IL VENTO DEI CHAZARY

“La leggenda racconta che quando il vento dei chazary soffia tempesta spazza via tutto. Tutto! Le tracce degli animali e degli uomini nel deserto o sulle montagne, i campi, le colture, le abitazioni, riduce tutto in polvere … Insomma, il vento dei chazary cancella le tracce di ciò che è stato, proprio come è successo ai chazary. Lascia soltanto l’odore del mare e la nostalgia del passato”.

Davvero micidiale, Marek Halter, capace di costringere il lettore a lunghe notti di veglia, senza alcuna possibilità di lasciare il libro prima di averne visto la fine. Succede anche con questo. Uno strano libro, che narra due storie condotte in parallelo: l’una ambientata ai giorni nostri, l’altra mille anni fa. Non si capisce bene, all’inizio, che cosa possano avere a che fare l’una con l’altra, salvo il fatto di avere entrambe protagonisti ebrei; ma a poco a poco i fili si dipanano – anche se allo stesso tempo si aggrovigliano – e i legami fra le due storie appaiono via via sempre più evidenti, fino a che le due storie arrivano a incrociarsi, addirittura a fondersi fino a diventare una storia sola. Una storia capace di regalare grandi emozioni e che vale la pena di conoscere.

Marek Halter, Il vento dei Chazary, Sperling&Kupfer
Il vento dei Chazary
barbara

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BOH

Dice che la pistola, una Beretta calibro 9 Parabellum, stava in un borsello che stava in un cassetto della scrivania che non era chiuso a chiave. Dice che la bambina l’ha presa mentre i genitori erano in giardino e ci si è messa a giocare ed è partito un colpo (cioè, la pistola stava lì nel cassetto aperto senza sicura e col colpo in canna? A casa mia, prima di imparare come si carica un’arma, si imparava che un’arma non si tiene mai mai mai mai mai carica, per nessuna ragione al mondo, neanche all’aperto, figuriamoci in casa. A casa mia armi e munizioni stavano addirittura in due mobili separati. E un poliziotto non prende queste elementarissime precauzioni e tiene una calibro 9 senza sicura e col colpo in canna in un cassetto aperto? Boh). Dice che giocando, la bambina ha fatto accidentalmente partire un colpo, che il bossolo si è conficcato nella parete, che, forse spaventata dal colpo partito, ha sparato una seconda volta e il proiettile l’ha raggiunta alla tempia uccidendola sul colpo. Cioè, dalla pistola con cui sto giocando – perché in undici anni di vita nella casa di un poliziotto non ho mai avuto modo di sentir dire che una pistola non è un giocattolo, che è una cosa un tantino pericolosa e che non è il caso di usarla per giocare – mi parte un colpo e io, per lo spavento, invece di lasciarla cadere premo il grilletto una seconda volta? E lo faccio tenendo la pistola rivolta alla mia tempia? Boh. Dice che non ci sono dubbi sul fatto che si sia trattato di un tragico incidente. Boh.

barbara