SHALOM URIEL

È il 10 febbraio del 1970 quando un commando di terroristi palestinesi sferra un attacco all’aeroporto di Monaco, in un autobus pieno di passeggeri ElAl. Gli attentatori hanno pistole e granate; il primo ad accorgersi della situazione è Assi, il figlio del generale Moshe Dayan, che attira l’attenzione del capitano del velivolo israeliano Uri Cohen. Senza esitare, il pilota si scaglia contro uno dei terroristi facendogli esplodere in mano una granata. Un altro eroe, Arye Katzenstein, di 32 anni, si butta su una granata già lanciata nel veicolo usando il suo corpo come scudo. Muore immediatamente mentre riesce a salvare suo padre che viene ferito. L’esito è di un morto e 13 feriti; un numero limitato rispetto a ciò che sarebbe potuto accadere senza la prontezza ed il coraggio di Cohen, Katzenstein e Dayan. Sabato scorso Uri Cohen è scomparso all’età di 90 anni. Shalom, Uriel. (da Progetto Dreyfus)
Uri Cohen
E abbiamo almeno il conforto di sapere che la pianta che ha prodotto questi eroi, è ancora viva e fertile: ancora oggi, infatti, capita di apprendere che qualche uomo, giovane o vecchio, si butta sul terrorista che sta per farsi esplodere, in modo da assorbire nel proprio corpo buona parte dell’esplosione e salvare il più possibile delle persone intorno. È senz’altro vero che “Felice il Paese che non ha bisogno di eroi”, ma felice anche il Paese che, quando c’è bisogno di eroi, li trova nel proprio seno.

barbara

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