QUESTO VIDEO NON È PIÙ DISPONIBILE PERCHÉ L’AUTORE DEL CARICAMENTO HA CHIUSO IL SUO ACCOUNT YOUTUBE

Avevo preparato un post, qualche giorno fa, con un video di una decina di minuti che mostrava una serie di interviste con i cosiddetti rifugiati in varie parti d’Europa. Lo avevo intitolato

LA TERRIBILE TERRIBILE VITA DEL RIFUGIATO

e avevo aggiunto, dopo il video, questo commento:

Niente soldi per le sigarette, niente televisione, niente aria condizionata, stanze piccole, sistemazione lontana dal centro, pasti ripetitivi, internet lento… Davvero non so come il mondo civile possa tollerare questo nuovo olocausto identico a quello toccato agli ebrei, come esseri che si definiscono civili possano dormire la notte con un simile peso sulla coscienza. Davvero non so.

Adesso l’ho aperto perché mi sembrava che fosse la cosa perfetta da mettere dopo il post precedente, ma cliccando il video ho trovato la scritta che ho messo come titolo. E uno si chiede: chissà come mai a uno, dopo avere documentato le vergognose dichiarazioni di chi piomba in casa d’altri, viene accolto e alloggiato e nutrito, e non sa fare altro che lamentarsi e pretendere, viene in mente di chiudere addirittura l’account. Con tutto il successo di visite e di like che questo video stava avendo, oltretutto. Boh.

barbara

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AL SUPERMERCATO

Arrivo alla cassa, e lì c’è un negro che sta pagando (dite che sono razzista? Ok, sono razzista, ma lui resta negro lo stesso. Dite che dovrei chiamarlo nero, persona di colore, extracomunitario, immigrato, migrante, profugo, diversamente bianco? Potrei anche farlo, se proprio ci tenete, però lui resta negro lo stesso. Che poi extracomunitari sono anche gli svizzeri, se proprio vogliamo). Cioè no, non stava esattamente pagando: il tipo prima aveva preso una bottiglia di coca cola rompendo la fascetta e togliendola da una confezione da due e poi la cassiera gli aveva detto che le confezioni da due sono confezionate con due bottiglie per essere vendute a due a due e allora era tornato indietro per prenderne una confezione da due intera e intanto quello davanti a me aveva messo le sue cose sul nastro e poi anch’io avevo fatto lo stesso e poi ci siamo messi ad aspettare che quello tornasse e poi è tornato e ha tirato fuori una manciata di monete per pagare. Le appoggia lì, la cassiera le guarda e dice: “Mancano 5 centesimi”. Lui dice no vanno bene, lei dice no, mancano cinque centesimi. Allora lui riprende in mano le monete e poi torna a rimetterle giù, una per una, sempre le stesse. “Mancano 5 centesimi”. “No, sono giusti”. La cassiera, con una pazienza che san Francesco a quella le fa un baffo, sposta con l’indice le monete una a una, contando ad alta voce e alla fine dice vedi? Mancano 5 centesimi. Allora il tipo mi guarda e dice: hai 5 centesimi? Io faccio finta di guardare nel portafogli, perché da dove mi trovo vedo benissimo che in mano ha degli altri soldi ma non ho nessuna voglia di mettermi a fare storie, e dico no, cinque centesimi non li ho. Nel frattempo anche quello che è di fianco a lui in attesa che lui finisca per ricevere la propria spesa, si accorge dei soldi in mano e dice guarda guarda, tiene gli euro in mano e chiede l’elemosina agli altri: furbetto il tipo, eh? Al che il negro (sì, non ha cambiato colore nel frattempo: ha continuato a restare negro), aumentando di frase in frase volume e aggressività, comincia a gridare: tu non offendere, eh? Io capisco italiano. Tu che cazzo vuoi da me? E vaffanculo. Hai capito vecchio testa di cazzo, vaffanculo. La cassiera cerca di contenere la situazione, dice ok, lascia stare i cinque centesimi ma adesso basta, e lui continua: io parlo con cassiera, cosa hai da dire tu, merda? E vaffanculo. L’altro tira fuori il cellulare e dice basta, chiamo i carabinieri. Chiama chi cazzo ti pare, stronzo, frega un cazzo a me, e vaffanculo (contate le frasi, e calcolate un aumento di una mezza ottava per ciascuna). La cosa è durata ancora parecchio prima che, con l’aiuto di un altro dipendente del supermercato chiamato con urgenza, si riuscisse a farlo andare fuori, sempre profferendo insulti e minacce, e senza ovviamente avere pagato i cinque centesimi mancanti.
Una scena per certi versi analoga l’avevo vista qualche anno fa a Brunico, al Lidl. Un tipo di aspetto chiaramente arabo arriva alla cassa col carrello traboccante di roba per un totale, risulta alla fine, di oltre duecento euro. Dà la tessera bancomat, la cassiera la infila nella macchinetta e quella dà errore. Riprova: errore. Riprova ancora e ancora errore. Non funziona, dice. Va bene, dice il tipo senza fare una piega, me la dia, carico la roba in macchina e vado a un bancomat a prelevare. No scusi, dice la cassiera, lei da qui senza pagare non porta fuori proprio niente! E qui parte la scena spettacolare: voi fate così solo perché sono extracomunitario – extracomunitario un accidente: da qui nessuno esce con la merce senza pagare! – io vengo da Bressanone [sì? E allora?], io faccio sempre così [cioè che usi tessere bancomat che non funzionano?] e nessuno ha mai detto niente, voi vi approfittate che sono extracomunitario, voi siete disonesti e razzisti, io ho sempre fatto così ma voi mi trattate male perché sono extracomunitario… Il tutto, anche in questo caso, in un costante crescendo di tono e di aggressività.

Mentre passava poi le mie cose sul lettore, la cassiera ha borbottato: io non ce l’ho mica con loro: io ce l’ho con chi li fa venire.

barbara