E L’ECO RISPOSE

Le sue parole fanno riaffiorare i miei desideri infantili. Ricordo che quando mi sentivo sola sussurravo il suo nome, il nostro nome, e, trattenendo il respiro aspettavo un’eco, certa che un giorno avrebbe risposto.

Qualcuno ha detto che non è all’altezza di Il cacciatore di aquiloni e di Mille splendidi soli. Qualcuno ha detto che ci sono troppi personaggi e troppe storie. Qualcuno ha detto che poi alla fine non riesce più a reggere tutti i fili e qualche personaggio si perde per strada. Non è vero. Non è vero niente: il libro è talmente all’altezza degli altri due che stabilire quale sia il migliore dei tre sarebbe impossibile. E i personaggi sono esattamente quelli che servono per raccontare tutte le storie necessarie a farci comprendere la Storia. E restano in scena fino a quando non hanno esaurito la loro funzione, alcuni fino alla fine del romanzo, altri uscendo di scena prima. È un libro intensissimo e ricco ed emozionante, pieno di dolore e di amore, come lo è quella terra martoriata che si chiama Afghanistan, che magari tocca abbandonare per poter sopravvivere, ma che non si può, neanche un momento, smettere di amare.
(Poi magari ci sarebbe da dire due parole sull’uso – da imputare non so se all’autore o al traduttore – della parola tsunami nel 1974, ossia trent’anni prima che a chiunque potesse venire in mente di usare questo termine per indicare un avvenimento sconvolgente che travolge e stravolge la vita delle persone – o anche, semplicemente di conoscerlo – che meriterebbe un castigo di sei mesi in ginocchio coi ceci sotto le ginocchia. Ma si sa, nessuno è perfetto).

Khaled Hosseini, E l’eco rispose, Piemme
e l'eco rispose
barbara

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