L’EXPO

Sono riuscita ad andarci, finalmente, praticamente in zona Cesarini. Il giorno non è stato dei più felici, perché pioveva e in più io stavo malissimo, in più di un’occasione sono stata sul punto di svenire, ma insomma, quel giorno lì doveva essere e quel giorno è stato: conoscete una sola occasione in cui io abbia rinunciato a fare qualcosa solo perché le condizioni non erano quelle giuste? (Se sono stata capace di partire per Israele e girarla tutta da nord a sud e da est a ovest con due zampe rotte che poi mi sono costate due mesi di sedia a rotelle e un intero anno prima di poter camminare quasi normalmente, figuriamoci se rinuncio a mezza giornata all’expo per qualche capogiro, qualche nausea – no, non sono incinta – qualche principio di svenimento – beh, uno per la verità è stato quasi completo ma alla fine sono stata fermata e raccattata su prima di arrivare a terra. Vabbè.
Naturalmente non ho pagato il costosissimo biglietto perché ero ospite speciale dell’ambasciata israeliana, e non ho fatto la fila (in nessun caso sarei riuscita a stare lì ferma in piedi), perché sono passata dall’ingresso VIP, e ho avuto come accompagnatore – speciale anche lui – il presidente della Federazione Sionistica Italiana. La prima cosa vista, entrando, è stato l’albero della vita,
expo 1
simbolo del padiglione Italia, che quando viene buio si riempie di luci e colori e di cose spettacolari. Poi ho visto quattro singolari sculture, e siccome sono di una smisurata bontà, ne ho fotografata una per voi: contenti?
expo 2
E poi sono arrivata al padiglione Israele, col famoso campo verticale che ho fotografato da entrambi i lati, così si vede meglio.
expo 3
expo 4
Dentro c’è un grande schermo (il risultato della foto al semibuio è quello che è perché ho una macchina fotografica da due lire. Quando divento ricca ci torno e ve ne faccio qualcuna di migliore. Comunque)
expo 5
expo 6
sul quale Moran Atias (qui con un suo illustre concittadino)
Moran Atias
ha fatto vedere le straordinarie realizzazioni agricole di Israele, compresa la coltivazione del deserto che voi avete già visto nel mio blog ma lì era tutta una cosa figosissima perché lei era dentro il paesaggio e dentro le case e vicino alle persone delle diverse generazioni dalle dune dei primi pionieri ai campi verdissimi che scorrevano e passavano che insomma non viene facile da spiegare e quindi l’unica è che andiate a vederlo, avete ancora due settimane e quindi sbrigatevi, e comunque era una cosa che io mi sono talmente emozionata che poi ho anche pianto, ecco. E poi c’era un’altra sala rotonda con gli schermi tutto intorno in cui si potevano vedere gli aiuti che Israele ha portato, in campo agro-alimentare, in tutto il mondo, dall’Africa all’Australia e ovunque. Poi fuori c’erano i punti di ristoro con le specialità israeliane (cui ho dovuto rinunciare perché il mio stomaco non avrebbe retto), e poi c’era anche lo stand coi prodotti del mar Morto e quelli sì li avrei presi volentieri, solo che è stato proprio lì che abbiamo incontrato la persona che aveva provveduto personalmente a farmi entrare gratis come ospite dell’ambasciata, e il mio accompagnatore ha cominciato a parlare con lei (e parlare e parlare e parlare e parlare…) e io mi sono appoggiata con la schiena alla bassa parete di legno che chiudeva lo stand, e poi non mi bastava e ci ho appoggiato sopra un braccio, e poi non mi bastava neanche quello e ho appoggiato l’altro braccio sulla parete che faceva angolo con quello, ma anche così le mie ginocchia hanno cominciato a scendere e scendere finché con l’ultimo fiato sono riuscita a dire sto svenendo e il mio accompagnatore mi ha afferrata al volo e sostenuta fino a quando l’altra tizia è arrivata di corsa con una sedia e poi insomma ho finito per dimenticarmi dei cosmetici e quando mi sono tornati in mente ero troppo lontana per sentirmela di tornare indietro e quindi niente.
Nel tragitto verso l’uscita ho fatto ancora qualche foto – non molte: non sono in periodo molto fotografaro, e comunque fotografara compulsiva non lo sono mai stata. Per esempio l’originale padiglione della Malaysia,
expo 7
questa installazione con l’acqua (giuro che quando l’ho inquadrata, l’acqua era diritta; poi in quella frazione di secondo tra inquadrare e scattare, per pura cattiveria, per farmi un dispetto, si è storta all’indietro),
expo 8
expo 9
e i melograni,
expo 10
con una tizia di passaggio
expo 11
a cui un ramo con sopra almeno due litri d’acqua si è proditoriamente infilato nel collo. Perché il mondo è malvagio e crudele: prendiamone atto e facciamocene una ragione. Ho anche discretamente frequentato i bagni (le pastiglie per la pressione sono parecchio diuretiche) ma quelli non ve li ho fotografati.
Poi oggi in treno c’era un tizio coi jeans coi tagli. Ma non con le sfilacciature e sbrindellature come fanno le ragazze per mostrare spruzzate di pelle qua e là, no: aveva tre grossi squarci, di cui uno gli arrivava fino ai coglioni. Letteralmente. Il fatto è che con l’orecchino con crocefisso nero, il piercing nel naso di quelli infilati nella cartilagine centrale che vorrei proprio vederli quando hanno il raffreddore questi qua, anelli ai pollici più altri sparsi qua e là, e i capelli rasati sui lati e impiastricciati in cima, il tutto aggiunto a una notevole bruttezza generale, insomma, non è che il soggetto risultasse particolarmente appetitoso, ecco (e quello no, lo squarcio coi coglioni praticamente in vetrina non ve l’ho fotografato. E ringraziatemi).

barbara

 

    • Se vai al padiglione di Israele la vedrai dall’inizio alla fine della visita.
      Più che fatta direi un pelino rifatta (le tette. Il resto non mi sembra), ma insomma nessuno (quasi) è perfetto. Tu per esempio continui a schiaffarmi qua emoticon che sono molto peggio delle tette rifatte.

  1. Il padiglione israeliano non sembra male, peccato che l’abbia trovato chiuso quando sono stato all’EXPO qualche settimana fa. Magari c’era una festività ebraica oppure avevano avuto noie con la pioggia che quel giorno cadeva notevolmente copiosa.

  2. Mi spiace, ma le tue recensioni/racconto sono sempre spassose anche quando descrivi i guai e contrattempi che non mancano mai di allietare le tue uscite.
    Senza scherzi, questo qui sopra è molto interessante ( racconto ), e le foto suppliscono alla bisogna in misura più che accettabile ( installazione con l’acqua storta compresa ): quella con te, poi, ottima! Effetto melograno?!
    Stai meglio, almeno? Rassicuraci!

    • No, purtroppo non sto meglio per niente, sempre con questa sensazione di svenimento, capogiri, nausea, non sopporto il rumore, non sopporto i movimenti veloci, faccio fatica a stare in piedi ecc. Poi a poco più di due settimane dalla fine delle infiltrazioni si è riacutizzata la sciatica provocandomi dolore in posizione semisdraiata (cioè quando leggo a letto e in poltrona) e trasformando un viaggio in treno in un’autentica tortura. Poi ieri sera mi è andata in malora la caldaia e sono senza riscaldamento e senza acqua calda, adesso devo chiamare l’idraulico e spero che possa risolvere, ma ho l’impressione che il guaio sia molto grosso. Insomma, non stiamo attraversando uno dei momenti migliori.

  3. Le foto..sono state di aiuto..facendomi vedere alcune cose.Per certi altri aspetti ..è come
    ci fossi stato..per certi inconvenienti. che ci accomunano.

    Le cp.. antipertensivo alcuni tipi sono associati al diuretico..” il mio”

    La massima comprensione per i problemi..tipo sciatica…di quelle dure.
    Non c’ è posizione che possa dare sollievo e consentire il riposo.

    Le mie dinamiche nei confronti dei..problemi sono simili alle tue…

    Israele! Cosi piccola…ma tanto grande E’ una perla rara.

  4. Secondo me, il padiglione di Israele è uno tra i pochi ad essere perfettamente in tema a Expo: il cibo.
    Quindi, cibo sostenibile. Scienza e tecnologia per la sicurezza e qualità. E così via.
    Il campo verticale, di forte impatto visivo, coltivato essenzialmente a grano, mais e riso, le installazioni multimediali all’interno del padiglione, la storia contadina del popolo ebraico che hanno mostrato, ricco di tecnologie all’avanguardia e aziende innovative che hanno fatto fiorire il deserto, mi hanno fatto capire che Israele ( e pochi altri Paesi) ha davvero centrato lo scopo di Expo, con la sua presenza.
    E ho scoperto la storia dei pomodori Pachino.

    • Mi ha appena scritto un mio frequentatore catanese che è rimasto allibito all’apprendere che i “suoi” pomodori non erano affatto suoi. Tempo fa ho anche letto che il nome scalogno viene da Ashkelon, ma non ho trovato conferme.
      Gli altri padiglioni non li ho visti perché in tutti c’erano code spesso lunghissime, che in quelle condizioni non ero assolutamente in grado di affrontare, ma non ho difficoltà a credere che Israele sia stato quello che meglio ha centrato il tema.

      • Sì, ti prego di credermi. Anche perché siamo andati a Expo nel mese di luglio, faceva un caldo opprimente, e forse per questo, non c’era una folla oceanica. Sicché abbiamo avuto modo di girarlo piuttosto bene. Sono interessanti Germania (non l’avessi mai detto), Francia per i suoi video, la Svizzera (sì, proprio lei) e anche la Corea direi.
        Non hai idea di come io gusti con maggior gioia i pomodorini, da quel giorno di luglio.

        • Adesso invece tutti i ritardatari si stanno affrettando perché siamo agli sgoccioli, e quindi le file sono davvero interminabili, per l’Italia ho idea che saranno state almeno un paio d’ore (il mio record assoluto è un’oretta e qualcosa per i musei vaticani, e avevo 45 anni di meno). I pomodori io li amo di tutti i generi, quando avevo l’orto ne mangiavo un mezzo chilo al giorno per tutta la stagione. I pomodorini poi sono talmente buoni che spesso li mangio semplicemente così, senza condirli.

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