AL SUPERMERCATO

Arrivo alla cassa, e lì c’è un negro che sta pagando (dite che sono razzista? Ok, sono razzista, ma lui resta negro lo stesso. Dite che dovrei chiamarlo nero, persona di colore, extracomunitario, immigrato, migrante, profugo, diversamente bianco? Potrei anche farlo, se proprio ci tenete, però lui resta negro lo stesso. Che poi extracomunitari sono anche gli svizzeri, se proprio vogliamo). Cioè no, non stava esattamente pagando: il tipo prima aveva preso una bottiglia di coca cola rompendo la fascetta e togliendola da una confezione da due e poi la cassiera gli aveva detto che le confezioni da due sono confezionate con due bottiglie per essere vendute a due a due e allora era tornato indietro per prenderne una confezione da due intera e intanto quello davanti a me aveva messo le sue cose sul nastro e poi anch’io avevo fatto lo stesso e poi ci siamo messi ad aspettare che quello tornasse e poi è tornato e ha tirato fuori una manciata di monete per pagare. Le appoggia lì, la cassiera le guarda e dice: “Mancano 5 centesimi”. Lui dice no vanno bene, lei dice no, mancano cinque centesimi. Allora lui riprende in mano le monete e poi torna a rimetterle giù, una per una, sempre le stesse. “Mancano 5 centesimi”. “No, sono giusti”. La cassiera, con una pazienza che san Francesco a quella le fa un baffo, sposta con l’indice le monete una a una, contando ad alta voce e alla fine dice vedi? Mancano 5 centesimi. Allora il tipo mi guarda e dice: hai 5 centesimi? Io faccio finta di guardare nel portafogli, perché da dove mi trovo vedo benissimo che in mano ha degli altri soldi ma non ho nessuna voglia di mettermi a fare storie, e dico no, cinque centesimi non li ho. Nel frattempo anche quello che è di fianco a lui in attesa che lui finisca per ricevere la propria spesa, si accorge dei soldi in mano e dice guarda guarda, tiene gli euro in mano e chiede l’elemosina agli altri: furbetto il tipo, eh? Al che il negro (sì, non ha cambiato colore nel frattempo: ha continuato a restare negro), aumentando di frase in frase volume e aggressività, comincia a gridare: tu non offendere, eh? Io capisco italiano. Tu che cazzo vuoi da me? E vaffanculo. Hai capito vecchio testa di cazzo, vaffanculo. La cassiera cerca di contenere la situazione, dice ok, lascia stare i cinque centesimi ma adesso basta, e lui continua: io parlo con cassiera, cosa hai da dire tu, merda? E vaffanculo. L’altro tira fuori il cellulare e dice basta, chiamo i carabinieri. Chiama chi cazzo ti pare, stronzo, frega un cazzo a me, e vaffanculo (contate le frasi, e calcolate un aumento di una mezza ottava per ciascuna). La cosa è durata ancora parecchio prima che, con l’aiuto di un altro dipendente del supermercato chiamato con urgenza, si riuscisse a farlo andare fuori, sempre profferendo insulti e minacce, e senza ovviamente avere pagato i cinque centesimi mancanti.
Una scena per certi versi analoga l’avevo vista qualche anno fa a Brunico, al Lidl. Un tipo di aspetto chiaramente arabo arriva alla cassa col carrello traboccante di roba per un totale, risulta alla fine, di oltre duecento euro. Dà la tessera bancomat, la cassiera la infila nella macchinetta e quella dà errore. Riprova: errore. Riprova ancora e ancora errore. Non funziona, dice. Va bene, dice il tipo senza fare una piega, me la dia, carico la roba in macchina e vado a un bancomat a prelevare. No scusi, dice la cassiera, lei da qui senza pagare non porta fuori proprio niente! E qui parte la scena spettacolare: voi fate così solo perché sono extracomunitario – extracomunitario un accidente: da qui nessuno esce con la merce senza pagare! – io vengo da Bressanone [sì? E allora?], io faccio sempre così [cioè che usi tessere bancomat che non funzionano?] e nessuno ha mai detto niente, voi vi approfittate che sono extracomunitario, voi siete disonesti e razzisti, io ho sempre fatto così ma voi mi trattate male perché sono extracomunitario… Il tutto, anche in questo caso, in un costante crescendo di tono e di aggressività.

Mentre passava poi le mie cose sul lettore, la cassiera ha borbottato: io non ce l’ho mica con loro: io ce l’ho con chi li fa venire.

barbara

  1. Rilevare un’offesa nel termine negro è come trovarla nel dire ebreo.
    Quando mi chiamano israelita mi sta sul ca@@o.
    Hai mai sentito chi fa salti mortali tra sinonimi per indicare un rabbino? Oh, gli sa proprio di offesa.

  2. Bella storiella.. è capitato anche a me sempre ad un Lidl, quella volta con una zingara che ha inveito verso l’addetto alla sicurezza (un negro, guarda un po’) che voleva controllare la borsetta (a riguarda un po’..). E via di crescendo: tu sei straniero come me, perchè fai questo, etc. etc.
    Lui impassibile. Non ha mollato, anche perchè era un armadio e sarebbe stato poco salubre…
    Comunque storiella istruttiva: prepariamoci che l’avvenire sarà la legge del più forte applicata sull’istante. Un moltiplicarsi cioè di situazioni predatorie. E tutti appecoronati, dalla parte delle prede felici di non essere preda in quel momento.
    Sia la cassiera, che alla fine ha mollato, sia chi era in coda, che si è fatto bellamente insultare ad alta voce senza battere ciglio, sia l’addetto accorso chiamato dalla cassiera che si è piegato e gli ha abbuonato i centesimi pur di levarselo dalle balle. E’ una piccola cosa, d’accordo. Ma si comincia così. Tra qualche tempo vedremo i frutti più corposi. Un po’ come a Colonia.

    • Giusto stamattina ho raccontato l’episodio a una signora a cui poi, come sempre, mi sono pentita di averlo raccontato, perché il suo commento è sempre uguale ed è di quelli che mi provocano attacchi di ulcera: il cliente ha fatto male a dire che aveva visto i soldi, perché sappiamo benissimo che poi quelli reagiscono e diventano aggressivi… E io dico scusi, allora dovremmo subire tutto quello che hanno voglia di farci subire in modo da farli sentire autorizzati a fare sempre di più?! E lei: ma se io non sono protetta dalla polizia, non sono protetta dalla legge, perché dovrei espormi io? Ovviamente la risposta è: perché se non c’è nessuno che risponde arriverà molto presto che pisceranno in testa a tutti noi, ma con certo tipo di interlocutori (mi ha detto che anche a suo figlio – che ha trent’anni, non un bambino – raccomanda sempre di non reagire, qualunque cosa succeda, qualunque azione veda commettere), non ha davvero senso sprecare il fiato e avvelenarsi il sangue.

      • Gli è che il figlio ha anche ragione… basta vedere le ultime sentenze della italiana magistratura. Se ti “impicci” finisci che la longa manus della legge arriva a prendere te (e solo tu) che finisci per rimetterci anche le mutande. Con una situazione politico giudiziaria del genere è conveniente che ciascuno abbia il profilo più basso possibile, sperando che il coccodrillo cambi preda. E non vedo alternative…

        • No, non è il figlio: è lei che gli fa il lavaggio del cervello per addestrarlo a non reagire. E il giorno che vedrà qualcuno stuprare una bambina si girerà dall’altra parte perché se no quello se la prende con me. E per paura che se la prendano con noi gli stiamo dando le chiavi di casa nostra.

  3. P.S.: e scusate l’OT. Chi è Mohammed al – Qeeq? Lo stanno facendo passare come martire.. si può sapere cosa c’è sotto che i soliti scandalizzati non dicono? Grazie.

    • Dice che è in sciopero della fame dal 25 novembre 2015, ossia da 76 giorni. Dato che il record assoluto, credo, è quello di Bobby Sand che ha resistito per 65 giorni, non dovrebbe mancare molto alla fine delle sofferenze del povero martire (vero che Marco Pannella è allegramente e pimpantemente sopravvissuto a una ventina di giorni di sciopero della sete…) Scherzi a parte, in rete si trovano solo fonti propal che starnazzano che sarebbe stato arrestato e rinchiuso nelle carceri sioniste unicamente per avere denunciato gli orrendissimi crimini dell’entità sionista, quindi di informazioni vere non ne ho.

  4. ‘Negro’ è praticamente ‘nero’ in spagnolo (ed in alcuni dialetti).

    Io preferisco (sono abituata da sempre, praticamente) a chiamarli neri, come chiamo noi bianchi ‘bianchi’.
    Diversamente pigmentato (come dice una certa Kienge), di colore, sono mostruosità generate dal politically correct. Quando c’erano i bianchi ed i neri, nessuno stava al centro del mondo. ora che ci sono i bianchi ed i ‘di colore’, è chiaro che il bianco sta al centro.

    Dire negro/nero e trattarli come chiunque non è razzista, non dire negro/nero ma trattarli come esseri dall’intelligenza inferiore(come fanno i political correct) lo è, e di brutto.

    Il tipo che hai incontrato era chiaramente furbo (mentre i neo-razzisti penseranno che è un poverino perchè era nero), che sicuramente sperava nella presenza di qulche neo-razzista.

    Le parolacce le sanno tutti😄, sempre la prima cosa che si impara. Però ha dimenticato la parolina magica che invece l’arabo si è ricordato: ‘Razzista’.

  5. Questo atteggiamento mi ricorda vagamente l’intervista recente di Rudy Guede al programma di Franca Leosini, in cui praticamente si è giocato la carta del vittimismo negro, non faceva altro che alludere più o meno esplicitamente all’idea che Amanda Knox e Raffaele Sollecito sono liberi perché bianchi, mentre lui sarebbe stato incastrato soltanto perché povero e nero.
    Il fatto che sulla scena del delitto c’erano solo sue tracce, che è fuggito in Germania, che ha cambiato versione varie volte? coincidenze, “nero trovato, colpevole trovato”(sarebbe una frase che gli avrebbero detto i “veri assassini” di Meredith mentre lui usciva dal bagno…secondo la sua versione dei fatti sarebbe andato in bagno 10 minuti, e proprio in quei 10 minuti due persone somiglianti ad Amanda Knox e Raffaele Sollecito avrebbero massacrato Meredith, e pure pensato di incastrare lui in quanto nero…,ma pensa te che sfiga!)

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