PER CONCLUDERE IL DISCORSO SULLE RELIGIONI

La Bibbia messa ai margini e la crisi del cristianesimo

di Giuseppe Laras, Presidente del Tribunale Rabbinico del Centro Nord Italia

Siamo in guerra e prendiamo coscienza che siamo solo agli inizi. È la prima volta dai giorni di Adolf Hitler che le sinagoghe in Francia sono state chiuse di sabato. Tuttavia, è unicamente il tragico e spaventoso attentato al giornale Charlie Hebdo che ha scosso gli europei: i molti e continui attentati ai singoli ebrei e alle comunità ebraiche in tutta Europa in questi anni hanno turbato qualcuno, ma per quasi tutti si è trattato “solo” di ebrei. Parimenti non ci sono stati sgomento e allarme per il fatto che da anni ormai, giustamente, gli ebrei francesi abbandonino la “laica” Francia. Così accade in molti altri Paesi europei e il motivo è il medesimo, ovvero il dilagare del terrorismo di matrice islamista, con il suo carico di odio antisemita.
Molti intellettuali e politici sostengono che il problema non è l’Islàm, ma il terrorismo. È come dire che il cristianesimo non è l’antisemitismo o l’antigiudaismo. Certo! Tuttavia è innegabile che l’antisemitismo e l’antigiudaismo sono stati problemi profondi propri del cristianesimo (e non solo). La violenza e il fanatismo, la sottomissione religiosa e il terrore non esauriscono l’Islàm, ma sono un problema religioso che in qualche modo riguarda l’Islàm. L’autocritica dell’Islàm (assieme alla critica laica esterna) su questo punto sembra difettare.
Le religioni (anche se sono convinto -e con me Rosenzweig, Buber, Heschel, Bonhoeffer, Barth, Ratzinger e Martini- che ebraismo e cristianesimo siano anzitutto fedi e non soltanto religioni) possono essere causa di guerre, di violenze e nei loro insegnamenti albergare forze distruttive. Non è vero che è solo l’economia a causare guerre e barbarie: le religioni, al pari dell’ateismo e di un certo illuminismo, sono esperte in materia. Nel caso del cristianesimo si è spesso trattato di problemi interpretativi, con l’Islàm il problema dimora parzialmente nel testo sacro stesso (e inviterei al riguardo a studiare i libri di Bernard Lewis, Norman Stillman, Georges Bensoussan, Bat Ye’or).
Cristiani ed ebrei, secondo il Corano, sono presenti nei Paesi islamici in quanto dhimmi, popolazioni sottomesse, tollerate purché subalterne e paganti apposite tasse.
Cosa dobbiamo, sia a livello politico e giuridico sia a livello interreligioso, chiedere oggi ai più autorevoli teologi islamici nei Paesi europei e arabi, anche a fronte della massiccia presenza demografica di musulmani?
La prima domanda è la seguente: è possibile per l’Islàm, in ossequio al Corano e per necessità religiosa intima propria dei musulmani osservanti, e non solo perché richiesto dai governi occidentali o da ebrei e cristiani, accettare teologicamente, apprezzandolo, il concetto di cittadinanza politica, anziché quello di cittadinanza religiosa, confliggente quest’ultimo con i valori occidentali e pericoloso per le comunità cristiane ed ebraiche, che, in qualità di minoranze sarebbero esposte a intolleranze e arbitrio? Se sì, come diffondere questa interpretazione e come radicarla oggi in seno alle comunità islamiche? A questa domanda deve seguire necessariamente la “reciprocità” nei Paesi islamici della piena libertà di espressione, di stampa e di culto.
Questa domanda fondamentale, per ignoranza, ignavia e inettitudine, non è mai stata seriamente posta dai politici europei, che hanno responsabilità enormi, anche del sangue sinora versato.
C’è una seconda questione, che si intreccia alla prima e che chi è veramente interessato al dialogo non può eludere. Per l’Islàm, gli ebrei hanno alterato la Rivelazione divina e i cristiani hanno pratiche cultuali, oltre a condividere con i primi una Rivelazione alterata, dal sapore idolatrico. È possibile per l’Islàm, in ossequio al Corano e per necessità religiosa interiore dei musulmani osservanti, e non solo perché sollecitato da ebrei e cristiani, apprezzare positivamente, in una prospettiva teologica, ebrei e cristiani in relazione alle problematiche sollevate da questo assunto coranico? Questa seconda domanda fondamentale, per un’erronea comprensione del dialogo e del rispetto, nonché per un dilagante buonismo pressapochista, non viene mai posta, nemmeno dalle stesse autorità religiose cristiane ed ebraiche.
Premesso che ci sono centinaia di migliaia di singoli musulmani, persone degne e buone, realmente religiose, che a queste domande hanno già risposto personalmente con il rispetto per il prossimo e per la sua fede, con un certo pluralismo e con l’integrazione ricercata e praticata, tuttavia manca una reale, inequivocabile, onesta, autorevole e vincolante riflessione teologica islamica al riguardo.
È chiaro che se le risposte saranno per lo più negative, non sufficientemente autentiche o caratterizzate da silenzi e imbarazzi ci si troverà tutti di fronte a un immenso problema. E come tale dovrà essere assunto.
C’è una tentazione che può profilarsi, a diversi livelli, sia nel cristianesimo sia nella politica europea: quella di lasciar soli gli ebrei e lo Stato di Israele per facilitare una pace politica, culturale e religiosa con l’Islàm politico. Un accordo, per così dire, tra maggioranze, specie nell’ottica delle future proiezioni demografiche religiose europee e mediterranee. È una strategia fallimentare che i cristiani arabi provarono con il panarabismo e l’antisionismo. Gli esiti sono ben noti: dopo che quasi tutti i Paesi islamici si sono sbarazzati dei “loro” ebrei, si sono concentrati con violenze e massacri sulle ben nutrite minoranze cristiane. È una storia che si ripropone e che va dal genocidio armeno (cento anni fa), ai cristiani copti di Egitto, ai cristiani etiopi e nigeriani, sino a Mosul. E molti Paesi europei, un’intera “classe” di intellettuali e molti cristiani di Occidente hanno le mani grondanti del sangue dei cristiani di Oriente, dato che sono stati disposti a sacrificarli sugli altari del pacifismo, dell’opportunità politica, di un malinteso concetto di tolleranza, della cultura benpensante e radical chic, della “buona” coscienza. A fronte di silenzi, spesso pluridecennali, non ci sono politici innocenti o autorità religiose cristiane che su questo possano dormire serenamente.
La tentazione di abbandonare gli ebrei e Israele è già esistente nei ricorrenti episodi di boicottaggio europeo, sia a livello economico sia a livello culturale e universitario, dello Stato di Israele. Esiste nel silenzio imbarazzato o infastidito sui morti ebrei in Europa oggi. Con buona pace della Giornata della Memoria.
La Giornata della Memoria è stata purtroppo addomesticata con liturgie pubbliche e anestetizzata dalle cerimonie in Parlamento e al Quirinale. Le più alte cariche dello Stato dovrebbero annualmente andare a celebrarla a Fossoli, a Bolzano, a San Sabba o nel ghetto di Roma vittima del rastrellamento nazifascista, per far capire che è una realtà possibile, come tale ripetibile, e che si è verificata in Italia, con il plauso, la collaborazione, l’assenso e i silenzi di moltissimi –troppi- italiani. Organizzata come è attualmente, sembra riguardare un qualcosa lontano nel tempo, accaduto soltanto in Germania o in Polonia. Essa così risulta azzoppata, fraintesa e priva di potenzialità dinamiche per comprendere il presente e incidervi positivamente.
E l’ignavia e il diniego europeo sulle questioni presenti e sull’incapacità di affrontare politicamente e culturalmente le insidie legate alle derive dell’Islàm politico, consegnando così a razzisti e xenofobi le risoluzioni del problema, gettano ombre lunghe che rievocano i fantasmi del nazismo e, per gli ebrei, della persecuzione. L’incapacità di comprendere lo Stato di Israele in definitiva si risolve nel fatto che a una certa politica e a una certa cultura europea miope gli ebrei piacciono solo in quanto morti da piangere e ricordare e non come soggetti vivi con cui dialogare e confrontarsi, ovvero oggi, in primo luogo, Israele. Piangere i morti fa sentire nobili e democratici; dialogare con gli ebrei è segno di liberalità e cosmopolitismo; per lo Stato di Israele, se va bene, la linea guida è “…sì, ma!..”, nonostante sia proprio questo il luogo di rifugio per chi fugge da un’Europa evidentemente non più sicura.
La situazione culturale e politica occidentale, per cui non si riesce a comprendere ciò che accade e a chiamarlo per nome, è intrisa di ignoranza, superficialità, inettitudine e pressapochismo. La nostra contemporaneità ricorda tristemente il periodo sinistro tra le due guerre mondiali: una sorta di collasso sistemico. La crisi che viviamo –e in cui per lungo tempo continueremo a vivere- non è economica e demografica soltanto: è una crisi culturale e valoriale, legata alla crisi del cristianesimo e, in un certo senso, della conoscenza della Bibbia, il cardine dell’intera nostra cultura dal punto di vista urbanistico, artistico, musicale, letterario, filosofico, giuridico, politico e religioso. E proprio per questo la Bibbia non è presente nelle scuole. E questa la chiamano laicità!
È stato necessario un attore comico, indubbiamente molto bravo, per far di nuovo parlare, interessando, di Bibbia e del Decalogo: Benigni! Che débacle che sia stato necessario lui dopo duemila anni di cristianesimo e duemila e duecento anni di ebraismo in Italia! Evidentemente qualcosa non va; tuttavia pare che vescovi, pastori e rabbini dormano ancora sonni tranquilli.
L’erosione della conoscenza della Bibbia, non in quanto “tributo antiquario” ma piuttosto in quanto “forza creatrice e rigenerante”, è uno dei fatti più inquietanti e drammatici per il nostro futuro sia religioso, sia culturale nelle sue varie declinazioni, sia in termini economici e politici.
Erroneamente si ritiene che i diritti umani universali, quelli che con tanta fatica, sofferenza e milioni di morti siamo in parte riusciti a conquistare, derivino esclusivamente dal diritto greco e romano, da queste culture e dalle loro successive evoluzioni.
I diritti, per come li comprendiamo noi, devono essere valevoli sempre e per tutti, ed è proprio questo che li rende, in una certa misura, universali. Ebbene, in Grecia era “uguale”, e quindi investito di diritti, solo chi era maschio, libero, greco, adulto e non necessitato a lavorare per vivere, cosa altrimenti disdicevole.
È la Bibbia ebraica, la Torah, a rivoluzionare tutto ciò. È la Bibbia ebraica a introdurre nella civiltà umana la libertà quale DNA costitutivo dell’uomo e del creato, speculare alla libertà del Creatore (libertà e non sottomissione!). È la Bibbia ebraica a sostenere che il lavoro umano rende l’essere umano simile a Dio nel creare. È la Bibbia ebraica, a porre, con la straordinaria rivoluzione introdotta dallo Shabbat, un limite al lavoro, altrimenti deleterio, rendendo l’uomo simile a Dio anche nel riposare. È con lo Shabbat che vengono inventati i “diritti umani universali”, includendo uomini, donne, stranieri, schiavi e perfino animali. È con lo Shabbat e con i precetti biblici di aiuto ai poveri e di costruttiva solidarietà con i derelitti della società che trova fondamento la nostra idea di “welfare” e non da altre culture. È la Bibbia, sia ebraica sia cristiana, a ipotizzare in qualche modo una possibile divisione tra politica e religione.
Non pochi intellettuali, compresi non pochi pensatori credenti ebrei e cristiani, hanno creduto, erroneamente, che questi valori e che queste conquiste –oggi estremamente fragili e sotto attacco- fossero auto-evidenti e non derivanti da una storia ben precisa.
Aveva ragione C. M. Martini a dire che la Bibbia è il libro del futuro dell’Europa e dell’Occidente, ma non è stato ascoltato. Aveva ragione Benedetto XVI nella ben nota conferenza di Ratisbona, ma fu vittima del discredito mediatico e culturale. E la Bibbia è stata scritta da ebrei, per ebrei, in ebraico, e l’ebraismo ancora oggi sopravvive proprio grazie alla Bibbia. E, parimenti, credo, il cristianesimo.
Il riportare la Bibbia a fondamento della cultura e dell’etica è un impegno religioso possibile, dalla fecondità straordinaria, condivisibile tra ebrei e cristiani: un impegno di cui si avverte l’urgenza impellente e drammatica in questi anni di crisi, di confusione assordante, di efferata violenza e di grande mediocrità. Tale contributo religioso, culturale e morale, congiunto di ebrei e cristiani, oggi risulta quasi inedito ed estremamente necessario.
Tuttavia, oggi, come ebbe a dire giustamente il filosofo ebreo E. Fackenheim, senza il reale riferimento positivo e non ambiguo a Israele, non sarà né autentico né produttivo il dialogo tra ebrei e cristiani.
Infine, visti i tempi calamitosi in cui ci troviamo e troveremo ancora di più domani a vivere, invito tutte le persone coscienti e responsabili, sia ebree sia cristiane sia musulmane, come pure di altre religioni, a raccogliersi in preghiera invocando dall’alto l’impulso in ciascuno di noi ad agire ai fini del rispetto del prossimo e della pace, concetto e realtà quest’ultima troppo spesso ideologicamente abusata, estremamente difficile, ma, proprio per questo, da perseguirsi con perseveranza, lucidità e caparbia determinazione.

Questo articolo fa parte della categoria “condivido anche le virgole”. Poi, se ti restano ancora cinque minuti, vai a leggere anche questo.

barbara

      • Quando una religione non è più essenzialmente il modo di rapportarsi INDIVIDUALMENTE al Dio in cui si crede, sulla base di princìpi che ci hanno convinti, coinvolgendo il cuore e la mente e lo spirito; quando si generano pericolose derive che la legano a disegni di potere che rendono utile descrivere i fedeli di altre religioni come pericolosi nemici; quando si alterano e poi si predicano, alterate, le basi di tale religione; quando, a questo scopo, si mente SAPENDO di MENTIRE, si diffama, si disprezza, si odia, ALLORA si assiste a derive demenziali e criminali, come avviene da secoli in tutto il mondo.
        E si parla poi di “guerre di religione”, mentre sono state usate solo come pretesti
        Si può essere soli a seguire un rituale in una chiesa-sinagoga-moschea (soli con il necessario officiante), oppure assieme a centinaia, migliaia di confratelli: conta solo il “cuore” con cui partecipiamo al gesto, e siamo “trasparenti” e completamente svelati per Chi diciamo di adorare.
        Se è così non c’è spazio per derive terroristiche, né per avversione contro i “diversi” da noi.

        Naturalmente è buona cosa frequentarsi, fra “diversi”…… e conoscersi meglio. Spesso ci sono sorprese positive.

        E’ anche buona cosa non prendere come VERITA’ di FEDE, qualunque affermazione da parte di chi è preposto all’insegnamento. Spesso si tratta solo di una opinione fatta passare per Legge Divina: chi non la segue è punibile. In certe posizioni c’è il rischio concreto di “delirio di onnipotenza”.

        Per dire, una cosa stupidissima: il divieto di costruire pupazzi di neve in forma umana o animale (paura di idolatria?)…… Ma non fa ridere: se il “geniale ideatore” non perde credibilità fra i fedeli e poi proclama il jiad…

  1. Quello che non riesco proprio a capire e’ la divisione tra cristiani, ebrei, islamici, buddhisti o bokononisti (questa l’ha inventata Kurt Vonnegut, ed e’ la religione perfetta, perche’ come unico principio ha la menzogna :-P). Io -che sono prima di tutto Homo sapiens, proprio non concepisco che ci si divida (meglio: che ci si ammazzi) in base a una presunta rivelazione fideistica di un’essere superiore DIVERSO da credo a credo.
    E se la devo dire tutta, sono assolutamente sensibile all’olocausto (una delle mie esperienze piu’ profonde l’ho fatta anni fa quando -alla fine di una tre giorni di incontri di lavoro a Monaco di baviera- spesi due ore del mio tempo libero a Dachau), pero’ -usando lo stesso metro di Barbara- non vedo tutta quella folla di ebrei il 12 agosto a Sant’Anna di Stazzema.
    Non riesco a concepire una superiorita’ di una razza rispetto ad un’altra, figuriamoci se mi capacito del fatto che oggi ci si puo’ ammazzare in base a dettami di un libro scritto mille e cinquecento anni fa, che si contrappone a dei rotoli scritti tremila anni fa e a una selezione dei migliori brani di un testo di un millennio dopo…

    Pero’ state tranquilli: non imbraccero’ il fucile nel nome del mio non credere in alcuno degli dei.
    Sento che oggi lo farei per difendere un essere umano minacciato da un fondamentalista islamico, ma non perche’ chi minaccia crede in un tizio con un asciugamani in testa. E si: farei lo stesso se il fondamentalista fosse di un’altra religione e la vittima un islamico inerme.

    Buona serata,
    Barney

    • E ricaschi sempre là! che ci si ammazzi) in base a una presunta rivelazione fideistica di un’essere superiore DIVERSO da credo a credo: tu vedi cristiani, ebrei, buddhisti o bokononisti che ammazzano quelli di un’altra religione? Anch’io sono pronta a sparare (e ti garantisco che so usare molto bene le armi: vi sono stata addestrata a partire dall’età di sette anni) se vedessi un ebreo in procinto di ammazzare un bambino musulmano o di qualunque altra religione, ma il fatto è che quelli che ammazzano sistematicamente, per ragioni “religiose” quelli di altre religioni sono gli appartenenti a un’unica religione. E quindi, ancora una volta, il tuo discorso implode da solo.
      PS: non vedi folle di ebrei a Sant’Anna di Stazzema? Adesso ti dico una cosa in un orecchio, ma non dirlo a nessuno, mi raccomando: in Italia ci sono trentamila ebrei in tutto, di cui la metà concentrati tra Roma e Milano. Nella tua provincia quanti pensi che ce ne siano? Perché, vedi, l’olocausto lo puoi celebrare ovunque, ma Sant’Anna, se la vuoi celebrare, devi proprio celebrarla a Sant’Anna, e Marzabotto a Marzabotto, e Bassano del Grappa a Bassano del Grappa…

  2. Non c’ è da aggiungere altro. Queste due persone, per me importanti per tanti fattori ci hanno trasmesso i loro pensieri brillanti ,analitici che per la chiarezza che sono stati espressi possono….e dovrebbero essere ascoltati da folle attente nel recepire, anche come mente libera.

  3. 16 aprile 2015.
    Innanzitutto, ciao carissima Barbara. Speo che stai bene.
    Sono appena arrivato a Legnano e ti scrivo. Però, prima ho bevuto la spremuta e messo in ordine nei cassetti le mie cose, perché sto qui 3 giorni interi. Devo cercare la scuola nel computer con la zia.
    Ho letto tutto tutto l’articolo di sopra e dopo quello di Ugo volli.
    Sai perché ho scritto 16 aprile 2015? Perché è il giorno che in Israele si festeggia la Memoria.
    E che centra? Centra, centra. Perché a casa mia (io abito in Brianza) settimana scorsa ho fatto così: dopo che hanno ammazzato tutti i francesi e i miei fratelli ebrei nel supermercato, ho pianto dalla rabbia. Ho sentito freddo dentro il cuore.
    Ho tolto i vestiti e messo un pigiama pesante e i calzettoni e ho fatto le pulizie nel terrazzo. Al freddo. Fino a sera. Come facevano gli ebrei nei campi di concentramento. Freddo freddo e ancora freddo (siamo a gennaio). Alla sera non ho mangiato, ho detto che non avevo fame. Ma non aveva ancora abbastanza freddo. Così nella mia camerata ho spento i caloriferi e aperto poco poco la finestra abbassata.
    Il mattino dopo e tutti i giorni ho rifatto tutto daccapo, mangiando solo il necessario.
    Guarda che non sono pazzo. Ho cercato di condividere il freddo, la fame e la paura.
    Io avevo solo paura che se arrivava mio padre me le avrebbe suonate per colpa della mia pazzia. Ma i miei fratelli ebrei, chiusi in quella cella frigorifera…. quanta paura hanno avuto? E quelli nei campi di sterminio?
    Io ho pensato: la solita, infame, rabbiosa paura..
    Perché sempre loro, o di riffa o di raffa, muoiono o per primi o per secondi. E per condividere la loro paura, bisogna provarla. Sulla pelle, nelle ossa. Nel cuore.
    Non è la stessa cosa, lo capisco. Io sono ancora vivo e con la tosse e ho bevuto la spremuta e penso ad andare a scuola. Ma la paura è quando sai che ti tolgono tutto e non te lo spieghi il motivo perché.
    Quello che volevo fare è condividere una briciola della loro paura e piangere. Perché se non soffriamo non capiamo. Non so se mi sono spiegato. E ho scritto anche male i concetti.
    Volevo solo dire: fratelli Ebrei del mondo. Ho freddo anche io come voi (anche se è poco in confronto) ma vi voglio dire: non avrete più freddo nel cuore prima o poi. Sono sicurissimo che tanti ma poi tanti, si risveglieranno dal loro “coma” e vi scalderanno davvero e vi abbracceranno. Con tutto l’amore che meritate.
    E dopo, non avrete più paura.
    Samule

    • Bentornato, carissimo! Sono contenta che tu abbia voluto provare, nei limiti del possibile, le sensazioni di freddo e fame provate dai nostri fratelli: è un’esperienza che è giusto provare. Però adesso che l’hai sperimentato, non lo fare più: ci servi in buona salute e pronto a combattere, non malato e debole!
      Per Yom haShoah (che si commemora, non si “festeggia”…) e per Yom haZicharon e per Yom haAtzmaut io in Israele ci sarò!

      • Scusami, non volevo festeggiare. Volevo dire commemorare, accidenti a me!
        Non lo farò più di stare fuori al freddo. Era solo perché quando hanno ammazzato tutta quella gente, in Francia (l’ennesima strage) mi è venuta in mente la grande guerra e mi sembrava giusto patire un pò. Mi sembrava di capire meglio le loro sofferenze (quelli degli ebrei della guerra e degli ebrei nel frigorifero).
        Grazie, bentornata anche a te, Barbara. Mi ero dimenticato di dire, che il tuo post era molto importante da leggere e dopo, l’ho riletto con più calma. E’ così forte! Scusa se nel mio commento sono uscito dal tema del post.
        Evviva Israele!!! Evviva Sion!!!
        Samuele

        • C’è un libro bellissimo, Come siamo fortunati, di Carl Friedman. I fortunati siamo noi, che siamo nati dopo; l’autrice infatti è nata dopo la guerra, figlia di un sopravvissuto alla deportazione, e racconta quello che, quando lei e i suoi fratelli erano bambini, il padre raccontava loro. E ad un certo punto uno dei suoi fratelli fa una cosa molto simile a quella che hai fatto tu, per il bisogno di provare sulla pelle qualcosa di almeno simile a quello che ha provato il padre, perché solo così ritiene di potersi avvicinare a una comprensione vera. Se ti capita in mano te lo consiglio.

  4. Uno dei migliori post che abbia mai letto.
    Sono solamente un tantino in dubbio sul concetto di libertà della Bibbia da accostare in toto alla libertà del mondo occidentale.
    Credo che la libertà espressa dal mondo occidentale tragga le sue radici da più culture e fedi, sia da quella pagana sia da quella monoteista, per poi svilupparsi e raggiungere esiti diversi (cosa che magari non consideriamo è che questo succede continuamente anche e forse soprattutto adesso).
    Dunque ritengo che il concetto di libertà che noi abbiamo non sia accostabile in tutto e per tutto con quanto possiamo leggere nella Bibbia.
    Certo ci sono elementi in cui giustamente possiamo e dobbiamo trarre l’humus da cui si continua a trovare insegnamenti e ispirazione,(cosa che personalmente mi dà un gusto e un piacere enorme) ma tenendo presente che in passi diversi possiamo trarre insegnamenti diversi a volte anche contraddittori perché appunto dettati dallo spirito e dalle aspirazioni di epoche spesso molto distanti.

    • Ma non mi sembra che dica che il concetto di libertà vigente nelle democrazie attuali coincida con quello descritto dalla Bibbia: quello che dice è che è da lì che nasce. L’idea di libertà e democrazia che troviamo in Grecia o a Roma esclude le donne, esclude gli stranieri, esclude i poveri, per non parlare degli schiavi; quella della Torah riguarda tutti. Poi, certo, ci sono cose che sono state aggiunte o si sono adeguate ai tempi. Oggi, per dire, neppure il più fanatico ebreo extra ultra mega super ortodosso si sognerebbe di chiedere al tribunale rabbinico di far lapidare la moglie scoperta adultera, o di chiedere alla Knesset di approvare una legge che lo consenta (mentre fra i musulmani anche molti cosiddetti moderati la considerano una cosa più che giusta “perché se no dove si andrebbe a finire?”). Nello stesso decalogo la maggior parte dei comandamenti riguardano comportamenti sociali: non rubare, non uccidere, non mentire, non commettere adulterio (e non i fantomatici “atti impuri” in cui il cristianesimo ha trasformato l’originale, che nessuno ha mai saputo che cosa vi sia compreso e che cosa no). Tutte cose che non hai neppure bisogno di essere credente per accettare come valide.

  5. Pomeriggio…. giù in libreria alla Nuova Terra e lo ordiniamo!!!
    A proposito: Forse Ester l’abbiamo comprato e lo sta leggendo la zia, ma non troviamo gli altri due (laboratorio Israele e il Messia). Così, oggi andiamo anche in biblioteca per vedere se ci sono.
    Grazie dei consigli. Sei proprio forte. INIMITABILE. Ti scrivo subito quando torniamo, sono euforico.
    (Senti. Ma com’è che quando parlo qui da te non ho FREDDO?) ciao ciao ciao
    Evviva
    Samuele

      • Cara Barbara, abbiamo ordinato il libro che mi hai consigliato. è in edizione scolastica e mercoledì sera dicono alla zia se lo hanno trovato. Altrimenti… visita alla solita biblioteca.
        Prima, ho visto il tuo post di Hilan Halimi. Adesso devo cenare un pò, ma dopo ti scrivo lì e ti dico quanto mi sono commosso. Io non la conoscevo la sua storia e mi dispiace molto che sia dovuta finire così la sua vita.
        Anche le foto che sono sullo schermo sulla destra sono di persone morte? Ti prego, dimmi di no.
        Ciao, Samuele

        • Sì, mi raccomando, mangia. E quando c’è il sole esci, respira aria buona, riempiti gli occhi di colori, che sono stati creati per quello!
          Le persone a destra no, per fortuna non sono tutte morte, ma parecchie sì. Su alcune passando sopra il mouse ti compare la manina e lì puoi cliccare e leggere; altri sono personaggi noti e puoi cercarli in Google.

  6. Vorrei aggiungere una riflessione.
    Premetto che non sono un teologo e la mia è una semplice meditazione, non solo dal punto di vista cristiano.

    Se crediamo in un Dio Creatore di tutto l’universo noto e ancora ignoto, possiamo solo pensarlo come uno Spirito, una per noi misteriosa energia di cui ci è donata qualche particella (“a sua immagine e somiglianza”, viene detto di noi umani).
    E’ quindi ragionevole pensare che sia Onnipotente.
    E ONNIPRESENTE e INFINITO: non può quindi essere contenuto in uno spazio, ma è presente ad ogni particella del Creato, dentro e fuori di essa.
    E nemmeno nel tempo, che è immateriale, ma anch’esso un contenitore.
    Infatti “Io sono Colui che E'” (Javeh, se non sbaglio citazione). Immanente a tutto ciò che PER NOI è passato, presente e futuro.

    Una conseguenza di tutto quanto scritto, è che è PRESENTE a TUTTO il NOSTRO ESSERE. Non chissà dove e a grande distanza. E assiste (anzi prevede) a ogni nostro pensiero, parola, opera e omissione MA LASCIANDOCI PIENA LIBERTA’. Anche di fare il male.

    Questo, secondo me, è il VERO DIO. (Il dopo morte implica ulteriori discorsi).
    Ma se ci rendiamo veramente conto di Chi c’è ANCHE dentro di noi e di tutti, dovrebbe essere più difficile disprezzare, odiare, opprimere, sfruttare, colpire, uccidere QUALUNQUE persona incontriamo (fatta salva la legittima difesa), che è il NOSTRO PROSSIMO. Oltre a non fare cose che danneggiano il nostro stesso essere, corpo e anima, che ci è stato AFFIDATO. Noi non siamo NOSTRI, ma SUOI.

    Aggiungerei che una Religione può ridursi a ideologia, una serie di atti rituali fine a sé stessi e di enunciazioni teoriche (come nelle ideologie politiche).

    La Fede invece irrompe a tutti i nostri piani, esteriori ed interiori, MA DEVE ESSERE CONGIUNTA ALLA RAGIONE. Queste pulsioni, INSIEME, ci rendono pienamente umani.

    Anche un ateo, se è aperto ad esse, darà magari loro altri nomi, ma sta camminando sulla nostra stessa strada.

    Gradirei essere corretto dall’autorevole Rav Laras, se avrà tempo.

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