SEMPRE IN TRE…

Avevo letto il testo di questa canzone, tragico specchio della realtà di Israele, tanto tanto tempo fa, e non l’ho più dimenticata. E per anni l’ho cercata per mari e per monti, senza trovare nessuno che la conoscesse, finché lui è riuscito a scovarmela. Ed eccola qui.

Tu, io e la prossima guerra

Quando passeggiamo siamo in tre
Io, tu e la prossima guerra
Quando dormiamo siamo in tre
Io, tu e la prossima guerra

Tu, io e la prossima guerra
La guerra, che sia benvenuta
Tu, io e la prossima guerra
Che ci porterà il giusto riposo

Quando sorridiamo in un momento d’amore
Sorride insieme a noi la prossima guerra
Quando aspettiamo in sala parto
Aspetta con noi la prossima guerra

Quando bussano alla porta siamo in tre
Io, tu e la prossima guerra
E quando tutto ciò finisce rimaniamo ancora in tre
Tu, una fotografia e la prossima guerra.

barbara

  1. Sarò anomalo per la grande massa che appella Israele ed i suo popolo con aggettivi
    duri, cattivi…..hanno usato i paragoni piu’ infimi.
    Ho letto gli articoli…il piccolo video alla destra del PC….foto…immagini..poesia, frasi..
    Cosi a pelle …e fin a far piovere come il mio solito effetto reazione…ho per prima sensazione percepito tanto AMORE…anche nelle cose piu’ tristi.
    Shalom Shalom..

  2. Perdona, Barbara: forse non è il commento più idoneo, ma ne vengo dall’aver appena letto questo.. non so definirlo, e te lo incollo qui, avendolo subito copiato per salvarlo.
    Non riesco a crederci, né ad accettare che sia solo un frammento della “realtà”..

    ** Lo Stato ebraico
    È difficile da credere, ma è successo davvero. Università. Dipartimento di Lingue (uno dei migliori d’Italia). Sessione estiva. Esame di “Teoria della Traduzione”. Corso di Laurea Magistrale in “Traduzione”. Propongo alla studentessa che già ha risposto bene a varie domande, quale sia l’argomento che più l’ha interessata (“vediamo se posso darle trenta” − penso tra me). La studentessa, senza indugio, risponde: “La traduzione della Bibbia” (ovviamente, oltre alle lezioni a cui non era mai venuta, aveva libri appositi su cui prepararsi). Dopo un po’, dicendo cose molto confuse, afferma con perentorietà: “La Bibbia è scritta in ebraico, lingua che da duemila anni nessuno conosce più, è una lingua morta e del tutto ignota”. Il mio giovane collega coglie il fremito sul mio viso e mi previene, guardando la fanciulla con condiscendenza: “Dottoressa, se ci pensa, non è possibile quello che ha detto: non solo l’ebraico è sempre stato coltivato dagli studiosi della Bibbia (… e se no come avrebbero potuto tradurla − penso io), ma, se ci pensa, nello Stato Ebraico che lingua si parla oggi?” La ragazza (per altro, già laureata alla triennale, e quindi, come prevede lo Stato italiano, effettivamente “dottoressa”) ci fissa con uno sguardo vitreo, come non avesse affatto capito la domanda. Mi impensierisco e le chiedo: “Lei sa, vero, che esiste uno Stato Ebraico?”. “No − risponde quella con aria sinceramente stupita − non lo sapevo”. Il mio collega, per evitare che il mio fremito persistente esploda in una reazione poco professorale, interviene di nuovo: “Ci pensi, dottoressa, certo che lo sa, se ne parla spesso, se ne parla sempre: mai sentito del Medio Oriente?”. Quella allora smuove gli occhi, come avesse finalmente percepito un’illuminazione: “Ah, sì, ma voi intendete l’Iran!” − dice, un po’ stupita che le chiedano simili banalità. Mi paralizzo, non riesco a reagire. Poi respiro profondamente e alzo un po’ la voce. “Ma che sta dicendo?! Scusi, vorrebbe farmi credere che in 23 anni di vita non ha mai sentito parlare di Tel Aviv, di Gerusalemme, di Israele?”. “Sì, credo di sì,” − fa lei. − “ci stanno i palestinesi. Ma non sapevo che c’entrassero con l’ebraico…”. Ora vi chiederete voi: ma di chi è la colpa? Di nessuno? Di tutti? Io non lo so. Questo è certo il frutto della falsa democratizzazione della cultura che, invece di un’alta cultura per pochi, propone una non-cultura per tutti. E vi chiederete: cosa si fa in questi casi? Niente. Non si può bocciare uno studente perché confonde l’Iran con Israele, perché − come prontamente ha rimarcato la studentessa stessa − “alle altre domande ho risposto bene…”. Alla fine, segnandole il voto sul libretto, le chiedo: “Ma lei si rende conto della ragione per cui sono sconvolta? Non le interessa?”. “No.” − risponde − “Posso andare ora?”.
    Laura Salmon, slavista –
    See more at: http://moked.it/blog/2014/07/25/lo-stato-ebraico-2/#sthash.0ziDsQKV.eym83Bgm.dpuf

    • Avevo risposto quasi due ore fa e il mio commento non c’è da nessuna parte, neanche in spam! Boh. Comunque avevo scritto che la Salmon di sicuro non racconta storie di fantasia, ed è per questo che la cosa è sconvolgente.

  3. Gentile Amica,
    Non sono un letterato ma a parte un semplice diploma di scuola tecnica ho frequentato l’università della vita. Ora se mi vuole seguire Le faccio il seguente ragionamento; sta per entrare shabbat quindi rallenti la sua attività, prenda un bicchiere e lo riempia per metà della sua bevanda preferita, lo posi sul tavolo e vi si sieda di fronte. Ora osservi la sola parte vuota, fatto; bene Cosa ci ha visto un mondo tumultuoso ma vacuo, il mondo delle veline, quello del calcio, il mondo di quelli che non gli frega niente basta che non gli tocchino le ferie, se vuole può continuare Lei ma penso ci siamo capiti. Bene a questo punto guardi la metà piena e vi troverà un sacco di cose buone ma anche un sacco di cose cattive, persone false, malevole, cattive ed abbiette ed anche qui prosegua Lei. Ora trasportiamo tutto ciò sull’argomento ISRAELE (non solo oggi, ma anche ieri e sarà domani); non pensa che per la gente d’ISRAELE la parte mezza vuota sia un toccasana almeno evitano un mare di veleno. Ecco piuttosto semplicisticamente il mio pensiero; in fondo persone inette ed ignoranti come quella dottoressa fanno molto meno male di quelle colte e malevole che scrivono enormità malvage ogni giorno. Comunque per me non è una novità; senta questa; estate 1975 spiaggia di Lignano Sabbiadoro, sto parlando con la morosa (futura moglie), sente che stabiliamo di vederci a Udine tra qualche giorno (vi siamo nati e vi abitiamo), il vicino di ombrellone chiede: scusate ma Udine è in Italia ? NOOOOOOO non è una cazzata è la verità. Tenga presente che nel 1975 le targhe automobilistiche riportavano le due lettere che evidenziavano la provincia.
    Non voglio tediarla oltre ma domani le racconto una successa in aprile in ISRAELE.
    Shabbat Shalom Amica e grazie a Barbara Mella per l’ospitalità. Giorgio Bressan

      • Grazie a te, Barbara, e @ Giorgio Bressan: neanch’io sono laureata, e La ringrazio dell’attenzione che mi dedica.
        Leggerò con piacere quanto vorrà raccontarmi: ciò non toglie che, come sostiene Barbara, anche l’ignoranza è molto pericolosa, quanto la malafede dei colti e malevoli, come Lei ben li definisce.
        La mia bisnonna diceva :”Tra marsu e muffa.. “, e per me c’è molta saggezza in questo parallelo, se vogliamo chiamarlo così..
        Fra marcio e muffa.. cos’è peggio?
        ( Per inciso, anche a noi – mio marito e me – è successo di sentirci apostrofare. “Ehi, voi di Imola” da un VIGILE URBANO, nel centro di Roma, vicino a Piazza Venezia, cinquantacinque anni fa, subito dopo la stessa attribuzione della nostra targa, IM, a Imola, ma in una strada di Gubbio, e da parte di un vecchietto.. )

        • Faccio ammenda: ho sbagliato i conti, pensiero mortificante, dopo aver parlato d’ignoranza: era nel ’68, ma poco conta, credo.

  4. Semplicemente allibito.Pretenziosa ed ignorante con sfumature di arroganza.
    E’ al limite..ma una certa ignoranza è abbastanza comune.
    Capisco anche l’ imbarazzo di Amica nel trovarsi di fronte un’ essere cosi..
    Nel mio lontano passato ..il capo una lei passo a me il compito del giudizio di fine anno
    …circa come una classe. C’ è anche reclamava…nuovamente gli espongo il giudizio su’
    scheda ..non male, ma voleva piu’ alto…dopo un pò mi spazienti.

  5. All’AMICA e a tutti voi,
    questa è maledettamente vera è successa a GERUSAEMME il 10 maggio sera in un ristorantino vicino alla restaurata stazione dei treni.
    Protagonisti: un professore di scuole superiori di Torino;
    un’ insegnante al Conservatorio di San Pietroburgo ed io come veicolo, interprete e messaggero.
    Bene il giorno prima siamo stati sul Mar Morto con annesso bagno, rientrando, sul pullman questo professore mostra uno strano interesse per l’attività professionale della mia compagna, dove insegna, cosa insegna che strumento suona ecc.
    Ultima sera al ristorantino (mangiato veramente bene) il prof mi chiede se può fare una domanda alla mia compagna, certamente rispondo, non c’è problema; mi sposto all’indietro affinché possano guardarsi in faccia e spara la domanda:
    PENSA CHE SI POSSA ACCORDARE UN PIANOFORTE SUL MAR MORTO?
    Irina mi guarda e non capisce, presumo con faccia schifata le rifaccio la domanda;
    perplessa ci pensa qualche secondo e risponde: NON LO SO NON NE HO LA CONTROPROVA.
    Ora mi dica Lei che razza di domanda è ?;
    e se essere laureati aiuta a dire cazzate. Ma vuoi che uno si prenda su un pianoforte e vada sul mar Morto a vedere se si accorda o meno. Ma starò invecchiando ma sono sempre più convinto che in Italia il 68 non è mai finito. Grazie a tutti Shabbat Shalom
    Giorgio B.

    • Io gli avrei chiesto: “Ma… intende dentro o fuori dall’acqua?” Giusto così, per vedere l’effetto che fa.
      (Poi ne avrei una di strepitosa anch’io, ma siccome non so se la persona in questione legga il mio blog, ve la racconterò in privato, visto che con entrambi ne avrò l’occasione).

  6. Infatti: non fa ridere, lascia solo perplessi, e penso che chiunque altro resterebbe lì a chiedersi che senso abbiano certe domande e che risposte in realtà presumano: ne ho sentite diverse, di questo genere e perfino peggio, ma, per raccontarle, dovrei ricordarle compiutamente, e così non è..
    Il guaio è che alcune domande simili a questa erano in realtà domande-tranello, mirate a cacciare la persona sotto esame, e magari subdolamente finalizzate a eliminare qualcuno senza averne motivi equi.

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