QUELLO CHE È SUCCESSO DOPO L’ARRIVO

Alle otto e dieci l’aereo si è fermato davanti al cannocchiale. Alle otto e un quarto eravamo scesi tutti, alle otto e venti eravamo davanti al nastro dei bagagli del nostro volo, alle otto e trenta, giusto il tempo di una pisciata, ho preso la mia valigia e sono uscita.
Come forse avevo già detto, avevo prenotato il servizio di trasferimento, per cui al mio arrivo, mi era stato assicurato, avrei trovato qualcuno con un cartello col mio nome che mi avrebbe riportata a casa. Nell’atrio c’erano quattro persone con un cartello (fra cui uno col nome Giladi Eial: infatti subito dopo il nostro volo, ne era atterrato uno da Tel Aviv), ma su nessuno c’era il mio nome. Aspetto un quarto d’ora (un’ora e mezza tra quando avevo dovuto lasciare la stanza e quando era arrivata la navetta per portarmi all’aeroporto, quasi quattro ore tra la partenza dall’albergo e il decollo, dieci ore di volo, notte insonne perché prima non era ora di dormire, poi quando l’ora ci sarebbe stata perché per me era l’una di notte, hanno portato la colazione perché sul fuso di Roma erano le sette di mattina, e naturalmente il classico effetto da jet lag), poi chiamo l’agenzia – e meno male che eravamo in orario di apertura. L’impiegata si dice dispiaciuta per il contrattempo, ovviamente non conosce il motivo del ritardo, dice che si informa e poi mi richiama. Alle nove meno dieci richiama, dice che ha parlato con quelli del trasferimento, e che fra qualche momento arriveranno, arrivi Air Berlin, terminal B. Dice di aspettare pure dentro, che mi vengono a prendere lì, arrivi Air Berlin, terminal B. Alle nove e dieci richiamo. Dice che ha avuto un nuovo contatto, che purtroppo c’è stato un contrattempo, prima di me dovevano andare a prendere un’altra persona, che questa persona aveva dimenticato qualcosa ed erano dovuti tornare indietro e quindi sono in ritardo, verrà una signora, arriverà fra venti minuti, ossia nove e trenta – nove e quaranta, che mi metta pure seduta che la signora poi viene a prendermi dentro, arrivi Air Berlin, terminal B. Ora, l’impiegata è molto giovane, però io non lo so se alla sua età sarebbero riusciti a darmi a bere una storia tanto cretina. Vabbè. Mi siedo e aspetto che arrivino le nove e trenta – nove e quaranta. Alle dieci richiamo. Di nuovo, dichiarandosi ovviamente dispiaciutissima, comprendendo che devo essere stanchissima (in effetti stavo letteralmente stringendo i denti per non svenire), si informa e poi mi richiama: verrà un signore, dice (la signora di prima nel frattempo è scomparsa dagli schermi…), viene subito subito. Alle dieci e mezza prendo in mano il cellulare per informarla che non ce la faccio più, che prendo un taxi e poi mi farò rimborsare da quelli del trasferimento, e in quel preciso momento il cellulare squilla, numero privato. È il tizio del trasferimento. Sono qua fuori, dice, ma non la vedo. Certo, dico, non mi vede perché sono dentro, aspetti che esco, ho un trolley rosso e una borsa da viaggio rossa, ecco, sono fuori. Continuo a non vederla. Sono qui, proprio davanti alla porta del terminal B. Terminal B? Io sono davanti al terminal A…
Poi, appena usciti dall’aeroporto, dice devo fermarmi due minuti; si ferma davanti a un ufficio, scende e torna dopo un quarto d’ora. E poi tre ore e mezza di viaggio fino a casa.
Ovviamente il tizio del trasferimento è crucco.
Prima, comunque, avevo almeno avuto modo di vedere questo.
mare 1
mare 2
tramonto 1
tramonto 2
tramonto 3
tramonto 4
barbara

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    • Più che pecca, direi gravissima inadempienza e vergognosa cialtroneria: questi si sono semplicemente dimenticati di venirmi a prendere, e poi per mascherare la cosa è venuta fuori quella incredibile serie di balle per tenermi lì buona per due ore intere mentre provvedevano a rimediare: avessero detto subito la verità, poco ma sicuro che prendevo un taxi e poi li obbligavo a rimborsarmi. Quello che non riesco a capire è da dove sia nato il mito dell’efficienza crucca: potrei andare avanti una settimana intera a raccontare le esperienze allucinanti fatte coi crucchi, compreso un mese di studio in cui tra inefficienza, inadempienze, incompetenza, disonestà e cialtroneria, ho vissuto cose semplicemente raccapriccianti.

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      • Forse il mito dell’efficienza crucca deriva dal fatto che la Germania come nazione, è mediamente più efficiente dell’Italia(e anche di altri Paesi europei), e allora siamo portati erroneamente a pensare che questa efficienza sistemica, sia il frutto di chissà quali virtù umane. Mentre probabilmente questa maggiore efficienza complessiva, è causata da una migliore organizzazione del lavoro, da leggi e regole più razionali e meritocratiche, da una migliore applicazione delle nuove tecnologie, ecc.. ma non dipende da particolari virtù insite nel popolo tedesco.
        Così i tedeschi possono sembrare più virtuosi ed efficienti solo all’interno della Germania, ma appena mettono piede in un altro paese, questa illusione viene meno!

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        • O più probabilmente fa parte di quegli stereotipi che chissà come si formano. C’è un video, che magari prima o poi posterò, di una cosa spettacolare fatta da italiani, e qualche commento, in youtube, diceva impossibile che sia roba italiana, gli italiani non sarebbero mai capaci di un’organizzazione così impeccabile! Così uno non si aspetta cialtroneria dai crucchi, che invece c’è eccome. Quella mia comunque non era una cosa crucca all’estero: era un’azienda crucca con base in crucconia che lavora tra Germania, Austria e Alto Adige.

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        • Per quella che è la mia limitata esperienza, e per quello che mi hanno raccontato dei miei conoscenti immigrati in Germania, nella gestione della “cosa pubblica” sono davvero mediamente più efficienti dell’Italia(con delle differenze notevoli tra i vari Länder. Così come in Italia ci sono differenze importanti tra regioni del centro-sud, e regioni del nord!)
          Ma come ti dicevo, non credo che queste differenze siano il frutto di grandi virtù umane, di una predisposizione “genetica” all’efficienza, e alla correttezza, quanto piuttosto di una migliore organizzazione e pianificazione, e di un sistema di leggi e consuetudini che rendono più convenienti e più facili i comportamenti virtuosi.
          Per fare un piccolo e banale esempio, nei supermercati tedeschi ci sono delle macchinette per la raccolta differenziata delle bottiglie di plastica e di vetro, che emettono uno buono sconto di circa 15 cent. per ogni bottiglia buttata(praticamente ti restituiscono il costo della bottiglia che avevi pagato all’acquisto della bevanda); scommetto che con un sistema del genere, anche i Napoletani diventerebbero dei cittadini modello nella gestione dell’immondizia!
          Mentre in Italia la raccolta differenziata è spesso resa inutilmente più complicata, e non ti restituisce niente nessuno, non c’è nemmeno una minima ricompensa per chi la fa, solo perdite di tempo!(perciò non c’è da stupirsi che gli italiani siano molto più indisciplinati in materia…in Italia si tende a ostacolare e rendere eccessivamente sconvenienti i comportamenti efficienti!)

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