ACIDO

Ho letto che la donna italiana sfregiata con l’acido dal compagno ha scritto un libro per raccontare la sua esperienza. Quando l’ho letto ho pensato: compro il libro, lo leggo e lo recensisco. Poi ho letto l’intervista che le ha fatto Serena Dandini. Ho letto che nel suo libro dice alle donne: se il vostro uomo vi picchia non è colpa vostra, è colpa sua. E io no, non sono per niente d’accordo, per me rimane valido il detto che la prima volta che un uomo ti picchia è colpa sua, la seconda è colpa tua. Continuare a prenderle poteva essere una situazione senza via d’uscita al tempo delle nostre nonne, senza un titolo di studio, senza un lavoro, senza un soldo proprio, senza strutture di accoglienza per donne in fuga dalle violenze domestiche, con leggi quanto meno ambigue in materia, con un’opinione pubblica molto poco propensa a offrire solidarietà alla donna che abbandonasse il tetto coniugale (che era peraltro reato penale), qualunque ne fosse la causa. Oggi no: dalla seconda volta in poi è colpa tua al 100%. Ho letto anche che da anni stava con quest’uomo, da anni veniva sistematicamente maltrattata e picchiata, e ogni tanto (ogni tanto!) si chiedeva: ma che razza di vita sto facendo? (Sveglia la ragazza, eh?) Dice che aveva deciso di denunciarlo. Dice, ancora solo ventiquattr’ore e lo avrei denunciato: e certo, come no? Vanno avanti trent’anni a dire se mi mena un’altra volta lo lascio, se mi mena un’altra volta lo denuncio, e quando arriva la bomba, ecco, l’errore della bomba è quello di essere arrivata con dodici secondi di anticipo, se aspettava ancora un giorno, ancora un’ora, ancora un minuto sarei stata salva. Ma per piacere! Solo in un punto fa capolino una briciola di onestà: quando dice che a quell’acido che le ha devastato la faccia (oggettivamente, anche dopo un’infinità di interventi di chirurgia plastica, è un vero mostro) deve la sua salvezza, perché così finalmente è uscita dall’inferno – nel quale chiaramente, avrebbe continuato a soggiornare, altro che fra ventiquattr’ore lo avrebbe denunciato.
E allora no, cara signora, non comprerò il tuo libro, non perderò tempo a leggerlo, non gli farò pubblicità, perché una che SCEGLIE di continuare a stare con un uomo violento, una che SCEGLIE di continuare a farsi maltrattare e picchiare, non ha niente da insegnare a nessuno. Ma proprio niente di niente.

barbara

  1. Situazioni penose, nel viverle…subendole e fra mille domande…come uscirne.
    Folli merdosamente violenti…e adulti infantili …che possono continuare la loro follia anche se vi è una fuga da questo essere.
    Comunque…nel continuare a conviverci…ed il ripetersi..una denuncia sarebbe stata piu’
    che auspicabile. Tanto le botte sarebbero arrivate lo stesso..
    La convivenza con questo essere…ogni giorno una continua tortura , il forte senso di ripulsa nel vederlo, sentirlo, dividere lo stesso letto…subire un’ atto che fra marito e moglie…o persone che hanno dei sentimenti in comune….qui lo vivrei come uno stupro.
    Le sue mani addosso come un rettile velenoso che incute paura e ripulsa.
    La mente scoppia…………..Ho sbagliato! Perchè continuare un rapporto sado- masochista che non mi dà piacere….
    @Spesso questi animali agiscono nella loro ferocia specialmente quando la donna non
    ha una parentela….meglio se maschile e di una certa stazza.
    …Io…dovevo nascere …molto oltre.Credo che una simile situazione l’ avrei troncata…..
    Una zia aveva il compagno poco raccomandabile padre di mia cugina. I 4 fratelli di lei…imposero a quest’uomo di fare i bagagli e di andarsene,altrimenti dovrai a che fare
    con noi.
    …..Andò via. Estero.

    ….

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    • Come uscirne? Andandosene, semplicemente. E non è vero che si tratti spesso di donne senza parentela: molto spesso, a omicidio compiuto, trovi nei giornali le interviste a padre, madre, zii ecc.
      Una volta una scolara in un tema ha raccontato del divorzio dei suoi genitori. Per lei e sua sorella era stato uno shock, diceva, perché non se lo aspettavano, a loro non sembrava che le cose andassero così male; certo, ogni tanto litigavano, ma chi è che non litiga ogni tanto. Senonché una sera è successo che durante la lite lui ha alzato le mani. La mattina dopo lei si è alzata, si è vestita, è andata da un avvocato e ha chiesto la separazione. Subito. Immediatamente. Non è stata ad aspettare di vedere se è stata una cosa occasionale, se aveva solo perso il controllo per una volta e altre simili puttanate: ALLA PRIMA VOLTA ha stabilito che era una volta di troppo. E non c’è stato nessun seguito: non è andato a cercarla, non ha tentato ritorsioni, non sono iniziate persecuzioni come succede molto spesso quando la rottura avviene dopo che si è sopportato per anni, facendogli ritenere di essere autorizzato a fare quello che fa, per cui la rottura viene vissuta come un’inesplicabile ingiustizia. A quell’uomo è arrivato forte e chiaro il messaggio dell’inammissibilità della sua violenza. E il messaggio è stato perfettamente capito.

      NOTA per eventuali prossimi commentatori: anche Marco, che NON è in moderazione, con questo commento ci è finito. Evidentemente WP è proprio in vena di capricci.

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      • Vai in discussione-impostazioni e verifica che non sia abilitata l’istruzione “Gli utenti devono essere registrati e fare il login per poter inviare commenti”.
        Poi vai in “Moderazione” e verifica che non ci siano parole troppo comuni che fanno mettere i commenti in moderazione (tipo: una preposizione, contenuta in una frase più lunga)

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        • No, quell’opzione sicuramente non è attivata, e infatti fino all’altro ieri Rachel ha sempre commentato liberamente, e in questo post metà dei commenti di Marco sono passati e metà sono andati in moderazione. E nella moderazione ho solo nomi di utenti, non parole. D’altra parte mi è capitato che siano finiti in spam addirittura commenti miei, e oltretutto senza link. Secondo me è proprio il sistema di WP che, come il robot Hal 9000 di 2001 odissea nello spazio, si monta la testa e decide lui chi deve vivere e chi morire.

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        • Una donna capace di innamorarsi di un uomo violento è ancora più marcia, schifosa e criminale di lui. Se lo merita? Certo che se lo merita, e anche di peggio si meriterebbe. Mi sembra che tu abbia la bizzarra tendenza a considerare l’amore come un’attenuante, più o meno come quelli che applicano le attenuanti a chi ha ammazzato o provocato incidenti sotto droga: io vi chiamerei collaborazionisti.

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        • Guarda, puoi tranquillamente risparmiarti l’ironia del “leggermente”: io rivendico con orgoglio il rifiuto dell’ipocrisia delle mezze misure. Io sono allergica alla stupidità, questo è un fatto, e non posso immaginare stupidità più grande del giustificare con l’amore ogni sorta di nefandezza, ogni sorta di infamia, ogni sorta di crimine, compreso quello di farsi sbattere da un nazista per poi, come se non bastasse, montare in cattedra a sputare veleno su chi dei nazisti è stato vittima. Collaborazionismo al 100% è quello di quella baldracca putrida marcia, e collaborazionismo è il tuo nel difenderla. Collaborazionismo infame, come tutti i collaborazionismi.

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  2. …..Qui c’ entra poco….ma in parte si.
    Una collega…Viieni alla manifestazione…
    No! In quella carnevalata non ci vengo….Ma se è per una per la difesa della donna …o dove conta poco ed i diritti umani sono fortemente lesi . ..ci vengo e porto anche lo striscione..
    ..

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  3. Sante parole!
    Ma mi sa tanto che se ti leggessero le femministe, ti accuserebbero senza mezzi termini di maschilismo; paradossalmente sono proprio coloro che dovrebbero insegnare alle donne a difendersi dalle violenze, che spesso rifiutano categoricamente qualsiasi considerazione sulla responsabilizzazione delle vittime.
    Per esempio quando si parla di stupri, molte femministe sostengono che le donne devono essere libere di appartarsi con qualunque ragazzo appena conosciuto in discoteca, e avere il diritto di rifiutare il rapporto sessuale se al dunque ci ripensano. In linea teorica ok, ma va bene solo in un mondo perfetto; nel mondo reale per una ragazza è molto più prudente non isolarsi mai con ragazzi semi-sconosciuti.

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    • Le “femministe storiche” sono anche quelle che per le donne musulmane, schiave dei propri mariti, sposate e stuprate a otto anni o meno, che subiscono le mutilazioni genitali eccetera eccetera, ti spiegano che è la loro cultura e noi non abbiamo il diritto non dico di interferire, ma neanche di criticare. Ovvio che se tu mi picchi o mi violenti, qualunque sia la circostanza in cui ciò avviene, tu ne sei pienamente responsabile, però sarebbe preferibile che non te ne offrissi l’opportunità su un piatto d’argento (ovviamente per “opportunità su un piatto d’argento” NON intendo andare in giro per i fatti miei in minigonna).

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