PERCHÉ ISRAELE NON POTRÀ MAI VINCERE LA GUERRA

LE TREGUE “UMANITARIE” CHE PROLUNGANO LE GUERRE

di Gianandrea Gaiani, 1 agosto 2014

Dopo 24 giorni di guerra tra Israele ed Hamas si ripete l’ipocrisia della “tregua umanitaria”, rito buonista suggerito dalle pressioni della comunità internazionale e protagonista indiscusso degli scontri tra israeliani Hamas ed Hezbollah degli ultimi anni. I due contendenti hanno deciso ieri di sospendere le ostilità (o quasi perché questa mattina a un mortaio palestinese ha risposto l’artiglieria di Tsahal) per almeno 72 ore. L’annuncio è arrivato nella serata di ieri in un comunicato congiunto Usa-Onu, in cui si specifica che sono state ricevute assicurazioni da tutte le parti per un cessate il fuoco incondizionato durante il quale ci saranno trattative per una tregua più duratura. Il segretario di Stato Usa John Kerry ha specificato che le ostilità cesseranno alle 8.00 locali (le 6.00 italiane) di oggi ed inizierà un confronto tra israeliani e palestinesi al Cairo. “Questo cessate il fuoco a Gaza è fondamentale per dare a civili innocenti una tregua necessaria dalla violenza”, ha detto il portavoce delle Nazioni Unite, Stephane Dujarric, spiegando che durante questo periodo “i civili nella Striscia riceveranno assistenza umanitaria urgente e avranno la possibilità di svolgere funzioni vitali, tra cui seppellire i morti, curare i feriti, e fare approvvigionamento di cibo”.
Inoltre, le delegazioni israeliana e palestinese andranno immediatamente al Cairo per intraprendere negoziati con il governo egiziano, su invito dell’Egitto, per tentare di raggiungere l’accordo su un cessate il fuoco durevole” a Gaza, ha aggiunto Dujarric. Si tratta di uno spiraglio di speranza, arrivato nel giorno in cui Israele ha detto che non fermerà la sua operazione a Gaza, almeno finché non avrà terminato la distruzione dei tunnel annunciando poi il richiamo di altri 16.000 riservisti. Ai 61 caduti israeliani (le perdite più alte sofferte da Tsahal dal ritiro dal libano meridionale nel 2000) si aggiungono secondo fonti di Hamas circa 1.500 morti palestinesi che sarebbero per tre quarti civili mentre secondo Gerusalemme le proporzioni vanno invertite in 3 miliziani per ogni civile anche se è indubbio che la popolazione in molti casi è vittima della follia dei miliziani che utilizzano scuole, moschee e case come postazioni militari.
Come è noto la tregua è stata di breve durata, anche a causa del rapimento di un militare israeliano, ma ha evidenziato due aspetti: che il cessate il fuoco temporaneo ha favorito solo Hamas e che la pressione di Washington su Israele per lo stop alle ostilità vanifica gli sforzi compiuti finora da Tsahal e rende inutili i morti di questa guerra. Inutili quanto lo sono state le vittime dei conflitti che si sono sviluppati dopo il ritiro israeliano alla Striscia nel 2005.
Di certo la proposta di pace formulata dal Segretario di Stato John Kerry (e subito sposata dal nostro Ministro degli esteri, Federica Mogherini) fa morire dal ridere: Israele dovrebbe fermare l’offensiva e in cambio Hamas dovrebbe disarmare. Una barzelletta, come quella raccontata al mondo intero circa il disarmo di Hezbollah previsto dopo la guerra del 2006 dal rinnovo della missione dei caschi blu in Libano ma che nessuno ha mai neppure tentato. E poi chi andrebbe a Gaza a disarmare i miliziani palestinesi? I marines di Obama ritirati dall’Iraq, in ripiegamento dall’Afghanistan e in fuga in questi giorni da Tripoli?
Le “tregue umanitarie” che una Casa Bianca divenuta il miglior alleato di islamisti e jihadisti vuole imporre a Israele sono le stesse che Washington ha sempre respinto quando le sue truppe erano all’offensiva in Serbia, Afghanistan e Iraq con la giustificazione di non dare respiro all’avversario. Il paradosso della guerra che “risparmia” il nemico invece di annientarlo è da tempo una delle cause del crollo di credibilità militare dell’Occidente (incluso Israele) e della percezione della nostra debolezza sempre più avvertita tra i nostri nemici, certo meno tecnologici ma più spregiudicati e pronti alla guerra vera (e al martirio) di noi.
Per ridurre la pressione internazionale lo Stato ebraico effettua addirittura “bombardamenti umanitari” avvisando con volantini, altoparlanti e persino sms la popolazione palestinese che determinate aree verranno attaccate. Svelando dove colpiranno gli israeliani rinunciano alla sorpresa e le milizie palestinesi hanno tutto il tempo di ritirarsi (ovviamente mischiandosi ai civili per sfruttarli come scudi umani) lasciandosi dietro mine e trappole esplosive che sono la principale causa delle perdite israeliane.
Questi accorgimenti oltre a danneggiare le operazioni non ottengono neppure vantaggi politico-strategici dal momento che la comunità internazionale non risparmia dure critiche a Israele mentre i media sembrano abbeverarsi senza nessuno spirito critico alla propaganda di Hamas circa le vittime civili. Quando le guerre si combattevano per davvero colpire la popolazione contribuiva a minare il morale del nemico e a demolire il consenso nei confronti dei regimi e delle leadership. Questo era lo scopo nel 1940-45 dei bombardamenti aerei su Coventry, Londra, Amburgo, Dresda, Tokyo. Prima di portarci democrazia, cioccolata, collant e swing gli anglo-americani bombardarono le città italiane mietendo decine di migliaia di vittime ma ciò nonostante li abbiamo accolti come “liberatori”. Oggi che in Afghanistan usiamo i guanti di velluto continuiamo a venire percepiti come “invasori” per giunta inconcludenti dal momento che a fronte dei limitati danni collaterali non siamo riusciti a sconfiggere i talebani e dopo dodici anni ci ritiriamo con la coda tra le gambe.
Le guerre di un tempo erano più sanguinose ma alla loro conclusione vincitori e vinti erano ben chiari. Aveva ragione Edward Luttwak quando nel saggio “Give war a chanche” accusava le cosiddette “missioni di pace” di impedire ai conflitti di concludersi prolungando all’infinito l’instabilità e del resto la cultura buonista applicata alla guerra ha fatto molti danni, al punto che agli attacchi nemici un tempo si replicava con la massima concentrazione di fuoco, oggi con la “risposta proporzionata”. Se Israele non andrà fino in fondo, riconquistando la Striscia di Gaza e annientando le milizie palestinesi, le vittime registrate finora su entrambi i lati della barricata saranno state inutili e Hamas potrà ricostruire in breve tempo tunnel e arsenali di razzi prolungando all’infinito una guerra che potrebbe venire risolta in meno di una settimana con un uso più determinato della forza, più sanguinoso ma risolutivo.
Del resto le guerre combattute in punta di piedi non portano a vittorie durature. La rivolta contro gli americani nell’Iraq “liberato” da Saddam Hussein non sarebbe stata possibile nella Germania del 1945 per la semplice ragione che quasi tutti i tedeschi in età per combattere erano morti, feriti, prigionieri o invalidi. Invece in Iraq i tanti fans del raìs risparmiati dalla guerra leggera e “politically correct” del 2003 hanno dato una mano ai qaedisti a trasformare il nord dell’Iraq nel Califfato dello Stato Islamico. Già la guerra è una vicenda orribile ma il vero crimine è renderla inutile impedendone la conclusione con vincitori e vinti. (qui)

Cinismo? No: semplice realismo. Semplice constatazione di un dato di fatto che dovrebbe essere sotto gli occhi di tutti. Lo aveva perfettamente capito re Hussein di Giordania, che quando si è trovato a dover fare i conti col terrorismo palestinese non ha esitato a mettere in atto un vero e proprio massacro, da tremila a cinquemila morti in dieci giorni, e i sopravvissuti messi in fuga. E di problemi col terrorismo palestinese non ne ha avuti mai più. E, nel nostro piccolo, lo abbiamo sempre avuto chiaro anche noi. Vogliamo dunque suggerire di mettere in atto un massacro? No, certo che no. Solo, finché si continuerà a condurre la guerra coi guanti, dobbiamo rassegnarci all’idea che non ne vedremo mai la fine, e che questo stillicidio di morti, da una parte come dall’altra, continuerà all’infinito, e alla fine il conto sarà molto molto più alto. E metterci in testa che, in questo modo, dai nostri avversari otterremo solo il più grande disprezzo.

barbara

  1. Ciao Barbara. Ti leggo da molto tempo e non ho mai commentato. Ti leggo con interesse ed attenzione. Vivo/ho vissuto in paesi arabi per molto tempo e da diverso tempo tento di informarmi, raccogliere materiale, istruirmi al fine di poter formulare un’opinione educata, seppur personalissima, su Israele e quel mondo arabo che ho vissuto e che mi ha inquietato. Un percorso virtuoso e difficile, per la cattiva informazione, ovvia ed evidente soprattutto quella giornalistica ma anche per una altrettanto virtuosa e complessa analisi fattuale, mai sazia e spesso difficilmente esaustiva. E parlo di contesto storico, non degli ignobili accadimenti terrorristici. Ciò che può sembrare ovvio magari per te o magari per chi la pensa all’opposto di te (ho avuto un intenso carteggio con Paolo Barnard, ad esempio), ammetto, sarà una questione di limiti intellettuali, per me non lo è. Ribadisco, non sto parlando dell’infame Hamas e di ciò che i media ci propinano senza pudore. I miei limiti, pur essendoci, non sono così grandi.
    Ti chiedo, se avrai voglia o tempo di rispondere, di potermi indirizzare al meglio. Letture, intendo, non link. In qualsiasi lingua, non importa. Ho solo bisogno, non voglia, bisogno di capire.
    Spero la mia non ti arrivi inopportuna e ti ringrazio.

    • Potresti precisare meglio? Letture su che cosa, esattamente? Su quali aspetti della questione?
      (Paolo Barnard? Mamma mia che orrore! Quello che nel film prende un sasso e grida: “Che cosa deve fare un giornalista che si rispetti? Questo!” E scaglia il sasso verso un soldato israeliano – che ovviamente non reagisce. E noi, ingenui, che credevamo che un giornalista che si rispetti dovesse informare!)

      • Sulla storia, da Alkalai in poi, sulle origini (geopolitiche) della questione dal XIX secolo e sul suo prosieguo. Capirai come non sia facile, sempre che sia del tutto possibile, reperire materiale che non sia apertamente schierato se si vive in questa parte del mondo ma volevo approfittarne visto che sono in Italia per un po’. Ho letto la ricostruzione storica di Ilan Pappè e ne sono rimasto turbato. Vorrei leggere qualcosa di antagonista a quella teoria. Vorrei cominciare a conoscere, a sapere. (Per inciso, il signor Barnard non sapevo avesse una posizione così radicale sulla questione. L’ho saputo a margine di una accesa discussione su una delle sue fantasiose teorie complottistiche sull’economia. Teorie che, senza mancare di rispetto, rendono quantomeno audace il credere a qualsiasi cosa dica, ivi inclusa la questione Israele-Palestina)

        • Ah, sì, quella banda lì sono tutti complottisti persi, Vattimo, Blondet, Giulietto Chiesa… E i soldi sono la cartina di tornasole: quando vengono fuori quelli hai la certezza che Israele è unicamente una maschera dell’obiettivo vero, ossia gli ebrei.
          Due parole su Ilan Pappe: con le sue deliranti ricostruzioni – che non sono revisioniste, nel senso di prendere in considerazione materiali supplementari ignorati dai predecessori, ma pure e semplici invenzioni facilmente smontabili con qualunque documentazione seria – si sta facendo una barca di soldi in Inghilterra, dove quel genere di menzogne sono pronti a pagarle oro. Non credo che il suo motore sia l’odio, come per Amira Hass o Gideon Levy, bensì il denaro. Una prostituta di lusso, insomma.
          Libri “non schierati”, ossia imparziali. Non so se il tuo concetto di imparzialità (che poi assoluta, secondo me, non esiste) coincida con il mio. Per qualcuno un autore ebreo che si esprima positivamente su Israele è automaticamente inattendibile, mentre se parla male di Israele è attendibilissimo, perché il “ragionamento” sarebbe: se lo dice lui che è ebreo dev’essere vero per forza. Mi auguro che non sia questa la tua posizione. Per me è attendibile, anche se dichiaratamente filoisraeliano, uno che porta una documentazione attendibile. Ovviamente riterrei attendibile anche un arabo antiisraeliano che mi presentasse una documentazione attendibile; certo che se capita, come è capitato, che mandano in giro una foto di una testa di bambina mozzata messa per terra, con un’inquadratura che riprende unicamente la testa e niente di ciò che sta intorno, e mi si racconta che quella è la testa di una bambina palestinese mozzata da un israeliano, be’, io li mando ad alleggerire il budellame. Venendo a noi, io considero seri e attendibili “Israele: 50 anni di speranza” di Fausto Coen, Marietti (il libro è del ’98, non so se ci siano edizioni più recenti, eventualmente anche col titolo attualizzato) e “Per Israele” di Furio Colombo, Rizzoli. Non ho letto, ma so che è ritenuto universalmente come uno dei migliori dal punto di vista dell’obiettività, quello di Giovanni Codovini. Poi ci sono molte altre cose interessanti ma decisamente più di parte non solo dal punto di vista emotivo, ma anche da quello dell’esposizione.
          Se questo ti dovesse sembrare insufficiente, torna: bussa e ti sarà aperto, chiedi e ti sarà dato.

  2. l’ articolo molto chiaro.Nessuno ama le guerre e credo fermamente che Israele abbia il forte desiderio di vivere in pace, senza piu’ gli attecchi continui di missili che arrivano quotidianamente e cosi gli attacchi terroristici.di tante modalità.
    Questa guerra provocata da parte degli Hamas non è servita a niente come logicamente afferma Israele se non viene effettuato ‘ una specie di pulizia a fondo ‘
    come distruggere i tunnel..’ tutti’ e il disarmamento degli Hamas.
    Verso questo obbiettivo Israele deve…dovrebbe essere sostenuto dai paesi …democratici. Tutto questo per garantire ad Israele di non dovere ritornare nuovamente
    a subire come è stato fino ad ora.Ed inoltre per realizzare il senso di ..Gaza libera…
    come manifestano ipocritamente in tanti..
    Se cosi non avviene la ..pace…non è che una finzione momentanea e con il tempo
    tutto ritornerà come prima e inoltre il terrorismo islamico resta vitale per un sostegno
    ‘ il non portare a termine il lavoro iniziato. ‘ Hanno solo potato dei rami…l’ akbero è
    sempre vitale..’
    Siccome sanno con chi fhanno a che fare dovrebbe essere una soluzione piu radicale….j

  3. ogni aggiunta…è da prendere un pò come uno sfogo.L’ articolo è talmente chiaro..
    E…nell’ insieme…visto il tanto amore per Gaza…abitanti…cosi facendo li riconsegnano
    agli aguzzini….Gli Hamas/terroristi….anche perchè a Gaza….vivono in un clima di terrorismo

    • Saranno anche aguzzini, ma sono loro che li hanno votati a stragrande maggioranza, sapendo chi erano e quali erano i loro obiettivi e i loro metodi. Mi dispiace ovviamente per i bambini, condannati a morte da genitori criminali, ma gli adulti, sinceramente, non è che mi facciano tutta sta gran pena.

  4. Ieri su La Effe (canale della Feltrinelli, al cui confronto Rai3 è la Fox news) hanno trasmesso un documentario sul conflitto Israelo-palestinese. Minchia! Una sgommata di ingenuità umanitarie che manco un bambino di due anni può permettersi!

    • Loro sono buoni, cosa vuoi, sono proprio buoni di cuore. E’ per quello che non se la sentono di guardare i bambini cristiani di 4-5 anni decapitati da quei buoni musulmani che stanno appena un po’ più in là (e che se non ci fosse Israele in mezzo sarebbero decisamente un bel po’ più in qua).

  5. Pingback: MI SPIACE DIRVELO, MA… | ilblogdibarbara

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