SABRA E CHATILA

Ritengo utile riproporre oggi questo mio post di quasi otto anni fa. Non perché mi immagini che fra gli antisemiti odiatori di Israele esista ancora qualche disnformato in buona fede da provvedere a informare, ma unicamente per sbattere loro in faccia la loro schifosa malafede, la loro schifosa disonestà, la loro schifosa ignominia.

Se dico Sabra e Chatila tutti sapete di che cosa sto parlando, vero? Magari non sapete che a perpetrarla sono stati i cristiani maroniti guidati da Ely Hobeika e credete che siano stati gli israeliani. Magari non sapete che delle tre commissioni d’inchiesta (del governo libanese, della Croce Rossa, del governo israeliano) quella israeliana è stata la più severa. Magari non sapete che 400.000 israeliani (circa il 10% dell’intera popolazione israeliana dell’epoca) sono scesi in piazza per protestare contro la sia pure indiretta responsabilità israeliana e non un solo arabo è sceso in piazza per protestare contro la diretta responsabilità dei maroniti al soldo della Siria. Forse non sapete che Sharon, a causa della strage di Sabra e Chatila, è stato allontanato dalla politica attiva e ne è rimasto fuori per quasi un ventennio mentre Ely Hobeika, per merito della strage di Sabra e Chatila, è stato premiato con un importante ministero. Forse non sapete che Robert Hatem, guardia del corpo di Hobeika, ha scritto un libro intitolato From Israel to Damascus in cui rivela tutti i retroscena sull’azione e sui mandanti e che il libro è stato bandito dai paesi arabi ed in particolare dal Libano con un’ordinanza del ministro per l’informazione Anwar El Khalil. Forse non sapete queste cose ma sapete comunque, se dico Sabra e Chatila, di che cosa stiamo parlando.
Bene. E se ora dico l’«altra» Sabra e Chatila, quanti di voi mi sanno dire di che cosa stiamo parlando? Perché c’è stata un’altra Sabra e Chatila, di cui nessuno parla mai: lo sapevate? Naturalmente non mi permetto di insinuare che il motivo per cui nessuno ne parla abbia a che fare con la circostanza che Israele questa volta non vi ha avuto niente a che fare: sarebbe stupida dietrologia; forse, anche, sarebbe disonestà intellettuale, come dice ogni tanto qualcuno da queste parti. Sta di fatto che quella volta Israele non c’entrava e che nessuno parla dell’altra Sabra e Chatila. Al punto che anche in internet le notizie sono scarsissime (e ringrazio il prof. Emanuele Ottolenghi che mi ha cortesemente aiutata a trovare alcuni dettagli che mi mancavano per costruire questo post). Informo dunque chi non lo sa e ha voglia di saperlo che le milizie sciite filosiriane di Amal hanno bombardato i campi di Sabra, Chatila e Burj el-Barajneh per tre anni, in quella che è ricordata come la guerra dei campi. Il culmine venne raggiunto nel corso di tre cruentissime battaglie: la prima il 19 maggio 1985, in cui praticamente tutte le case nei campi vennero ridotte in macerie e si riporta che alcuni abitanti si ridussero a mangiare ratti, cani e gatti. Vi furono persino richieste di permessi alle autorità religiose di mangiare i morti (e non ricordiamo, all’epoca, vignette satiriche sui responsabili della fame dei palestinesi). Scrisse il corrispondente di Pity the Nation, Robert Fisk: «La distruzione di Sabra è così grande che fra chi non viveva nel sottosuolo, ben pochi sono sopravvissuti. Il modo in cui Amal e i palestinesi hanno combattuto nei corridoi dell’ospedale per anziani mentre i pazienti erano ancora lì indica che nessuna delle due parti si preoccupa troppo per i civili presi nel fuoco incrociato. Il modo in cui i palestinesi costruiscono le loro case sopra i bunker rende inevitabile la morte di civili. […] Se chiedete quanti combattenti hanno, rispondono che tutti i palestinesi sono combattenti, uomini, donne e bambini. Ma poi strillano se una donna o un bambino viene ucciso». Si ignora il numero esatto dei morti, ma si ritiene che sia stato molto alto. La seconda cruenta battaglia (preceduta e seguita da altri scontri di minore entità e dall’assedio di Burj el-Barajneh, che impediva agli abitanti di uscire e alle provviste di entrare) si svolse un anno esatto dopo la prima, il 19 maggio 1986 e la terza il 29 settembre 1986. Alla fine della guerra il governo libanese ha riportato che il numero totale di vittime di queste battaglie è stato di 3.781 morti e 6.787 feriti, cui vanno aggiunti circa 2.000 palestinesi uccisi nelle lotte interne fra le varie fazioni, ma si ritiene che il numero reale sia più alto perché migliaia di palestinesi non erano registrati in Libano, e nessun ufficiale poteva entrare nei campi, cosicché non tutte le vittime potevano essere contate.
Può forse valere la pena, visto che siamo in tema, di ricordare anche che cosa ne è stato dei profughi palestinesi nei campi del Libano dopo la fine della guerra civile (guerra, non dimentichiamolo, scatenata dai palestinesi, che ha provocato – si calcola – circa 160.000 morti, la cancellazione di moltissime comunità cristiane e la distruzione della più bella, ricca e civile nazione del Medio Oriente). Ce lo racconta Stefano Liberti in un reportage pubblicato sul Diario di Enrico Deaglio: «Al termine di questa guerra l’agglomerato di Sabra non esisteva più e il governo libanese decise di proibire ogni costruzione al di fuori del perimetro originario di Chatila, impedendo quindi alle migliaia di abitanti delle zone esterne di rimettere in piedi le proprie case. […] Nel 1996 il governo libanese ha varato un’ulteriore legge che vieta l’ingresso in tutti i campi profughi di qualsiasi materiale da costruzione: mattoni, vetri, cemento. I più disperati si sono ridotti a vivere sotto le macerie o nei garage sotterranei distrutti». Quello instaurato dal governo filosiriano di Beirut nei confronti dei quattrocentomila rifugiati palestinesi è, secondo il Diario, un «regime di apartheid»: ai profughi è proibito di esercitare ben settantacinque tipi di professione («da quella di ingegnere ad altre meno qualificate come lavavetri o muratore») ed è negato il diritto di voto. Pochi mesi fa è stata approvata una legge che permette a tutti gli stranieri di avere proprietà in Libano. Tutti, tranne i palestinesi. «È nel loro interesse – sostengono le autorità di Beirut -, non vogliamo che perdano la spinta a tornare nella loro terra».
Non ricordiamo risoluzioni Onu contro la politica antipalestinese del Libano. Non ricordiamo marce di protesta contro questo regime di apartheid. Non ricordiamo bandiere libanesi bruciate. Non ricordiamo boicottaggi contro università e istituzioni libanesi. Non ricordiamo movimenti studenteschi mobilitati a impedire di parlare a diplomatici o studiosi libanesi. Non ricordiamo mobilitazioni internazionali per impedire a questi palestinesi di morire di fame.

barbara

  1. Possono esserci tutte le ragioni del mondo, io voglio solo la pace, ma quando sento ste cose mi dico: Ma Israele! Tante storie, tutto il mondo con gli occhi puntati, tanto turismo e commercio persi per che cosa?Per pochi chilometri di terra. Ma che senso ha? Su, cerchiamo di trovare un accordo e che non se ne parli più. In ogni caso, come gli israeliani si sono presi la libertà di RUBARE la terra agli arabi, mi sembra il minimo lasciare un minimo di spazio alla Palestina, e avere tanto odio in meno. I palestinesi non si sono certo comportati bene, ma dapprincipio hanno ragione. E tu, barbara, ogni tanto, rispondi a quello che ti scrivo, perché analizzare a controparte è utile. Se pensi davvero di avere ragione, non ti resta che confutare la mia antitesi, ma non sol la mia. Sharon, per tutto quello che ha fatto, nonostante tutto quello che ha fatto, riposi in pace, la morte è sacra, e che non si parli più del passato.

    Buona domenica.   D

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    • Bimbo, io ti rispondo SEMPRE, sei tu che sei una tale testa di cazzo che vieni qui a deporre la tua merda e non leggi MAI le risposte. E la riposta di oggi è
      VAFFANCULO.
      E questo è l’ultimo commento libero che ti lascio: adesso ti vado a mettere in moderazione, che hai davvero rotto i coglioni coi tuoi commenti del cazzo. Io devo confutare le tue stronzate?! Ma vaffanculo, va’.

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    • Codesto o codesta D. sembra voler ignorare una infinità di fatti storici conclamati e compiacersi di crogiolarsi nei suoi pregiudizi, laddove: A. gli ebrei non hanno rubato, bensì comprato con denaro le terre che gli arabi, perlopiù ricchi latifondisti, vendevano a caro prezzo, terre desertiche, incolte, improduttive o paludose e malariche, che nessuno voleva comprare, solo questi testardi ebrei, che, guarda un po’ B. pretendono di essere stati nella Terra di Israele (altrimenti detta Promessa) fin dal XIII secolo avanti E. V., cioè circa 1900 anni prima dell’invasione araba, e C. sebbene cacciati da una quantità di regimi e imperi stranieri, sempre sono rimasti nella loro Terra, anche se in minoranza, e sempre sono tornati in tutte le epoche. Inoltre D. questa è la nostra Terra, la nostra Patria, e come dice Simone Maccabeo al Re Antioco (I Maccabei, 15, 33): Simone gli rispose: “Non abbiamo occupato terra di altri, né ci siamo impossessati dei beni altrui, ma dell’eredità dei nostri padri, che ingiustamente, a un certo momento, era stata occupata dai nostri nemici. 34 Noi quindi, avutane l’opportunità, abbiamo ricuperato l’eredità dei nostri padri”. Cioè non abbiamo occupato la terra altrui, ma ci siamo riconquistati la nostra Terra. E. I sedicenti palestinesi (della cui esistenza storica non c’è traccia fino al 1964) stanno in mezzo a un miliardo e mezzo di mussulmani, a 54 stati mussulmani e 22 (? oggi non si sa più, grazie agli “inverni arabi”) stati arabi, laddove gli ebrei hanno solo un fazzoletto di terra più piccolo della Lombardia; inoltre i cosiddetti palestinesi hanno già uno stato che si chiama Giordania, al 70% fatto di sedicenti palestinesi, un secondo stato de facto, che si chiama Gaza, con un governo democraticamente eletto, cioè il regime terroristico di Hamas, adesso pretendono di togliere agli ebrei anche l’ultima fetta di territorio; se volevano lo stato, bastava che accettassero la risoluzione ONU 181, 29.11.1947, che diceva due popoli due stati: Ben Gurion accettò, loro rifiutarono, invasero il neonato Stato di Israele il 15 maggio del ’48 per buttare a mare i sionisti, ma miracolosamente le presero (in parte) e fondarono l’OLP appunto nel 1964 con lo scopo di buttarli a mare sotto il nome inventato di Palestina, che per loro è il nome impronunciabile dell’entità sionista, lo Stato di Israele, di cui non riconoscono né l’esistenza né il diritto all’esistenza.
      Ora se D. vuole usare la cortesia di rispondere almeno in parte a queste argomentazioni, fatti e dati storici, sarò lieto di leggerlo.
      NB. A me non interessa come si vogliono autodefinire i sedicenti palestinesi: per me tutti i popoli hanno il diritto di autodefinirsi e di lottare per la loro autonomia e indipendenza; ma ciò non vale per i cosiddetti palestinesi, in quanto essi appunto NEGANO il diritto al popolo ebraico di avere lo stesso diritto. Punto.

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      • Cioè cittadini europei, russi e americani sono “ritornati” in una terra in cui una antica popolazione che praticava la loro stessa religione visse due millenni fa? E avevano più diritto alla “loro” terra di chi ci era nato e ci viveva? E chi c’era in Palestina non esiste ed è un popolo inventato? E ha provato con il litio?

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        • 1. Il tuo commento in questo post è totalmente fuori tema.
          2. Anche se lo avessi messo in un post con cui fosse in tema, il tuo commento è un autentico concentrato di ignoranza e di idiozia.
          3. Ti intendi di litio? Per esperienza personale? A quanto pare, comunque, non funziona granché.
          4. Risparmiati la fatica di inviare altri commenti: questo è un blog, non una latrina.

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    • vorrei sapere come hanno fatto a rubare quelle terre,lì c’era ,un impero forte che quando siamo andati a rubargli la libia ,l’italia che era una potenza europea ,ci hanno fatto penare non poco,perchè si sono fatti rubare la terra da una banda di profughi,bastava chiamare la polizia non l’esercito.dove oggi c’è tel aviv c’era una duna di sabbia,non hanno cacciato nessuno.leggi appunti di viaggio di mark twain e di edmondo de amicis e scopri quanta gente c’era da cacciare,come in tutti i paesi arabi del resto.gli ignoranti sono pregati di non fare commenti

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      • La spiegazione è ovvia. Se si sceglie sistematicamente di indignarsi non per le azioni, ma per chi ne è autore, si è avversi pregiudizialmente a quel particolare autore. A questo punto, il discorso può anche continuare, ma forse basta leggere la citazione di M.L.King qui a destra.

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      • La signora Uff, grande estimatrice della zuppa di prepuzi (NOTA per i frequentatori di recente acquisizione: non è una battuta), è una rigorosa seguace della scuola di Arrigoni: se ritenete che ci sia qualcos’altro per cui indignarsi, indignatevi voi; io mi indigno per Israele.

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        • Siamo alle solite, ti attacchi sempre ai prepuzi. Non sono estimatrice di Arrigoni e non ho mai boicottato Israele (a parte, da qualche mese, le melagrane). Non sono antisemita e non sono nemica di Israele e non troverai fra i miei commenti niente del genere neanche se cerchi tutta la notte.
          Tu continua pure con i prepuzio, io continuò ogni volta che lo ritengo giusto a esprimere educatamente la mia opinione, che, come può capitare, alcune volte non corrisponde alla tua.

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        • Spacciare menzogne per opinioni diverse non è bello. Ma essendo stata severamente rimproverata, sia nel blog che in privato, per il mio pesante turpiloquio, onde evitare di irritare ulteriormente i miei visitatori eviterò di rispondere (e pensare che quando non sono in ballo Israele o gli arabi sembreresti perfino una persona ragionevole).

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      • Non capisco, intendi dire da parte mia? Io avevo scritto un commento rispondendo all’articolo precedente che era su Sharon e ricordando questo particolare della SUA biografia, di cui Barbara non parlava. Se guardi più giù, lo vedi.

        Nel film in questione si parla delle responsabilità personali di tutti, naturalmente includendo chi ha perpetrati il massacro! Ne parlo qui perché il regista è un soldato israeliano che ha vissuto quei momenti. Anche Barbara ha fatto infatti giustamente notare che non sono pochi gli israeliani che hanno espresso la loro protesta contro le responsabilità delle autorità israeliane.

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  2. … non capisco, io pur da agnostico, laico, gentile (appiccicatemi tutte le etichette che volete), ho sempre avuto stima per Arik ed anch’io gli rimprovero la sua mossa su Gaza però la stampa mainstream e non solo, ricorda comunque Sabra e Chatila per la quale era innocente. Perfino l’apprezzatissimo Meotti la nomina (scusa, non trovo più il link).
    Qualunque sarà (e se ci sarà) il Dio che il Generale Sharon troverà dall’altra parte, spero ma credo sarà stato contento di lui.

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    • Un po’ meno contenti di lui sono gli ottomila ebrei deportati. E ancora meno le famiglie degli assassinati dal terrorismo da Gaza. E ancora ancora meno le famiglie delle vittime degli oltre mille terroristi liberati per riportare a casa Gilad, che difficilmente sarebbero riusciti a rapire sconfinando da una Gaza sotto controllo militare israeliano. Quanto a Sabra e Chatila, solo la più disgustosa malafede e il più ripugnante odio antisemita può indurre a tirarla fuori in continuazione ignorando stragi con migliaia o decine di migliaia di vittime, e per giunta attribuendone la colpa a Israele.

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      • per chi come me segue la situazione da dietro un monitor è ingiusto/inappropriato trinciare giudizi. Se esiste un giudice superiore con la bilancia, sono ben lieto di lasciare a lui l’arduo compito. Comunque per questa morte non gioisco.

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        • Non si tratta di trinciare giudizi, bensì di valutare una scelta in base alle sue (prevedibilissime) conseguenze: la deportazione degli oltre ottomila ebrei di Gush Katif ha portato, oltre alla loro personale disperazione, al loro sradicamento, al loro doversi ricostruire una vita da un’altra parte, aumento del terrorismo, diminuzione della sicurezza, morte e distruzione. E questi sono fatti. Fatti terreni, pagati con sangue terreno, da valutare con bilance terrene.

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    • Probabilmente sì, col suo colpo di testa alla guerra del Kippur probabilmente ha salvato l’intera Israele – e se non fosse intervenuta l’intera diplomazia internazionale a fermarlo (come SEMPRE è intervenuta tutte le volte che Israele stava vincendo, tutte senza eccezioni dalla guerra di indipendenza del 1948 a Pilastro di difesa del 2012), probabilmente la pace adesso sarebbe una realtà.
      Che gli uni non annullano gli altri è stata la prima cosa che ho scritto nel primo post sul tema, e quindi sono senz’altro d’accordo; resta il fatto che i contro sono comunque molto pesanti.

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  3. Ho appena visto che questo articolo e’ stato ri-postato su FB con il commeto “A proposito di Sabra e Chatila, leggete questo interessantissimo articolo di Barbara Mella”. Ho pensato ti potesse fare piacere saperlo….

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    • Io so che lo ha messo Letizia Moscati sulla sua pagina, non so se quello che hai visto tu sia lo stesso o un altro. Ho comunque visto dalle statistiche che in questi due giorni da FB mi sono arrivate più di 1300 visite. Ringrazio dunque chi lo ha fatto girare, perché sono davvero cose pochissimo conosciute.

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  4. Fa piacere vedere che ci sono filoisraeliani che hanno così a cuore la sorte dei palestinesi e hanno una tale apertura mentale da voler paragonare i crimini con mandanti israeliani a quelli con mandanti siriani citando perfino Robert Fisk, sia pure del tutto decontestualizzato.

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