IO NON HO SCRITTO JE SUIS CHARLIE

E non l’ho detto. E non lo scriverò e non lo dirò. Non per indifferenza nei confronti delle vittime della strage. Non perché non mi facciano sufficientemente orrore i TERRORISTI ISLAMICI autori della strage, no.
Non l’ho scritto e non lo scriverò, non l’ho detto e non lo dirò perché detesto la retorica. Detesto gli slogan. Detesto le frasi fatte. Detesto le parole vuote che si pronunciano per dare l’impressione, soprattutto a se stessi, di stare facendo qualcosa. Parole vuote a cui, oltretutto, spesso neanche si crede, come il “siamo tutti americani” del post 11 settembre seguito, di lì a poco, dalla raccomandazione (o forse addirittura ordine, non ricordo bene) di non inalberare le bandiere americane alla ricorrenza della liberazione perché la cosa sarebbe stata percepita come una provocazione.
E poi anche per un altro motivo: non ho mai sentito, né letto un “siamo tutti ebrei”, meno che mai un “siamo tutti israeliani” quando le vittime di turno sono loro. Non l’ho mai sentito né letto quando saltavano in aria a raffica autobus e ristoranti e mercati e scuole e chioschi e bar e pizzerie. Non l’ho mai sentito né letto in queste settimane di tiro al piccione in sinagoghe e fermate del tram. Non l’ho mai sentito né letto quando i ragazzi di zaka vanno in giro coi guanti e i sacchi neri a raccattare su brandelli di carne e pezzi di cervello da marciapiedi muri finestrini di auto in sosta. E non l’ho mai sentito durante gli assalti alle sinagoghe e i pogrom in Francia la scorsa estate. Mai. E allora scusate, ma i due pesi e due misure non fanno per me, e con tutto il rispetto per le vittime e con tutto l’orrore per gli assassini, je ne suis pas Charlie et nous ne sommes pas tous français. Il resto lo lascio dire a Micol Anticoli che lo dice molto meglio di me in questo pezzo che ho appena trovato.

Je suis juive – Io sono ebrea

“Je suis Charlie – Io sono Charlie”, è lo slogan che in queste ore indica la solidarietà alle vittime del giornale ‪Charlie Hebdo‬; è la frase di chi difende la libertà di satira insieme a quella di stampa; l’hashtag di chi prende le distanze dal terrorismo, da quello islamico nella fattispecie.
Beh, io non ho bisogno di usare questo slogan, che già tra qualche giorno tutti avranno dimenticato. JE SUIS JUIVE – IO SONO EBREA, questo è la mia carta d’identità, è eterna ed è una garanzia.
Io sono ebrea e quando l’integralismo islamico ha colpito il mio popolo, vilmente e ripetutamente, le piazze di Parigi non erano affollate di manifestanti, ma neanche quelle delle altre città europee, che ora si sentono in dovere di difendere la libertà di… di cosa? Di satira. Che bella, la parola LI-BER-TÀ.
Non meritavano forse libertà i bambini freddati a colpi di mitra mentre uscivano dalla scuola ebraica di Tolosa? E che dire di Ilan Halimi, il ragazzo rapito e torturato per tre settimane e poi ucciso dalla cosiddetta “gang des barbares”, la banda dei barbari (rigorosamente islamici). Quando gli arabi questa estate hanno assalito una sinagoga accoltellando un ragazzo; quando sempre a luglio una bomba molotov veniva lanciata contro un tempio ebraico; il giorno in cui un gruppo di ebrei sono stati costretti a restare nella sinagoga perché fuori gli arabi gridavano “aveva ragione Hitler”, esprimendo la volontà di assalire i fedeli; per non parlare della strage al museo ebraico belga, sempre per mano del terrorismo islamico. Non meritano forse libertà, esattamente come i vignettisti, gli ebrei?
Je suis juive e quando il terrorismo colpisce chiunque altro non sia ebreo, non resto indifferente. Scendo nelle piazze, scrivo pagine di condanna, esprimo solidarietà in tutte le forme e mi preoccupo davvero. Io sono ebrea e la lotta al terrorismo e all’integralismo islamico per me non finisce domani; combatterò fino al mio ultimo respiro, perché l’importanza della Libertà l’ebraismo l’ha insegnata al mondo migliaia di anni fa. Si pensi anche solo allo shabbat: anche lo schiavo, considerato dalle altre civiltà al pari di un animale, il sabato aveva il diritto di riposare. Tremila anni fa.
Io sono ebrea e non lascerò mai sole le vittime del terrorismo ovunque si trovino, né resterò mai indifferente a chi sarà privato di qualsiasi tipo di libertà. E voi, sarete al mio fianco al prossimo attentato terroristico contro un obiettivo ebraico?

barbara

    • Ritengo che sia molto importante ampliare i contatti nella vita quotidiana fra persone che hanno diverse pratiche spirituali ma mettono in primo piano i rapporti umani, interpersonali.
      Le convinzioni religiose non devono far perdere di vista la personalità di chi incontriamo: il rapporto con Dio (o l’ateismo) deve essere vissuto senza conflitti con chi pensa in modo diverso da noi.
      Senza cadere nel relativismo: se crediamo veramente ciò che professiamo, quello è un punto fermo attorno a cui ruota la nostra vita.
      Naturalmente ci può dispiacere che tutti gli altri non credano come noi, ma solo perché non partecipano della (per noi) bellezza che abbiamo incontrato.
      Se lo testimoniamo con il nostro modo di vivere, l’esempio.
      Perciò cose come la “pizzata” vanno incrementate.
      E’ più difficile nutrire pregiudizi, disinformazione, malanimo per chi si conosce, si frequenta con amicizia.
      E sì, Barbara, diventa naturale conseguenza fare fronte comune in difesa di amici aggrediti, anche da propaganda politica e stampa disoneste.

      • Io di stampa disonesta e affini mi occupo praticamente a tempo pieno da quindici anni e, come si suol dire, ho visto cose che voi umani…
        E sì, indubbiamente la frequentazione tra persone di orientamenti e opinioni diverse non può che arricchire. A patto che si tratti di posizioni reciprocamente compatibili, beninteso.

  1. Anche questo articolo che ci ha proposto, è, come i precedenti, di gran spessore e riesce a dare una bella scrollata, Barbara.
    Non che fossimo dormienti – almeno, non coloro che frequentano il suo blog, mi pare di vedere. Ma comunque, una bella svegliata.
    Mille grazie per il suo lavoro di ricerca prezioso e impagabile.
    Vittoria

  2. Barbara, provo un profondo senso di gratitudine quando leggo le tue riflessioni. E’ bello avere la consapevolezza che esistono donne e uomini che non si conformano alle mode, non seguono la corrente, non ignorano i fatti che la ragione sciorina davanti i loro occhi, e sono disposti a parlarne.
    Purtroppo, oggigiorno accade sempre più di frequente, che invece di essere incoraggiati a cercare con fatica la verità, ci si veda offrire versioni semplicistice, quando non addirittura false della realtà.
    Come ci ha insegnato George Orwell nel suo romanzo “1984”, quando si nega la verità obiettiva, ogni cosa può significare tutto ed il contrario di tutto, esattamente quello che stiamo facendo all’indomani dell’atto terroristico parigino.
    L’idea che non esistano verità durature, ma solo concetti politici utili, nessun principio eternamente valido, solo ciò che va bene in un determinato momento, questo sta invadendo la nostra società.
    Non mi piace ammetterlo ma per la maggior parte della umanità questo è diventato un mondo dove la gente si pone di fronte a tutto quel che succede con la disposizione mentale di chi guarda uno spettacolo.
    Aveva ragione Hannah Arendt che affermava: “il fatto che l’uomo sia capace d’azione significa che da lui ci si può attendere l’inatteso, che è in grado di compiere ciò che infinitamente improbabile. E ciò è possibile solo perché ogni uomo è unico e con la nascita di ciascuno viene al mondo qualcosa di nuovo nella sua unicità”. Ma il nuovo che avanza è la banalità.

  3. Devo ancora una volta ringraziarti ( e con te Micol Anticoli ) per avermi fatto riflettere su quello slogan, tutti gli slogan e i mantra, che anch’io mal sopporto.
    Anzi, ho riflettuto tanto che, prima di commentare, sono andata su fb a verificare sul mio registro-attività.
    In effetti – lo ammetto – ho messo un paio di Like sotto i primi due “Je suis Charlie” che ho visto, ma lo sentivo di essere poco convinta, tanto che mi sono affrettata con un certo sollievo a manifestare la mia approvazione laddove qualcuno aveva scritto, grande ed esplicito, “Je suis Juif”, magari corredato di un magen bello giallo, come si deve.
    Gli slogan e i ritornelli virali, dopo un po’, diventano perfino controproducenti, ma è appunto perciò che bisogna prestarvi molta attenzione..
    Tu lo sai che non sono opportunista: riconosco che è sempre bene non farsi trascinare pedissequamente dagli entusiasmi di massa, neanche quando sono giustificati e giustificabili, come in occasione di eventi come questi, sconvolgenti.
    Perdona le parole di troppo: volevo esser certa di farmi capire bene. E grazie.

  4. Intrigata dal tema e, ammetto, molto più perplessa dei precedenti commentatori. E’ uno slogan, un hashtag spontaneamente nato in rete, l’abile prodotto di opinion maker…boh. Subito mi ha lasciata indifferente, poi c’è stato chi ha detto o scritto, oltre a quanto sopra, “io non sono charlie, non mi conformo, non sono un burattino sfigato”, “io non sono charlie, io sono pacifista non scendo in piazza sotto lo stesso slogan con chi manda forze armate in medio oriente”, “io non sono charlie, sono il poliziotto ucciso”, “io non sono charlie, sono cattolica e in fondo alcune vignette hanno offeso anche me”, “io non sono charlie, sono musulmano”, “io non sono charlie, l’uguaglianza non è un valore”, “io non sono charlie, non manifesto con Netanyahu in testa al corteo”. Allora ho pensato che io invece sono charlie, perchè non devono esserci due pesi e due misure, ma neanche mille distinguo, quando ci sono di mezzo certi valori. La verità non sempre sta in mezzo, come scriveva qualcuno(a), certe volte, sta da una parte e diventa necessario schierarsi, pur senza perdere l’identità. Allora, non si potrebbe dire “io sono charlie E ebrea”? Timida domanda…

    • Io non frequento forum, non sono su FB, non giro granché in rete, quindi non ho visto nessuna delle dissociazioni che citi per cui, per quanto mi riguarda, rivendico l’originalità della mia dissociazione. Per tutti gli altri che l’hanno fatto, i motivi possono essere tanti, ma credo che possa avere giocato un ruolo non indifferente, come lo ha giocato per me, il fastidio crescente nei confronti di un mantra che sarà sicuramente stato una presa di posizione sentita per il primo che lo ha detto – tenendo comunque presente che la formula si ripresenta identica ogni volta che succede qualcosa del genere per cui, già solo per questo fatto, tanto tanto originale non è neanche il primo – ma per tutti quelli che lo hanno seguito a valanga mi permetto di dubitare dell’intensità del sentimento. E poi c’è la seconda parte, il fatto che in occasione di sciagure del genere tutti si identificano con tutti tranne che con gli ebrei – che anche in questa occasione sono stati specificamente presi di mira nella seconda parte della mattanza ma a nessuno è passato per la testa di inventare uno slogan anche per loro. Due pesi e due misure, appunto. E allora scusate tanto, visto che siete tutti impegnati a essere Charlie, io mi occupo di essere ebrea e basta. Ferma restando la solidarietà a tutti i Charlie colpiti da chi fa dell’intolleranza una ragione di vita.

      • Penso che questa tua risposta sia per Claudia, visto che nel mio commento aggiungevo di aver trovato chi aveva cominciato ad affermare “Je suis Juif”: ma il mio è stato un po’ in moderazione, quindi..

  5. Sono con te, Barbara! Sono con gli Ebrei e Israele! E poi sono con l’umanità afflitta e martoriata!

    Ma sono anche per le nostre libertà di tradizione giudeo-cristiana che ci accompagnano da tanti secoli. Forse vuol dire che sono anche con Charlie, perché essi hanno pagato – per tutti noi – per avere esercitato quello che è il nostro sacrosanto diritto di occidentali democratici.

    • L’ebraismo è SEMPRE con l’umanità afflitta (gli ebrei sono stati i primi in assoluto a denunciare l’istituzione dei campi di concentramento nella ex Jugoslavia, anche se la cosa non riguardava loro, per esempio), quindi dire je suis juif/juive comprende automaticamente anche tutto il resto.

      • Lo so Barbara, non volevo accusare, offendere… anzi… solo dare il mio sostegno completo, senza riserve alcune a tutte le vittime…

        Io non posso dire come te perché non sono ebrea, almeno non di nascita. e neppure che sono sionista nel senso lato della parola, anche se lo sono nel cuore e gli amici a Israele mi definiscano tale…
        Son gia stata ‘lapidata’ per aver osato difendere il principio in un gruppo a cui mi avevano invitato alcuni amici di Tel Aviv… secondo alcuni non mi competeva… Allora cedo le armi.

        • Ma non voleva mica essere una risposta polemica! Era solo una precisazione, per chiarire che je suis juive non è affatto in contrapposizione a je suis Charlie in quanto lo comprende automaticamente.

        • Il concetto di Barbara è chiaro. La solidarietà deve essere per tutte le ” vittime” sempre e per chiunque. Dietro ad uno slogan può esserci tanta ipocrisia, buonismo a buon mercato e una considerevole dose di ignoranza… sempre tanto di moda.

        • Mi è arrivata la notizia – NON confermata e quindi da NON prendere come accertata, e tuttavia penso valga la pena di parlarne – che per Charlie Hebdo sarebbero scese in strada 700.000 persone, per le vittime del supermercato ebraico 1000. Ecco, queste sono le cose che non si vorrebbero vedere, e che invece – anche nel caso questa notizia risultasse alla fine non veritiera o imprecisa – continuiamo a vedere quotidianamente.

        • Per il primo articolo: non so, vista la premessa, se hai linkato quello giusto: questo parla della chiusura della sinagoga per la prima volta dalla guerra – e della concomitante apertura della moschea; questo articolo non l’avevo letto, ma la notizia sì. Quanto ai giusti ho invece letto del dipendente musulmano del supermercato, proveniente dal Mali, che ha messo in salvo parecchi clienti. Solo, nel video non ho praticamente capito una parola, non so se per via dell’agitazione e della velocità con cui parlava, o se il suo francese fosse di suo un po’ strano.
          L’altro articolo, la lettera aperta, bellissimo, straordinariamente lucido e sufficientemente duro.

        • Per chi fosse interessato all’intervista rilasciata dal commesso musulmano Lassana Bathily vi lascio il link dell’intervista sottotitolata:

          E’ sottotitolata in francese, se qualcuno dovesse averne bisogno posso tradurla ed inserisco il testo della traduzione qui sul blog di Barbara.

        • Grazie, coi sottotitoli va decisamente meglio. Per me non c’è bisogno di traduzione ma se a qualcuno serve faresti davvero un grosso favore, perché io sono in partenza e ho parecchie cose da preparare per cui non ho molto tempo.

        • Barbara, chiedo scusa a te e a tutti i visitatori del tuo blog ma riesco soltanto adesso ad inserire la traduzione dell’intervista. Purtroppo ero fuori casa per giunta in un posto dove non avevo segnale per la connessione dati.
          Vi riporto qui di seguito la traduzione dell’intervista:
          Hanno fatto ta-ta-ta una volta…poi tutto si è calmato. Nel giro di 2 o 3 minuti, ho visto i miei colleghi e dei clienti scendere gridando: “sono là, loro sono là, i terroristi sono nel negozio”. Io ho detto loro: “venite, venite con me”. Lì ho fatti entrare nel congelatore chidendogli di mantenere la calma. Ho detto loro che forse saremmo morti, ma che bisognava mantenere la calma, affinché lui non sapesse che eravamo lì.
          Dopo cinque minuti ho sentito dei rumori lungo le scale, ho guardato, era un mio collega. Era nel panico, diceva: “vi prego salite altrimenti ci ucciderà”. Noi siamo rimasti ed ho proposto loro di scappare utilizzando il montacarichi, visto che l’uscita di emergenza era lì di fronte.
          Si sono rifiutati di uscire così li ho nascosti nel congelatore, lo ho spento ed ho spento anche la luce. Ho chiuso la porta me la sono data a gambe levate. Sono scappato utilizzando il montacarichi.

  6. Come sempre mi disturba…” il piu’ pesi e misure..” ..e mi fà risentire.
    Come ora…la scarsezza di partecipazione alla protesta nei confronti dell’ eccidio delle vittime del
    supermercato ebraico

  7. se si tratta di scriverlo,come uno slogan,come dire “io c’ero”,posso essere d’accordo,ma quello che sento è che io sono Charlie,come sono anche Ebreo,da sempre non solo oggi,per gli altri i distinguo sono inutili…..loro li usano e basta.

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