E ALLE SEI DI MATTINA

Saltare in macchina e correre al pronto soccorso a farmi cucire uno squarcio di una decina di centimetri, largo uno e profondo altrettanto. Le infermiere quando l’hanno visto sono inorridite, e anche il medico, in pratica l’unica a non lasciarsi impressionare sono stata io. Ho discretamente mugolato quando mi ha disinfettata e quando mi ha infilato l’ago per l’anestesia, ma direi che tutto sommato sono stata piuttosto brava. Il dottore ha detto che è una brutta posizione, che si cicatrizzerà male; ho detto va bene, mi rassegnerò a rinunciare a partecipare al concorso per modelle. Vabbè, adesso torno a stendermi a letto col ghiaccio, tanto più che l’effetto dell’anestesia è completamente esaurito. E domani mattina alle sette, di nuovo all’ospedale per l’operazione. Uffa però.

barbara

VENUTO AL MONDO

la polvere il sangue le mosche l’odore
per strada, fra i campi la gente che muore

Se Non ti muovere era un libro duro, Venuto al mondo è una interminabile serie di cazzotti allo stomaco. Perché qui, oltre ai sentimenti, oltre alla vita a volte bastarda, oltre agli errori e ai fallimenti, c’è la guerra, che con quei sentimenti e quella vita inestricabilmente si intreccia. Quella guerra che non troppo tempo fa – chi non è proprio ragazzino può ricordarla in prima persona – si è svolta alle porte di casa nostra (e alcune scene, alcuni episodi narrati qui ricordano da vicino quest’altro bellissimo libro). E gli sciacallaggi infami, più o meno così

(questo video è un film, le persone che vi si muovono sono attori, ma queste cose succedevano davvero – tranne l’ultima scena, sicuramente estranea alla maggior parte dei protagonisti – e anche di peggio).
Venuto al mondo, è il titolo, e non potrebbe essere più adeguato perché lui, Pietro, ci mette proprio tutto il libro, a venire al mondo, dalla prima all’ultima pagina, e ad ogni capitolo dici ah ecco com’è andata; poi giri pagina e scopri che invece no, non era andata così (non cedete alla tentazione di correre in fondo per scoprire come va a finire: senza le fasi intermedie non capireste niente). Finché arrivi all’ultimo capitolo, quello in cui tutte le tessere del mosaico vengono ricomposte e tutti i conti finalmente tornano, e quello non è un cazzotto allo stomaco, bensì un calcio alla bocca dello stomaco (vi è mai capitato? A me sì), quello che vi lascia boccheggianti, tramortiti, annichiliti – soprattutto per la consapevolezza che, se questo è un romanzo, le cose raccontate sono però tutte vere. E d’altra parte ti rendi conto che quella tessera del mosaico che completa la storia, per quanta sofferenza possa avere causato e ancora causare, è non solo l’unica logica, non solo l’unica possibile, ma anche l’unica veramente giusta.
All’inizio vorresti leggere in fretta, ma non ci riesci, perché hai bisogno di fermarti, di digerire, di assimilare quello che hai letto. Poi, ad un certo momento, cominci ad andare a rotta di collo, perché finirlo e metterlo giù diventa una necessità a cui non puoi più sottrarti.
Per chi ha letto migliaia di libri è materialmente impossibile dire “questo è il libro più bello che abbia mai letto”, e dunque non lo dirò. È certo, tuttavia, che in una eventuale classifica occuperebbe una posizione alta. Molto alta.

Margaret Mazzantini, Venuto al mondo, Mondadori
venuto al mondo
barbara