POI LA SERA DOPO

Abbiamo fatto la “Pizza per Israele”,
tzahal-pizza
cioè di quelle cose che si fanno, oltre che per ritrovarsi per una volta tanto tra gente decente, anche per raccogliere un po’ di soldi. Che poi in realtà il proprietario del locale ha deciso di sua iniziativa di farci la pastasciutta e quella l’ha offerta lui, anche in doppia o tripla porzione, e poi chi voleva poteva prendere anche un secondo, e così si spendeva meno per mangiare e si poteva dare un po’ di più. E i soldi li abbiamo destinati ai soldati, ai nostri meravigliosi ragazzi, affinché possano ogni tanto tirare il fiato mangiando qualcosa di buono e, soprattutto, sentire la nostra solidarietà e il nostro amore.
bimba-soldati
idf-girl
barbara

  1. Che dire, se non che quanto si legge sui vostri visi ( come stai bene, in questa foto, B.! ) e su quelli dei ragazzi è pura e semplice gioia, quella dell’amore condiviso?

    • Io direi belle tutte e due. Nella prima probabilmente la bambina avrà manifestato il desiderio di essere fotografata con loro, e loro hanno immediatamente acconsentito. Hanno davvero molto in comune, le due foto.

  2. Adesso magari qui vi racconto l’odissea del ritorno. L’amico che mi ha ospitata in quei giorni mi accompagna alla stazione, vado al binario, apro la borsa per timbrare il biglietto, e i biglietti non ci sono. Appoggio la borsa, cerco frugo rovisto: i biglietti non ci sono. E di colpo mi ricordo: li ho tirati fuori per controllare l’orario e poi li ho appoggiati sul tavolo del soggiorno, e lì sono rimasti. Devo rifarli. Costano un botto, ma non ho alternative. Mi metto in fila alla biglietteria, ma la gente è tanta, gli sportelli aperti solo due, le lancette avanzano, mi rendo conto che non ce la farò mai. Per fortuna, siccome il treno indicato nel sito delle ferrovie era un regionale e avevo solo 15 minuti per la coincidenza con l’EC a Mestre, avevo deciso di prendere quello prima in modo da poter viaggiare tranquilla in caso di ritardo, e quindi mi resta ancora la possibilità di prendere il successivo. E a questo punto provvedo a recuperare i miei, chiamando l’amico che nel frattempo è arrivato a casa, e si precipita a portarmeli. Nell’ultimo tratto del viaggio poi incontro una collega, che non vedevo da quando sono andata in pensione. Dove sei stata di bello, a fare cosa, ah una conferenza e su che cosa… Non era una collega di sezione, né di materia, quindi non ho mai avuto rapporti stretti con lei, e non ho mai affrontato questo genere di tematiche, ma a naso intuisco che deve avere posizioni parecchio lontane dalle mie, e non avendo voglia di intavolare una discussione resto sul vago: sul Medio Oriente… Ah, te ne intendi, sei esperta ecc. ecc. Ad un certo punto butto là che ho preteso di cominciare con un minuto di silenzio per gli israeliani assassinati nella sinagoga e quella solleva un severissimo sopracciglio, e in tono duro dice: “Maaaaa… lì tutti i problemi sono cominciati con la nascita di Israele!” Da cui si deduce che a) il problema non è ciò che Israele fa, bensì la sua esistenza; b) che in quanto israeliani gli assassinati non possono essere considerati vittime e quindi non si capisce perché debbano essere commemorati; c) che se la nascita di Israele è stata un crimine, in questo caso è più che giusto che le colpe dei padri vengano pagate dai figli. Dopodiché naturalmente vengono fuori il furto di terra, la cacciata degli arabi che ci vivevano da sempre, la guerra di aggressione del ’67, i crimini compiuti a Gaza… Stranamente, nonostante la mia emotività quasi patologica (il “quasi” è puramente eufonico, naturalmente), sono riuscita a restare abbastanza calma, controbattendo punto su punto. Finché ho detto aspetta, ti do il testo della conferenza e te lo leggi: ogni parola che ho scritto è documentata e verificabile. E ho tirato giù il trolley, l’ho messo per terra e l’ho aperto. Poi non ricordavo più il quale scomparto avevo messo i fogli e non li ho trovati, ma non è questo il punto. Il punto è che dev’essere stato mentre ero lì chinata in avanti che il cellulare, come altre volte era capitato, è scivolato fuori dal taschino della giacca e finito sotto i sedili. Solo una volta a casa mi sono accorta che non lo avevo. Ho chiamato la polizia ferroviaria e il poliziotto che mi ha risposto, commettendo una grave trasgressione, mi ha dato il numero interno della sala operativa. Il tizio di turno ha chiamato il personale a bordo del treno che avevo preso io e dopo qualche minuto mi ha richiamata per dirmi che no, non era stato trovato. E il problema ovviamente è ricostruire la rubrica…

  3. Le immagini fotografiche trasmettono gioia…” e come dico io…energia positiva..” e l’ essenza del senso della vita per gli israeliani .
    Poi…le vicissitudini del viaggio di ritorno. Tutto si era svolto in maniera ottimale su tutti i livelli lasciando una sensazione di pienezza.
    E..lo stress degli inconvenienti nel ritorno.
    Nell’ incontro..mi sembrava di essere lì avvertendo un senso di ribollimento. La Signora anche Lei…ha una cultura sul tramandato/ propagandistica/ e…probabilmente sul prevenuto nei confronti di Israele.
    Nella Sua cultura non è andata oltre quella che è servita a livello professionale. Oltre forse..non sarà servita…
    Chissà..se ora uno spiraglio…dopo la documentazione che le hai consegnato chissà..
    Hai evitato..’ momenti..’ una specie di scontro ed essendo ugualmente
    incisiva
    Speriamo..che il cellulare potrà essere recuperato.Senso di onestà.

    • Il problema, con la collega, è che da quarant’anni insegna storia. E no, non le ho consegnato nessuna documentazione perché, come ho scritto, non ho trovato i fogli. E il cellulare ovviamente no, non è stato recuperato, e comunque non mi servirebbe a niente dal momento che ho fatto bloccare la sim e ne ho comprato uno nuovo con una sim nuova.

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