I CONTI DEL PASSATO

Una città industriale in Germania. Un caso di pirateria informatica, brillantemente risolto dall’immancabile brillante investigatore privato. Una morte archiviata come incidente. Nuove indagini del suddetto investigatore. E dalle indagini cominciano, a poco a poco, ad emergere frammenti di passato. Di QUEL passato. E vengono fatti emergere con una tecnica che ricorda molto da vicino quella impiegata nel capolavoro cinematografico “L’uomo del banco dei pegni”: prima un solo fotogramma, che disturba gli occhi ma non si lascia registrare; poi un paio, che permettono di intravvedere un’immagine, ma non di individuarne l’oggetto, non di capirne il nesso con il contesto – e che cosa potrà mai avere a che fare una spettrale fila di mani levate contro un filo spinato, con una ragazza incinta che va a impegnare l’anello di fidanzamento? – E a mano a mano il numero dei fotogrammi aumenta, le immagini si delineano più chiaramente, la scena si allarga, fino a riproporci, alla fine, l’intero episodio, in tutta la sua devastante e spietata crudezza.
Da leggere in un fine settimana senza altri impegni, con una buona scorta di panini e bevande a portata di mano.

Bernhard Schlink – Walter Popp, I conti del passato, Garzanti
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barbara

GEREMIA 31:19

«È per me Efraim il figlio prediletto? Il figlio delle mie delizie? Perché appena ne parlo, lo ricordo ancora con affetto. Perciò le mie viscere si commuovono per lui. Lo tratterò benignamente», dice il Signore.

In ebraico. In Indonesia. Da un coro musulmano.

barbara