DOSSIER HITLER

Non è un libro su Hitler, bensì sulla storiografia su Hitler, su come gli storici che se ne sono occupati ne hanno parlato, come lo hanno rappresentato, con quali fonti, con quali – eventuali – pregiudizi, favorevoli o negativi, con quanta attendibilità, e quale immagine di Hitler emerge da tutto questo. Detto così potrebbe far pensare a uno di quei mattoni intellettualoidi che a uno viene la tentazione di mollare a metà e invece no, è un libro agevole che si legge piuttosto in fretta (precisando comunque che non ho letto le note, che rappresentano circa la metà del libro. Non lo faccio mai; so che faccio male, ma leggere le note mi annoia a morte). È fatto bene, e secondo me vale la pena di leggerlo. Qui ne riporto una pagina, che prende in considerazione un tema che mi sta molto a cuore, e quando scritto dall’autore rispecchia al cento per cento il mio pensiero.

Ma prima di tornare agli storici e ai loro – ai nostri – problemi, debbo dedicare qualche parola a un grave malinteso che riguarda tanto gli storici quanto il pubblico in generale. Si tratta dell’idea popolare che Hitler fosse pazzo. Affermando – e pensando – che era pazzo, noi falliamo due volte. Facciamo sparire il problema di Hitler sotto il tappeto. Se era pazzo, allora l’intero periodo hitleriano non fu nient’altro che un episodio di follia; esso perde ogni importanza per noi, e non occorre stare a pensarci sopra più di tanto. Contemporaneamente, qualificandolo come «pazzo» solleviamo Hitler da ogni responsabilità (specialmente in questo secolo, quando un certificato attestante una malattia mentale vale ad annullare una condanna pronunciata dai tribunali). Ma Hitler non era pazzo; era responsabile per ciò che fece e disse e pensò. E, prescindendo dalla questione morale, abbiamo prove sufficienti (accumulate da ricercatori, storici e biografi, inclusi resoconti clinici) del fatto che, tenuto il debito conto delle malcerte e fluttuanti frontiere tra malattia e salute in campo mentale, egli era un essere umano normale. Questo mi conduce all’aggettivo «malvagio» (e alla questione del «male»). (Di nuovo, esistono persone che si interessano a Hitler perché sono interessate al male: la sindrome di Jack lo Squartatore, se non peggio.) Sì, nei desideri e nei pensieri espressi di Hitler, nelle sue dichiarazioni e decisioni, il male abbonda. (Insisto su espressi, perche il nostro esame deve restare nei limiti dei documenti.) Ma bisogna tenere a mente che non solo il bene, ma anche il male è parte della natura umana. Le nostre inclinazioni al male (che si concretizzino in atti oppure no) sono reprensibili, ma normali. E bisogna negare che la condizione umana conduca ad asserire l’anormalità di Hitler; d’altro canto, appiccicargli l’etichetta di «anormale» lo solleva, di nuovo, da ogni responsabilità (lo fa anzi in maniera categorica). Il punto non è soltanto che aveva notevolissimi talenti intellettuali. Era anche un uomo coraggioso, sicuro di sé, in molte occasioni risoluto, leale verso gli amici e coloro che lavoravano per lui, capace di autodisciplina e morigerato nei bisogni fisici. Ciò che questo suggerisce non va equivocato, o frainteso, o male interpretato. Non significa: guarda guarda! Hitler era cattivo solo al 50 per cento. La natura umana non funziona così. Una mezza verità è peggiore di una menzogna, perché una mezza verità non è un 50 per cento di verità: è un 100 per cento di verità e un 100 per cento di falsità mescolate insieme. In matematica, con i suoi numeri rigidamente fissi e immobili, 100 più 100 fa 200; nella vita degli uomini 100 più 100 fa un’altra specie di 100. La vita non è costante; è piena di 100 neri e di 100 bianchi, di 100 caldi e di 100 freddi, di 100 che crescono e di 100 che si contraggono. Ciò vale non soltanto per le cellule dei nostri corpi, ma per tutti gli attributi umani, inclusi quelli mentali. In conclusione, Dio dette a Hitler molti talenti e molte risorse; e proprio per questo egli porta la responsabilità di averne fatto un cattivo uso.

Aggiungo che la pazzia è una patologia specifica con una sintomatologia specifica, che non è riscontrabile in Hitler. Confondere clinica e morale è un’operazione pericolosa che, come prima conseguenza, impedisce di affrontare i problemi nella loro specifica realtà. Con conseguenze disastrose. Il libro comunque, se vi capita in mano, leggetelo: ne vale la pena.

John Lukacs, Dossier Hitler, Longanesi
Dossier Hitler
barbara

  1. Intanto grazie per la pagina pubblicata: è molto interessante e da tenere da conto, prima di sbrigarsela con frettolose e riduttive definizioni.
    Da approfondire, anche.
    Ma che il male e il bene non solo esistano, ma CO-esistano, è indubbio comunque: spesso nello stesso individuo, inscindibili, e perciò stesso mix pericoloso e imprevedibile.

    • Guarda, a me corre, come si suol dire, la mano alla pistola, quanto sento tirar fuori la storia di Hitler pazzo. Così come mi infastidiscono molto le ridicolizzazioni e affini. Uno dei motivi per cui gli è stato così facile trionfare, è stata la sottovalutazione da parte degli avversari, e sottovalutandolo noi a nostra volta, non rendiamo un buon servizio né alla giustizia, né alla verità. Come il vezzo di chiamarlo imbianchino. A parte il disprezzo che tale abitudine mostra nei confronti di chi esercita l’indispensabile professione di imbianchino, il fatto è che lui NON era un imbianchino, non è mai stato imbianchino, non ha mai preso in mano un pennello da imbianchino. Hitler era un pittore. Di talento insufficiente a farsi accogliere dall’accademia, ma sufficiente a produrre opere tutt’altro che spregevoli. Non è certo negando i fatti che possiamo cambiare il passato o riportare in vita le decine di milioni di persone morte per causa sua.

      • Quella dell’imbianchino l’ho sempre rifiutata anch’io.. ma possibile essere tanto minimali e riduttivi* in materia?
        Parole* riduttive anche queste: è un giro vizioso..
        Insomma, come al solito hai messo il dito sulla piaga, una delle tante, e non la più lieve.

        • Un po’ – fatte beninteso le debite proporzioni – come quando Berlusconi viene chiamato il nano pelato, cosa che ti costringe apensare che il soggetto non deve poi essere tanto male se non trovano da criticare altro che l’aspetto fisico. Non si rendono conto che stanno praticamente riabilitando il soggetto che vorrebbero demolire.

      • Sulle opere artistiche di Hitler posso dire che era ad un livello tra il principiante e l’intermedio. A degli occhi inesperti i suoi quadri possono sembrare buoni, ma chi come me, è abituato a disegnare, ha l’occhio allenato per notare imprecisioni che possono passare inosservati ai più.

        • Non si parlava di perfezione esecutiva, bensì del fatto che guardando le sue opere a nessuno viene da dire ma che schifo. E, come già detto, non è negando questo dato di fatto che si pone rimedio a tutto ciò che di malvagio ha fatto.

  2. Hitler pazzo ? Ha avuto un seguito in crescendo…allora erano tutti pazzi !?.
    Con sfumature diverse, come azioni e modalità….possono essere paragonati a lui.,
    vengono guardati con indifferenza oppure hanno un seguito e consenso piu’ o meno
    vasto Prima di lui..e dopo i vari tipi di conduttori di un popolo
    Non si fermano nel loro agire.Il consenso ed il seguito non manca..Eh si non sono pazzi..
    lucidi e ben decisi nel loro agire.
    Il bene ed il male fà parte dell’ essere …umano..Ma c’ è chi fà prevalere ..anche largamente il male ..

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