LUNGIMIRANZA

Sinceramente mi sento del tutto al sicuro anche nel caso in sui Hitler prendesse il potere. I tedeschi sono troppo disciplinati per una lotta sporadica, e qui nulla rivela la preparazione di una seria lotta politica per questo mese. Simone Weil (da Berlino), agosto 1932.

Né esiste un pericolo hitleriano; Hitler potrebbe prendere il potere assoluto unicamente con un colpo di Stato, che si scontrerebbe non solo con la nostra resistenza, ma anche con quella dell’apparato governativo. Idem, settembre 1932 (In effetti qui S.W. sta citando i funzionari sindacali, ma dal contesto risulta chiaro che condivide pienamente l’analisi sopra riportata).

Certamente il movimento hitleriano si è indebolito. Indebolimento dovuto più alle lotte delle frazioni borghesi che alla resistenza operaia. In luglio i signorotti di campagna hanno messo davanti a Hitler, al posto del debole governo di Brüning, il governo autoritario di von Papen. In agosto, l’industria pesante, senza per questo abbandonare Hitler, si è schierata dalla parte di von Papen. Da quando Hitler non è più apparso come la maggiore forza, ha perso buona parte del suo prestigio. Idem, 18 dicembre 1932.

E concludo con due perle strepitose.

I pochi momenti luminosi dell’Impero romano non debbono trattenere l’attenzione al punto di non farci sentire l’analogia tra questo sistema e quello di Hitler; perché c’è analogia. Hitler non schiaccia la Boemia più di quanto Roma non schiacciava le sue province. I campi di concentramento non sono un mezzo più efficace per distruggere la virtù dell’umanità di quanto non lo furono i giochi dei gladiatori e le sofferenze inflitte agli schiavi. Il potere di un uomo non è esercitato in modo più assoluto, più arbitrario e più brutale a Berlino di quanto non lo fu a Roma; la vita spirituale non è perseguitata con più cura e crudeltà in Germania di quanto non lo fu nell’impero romano. Supponiamo che Hitler vinca in Europa; forse mancherebbe allora ai poeti il talento per celebrarlo in bei versi, ma non certo la buona volontà. Per altro, tra i suoi successori, alcuni potrebbero forse essere uomini relativamente dabbene. Se il regime durasse per secoli, a tratti la vita spirituale potrebbe sicuramente riapparire. Simili considerazioni non possono certo impedirci di aspirare alla rovina di Hitler. La differenza principale tra lui e i Romani è che egli esercita una dittatura totalitaria prima ancora di essere diventato il padrone del mondo, e questo gli impedirà verosimilmente di diventarlo; perche pare che uno Stato totalitario sia più atto a schiacciare i suoi sudditi che a conquistarne molti altri. Ma lo spirito dei due sistemi, all’interno come all’esterno, appare come pressoché identico e merita espressioni identiche, sia di lode sia di esecrazione.

In ogni caso la più antica concezione della virtù pervenuta fino a noi, quella elaborata dall’Egitto, è pura e completa al punto da non lasciare spazio a un suo sviluppo. Quaranta secoli fa, in quella terra colma di grazia, l’essere umano più miserabile aveva un valore infinito, perché doveva essere giudicato e poteva essere salvato. Si faceva allora dire a Dio: «Io ho creato i quattro venti perché ogni uomo possa respirare come suo fratello… lo ho creato ogni uomo simile a suo fratello. E ho proibito che commettano l’iniquità, ma i loro cuori hanno disfatto ciò che la mia parola aveva prescritto». Mai per definire la virtù si sono scritte parole più toccanti di quelle pronunciate nel Libro dei morti dall’anima che sta per essere salvata: «Signore della verità… Io ti reco la verità. Per te io ho distrutto il male… Non ho disprezzato Dio… Non ho mai messo avanti il mio nome per gli onori… Non sono mai stato causa di sofferenze per un servo da parte del suo padrone… Non ho fatto piangere nessuno… Non ho mai fatto paura a nessuno… Non ho mai reso la mia voce altezzosa… Non sono mai stato sordo a parole giuste e vere». Per alcune centinaia di anni l’Egitto ha dato l’esempio di ciò che può essere una civiltà non macchiata d’imperialismo o di brutalità sistematica; e noi, trentacinque secoli più tardi, riusciamo a stento a immaginare talvolta in sogno che una cosa simile sia possibile. Idem, gennaio 1940.

Tutti i brani sopra riportati sono ripresi dalla raccolta “Sulla Germania totalitaria”, la cui ultima parte è costituita da un’ottantina di pagine rigurgitanti di mastodontiche cazzate su Roma antica (del genere ‘mi fabbrico una bella teoria, ci metto dentro tutto ciò che può confermarla e tutto il resto lo cancello’), che a loro volta si concludono con un estatico panegirico della bontà assoluta dell’antico Egitto che, a quanto pare, non conosceva cattiveria, non conosceva crudeltà, non conosceva ingiustizia. E pensare che c’è chi la considera una pensatrice, un’intellettuale, una persona di acuta intelligenza e profonda perspicacia, addirittura “il più grande filosofo del Novecento”. Cosa che posso commentare in un solo modo: non ho parole.
Che se poi l’intelligenza si vede dallo sguardo…
simoneweil

barbara

  1. I bambini con la bandana verde ed i fucili sulle spalle, oppure vestiti come quelli del KKK, il libro del diavolo in mano e una cintura addobbata con le bombe, oppure ancora che fanno il bagno nel sangue alla fine del ramadam non li ha mai visti?

    In più tante cose non sono neppure dettate dall’ignoranza, sono pura invenzione.

      • Se non fosse crepata giovane a causa delle proprie scelte di vita (di fisico fragilissimo e salute cagionevole, riteneva ragionevole dare prova di forza di volontà sottoponendosi a ogni sorta di privazioni, tipo girare, nei gelidi inverni crucchi, senza calze, con la conseguenza di ammalarsi a ripetizione indebolendosi sempre di più), probabilmente sarebbe pertinente anche qui, con tutto l’odio antiebraico che si portava addosso.

  2. Nella mia ignoranza mi sembra che Simone..si sia molto spesso infiammata per situazioni di varia tipologia volendo toccare con mano ricercando una sua verità quando queste erano già platealmente chiare
    e rimanendone poi delusa. Inquieta nel questo suo ricercare non paga ha
    scritto poi delle cose…che credo che con un gioco di parole, tante e per di piu’ in maniera verbosa.Credo che la sua personalità abbia dei risvolti degni da manuale psch.

  3. Bindi e Binetti sono la bruttezza per antonomasia, ma sono rassicuranti con quelle chiome volutamente argentee… strette ( beh, sono un po’ larghe…) in quei tajerini da zitelle da Azione Cattolica. Questa invece è l’ immagine della perfidia. Meglio la Marchesini: l’ ironia è sintomo d’ intelligenza e la bruttezza un simpatico scherzo della natura!

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