TRA LA NOTTE E IL CUORE

Quando all’ingresso di qualche città o paese un cartello vietava l’accesso, o almeno il pernottamento, ai negri. Quando bastava che un negro posasse gli occhi – non dico le mani – su una ragazza bianca per rischiare un linciaggio. Quando in molti stati americani il matrimonio fra bianchi e negri era vietato per legge, e in quei pochi in cui era legalmente consentito i ministri di culto che li celebravano – quei pochi disponibili a celebrarli – subivano boicottaggi, intimidazioni, minacce, e non di rado anche qualche pestaggio. A quei tempi lì: che non sono quelli di secoli fa: mia madre, che è ancora viva, era adolescente, a quei tempi lì.
L’amore fa miracoli, dice chi è innamorato. L’amore sposta le montagne. L’amore è più forte di qualunque cosa, l’amore supera qualunque ostacolo. E invece no. Perché contro di te e contro il tuo – il vostro – amore c’è un’intera società. E c’è una madre algida e bigotta che decide al posto tuo. Ci sono dei fratelli che non si fanno il minimo scrupolo a mettere oscenamente le mani addosso alle serve negre ma sono pronti a usare maniere pesanti, molto pesanti, se un negro rischia di sporcare il loro purissimo sangue. Ci sono le leggi che non ti permettono di coronarlo. Ed è tutto questo ad essere più forte di ogni cosa. Tu ancora non lo sai, ma ti costringeranno a impararlo, ti costringeranno a costruirti un’altra vita, molto diversa da quella che avevi sognato.
È un viaggio, questo libro: un viaggio materiale, lunghissimo, dal Texas a Cincinnati, della novantenne Miss Isabelle e della sua parrucchiera Dorrie; un viaggio – forse ancora più lungo – della memoria; un viaggio di avvicinamento fra le due donne; e anche un viaggio verso l’ignoto, verso il disvelamento del mistero ultimo, in una sorta di catarsi finale in cui il dolore raggiunge vertici fino a quel momento impensati ma si rivela, nonostante tutto, liberatorio.
C’è tanto dolore in questo libro – romanzo, ma quante storie simili a questa sono state vissute nell’America oscura del pregiudizio e del razzismo? – e tuttavia fa bene leggerlo. Ed è anche molto bello.

Julie Kibler, Tra la notte e il cuore, Garzanti
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barbara

  1. Non occorre risalire tanto nel tempo. Prendiamo il film “Indovina chi viene a cena”. Il semplice fatto che una cosa così sciropposa abbia fatto scalpore la dice lunga. Ma domando: dov’è che si baciano? Non si baciano mai. E va bene, il film è del 1967. Ma quanto tempo ancora ci è voluto per vedere un bacio interrazziale a Hollywood? Direi, a occhio, una quarantina d’anni. E anche adesso, non sono affatto frequenti.
    La realtà è che per la maggioranza dei bianchi la pietanza uomo nero/donna bianca è tuttora non digerita.

    • Nel libro la storia comincia nel ’39 e all’epoca c’era in molti stati il divieto per legge di matrimoni interrazziali, nel ’67 no. Però è vera la cosa dei baci (non ci avevo mai fatto caso) e non è sicuramente il bacio in sé ad essere tabù all’epoca. Non concordo invece sulla sciropposità, se non altro per la straordinaria interpretazione di quei tre autentici giganti del cinema (sull’ochetta giuliva stendiamo un velo pietoso)
      PS: mi sa che devi essere antipatico a WP, che continua a metterti in moderazione.

  2. Trovo impensabile l’ odio razziale…per il colore della pelle…casta.
    Purtroppo sono ancora vive queste bassezze degne di appartenere a persone stupide..cattive con senso di amore per il prossimo nullo se non rientrano in certi loro….canoni.ETC……..
    Di film anche ben fatti ce ne sono stati…libri anche….articoli anche se non ricordo i titoli.
    Ripeto ancora…non voglio fare agli altri quello che non vorrei fosse stato a me.
    Ed inoltre un pizzico di empatia nel sentirsi un pò come …queste persone odiate…..farebbero capire meglio certe assurdità calandosi ..nella loro esistenza..

  3. Quando andavo a scuola ho avuto una compagna di classe nera (americana), e noi tutti la trattavamo normalmente. Così mi ero messa a dare per scontato che oramai i neri venivano trattati normalmente (tutte le persone attorno a me lo fanno, e i neri li vedo tutti i giorni dove vivo).
    Poi, pochi giorni fa sono capitata su un sito dove esponevano i lavori dei bambini delle elementari. ed uno dei temi era ‘se i tuoi genitori fossero neri’.
    In base ai temi, hop constatato che tutti quei bambini vedono i neri come:
    – Inquietanti perchè di notte non li vedi e fanno paura
    – Stupidi
    – Tutti poveracci che vivono nelle case sporche
    – Senza amici perchè tutti i bianchi sono razzisti
    – uno poi aveva scritto che sono ladri e assassini.

    Io sono rimasta scandalizzata da quello che questi bambini avevano scritto.
    Quando andavo a scuola alle elementari, ce n’era una sola della mia classe che era razzista.
    Alle medie, non ho visto nessuno trattare i neri in modo diverso.

    Poi alcuni anni fa su un forum avevo aperto una discussione per parlare di un’altra forma di razzismo, cioè quello per cui certa gente evita di usare la parola ‘nero’ davanti ad un nero, anche solo per descrivere il colore di un’automobile perchè tanti pensano che usare certe parole offenderebbe i neri, come se il colore della pelle fosse per loro un motivo di vergogna (mentre a nessuno frega nulla del proprio incarnato, posto che non sia razzista). Le risposte che mi sono arrivate sono state del tipo ‘beh, d’altro canto non si conosce la sensibilità di una persona, quindi si deve stare attenti alle parole che si usano quando si parla con i neri o con i gay’.
    Il punto è che è ben noto che sono quelli la coscienza sporca che si offendono (o, un indiano una volta ha detto crudamente ‘solo gli idioti si offendono’), e quindi è come se queste persone automaticamente dessere degli idioti, o della gente con la coscienza sporca ai neri.

    • Parecchi anni fa è uscito un libro intitolato “La pelle giusta” che raccoglieva, con relativi commenti, dei temi di bambini delle elementari col titolo “Se il mio papà fosse nero, se la mia mamma fosse nera”. Come giustamente ha osservato, polemizzando, Bianca Pitzorno, è un tema idiota: per un bambino nessuno è accettabile come sostituto dei propri genitori, neanche se fossero i loro gemelli. Il problema non è il fatto del negro: è il fatto di proporre loro dei genitori diversi, e siccome la cosa è inaccettabile, hanno motivato il rifiuto con tutto ciò che di negativo avevano a portata di mano. E dunque, idiota l’insegnante che ha proposto il tema, idiota chi lo ha sfruttato con mostre o altro. Che poi i pregiudizi esistano è un fatto, ma non è in questo modo che si denunciano né, tanto meno, si combattono.

      • Quindi i bambini non l’hanno fatto per razzismo, ma più per ‘col cavolo che mi porti via dai miei genitori per darmi ad altri’.

        • Almeno al 90% direi proprio di sì. Poi ovviamente non si può escludere che qualcuno abbia anche raccattato su dei pregiudizi razzisti in famiglia e li abbia riversati lì, ma alla base di tutto c’è proprio la domanda sbagliata posta nel modo sbagliato. Poi tra l’altro la Pitzorno osservava che forse le risposte sarebbero state diverse se si fosse chiesto, per esempio, “Se la mia mamma fosse Naomi Campbell”, all’epoca al top del top, e per il padre non ricordo quale noto calciatore nero dell’epoca: personaggi che evocano ricchezza, notorietà, successo, gente che ti chiede l’autografo eccetera eccetera. Probabilmente si sarebbe innescato un meccanismo diverso.

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