ACH SHELÌ – FRATELLO MIO

Il “fratello” è ognuno dei 67 soldati caduti nel corso della guerra di Gaza la scorsa estate (guerra che presto, con tutta probabilità, toccherà riprendere, grazie alle generose donazioni che il mondo intero sta elargendo ai terroristi affinché possano riarmarsi e scavare nuovi tunnel).
Ognuno di quei soldati dovrebbe essere, per ognuno di noi, ach shelì.
E dedico questo post alla memoria di rav Elio Toaff, che lo avrebbe sicuramente apprezzato.


barbara

 

    • Per noi che non comprendiamo le parole, parlano i volti dei fratelli in ascolto.
      Per tutti loro e per Rav Elio Toaff, Baruch Dayan Ha emet.
      Che la terra sia loro lieve

  1. Mi piace credere che la vita di questi uomini non sia stata affatto “una corta candela” , ma una luminosa torcia da continuare a far ardere nelle mani delle generazioni future. Non vi nascondo che mi ha messo molta tristezza il pensare che io mi divertivo ed innamoravo di Israele qualche settimana dopo che loro ci avevano salutati per sempre.

  2. Rav Toaf ne ha viste,vissute e condivise tante piu’ che folli atrocità nella sua lunga esistenza.E alla sua fine di questa vita terrena non ha potuto vedere trionfare il senso di giustizia nei confronti degli ebrei e di Israele ma un’ incrementarsi dell’ assurdo odio nei loro confronti..l’ antisemitismo
    Ho trovato giusto in questo giorno particolare Ricordare tutte quelle assurde morti di quei giovani soldati che ancora,nuovamente perdono le
    loro vite per difendere il loro Popolo e il loro Paese,Israele.E..dopo..
    Allo scorrere del video, il canto, i loro visi sorridenti..
    Che tristezza che arriva…forte.

  3. Grazie per aver proposto questo video.
    Quei soldati, e tutti quelli che li hanno preceduti, sono ognuno, un pezzetto dell’anima indomita di Israele.
    E anche della nostra.
    Sì, hai ragione. Rav Elio Toaff lo avrebbe di sicuro apprezzato.

  4. Poi ieri sera è iniziato Yom haZicharon, il giorno del ricordo dei soldati d’Israele caduti nelle guerre e in attentati terroristici. Alla scuola ebraica di Milano c’è stata una commoventissima cerimonia di commemorazione, a cui ho partecipato grazie alla carissima amica Dana che è venuta a prendermi e mi ci ha accompagnata. Alla fine naturalmente si è cantato haTikvah: ha iniziato il coro della scuola e poi, un po’ alla volta, si è unito tutto il pubblico in uno splendido slancio di partecipazione corale (e con l’acuto finale – da pelle d’oca – di rav Richetti). Visto che cantavano tutti, ho cantato anch’io, e tanto peggio per le orecchie di chi mi stava vicino.

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