giorno del quinto compleanno di Giosuè, Guido e suo figlio insieme allo zio Eliseo vengono deportati in un Lager in Germania. Dora corre alla stazione e riesce a convincere un ufficiale nazista a farla salire sullo stesso treno dei deportati. All’arrivo nel campo, gli uomini e le donne vengono immediatamente separati, e lo zio Eliseo viene destinato immediatamente alla camera a gas [in Italia non ci sono mai state camere a gas] in quanto troppo anziano per lavorare.

      Senza offesa, se qui c’è qualcuno di analfabeta, quella non sono io.
      Quanto alla “testimonianza” di tua figlia: secondo voi per presentare un viaggio di sei giorni dovrebbero fare sei giorni di riprese? E per la storia che dura sei anni dovrebbe durare sei anni il film? E mi astengo educatamente dall’aggiungere commenti sulla sua intelligenza superiore.

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      • per il tuo link: guarda anche sotto “produzione” (wikipedia…non sempre affidabile e alle volte contraddittoria)

        Per quanto riguarda l’intelligenza superiore: in effetti dovresti pensarci un attimo prima di continuare a parlare di qualcosa che non conosci.

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        • Nel senso che non conosco tua figlia? Beh, io so che è stata cresciuta da una mamma che le ha fatto studiare che gli ebrei usano mangiare zuppa di prepuzi, e già questo da solo mi pare che sia un sufficiente indizio. A parte questo, sinceramente, non mi sembra che le sue risposte denotino grandissima lucidità e intelligenza, e soprattutto logica. A parte questo la sua risposta non ha alcun valore in quanto viziata da una domanda formulata in modo tale da contenere già la risposta e offrendo oltretutto due sole possibilità quando in realtà le possibilità sono enormemente più numerose (Italia, Austria, Germania, Olanda, Polonia, Cecoslovacchia, Croazia…). A parte questo, nel film ci sono le camere a gas, il che, qualunque sia il grado di affidabilità di Wikipedia, ESCLUDE ogni possibilità che il campo sia in Italia. A parte questo, ragazza mia, se non gradisci commenti sull’intelligenza di tua figlia, tocca a te evitare di servirli su un piatto d’argento.

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    • sìcaravabenehairagione, in Italia abbiamo avuto un fottìo di campi con le camere a gas quindi il film si svolge in Italia, elementare Watson, chiunque conosca il film la vita è bella sa perfettamente che in Italia abbiamo avuto un fottìo di campi con le camere a gas e che quindi il film si svolge in Italia, elementare Watson. E grazie per la tua sconfinata cortesia, mi sento sprofondare dalla riconoscenza, guarda, passerò la notte a pregare per te per sdebitarmi.

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      • Non mi devi ringraziare. La cortesia è qualcosa che sento di dovere dare prima di tutto a me stessa e in quante più circostanze possibili.
        Però gli ultimi post sono la dimostrazione che con te i toni finiscono sempre per accendersi, anche quando siamo basilarmente d’accordo.
        Riassunto: tu hai detto che il campo d c della VITA È BELLA non rappresenta Auschwitz. Io ho risposto che anche io l’avevo pensata così finché non avevo scoperto che voleva rappresentare un campo di transito. Cosa confermata da alcuni dettagli sopra elencati e dall’articolo di Wiki (che però si contraddiceva poco prima). Delle camere a gas nel film io non mi ricordo, ma come ho detto all’inizio non mi avrebbero stupito, perché io pensavo che fosse un campo d c all’estero (ed ero appunto rimasta basita). Per quale motivo il tuo tono diventi sempre più aggressivo (e non è la prima, nè la seconda, nè la terza volta) non me lo so spiegare, ma ho notato che poche volte riesci ad accettare senza alzare la voce chi non la pensa al cento per cento come te.
        Ma, e qui abbiamo di nuovo l’aspetto positivo, coinvolgendo in queste discussioni stimoli la ricerca. Per esempio sui campi di transito, di cui sapevo ben poco.
        Comunque segui il mio consiglio: cerca di doverti pure tu un po’ di cortesia.

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        • Amen. E che la pace del Signore ti accompagni, come spero che avrà accompagnato il povero zio di Guido che, appena arrivato al campo di concentramento è stato mandato direttamente alla camera a gas perché troppo vecchio per lavorare.

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        • Questo zio però avrebbe potuto chiamare la figlia di Uff, che avrebbe spiegato alle SS che, trattandosi di campo di transito, non potevano metterlo nella camera a gas. Lo dico sempre: se sei in difficoltà, rivolgiti a qualcuno di intelligenza un pochino superiore alla media.

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        • Sì, lo so che a te e a quelli come te sembra che io non tolleri opinioni diverse dalle mie – e la cosa interessante è che questa bizzarra opinione viene regolarmente fuori in situazioni in cui di opinioni non c’è neanche l’ombra. Comunque no, non ho nessun problema con le opinioni diverse dalle mie – a meno che qualcuno non voglia reinventare il significato del termine “opinione”. No, quello che proprio mi fa sbarellare è l’ottusità, e tu ne sei una stella di prima grandezza.
          Spero che apprezzerai la pacatezza con cui mi sono espressa, senza aggressività e senza alzare la voce.

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      • Se non capisco, non è copincollando i commenti già visibili che mi si mette in condizione di capire meglio. Faccio comunque presente che, dato il tono imperioso con cui ero stato apostrofato, avevo fatto atto di sottomissione, utilizzando una lingua che si presta particolarmente sia a dare ordini che a manifestare ubbidienza. Führer vuol dire “guida”, e il fatto che sia maiuscolo dipende da una particolarità della lingua tedesca.
        Il kapò, invece, non mi pare di averlo nominato.

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