L’ISOLA DEL GIORNO PRIMA

Il troppo stroppia, lo dicevo sempre ai miei scolari: ragazzi, non lasciatevi attrarre dalla tentazione di dire tutto quello che sapete su un argomento per mostrare quanto siete bravi, perché l’unica cosa che ne può venire fuori è una schifezza terrificante. E questo libro di Eco è la prova più lampante di quanto avessi ragione. Qui c’è troppo di tutto: interminabili infilate di parole dotte e inusuali, interminabili infilate di pagine di disquisizioni teoriche praticamente sul nulla, interminabili infilate di pagine di dettagli sui meccanismi degli oggetti via via incontrati (che non riescono, comunque, a far capire come diavolo siano fatti), interminabili infilate di pagine di elucubrazioni che più contorte non si potrebbe immaginare (leggi: seghe mentali), interminabili infilate di pagine che raccontano una storia che non è mai avvenuta ma che il protagonista immagina possa avvenire intorno al suo fratellastro che lui sa benissimo non essere mai esistito… Dove la parola chiave è “interminabili”. Nel senso che proprio non riesci a terminarle, all’inizio ci provi, ti impegni, ti sforzi, ce la metti tutta, ma alla fine ti devi arrendere all’evidenza: non è nelle possibilità umane leggere fino in fondo quella roba, per cui dopo un po’ prevale il senso pratico, e quando arrivi all’inizio di uno di questi brani guaniformi, prendi e salti, mezza pagina, una pagina, quattro pagine… Il tutto per raccontare una specie di storia senza capo né coda, fabbricata (è l’unica spiegazione che si riesce a trovare) come pretesto per mostrare quanto è bravo e quante cose sa.
In una recente occasione, pur lasciandolo chiaramente capire, avevo evitato di usare direttamente l’espressione, ma qui è proprio impossibile evitarla: questo libro è una cagata pazzesca.

Umberto Eco, L’isola del giorno prima, Bompiani
isolagiornoprima
barbara

    • Il fatto è che poi è proprio di una noia mortale. Il cimitero di Praga non l’ho letto perché convinta dalla recensione di Ugo Volli. Il nome della rosa, dato che è diventato immediatamente un libro cult – con mezza Italia che gridava al capolavoro del secolo per non dire del millennio, e l’altra mezza che lo definiva una montagna di merda – e io non amo le mode in nessun campo, l’ho letto molti anni dopo, quando non ne parlava più nessuno. L’ho trovato un buon libro, scritto bene da una persona di grande cultura, senza arrivare a gridare al capolavoro (orribile invece il film, che banalizza tutto in maniera indecente). E ho apprezzato anche Il pendolo di Foucault, dove si dimostra che una stessa serie di elementi può essere letta come prova di un complotto planetario o come la lista della lavandaia. Questo qui comunque è veramente tempo buttato via, non dà assolutamente niente.

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  1. Mi dispiace ma sono contro gli assolutismi. Ogni bravo autore ha i suoi alti e basi. Io ritengo il nome della rosa un gran libro ed il film fatto molto bene, per quanto un film possa esere basato su un libro del genere. Il cimitero di Praga va letto, per essere criticato. Sul pendolo di Focol sospendo il giudizio perché ancora non letto,

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    • E’ esattamente quello che ho detto: Il nome della rosa è un buon libro (=alti), L’isola del giorno prima fa cagare (=bassi). Il cimitero di Praga NON l’ho criticato, ho detto che non ho intenzione di leggerlo: non credo sia la stessa cosa. Nel film Il nome della rosa, quello che nel libro è un delicatissimo incontro d’amore contrappuntato dai versi del Cantico dei Cantici diventa una squallida sveltina; quello che nel libro è un geniale ragionamento che parte da un ciuffetto di peli neri su un rovo lungo il sentiero e arriva alla fuga del cavallo di nome Morello, diventa un uomo che corre al cesso e poi ne esce rilassato dopo avere pisciato: se non è banalizzazione questa non so cos’altro lo possa essere. Per non parlare della discussione se Gesù Cristo fosse o no proprietario dei vestiti che indossava: vedendo solo il film sfido chiunque a capire che il tema della discussione era se in Italia dovesse comandare il papa o l’imperatore.

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  2. Beh, per una volta presenti un libro che non mi fa pensare che e’ peccato non faro’ in tempo a leggerlo (il mio ritmo di lettura e’ mooolto inferiore al tuo…) o che non abbia la possibilita’ di procurarmi.
    Il libro “Il nome della rosa” l’ho letto negli anni 80; all’inizio pensavo di mollarlo perche’ non riuscivo a andare avanti, poi ho deciso di fare un’ultima prova. non sono piu’ riuscita a metterlo giu’ fino alla fine e mi e’ piaciuto molto.

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  3. Il film credo di averlo visto prima di leggere il libro e non lo ricordo piu’ che tanto, salvo poche scene. Ma e’ molto difficile in generale secondo me che un film riesca a rendere e anche sono a avvicinarsi alla qualita’ di un buon libro, e ricordo al massimo un film che ho visto e ci si avvicina (La storia infinita – ma solo la prima parte). In altri casi mi sono rifiutata di vedere il film per non rovinarmi il piacere procurato dal libro!

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    • Come ho già detto altre volte, trovo Il dottor Zivago meglio nel film che nel libro; poi mi è stato detto che è fatto bene Qualcuno con cui correre, che taglia tutta la parte noiosissima e anche abbastanza sconclusionata della storia della monaca. La storia infinita l’ho visto coi miei scolari ed è fatto in modo splendido, solo che arriva esattamente a metà, vale a dire che manca tutto ciò che a questa storia dà un senso.

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      • Il libro Dottor Zivago non l’ho letto, ho visto il film secoli fa quindi non posso pronunciarmi. E sono d’accordo che ci sono eccezioni. La storia infinita esatto, arriva a meta’, prima ho visto il film (che mi e’ piaciuto), poi letto il libro (che mi e’ piaciuto non meno) e poi visto il secondo film. Tanto bene e’ fatto il primo film – altrettanto male e’ fatto il secondo, nel quale prendono un fatto solo su tantissimi e tutto il film hira intorno a questo, rovinando completamente la storia!

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  4. “…non lasciatevi attrarre dalla tentazione di dire tutto quello che sapete su un argomento per mostrare quanto siete bravi…”

    scusa se mi permetto: secondo me incorri in un errore di proporzioni.
    Il fatto è che EcoIlSommo lo sta seguendo, il tuo consiglio; per quanto si attardi e si dilunghi Lui ne sa fra le due e le quattro volte di più, ma lo tiene per sé.

    (se a qualcuno dovesse interessare, il mio è “Baudolino”)

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  5. E ora dico anch’io la mia, dopo aver provato a leggere l’isola, baudolino e il cimitero, e dopo aver letto fino alla fine ma con grandi sforzi e con poco piacere Il pendolo: secondo me il nome della rosa non l’ha scritto lui! Altro che alti e bassi!

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  6. Il nome della rosa è il libro che mi ha convinto a leggere gli altri,l’isola del giorno prima quello che mi ha convinto che Eco non sia più da leggere,comunque nella sequenza dei suoi libri si può evincere l’aumento di pressione dell’aria all’interno del pallone nel corso del tempo,non leggo il cimitero di Praga perchè temo l’esplosione….

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    • Sì, anch’io ho fatto un ragionamento più o meno analogo. Poi c’è una cosa interessante: dopo avere scritto il post, per curiosità sono andata a cercare recensioni in rete per vedere se sono solo io ad averlo trovato indigeribile, e ho trovato che una metà dicono esattamente quello che dico io, e anche più o meno con le stesse parole, tranne la frase conclusiva; l’altra metà spiegano che è un libro eruditissimo e raffinatissimo prodotto da un autore coltissimo e raffinatissimo e che quindi non è da tutti capirlo e coglierne l’immensa grandezza. Quindi se a noi il libro ha fatto schifo, è colpa nostra.
      Il rischio di esplosione – o magari anche di implosione, va’ a sapere – credo sia effettivamente abbastanza concreto.

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  7. Io ho letto a suo tempo Il nome della rosa e mi era piaciuto molto; poi ho tentato di leggere Baudolino e Il pendolo: non solo non ce l’ho fatta, ma mi sono convinta a non leggere più niente di Eco.
    P.S. L’ipotesi che Il nome della rosa non l’abbia scritto Eco, mi sembra altamente plausibile

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  8. Il nome della rosa è stato fatto con una certa attenzione al lettore limitando l’egocentrismo infinito dle professore alle parti in latino,che si saltavano a piè pari,nel pendolo di focault già cominciava a parlare ad una cerchia limitata di persone che “lo meritano”,baudolino ritorna un po’ al nome della rosa,ma con molta meno attenzione alla comunicazione con il lettore,chè ormai lui è il grande Eco(sarà stato un urlo forte!),l’isola del giorno prima è un libro per gli eletti,fino a metà speravo che non andasse a parare dove poi è andato a parare…che siamo tutti troppo stupidi per apprezzare la geniale verità della sua parola,se tanto mi da tanto il cimitero di praga è un opera assertiva della sua definitiva assunzione nell’olimpo degli dei….e dire che è l’idolo di mia cugina,non lo capirò mai!

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