L’INFAME SORRISE

I più giovani non so, ma tutti quelli che hanno un po’ di anni sulle spalle sanno che l’infame è Franti. Il quale Franti è uno scolaro di terza elementare, ossia un bambino di otto anni. Ed è da quando ho letto il libro, quasi sessant’anni fa, che non smetto di chiedermi: ma quanto infame deve essere l’animo di un uomo capace di attribuire l’infamia A UN BAMBINO DI OTTO ANNI!

barbara

  1. Devo dire a difesa dell’autore che contestualizzato all’epoca è decisamente normale…mio papà a 8 anni lavorava,a 9 aveva 2 operai ai suoi ordini a 10 era grande e nn si è arrivati ai ’50,Cuore è un bel pezzo prima.
    Però nn l’ho mai letto quel libro….è una mancanza grave o posso bearmi della mia ignoranza?

    • Ai tempi di De Amicis c’erano bambini, i “carusi”, anche dell’età di Franti, che lavoravano nelle solfatare siciliane, e sviluppavano inevitabilmente pensieri “da grandi”, in mezzo ai quali lavoravano..
      Poi c’è l’ambiente familiare: dipende molto dalla “qualità” dei genitori come educatori.
      Comunque, anche se i bambini non nascono già “cattivi” (al massimo con determinate tare tendenziali psichiche), possono sviluppare comportamenti “cattivi”, anche durante l’età evolutiva.

      • Bisogna distinguere i Pierini dai ” cattivi” e capire perché alcuni sono ” cattivi”.
        A volte preferiamo metterli nello stesso calderone. Dipende molto, e molto, dagli adulti. Certi bambini ci spiazzano e disarmano, ma con i loro comportamenti eccessivi ci chiedono a gran voce aiuto. Bisognerebbe saper ascoltare questa voce non sempre comprensibile e trovare le strategie per aiutarli. Si può fare, con pazienza, anche sbagliando. Qualcosa di buono si tira fuori. Sempre.

        • Bene, Carla, in parte condivido.
          Certamente si deve evitare la tendenza a “trattare” gli iperattivi (che non sono propriamente cattivi) con gli psicofarmaci (certi psichiatri dovrebbero essere indagati per “omicidio psichico potenziale”. In U.S.A. ne sono stati coinvolti molti in solido con una multinazionale produttrice in uno scandalo di corruzione (e truffa per prescrizioni clinicamente non giustificabili) e danni biologici procurati

      • Certo, Silvio. Credo sia necessario ricorrere agli psicofarmaci solo in casi estremi e dopo una diagnosi accurata. Gli psicofarmaci non possono essere una scorciatoia per “rattoppare” il problema. Non sono la soluzione.

  2. Ti dirò.. pare che De Amicis fosse davvero cattivissimo.. non scherzo: ma non ricordo dove e quando l’ho letto.
    Però forse il lessico va contestualizzato all’epoca anch’esso..

    • ..però ho trovato questo.. è un po’ lungo, ma piuttosto esauriente.

      La stanza di Montanelli
      Edmondo De Amicis violento? E’ solo una favola
      —————————————————————– Edmondo De Amicis violento? E’ solo una favola Caro Montanelli, Vorrei tanto avere un suo giudizio su questo fatto che mi ha addolorata. Mi sono permessa di consigliare a una nonna di regalare il libro “Cuore” a una sua nipotina. Sa che cosa mi ha risposto? Ma se Edmondo De Amicis era un violento anche in famiglia, che cosa puo’ insegnare ai nostri figli? Ricordo quel lontano 1929 quando mi regalarono “Cuore”. Lo lessi con tanto interesse e non una volta sola, commuovendomi in modo particolare leggendo “il racconto mensile”. Lei cosa pensa? Mariuccia Ceraldo, Biella

      Cara signora, So benissimo dove quella sua amica ha attinto la favola di un De Amicis violento. Fa parte della campagna di denigrazione di cui fu oggetto da morto e che ebbe come fonte sua moglie. Ne ignoro i motivi. Anche se ce ne fossero, una donna che infanga la memoria del marito non infanga lui ma se stessa. L’accusa di violenze anche verso il figlio e’ smentita nella maniera piu’ eloquente dalle “Memorie” di Edmondo, che proprio al figlio riservano le pagine piu’ toccanti. Io, da giornalista, credo di capire benissimo perche’ la stampa di allora dette credito alla leggenda. La scoperta che l’esaltatore dei “buoni sentimenti” era un prepotentaccio manesco che brutalizzava moglie e figli era una rivelazione che stuzzicava ed esilarava i piu’ bassi gusti del lettore, insomma quello che oggi si chiamerebbe uno scoop. Poi ci si mise anche lo snobismo: i “buoni sentimenti” non facevano fino, puzzavano di zuppa di cavoli e di piccolo – borghese: specialmente la cosiddetta intellighenzia storceva il naso. Uno dei suoi maggiori esponenti ha scritto, non molto tempo fa, l’elogio di Franti, il “cattivo” di “Cuore”, che puo’ essere assunto come il precursore e padre spirituale dei sessantottini di cent’anni dopo e di qualsiasi altro tipo di sovversivo. Io, da uomo all’antica, sono sempre rimasto dalla parte di Garrone il “buono”, che sara’ anche un eroe convenzionale nella sua poco verisimile immacolatezza e perfezione morale, ma che serviva benissimo al suo scopo pedagogico: quello di fornire ai ragazzi alla cui formazione De Amicis si dedico’, da scrittore e da insegnante, per tutta la vita, un modello cui ispirarsi. Tutti i suoi personaggi – la piccola vedetta lombarda, il tamburino sardo, lo scrivano fiorentino – erano costruiti per questo fine educativo. E Dio volesse che, di scrittori e d’insegnanti cosi’, ce ne fossero ancora in cattedra. De Amicis trascorse la vita a tentare di fare della scuola un allevamento di galantuomini e di buoni cittadini. Tutto cio’ che scrisse (e scrisse tantissimo) era mirato a questo scopo. Naturalmente ne ricavava anche di che vivere e di far vivere la sua famiglia che poi lo ricompenso’ come abbiamo visto. Ma ricco non fu mai perche’ a quei tempi i best seller non esistevano e i diritti d’autore erano molto bassi. Ultima notazione, contro la leggenda di cui e’ stato vittima: anche come scrittore, De Amicis valeva molto piu’ di quanto dicano i suoi denigratori che forse non lo hanno mai letto. I suoi libri di viaggio, per esempio sulla Spagna e sull’Olanda, Paesi che a quei sedentari tempi costituivano per il lettore delle scoperte, sono saggi di eccellente giornalismo. Dica a quella sua amica che, invece di correre dietro alle chiacchiere, farebbe meglio a leggere “Cuore” anche lei. Ho l’impressione che ne abbia un grande bisogno. * DETENZIONE DI ARMI DA FUOCO Quel mercato illegale Secondo me un pazzo omicida ha la possibilita’ di trovare un fucile mitragliatore senza che la legge possa impedirglielo, pagandolo anzi meno e senza le “rogne” burocratiche che hanno invece le armi “legali”: basta rivolgersi ai numerosi canali di “fornitori”. Per quanto riguarda poi il degenerare delle discussioni in sparatorie, e’ bene ricordare che per “detenzione” si deve intendere quella presso le abitazioni o i poligoni di tiro e non la possibilita’ di trasporto che e’, a mio avviso, giustamente ridotta e generalmente poco tollerata. Ma questo vale solo per le armi “regolari”. Piero Paterna, Firenze AVVOCATI: SCIOPERO IMPROPRIO L’astensione dalle udienze Aproposito dell’astensione dalle udienze penali degli avvocati, sono contrariato circa l’uso del vocabolo “sciopero” in luogo di quello piu’ appropriato di “astensione dalle udienze”. In secondo luogo, non si possono addossare all’avvocatura tutti i mali della giustizia italiana: e’ difficile far comprendere all’opinione pubblica che la forma di protesta da noi attuata in modo piu’ che legittimo non e’ finalizzata alla salvaguardia di interessi di categoria, bensi’ e’ indirizzata esclusivamente alla tutela di diritti inviolabili dell’utente della giustizia e, quindi, del cittadino. Augusto Basilico, Varese PER LE STRADE CITTADINE Motociclisti indisciplinati In riferimento alla lettera “Al sindaco Albertini – Domande di un motociclista” (Corriere, 28 maggio) mi sembra doveroso replicare con qualche altra domanda. Perche’ la stragrande maggioranza dei motociclisti e dei ciclisti: attraversa gli incroci a semaforo rosso? Viaggia sui marciapiedi? Sorpassa le automobili sul lato destro e non, come d’obbligo, su quello sinistro? A semaforo rosso sorpassa le automobili portandosi avanti a tutti infischiandosene dei pedoni? Se sorpassa le auto a sinistra, supera la linea continua centrale di separazione delle due corsie? Parcheggia sui marciapiedi e per giunta gratis? Percorre le vie a senso unico in direzione vietata? E poi perche’ la stragrande maggioranza dei velocipedi – e buona parte dei motocicli – e’ sprovvista di fanalino anteriore? Infine, perche’ i motociclisti fanno un fracasso infernale? Il perche’ e’ presto detto, secondo me: perche’ la stragrande maggioranza di loro ignora le norme della circolazione e dell’educazione ed e’ di una spaventosa incivilta’. Antonio Tadini, Milano REFERENDUM DEL 15 GIUGNO Nessuno sa dare informazioni Il 30 maggio ho ricevuto una cartolina dall’Ufficio elettorale del mio Comune (Torre del Greco) con la quale mi si invita ad andare a votare per i referendum del 15 giugno, indetti con decreti del Presidente della Repubblica. Non essendo al corrente di questi referendum, ho chiesto al Consolato d’Italia a Bruxelles informazioni. Qui un’imbarazzata signorina mi dice che esattamente non sapeva nulla perche’ il Consolato non aveva ancora ricevuto la Gazzetta Ufficiale del 18 aprile, adducendo un ritardo delle Poste italiane. Allorche’ le ho fatto notare che esistono “fax e Internet” mi ha risposto che loro non ne facevano molto uso e che io, per saperne di piu’, avrei dovuto mettermi in contatto con qualche familiare in Italia. Che serieta’ possono avere siffatti referendum sconosciuti perfino agli alti organi dello Stato? Salvatore Mazza, Bruxelles (Belgio) LA SCUOLA NEL NOSTRO PAESE Descrizione (attuale) del 1921 Ho trovato il brano che allego, nel libro di Antonino Anile “Vigilie di scienza e di vita” (Laterza, Bari, 1921). Penso che possa interessare qualche lettore della “stanza” per la sua (triste) attualita’. “Da noi il decadimento degli studi superiori, su cui vigila paternamente lo Stato, e’ giunto al tal punto che, per carita’ di patria, e’ preferibile non parlarne. Le ragioni di questo stato di cose sono parecchie, ma dipendenti da una sola che tutte le sovrasta: la mancanza di ogni attivita’ libera. Da noi e’ impossibile far nulla senza aggregarsi a una scuola e sottomettere il proprio pensiero al giogo d’un altro, riconosciuto, per soli attributi gerarchici, piu’ autorevole. Un pensiero che si piega ben di rado si rialza un’altra volta, anche perche’ lo sforzo che costa il rialzarsi non farebbe guadagnar cammino, tutt’altro. “Io conosco giovani che, da piu’ anni, mortificano il loro intelletto nella umiliazione quotidiana di trattenerne le vibrazioni in attesa di riuscire, quando che sia, vittoriosi da un concorso. Conosco altri che, giunti stanchi alla cattedra, non amano ricordare piu’ la loro produzione scientifica degli anni passati in soggezione. I nostri concorsi universitari, per il modo come si svolgono, sono una sorgente inesausta di scandalo. “I titoli, ai concorrenti che non fanno parte di alcuna chiesuola, vengono rimandati indietro vergini di lettura. L’attivita’ didattica per cariche, che pure importano un insegnamento, non conta. E v’e’ ancora qualcuno che si lamenta che le nostre scuole non siano piu’ affollate!”. Marco Taddia, Bologna AL BRITISH MUSEUM DI LONDRA Banconota con effigie di Bossi L’altro giorno ero al British Museum di Londra e nella sala 68 dedicata alle monete e banconote appariva in una di queste il “nostro” Umberto Bossi. Se lo humor inglese rallegra i britannici a me, italiano, il fatto e’ dispiaciuto. Fino a poco tempo fa la parola “Nord – Est” mi ricordava solo una regione vasta del Brasile. Ora e’ entrata, subdolamente, nell’uso comune anche per le regioni dove mi trovo. Benito Canesso Bassano del Grappa (Vi) * Cerchi di vedere il lato buono della questione. Bossi, seppure in effigie, e’ entrato al British Museum. Speriamo serva alla sua crescita culturale. QUESITO D’INTERESSE MONDIALE I genitori di Qui, Quo, Qua Siamo due studenti universitari rispettivamente delle facolta’ di Ingegneria e Farmacia. Essendo giunti alla conclusione che cercare spiegazioni quanto alla situazione politica italiana e’ una perdita di tempo, abbiamo deciso di aprire i nostri orizzonti a interrogativi che interessano – si puo’ dire – tutto il mondo: qual e’ il grado di parentela tra Zio Paperone e Nonna Papera? Di chi sono figli Qui, Quo e Qua? Come gestirebbe Paperone l’economia italiana qualora ricevesse l’incarico subentrando a Ciampi? Rockerduck e’ Berlusconi? Contando sulla sua esperienza e sensibilita’, speriamo che lei possa illuminarci su questi interrogativi. Marco Romagnoli e Alessandro Errigo, Modena * Cari ragazzi, mi cogliete impreparato. L’unica cosa che mi sento di affermare e’ questa: Rockerduck non e’ Berlusconi. L’uomo infatti ha parecchi difetti, ma non e’ invidioso (e poi gli manca la bombetta). AGLI AMMINISTRATORI REGIONALI Stipendio come gli sceriffi La proposta di un lettore di pagare gli amministratori regionali con contributi volontari sembra semplicemente grande. La proposta e’ democratica, infatti agli inizi della democrazia americana, cosi’ venivano pagati gli sceriffi. Spero quindi che, se leggono la “stanza”, gli amministratori regionali e anche i politici centrali, provinciali, regionali, europei facciano loro quella proposta: se attuata, li affranchera’ dalla disistima generale che li circonda a motivo dell’enorme fetta di risorse pubbliche, che continuano a ritagliarsi. Fabio Maria Fiori, Roma
      Montanelli Indro
      Pagina 39
      (3 giugno 1997) – Corriere della Sera

      • Beh, amica, ci sarebbe da fare una disamina punto a punto sulla “Stanza” di Montanelli, ma sull’ultimo punto mi viene da dire che si potevano pagare gli sceriffi in quel modo perché, all’epoca, non c’era il relativo sindacato….
        Ehhhh, bei tempi………

  3. Mah… sì, va contestualizzato… C’è anche chi dice che l’ infame Franti sia il precursore del movimento sessantottino… contro il sistema, contro l’ autorità, contro le regole… contro!
    Dopo ogni sua bravata, rideva. Da schiaffi, ma dai… simpatico!

    • Beh, Carla, se ai potenziali Franti dai professori “progressisti”, con l’Unità bene in vista in tasca (se ne sono visti tanti), facile che si sviluppino come “sessantottini”…..
      Che però, ridenti o no, difficilmente sembrano molto simpatici.
      Pretendono il sei o dicciotto “politico”, fanno un casino gigantesco con annesse violenze e, quando diplomati o laureati abbondantemente fuori corso, divenuti “professionisti”, è meglio non averci a che fare……….

      • Eh, ne ho avuti anch’io. Barbuti (come dio Marx), dall’ incedere fiacco… poveri!… Uno lanciava i gessetti in testa a noi ragazzi per avere l’ attenzione. E leggeva il giornale in classe; non so cosa leggesse, ma faccio presto ad immaginarlo…

        • Già, Carla. La lettura del giornale, in cattedra, nell’ora di lezione da parte del professore, dava fastidio agli studenti non “figli di papà”, che erano coscienti di dover far fruttare i soldi spesi faticosamente dai genitori al fine di una promozione economica dei figli tramite un buon lavoro derivato dall’istruzione.
          Poi magari anche una “promozione sociale” dei figli, con la mitica laurea…
          (Adesso, forse, sono più importanti i corsi professionali, sempreche, poi, si abbia voglia di lavorare……).
          E’ impressionante la quantità di posti di lavoro tecnicamente qualificati che non vengono coperti da giovani italiani.

  4. Forse, se avesse saputo, De Amicis avrebbe potuto tratteggiare un tipino come Hitler che già, a soli cinque anni, magari strappava ali e zampette agli insetti e li metteva sul fuoco……..
    E nemmeno sorrideva.

    Ora ci sono “bulletti” dell’età di Franti che, spesso in branco, tormentano compagni più piccoli o più deboli.

    Ci sono “bullette” che tormentano una compagna grassa fino ad indurla in depressione, degenerata in suicidio.

    Naturalmente ci sono anche moltissimi bambini buoni.
    Da valutare, caso per caso.

  5. Visto che vi siete accumulati nello scambio di opinioni, metto le mie risposte qua in fondo.
    @Magiupa: anche mio padre a 8 anni lavorava, ma qui si tratta d’altro: qui si tratta di definire infame un bambino di otto anni, ossia fabbricare a tavolino un bambino di otto anni caricandolo di ogni negatività possibile per poterlo poi chiamare infame. In psicanalisi si chiama proiezione.
    @Amica: se Montanelli esclude che De Amicis fosse violento portando come argomento il fatto che nelle proprie memorie ci racconta che era tanto buono e voleva tanto bene al figlio, vuol dire una sola cosa: che gli era andato in pappa il cervello. Per inciso quel figlio si è poi suicidato, tanto per completare la panoramica. E se la responsabile della “favola” del De Amicis cattivo è la moglie, non è che esista una qualche remota possibilità che la signora ne avesse qualche motivo? Resta in ogni caso il fatto che Cuore è un libro immondo, pieno di retorica bolsa, di ricatti morali da parte dei genitori nei confronti di quel povero Enrico, di ipocrisia, di stomachevole melassa.
    @Lady: sì, per una volta sono pienamente d’accordo con te.

    • Prof,io con papà ci parlavo e mi descriveva il nonno che a 7 anni lo ha mandato a lavorare,caricandolo dei difetti più infami,sarà proiezione,ma la vedo diffusa.
      e comunque resto con il mio dilemma-ho fatto bene a nn leggerlo?
      potrei pensare che questa mancanza mi abbia privato di un’ottimo metro negativo per le mie letture.

  6. Devo dire che ho copincollato la lunga pagina della stanza di Montanelli, per contribuire in parte alla discussione senza troppo impegno da parte mia, e senza essermi formata un’opinione più decisa in merito.
    Ma che Cuore è stucchevole e melenso e non l’ho mai amato granché, questo avevo dimenticato di dirlo.

  7. Leggo in ritardo.
    Temo di non concordare con i commentatori qui sopra. Odio il termine “contestualizzare”, ma temo che ogni tanto ci voglia. Libro melenso? certamente. Libro moralista? certamente. Libro inattuale? certissimamente. Tuttavia, l’Italia e gli italiani si facevano anche così, e in particolare li si faceva con la scuola laica, che doveva sostituirsi in tutto e per tutto a quella cattolica, anche nella spinta morale, o, se si preferisce, moraleggiante. Resisto alla tentazione di facili e maramaldeschi confronti con l’eccesso di sbracatura della scuola attuale, ma non posso fare a meno di sottolineare che il vituperato Cuore è coerente con lo sforzo immane di sottrarre le masse all’analfabetismo (per la parte più povera) e alla scuola dei preti (per la parte borghese). Fu l’epoca in cui si costruivano edifici scolastici enormi, che sono ancora lì, e i cui soffitti non (ripeto: non) cadono in testa agli studenti. Immaginare uscite dal paternalismo con 100 anni di anticipo è una fuga in avanti inconcepibile, prima ancora che anacronistica.

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