L’EFFETTO BARNUM DELLE CIARLATANERIE

In seguito alle recenti polemiche scatenate dal fatto che ho preso per il sedere una buffonata messa in atto in occasione del mio ultimo viaggio in Israele (polemiche che hanno procurato centinaia di nuove visite a un post che ormai non guardava più nessuno, perché chi doveva vederlo lo aveva già visto – e grazie dunque per la pubblicità gratuita che mi è stata regalata; se qualcuno avesse voglia di regalarmene un altro po’ scatenandomi qualche altra polemichetta, gliene sarò sinceramente grata), con grave risentimento di chi, nella sua veste di “counselor olistico esperto in tensio-planto riflessologia psicosomatica”, come recita il santino-biglietto da visita proditoriamente infilato in una tasca al momento dei saluti, si è sentito ferito nell’onore peggio di Mimì metallurgico, e con intervento – non so se spontaneo o su richiesta – dell’avvocato con grande esibizione di minacce di querela e tentativi di intimidirmi con la lista dei miei mostruosi crimini, spacciati poi come un favore a me (si sa che la gente dà buoni consigli…), in seguito a tutto questo, dicevo, ritengo utile riprendere questo illuminante pezzo del dottor Salvo Di Grazia, che allo smascheramento di bufale e fuffe e ciarlatanerie e truffe di ogni sorta in ambito terapeutico sta meritoriamente dedicando gran parte del suo tempo e delle sue energie.

Pochi giorni fa ho visitato un mercato del biologico. Chissà per quale misterioso motivo (che c’entra il biologico con la magia?), più che bancarelle o esposizioni di alimenti biologici era quasi esclusivamente un mercato di pratiche “olistiche“, alternative quando non vere e proprie truffe.
Mai vista una tale concentrazione di sciocchezze.
Io sono per la libertà di scelta, ognuno faccia ciò che vuole della sua salute e dei suoi soldi ma vedere tanta gente credere a vere e proprie cialtronerie mi ha scoraggiato parecchio e mi ha fatto riflettere.
C’è la bancarella di quello che vende i libri “alternativi” (di tutto e di più, dal Reiki alla riflessologia), delle palestre che pubblicizzavano i loro corsi di discipline orientali (e qui saremmo pure nella normalità), io passeggiavo e guardavo ma più mi mescolavo al pubblico, più scendevo in un tunnel che ha cominciato a mettermi angoscia. Il mio stupore è stato tanto presente da farmi chiedere se fossi io la “persona strana”, non ero a mio agio, non stavo bene.
C’era gente, adulti e bambini, sdraiata a terra mentre una persona agitava le mani sopra il loro corpo, come in una sorta di massaggio “esterno” che poi ho capito che era un “massaggio di energia” (energia? Quale energia?), buttati a terra, in pubblico, in mezzo alla strada, mentre qualcuno li “ripuliva dalle negatività”. Altri che scoprivano le (presunte) intolleranze alimentari con test ridicoli (tenere due alimenti, uno in ogni mano ed un macchinario faceva diagnosi!), chi proponeva “lavaggio dell’aura”, chi curava i dolori con le suole riflessoterapiche, persone che compravano delle calamite che avrebbero schermato le onde elettromagnetiche del cellulare (ovviamente mortali)… cartelli con i termini più assurdi e tipici della ciarlataneria: “biorisonanza”, “onde energetiche“, “luce informazionale”… un delirio e ad un certo punto, non scherzo, ho avuto la nausea. Vedere una persona adulta, apparentemente normale e sana, abbracciarsi con un “maestro di luce” (eh?) per riceverne gli influssi positivi mi ha sconvolto abbastanza. C’era chi vendeva aggeggi per curare le “geopatie” (presunte patologie dovute ad “interferenze” di vario tipo presenti sul nostro pianeta, vera pseudoscienza).
Vedere una ragazza elegante e normalissima sottoporsi ad una seduta di “lavaggio dell’aura” (una donna spostava, con le mani, l’energia negativa dal suo corpo, 20 euro) mi ha lasciato confuso e vedere tanta gente credere a certe cose mi ha fatto male. (continua)

PIESSE: a chi mi obietta che “ci sono centinaia di milioni di persone che”, l’unica risposta adeguata mi sembra questa:
milioni di mosche
PIPIESSE: da più parti mi è stato consigliato di lasciar perdere questa stupida polemica. E non è che non sia un consiglio ragionevole, ma vedere incazzarsi persone tanto piene di sé, tanto occupate a prendersi sul serio da trattare ogni parola riferita a loro come un crimine di lesa maestà, è uno di quei piaceri che rendono la vita degna di essere vissuta, e ai quali per niente al mondo sono disposta a rinunciare (senza contare, comunque, che io non cerco polemiche con nessuno, ma se qualcuno arriva qui in cerca di guerra, si faccia pure sotto, che qua ce n’è per tutti)

barbara

ISRAELE NOVE (7)

Il vino

[NOTA: questo post è stato scritto con l’aiuto di Carla e di qualche notizia reperita in internet perché quel giorno stavo malissimo, e di tutte le spiegazioni che sono state date, la prima metà praticamente non le ho capite e la seconda metà non le ho sentite. Anche le foto sono di Carla]
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La cantina Galil Mountain Winery, presso il kibbutz Yiron in Alta Galilea, vicino al confine libanese, è stata fondata nel 2000 e produce circa un milione di bottiglie all’anno. Le caratteristiche topografiche e le condizioni climatiche di questo habitat permettono di far crescere 13 diversi vitigni.
La Galil Mountain Winery utilizza tecniche all’avanguardia, ma secondo procedimenti tradizionali per ottenere un prodotto in grado di concorrere con i migliori vini europei.
Nel corso della visita, guidata da una bellissima ragazza (no, di lei non ci sono foto, mettetevi l’anima in pace) dall’inglese fluente e chiaro, ci sono state mostrate le grandi cisterne in acciaio
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che contengono l’uva in fermentazione (la vendemmia viene effettuata dalle macchine, di notte, per evitare che il calore del giorno ne acceleri la fermentazione, influendo negativamente sul risultato finale). Siamo entrati poi in un ambiente refrigerato dove erano collocate le botti di rovere con il vino in maturazione.
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Alla visita è seguita la degustazione.
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Sono stati offerti un vino bianco e due rossi con una gradazione alta (uno dei rossi aveva circa 15 gradi). La ragazza sommelier, dopo aver stappato la prima bottiglia e versato il vino nei calici, ha suggerito di prendere il bicchiere per il gambo per non riscaldare il vino contenuto, e di muovere con vigore il calice, roteandolo, in modo da far sprigionare profumo e sapore del vino. Sul banco d’assaggio erano presenti dei cestini con dei crostini da mangiare fra un vino e l’altro, in modo da non mischiare i sapori (è stato a questo punto, al secondo assaggio, che sono stata costretta ad allontanarmi per andarmi a stendere su una poltrona fuori dalla sala, perché non ero più in grado di reggermi in piedi, e quindi, dopo un assaggio del bianco e mezzo assaggio del primo rosso, mi sono persa forzatamente il terzo, che sarà stato sicuramente il migliore e di maggiore soddisfazione). I vini israeliani, da qualche tempo – la produzione di vini di qualità non fa parte delle tradizioni storiche di Israele, ed è una novità piuttosto recente – partecipano ad importanti esposizioni anche all’estero e ottengono riconoscimenti importanti. Le bottiglie sono chiuse con il tappo in sughero come nella migliore tradizione.
Accanto alla sala di degustazione c’è il negozio
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nel quale, chi se lo poteva permettere (sono vini piuttosto cari), ha potuto fare acquisti.
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barbara

LA SAGRA DELL’UVA DI SAN COLOMBANO AL LAMBRO

Resoconto di Eyal Mizrahi

Alla fine è andato tutto bene, al mattino dopo aver montato i gazebo e sistemato i vini e il tavolo ADI eravamo un po’ preoccupati, vista la posizione un po’ defilata rispetto ai centri della festa (anche se si trattava di 60 – 70 metri). Passava poca gente ma tutti ci hanno confermato che al pomeriggio sarebbe arrivato il grosso del pubblico ed effettivamente così è stato perché la via era un passaggio obbligato per il centro della festa. Abbiamo lavorato tanto al pomeriggio fino alle 18.30 e posso dire che siamo più che soddisfatti sia del passaggio della gente che dell’interessamento per i vini Israeliani. Abbiamo offerto assaggi a centinaia di persone e tanti hanno anche comprato. L’atmosfera era tranquilla e di pace e il fatto di essere fuori dalla mischia ci ha offerto l’occasione di parlare con la gente in pace senza i rumori molesti delle vie centrali e senza la calca della gente. Insomma una bella giornata passata in compagnia, fra amici e senza l’ombra di contestazione di nessun genere, anzi i cittadini che sono passati a trovarci erano tutti contenti e incuriositi dalla novità dei vini Israeliani e ci hanno fatto tantissimi complimenti della loro qualità. Abbiamo vinto questa battaglia, ma la guerra contro il boicottaggio e contro la campagna di terrorismo atta a indurre la gente a rigettare per paura qualsiasi cosa che riguarda Israele, è appena iniziata.

E noi la combatteremo fino alla fine, senza lasciarci intimidire e senza sconti per nessuno.

Aggiungo un’annotazione in merito alle foto: alle quattro circa del pomeriggio il grossista israeliano, essendo osservante, se n’è andato perché stava per iniziare la festa di sukkot; a partire da quel momento è stato Eyal a provvedere agli assaggi e alle vendite e di conseguenza, essendo impegnato lì, non gli è stato possibile provvedere a fare foto, proprio nei momenti di maggiore affluenza. Quelle che vedete qui sono quelle scattate la mattina, quando l’affluenza era modesta in tutta la sagra.
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barbara

DENTRO L’ISIS

Giornalista tedesco di ritorno dal fronte: l’ISIS persegue l’olocausto nucleare

(JNi.media) L’autore e politico tedesco Jürgen Todenhöfer, 75 anni, che nel 2014 ha visitato la Siria e l’Iraq, primo giornalista occidentale ad ottenere ampio accesso ai territori controllati dall’ISIS e tornare sano e salvo, ha pubblicato un libro intitolato “Dentro l’ISIS – dieci giorni nello stato islamico” in cui sostiene che “l’Occidente sta drasticamente sottovalutando il potere dell’ISIS,” e dichiara senza mezzi termini che “i terroristi programmano di uccidere diverse centinaia di milioni di persone” riferisce l’Express.
Todenhöfer scrive che l’ambizione dell’ISIS è quella di assicurarsi la disponibilità di armi atomiche, paragonando l’esercito islamico a uno “tsunami nucleare che preparerà la più grande pulizia religiosa nella storia”.
Già nel 2014, in un’intervista televisiva con RTL TV due giorni dopo il suo ritorno in Germania, Todenhöfer aveva detto che l’ISIS ha “welfare sociale”, un “sistema scolastico” e prevede anche di fornire istruzione alle ragazze.
D’altra parte, era più preoccupato per la convinzione dei combattenti dell’ISIS che “tutte le religioni che concordano con la democrazia devono morire”. Continuava a sentire che l’ISIS vuole “conquistare il mondo” e chiunque non segue la loro interpretazione del Corano deve essere ucciso, ad eccezione della “gente del libro” – ebrei e cristiani.
“Questa è la più vasta strategia di pulizia religiosa mai pianificata nella storia umana,” ha detto Todenhöfer a RTL.
Si presume che a Todenhöfer sia stato permesso di entrare nel territorio dell’ISIS a causa della sua nota posizione critica nei confronti della politica di G. W. Bush in Iraq e in Afghanistan. Tuttavia, Todenhöfer ha detto che “questo progetto è stato contrastato dalla mia famiglia per sette mesi. Alla fine mio figlio mi ha accompagnato, contro la mia volontà. Voleva proteggermi. E ha filmato lì.”
Todenhöfer dice che l’ISIS “sono molto più forti di quanto crediamo qui. Ora controllano un territorio più grande del Regno Unito e sono sostenuti da un entusiasmo quasi estatico di cui non ho mai incontrato l’uguale in una zona di guerra. Ogni giorno arrivano da tutto il mondo centinaia di combattenti volontari.”
Lui pensa che le decapitazioni “sono state decise come una strategia… per diffondere paura e terrore tra i loro nemici. E ha funzionato perfettamente — guardate la cattura di Mosul, presa con meno di 400 combattenti! Sono il nemico più brutale e pericoloso che abbia mai visto in vita mia.”
Per quanto riguarda il resto del mondo, Todenhöfer dice, “non vedo nessuno che abbia una reale possibilità di fermarli. Solo gli arabi possono fermare l’ISIS. Sono tornato molto pessimista”. (qui, traduzione mia; poi magari leggi anche qui)
Jürgen Todenhöfer
barbara

ISRAELE NOVE (6)

Kfar Giladi

Kfar Giladi
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è stato uno dei primi Kibbutz fondati in Israele, nel 1916 (il primo era stato Degania, nel 1909) da alcuni membri del movimento Hashomer Hatzair (“il giovane guardiano”) il cui compito principale era quello di occuparsi della sicurezza degli insediamenti ebraici. Si trova in Alta Galilea, al confine col Libano,
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precisamente nella valle di Hula. Il nome definitivo, Kfar Giladi appunto, fu deciso dopo la morte per Spagnola nel 1918 di Israel Giladi, uno dei fondatori. Questa è la prima casa di Kfar Giladi, costruita per i fondatori
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(decisamente diversa da quella che possiamo vedere qui, nella decima foto).
Nel 1920 il kibbutz viene temporaneamente abbandonato, per dieci mesi, dopo un pesante e vittorioso attacco arabo al vicino insediamento di Tel Hai, che qualche anno dopo verrà assorbito da Kfar Giladi, formando un unico kibbutz.
Oggi, come la maggior parte dei kibbutz, anche Kfar Giladi ha abbandonato la struttura del “kibbutz puro” che si autosostenta unicamente con l’agricoltura; l’agricoltura è ancora attiva, con coltivazioni di mele, avocado, litchi, mais, cotone, grano, patate, allevamento di bovini e pollame e itticoltura, ma l’economia del kibbutz è basata anche sull’albergo (con la tipica struttura della maggior parte degli alberghi costruiti nei kibbutz, ossia tanti piccoli edifici disseminati tra gli alberi) e quattro cave.

La cosa singolare tuttavia, e particolarmente interessante, di questo kibbutz, è la storia delle armi. Ce l’ha raccontata Amnon Nir, vivace settantenne che ci ha fatto da guida in questa storia straordinaria.
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In seguito a un drammatico episodio di aiuti negati in un momento di pericolo estremo, i dirigenti del kibbutz hanno deciso che mai più avrebbero permesso che la loro salvezza dipendesse dalla buona volontà di qualcun altro, e hanno deciso di procurarsi armi sufficienti a far fronte a qualunque imprevisto potesse presentarsi in futuro, e a tenerle nascoste. Quindi sono passati all’azione: procurare le armi e scavare rifugi sotterranei, giurando solennemente di non rivelare il segreto a nessuno. Giuramento ferreamente rispettato fino alla fine. Rispettato fino al punto che quando la moglie di uno di coloro che vi lavoravano ha deciso che ne aveva abbastanza della storiella dei turni di sorveglianza tutte le notti tutta la notte (per non insospettire gli estranei, svolgevano di giorno i loro lavori normali, e lavoravano allo scavo dei rifugi quasi tutta la notte) e gli ha posto l’aut-aut: o mi dici la verità o me ne vado coi bambini, ha scelto di perdere moglie e figli piuttosto che tradire il giuramento. E solo per caso, in tempi piuttosto recenti, alcuni nascondigli sono stati scoperti (si dice che le armi siano state scoperte tutte, ma qualcuno sospetta che in realtà ce ne siano ancora da altre parti). Naturalmente voci sull’esistenza di armi nascoste erano trapelate, ma nessuno è mai riuscito a scoprire dove fossero. Si è presentato anche Ben Gurion, si sono presentati gli inglesi, ma nessuno è potuto penetrare nel nascondiglio. Proprio uno degli inglesi della missione incaricata di trovare le armi, non moltissimo tempo fa, si è trovato nella stanza fotografata qui sopra, e quando gli è stato detto che le armi si trovavano esattamente sotto i suoi piedi, ha rivelato che all’epoca aveva avuto il forte sospetto che le armi potessero essere lì sotto, e che ci dovesse essere una botola, e che questa botola potesse trovarsi sotto questo macchinario,
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ma il macchinario pareva cementato al pavimento, impossibile da spostare. Ciò che non avrebbe mai potuto sospettare era l’esistenza di un perno che tiene bloccato il macchinario, e che, fatto ruotare, lo sblocca,
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cosicché il macchinario scorre
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e lascia libera la botola, con la scala che porta fino al nascondiglio.
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E le armi, per ogni evenienza, se le tengono lì, perché “nella vita non si può mai sapere”. [NOTA: parecchie delle foto sono di Giovanni, soprattutto quelle prese nel nascondiglio in cui, a causa delle condizioni delle mie gambe in seguito all’incidente, e alcuni altri motivi, non sono potuta scendere]

barbara

ADDIO GIORGIO ISRAEL

Ed è anche un addio proprio triste, che settant’anni sono davvero pochini per andarsene. Non sapevo che fosse malato da tempo – anche se non frequentemente, il suo blog veniva comunque aggiornato (l’ultimo post è di due settimane fa). Ho avuto un paio di scontri, con lui, sempre molto civili, e ne ho avuto un fattivo aiuto quando, con Elena Lattes, cercavamo disperatamente un editore disposto a farci tradurre e a pubblicare il libro su Ilan Halimi. Ho a suo tempo recensito un suo libro, e me ne è stato molto riconoscente. Su alcune cose la pensavamo in modo parecchio diverso, ma ci siamo sempre stimati a vicenda. Ed è una perdita davvero grande, non solo per l’ebraismo ma per la cultura tutta.
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barbara

ULTIMISSIME DA SAN COLOMBANO

Ciao amici, alla fine, in extremis,  abbiamo vinto e ci sarà il banchetto di vini Israeliani alla Festa dell’uva di San Colombano al Lambro questa Domenica. Vi prego di informare più persone possibili e pubblicare su tutti i social media invitando tutti a condividere la notizia con tutti i loro contatti e a venire a trovarci per dimostrare solidarietà (e forse nell’occasione comprare ottimi vini Israeliani kasher).
Il banchetto sarà in via Emilio Azzi 77, San Colombano al Lambro, a pochi metri dal castello di Belgioioso [vi sarà all’ingresso il cartello con l’autorizzazione comunale all’occupazione di suolo pubblico, ndb] .
Orari dalle 10.00 alle 17.00.

Eyal Mizrahi

Per info: Eyal Mizrahi 328.4584284

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barbara

E OGGI UN’ALTRA

Oggi pomeriggio sono andata a fare l’ultima infiltrazione
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– che insomma sì, c’è ben di peggio nella vita e io sono, ahimè, la prima a saperlo, però un bel po’ di male lo fanno anche loro, diciamolo – e quindi è davvero una bella cosa che siano finite. Senza contare che il giorno in cui la faccio poi devo stare a riposo quasi assoluto, che anche se io sono una che non fa praticamente niente, però quando sai che non puoi è proprio la volta che ti viene una gran voglia di portare su in soffitta quella roba – pesantissima! – che per il momento non ti serve, e arrampicarti sulla scala per sistemare quella cosa, e magari andare finalmente in spiaggia a farti una bella nuotatina e insomma, una gran palla. Ma non era di questo che volevo parlare, bensì del fatto che, avendo finito il ciclo, ho anche pagato. E ho pagato ESATTAMENTE LA METÀ di quello che mi costavano a Brunico. Di spendere di meno me lo aspettavo, ma la metà proprio no. Poi prima che uscissi il dottore mi ha detto che lui dopo 20-30 giorni dalla fine della terapia fa una visita di controllo gratuita, per verificare i risultati a distanza.
Ecco: evviva il trasferimento, evviva il cambiamento, evviva il sud (sì lo so, c’è gente che passa di qua che è pronta – non a torto – a spernacchiare sonoramente il “mio” sud, ma per me è proprio sud profondo, praticamente alla periferia di Città del Capo)!

Poi da alcune conoscenze fatte proprio in questi giorni ho saputo di un bravissimo fisioterapista-posturologo a cui penso di rivolgermi dopo il controllo, perché mi risolva gli ultimi residui di disturbi, in modo da rimettermi in sesto proprio per bene e tornare come nuova.

barbara

LA STRANA STORIA DEI VINI E DEL SINDACO E DELLE FOTOGRAFIE E DI VARIE ALTRE COSE

Parte prima

Lo scorso venerdì 18 settembre nel castello di Belgioioso, comune di San Colombano al Lambro, è stata inaugurata una mostra fotografica denominata “Israele Oggi”.
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Si trattava di foto scattate dal fotografo Maurizio Turchet nel corso di un viaggio in Israele qualche anno fa; foto, per lo più, di paesaggi, così
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Quella che dovrebbe essere la Parte seconda

Domenica 27 settembre, sempre a San Colombano al Lambro, avrà luogo l’inaugurazione della Sagra Provinciale dell’Uva. Nell’ambito della manifestazione, oltre alla degustazione di vini e specialità locali, sarebbero previsti anche assaggi e vendita di vini israeliani, come si può leggere nel manifesto che, come dimostra il logo presente in alto, è stato approvato dal comune.
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La presenza del punto di assaggi e vendita di vini Israeliani alla festa dell’uva, per la precisione, era stata concordata in una riunione con il sindaco di San Colombano A.L. in cui erano presenti Eyal Mizrahi, presidente di Amici d’Israele Lombardia, Maurizio Turchet, autore delle foto e dei filmati della mostra, Diego Bassi, presidente del Consorzio Vino San Colombano Doc, Davide Cucciati, ex consigliere e Andrea Erba, consigliere di maggioranza.

Ma poi invece di andare avanti bisogna tornare indietro alla Parte prima

perché qui succedono delle cose che modificheranno drammaticamente tutto ciò che sarebbe dovuto accadere dopo. Perché appena partita l’inaugurazione, arriva lui,
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occhi gelidi da professionista della provocazione.
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Professionista esperto, che non si lascia trasportare dai sentimenti, che non si lascia travolgere dalle emozioni: come i killer professionisti, ha un compito da svolgere, è pagato per farlo, e lo farà, con fredda determinazione. È una vecchia conoscenza, il nuovo venuto: si tratta di Vittorio Fera, membro dell’organizzazione pesantemente collusa col terrorismo ISM (ISM), e arrestato una ventina di giorni fa in Giudea-Samaria per complicità col clan Tamimi nella violenta imboscata tesa a un soldato israeliano. Su quanto accaduto lascio la parola a Eyal Mizrahi:
“L’inaugurazione è stata programmata per le 18.30. Il primo intervento era di Davide Romano, Assessore alla cultura della comunità Ebraica di Milano, che doveva lasciare prima dell’entrata del sabato. Dopo di lui doveva parlare Avital Kotzer Adari, direttrice del Ufficio del Turismo Israeliano, ma è stata bruscamente interrotta da 5 contestatori (2 uomini e tre donne). Uno dei due uomini ha tirato fuori dalla borsa una grande bandiera palestinese che ha cominciato sventolare mentre tutti e cinque urlavano assassini verso le autorità sul palco. Vittorio Fera – un noto attivista della ONG ISM – Italia, e contestatore di professione, è stato di gran lunga il più violento e continuava a provocare i presenti con urla sperando nella loro reazione violenta ma con il mio aiuto e quello di altri siamo riusciti a evitare che lui e due vecchietti molto motivati arrivassero alle mani.
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Nel frattempo abbiamo dovuto, come è richiesto per legge, portare Avital Kotzer Adari in un luogo protetto, dove è stata costretta a rimanere, a causa della permanenza di Fera, fino alla fine della cerimonia, annullando così il valore della sua presenza. Dopo abbiamo scoperto che 4 dalle 5 persone arrivavano da fuori di San Colombano e la quinta è un’amica del consigliere di minoranza Lorenzo Brusati”.
Va da sé che, a dare la misura della provocazione, molto più delle parole dette e dei gesti compiuti, sono sfumature quali toni ed espressioni, che difficilmente si possono raccontare. E, a quanto pare, almeno Eyal Mizrahi e i ruspanti vecchietti, hanno visto nell’atteggiamento di Vittorio Fera una provocazione finalizzata a scatenare una reazione violenta, possibilmente fisica, da denunciare poi davanti alle telecamere politicamente corrette.

La quale parte prima influisce direttamente sulla Parte seconda

Leggiamo infatti sulla stampa locale:
“Alla mostra era stato collegata poi l’esposizione di vini israeliani domenica prossima per la festa dell’Uva e proprio questa circostanza aveva fatto muovere lunedì il consigliere di minoranza Lorenzo Brusati. Il consigliere ha chiesto la sospensione dell’esposizione e della vendita nel timore che potesse essere occasione per azioni di protesta da parte di gruppi pacifici o non pacifici, difficilmente controllabili, proprio durante la festa più importante del paese”.
“Anche politicamente le pressioni sul primo cittadino lunedì e martedì sono state molte. «Alla fine però decido io e mia è la responsabilità, soprattutto con riferimento alla sicurezza – conclude Belloni” (Il Cittadino, 23 settembre).
E fermiamoci un momento a riflettere. Sappiamo perfettamente che tutto ciò che ha a che fare con ebraismo e Israele è a rischio, e richiede sorveglianza particolare. Il sindaco NON ha provveduto ad avvertire le Forze dell’Ordine e questa sua inadempienza ha favorito l’accaduto. E che cosa fa ora il sindaco per rimediare? Si organizza meglio per la prossima, ormai imminente, occasione? NO: la annulla! La annulla – tenete sempre ben presenti le righe qui sopra – CON RIFERIMENTO ALLA SICUREZZA. E da dove gli arriva il suggerimento di annullare tutto? Dal consigliere di minoranza Lorenzo Brusati, capogruppo di una lista di opposizione, sostenuta, alle elezioni, da PD e M5S, che di fronte a una intimidazione mostra immediatamente tutta la sua disponibilità, tutta la sua gioiosa prontezza a cedere, aprendo così la porta alla valanga che sempre si verifica quando si cede alla violenza, anche quando, come in questo caso, si tratta di una violenza oggettivamente modesta, per quanto sgradevole e inaccettabile. E se si cede anche di fronte a violenze perfettamente contenibili, chi potrà mai impedire a questa gente di alzare ancora e ancora il tiro fino a ridurci in ginocchio? Poi, volendo, si potrebbe avere la tentazione di andare anche oltre: la mostra, con tutto il rispetto per l’artista e per gli organizzatori, non era una cosa di portata storica, non era stata reclamizzata sui mass media nazionali: chi ha provveduto a informare gli “attivisti” intervenuti? (E, per inciso, questi “attivisti” impegnati a tempo pieno a combattere Israele, di che cosa vivono, visto che è sotto gli occhi di tutti che non hanno tempo per lavorare?).
Ma torniamo al sindaco, che ha dichiarato al giornale di avere deciso di vietare la presenza dei vini israeliani CON RIFERIMENTO ALLA SICUREZZA. E che cosa ti spunta fuori? Questo:
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Interessante, no?
Spulciando poi tra gli scambi privati, dietro le quinte, di varie persone interessate all’evento, si possono leggere passaggi come quelli che seguono:
“Il Sindaco ed il Presidente del Consorzio Vini DOC, da mesi, hanno espresso il proprio favore per l’effettuazione di assaggi dei vini israeliani, alla Festa dell’Uva; la realtà sionista milanese, confidando, ovviamente, nella parola data (verba volant?), si è organizzata di conseguenza.
A meno di una settimana dall’evento, la situazione sembra radicalmente mutata.”
“Vi posso assicurare che le realtà filo-israeliane, di cui faccio parte attivamente, non rimarranno impassibili davanti alle scelte di un’Amministrazione che, fino a 72 ore fa, non aveva nemmeno ipotizzato la “non effettuazione” dell’evento in oggetto, a prescindere dalle motivazioni che verranno ufficializzate”.
“Ho già espresso al Sindaco le mie valutazioni e il mio dissenso su quanto si sta decidendo in seguito a un deprecato ma voluto incidente finalizzato a screditare una bellissima iniziativa che ha impegnato persone molto vicine alla nostra Amministrazione. L’approvazione del Sindaco rilasciata pubblicamente con l’assenso del Presidente del Consorzio Vini DOC non può essere revocata in assenza di gravi motivi.”
“Fino a venerdì 18 Settembre nessuno ipotizzava la cancellazione della presenza Israeliana alla festa dell’uva!!”
Perché, tra l’altro, c’è anche questo: una gran parte dei consiglieri di maggioranza sono assolutamente contrari a questa decisione che il sindaco ha preso di propria iniziativa.
Nel frattempo si sta lavorando freneticamente per denunciare la vergognosa iniziativa e per trovare una soluzione (lavoro frenetico in cui rientra anche questo mio stare al computer fino alle sei di mattina suonate dopo lo sbarellamento del digiuno di Kippur). Se vi saranno aggiornamenti, li troverete qui.

E voi, per favore, provvedete a diffondere, che queste vergogne si devono conoscere.

barbara