E LO DICE ANCHE MORDECHAI KEDAR

Che ne sarà di Gaza?
di Mordechai Kedar

(Traduzione dall’ebraico di Rochel Sylvetsky, versione italiana di Yehudit Weisz, Informazione Corretta )

I sogni separati dalla realtà non si realizzeranno mai.

Che cosa succederà a Gaza?
Chiunque abbia a cuore la sicurezza d’Israele si domanda: come finirà l’Operazione Margine Protettivo e cosa riserba il futuro di Gaza a breve e lungo termine? I media sono ricchi di relatori israeliani e stranieri che, secondo il proprio punto di vista, sanno quel che succederà a Gaza. In quest’articolo cercheremo di valutare le previsioni in base alla logica di Hamas. Cominciamo ad analizzarne alcune:

1. Hamas avrà bisogno di un aiuto esterno su vasta scala per ricostruire dalle rovine
Ne sarebbe riprova il fatto che Hamas si sia rivolto alle nazioni del mondo per aiutarlo nella ricostruzione. Solo che la leadership di Hamas non vuole minimamente la ricostruzione: in realtà vuole sfruttare le rovine per continuare a spremere fondi al mondo per molti anni ancora. È nell’interesse di Hamas lasciare le cose come stanno, la ricostruzione non lo è di certo. Faranno venire giornalisti, politici, attivisti per i diritti umani e semplici turisti a guardare, li indurranno ad aprire i loro cuori e il loro portafoglio e versare miliardi nelle mani di Hamas. Questo denaro è necessario per ricostruire le infrastrutture militari, per scavare tunnel che conducano a Israele, per fabbricare armi, per ricostruire le fabbriche di razzi e continuare a costruire sotterranei a Gaza.
2. Gaza deve essere smilitarizzata
Smilitarizzare Gaza è una chimera che un pugno di persone in Israele e nel mondo crede possa diventare realtà, sebbene una smilitarizzazione su così vasta scala, in presenza di una resistenza locale, non sia mai riuscita. Non c’è esercito al mondo che sia disposto a venire a Gaza per combattere Hamas, la Jihad islamica palestinese e altre organizzazioni che si rifiutano di cedere le armi. Questa missione porterebbe a uno spargimento di sangue degli uomini che solo provassero a sequestrare l’ampia e svariata quantità di armi di cui dispongono i gruppi terroristici. E anche se un esercito riuscisse a disarmare alcuni gruppi, questi comprerebbero nuove armi con i finanziamenti del Qatar e di altri paesi che non hanno controllato quello che i palestinesi hanno fatto con i soldi ricevuti prima dell’operazione militare israeliana.
3. Hamas dovrà cambiare per il bene della popolazione civile di Gaza
Anche questa è una chimera. I movimenti jihadisti ascoltano solo Allah e il comandamento di fare Jihad in suo nome, non si preoccupano di tutelare uomini, donne o bambini. Allah e la Jihad sono superiori a tutte le esigenze umane, e il benessere degli abitanti di Gaza non interessa i jihadisti più della vita degli abitanti di Gaza, che sono stati i loro scudi umani. Al contrario, più la gente soffre, più facile è portare i media e i politici ad assistere allo spettacolo e quindi spremere ulteriori fondi internazionali per “scopi umanitari” – come scavare tunnel e acquistare altri razzi.
4. Gli abitanti di Gaza si ribelleranno al governo di Hamas
La probabilità che la popolazione di Gaza contesti il governo di Hamas o agisca contro l’organizzazione è molto bassa, perché il governo di Hamas non è diverso da tutti gli altri Stati islamici: i terroristi non hanno alcun problema a uccidere, torturare e umiliare chi agisce contro di loro o anche soltanto dimostri contro di loro. Lo stato di paura e di terrore che Hamas ha costruito a Gaza fin dalla sua conquista nel 2007 è ancora forte e continuerà anche in futuro, in nome di Allah e del popolo palestinese, naturalmente.
5. La richiesta di Hamas di togliere il blocco marittimo è chiara e motivata
Ci sono persone al mondo, alcune anche in Israele, che pensano che la popolazione di Gaza abbia diritto ad accedere al mare, importare ed esportare liberamente merci, come la maggior parte delle nazioni che si affacciano sul mare. Anche Hamas reclama questo ‘giusto diritto’, ma per un motivo completamente diverso: i terroristi devono avere i loro “canali d’irrigazione” dall’Iran, il cemento dalla Turchia, e le materie prime per la produzione di “beni di carattere umanitario” dalla Corea del Nord. Quelle anime sensibili che hanno fiducia nella rimozione dello stato di assedio si comportano come se non sapessero perché Hamas vuole che sia tolto il blocco marittimo.
Ma la cosa peggiore è che Israele ha diverse organizzazioni, la maggior parte delle quali è finanziata dal New Israel Fund, che hanno avviato cause legali e pubbliche per facilitare ad Hamas la preparazione delle proprie infrastrutture militari. Per esempio:
a. L’Organizzazione per i Diritti Civili ha pubblicato un documento: “Un anno dopo l’Operazione Piombo Fuso: un assedio atto a colpire una popolazione civile, che impedisce la ricostruzione”.
b. Una causa in difesa del libero trasferimento delle merci a Gaza, intentata presso la Corte Suprema, dalla stessa Organizzazione e da Medici per i Diritti Umani, dal Centro per la Difesa dell’Individuo fondato dalla Dr.ssa Lota Zalzberger, da B’tselem – il Centro israeliano per le informazioni sui diritti umani nei Territori -, dalla Commissione Pubblica contro la Tortura in Israele e dal Gisha – Centro Legale per la Libertà di Movimento.
c. Il Gisha si era rivolto al Primo Ministro, al Ministro della Difesa, al Ministro della Giustizia e al Procuratore Generale con un documento in ebraico intitolato: “L’abbassamento del livello di trasferimento di beni a Gaza come pressione politica è una forma di punizione collettiva illegale ”.
d. I Medici per i Diritti Umani – Israel, Adallah, Yesh Din -, il Centro per la Difesa dell’Individuo, Gisha e il Comitato contro la Tortura in Israele avevano redatto e presentato un documento per la famigerata Commissione Goldstone delle Nazioni Unite.
e. Quanto tempo ci vorrà perché queste organizzazioni e altre analoghe, tornino a lavorare sul piano giuridico, politico e pubblico in Israele e all’estero, cercando di “facilitare la vita degli abitanti di Gaza” mediante lo sblocco dell’importazione di “beni umanitari” per il pacifico esercito di Hamas? Qualcuno dirà che invece del cemento, si potrebbe lasciare entrare lastre di lamiera, in modo da poter ricostruire le case. Vale la pena ricordare che un tunnel dei terroristi può essere costruito con un soffitto di lamiera sorretto da assi verticali. È così che una volta l’IDF costruiva le sue fortificazioni, e Hamas è in grado di farlo in futuro.
6. Dobbiamo portare l’Autorità Palestinese a Gaza a sostituire il governo di Hamas
Questa, forse, è l’affermazione più grossolana di tutte. In contrasto con il mantra ripetuto dai sostenitori dell’accordo di Oslo, che “Arafat si occuperà del terrorismo, senza doversi preoccupare di B’tselem (vedi le organizzazioni di cui sopra, ndr.) o della Corte Suprema”, l’Autorità Palestinese guidata da Mahmoud Abbas non ha mai dovuto impegnarsi ad eliminare le Organizzazioni terroristiche. L’Autorità Palestinese ha lavorato sempre solo per “calmare” le Organizzazioni terroristiche, che hanno sfruttato il tempo di tregua per diventare più forti e meglio armate. In Israele e nel mondo c’era chi conosceva la verità, avendo letto i libri di Ronen Bergman e Kenneth Levine.
In Israele e altrove alcuni hanno illuso se stessi e il mondo pensando che l’Autorità Palestinese fosse sulla giusta strada. Nel frattempo Hamas ha vinto la maggioranza dei seggi nelle elezioni indette dall’Autorità Palestinese nel gennaio del 2006, con la forza – e sanguinosamente – ha acquisito il controllo di Gaza nel giugno 2007, istituendo uno stato di terrore.
L’Autorità Palestinese accetterà di riavere indietro Gaza? Molto probabilmente sì, ma non per smilitarizzare Hamas. Farà in modo di essere il terminale che riceverà il denaro inviato da Europa, America, Qatar, Nazioni Unite e donatori privati per ricostruire Gaza. Quello che questi donatori non sanno, è che i leader dell’Autorità Palestinese dirotteranno, prima di acquistare un solo mattone per Gaza, una buona parte del denaro verso i conti della loro banca privata, come hanno già fatto in passato. Alcuni diranno che ci possono essere dei controlli al fine di evitare ciò, come se i tentativi di supervisione fatti in passato abbiano mai realizzato qualcosa di buono.
È possibile che, arrivata a Gaza l’Autorità Palestinese, la Forza di Dayton istituita dagli Stati Uniti combatta i jihadisti nelle gallerie? Saranno le “Forze di Sicurezza” dell’Autorità Palestinese a scoprire i tunnel e distruggerli? Saranno in grado di scontrarsi con i combattenti di un’organizzazione terroristica che si rifiuti di consegnare i loro razzi e le loro armi? Sarà Abbas a chiudere le fabbriche di razzi? La risposta a queste domande è più chiara e luminosa del sole di mezzogiorno in agosto: NO e ancora una volta, NO. Accadrà il contrario: la presenza dell’Autorità Palestinese a Gaza renderà più difficile per Israele agire contro il terrore e si aggiungerà un altro fattore di “mediazione” che presto diventerà un’entità terroristica mascherata, le cui decisioni nei confronti di Israele saranno prese con una pistola di Hamas puntata alla testa. C’è qualcuno in Israele che possa promettere che non è questo ciò che accadrà?
7. Deve essere aperto il “passaggio sicuro” da Gaza verso la Giudea e Samaria?
Anche questa è un’idea idiota che ha lo scopo – sia che sia venuta a proposito o per ingenuità totale – di consentire a Hamas e alle altre Organizzazioni terroristiche di stabilire un Hamastan in Giudea e Samaria; uno Stato di terrore che sarà in grado di incombere su tutta la lunghezza e larghezza di Israele, da Beer Sheva e Dimona nel sud, da Afula e Beit Shean nel nord, compresa la pianura costiera da Ashkelon a Haifa, Tel Aviv e la sua periferia.
Nessuna compagnia aerea, israeliana o internazionale, permetterà di mettere a repentaglio i suoi aerei e passeggeri durante l’atterraggio e il decollo all’Aeroporto Ben Gurion, quando jihadisti arroccati sulle colline di Beit Aryeh punteranno su quegli aerei le loro armi leggere (quelle date loro da Israele).
L’apertura del “passaggio sicuro” permetterà il trasferimento di armi da guerra e delle conoscenze pratiche necessarie per la loro fabbricazione, da Gaza in Giudea e Samaria, e consentirà a tutti i nemici di Israele, quando vogliono, di mirare su Tel Aviv, Dimona e Afula, paralizzando l’economia israeliana. Cosa diranno allora quelle anime stanche, quando Hamas si occuperà dell’Autorità Palestinese senza preoccuparsi di B’tselem e dell’Alta Corte? C’è qualcuno in Israele e nel mondo che può dare la propria parola che questo scenario non si verificherà? Qualcuno può impedire a Hamas di vincere, ancora una volta, la maggior parte dei seggi con elezioni democratiche? E cosa faranno i Paesi d’Europa, l’America o l’ONU quando Hamas controllerà la Giudea e la Samaria nello stesso modo in cui controlla Gaza?

Da quanto sopra si può giungere a tre conclusioni principali:

La prima è che non dobbiamo giungere a un accordo con Gaza. La sola cosa che può portare tranquillità a Gaza è la paura basata sulla certezza che a ogni provocazione – e non importa quale sia l’Organizzazione che esegue la provocazione – sarà risposto con una risposta non proporzionata. L’idea di rimuovere il blocco marittimo non dovrebbe nemmeno essere presa in considerazione, e certamente non quella di un aeroporto. Israele può continuare a vendere a Gaza cibo, acqua, medicine, benzina ed elettricità per evitare una tragedia umanitaria.
La seconda è che è importante iniziare a muoversi verso l’unica soluzione che può risolversi in sicurezza, stabilità e tranquillità per Giudea e Samaria, ossia costituire sette Emirati per le “hamulot” (tribù della famiglia) che vivono nelle città arabe di Ramallah, Gerico, Kalkilya, Tul-Karem, Sichem (Nablus), Jenin e Hebron araba. Israele deve rimanere nelle zone di campagna, offrendo la cittadinanza israeliana ai residenti dei villaggi.
In nessun caso Israele può accordare un altro Stato palestinese in Giudea e Samaria, dato che in breve tempo diventerebbe un Hamastan. Israele e il mondo devono smontare l’Autorità Palestinese e sulle sue rovine stabilire gli 8 Emirati, che comprendono Gaza – che può rimanere sotto il governo di Hamas, fino a quando si asterrà da azioni ostili contro Israele.
La terza è che Israele e il mondo devono capire che in Medio Oriente si raggiunge la pace solo attraverso la vittoria. Può godere di tranquillità solo colui che cerca di convincere i suoi vicini a lasciarlo in pace solo per il loro bene. Non ci sono baci e abbracci in Medio Oriente, solo dispute e lotte, basta guardare quello che sta succedendo in Siria, Iraq, Libia, Sudan, Yemen e ovunque. In Medio Oriente c’è una sola regola, quella formulata da Helene Ensign Maw: “La libertà è per coloro che sono disposti a difenderla”.

Mordechai Kedar è lettore di arabo e islam all’ Università di Bar Ilan a Tel Aviv. Nella stessa università è direttore del Centro Sudi (in formazione) su Medio Oriente e Islam. E’ studioso di ideologia, politica e movimenti islamici dei paesi arabi, Siria in particolare, e analista dei media arabi.

Concludendo: se qualcuno ti fa la guerra, la pace si ottiene con la vittoria. Se ti trovi in guerra, la vittoria si ottiene menando botte da orbi, e non avvicinandosi in punta di piedi per non disturbare. E ricordati che di guance ne hai solo due: se te ne hanno già fracassata una, vedi di evitare di mettere a repentaglio anche l’altra.

barbara

  1. I grandi…’ saponi..’ modo popolaresco per definire chi sà tutto! Mi chiedo in che misura conoscono la storia del MO…e di Israele: Ho letto degli articoli di Mordechai K…le famose cartoline di Ugo Volli, letture molto intelligenti, perfino trascinanti nel trasportarci nel mondo arabo, con comportamenti, reazioni..modo di sentire..etc che ci
    trasportano in un’ altra realtà lontana dal pensiero occidentale, con una vasta scala scalo di valori che non combaciano con gli occidentali.
    Con i terroristi…qui gli Hamas non è possibile un reale accordo che sà di democratico
    specialmente attualmente con la situazione che sono arrivati a creare.’ ….
    Poi in generale con la Palestina…in quasi 70 aa non si è arrivati a niente di positivo
    pur cambiando gli attori. Parola giusta per definire i vari capi con le loro recite a soggetto del momento
    Loro e le grandi comunità internazionali hanno fallito nel dare pieno appoggio a loro
    e penalizzando Israele quasi come fosse la causa principale ….dei problemi ..dello
    sviluppo..etc dell’ eterno battegliero/terrorista popolo Palestinese/ Gaza.
    Gaza! Nessun esercito è in grado ne capacità..dinamiche per combattere Gli Hamas/
    terroristi…..E l’ esercito di Israele…fà un lavoro molto complesso,rischioso…difficile nel
    combatterli.,nella prospettiva di un futuro sicuro per Israele.
    Tunnel/ disarmo….NON CREDO CHE I VARI STATISTI PER TUTELARE IL LORO PAESE…..VORREBBERO LO STESSO.
    Anche con la palestina HANNO FALLITO.
    CON LA PACEFINTA NON SI GARANTISCE ISRAELE….NE POPOLO ELETTO
    DAGLI UMANI PALESTINA.
    Non è cosi semplice come credono, ne tantomeno risolvibile in tempi brevi….
    Si mostrano faciloni….non sono calati…NEL MO.
    Chissà se poi…l’ atavica soluzione degli emirati sarebbe quella giusta…
    oppure un’ occupazione militare..’ sana,,’ …un pò come in Germania…..Naturalmente
    dopo l’ asportazione del cancro Hamas terrorista..islamico.
    Vorrei che Israele potesse respirare senza quegli orribili esseri sempre pronti a mietere
    morte e distruzione. Shalom…

    • In Germania, come diceva l’altro articolo di analisi che ho postato l’altro giorno, la maggioranza dei combattenti erano o morti, o feriti, o prigionieri. Qui i combattenti non sono soldati bensì terroristi, che si mescolano alla popolazione civile e quindi, a parte i capi che sono noti, molto più difficili da individuare. E quindi purtroppo la situazione è molto più complicata che in Germania.

  2. E…mi stupisce la faciloneria nel gestire …vorrebbero far credere i vari capi…peesi..etc
    E quella gran massa…che giudica nella loro ignoranza da eruditi…con le consuete modalità….e con il dagli all’ untore,Insopportabile..esplosione di inciviltà e meschina cattiveria.

  3. Ecco una bella notizie che ISRAELE dovrebbe copiare:
    (ANSA) – IL CAIRO, 11 AGO – L’Egitto ha negato il visto di ingresso nel Paese al direttore esecutivo di Human Rights Watch, Kenneth Roth, e alla responsabile per il Medio Oriente della Ong, Sarah Leah Whitson. I due avrebbero dovuto presentare domani al Cairo un nuovo rapporto sulle violenze a Rabaa e Nahda di un anno fa, nelle quale rimasero uccisi centinaia di sostenitori della Fratellanza e diverse decine di membri delle forze dell’ordine. “Il massacro di Rabaa e’ paragonabile a quello di Tienanmen”, ha scritto Roth.
    Se i responsabili in ISRAELE lo prendessero a esempio.

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