DUE PAROLE, GIUSTO PER CHIARIRE

1. Arriva qua il fesso di turno e dice ah, tu posti una foto falsa per dimostrare che tutte quelle che circolano sarebbero false.
No, posto una foto falsa per dimostrare che quella foto è falsa (non facciamo confusione, bimbo: quello fesso sei tu, non io).
2. Arriva il solito fesso e dice questo è il primo articolo della costituzione di Hamas e non parla di ammazzare gli ebrei (e qui devo chiederti scusa, mi ero sbagliata: tanto mi ero fissata sull’idea che tu fossi un fesso al quadrato che non sono stata capace di accorgermi subito che invece sei un fesso al cubo). Quindi io leggo L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione e dico fantastico! In Italia non è vietato rubare ammazzare spacciare droga affiliarsi alla mafia fare denaro falso…
3. Quando uno non è proprio proprio completamente fesso si chiede: ma se ci sono centinaia di migliaia di milioni di miliardi di mostruosi crimini commessi dagli israeliani e documentati da foto e video AUTENTICI, perché non mandano in giro quelli invece di quelle ridicole puttanate taroccate? Se ci sono centinaia di migliaia di milioni di miliardi di poveri bambini palestinesi maltrattati torturati assassinati dagli israeliani, il tutto documentato da foto e video AUTENTICI, perché continuano a pubblicare foto di bambini siriani, bambini iracheni, bambini turchi morti nel terremoto, bambini di Gaza feriti in un incidente domestico, bambini di Gaza ammazzati dai familiari, certe volte addirittura bambini israeliani? Non farebbero prima a pubblicare qualcuno di quelle centinaia di migliaia di milioni di miliardi di documenti AUTENTICI in loro possesso?
4. Dice: perché non hai il coraggio di pubblicare foto di israeliani che torturano palestinesi?
Non tentiamo di ribaltare le frittate, per favore: VOI dite che questa roba esiste, e a VOI tocca dimostrarlo, non a noi, eccheccazzo.

A proposito, la sapete quella divertentissima barzelletta della povera donna palestinese aggredita da un branco di fanatici coloni ebrei? E quella dei poveri bambini palestinesi in lacrime?
I quattro uccisi sulla spiaggia di Gaza invece sì, sono proprio morti, ed erano proprio palestinesi. Solo che la storia non è andata esattamente come ve l’hanno raccontata, ma proprio per niente.
E non dimenticatevi le bambole, mi raccomando.

E per concludere, rivediamoci questa strepitosa interpretazione di attori degni come minimo di un Oscar. E prestate attenzione a tutti i particolari.

Shabbat shalom

barbara

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VITA QUOTIDIANA SOTTO I MISSILI

La sera ritorno dal lavoro; cena con la famiglia; mettiamo a letto le bimbe e poi all’improvviso un suono che mi riporta indietro nel tempo. Allarme rosso, zeva adom in ebraico, svegliamo le bimbe e ci dirigiamo con calma verso il rifugio. Ora siamo fortunati, una volta non lo avevamo neanche il rifugio a casa, abbiamo passato almeno un anno a fare conoscenza con i vicini al suono delle sirene. Inoltre qui è la prima volta che si sentono le sirene, dove eravamo succedeva qualche volta all’anno, in altre zone è la quotidianità ormai da anni. Una volta sono andato a Sderot, ho visto un deposito con i resti dei razzi, ce n’erano di tutti i tipi, soprattutto Qassam e Grad. E poi su ognuno una sorta di firma, una dedica dal gruppo terroristico che lo ha inviato. Si potrebbe fare un trattato sul messaggio in bottiglia affidato ai razzi, per noi da questa parte però è solo tanta paura accompagnata dalle sirene e dall’esplosione. Iron Dome, il miracolo tecnologico che ci protegge da questa minaccia, non è in grado di offrire una protezione totale, né di toglierci di dosso la paura che da un momento all’altro possano raggiungerci i detriti del razzo abbattuto in cielo. Una sorta di roulette russa. Ultimamente ho vissuto tre situazioni davvero spiacevoli in cui suona la sirena e non hai un vero riparo, in particolare ieri ero in macchina in mezzo al nulla, la sirena non ha suonato, i razzi mi sono stati annunciati dalla radio che in questi giorni è costantemente accesa sulle notizie. La radio annunciava razzi in tutte le città dell’area in cui mi trovavo: Bet Yehoshua, Even Yehuda, Kfar Sava, Rosh Ha’Ain, Petah Tikva, Bene Berak, Ramat Gan. Tutte le macchine intorno a me si erano fermate, così mi sono fermato anch’io. Non avevamo potuto cercare nemmeno riparo, non c’era nulla intorno, poi il botto e un tuffo al cuore. Due signori fuori dalle vetture puntavano il dito in alto, seguendo la direzione ho visto due nuvolette di fumo. L’Iron Dome ha fatto il miracolo, almeno un razzo abbattuto sul cielo di Petah Tikva, ho aspettato qualche minuto pregando che non ci fossero i detriti in arrivo, come ho già visto tante volte al telegiornale e poi la vita riprende, come ogni giorno, come se nulla fosse successo. Il problema è che dentro qualche cosa accade: l’incertezza, la preoccupazione per la famiglia, subire l’odio di qualcuno che non mi conosce e che non ho mai visto in vita mia.
David Perlmutter, Kfar Saba

Visto che questa generazione non ha sperimentato il terrore del suono degli stivali delle SS in arrivo, quelle anime generose hanno deciso di riempirgli la lacuna facendogli sperimentare il terrore del suono dei missili in arrivo. Ma la generazione delle pecore al macello non c’è più: adesso c’è Israele, e c’è Iron Dome, e ci sono i Merkava e gli F16. Se proprio proprio dovesse mettersi al peggio, c’è Dimona. Nel frattempo, dopo ogni missile, “la vita riprende, come ogni giorno, come se nulla fosse successo”.
(Poi adesso sono iniziate le operazioni di terra: adesso gli si fa il culo sul serio)

barbara