NORMAN FARBEROW

Norman Farberow è stato uno psicologo statunitense che ha dedicato la sua vita allo studio del suicidio. Per il suo lavoro pionieristico, Norman è conosciuto come il “padre della prevenzione del suicidio”.
Nato a Pittsburgh nel 1918, Norman prestò servizio nella seconda guerra mondiale come capitano in aeronautica. Dopo la guerra, ha conseguito il dottorato in psicologia presso l’UCLA.
Mentre era ancora studente, Norman ha lavorato presso il Virginia hospital, nel reparto per pazienti che avevano tentato il suicidio. Si rese conto che c’era pochissima ricerca sul suicidio. Il tabù che circonda il soggetto era così forte che nessuno ne parlava o lo studiava.
Norman sentiva che comprendere che cosa causa il suicidio era essenziale per impedirlo. “Suicidi si diventa, non si nasce. Noi possiamo pertanto annullare il processo se impariamo di più sulle radici del comportamento autodistruttivo” ha detto.
Nel primi anni 1950, Norman chiese con successo di essere nominato Deputy City Coroner di Los Angeles, il che gli diede accesso ai referti delle autopsie. Lui e lo psicologo Edwin Shneidman studiarono attentamente decenni di annotazioni su oltre 700 suicidi.
Hanno notato ambivalenza e dubbio in molte delle annotazioni e realizzarono che il suicidio non è una decisione, ma una reazione.
Il lavoro di Norman ha rovesciato i miti più diffusi sul suicidio. Quando ha cominciato a studiare il soggetto, si dava per scontato che una persona deve essere psicotica per suicidarsi. Norman trovato che solo il 15% dei suicidi erano psicotici. La stragrande maggioranza di coloro che si suicidano, sono gravemente depressi.
Norman inoltre ha confutato il mito che le persone che parlano di uccidersi, poi non lo fanno realmente. Infatti, la maggior parte delle persone che si suicidano, parlano agli altri dei loro piani.
Con Shneidman e con lo psichiatra Robert Litman, Farberow creato l’”autopsia psicologica,” una serie di interviste con la famiglia e gli amici per determinare se una morte è stata un suicidio e, se sì, perché è successo.
Il caso più famoso di Norman fu Marilyn Monroe. Ha condotto l’autopsia psicologica che ha concluso che l’overdose era stata intenzionale.
Norman ha creato un protocollo per l’ascolto non giudicante che è ora una procedura standard nei centri di crisi. Si comincia con una domanda molto semplice: “Come posso aiutarti?”
Nel 1958, Norman e Robert Litman crearono il primo centro di prevenzione del suicidio, che divenne un modello per altri centri in tutto il mondo. Nei primi anni, Norman rispondeva personalmente al telefono e parlava con 3-4 persone al giorno.
Nel 1963, il centro per la prevenzione del suicidio ha per primo sperimentato la linea di aiuto 24-7. Intorno al 1970 il centro aveva uno staff di 20 persone e gestiva più di 6000 chiamate l’anno. Più di 100 centri simili sono stati aperti in tutto il paese.
Norman ha pubblicato numerosi libri e articoli sul suicidio e ha fondato l’associazione internazionale di prevenzione del suicidio. Nel 1965 Norman ha iniziato a istruire funzionari di polizia sui metodi più efficaci per prevenire il suicidio.
Norman ha ampliato il suo campo per includere i familiari che restano dopo un suicidio. Nel 1981 ha fondato il primo gruppo di supporto di sopravvissuti dopo il suicidio.
La figlia di Norman, Hilary Farberow-Stuart, ha detto che la dote migliore di suo padre era la sua capacità di ascoltare. “Riusciva a essere lì, e invece di giudicare in alcun modo, forma o contenuto, riusciva ad essere tranquillo e guardare la situazione e chiedere che cosa era necessario e cosa sarebbe stato d’aiuto… Questo era il lavoro della sua anima.”
Norman Farberow è morto il 10 settembre 2015 all’età di 97 anni. Incredibilmente, il 10 settembre è la giornata mondiale per la prevenzione del suicidio – un giorno reso possibile dal lavoro di tutta una vita di Norman.
Per la sua dedizione e perseveranza nel salvare un numero incalcolabile di persone, onoriamo Norman Faberow come eroe del giovedì di questa settimana (qui, traduzione mia)
norman-farberow
barbara

  1. Troppo spesso ..l’ essere umano…. ha perso il senso di una vita vita ricca di valori i l’ amore da manifestare verso il prossimo, la gentilezza.
    Donarsi. Esserci. Empatia. Ma conservando un certo limite, andando troppo oltre si rischia
    di perdere una certa lucidità e sarebbe negativo per noi stessi.
    Non è pero’ sempre cosi..a volte sono andato al letto con i dolori altrui. Il rigirarsi nel letto
    o immobile con i pensieri di quello che è stato ascoltato,sentito, partecipi. Unico o raro
    testimone di quelle specie di confessioni.
    Talvolta si può percepire un forte senso di forti difficoltà e il facile modo di creare un’ apertura …sempre talvolta ci riusciamo..
    E non dimentichiamo che il saper ascoltare non è facile.Il ricevente anche se non ha preparazione come educazione ma una forte presenza ricca di valori può essere di aiuto.
    Talvolta non ce ne rendiamo conto che siamo stati di forte aiuto…in certi momenti, perchè
    può essere ritenuto …normale.Potranno dircelo loro, magari dopo tanto tempo..Quasi un
    grazie a te.
    La vita è lunga…troppe cose vissute, condivise. Etc..

    Due colleghe amiche hanno scelto quella via….
    …La prima era già in analisi. Le mie parole, forse inascoltate…
    L’ altra. Un pò meno vicino.Tutto legato a problemi non dovuti a lei…Denaro…perso dal marito ” stessa fine”

    Si, il Litio in certe patologie può essere di forte aiuto.Indispensabile.
    Nella mia esperienza…lontano nel tempo..” poi..anche in psichiatria..ma erano già sotto
    terapia…”.
    Reparto di medicina…..mi ricordo ancora il letto, vicino alla porta…
    L’ utente che l’ occupava, immobile, non reattivo…quasi assente..
    Credo dopo qualche infusione (.)…endovena con il litio…cominciò ad alzarsi dal letto, alimentarsi regolarmente ..e molto partecipe nella vicinana degli altri 2 occupanti della
    camera. ..dandole da bere,,,e stimolandoli ad alimentarsi.
    Forse quell’ uomo avrà visto nuovamente la luce…

      • Anzi, a volte loro più di altri. Avevo un’amica medico la cui caratteristica più spiccata era un’assoluta incapacità di ascoltare, ma proprio uno zero assoluto, le stavi raccontando la cosa più drammatica della tua vita e quella ti interrompeva per dirti mi sa che fra un po’ viene a piovere.
        Avevamo una comune amica, che viveva lontano da noi. Ad un certo momento ci siamo rese conto che qualcosa non andava, che doveva avere qualche grosso problema. Perfino sua madre una sera mi ha telefonato per dirmi per favore aiutami, che cosa sta succedendo a mia figlia? Abbiamo deciso di andarla a trovare per cercare di parlare, di capire cosa stesse succedendo, vedere di aiutarla. Naturalmente io le avevo detto le cose che aveva scritto a me e lei mi aveva detto quelle scritte a lei, per cercare, mettendo insieme tutte le informazioni disponibili, di trovare uno spiraglio. E dunque andiamo lì, lei inizialmente molto tesa, poi un po’ alla volta comincia a rilassarsi, comincia a parlare, rivolta soprattutto a me comincia a dire ti ricordi che ti ho scritto… e poi ti ricordi che ti avevo detto anche… Si riferiva ovviamente a cose scritte a me, e l’altra, la futura dottora, ad ogni frase che quella diceva commentava “aha”, “aha”, “sì”. Ad un certo punto quella si è interrotta di colpo: “Ma voi cosa fate, vi scambiate le mie lettere?!” E lì si è fermata e non ha parlato più. E’ stato così che l’abbiamo persa. Adesso sta in galera, e sono convinta che in quel disastro che è stata la sua vita, un tassello, per quanto piccolo, è stato quel nostro mancato aiuto in un momento in cui forse qualcosa si poteva ancora salvare.

        • Come ho espresso…non sempre è facile entrare in una situazione e poi restarci.
          Probabilmente in partenza non era facile da gestire.
          Forse se fosse restata fra te e lei ..forse avrebbe avuto degli esiti diversi. Certamente la tua esperienza lavorativa…accompagnata dal tuo” io ” molto piu’ ricco
          di quanto voglia trasmetterci..in tutto. E anche la tua fermezza accompagna da chiaro e reale senso decisionale sarebbero stati da guida.
          Lavoro molto tosto..

        • Penso che quando ci prendiamo cura del malessere dell’ altro è necessario dedicare il nostro tempo con costanza. La vicinanza e l’ ascolto episodici servono a poco. Ci vuole tempo per capire e ottenere la fiducia di chi ci chiede aiuto. La cura dell’ altro non può essere estemporanea, ma va offerta con pazienza e dedizione come si fa con chi amiamo. Con amore, appunto.

        • Concordo|…Sempre qui…figurati ho il passaporto scaduto…e mai usato”’ fra i problemi di casa…e altri che facemo miei impossibile ..per il mio ” io” allontanarmi.
          Solo 2 volte in Francia…e mare.Sono in arretrato in piacevoli allontanamenti.
          ….No! E’ dovuto al nuovo PC…Rispetto agli ex ..2 è un pò strano.
          Per cui quando me lo permetteva..recuperavo sulla mia arretratezza.sugli articoli.
          Spero bene…com il PC.

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