UN INTERO VILLAGGIO

Quello adottato da Israele.

Un villaggio nepalese da “adottare”. Ricostruendolo dalle fondamenta, ripristinando i servizi di base e anche quelli accessori, prestando soccorso alla popolazione, mostrando il volto di un’umanità che non torce lo sguardo altrove ma è impegnata per alleviare le sofferenza di chi ha perso tutto in pochi secondi. È la nuova sfida di Israele, già in prima fila da giorni nell’azione di assistenza straordinaria attivata poche ore dopo il sisma. “Quando nella storia recente si sono verificati cataclismi naturali Israele c’è sempre stato. Siamo stati ad Haiti, in Giappone e in Turchia. Siamo e resteremo ancora a lungo in Nepal” ha affermato il ministro degli Esteri Avigdor Lieberman. L’adozione del villaggio nepalese, che verrà individuato nei prossimi giorni, prevede un’azione intensiva sul territorio che si svolgerà nell’arco di alcuni mesi, concertata direttamente con il governo centrale di Katmandu. “Appena la situazione sarà maggiormente stabilizzata, ci confronteremo con il governo e con i nostri professionisti così da individuare la strada più efficace da percorrere”, conferma il direttore generale del ministero Nissim Ben Shitrit. (qui)
Israele in Nepal

E questi qua, pensa un po’, non solo non ci pensano minimamente a boicottare, ma ringraziano pure. E in ebraico, per giunta.

Qui le spiegazioni per chi non sa l’ebraico. Se non sai neanche il francese fattelo tradurre da bing o da google translate, però potresti anche darti da fare e studiarlo, eh!

barbara

  1. Scusa, Barbara: ma hai provato a cliccare su “sottotitoli”?
    A parte Bing, che in generale non uso perché è peggio che niente ( ma forse solo per certe lingue ) qui c’è un’accozzaglia di parole senza senso e perfino sospette: prova a darci un’occhiata, poi mi dici.

    • O mamma santa. No, non li avevo guardati (brrrrrr!) Bing io lo uso, invece, e generalmente è meglio di Google translate, anche se ogni tanto prende qualche cantonata, però conosce anche diverse espressioni idiomatiche.

  2. In francese…discretamente.Altrimenti uso il traduttore ..Google.@
    L’ antisemitismo. L’ odio verso gli ebrei e’ ormai cosi atavico supera i tanti secoli, millenni.Ha nutrito popoli e tanti individui fino al nascere delle
    grandi civiltà…fino ad arrivare all’ attuale.Il perdurare nel figliare tanti individui che pensano, agiscono nel loro cronico colpire gli ebrei.
    Come una lunga matassa composta di fatti altamente ignobili,tragedie,
    lesioni a livello umano, persecuzioni, slogan, idee che si perpetuano e variano con il passare degli anni, secoli. E…quanto altro per ingrossare il
    loro antisemitismo.
    Ora ..sul secolo per fare piu’ pieno il loro odio si fanno portavoce, paladini degli arabi, degli arabi palestinesi…e gaziani che stanno particolarmente a cuore..Un’ incessante continuo colpire gli ebrei,Israele
    in tutto come fosse il male del mondo,del M.O.
    Inaudito,incivile questo antisemitismo che è cosi chiaro.

    Ora nel Nepal, come in altri luoghi, qualsiasi cosa, fatto che possa far grande agli occhi..al cervello pensante questo piccolo Stato non avviene
    nella misura reale e che merita. No! Notizie che passano in terzo piano
    o sotterranee.
    I grandi titoli con notizie trasformate, a personam, nel senso di voler
    colpire Israele.
    Un modo di dire” potrebbero fare le uova d’ oro, tanto non cambierebbe”.
    E’ cosi.Tutto quello che fanno non viene fatto percepire nel giusto,nel
    valore.
    Mi auguro, mi aspetto un risveglio di un civile pensare a cominciare dal
    popolo e dai grandi vertici.Far sentire la loro voce,forte e determinata che risponda ad una grossa fetta di persone eredi di quell’antica stirpe che
    adesso, da epoche recenti si definisce con la parola antisemitismo.
    Forse arduo? Se cosi è indice che viviamo in un’ epoca di transizione
    in attesa di una vera civiltà..

    • Sì, Marco, FATTI, NON PAROLE.

      Come l’accoglienza di palestinesi negli ospedali di Israele, curati gratuitamente.

      I fatti non devono essere lasciati cadere nel “dimenticatoio”, non per sterile vanteria ma per impedirne l’oblio che lascia spazio alla solita propaganda dei nemici, che da questi fatti vengono, almeno temporaneamente, spiazzati e zittiti.

      Perciò bisogna continuare a rinfrescarne la memoria.

      Come l’iniziativa dell’antologia degli apporti culturali, tecnico-scientifici-artistici, degli ebrei in Europa, di cui ti ho scritto.

        • ‘propaganda sionista’?
          Mi viene da ridere quando usano ‘sionista’ come insulto, ignorando il reale significato della parola.

        • Sì sì, partono con ignorante stupida ottusa fascista razzista islamofoba, magari mettendoci in mezzo anche puttana, e poi arriva la stoccata finale, quella che dovrebbe farmi piangere per una settimana di fila: sionista! E se per caso ti azzardi a dire che non hanno, evidentemente, la più pallida idea di che cosa significhi sionista, ti rispondono che lo sanno molto meglio di te.

        • Una volta l’ho detto ad un antisemita: Sionista vuol dire sostenere il diritto di Israele di esistere e di difendere i propri confini.
          E l’idiota mi ha risposto: ‘no, significa supremazia della razza ebraica’ (ma cos’è? copiano le citazioni del Mein Kampf sostituendo ‘ariano’ con ‘ebreo?’

  3. Il francese proprio non mi entra in testa.
    E’ una lingua che odio.
    Assimilo più facilmente le lingue nordiche, piuttosto che quelle latine.

      • Qui sono con te: mi sarebbe piaciuto impararne di più, e ritengo senza falsa modestia di essere abbastanza portata per le lingue.
        Però devo confessare che una non la sopporto e mi limito a cogliere a occhio il significato di qualche parola.
        Indovina a quale alludo: mah, proprio con te, un po’ sono restia a dirlo.
        Il guaio è che le prime parole che ho ascoltato, imparato e mi sono rimaste in mente come pugnali sono, p. es., “Raus, schnell, jude, hund..” e così via. Ci siamo capite.
        L’imprinting è stato quello, ed è difficilissimo dimenticarlo.
        D’acchito, non riesco a vederla come la lingua di grandi che comunque apprezzo.
        Preferisco apprezzarli tradotti, benché lo sappia che così si perde molto.
        Ci sento una durezza, un’asprezza di suono che, mi si dice, non esiste nella lingua sia parlata che letteraria, ma ormai è troppo tardi, e io sono capocciona.

        • Beh, quanto a durezza, in confronto a olandese e danese il suono del tedesco sembra quello di un gatto che fa le fusa, e anche lo svedese non scherza. Ci sono poesie, in tedesco, con versi di incomparabile bellezza e grazia e armonia – e non ci giurerei che gli ordini dei gendarmi francesi al Vel’ d’Iv’ fossero particolarmente musicali.
          D’altra parte capisco che l’imprinting è l’imprinting, e non c’è niente da fare.

        • Il tedesco mi piace. Non possiamo odiare una lingua solo perchè la parlava anche l’omino coi baffi (anche perchè non è stato certo lui il primo a parlare tedesco).
          A me non piacciono le lingue latine (escluso il latino).

      • Se ragiono, GeertWilders4president, ne convengo, ma l’ho detto che la causa della mia avversione è solo l’istinto.
        E a te come mai non piacciono le lingue neolatine?
        Non c’è una ragione più o meno inconscia?
        Io almeno me lo sono chiesto e l’ho confessato.
        Del resto, conosco e parlo meglio il Francese e lo Spagnolo che non l’Inglese, se proprio vogliamo andare a vedere: mi sono più naturali le lingue neolatine.

        • Non mi piace il suono, è fastidioso, sa di stagnante e di noioso. La grammatica è troppo, inutilmente complessa, e vi è l’abuso di parole e sinonimi inutili al senso del discorso (l’italiano, che conosciamo tutti ne è un esempio).
          Le lingue neolatine sono l’italiano, il francese, lo spagnolo, il prortoghese, il rumeno e altre, di questi non c’è nessuno che mi viene in mente che possa aver fatto qualcosa. O almeno, nulla di grosso.

        • I sinonimi veri sono pressoché inesistenti: se ci sono due parole è perché ne servono due per indicare due sfumature diverse. La parola tedesca weich per esempio corrisponde a tenero, molle, morbido, soffice. Loro ti direbbero che sono sinonimi, ma non lo sono affatto. E la grammatica complessa serve a esplicitare concetti che, in lingue con grammatica più semplice, per essere espressi richiedono l’uso di altri strumenti. E, in generale, più una lingua è complessa e più è ricca, da tutti i punti di vista. Se poi vogliamo parlare del tedesco e della sua grammatica, oltre a genere e numero c’è anche la declinazione, e per decidere come concordare un aggettivo devi guardare se è accompagnato da un articolo determinativo o indeterminativo, e per decidere dove devi mettere il soggetto devi guardare che cos’altro c’è lì intorno, e se il verbo è in un tempo composto il participio devi metterlo alla fine della frase, a meno che non ci siano altri verbi nei paraggi e allora la situazione può anche cambiare, e le regole per la virgola sono rigidissime, e ti devi imparare a memoria tutte le regole per l’uso della doppia S che in alcuni casi si esprime con due S e in altri con eszet…
          Poi, volendo, con un po’ di pazienza, qualche italiano, o francese, o spagnolo, o portoghese che abbia fatto qualcosa, magari anche di abbastanza grosso, forse si riesce a trovare.

  4. Amica, non male con la conoscenza di lingua francese e spagnolo…e
    inglese.un..me la cavo benino.
    Come tutte le cose, se non le sentiamo è piu’ difficile apprenderle.
    A me piace il portoghese..è cosi armoniosa quasi musicale .
    Non crediamo che tanti turisti conoscano l’ italiano…” storicamente” con
    il francese e tedesco era una lingua colta.Basti solo pensare a quello
    che riguarda il teatro…

  5. Come Italiana, e come amante delle parole e dei sinonimi ( = ricchezza della lingua, come dice Barbara ), mi sento un po’ perplessa – non voglio dire urtata – di fronte all’affermazione che nessun Italiano, o Spagnolo, Francese, Spagnolo ha fatto qualcosa di grosso.
    Non solo in fatto di letteratura, come dice anche Marco.
    E la terminologia musicale, dove la mettiamo?

    • Con ‘ha fatto qualcosa di grosso’ intendevo in senso negativo, e al di fuori dei confini nazionali (cioè quello che aveva fatto Hitler).
      Difatti era tutto partito dall’avversione alla lingua tedesca.
      La mia avversione alle lingue latine non ha nulla a che vedere con personaggi del ‘calibro’ di Hitler. Anche perchè non ne ricordo, di personaggi simili.

      • Grazie, allora: mi ero persa questa tua risposta, GeertWilders4president, per cui si stava delineando un gioco degli equivoci!
        Tuttavia, anche considerando “qualcosa di grosso” nell’accezione negativa, non sarei tanto sicura che non si trovino personaggi di grosso calibro di nazionalità “altra” da poter equiparare all’imbianchino austriaco.
        Ma qui il discorso ci porterebbe troppo lontano: mi fermo qui, non vado oltre.

  6. Purtroppo la mia conoscenza delle lingue straniere si limita all’ inglese studiato a scuola trent’ anni fa e forse più. Perciò potete immaginare la mia inadeguatezza e ignoranza. Non sono in grado quindi di fare confronti. Ma mi sento di dire che, in quanto italiana, la nostra lingua è uno straordinario patrimonio, bello e ricco come la nostra arte, la nostra letteratura, il nostro ambiente, la nostra gente, le nostre tradizioni. La sua ricchezza semantica consente di esprimere concetti e sentimenti in modo impareggiabile, di descrivere come un mirabile affresco ciò che ci circonda. E le straordinarie figure retoriche? Beh, viva la lingua italiana!

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