PER ME È PERVERSIONE. DELIRIO. PSICOPATIA ALL’ULTIMO STADIO

Alcuni giorni fa ha fatto scalpore la notizia che Marius, una giraffa dello zoo di Copenhagen, era stata uccisa e poi sezionata e data in pasto ai leoni. Ne ho accennato anch’io, senza conoscere assolutamente niente del contesto. E non avrei dovuto. Poi ho trovato un post che spiega esattamente la situazione, che spiega le ragioni per cui sono state scartate tutte le soluzioni alternative. Un post pacato, non di pancia ma solo di testa. In cui la titolare del blog – che in campo animale non è una pincapallina qualsiasi – non prende posizione, non dà ragione allo zoo, non dice che ha fatto bene a fare quello che ha fatto: semplicemente spiega perché è stato fatto.
Si può non essere d’accordo. Si può non essere convinti che quelle ragioni siano ragioni valide. Si può disapprovare sia l’operato dello zoo che il post in questione. Quello che non si può fare è ciò che è stato fatto in molti degli oltre 200 commenti che seguono il post. A parte il solito scatenamento dei cinquanta milioni di commissari tecnici che abbiamo in Italia che sanno perfettamente come si fa a far vincere la squadra (tipo “se si vuole le soluzioni si trovano”, senza, beninteso, essere in grado di proporne una di attuabile, e senza essere in grado di contestare ragionatamente gli argomenti con cui le alternative erano state scartate), a parte questo, dicevo, in questi commenti è stato chiamato in causa Hitler. È stato chiamato in causa il Mein Kampf. È stata chiamata in causa Auschwitz. La titolare del blog è stata chiamata nazista. È stata chiamata idiota. Per quattro volte un commentatore, prima di essere bannato, le ha augurato di venire stuprata. A uno che aveva apprezzato quanto scritto è stato detto: “Spero che i suoi nipoti tra qualche anno vengano da lei con il colpo in canna come hanno fatto i danesi con la giraffa. Così magari in quel momento capirà la differenza tra la necessità e la morale”.
A me, sinceramente, questa gente fa paura: persone che in nome del loro presunto amore per gli animali trovano ragionevole augurare stupri e assassini (e augurano a Caterina di crepare per salvare il pesce rosso) non mi sembrano molto diversi da quelli che sono pronti a uccidere in nome della lotta proletaria o della causa dell’islam. Sono o di un cinismo sconfinato, incapace perfino di concepire il rispetto e la morale, o estremisti invasati capaci di qualunque crimine in nome della propria ideologia, ed esattamente come le brigate rosse o gli estremisti islamici, sono un pericolo per l’umanità.
Un’altra cosa che non saprei se definire tragica o comica – ma sicuramente la posso definire grottesca – è quella di mettere sul banco degli imputati la nostra “visione antropocentrica”. No, scusate, ma che altro cavolo di visione dovremmo avere? Formicocentrica? Lombricocentrica? Topogigiocentrica? Che poi uno magari ci potrebbe anche pensare su, se almeno un lombrico avesse la cortesia di farci sapere quale diavolo sia la sua visione. Poi resta da chiedersi se, per par condicio, chiederemo al leone di assumere una visione gazzellocentrica. La diagnosi, chiaramente, è quella che ho enunciato nel titolo: perversione, delirio, psicopatia all’ultimo stadio.
Naturalmente poi – quasi superfluo dirlo – molti di questi animalisti integralisti sono di quei bei tipi che si tengono il gatto in casa, depredandolo della sua vita naturale, condannandolo a una prigione “fine pena mai”, nutrendolo con degli assurdi croccantini o con scatolette di carne di animali macellati apposta per nutrire gli animali degli animalisti. E spesso sterilizzati (la sterilizzazione, essendo un intervento che si effettua introducendo uno strumento in un corpo vivo, è una vivisezione a tutti gli effetti: lo sapevate? Ci avevate mai pensato?).

Comunque, se volete leggere il post e i relativi commenti, li trovate qui. E concludo con un breve articolo di Giulio Meotti.

Gli animalisti sono pericolosi

In nome della “compassione”, la Danimarca ha proibito la macellazione rituale ebraica kosher. Il ministro dell’Agricoltura Dan Jørgensen lo ha spiegato così: “I diritti degli animali vengono prima della religione”. E’ la stessa Danimarca che si è posta l’obiettivo di diventare per il 2030 una “nazione senza bambini Down”, tramite un progetto eugenetico di selezione della specie. Come la Spagna zapaterista, che estendeva ai gorilla i diritti umani ma intanto abortiva 16.133 bambini in cinque anni perché portatori di qualche forma di handicap. Come il super animalista Peter Singer, che vuole uccidere i neonati emofiliaci e disabili. Tutti degni eredi di un altro animalista, anti-vivisezionista, salutista e progressista vissuto settant’anni fa e raccontato qui. Leggendo la Danimarca mi tornano in mente le parole di un grande rabbino, Yerucham Levovitz, che visitando Berlino tra le due guerre vide animali domestici vestiti con pantaloni e pullover. Il rabbino commentò: “In un posto in cui trattano gli animali come se fossero esseri umani, massacreranno esseri umani come se fossero animali”.

barbara

  1. Mi scuso per non essere in grado di commentare ragionevolmente: rischierei di dare – come si dice – un colpo alla botte e l’altra al cerchio. Ma non voglio farlo.
    Solo questo: le esagerazioni, gli estremismi, gli integralismi sono sempre sbagliati.
    E non ditemi che ho scoperto l’acqua calda: lo so..
    Però volevo lasciare un debole segno del mio passaggio, per non sembrare “scomparsa”. Leggo sempre, leggo tutto.
    Un saluto e buon lavoro.. ottimo lavoro!

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    • Il fatto è che secondo me non è che uno sposa una causa e poi, all’interno di questa causa, diventa estremista. Al contrario, uno è un fanatico psicopatico e per trovare uno sbocco concreto al suo sadismo, al suo cinismo, alla sua sete di sangue, si inventa una causa in cui metterli in pratica.
      (Meno male, stavo cominciando a preoccuparmi)

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  2. A questi non frega niente degli animali ,vogliono solo avere una scusa per sfogare la loro pochezza morale. Quelle persone che fanno tanto i grandi dietro una tastiera e poi dal vivo non ti guardano neanche negli occhi. gente tutta fumo e niente arrosto

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    • Più o meno come quelli che per amore della “causa” palestinese incendiano sinagoghe e ammazzano ebrei in giro per il mondo o che per amore della “causa” del proletariato ammazzavano giudici e poliziotti. L’importante è fabbricarsi una causa nobile.

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  3. Io non sono d’accordo su diverse cose, che elenco: innanzitutto è sbagliato fare di tutt’erba un fascio, cosa che lei fa e che fanno i pochi che hanno lasciato i commenti. Se ci sono delle persone che augurano episodi violenti a chi dissente da loro, non vuol dire che gli altri individui che condividono l’etica animalista debbano essere messi nel gruppo; queste persone (i violenti) vanno trattati come quello che sono, ovvero singole persone che esprimono i loro discutibili pareri. In parte questo avviene grazie all’algida comunicazione che esiste su internet e che permette a loro di fare ciò, come a lei di dare di psicopatico a chi nemmeno conosce. Ricordiamo inoltre che, come avviene anche in altri ambiti, l’anonimato di cui si avvale la maggior parte della gente, in molti casi serve per creare dissensi, cambiamenti d’umore e generare discordie tra i partecipanti della discussione (lavoro svolto dai cosiddetti “troll”) e che hanno come risultato finale il caos. Quindi il “quello che non si può fare” secondo me lo poteva evitare; chi è lei per dare giudizi su quello che è giusto fare o non fare? In una società civile (da antropocentrica concorderà) la libertà di opinione è sacra e se ci mettiamo a censurare o a ghettizzare coloro i quali utilizzano frasi o concetti che a noi risultano immorali, ingiusti, violenti o semplicemente SBAGLIATI, allora possiamo anche abbandonare la spocchia che ci contraddistingue e provare a pensare in maniera un po’ più umile. Con questo non dico di approvare i metodi dei suddetti individui, ma insomma anche lei usa termini “come psicopatici all’ultimo stadio, perversi, deliranti” e così via… Se per lei è giusto dare queste definizioni del prossimo suo che insulta un prossimo suo nel modo già descritto, allora cosa gli impedisce (al “violento”) di sentirsi nel giusto a sua volta? E come il poliziotto che picchia colui che picchia. Per quanto riguarda la visione antropocentrica, la sua semplificazione mi ha lasciato senza parole. Non credo che abbia 2 anni, quindi mi permetto un po’ di ironia. Non voglio andare a vedere sul vocabolario il significato della parola antropocentrismo, perché non è quel concetto che mi interessa. L’antropocentrismo che molti animalisti criticano è quell’atteggiamento (personalmente incontrato in molti, ma quasi sempre presente in chi, degli animali, non sa un cazzo) per cui gli (altri) animali valgono meno di te, dal punto di vista spirituale (gli esseri umani hanno un anima, gli animali no), legale (non sto nemmeno ad elencare gli esempi), economico (come sopra, se non peggio) ed etico. La cosa divertente è che i parametri con cui vengono valutate tali differenze sono prettamente umani. E’ un po’ come se delle balene misurassero l’intelligenza degli umani in base a quanto forte sbattono la coda sull’acqua. Noi umani abbiamo inventato l’arte, la letteratura, la musica, la tecnologia, l’insegnamento del sapere, la medicina, l’allevamento, l’agricoltura e chi più ne ha più ne metta; questo ci mette automaticamente al primo posto nella scala evolutiva? Bah, non direi, se di scala evolutiva stiamo parlando. Se si parla invece di gerarchia di sottomissione, direi che siamo indubbiamente sul gradino più alto. Ma cosa ci impedisce a quel punto di sottomettere anche gli altri umani (cosa che avviene)? Mah…l’etica direi. E quest’etica dove va a finire? Se anche lei, come me e molti altri, ritiene che l’essere umano abbia delle potenzialità maggiori di quelle che esprime, provi a ripensare al termine che ha voluto così tanto ridicolizzare (“antropocentrismo”) con un po’ più di umiltà e di mentalità aperta. Mi domando perché abbia voluto sprecare così tante energie per screditare quei pochi idioti (attaccando poi l’intero movimento animalista, postando un “articolo” in cui si prendono solo esempi negativi) che hanno speso qualche riga per mettere il loro disagio nero su bianco, piuttosto che affrontare in maniera matura la questione. Sarà che forse anche lei è un po’ antropocentrica? Direi!! Io sono biologo, vegetariano, amante degli animali e animalista, e dissento completamente dalle posizioni violente o di odio reciproco. Ma rimane il fatto che coloro i quali si battono per diffondere l’ideologia animalista e per promuovere uno stile di vita vegano fanno bene al pianeta, e chi li ostacola rimarrà sempre e soltanto un “ominicchio”… E lasci perdere “il gatto e il suo ambiente naturale” che son discorsi che lasciano il tempo che trovano.

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      • Intuisco dall’ironia che per lei questo mio commento ha ben poco della lezione di cui parla. E comunque, se non l’avesse capito, non voleva essere una lezione ma una serie di puntualizzazioni. Avrei desiderato una risposta più compiuta, forse pensando stupidamente che lei avesse voglia di ragionare sopra quello che scrive, ma probabilmente questa è la dimostrazione che il suo era una specie di sfogo senza la minima base di nozioni o di punti di vista reali. Qualora volesse, sono sempre a disposizione.
        p.s. che lingua è “che il Signore ne la ricompensi”?

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        • Davvero dovrei mettermi a discutere con uno che non è neanche capace di leggere quello che ha davanti? Ma per piacere! Del resto la domanda finale dimostra chiaramente che la sua dimestichezza con la lingua italiana è decisamente carente.

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  4. La sua risposta è veramente questa? Guardi, senza scadere nel litigio telematico (chè è veramente triste) e tralasciando il fatto che non mi pare di ignorare le regole della lingua italiana (scrivendo su google la sua frase finale non si ottiene NESSUN risultato, a dimostrazione che grammaticamente è uno sfondone), mi basterebbe sapere cosa pensa di quello che le ho scritto inizialmente, visto che lei ha dedicato parte di una sua giornata a scrivere un articolo per insultare e denigrare un’intera categoria di liberi pensatori che fanno quel che fanno, in ultima analisi, anche per migliorare il mondo. Non so se poi non si aspettava di trovare all’interno di questa categoria persone che fossero in grado di argomentare in maniera esaustiva le proprie posizioni. Fatto sta che le ho mosso delle obiezioni, ha la dignità di rispondere? O sceglierà la scappatella dei vigliacchi, cioè l’ignorare?

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      • Innanzitutto non ho scritto quelle testuali parole, ma ho usato termini con un significato diverso, risultando molto meno aggressivo di come mi ha dipinto. E comunque con lei mi pare che fondamentalmente non attacchi il contraddittorio, la discussione, il confronto di opinioni e non i “ricattini” che solo lei vede (ma che siamo? Alle elementari?). Quei pilastri insomma del parlare civile e del confrontarsi. E’ la terza volta che concludo chiedendo una risposta alle obiezioni (e non provocazioni) che le ho mosso, ma continua a divagare facendo la superiore. Mi domando cosa la spinga a comportarsi così. Internet ormai è pieno di persone che gestiscono blog che sono più che altro delle parrocchie dove si diffonde il proprio verbo, invece che luoghi multimediali dove confrontare le proprie opinioni. Mi spaventano molto questo tipo di persone, mi auguro che lei non sia tra queste…

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    • Domando scusa se mi intrometto con una domanda laterale, ma per me importante. Sono interessato a saperne di più sulle scappatelle dei vigliacchi. L’esempio citato, ossia “l’ignorare” non mi pare abbastanza divertente. Nel caso dovessi invigliacchirmi, avrei a disposizione scappatelle un po’ più piccanti?

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      • Non conosco scappatelle piccanti, sinceramente. Ad essere ancor più sincero, non colgo il doppio senso, o meglio penso di coglierlo, ma non mi suscita molto interesse. So perfettamente che ignorare in certi casi è tutt’altro che un gesto vigliacco, anzi! Ma in questo caso, in cui io ho mosso delle obiezioni ad un articolo che mi è sembrato pieno di odio e di luoghi comuni, oltre che di informazioni faziose, sinceramente una risposta articolata avrebbe reso l’autrice più degna di attenzione. Di conseguenza, il suo (dell’autrice) atteggiamento mi è sembrato quello delle persone che evitano di dar peso a delle osservazioni alle quali non si sa cosa rispondere… Sono sempre più convinto che l’autrice di questa blog abbia a malapena 20 anni

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      • Come vedi, la mia supposizione che il signore abbia scarsa dimestichezza con la lingua italiana era pienamente fondata.
        NOTA per il signor Neri che sembra averne un gran bisogno: “scappatella” non ha un doppio senso: ne ha uno solo.

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        • Ascolti un po’, provocatrice che non è altro, qualsiasi demente che abbia una preparazione da 3° elementare si renderebbe conto del fatto che non ho problemi con la lingua italiana. Se non ha voglia di argomentare in merito all’oggetto del post, bene! Ma almeno lo ammetta! Almeno mi arrendo e smetto di pensare che mi stia confrontando con una persona che ha veramente voglia di discutere di argomenti interessanti, invece di cacare sentenze senza sapere niente a riguardo di quello di cui parla. Dato, inoltre, che ha parecchia voglia di rompere le palle, mi faccia allora un elenco dettagliato degli errori che ho fatto (se ci sono) e prova a farlo scrivendo delle risposte più lunghe di due righe… così almeno mi mostra come scrive un vero letterato. Se non lo farà si mostrerà per la sua vera natura, cioè una “quaquaraquà”…. (conoscerà senza dubbio a cosa mi riferisco, lei che padroneggia la lingua italiana)

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        • Provocatore, in italiano, è uno che VA a provocare (chi conosce la lingua italiana lo sa). Qui, fino a prova contraria, è lei che è venuto in casa mia. A parte questo, io a lei non devo dimostrare proprio niente.

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  5. Provocare: comportarsi con qualcuno in modo offensivo, irritante, ostile, allo scopo o con il risultato di suscitare in lui una violenta reazione (vocabolario online Treccani)

    LEI è una provocatrice, perché dal primo messaggio che le ho inviato non ha saputo fare altro che fare allusioni alla mia scarsa conoscenza dell’italiano, al fatto che non sapessi leggere o che non capissi quello che lei scriveva. LEI è una provocatrice perché non ha MAI nemmeno una volta affrontato il tema iniziale dell’animalismo. LEI è una provocatrice perché ha scritto, in un blog su internet e quindi accessibile a chiunque, un sacco di cose che insultavano un’intera categoria di persone di cui non sa niente e che manco conosce. Questo blog non è casa sua, se lo metta in testa. E se scrive con questa mentalità, la sua è solo e soltanto banale propaganda e di gente che fa propaganda in questo paese ce ne abbiamo fin troppa. Ci serve gente che usa il cervello. Nessuno le ha chiesto di dimostrare niente, direi che quello che è in grado di fare l’ha già dimostrato autonomamente e senza che le venisse richiesto.

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    • Desolato di intromettermi ancora, ma, siccome vedo che lei esige risposte articolate dagli altri, non vedo perché io non possa pacatamente chiederne una, specie una volta stabilito che questa non è casa di Barbara ma un luogo di pubblica utilità. Allora: che tipo di scappatelle si addicono a un vigliacco? (Oltre all’ignorare, che abbiamo convenuto essere appropriato).

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        • Per quale motivo chiede a me? Io ho solo ironizzato sul fatto che la sua amica evitava il contraddittorio come fanno le persone che quando gli muovi contro obiezioni fanno finta di non sentirti. Solo perché ho detto questo dovrei essere un esperto di “scappatelle dei vigliacchi”? Non direi! Le faccio inoltre notare che io ho utilizzato il singolare, non ho parlato di scappatelle ma di scappatella, indicando chiaramente a cosa mi riferivo, senza lasciare dubbi…Io inoltre non pretendo risposte DAGLI ALTRI, ma solo da colei che ha scritto l’articolo. Mi conceda a questo punto il diritto di sapere perché le interessa così tanto questa cosa

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        • Sono disponibile a rispondere a una domanda così educata (benché lievemente imperiosa). Tuttavia, prima di rispondere, le faccio notare che anch’io sono UN ALTRO, e lei, dicendo di avere diritto a una risposta, sta pretendendo una risposta da UN ALTRO, cioè fa quello che due righe sopra diceva di non fare.
          Ciò posto, le risponderò: poiché pensavo che una scappatella designasse cosa piacevole, anche se segreta, o piacevole perché segreta, non mi ritrovavo nella sua definizione così dura. Noti che ho usato il singolare, come lei richiede. Ma perché non farne più d’una, di scappatella? Sempre che siano cose piacevoli, s’intende.
          Come vede, è inevitabile, rispondendole, porle di nuovo la stessa domanda, che adesso però dovrebbe avere risposta. Anch’io ho diritto di sapere, come lei. La ripeterò, per sua comodità: che tipo di scappatella (singolare) si addice a un vigliacco?

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  6. “Tuttavia, prima di rispondere, le faccio notare che anch’io sono UN ALTRO, e lei, dicendo di avere diritto a una risposta, sta pretendendo una risposta da UN ALTRO, cioè fa quello che due righe sopra diceva di non fare.”

    Lei mi ha rivolto una domanda (che ancora adesso ritengo priva di senso) PRIMA che io dicessi che volevo delle risposte dall’autrice e non da lei; l’ho fatto tra l’altro perché lei mi ha detto che esigo delle risposte DAGLI ALTRI; cosa non vera: a lei nessuno l’aveva calcolata fino alla sua (ambigua) apparizione. Ho usato il termine “la prego di concedermi il diritto di sapere…” Non ho esatto nessun diritto…

    Detto questo non mi vergogno di dire che ho usato un termine sbagliato e me ne rendo conto solo adesso, volevo dire “scappatoia” e non “scappatella”; mi scuso con l’italiano, con lei per non aver capito subito la sua giusta e sarcastica osservazione e con l’autrice, che probabilmente a questo punto gongolerà, anche se non è stata in grado di farmelo notare da sola. Non ho idea tra l’altro di come abbia fatto a non leggere il commento di Barbara alla mia prima risposta a lei (Erasmo). Mi sono distratto e nè è scaturita una polemica inutile.

    In ogni caso, credo che il sunto della questione rimanga lo stesso, che io sappia l’italiano o meno, la signora Barbara non ha intenzione di rispondermi. Che lo faccia perché ritiene il suo interlocutore indegno di parlare con lei o no, rimarrà un mistero. Personalmente credo che chiunque, anche il più stupido e ignorante, abbia diritto ad una risposta. Forse voi non siete d’accordo.

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  7. Stia un po’ a sentire bimbo, e veda di aprire bene le orecchie, perché adesso la mia pazienza è veramente finita. Dunque, io pubblico un post, lei non lo legge, o se lo ha letto non ha capito una mazza, e fa irruzione qui e con inaudita arroganza chiede spiegazioni e risposte non su quello che ho scritto ma su quello che a lei sembra di avere capito (addirittura mi chiede di discutere sul tema iniziale dell’animalismo perché è convinto che il tema sia quello!).
    Si rifiuta di prendere in considerazione l’ipotesi di non avere capito e continua a ripetere la sua pretesa all’infinito come un bambino piagnucoloso che va avanti per ore a ripetere e io voglio il gelato lo voglio lo voglio lo voglio e io voglio il gelato lo voglio lo voglio lo voglio e io voglio il gelato lo voglio lo voglio lo voglio …
    Mi spiega che cosa dovrei fare per essere degna di attenzione. Ora, vede, io non lo so se siamo qui per caso o se ci sia una qualche sorta di disegno; quello che è assolutamente certo è che se sono stata mandata su questa terra per qualche scopo, questo scopo non è quello di rendermi degna della sua attenzione.
    Si permette IN CASA MIA di rivolgersi a un mio ospite dicendogli a lei nessuno l’aveva calcolata (dice che non è casa mia? E se io non le approvo un commento cosa fa? Va dai carabinieri a denunciarmi per occupazione abusiva di suolo pubblico? E se chiudo il blog cosa fa? Si rivolge al giudice per farmi imporre la riapertura coatta? E poi sarei io quella che parla senza sapere di che cosa sta parlando!), e questa, oltre che arroganza, è anche maleducazione.
    Continua a ripetere all’infinito sempre le stesse cose perché, oltre che incredibilmente arrogante lei è anche incredibilmente noioso, e se c’è una cosa che davvero non sono disposta a fare è di passare l’unica vita che fino a prova contraria ho a disposizione ad annoiarmi.
    Quindi, bimbo, io qui mi fermo definitivamente. Se le fa piacere pensare che non rispondo perché non ho argomenti, si senta pure libero di pensarlo. Se le fa piacere pensare che non rispondo perché sono ignorante e immatura, si senta pure libero di pensarlo. Quello che lei pensa è affare suo, non mi riguarda e non mi interessa.
    Mi stia bene.

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    • Con “non l’avevo calcolata” non volevo offendere nessuno, ma ovviamente ignoravo l’esistenza del sig. Erasmo finché non si è rivelato, quindi ero nel giusto a dire che nessuno l’aveva calcolato, ribadisco senza nessuna offesa, anche se ho risposto al signor Erasmo con ironia così come lui con ironia si era rivolto a me.

      Il suo articolo l’ho letto più di una volta e se c’era qualcosa che secondo lei non avevo capito, poteva spiegarsi subito, come ha in parte fatto adesso, solo senza tutte quelle risposte a presa di giro di cui abbiamo abbondantemente parlato e che io non ho minimamente invitato a produrre (almeno inzialmente).

      Forse non gliel’ho accennato (non mi metto a rileggere adesso), ma sono piombato in questo blog leggendo il primo commento di un articolo del blog “l’orologiaio miope”, ho letto il suo articolo ed ho voluto commentare, in maniera un po’ accesa certo, ma a causa dei toni del suo articolo (che è pubblico, non è ad accesso limitato, quindi “casa sua” è come se fosse un parco pubblico in cui chi vuole entra, parla ed esce, magari adeguandosi ai toni dell’ospite); non faccio parte di nessuna associazione, non milito, non ho secondi fini. Se lei mi chiudesse un commento non fiaterei, ma non può scegliere a priori chi visita il suo blog, quindi mi può anche bannare dalla sua pagina, è suo diritto, ma non potrà impedire a chicchessia in futuro di dissentire da lei e spero quindi che non banni nè me nè nessuno di coloro i quali potrebbero essere in disaccordo con lei. Non la voglio portare a tanto, le assicuro che non mi farò più sentire dopo questo messaggio, anche in seguito ad eventuale risposta, però mi domando che bisogno ci sia stato di evitare e continuare ad evitare gli argomenti che le avevo posto, interessanti o meno, pur trovando il tempo di insultare il mio italiano, avrei capito se non mi avesse più risposto.

      Comunque, anche se probabilmente non gliene fregherà niente immagino, era solo e soltanto uno confronto di opinioni;mi sarebbe bastato e avanzato solo quello; se non era interessata poteva dirlo educatamente, visto che parla di comportamenti maleducati. Se mai rileggerà il mio primo messaggio si renderà conto di quello che intendo.
      Saluti a lei e ad Erasmo

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  8. Siamo alle solite, i cattolici che non volevano il divorzio e volevano imporre agli altri la loro convinzione dell’indissolubilità del matrimonio, manifestavano esattamente lo stesso spirito “missionario”, da primi della classe di codesti animalisti, come gli antiabortisti cristiani fondamentalisti americani che hanno ucciso medici e personale infermieristico per impedire le interruzioni di gravidanza, mi aspetto a breve attentati alle macellerie.
    Intanto nessuno pensa alle piante di lattuga appena nate condannate a soffocare nelle buste di plastica dei supermercati sotto l’etichetta:”lattughino”, per non parlare dei germogli di soia o di alfa-alfa che anche i più accaniti tutori del non antropocentrismo si ostinano a mangiare persino nei ristoranti vegetariani buddisti o dei seguaci di Krishna.

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    • Ma, per restare al campo animale, pensa a tutti quei poveri insetti e parassiti di altro genere sacrificati impunemente, in nome di un nostro presunto diritto alla salute, dalle disinfestazioni, dagli antiparassitari, dalle varie polveri antipidocchi, antizecche, antipulci ecc. ecc. E’ un tale cumulo di genocidi da far impallidire tutti i genocidi umani che noi miserabili antropocentrici continuiamo a commemorare! Quanto agli antidivorzisti, è vero che scassavano i marroni con le loro crociate per impedire agli altri di rifarsi una vita, ma almeno non andavano in giro ad ammazzare chi non la pensava come loro e quindi, come dice quel tale, vorrei spezzare un’arancia in loro favore: non sono il peggio fra tutto ciò che abbiamo in circolazione.

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  9. Buongiorno e complimenti per il blog!
    Vorrei dire la mia…
    Partiamo dal presupposto che l’essere umano ha bisogno di certezze nella vita. Il problema è che di vere e proprie certezze non ce ne sono e che tutto può essere messo in discussione e relativizzato (la società, la famiglia, il bene e il male…).
    Quello che noto è che le persone reagiscono a tale consapevolezza in maniere molto diverse: c’è chi segue una religione, chi un’ideologia politica, chi una squadra di calcio e chi tutte queste cose contemporaneamente. Ci sono poi coloro che non si identificano con un gruppo e rimangono indipendenti dal punto di vista psicologico.

    I vegani non li vedo come una razza a parte, anzi mi sembrano persone che hanno bisogno di dare un senso alla propria esistenza proprio come tutti gli altri.

    Credo il vero problema nasca nel momento in cui l’essere umano sposta all’esterno il fulcro della propria esistenza (il gruppo). Finché pensiamo a noi stessi e al nostro benessere personale comportandoci da egoisti sani, le cose non vanno poi così male e pure i rapporti con il prossimo tendono ad essere più sani (niente possessività, gelosia e cose del genere).

    Quando una persona comincia a pensare di poter cambiare il mondo, perché evidentemente si sente parte di un gruppo che si reputa superiore rispetto agli altri, ecco che cominciano i problemi…

    Io non sono vegano anche se sto lentamente diventando vegetariano. Tuttavia lo faccio per me stesso e basta. Sono consapevole del fatto che il mio semplice esistere crea problemi alle altre forme di vita, umani compresi. Per poter stare bene ho bisogno di un’abitazione, mi serve l’energia elettrica, il cibo, i vestiti ecc. Non potrò mai vivere come un animale, neanche volendolo, perciò vivrò sempre e comunque a discapito delle creature più indifese (compresi gli umani che vivono nel terzo mondo).

    Il folle è colui/colei che crede davvero di poter cambiare il mondo, spostando appunto il centro della sua esistenza all’esterno. Hitler era convinto che la razza ariana fosse superiore alle altre e abbiamo visto cos’ha combinato. Se invece di pensare alla razza umana avesse pensato agli affari propri, ora non lo ricorderemmo come un pazzo criminale.

    Se un giorno dovessi mai decidere di diventare vegano, non lo farò per salvare la natura, anche perché io non so cosa sia giusto o meno per il nostro pianeta e chi lo abita (sono soltanto punti di vista…). Cercherò di cambiare me stesso prima di tutto, sperando al tempo stesso di trasmettere il buon esempio a chi mi sta vicino. Ma lo farò per me e non per gli altri…

    Non so se mi sono spiegato bene. In conclusione dico soltanto che i vegani, come tutti gli altri, si dividono sostanzialmente in due categorie: quelli che lo fanno per se stessi, e quelli che seguono l’ideologia di un gregge (esattamente come i fanatici religiosi, gli ultras nel calcio, i malati di politica).

    E’ una questione di consapevolezza. Dal mio punto di vista le persone più consapevoli non sentono il bisogno di identificarsi nel gregge, anzi ne predono spesso le distanze. Il vegano non lo inquadro necessariamente come un individuo più consapevole degli altri dal punto di vista ecologico ed alimentare, anche se alcuni di essi lo sono certamente. Altri purtroppo sono semplicemente persone fragili, e quindi poco consapevoli, che cercano di dare un senso alla propria vita identificandosi in un’ideologia (gruppo). Qualsiasi ideologia diventa pericolosa quando portata all’estremo… o no?

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    • Mi sembrano riflessioni senz’altro ragionevoli (mi scuso per la ritardata approvazione, ma ero fuori sede, e per connettermi ho solo il pc di casa). Avrei solo un’obiezione: i fanatici di qualunque ideologia o convinzione, anche se non programmano di cambiare il mondo, quando mettono al mondo dei figli applicano però su di loro le proprie convinzioni e il proprio stile di vita. Ricordo per esempio il caso di una bambina portata all’ospedale che stava per morire per denutrizione, a un anno pesava meno di cinque chili, non era neppure stata allattata al seno bensì nutrita, dalla nascita, con latte di soia perché il latte materno contiene proteine animali e le proteine animali sono Satana.

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  10. Pingback: ECCO, LORO SÌ CHE ERANO BUONI | ilblogdibarbara

  11. Sulla storia dei bambini down, mi sono chiesta: ‘Ma la Danimarca non era un paese civile?’

    Tra l’altro, un uomo una volta disse che era giusto uccidere gli andicappati perchè la loro era una vita non degna di essere vissuta. Inutile dire come si chiamava quest’uomo, a parte che le sue iniziali sono A.H.

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  12. “Avrei solo un’obiezione: i fanatici di qualunque ideologia o convinzione, anche se non programmano di cambiare il mondo, quando mettono al mondo dei figli applicano però su di loro le proprie convinzioni e il proprio stile di vita”.

    Ciao Barbara, sono lo stesso Luca del commento precedente e ti rispondo con qualche anno di ritardo!
    Il discorso “figli” meriterebbe un’analisi a parte; più che altro bisognerebbe domandarsi perché la gente faccia figli, con quali aspettative, speranze ecc. Io sono molto pessimista a riguardo: osservo il mondo umano e non riesco proprio a vederlo a misura di bambino, anzi lo vedo anti-umano per molti versi. Vedo poi molti genitori che scaricano sui figli la responsabilità di cambiare il mondo, in meglio si spera, quando loro sono i primi a seguire i dettami della civiltà occidentale consumistico-capitalistica per filo e per segno. Quindi ingannano i loro stessi figli caricandoli di speranze e responsabilità che loro per primi non si vogliono assumere.

    Ora ti dirò una cattiveria che a molti non piacerà, ma che è vera e difficilmente confutabile (però se vuoi fallo pure, mi piace discutere).

    Quando metti al mondo un figlio, tu legittimi il mondo in cui vivi. Tuo figlio dovrà vivere in questo mondo, qui ed ora, e tu genitore lo inserirai in questa società così com’è, non su quella di Marte nel lontano futuro. Fare figli non è un gesto rivoluzionario, bensì uno modo per mantenere lo status quo.

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    • Su questo non sono molto d’accordo: in linea di massima si fanno figli perché una legge di natura impone di farli. Le riflessioni, i ragionamenti, le chiamate in causa di questa o quella ideologia intervengono piuttosto quando, razionalmente, si decide di NON avere figli. Che poi in molti casi i figli, una volta che ci sono, vengano caricati di aspettative o altro (come la “piccola Greta”, investita del ruolo di gallina dalle uova d’oro dietro il paravento del riscaldamento globale) è senz’altro vero, ma è una cosa che arriva dopo. Fare figli non è né un gesto rivoluzionario, né un modo per mantenere lo status quo, ma semplicemente l’unico mezzo che la natura ci ha dato – e imposto, grazie alle tempeste ormonali – per provvedere alla conservazione della specie.

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      • Assolutamente vero quello che scrivi. Io la metterei giù così: i figli si fanno per istinto biologico, esattamente come fanno gli altri animali, poi però subentrano tutta una serie di motivazioni pseudo-razionali che tendono a giustificare il presente e la cultura in cui si vive spingendo i figli ad adattarsi ad essa (non potrebbe essere altrimenti!).
        Io vedo che i genitori fanno tutti le stesse cose con i loro figli: gli comprano un sacco di giocattoli, poi il telefonino, poi l’automobile quando sono più grandi ecc. Non mi pare che cerchino di instradarli verso uno stile di vita alternativo, ecco. La loro risposta è che il mondo gira così, fanno tutti così e ci si può solo adattare.
        Ma allora perché molti di loro dicono di voler lasciare un mondo migliore ai propri figli, se poi li rendono dipendenti al 100% dalle logiche di QUESTO mondo?

        Poi sicuramente dipende anche dalla consapevolezza dei singoli genitori, su questo non si discute.

        Un vegano, che in teoria mette al primo posto il benessere degli animali e della natura in generale, per coerenza non dovrebbe fare figli né possedere animali domestici. I figli ruberanno risorse alla natura e col loro stile di vita consumistico la inquineranno pure.
        Gli animali domestici sono un controsenso logico per chi si dice animalista, non diversamente da un marito che dice di amare la moglie ma poi la obbliga a fargli da schiava.

        Che ne pensi?

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        • Beh, non credo che ci siano comportamenti condivisi da sette miliardi e mezzo di persone. Quanto ai vegani, non capisco la loro logica, ma dato che sono altrettanto dotati di ormoni dei carnivori, non mi sembra che fare figli sia in contrapposizione al loro orientamento alimentare.

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